Giro del mondo tra i piattinelle mense scolastiche

Dopo due anni dall’avvio del progetto “in viaggio con Gastone”, prosegue con successo il giro del mondo tra i piatti tradizionali nelle mense scolastiche del comune di Laives.

Il prossimo viaggio, mercoledì 21 febbraio, sarà tra i colori e i profumi del Perù. Ma prima siamo passati attraverso la zuppa di formaggio del Canada e, prima ancora, per la Moussaka greca. Prosegue con un riscontro positivo sempre maggiore tra bambini, insegnanti e famiglie, il viaggio delle mense scolastiche di Laives attraverso i sapori del mondo con l’ormai amatissimo Chef Gastone, il simpatico personaggio ideato graficamente dal compianto Luca Giacomini, dipendente del Comune, mancato a soli 39 anni lo scorso novembre.

Sì, perchè il progetto “In viaggio con Gastone”, partito ormai due anni fa, è nato ed è stato sviluppato interamente all’interno delle “mura domestiche” dell’Ufficio Sociale e Cultura del Comune attraverso confronti e diversità di vedute, comunque accomunati dall’obiettivo di proporre una cultura alimentare che vada oltre il semplice sfamarsi. 

LA CULTURA PASSA ATTRAVERSO IL PALATO

Il progetto nasce infatti prima di tutto con finalità pedagogiche volte all’educazione alimentare di bambini sempre meno abituati a variare i sapori e sempre più sedotti dal cibo spazzatura. Ma si è poi sviluppato nella direzione di voler proporre un viaggio che sia anche e soprattutto culturale, oltre che gastronomico. 

Ogni menu infatti, non solo viene presentato con una scheda grafica che lo descrive e ne spiega l’origine, ma viene anche inviato anticipatamente agli insegnanti, in modo tale che possa essere sfruttato come ponte, per parlare di un paese e una cultura diversi dai nostri e che spesso i bambini condividono già in classe con compagni provenienti da diverse parti del mondo. 

Abbiamo incontrato Paolo Brunini, direttore dell’Ufficio Quinto, per farci spiegare il processo che si cela dietro ai menu di Gastone.

L’OCCASIONE PER FARE EDUCAZIONE ALIMENTARE

“All’inizio anche noi eravamo un po’ spiazzati, la sfida per il personale della mensa sembrava grande – spiega – Dovete tenere conto che la realtà della mensa che serve scuole materne e  primarie di primo e secondo grado di tutto il territorio comunale prepara internamente tutti i pasti per gli scolari e il personale scolastico, per un totale di circa 1800 pasti al giorno. Invece, è stato il personale stesso a entusiasmarsi al progetto, grati del riconoscimento ricevuto dai bambini, ma anche dal fatto che in questo modo si è creato un ponte anche con il Comune, con la presenza in mensa dell’assessora Furlani a farci da “cavia” insieme a me”, chiosa scherzosamente il direttore.

“Infatti è una sfida venire incontro ai gusti dei bambini – spiega direttamente l’assessora – e al contempo anche scendere a compromessi con un pasto equilibrato”. 

“È stata infatti una ‘battaglia’ quella con la nutrizionista – prosegue Paolo Brunini – quando con l’hamburger e patatine del pasto americano abbiamo preteso il ketchup. È stata una buona occasione per fare educazione alimentare ai bambini, facendo comprendere loro che, nelle giuste quantità, anche un piatto-spazzatura come è considerato quello del fast food non è da demonizzare”.

OGNI MESE UNA RICETTA NUOVA DI “GASTONE”

I bambini ormai, attendono quasi con ansia la data in cui, ogni mese, Chef Gastone presenta puntualmente un viaggio in qualche paese più o meno lontano, per scoprire cosa si cela nel piatto. L’entusiasmo varia a seconda delle occasioni, ma nel complesso i bambini hanno dimostrato di essere molto ben disposti alle novità, compreso il pesce. Il salmone glassato alla canadese ha riscosso un notevole successo ed è divenuta una buona occasione anche per i genitori per riproporre qualche nuova ricetta anche tra le mura domestiche. 

I GENITORI HANNO TESTATO IL MENU DEI BIMBI

E, a proposito di genitori, per fugare i dubbi sulla qualità del servizio e dei pasti, lo scorso 7 dicembre sono stati invitati a partecipare al pasto un certo numero di papà e mamme di Laives e San Giacomo – circa una dozzina quelli che hanno accettato l’invito –  che hanno così potuto testare con mano e, soprattutto papille gustative, la qualità e i sapori che quotidianamente i bambini ritrovano nei piatti. “Test superato – ci raccontano direttore e assessora – e i genitori presenti hanno potuto verificare di persona l’interno processo della mensa e la qualità dei cibi proposti. Ricordiamo che nel comune operano la mensa centrale di Laives e la cucina presso la scuola per l’infanzia La Tartaruga di San Giacomo, che si occupa anche di preparare i pasti per la primaria di San Giacomo, con uno staff interno di 15 dipendenti attuali, che si vuole portare a breve a 20”, così il direttore Brunini.

“C’è da dire che il Comune da anni non aumenta le tariffe della mensa scolastica e non lo farà neanche per l’anno scolastico a venire” precisa l’Assessora Furlani. “Questo perchè riteniamo che la spesa alimentare sia uno dei costi più onerosi per le famiglie e quindi crediamo che continuare a offrire la mensa scolastica a una cifra accettabile sia un modo per venire incontro alle difficoltà delle famiglie”.

Via libera quindi, il prossimo 21 febbraio, a un nuovo viaggio, davvero lontano questa volta: il Perù aspetta!

Autrice: Raffaella Trimarchi

A Bolzano si ricorda Maria Montessori

Fu indovinata l’intitolazione a Maria Montessori, pedagogista di fama nazionale e internazionale, del centro, sorta di agorà, del rione Firmian.  Nata a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870, nel 1896 Maria Montessori ai laureò brillantemente alla facoltà di medicina dell’Università di Roma. Dopo la laurea divenne assistente presso la Clinica psichiatrica dell’Università; iniziò un progetto educativo con i bambini rinchiusi in manicomio; per lei la questione che riguardava tali bambini era pedagogica e non medica. Fu delegata italiana al congresso di Berlino del 1896 ed a quello di Londra nel 1899. Nei primi anni del Novecento, mentre studiava filosofia e insegnava antropologia, le fu proposto di aprire una scuola per i figli delle famiglie operaie del quartiere San Lorenzo di Roma. Fu la prima Casa dei Bambini, un modello di scuola che divenne in poco tempo celebre in tutto il mondo. Tra i libri che scrisse fondamentale fu “Il metodo della pedagogia scientifica applicata all’educazione infantile”, pubblicato nel 1909. Le scuole Montessori si moltiplicarono, soprattutto in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti. Con il manifestarsi dell’incompatibilità tra il suo metodo e il regime fascista, la Montessori lasciò l’Italia.  Tra il 1934 e il 1935 tenne conferenze a Parigi, Budapest, Vienna e in altre città dell’Europa centrale. Da Londra, dove organizzò corsi e congressi, raggiunse l’Olanda; a Laren fondò e diresse un Centro Montessori. Nel 1939 fu invitata a tenere un corso in India, dove il Mahatma Gandhi diede il benvenuto alla “mamma Montessori”. Tornata in Europa, nel 1946 ricevette accoglienze calorose e si susseguirono i riconoscimenti ufficiali. Non venne meno l’instancabile opera per far procedere “la rivoluzione del bambino”. Il 6 maggio 1952, quando il figlio Mario, che la ospitava a Noordwigkam See, volle farle vedere sull’atlante la posizione del Ghana, dove la madre desiderava aprirvi nuove scuole, la trovò morta.

Autore: Leone Sticcotti

Singoli e intingoli a cavallo tra l’anno vecchio e quello nuovo

La stagione delle festività, oltre che alle dovute riflessioni su ciò che avvilisce questo mondo, oltre ai bilanci che chiunque abbia un briciolo di sale in zucca dovrebbe essere portato a fare almeno quando un anno si chiude, è legata anche al piacere di cucinare, al ritrovarsi, allo stare insieme, perché no, mangiando. E dove si mangia, gli intingoli la fanno da padroni. Così i singoli dei nostri artisti locali. Vediamo insieme quali sono le novità.

La palma, per l’azzeccata atmosfera natalizia, va al nuovo singolo di Giulia Olivia (Martinelli), che ha ben pensato di rilanciare la recente offerta del suo nuovo EP con un brano natalizio intitolato December,  con le giuste atmosfere e con le stesse modalità di produzione del disco uscito lo scorso ottobre. Il brano si ascolta con piacevolezza, ci sono i tintinnii di campanelle che fanno tanto Natale, soprattutto nella tradizione anglo-americana immortalata magicamente da gente come Dean Martin, le Ronettes e molti altri. Il brano è talmente riuscito e credibile che sta in testa alla classifica dei brani natalizi redatta dalla rivista online Salto Music (https://salto.bz/de/article/22122023/weihnachtssongs-2023-updates).

Piace anche Crash The Christmas Party il video natalizio del duo Lou And Me con una miscela di punk pop che richiama un po’ alla memoria gruppi come Barracudas e Ramones, scanzonati ma mai scontati, carino anche il video di accompagnamento in cui si riflette l’atmosfera della canzone.

Tra le recenti uscite è doveroso segnalare, pur con un brano non natalizio, i Fratelli Stonati, formazione proveniente dall’altipiano dello Sciliar che si presenta al debutto con un brano solare dal ritmo contagioso intitolato Rakete che lascia ben sperare per il futuro di questa band fondata dal cantante Aaron Neulichedl Timpone (vi chiedete se sia imparentato mitico Macao? Ebbene sì, è suo figlio!) e da Simon Maier: il loro repertorio basato su brani originali in tedesco e cover di varia estrazione accomunati dal sound del gruppo.

Meno scanzonato sicuramente è il brano pubblicato da Laura Mendola, cantante che dopo diverse esperienze e produzioni per festival, nonché studi mirati e collaborazioni, ha pubblicato da poco un video singolo sull’argomento sempre, purtroppo, attualissimo della violenza sulle donne: il titolo è Non è amore, e le immagini sono significativamente girate su una delle molte panchine rosse disseminate nel capoluogo.

Stefano Mascheroni ha colpito doppiamente invece, pubblicando dapprima l’EP #UnaCanzoneXvoi, in cui sono racchiuse quattro canzoni uscite come video nei mesi scorsi, il disco in formato fisico è invece disponibile in omaggio facendo una donazione al Centro di Tutela dei Diritti del Malato ODV, a cui Mascheroni è molto legato, e poi a pochi giorni di distanza postando su youtube Mille sguardi, nuovo brano dedicato agli operatori sociali.

Concludiamo questo giro di segnalazioni con il singolo La pluie collaborazione tra le due musiciste di Laives Isa e Dedi, che con questa collaborazione uniscono i loro percorsi musicali ad un’amicizia di lunga data visto che sono anche vicine di casa. Più votata al pop Isa, decisamente trapper Dedi, le due ragazze sono riuscite a miscelare bene le loro influenze e i loro diversi modi di fare musica creando un brano a suo modo suggestivo, soprattutto nella parte cantata, anche se pure quella trappata ha i suoi perché. La pluie, con le sue cupe atmosfere (la pioggia) è distante anni luce dalla solarità delle classiche canzoni natalizie, ma convince anche con la sua ironica copertina in cui le due titolari si riparano sotto due ombrellini parasole giapponesi: di carta naturalmente!

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Fräulein Lea, l’anima di Fontanefredde

Tra i personaggi vissuti in Bassa Atesina, un posto di riguardo spetta alla scrittrice Lea Selm. Il suo nome è indissolubilmente legato alla minuscola località di Fontanefredde / Kaltenbrunn, frazione del Comune di Trodena. Fontanefredde, come scrisse la stessa Selm, non può vantare una grande storia e per molto tempo la sua esistenza si basò esclusivamente su una sorgente utilizzata dai carrettieri che transitavano sull’odierna strada statale 48 della Val di Fiemme per abbeverare cavalli e buoi.

Dopo l’ampliamento della strada, nel 1860 venne costruito accanto alla sorgente un albergo con stazione postale. L’iniziativa era stata di Giuseppe Rizzoli di Cavalese, che oltre all’albergo aveva intenzione di fondare un birrificio. In effetti, nel 1863 il birrificio iniziò la sua produzione che durò fino al termine della prima guerra mondiale.  Più tardi, Fontanefredde si arricchì di una stazione ferroviaria, di una scuola e anche di una chiesetta. Nel vecchio albergo venne sistemato un negozio di generi misti e, molto più tardi, un distributore di benzina. 

In questo luogo visse e operò per buona parte della sua vita Lea Selm, autrice di molti testi poetici e in prosa. La sua è una storia assai singolare. Nacque il 19 gennaio 1883 a Montagna, nella casa del nonno materno Martin Selm, fabbro del paese. Sua madre, Elisabeth Selm, era inserviente presso il castello di Enn e qui conobbe un uomo di origini indiane, a sua volta dipendente del maniero. Dall’unione “clandestina” e per l’epoca oltremodo scandalosa nacque Lea, i cui documenti con riferimento al  padre riportarono sempre la voce “sconosciuto”. Lea Selm non ha mai parlato del misterioso genitore se non per “accusarlo” della sua carnagione scura, di cui da bambina, in un paese di visi pallidi, non poteva che vergognarsi. 

Lea crebbe nella casa del nonno e all’età di 14 anni inizio la sua carriera lavorativa come bambinaia in un maso del luogo. Qui, grazie alla padrona di casa, venne in contatto per la prima volta con la letteratura, che poi avrebbe segnato per sempre la sua esistenza. Karl Felix Wolff, che le fu amico per molti anni, in un suo scritto citò anche alcuni sorprendenti versi dell’allora quindicenne Lea. Altrettanto importante per la crescita umana e letteraria di Lea fu l’incontro con Henriette Schrott, figlia dei proprietari del “Grand Hotel Penegal”. Qui Lea era stata assunta come cucitrice. Anche Henriette era appassionata di poesia e le due giovani donne intrecciarono un’intensa amicizia che durò per tutta la vita. Henriette divenne un’autrice affermata e pubblicò molti romanzi presso grandi editori tedeschi e austriaci. Inoltre, sostenne in tutti i modi l’amica Lea, che di suo aveva frequentato solo le scuole elementari. 

Dopo l’esperienza di Innsbruck al fianco di Henriette, Lea Selm fece domanda di assunzione quale impiegata presso le imperial-regie poste austriache. Dopo la prima guerra mondiale, passò automaticamente alle Poste italiane. Dopo alcune tappe in Val Venosta e a Merano, Lea approdò finalmente a Fontanefredde, sicuramente un luogo in cui regnava una pace e tranquillità invidiabile per l’epoca e ideale per la sua creatività. In quell’idillio silvestre Lea Selm compose molte delle sue opere. Sempre Wolff la chiamò la “Waldsängerin”, o anima di Fontanefredde, giacché  Lea, oltre al suo lavoro di impiegata postale e poetessa, si dedicò con tutte le sue forze alla vita sociale del piccolo borgo, dove tutti la chiamavano Fräulein Lea. Poiché Fontanefredde era sprovvista di una chiesa, si adoperò in prima persona per far erigere la chiesetta di San Giuseppe, inaugurata nel 1940. All’epoca delle opzioni, Lea Selm optò per l’Italia. Come dipendente pubblica fu costretta a iscriversi al Fascio femminile del PNF.  Per 35 anni Lea prestò servizio presso l’ufficio postale di Fontanefredde e anche dopo il suo pensionamento continuò a occupare il suo alloggio nell’edificio postale. 

I suo testi apparvero soprattutto sulla rivista Schlern, a cui iniziò a collaborare nel 1920. Pubblicò anche su numerose altre riviste e si dedicò a lungo alla raccolta e trascrizione di leggende e favole popolari. Rimasero inedite due opere di grande respiro: “Fra Solidarius” e “Auf eigene Faust”. Lea Selm morì il 24 novembre 1977, pochi mesi dopo aver ottenuto la croce al merito del Land Tirol.

Autore: Reinhard Christanell

Gli studenti del Gymme a lezione da Federico Steinhaus

Come ogni anno il Gymme ha osservato la Giornata della Memoria incontrando Federico Steinhaus. Per l’occasione il dottor Steinhaus, ex presidente della Comunità ebraica di Merano, ha presentato il suo nuovo libro, il diario che il dodicenne Leopold Bermann scrisse fra il 1943 e il 1946. 

Gli studenti della 5K del Liceo artistico di lingua tedesca hanno fotografato le Pietre d’inciampo sparse in città e creato una mostra fotografica per la sede di via Verdi e per la sede di via Ottone Huber. Ad ogni foto hanno aggiunto brevi informazioni biografiche affinché questo importante Percorso della Memoria possa essere sempre più conosciuto dai mille studenti dei Licei riuniti. 

Il matinée con Federico Steinhaus è stato una importante occasione di conoscenza che studenti e insegnanti hanno colto con grande interesse.  

“Storia di un ragazzo ebreo. Diario 1943 – 1946”, edizioni Raetia, il titolo che già Leopold aveva dato al suo diario, reca una prefazione e una postfazione di Federico Steinhaus. 

Nella prima spiega la storia della famiglia, della Comunità ebraica meranese e di quelle famiglie che, come i Bermann, contribuirono non poco allo sviluppo economico, turistico e culturale della città. Quindi la ricostruzione degli anni cupi della persecuzione e della deportazione.  

Il primo dei Bermann a giungere in città fu Josef che, originario della Moravia, qui ricoprì il ruolo di addetto alla macellazione rituale. 

Suo figlio Maximilian si laureò in medicina e aprì il rinomato Sanatorio Waldpark. Il di lui figlio Siegfried studiò agraria all’Università di Perugia con il sogno di raggiungere la Palestina dove rimase un anno. Dal matrimonio di Siegfried con Anna nacque Leopold che, a partire dall’8 settembre 1943 scrisse il suo diario annotando, con gli occhi di un bambino, ciò che gli accadeva in prima persona e ciò che osservava intorno a lui.  Il diario inizia proprio con una data chiave, l’8 settembre 1943. A causa delle Leggi razziali Leo non aveva potuto ascoltare il proclama dell’armistizio del generale Pietro Badoglio poiché agli ebrei non era consentito possedere una radio. 

Vista la nuova situazione la madre, Leopold e il fratello Rafael decisero di lasciare Merano alla ricerca di un luogo più sicuro. Le pagine proseguono delineando tutto il lungo peregrinare della famigliola in quegli anni fino a Cinecittà da dove Leopold iniziò una nuova parte del diario che ora si intitolava “Il mio diario 24 maggio 1945 Cinecittà Roma” e prosegue fino all’8 marzo 1946.

La presentazione è stata l’occasione anche per una ricostruzione storica della vita dei meranesi sotto le leggi razziali, e la Shoah a Merano e per ricordare quei cittadini meranesi che, denunciati da vicini di casa, ex amici e concorrenti, la mattina del 16 settembre 1943 furono strappati alle loro case e uccisi nei campi di sterminio. Le pietre d’inciampo in città li ricordano. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Lo scultore e fotografo

Venostano d’origine, meranese d’adozione, scultore e fotografo, Ulrich Egger è uno degli artisti più stimati e noti in ambito regionale e nel resto d’Italia oltre che all’estero. Ha all’attivo molteplici mostre effettuata in altrettante città. Numerose sono le sue istallazioni posizionate in luoghi pubblici o nel tessuto urbano. Di grande impatto, esse sono capaci di caratterizzare esteticamente lo spazio.

La cosa che più mi piace di me.

L’onestà.

Il mio principale difetto.

Voler avere il dono dell’ubiquità.

I miei momenti più felice.

I momenti di serenità.

Un libro da portare sull’isola deserta.

“Le ceneri di Angela” (Frank McCourt).

La mia occupazione preferita.

Lavorare in studio.

Il paese dove vorrei vivere.

Vivo bene in Italia.

Il mio piatto preferito.

La pasta in generale.

Non sopporto…

La disonestà.

Per un giorno vorrei essere.

Non lo so.

La mia paura maggiore.

La morte.

Nel mio frigo non manca mai…

Un buon pezzo di formaggio.

Se fossi un animale sarei…

Un uccello.

Mi sono sentito orgoglioso quando…

Ho venduto la mia prima opera.

Il mio motto.

Non mollare mai.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Vivere al sole tutto l’anno.

Il giocattolo che ho amato di più.

Ho amato tutti i miei giocattoli.

I miei poeti preferiti.

Sepp Mall, Paul Celan e altri.

I miei pittori preferiti.

Caravaggio, Gerhard Richter e altri.

Il dono di natura che vorrei avere.

Più pazienza.

Non sopporto…

Il buio.

Dico bugie solo…

A fin di bene (ma non è una mia abitudine).

Dove mi vedo fra dieci anni.

Nel mio studio.

I colori che preferisco

Bianco e nero.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Con la pubblica amministrazione.

Da bambino sognavo…

Di diventare architetto.

Autrice: Rosanna Pruccoli

La ricetta contro lo spreco sei… tu

Lo spreco di cibo è un problema grave: si stima che ogni anno venga sprecato un terzo di tutto il cibo prodotto a livello globale. Questo spreco non solo ha un impatto negativo sull’ambiente e sull’economia, ma rappresenta anche un notevole onere finanziario per le famiglie.

Ecco dunque 11 consigli e trucchi per ridurre lo spreco a casa.

• Prima di fare la spesa, controlla nel frigo e nella dispensa quali alimenti hai già e quali ti mancano: eviterai di comprare doppioni.

• Pianifica i pasti che preparerai a casa durante la settimana in modo da comprare la giusta quantità di cibo.

• Prepara la lista della spesa da portare al supermercato e seguila senza cedere alle tentazioni del momento.

• Prediligi i prodotti locali e di stagione.

• Al supermercato fai attenzione a non lasciarti attrarre dalle offerte, rischiano di farti comprare porzioni eccessivamente grandi rispetto alle tue esigenze.

• Evita i prodotti commercializzati con imballaggi inutili.

• A casa conserva correttamente gli alimenti: riponi gli alimenti nei giusti ripiani del frigorifero e usa contenitori ermetici per conservare i cibi nella dispensa.

• Utilizza gli avanzi per creare nuove ricette. Considera anche di congelare gli alimenti per prolungarne la conservazione.

• Fai la spesa più frequentemente e acquista quantità minori di cibo, in questo modo ridurrai il deperimento e riuscirai a utilizzare gli alimenti a disposizione prima che vadano a male.

• Acquista alimenti freschi prossimi alla scadenza e trasformali in conserve, per allungare loro la vita.

• Bevi l’acqua del rubinetto.

Rispettando questi consigli, eviterai il costo nascosto dello spreco alimentare. Questo non solo rappresenta un risparmio di denaro, ma è anche un importante contributo alla riduzione dell’impatto ambientale dei nostri acquisti.

(rubrica realizzata in collaborazione con i “Cacciatori di Briciole” di Volontarius)

Sandra Mairhofer, il talento pusterese

Nuoto, bici e corsa ma in maniera più spinosa: è il cross triathlon. La bici su strada viene sostituita con la mountain bike e la corsa con della corsa fuoristrada. Sandra Mairhofer, pluricampionessa mondiale della disciplina, recentemente ha partecipato al campionato italiano di winter triathlon (disciplina di cui è anche pluricampionessa mondiale) e si è affermata campionessa italiana. Il winter triathlon a differenza del triathlon classico viene svolto completamente sulla neve e il nuoto viene sostituito dallo sci di fondo. Oggi andremo a conoscere meglio la sua storia e i suoi segreti per raggiungere risultati di questo livello.

Ciao Sandra, raccontaci un po’ di te… 

Ciao, sono Sandra Mairhofer, sono nata nel ‘92 a Tesido, in Val Pusteria, e lì sono cresciuta; ho fatto lì le scuole fino alla maturità. Dopodiché sono andata ad Innsbruck per studiare Scienze Motorie e diventare professoressa. 

Come ti sei avvicinata la mondo del triathlon? 

Mi sono avvicinata al mondo del triathlon molto tardi, avevo 25 anni, mi è sempre piaciuto stare all’aria aperta e fare sport a contatto con la natura però non avevo mai praticato sport ad alti livelli.
Ho visto e conosciuto il triathlon un’estate in Puglia, ero lì per lavoro e ho conosciuto un ragazzo che mi ha avvicinato a questo mondo e me ne ha fatto innamorare. Sempre in Puglia ho fatto la mia prima gara e mi sono tesserata con una squadra pugliese.

E a quello del cross triathlon?  

Tornata in Alto Adige a fine estate ho continuato con il mondo del triathlon iniziando ad allenarmi in maniera più specifica, però visto il territorio della mia zona non me la sentivo di andare con la bici da corsa sulle nostre strade molto trafficate e strette della Val Pusteria. Quindi ho scoperto tutti i sentieri nel bosco e mi sono innamorata della mountainbike. Così mi sono avvicinata al Cross Triathlon.

Qual è la disciplina che ti piace di più?

Fra tutte, quella che amo di più è la mtb: infatti, faccio anche gare solamente di mountain bike, le Marathon. La mtb è stupenda perché è capace di portarti a scoprire tanti nuovi posti, è uno sport tecnico, divertente, dove sei molto collegato alla natura.

In cosa fatichi di più?

Il nuoto, mi viene abbastanza bene, però l’allenamento in sé è quello più noioso di tutti: stare in una vasca e andare avanti e indietro… è troppo monotono per i miei gusti. (ride n.d.r.)

Il territorio dove vivi ti ha aiutato a raggiungere i tuoi obiettivi?

Il territorio dove vivo mi ha aiutato tanto nel raggiungere gli obiettivi che avevo e che ho tutt’ora. Il nostro territorio è avventuroso e ti lancia tante sfide, tante salite da scalare in sella e da percorrere. Grazie al nostro territorio riesco a portare a casa allenamenti di qualità. Ovunque ti porta la tua bici, hai tanti posti da scoprire, viste mozzafiato, laghetti, nuovi boschi e montagne da visitare. 

Quante volte ti alleni a settimana?

Cerco di allenarmi due volte al giorno, ma dipende molto dal periodo della stagione. 
Sono professoressa alle superiori, quindi devo riuscire anche ad incastrare le mie lezioni e gli allenamenti. Durante la pausa estiva riesco infatti ad allenarmi di più.

Quanti sacrifici ci sono dietro tutto questo?

Dietro tutto ciò ci sono tanti sacrifici. Progetto la mia giornata in base agli allenamenti che devo fare. Anche la mia alimentazione è organizzata sulla base degli allenamenti, cerco di avere la massima prestazione e il miglior recupero possibile per quella giornata.

Autore: Niccolò Dametto

Festival della canzone

Il Festival della Canzone Italiana dal 2025 si terrà a San Giacomo. Questo è l’accordo ventennale stipulato tra il neo assessore provinciale Marco Galateo e i due presentatori Amadeus e Fiorello, che per l’occasione hanno raggiunto l’aeroporto di Bolzano approfittando di una pausa dal Festival. Il nuovo format, all’insegna dell’Autonomi(ea), prevederà un sistema proporzionale che includerà anche brani in tedesco e ladino. Questo per via degli accordi di Giunta e dell’appoggio forzato di Philipp Achammer, che col suo assessorato provvederà a colmare la scarsa capacità economica dell’Assessorato alla Cultura Italiana. 

Autore: Roberto Tubaro

Un centro giovanile in cui fare musica

Tea Ducato, operatrice culturale di BluSpace, ci racconta la nuova veste del centro giovani e i loro progetti vecchi e nuovi.

Quali sono gli obiettivi e i target del centro giovani BluSpace?

Dall’anno scorso il target è cambiato: dalle attività per bambini e bambine della scuola primaria siamo passati a proposte dedicate a ragazzi dalle medie in su. Il progetto BluSpace di MusicaBlu come centro giovani incentrato sulla musica funziona; la sfida è stata, e ancora è, quella di creare attività stimolanti e che possano rispecchiare le esigenze dei ragazzi in modo da creare un gruppo stabile all’interno del centro con cui poter creare un rapporto e sviluppare interessi e competenze sempre intorno al tema musicale. MusicaBlu vuole essere un luogo in cui si possano creare agio e benessere per potersi esprimere, ma anche solo per poter essere.

Come ti senti in questo ruolo di operatrice culturale?

Non è un lavoro semplice, è impegnativo, rischioso e pieno di sfide, ma per questo molto gratificante. Utilizzare la musica come strumento primo nel creare attività e rapporto coni ragazzi è molto stimolante ed educativo a 360 gradi. La musica insegna molto, dall’ascolto all’espressione della propria identità, dalla fragilità al saper improvvisare. Cerco di ispirarmi principalmente a due teorie pedagogiche per svolgere la mia professione al meglio: la creazione di valore di Makiguchi che si concentra sull’idea che l’educazione dovrebbe mirare alla creazione di valore nella vita dei ragazzi; e la pedagogia montessoriana che vede nello slogan “aiutami a fare da solo” il suo leitmotiv. La prospettiva che cerco di adottare è quella di riconoscere nei ragazzi il loro valore e dar loro gli strumenti e la speranza per poter essere autonomi e credere in sé stessi così da riconoscere che l’obiettivo non è la perfezione della prestazione, bensì la felicità.

Che cos’è il progetto “Mettetevi Scomodi”?

È un progetto ideato da Diego Baruffaldi e Maddalena Ansaloni durante il periodo COVID che si è concluso l’anno scorso in cui Ansaloni intervistava artisti locali ponendo loro domande scomode. Le interviste venivano registrate e caricate sui canali del centro così da arrivare agli interessati in via telematica vista la situazione di distanziamento sociale e lockdown. Questo progetto ha passato il testimone a MusicMix che consiste in interviste-concerto live.

Quali sono e sono stati i vostri progetti?

L’anno passato è stato un anno bellissimo: abbiamo seguito moltissime nuove iniziative stimolanti come degli episodi radiofonici in Rai sul tema musica e donna, il progetto della val di Fassa “Pano-rama Music”. Abbiamo collaborato con altre realtà per trasmettere temi sociali come, con Gea e OnLovera, il problema della violenza sulle donne o per partecipare a iniziative intergenerazionali. Un progetto molto interessante in arrivo è “InsideMusic”, che ha come obiettivo quello di introdurre i ragazzi al mondo della produzione e registrazione musicale all’interno dello studio di registrazione della scuola di musica.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour