Identità in movimento, il festival

Se Laives fosse una persona, come la descrivereste? Qual è la sua identità? E come potrebbe diventare “da grande”? Parte da questi interrogativi per gettare uno sguardo sul futuro il Festival “Identity in Motion” organizzato dall’associazione culturale “lasecondaluna”. Per quattro giorni, da giovedì 14 a domenica 17 ottobre il centro di Laives verrà animato da una serie di attività culturali a ingresso gratuito: oltre alla realizzazione di mostre d’arte e visite guidate, è prevista la proiezione di un documentario su Laives realizzato dall’artista Laura Pan, la realizzazione di uno spettacolo teatrale per bambini che si svolgerà nelle campagne al limitare della città e l’animazione delle illustrazioni di Mike Fedrizzi in opere di videoarte. Le attività si svolgeranno presso la Kulturhaus e la Sala Espositiva di Laives, ma anche all’interno delle vetrine e dei negozi e nella piazza della città – questo per far uscire l’arte dai luoghi classici ad essa deputati e portarla tra le persone, negli spazi condivisi. L’iniziativa intende proseguire la “ricerca identitaria” iniziata con i festeggiamenti organizzati dal Comune in occasione dei 200 anni di Laives, ma, più che guardare al passato e alle origini, si rivolge al futuro, offrendo uno scorcio di ciò che Laives potrebbe diventare. Attraverso gli sguardi di giovani artisti e artiste del territorio, si offre così ai cittadini e alle cittadine la possibilità di guardare alla propria città con occhi nuovi e nuovi punti di vista. Il Festival inaugura giovedì 14 ottobre, ore 10 nella piazza del Comune; venerdì 15 ottobre, ore 18, visita guidata alla mostra al Kulturhaus; venerdì 15 e sabato 16, alle ore 18.30 presso via delle Part, “Lo Spirito di lévals – spettacolo teatrale interattivo nella natura”(per bimbi tra i 5 – 8 anni); sabato 16 ottobre alle ore 18.30 presso la sala espositiva di Laives si svolge un talk con gli artisti Rolando Tessadri e Federico Casati moderato dalla curatrice Stefania Rossi.

Domenica 17 ottobre, alle ore 20 si svolge la serata conclusiva con la proiezione del documentario su Laives dell’artista Laura Pan presso la Kulturhaus. “Come esplicitato dal titolo ‘Identity in motion’, lo scopo del progetto non è quello di proporre una visione del futuro univoca, ma semplicemente di stimolare una riflessione: l’identità di una comunità è in continua trasformazione, in perenne movimento.” – così gli organizzatori de “lasecondaluna”. Info “Festival Identity in Motion”, Laives, 14-17 ottobre. In varie parti della città. Ingresso gratuito, per info: lasecondaluna.eu.

Autrice: Caterina Longo

La passione per il sociale

QuiIntervista a Liliana Di Fede, pedagogista, nata a Bolzano e laureata a Bologna. Ha sempre lavorato nel sociale, ricoprendo ruoli dirigenziali sia a Bolzano che nella Comunità dell’Oltradige Bassa Atesina. Dal 2010 al 2015 è stata sindaca della città di Laives. Attualmente è direttrice generale dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano.

La cosa che mi piace di più di me.
L’ottimismo, l’entusiasmo, forse un po’, dice chi mi vuol bene, la pazienza.

Il mio principale difetto.
Difficile, sono talmente tanti…

La volta che sono stata più felice.
Quando sono nati i miei figli.

La volta che sono stata più infelice.
Quando le persone a me più care mi hanno lasciato.

Da bambina sognavo di diventare… 
Per molti anni scrittrice, come Jo March di “Piccole donne”, personaggio che da bambina ho amato molto. Poi assistente sociale e, a conti fatti, non mi sono allontanata molto da questo mio sogno. 

La persona che invidio di più. 
Chi riesce a dormire poche ore, restando in piena forma.

Le persone che ammiro di più.
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Nelson Mandela.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Fare il Cammino di Santiago per intero a piedi. Spero di riuscirci presto. 

La mia occupazione preferita.
In realtà il mio lavoro. E come si dice: ama il tuo lavoro e non lavorerai un giorno della tua vita.

Il Paese/luogo dove vorrei vivere.
Esattamente dove vivo e dove sono nata e cresciuta, in Alto Adige.

Il colore che preferisco. 
Il rosso.

Il mio musicista preferito. 
Amo ascoltare musica classica. Forse Mahler fra tutti.

Non sopporto…
Chi tratta senza rispetto chi è più fragile.

Dico bugie solo…
A fin di bene, ma poche.

La mia paura maggiore.
Vedere soffrire le persone che amo.

L’ultima volta che ho pregato. 
Stamattina.

Il giocattolo che ho amato di più. 
La mia bicicletta blu, che si chiamava Betty.

L’oggetto a cui sono più legata.
L’anello con un’acquamarina che mio marito mi donò tanti anni fa.

Il mio primo ricordo. 
Mia nonna che mi consolava.

Il mio più grande rimpianto.
Non aver avuto un terzo figlio, ma ormai confido nei nipoti…

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando… 
I miei figli sono orgogliosi di me. Giudici più severi dei figli non esistono.

Il mio motto.
Una frase di San Giovanni Bosco: “camminate con i piedi per terra e col cuore abitate in cielo”.

Autrice: Caterina Longo

Lido e Passirio, tutti in vacanza

La stagione al lido di Merano è terminata, e nonostante le restrizioni della pandemia i meranesi hanno potuto apprezzarne l’ambiente amichevole e l’aria fresca. Franco Buraglio, artista meranese appassionato di pittura e attualmente di fotografia, propone una carrellata di foto di repertorio che raccontano gli anni immediatamente dopo il secondo conflitto mondiale.

Dentro al ciclismo femminile

Tra strade pericolose e obiettivi da raggiungere la ventitreenne bolzanina Francesca Pisciali racconta la sua esperienza in Alto Adige e non solo.

Con la conclusione della sua quinta stagione da professionista nel ciclismo femminile, la giovane atleta Francesca Pisciali racconta cosa significhi far parte di questo mondo tanto spettacolare quanto pericoloso. Perchè sì, seppur migliori di tante altre regioni d’Italia, le strade dell’Alto Adige non sono sufficientemente sicure, soprattutto per chi quotidianamente si allena sulle due ruote. 

“E forse – spiega Pisciali – è anche per questo che il ciclismo non è tra i primi sport che vengono in mente ai giovanissimi quando, nei primi anni di scuola, scelgono quale sport praticare. La nostra Provincia è un territorio che si presta alle due ruote, in particolare sono numerosi gli appassionati di mountain bike, ma non mancano quelli di ciclocross e strada.” 

Hai iniziato da giovanissima, e ora corri con le più grandi… da dove è nata la passione che ti ha portata fin qui?
Ho sempre respirato aria di ciclismo in casa e da piccola, vedendo mia sorella maggiore allenarsi in bici, ho scelto di cominciare anche io. Poi, però, in prima superiore ho smesso di correre.

Troppo studio? O insicurezza nelle strade?
In realtà i periodi in cui sono andata meglio a scuola erano proprio quelli in cui praticavo sport. E, per quanto riguarda la sicurezza stradale, credo che da adolescenti non ci si renda troppo conto dei pericoli. Avevo smesso per giocare a basket, sport lasciato da parte quando poi, in quinta superiore, sono tornata sulla sella.

Ed ora, invece, percepisci di più i pericoli?
Sì. E, purtroppo, non sono l’unica tra gli atleti locali a dirlo. A differenza del periodo prima del lockdown, adesso in strada c’è più nervosismo. È per questo che auspico che si riesca veramente a costruire un velodromo di ciclismo in Alto Adige e si abbia sempre rispetto di chi si allena in strada.

Hai concluso la stagione con la gara delle Tre Valli Varesine e, prima ancora, con un 16esimo posto al Giro dell’Emilia. I tuoi piani futuri?
Non sono una scalatrice pura, quindi, viste le dure pendenze affrontate in Emilia sono veramente soddisfatta del risultato con la mia squadra di Bergamo, Team isolmant Premac Vittoria, squadra che però il prossimo anno lascerò tornando a correre in casa con la Mendelspeck che, per il primo anno, parteciperà ad alcune gare con i professionisti. Non è semplice vivere solo di ciclismo, soprattutto di quello femminile… non si parla di veri e propri stipendi e, in Italia, non è ancora stato riconosciuto il professionismo femminile.”

Disparità di genere anche nel mondo del ciclismo?
Per le donne la categoria World Tour esiste solo dal 2018 e, se è vero che a livello internazionali si sta ampliando la possibilità di considerare le donne, non più dilettanti, ma professioniste a tutti gli effetti, ora come ora bisogna affiancare allo sport un secondo lavoro – nonostante tra allenamento e gare si debbano riservare circa 20 ore a settimana – oppure entrare nelle forze armate, con la speranza, un domani, di essere in una squadra della categoria Word Tour. Fino adesso la mia esperienza è stata solo con squadre Continental.

Autore: Andrea Dalla Serra

Monumento alla Vittoria, wrapped, Bozen, 1946-2021

Il sogno di un ragazzino diventa realtà dopo ben 75 anni. “Impacchettare il monumento della Vittoria di Bolzano è il mio più grande desiderio da quando avevo 11 anni” dichiarò qualche anno fa l’artista Christo Javašev. “Era il 1946, io vivevo ancora in Bulgaria e, mentre seguivo con estrema passione gli accordi De Gasperi-Gruber, guardando il vostro monumento mi venne l’idea di impacchettare cose. D’altra parte è sempre meglio che farle saltare in aria.” Christo avrebbe dovuto realizzare l’opera nel ’68 durante un viaggio in Italia. Purtroppo però, transitando in Campania, decise di fermarsi a Eboli.

Autore: Roberto Tubaro

I mille talenti di Valter Mantovani

Valter Mantovani è un uomo di poche parole, e molti fatti, per l’esattezza “manufatti”. Scacchiere, sculture, scatole, disegni e molto ancora: sono centinaia gli oggetti che negli anni Mantovani ha creato, con ostinata precisione e meticolosa serietà, nella casa di via Parma a Bolzano, nel quartiere Don Bosco. La casa in cui è nato e, da pensionato, abita ancora oggi. Qui da bambino giocava nel cortile, “quando c’erano orde di ragazzi e una sola macchina, quella del Signor Palma, una seicento” ricorda Mantovani. La passione per il disegno nasce da piccolo in Valter, grazie a una scatola di colori regalata dal nonno: “i miei quaderni delle regioni d’Italia avevano tutti i bordini riempiti di disegni”, osserva sorridendo. Il papà operaio riconosce il suo talento e gli dice che, se convinto, la famiglia avrebbe fatto i sacrifici necessari per fargli proseguire gli studi artistici. “Ma non me la sono sentita”, racconta Valter, che, secondo di tre fratelli, studia all’Istituto Tecnico di via Cadorna e diventa perito meccanico.

Ciò nonostante, la vena artistica e creativa non lo abbandonerà mai. Si appoggia a un’officina di un amico a Oltrisarco e realizza oggetti con i materiali di scarto: manici di scopa e di martello, pannelli di plexiglas, masonite, pvc, tappi di sughero destinati all’immondizia, sotto le sue abili mani diventano scacchiere, sculture, contenitori. Tornio, pirografo, trapano a colonna per lui non hanno segreti – ma spesso scolpisce gli oggetti direttamente. Di scacchiere e scacchi ne realizza a decine, in legno, plexiglas e anche sughero. Ogni pezzo è un piccolo capolavoro di perfezione artigianale e di design, coerente nei colori e nei materiali, attento a ogni dettaglio: di ogni pedina – e sono 32! – viene valutato il peso, la forma, l’armonia con il tutto. Un lavoro senza prezzo – Valter infatti non vende le sue scacchiere, piuttosto le regala e comunque le cataloga scrupolosamente.
Lo stesso salotto in cui ci accoglie è costellato delle sue creazioni: una scultura di un ciclista che ricorda il dinamismo futurista, scatole multicolore e grandi disegni – “mi sono concentrato soprattutto su questi negli ultimi tempi, perché non hanno bisogno di molto spazio”- racconta. I disegni – suddivisi in “astratti” e “geometrici” – sono mirabolanti esplosioni di colore, composizioni caleidoscopiche, che ricordano le opere dell’astrattismo geometrico. Lavori capaci di “bucare” la superficie della carta e solleticare l’iride, nonostante la bidimensionalità. “Non mi piace rappresentare 1:1 le cose, preferisco che vengano suggerite” spiega Mantovani, che ha intuito il potere dell’allusione e di una traccia, più forte di un messaggio urlato. Eppure dice di non seguire l’arte, ma di amare i colori fiammeggianti di Van Gogh e ammirare Escher. Per il disegno potrebbe affidarsi al digitale. “Certo, ma è un po’ come per la bici elettrica: finché ce la faccio con le mie forze, preferisco pedalare senza aiuti”, risponde. Insomma un talento “completo”, che in un altro tempo e vita avrebbe potuto sedere in una classe del Bauhaus. Invece le sue creazioni sono rimaste in uno scrigno, scarsamente conosciute: i disegni sono stati presentati in una mostra all’ospedale di Bolzano, mentre per il raduno degli Alpini nel 2012 ha realizzato un manifesto per “Telefono Amico”. Ma cosa lo spinge allora a dedicarsi a oggetti e disegni?”. “Mi perdo nella concentrazione e sento esprimere la mia essenza, il meglio di me”, ci ha risposto Mantovani. Insomma, uno “stato di flow”, di flusso, direbbero i life designer. O, semplicemente, il saper godere dei propri talenti senza bisogno del plauso del pubblico a ogni costo.

Autrice: Caterina Longo

Friday for Future di nuovo in campo per l’ambiente

Venerdì 24 settembre le strade di tutto il mondo si sono colorate di verde a favore di un futuro più sostenibile, sotto la guida dell’attivista svedese Greta Thunberg. Nel capoluogo altoatesino i ragazzi di Fridays For Future si sono riuniti in piazza Tribunale, lo racconta Zeno Oberkofler, giovane attivista del movimento.

Perché siete tornati in piazza venerdì 24 settembre?
Principalmente perché tra un mese si terrà la Cop26. Globalmente si è scelta questa data perché quello sarà uno dei momenti più rilevanti, durante il quale la comunità internazionale si ritroverà per prendere le decisioni più autorevoli sul tema dei cambiamenti climatici e per definire cosa fare per il contrasto alla crisi climatica. Le piazze erano colme di ragazzi in tutto il mondo, abbiamo visto Berlino che ha raccolto migliaia di persone; è stata una grande azione a livello internazionale. è stato significativo essere attivi anche a Bolzano.

Dopo una pausa dalle piazze durante la pandemia, quanta partecipazione c’è stata?
Durante la pandemia abbiamo sempre cercato di organizzare azioni, che ovviamente non avevano lo stesso impatto, ma sono state importanti per rimanere attivi e restare in contatto. Siamo tutti molto soddisfatti perché è stato un ottimo risultato. C’erano molti giovani e studenti, una classe delle medie che è venuta a fare una “gita di educazione alla partecipazione”, e poi addirittura due bambine di Egna, delle scuole elementari, che hanno parlato davanti a tutti. È intervenuta anche Annemarie Gluderer, una contadina della Val Venosta, promotrice dell’iniziativa Salvare le Api e i Coltivatori, che nel suo discorso ha espresso la voglia di aiutare i giovani in questa battaglia. È stato bello vedere questa riappacificazione, questo patto intergenerazionale vissuto in piazza.

C’è grande attenzione mediatica sul tema. Si sta muovendo qualcosa a livello politico?
Il fatto che ci sia attenzione mediatica è importante perché i partiti non possono più fare finta di niente, sono costretti a porsi il problema. Sta cambiando quindi anche il dibattito politico e si inizia veramente a ragionare su cosa bisogna fare, il problema è che – e secondo me è molto pericoloso, ed è una situazione che mette anche noi come movimento di fronte a una sfida difficile – c’è la tendenza di vendere le misure come sostenibili anche se non lo sono. Magari la gente pensa che stiamo facendo qualcosa per l’ambiente ma poi fra dieci anni, se dovesse risultare che sono misure non sostenibili, la fiducia nelle istituzioni crollerebbe e la situazione sarebbe ancora più difficile. In Alto Adige è stato presentato il Piano Energia & Clima che però – e questo lo dicono gli scienziati che l’hanno analizzato e mandato i loro commenti alla giunta provinciale – non è conforme né con gli obiettivi di Parigi, né con gli obiettivi del Green New Deal. Sarà da migliorare in molti punti e si spera di poterlo fare in un processo partecipativo.

Quali sono i prossimi progetti?
Cercheremo di fare un Open Meeting per le persone che sono motivate e vogliono attivarsi di più, magari entrando nel movimento. Nel frattempo, a Milano c’è la PreCop, che seguiremo, e poi vedremo cosa fare per la Cop26. Sicuramente ci occuperemo anche del Piano Energia&Clima, che è una nostra priorità, perché penso che se possiamo incidere su qualcosa è proprio su questo, visto che è ancora da modellare. Invitiamo poi tutta la comunità a contattarci per aiutarci nella rilevazione dei temi e nella selezione delle azioni da poter portare avanti insieme in un periodo così complesso e altrettanto delicato.

Autrice: Ana Andros COOLtour

Giorgio: cucinare con la testa propria

Cancelliamo per un attimo dalla mente l’immagine tradizionale dello chef confinato dietro ai soliti fornelli e dentro alle quattro mura di una cucina; immaginiamo invece un cuoco “freelancer”, che decide quando, dove, con che stile cucinare e per chi: ecco che ci compare davanti agli occhi l’immagine di Giorgio Biasio, 31 anni, cuoco professionista, una persona con uno spiccato gusto per l’innovazione e tanta fame di cucina.
La cucina è sempre stata una seconda casa per Giorgio, che è cresciuto correndo nel ristorante del padre e assaporando il gusto casereccio dei piatti della nonna. È solo nel 2017, però, che decide di scommettere su questa sua passione e su se stesso, diventando cuoco. “Inizialmente mi occupavo di tutt’altro, poi tramite alcuni amici ho ricevuto la classica ‘offerta che non si può rifiutare’, e da allora è cominciato il mio percorso”. Certo un percorso che ha previsto svariate tappe, infatti è stato gastronomo, ha lavorato occasionalmente per alcune aziende, ha partecipato a svariati corsi culinari: insomma, l’inevitabile gavetta.
Oggi Giorgio è un professionista che lavora soprattutto come cuoco privato, ma che viene spesso chiamato anche per partnership, che siano per la sponsorizzazione di un prodotto, o per una collaborazione più a lungo termine. Ma per lo più, Giorgio è uno chef a domicilio. Come funziona? Viene contattato direttamente da privati per cucinare nelle loro case, un menù condiviso per un’esperienza condivisa. Un’idea innovativa che sta prendendo piede in tantissime città.
Per realizzare i suoi progetti ha scelto di non cercare fortuna altrove, ma di rimanere nella sua Bolzano, nel quartiere Don Bosco dove ha sempre vissuto. “Per me qua è sempre casa, sono rimasto perché credo nella città: se hai voglia di fare e di metterti in gioco, offre tanto”. E questo sia a livello gastronomico, sia a livello di occasioni lavorative. Per crescere e raggiungere più fruitori possibili, privati o aziende, i social rappresentano un grande incentivo, difatti è proprio dalla suo pagina Instagram che ha iniziato a far conoscere, condividendo, le sue ricette. Il metodo più efficace però, sostiene, è sicuramente il vecchio passaparola, che gli procura la gran parte dei suoi impieghi come cuoco privato, in cui si può dire porti i suoi piatti fuori dallo schermo, direttamente sotto il naso dei clienti.
Quando gli viene chiesto se anche nella cucina di casa sua rimanga incorruttibilmente chef o preferisca qualcosa di più rilassato, ride: “Dipende, sono amante del toast e della piadina, non me ne vergogno. Altre volte sperimento piatti più elaborati”. Riesce dunque a mantenere un rapporto decisamente invidiabile con il suo lavoro, rincasando ancora entusiasta di tornare alle prese con pentole e fornelli. La sua è una concezione personale e innovativa della più tradizionale delle arti, la cucina. L’idea di renderla in un certo senso itinerante, che da molti potrebbe essere visto come motivo di instabilità, è invece la chiave, per Giorgio, per mantenere il lavoro stimolante, e in questo modo continuare a custodire il suo amore per la cucina, intesa come momento di convivialità.

Autrice: Federica Crisconio COOLtour

L’importanza di dialogare con i giovani

L’assessore al sociale del Comune di Bolzano Juri Andriollo e il giovane consigliere Ab Chniouli dicono la loro da una parte sui provvedimenti adottati nel centro del capoluogo per arginare le “derive” e dall’altra della necessità di dare ai giovani i loro spazi, fisici ma non solo, per potersi ritrovare ed esprimere.

“I ragazzi di oggi hanno un tasso di sensibilità e un livello culturale molto più elevato delle generazioni che li hanno preceduti, e si pongono su livelli di ragionamento che non sono più quelli di una volta. Per questo la chiave di lettura nei loro confronti è più complessa per noi adulti. Ma la società di oggi deve investire di più sui giovani perché sono loro il nostro futuro”.

Juri Andriollo


è una presa di posizione forte quella dell’assessore alle politiche sociali del Comune di Bolzano Juri Andriollo, mentre ci racconta il suo punto di vista sulla situazione che ruota attorno a Piazza delle Erbe e agli spazi vivibili mancanti per i più giovani. Un tema, questo, esploso definitivamente dopo le proteste dei residenti della zona che non riescono più a chiudere occhio durante i weekend a causa del troppo rumore provocato da chi la piazza la vuole vivere. Il sindaco Renzo Caramaschi è intervenuto cercando un punto d’incontro attraverso un’ordinanza che vieta il consumo di alcolici dopo le 23.30 per strada e l’uso di casse per la musica. Un ‘freno’ che non risolve però il problema di fondo della mancanza di nuove aree per i ragazzi e che non aiuta a correggere una narrazione spesso distorta del mondo giovanile di oggi.
“Siamo consci che Bolzano abbia bisogno di spazi dove i ragazzi possano esprimersi con libertà e in maniera rumorosa. Ci stiamo lavorando, abbiamo delle idee che si focalizzeranno su un nuovo utilizzo di determinate aree della città. Ma è importante sottolineare come questo non sia una problematica circoscritta al centro storico, ma che tocca anche gli altri quartieri e le zone di periferia”, prosegue Andriollo. Si tratta esattamente di quelle porzioni di città in cui le offerte di svago e culturali sono minori e che vedono un maggior rischio di diffusione di microcriminalità giovanile. Senza generalizzare, però. I gruppi di ragazzi più vivaci e ai limiti della delinquenza ci sono sempre stati e sempre ci saranno. “Dire che la generazione di oggi sia peggio di quella di una volta è una cosa falsa e senza senso. Una condanna che i ragazzi non meritano. Purtroppo l’aver convogliato molte situazioni di disagio in alcune parti della città ha amplificato il problema”, puntualizza l’assessore.

Ab Chniouli


E all’orizzonte le soluzioni concrete sono poche. “Piazza delle Erbe è un aggregatore naturale per i giovani. Cercare di ‘spostarla’ all’interno di un altro contesto porterebbe con sé dietro gli stessi problemi che già esistono. Le offerte vincenti le creano per ora gli esercenti privati, con aperitivi ed eventi, ma sono anche quelli che più patiscono l’attuale freno imposto alla piazza. Mi piacerebbe prendessero vita rassegne e festival oer dare anche un ritorno in termini culturali e sociali ai ragazzi”, spiega Abdallah Chniouli, giovanissimo consigliere comunale di Bolzano, che i problemi dei ragazzi li conosce bene. E poi si espone: “Vedo molta potenzialità nel NOI Techpark, il parco tecnologico di Bolzano Sud. È un polo che può crescere con il futuro arrivo della Facoltà di Ingegneria, perché riunirà studenti, imprese, adulti e spazi verdi”.

foto principale: Museion Cafè

Autore: Alexander Ginestous

Tiramisù

INGREDIENTI

  • 500 g mascarpone
  • 300 g biscotti savoiardi
  • 250 g caffè della moka o espresso
  • 200 g zucchero più un po’
  • 80 g Marsala
  • 4 uova
  • cacao amaro in polvere

PREPARAZIONE

  1. Separate gli albumi dai tuorli in due ciotole diverse e unite a questi ultimi lo zucchero.
  2. Tenete da parte gli albumi e sbattete i tuorli con la frusta, finché non diventeranno spumosi e chiari.
  3. Incorporate il mascarpone nei tuorli sbattuti, mescolando con un cucchiaio.
  4. Montate gli albumi a neve con la frusta.
  5. Unite gli albumi montati al composto di tuorli e mascarpone mescolando la crema dal basso verso l’alto.
  6. Versate il caffè a temperatura ambiente in un piatto basso e largo, mescolatevi un cucchiaio di zucchero e il Marsala.
  7. Immergete due savoiardi alla volta nella bagna, per un secondo per lato, poi distribuiteli affiancati, in un primo strato, in una pirofila (30 x 30 cm), senza lasciare spazi vuoti.
  8. Coprite i savoiardi con un terzo della crema e ripetete le stesse operazioni così da fare altri due strati uguali.
  9. Fate raffreddare il tiramisù in frigo per un paio di ore coperto con un foglio di alluminio, quindi spolverizzatelo con il cacao appena prima di servire.