Il presepe

È stato ufficialmente presentato il Südtiroler Volkspresepe, realizzato da uno dei più rinomati falegnami della Val Gardena. Le statuine son state realizzate in tempo record, grazie alla pazienza di tutto il Consiglio Provinciale che da fine ottobre è rimasto fermo in posa al Palazzo Widmann. Bisogna stare attenti a non comprare versioni contraffatte. Queste sono facilmente identificabili, presentando grossi errori: per esempio Anderlan è senza barba e senza uova, Mair e Knoll hanno in braccio un lupo, Foppa ha un cartello pro-aeroporto e Kompatscher e Achammer guardano verso sinistra. 

Autore: Roberto Tubaro

Christmas Voice, un coro davvero animato dallo spirito natalizio

In attesa del Natale, abbiamo incontrato Omar Tessaro, fondatore del coro Christmas Voice: uno speciale gruppo corale, che trasmette lo spirito natalizio non solo come repertorio ma anche per l’animo sociale.

Com’è nato Christmas Voice?

È un progetto che nasce quasi per caso. Da diversi anni insegno musica in una scuola primaria e nel 2019 con degli amici ci siamo messi a creare un gruppetto per condividere le nostre grandi passioni: la musica e il Natale. Nel giro di qualche mese siamo riusciti a raggiungere un buon numero di persone, tra parenti e amici, per mettere su un coro natalizio. Da lì ci siamo poi organizzati per portare in scena delle restituzioni pubbliche: a San Pio X, dove facciamo anche le prove, una collaborazione con il coro di Don Bosco e abbiamo anche contattato l’azienda di Soggiorno per cui ci siamo esibiti ai mercatini di Natale. Poi c’è stata una pausa dovuta ai periodi di lockdown, ma quest’anno siamo tornati con tutta la passione e forza con cui abbiamo iniziato.

Come vi siete organizzati per quest’anno? Com’è il programma?

Ad agosto ci siamo ritrovati, il gruppo si è un po’ ricomposto: ci sono stati molti cambiamenti e alcuni non se la sono sentita di ripresentarsi e abbiamo nuovi partecipanti. A ottobre abbiamo iniziato con le prove e la scelta del repertorio così da poter essere pronti per gli eventi di dicembre. Quest’anno abbiamo un’agenda molto ricca: il 2 dicembre al mercatino di Natale, grazie all’Azienda di Soggiorno, il 16 avremo il nostro concerto a San Pio X, il 18 un’esibizione per il reparto di oncologia dell’ospedale di Bolzano e il 23 saremo a Villa Melitta. Queste ultime due date ci stanno molto a cuore, perché ci fa piacere regalare una pausa di magia natalizia a chi non può passare questo periodo con la propria famiglia, per ragioni mediche o lavorative.

Quali sono le prospettive future di Christmas Voice?

Siamo un gruppo a cui piace stare nel presente, quindi non ci abbiamo molto ragionato. L’elemento fondamentale, che ci fa davvero apprezzare queste attività, è che ci dà gioia condividere qualcosa insieme. Non abbiamo la presunzione e neanche il desiderio di diventare un coro più istituzionale, perché è sicuramente un impegno ma non deve essere un peso. Detto questo, per il futuro non escludiamo di creare un’associazione per far fronte anche a quei fardelli economici che ci vengono chiesti per la strumentazione e simili, visto che non ci esibiamo a scopo di lucro, ma sono tutte iniziative gratuite. Quello che per noi è davvero importante è quest’aria di famiglia che ci unisce, non solo al Natale, ma anche come amici e compagni.

Autrice: Anita Danese COOLtour

L’arte dell’osservazione

Qui Intervista a Anuschka Prossliner, un’artista di grande sensibilità, donna curiosa, indipendente, sagace. Affascinata dal quotidiano riesce a trovarvi scampoli di humor o viceversa pause poetiche. L’osservazione e la riflessione sono costanti nella sua vita e si riflettono nella sua arte che varia e muta in una ricerca entusiasta. Nata a Bolzano, risiede fra Merano e Fiè alla Sciliar. Dopo la Scuola d’arte di Ortisei si è diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha poi proseguito i suoi studi post-laurea presso la Facoltà di Belle Arti di Siviglia e all’Università  Complutense di Madrid.

La cosa che più mi piace di me.

Taccio, quando non ho niente da dire. 

Il mio principale difetto.

L’incoerenza.

Il mio momento più felice.

Vari, ma tutti in compagnia di un cane.  

La persona che ammiro di più.

Sono tante, ma in questo momento mi viene in mente Anton Zeilinger.

Un libro da portare sull’isola deserta.

Probabilmente “Mein Name sei Gantenbein“ di Max Frisch. 

La mia occupazione preferita.

Fantasticare.

Il paese dove vorrei vivere.

Mi piace l’Italia.

Il mio piatto preferito.

Spaghetti aglio olio e peperoncino, con un bicchiere di vino rosso.

Non sopporto…

L’ingiustizia.

Per un giorno vorrei essere…

Un animale felice.

La mia paura maggiore.

Che soffrano gli esseri che amo.

Nel mio frigo non manca mai…

Il burro.

Se fossi un animale sarei…

Una lucertola.

Mi sono sentito orgogliosa di me stessa quando…

Sono andata in deltaplano.

Il mio motto.

Niente è certo.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Spendere troppo per delle cose futili.

I miei poeti preferiti.

Julio Cortázar, Rainer Maria Rilke.

I miei pittori preferiti.

Giorgio Morandi, Francis Alys, Sean Scully – tutti coloro che riescono a trasmettere tanto con poco. 

Il dono di natura che vorrei avere.

Poter parlare con gli animali.

Dico bugie solo…

Per non ferire.

Il colore che preferisco.

Mi piacciono tutti, dipende dalla costellazione.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Sono raramente calma.

Da bambina sognavo…

Di essere una ballerina o una spia famosa. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Pandorino

Ingredienti

Dosi per 4-6 piccoli pandori
Per il lievitino:
75 gr Farina 00
75 ml Acqua
7 gr Lievito di birra fresco
1 cucchiaino Miele

Per l’impasto:
200 gr Farina
80 gr Zucchero
1 Uovo
40 gr Cioccolato bianco
80 gr Burro
50 gr Latte
1 pizzico Sale

Per il mix aromatico:
1 cucchiaio Rum
1 cucchiaio Miele
1 bustina Vanillina
1 Arancia

Per la decorazione:
Zucchero a velo q.b.

Procedimento

Il giorno prima versate all’interno di una ciotolina il rum, la scorza d’arancia, il miele e la vanillina, mescolate e lasciate riposare per circa 8 ore.
Ponete nella planetaria gli ingredienti per il lievitino.
Lavorate fino a ottenere una pastella omogenea.
Coprite con un foglio di pellicola trasparente e lasciate lievitare per circa 2 ore.
Trascorso questo tempo, aggiungete la farina, lo zucchero, versate il latte poi profumate con il mix aromatico.
Azionate la planetaria e amalgamate. Unite le uova e versate il cioccolato bianco fuso freddo, continuate a lavorare l’impasto a velocità media.
Aggiungete il burro a tocchetti e completate con il sale.
Lavorate l’impasto per circa 30 minuti.
Prendete a questo punto l’impasto e formate una palla.
Sistematela all’interno di una terrina e coprite con pellicola trasparente.
Lasciate lievitare per 4 ore in forno spento con luce accesa. Ricavate delle palline da 50 gr l’una e inseritele all’interno degli stampi per pandorini già imburrati.
Coprite gli stampi con la pellicola e fate lievitare nuovamente per altre 4 ore. Cuocete i pandorini in forno a 175 °C per 20 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare.
Sformateli e trasferiteli su un piatto da portata e cospargete con un po’ di zucchero a velo.

Sorrisi e corone d’Avvento

Manca sempre meno a Natale e il profumo di pino, di cannella e un’atmosfera completamente natalizia riempiono gli spazi del Centro Lovera, che lo scorso fine settimana, in viale Europa, ha creato un workshop dedicato. I cittadini che hanno preso parte all’iniziativa hanno avuto la possibilità di creare la propria corona d’avvento personalizzata. Attraverso gli scatti del nostro Niccolò Dametto riviviamo i volti dei partecipanti e alcuni dei momenti.

Sportività

Devo dire che mi ha sorpreso non sentire pronunciare quasi per nulla questa parola, sportività, in merito non solo alle imprese ma soprattutto ai comportamenti che denotano la forte personalità di Jannik Sinner, nonostante la sua giovane età. Molti avranno seguito in questi giorni la straordinaria affermazione del tennis italiano in Coppa Davis. Il campione di Sesto in questo 2023 ha scalato le classifiche mondiali e ci ha dato un assaggio di quella che, probabilmente, diventerà una carriera leggendaria nel tennis.
Il suo gioco mano a mano si sta imponendo per le sue caratteristiche vincenti, soprattutto da fondocampo. Ma un elemento fondamentale del suo profilo tennistico, a detta di tutti, è la sua grande capacità di gestire non solo le energie fisiche ma soprattutto quelle mentali. E questo in uno sport in cui spesso i suoi protagonisti si lasciano andare a manifestazioni plateali di insofferenza o di sfida rispetto alle decisioni arbitrali, al pubblico e agli avversari. Nello sport c’è una parola che spesso viene utilizzata, per fare riferimento al forte tasso di spirito agonistico necessario per vincere: cattiveria. Ecco: questa parola sembra fuori luogo quando osserviamo Jannik Sinner. La forte determinazione c’è, e si vede anche in campo. Ma la si vede, controllata, solo nei confronti di sé stesso, quando sbaglia. Ma mai nei confronti degli avversari, né tanto meno del pubblico o degli arbitri.
Intorno al nostro campione sono state anche montate alcune polemiche, dal sapore etnico. Troppo poco italiano per mettersi a disposizione dell’Italia in Davis? Abbiamo visto com’è andata a finire. Al contrario: troppo italiano per essere un sudtirolese? Su quest’ultimo aspetto, dobbiamo dire, è un segno dei tempi il fatto che non si sia insistito troppo, negli ultimi giorni, sulla stampa locale e sui social network. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che Jannik Sinner si stia sempre più profilando per una sportività quasi fuori dal tempo. Con i suoi atteggiamenti e le sue parole il tennista ringrazia tutti, ha un pensiero per gli avversari e per i loro tifosi, mantiene sempre un comportamento pacato e non manca di rimarcare il fatto che la sua attenzione massima va sì all’affermazione agonistica, ma solo se ciò va di pari passo a un atteggiamento di rispetto generalizzato nei confronti di tutti gli attori in gioco. Questa cosa si chiama sportività: grazie Jannik per ricordarcelo in ogni occasione. Ne abbiamo bisogno. In tutti i campi, non solo in quelli da tennis.

Autore: Luca Sticcotti

Un quadro di fine autunno

Di giorno sotto l’influsso di correnti settentrionali artiche ammiriamo cieli particolarmente luminosi di un azzurro elettrico, mentre innocui cumuli di nuvole solcano in rapido movimento verso sud; il vento è dispettoso, teso a tutte le quote e una marea di foglie volteggiano per aria a ricoprire ogni cosa e ci ricordano che, a breve, l’inverno meteorologico busserà alla soglia. Alziamo lo sguardo sulle creste imbiancate nottetempo e notiamo che, lassù, il vento spinge ancor con più veemenza, carico di una rabbia disumana, a sollevare la neve caduta ed a trasportarla letteralmente nel cielo. Lei si libra nell’aria, edulcora per un breve spazio l’azzurro elettrico con tonalità più tenui, in cui il pittore dovrebbe usare del bianco per dare movimento all’immagine e farci intuire cosa sta realmente accadendo; la neve sospinta è destinata a dissiparsi e ad evaporare, e dunque il paesaggista è libero di tornare allo schema iniziale che riempirà poi con altri elementi e colori, magari più ravvicinati e prediligendo quelli primari, per la prospettiva di profondità e per catturare i nostri occhi. Fintantoché le perturbazioni da nord incocciano contro le Alpi avremo aria salubre, frizzante e secca e gli amanti della dama bianca dovranno raggiungere i luoghi di confine per tuffarsi dentro un manto accettabile. Al mattino, appena svegli, avremo un gran senso di sete e le fauci seccagne, la pelle delle mani e le labbra screpolate, nel momento della colazione troveremo il pane fresco del giorno precedente già quasi croccante e non vedremo brina o strati di ghiaccio sui tetti delle case e della auto parcheggiate. Tutto per effetto di un’umidità relativa molto bassa, dovuta alla compressione adiabatica del vento (+1°C ogni 100m di caduta), che si scalda scendendo lungo i versanti meridionali. Esauritasi la spinta delle raffiche, è sufficiente una nottata stellata, quindi di un forte irraggiamento notturno, per farci imbattere il mattino seguente dentro l’inverno. La calda stagione non è una spiaggia così remota, eppure ormai l’anticiclone ha generalmente colonizzato una buona parte dell’autunno che quest’ultimo è diventato una stagione sfuggente per come eravamo abituati a ricordarcela ed il suo seguace conosciuto, l’inverno, tende ad assumere sempre di più caratteristiche autunnali, al netto di stravolgimenti clamorosi. Sarà che noi si invecchia, e che vedere calare già il sole alle 15.30 ci deprime, ma il profumo del te e delle castagne ci fa rinnamorare. Gli alberi caducifoglie si spogliano velocemente, come gli aceri, i tigli, i pioppi, i liquidambar, i platani ed è gradevole constatare come, proprio dall’altra parte della strada, un leccio sempreverde resti indifferente, esteticamente, al cambio di passo stagionale. Gli aceri palmati, perlomeno gli esemplari più riparati, resisteranno ancora qualche giorno prima di avvizzire completamente e rievocheranno alla mente, come una sorta di ultimi baluardi, i nastrini, le sedie, le scarpe, gli indumenti e le panchine di rosso vestite per quelle vite di donne prematuramente strappate. In attesa che la dama ricopra ogni cosa.  

Autore: Donatello Vallotta

La magia del Natale a teatro è ‘spettacolare’

Ancora qualche giorno e poi sarà davvero tempo di tornare a respirare la magica atmosfera del Natale. Il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento vi aspetta a teatro per trascorre in allegria e spensieratezza le festività natalizie, in compagnia di una programmazione pensata per le famiglie, tra musica, danza, acrobazie, comicità e grande intrattenimento.

L’avvio è nel segno delle risate in compagnia di Loredana Cont, che martedì 5 dicembre salirà sul palco del Teatro Sociale di Trento con Le Casalingue, uno spettacolo nel quale l’attrice e autrice trentina, ricorrendo a veloci cambi di scena, darà voce e corpo a quattro donne che si raccontano dentro le mura di casa. Uno spettacolo in cui si ride molto, ironizzando sulle donne, sugli uomini, e sulla vita di tutti i giorni. 

E a proposito di comicità, dal 19 al 22 dicembre il Teatro Sociale vedrà protagonista uno tra i volti più amati dal pubblico regionale: l’attore e artista trentino Andrea Castelli. Dopo aver riportato in scena lo scorso anno, a distanza di trentasei anni, il suo primo monologo “Sol” – peraltro con un incredibile successo di pubblico –, Castelli tornerà sul palco del Sociale con Pio. Andata e Ritorno, monologo che ha debuttato nel 1993. Il viaggio dei due amici nel presepio dell’ex professor Severini che sono andati a salutare per Natale fece registrare all’epoca quasi duecento repliche in tutta la regione. Ora, a distanza di trent’anni, Castelli ha deciso di riproporlo, snellendolo e rispolverandolo insieme agli animali parlanti – causa mutazioni genetiche -, che nel cammino lo accompagneranno. Un viaggio iniziatico dove il percorso è più importante della meta finale. 

Per tutti gli appassionati di danza, invece, da non mancare in alcun modo l’appuntamento in calendario sabato 23 dicembre all’Auditorium S. Chiara di Trento con un classico del balletto natalizio come Lo Schiaccianoci di P.I. Tchaikovsky (con le coreografie di Marius Petipa), che nell’occasione verrà rappresentato dall’acclamata e prestigiosa compagnia Balletto di Mosca – Russian Classical Ballet, composta da un cast di stelle del balletto russo, con la direzione artistica di Evgeniya Bespalova e Denis Karakashev. Basato sulla fiaba “Schiaccianoci e il re dei topi” di E.T.A. Hoffmann, il balletto racconta la storia di una ragazza che sogna un principe. Una storia capace, ancora oggi, di attivare l’immaginazione in ognuno di noi, accompagnandoci in musica nel regno della fantasia. Lo spettacolo verrà proposto in doppia replica, alle ore 17 e alle ore 21.

A seguire, dal 24 al 27 dicembre, sempre al Sociale, sarà possibile vivere la magia del circo con il Gran Gala du Cirque, un sorprendente show di teatro-circo con un cast scelto tra i migliori perfomer contemporanei, a metà tra la suspense del circo classico e il fascino della coreografia, tra intensa poesia e grande comicità. Nella nuova edizione, completamente rinnovata, dal titolo Multiversal – che verrà proposta a Trento in prima nazionale assoluta -, il pluripremiato quartetto di mimi ucraini Dekru vi accompagnerà in un multiverso composto da mondi in continua espansione: simulando col solo virtuosismo fisico la presenza di visori tecnologici e l’utilizzo di social network, questi artisti sapranno evocare in scena alcuni tra i più creativi interpreti circensi al mondo che, ad ogni numero, proiettano il pubblico in atmosfere, colori, emozioni differenti. 

La conclusione dell’anno (30-31 dicembre e 1 gennaio, al Teatro Sociale) sarà invece affidata ai The Black Blues Brothers. Tra circo contemporaneo e commedia musicale, questa produzione di teatro acrobatico, nata dalla fantasia di Alexander Sunny (già produttore di spettacoli di successo e curatore di speciali TV sul Cirque du Soleil), tra gag esilaranti, buffi striptease e spassose sfide di ballo, ha conquistato teatri e festival di tutto il mondo. Sulle travolgenti note della colonna sonora del leggendario film di John Landis, i Black Blues Brothers faranno rivivere uno dei più grandi miti pop dei nostri tempi a colpi di piramidi umane, limbo col fuoco, salti acrobatici con la corda e nei cerchi.

Ma la programmazione natalizia del Centro S. Chiara non finisce qui, visto che l’offerta di spettacoli coinvolgerà anche il Teatro Comunale di Bolzano che – oltre ad ospitare Pio. Andata e ritorno di Andrea Castelli (5 gennaio), Lo Schiaccianoci del Balletto di Mosca (4 gennaio), e il circo contemporaneo dei Black Blues Brothers (dal 26 al 28 dicembre) – il 31 dicembre e l’1 gennaio, vedrà esibirsi la pluripremiata coreografa e ballerina spagnola Blanca Li con la propria versione moderna dello Schiaccianoci: una versione hip hop del balletto di Tchaikovsky, all’insegna del métissage e con un corpo di ballo davvero incredibile. Una nuova e fantastica interpretazione che domina il capolavoro musicale di Tchaikovsky e lo reinterpreta in stile urbano, in maniera stupefacente. 

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Iniziare processi anziché possedere e difendere spazi

Dieci anni fa (24 novembre 2013) la pubblicazione di uno dei più importanti testi del pontificato di papa Francesco, l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Documenti (come Laudato si’, Fratelli tutti, Laudate Deum) che trovano ascolto ben al di là dei confini della Chiesa cattolica. Avviano processi di nuova cultura.

Negli stessi giorni, dieci anni fa (30 novembre 2013), prendeva via il sinodo della diocesi di Bolzano-Bressanone, su temi ai quali in gran parte aveva già dato input importanti (di contenuto e di metodo) il documento di Francesco. Spiegava, ad esempio, che “il tempo è superiore allo spazio”, perché c’è “una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti”. Il “tempo” è l’orizzonte che abbiamo davanti, lo “spazio” è lo spazio limitato e circoscritto del momento. Noi viviamo in tensione “tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae”.

Sapere che “il tempo è superiore allo spazio” ci “permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci”.

Parole importanti e criteri efficaci che consentono di verificare se in questi anni siamo riusciti a iniziare processi virtuosi o ci siamo avvitati su noi stessi, forse isteriliti, nello sforzo di occupare spazi o mantenerne il possesso.

Autore: Paolo Bill Valente