è dal 20 dicembre 1959 che sulla facciata est del duomo di Bolzano si trova una targa in pietra che ricorda un evento importante per la Chiesa locale ma anche per la città stessa, se si può considerare suo emblema il leggiadro campanile gotico. Sicuramente non molti si fermano a leggerne il testo redatto in latino; cosa si ricorda? Si tratta della consacrazione, dopo la sua ricostruzione, della chiesa fortemente danneggiata dai bombardamenti, tra le atrocità belliche, che tra il 1943 e il 1945 colpirono fortemente la città (ne fu vittima anche il teatro civico) provocando gravi danni al duomo. Era una grave ferita alla ricca storia, anche in fatto di arte e architettura, del tempio cristiano. Da basilica paleocristiana del VI secolo a chiesa alto medievale e poi romanica, fu consacrata nel 1180. Circa l’attuale chiesa, la sua costruzione, iniziata nel 1295 in forme ancora romaniche da maestranze lombarde, fu proseguita nel 1340 in stile gotico da maestranze sveve. Circa il campanile, la cui parte inferiore risale alla fine del 1200, la sua forma attuale è dovuta al rifacimento dal 1501 al 1519, dopo l’incendio del 1499. Sopravvissuto al bombardamento, il campanile fu oggetto di restauro dal 1976 al 1988, mentre il restauro della chiesa ebbe luogo dal 1946 al 1959. Il tutto fu possibile grazie al sostegno, come ricorda la targa sulla facciata est, di numerosi benefattori, della città e della regione. Un elenco di benefattori del restauro del campanile si trova invece, dopo cenni storici sul duomo, nella lastra commemorativa, datata 1989, posta sulla facciata sud, verso via Isarco. Si tratta di istituzioni, come Provincia Autonoma, Comune Bolzano, Cassa Risparmio, Corporazioni, ma anche di varie personalità. Dopo il testo in lingua tedesca, la targa si conclude con un cenno in lingua italiana: “Questa lastra commemorativa ricorda i lavori di restauro del campanile del duomo di Bolzano tra 1976 e 1988 ed elenca la storia del duomo stesso.”
In foto principale: Il duomo danneggiato dai bombardamenti
Avete una concessione edilizia che sta per scadere? Temete di non riuscire a rispettare il termine di fine lavori per completare le Vostre opere? Non c’è motivo di allarmarsi: la recentissima legge 11 settembre 2020, n° 120 ha convertito in legge il decreto-legge n. 76/2020, recante “misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale” (cosiddetto Decreto Semplificazioni). Esso prevede, all’art. 10 comma 4, la proroga generalizzata di tre anni dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori come indicati nei permessi di costruire rilasciati o comunque formatisi fino al 31 dicembre 2020. Tale proroga è ammessa purché, al momento della presentazione della domanda, i suddetti termini non siano già decorsi e sempre che i titoli abilitativi non risultino in contrasto con nuovi strumenti urbanistici nel frattempo approvati o adottati. Tale previsione è in questo senso funzionale a garantire una trasformazione edilizia conforme alla pianificazione urbanistica vigente, evitando così che l’intervento edilizio “prorogato” diventi incoerente con gli strumenti urbanistici che possono intervenire negli anni. Si badi che la norma estende tale proroga anche alle SCIA presentate entro lo stesso termine. Attenzione però: la proroga non opera automaticamente! Il soggetto che intende avvalersene deve comunicarlo espressamente entro il giorno di scadenza dei termini originari; al riguardo è sufficiente una comunicazione rivolta all’amministrazione competente. Un aspetto sicuramente positivo è che la comunicazione di proroga non deve essere motivata e non è soggetta a valutazioni discrezionali da parte dell’amministrazione in relazione alle ragioni che possono giustificarla: essa opera per il fatto stesso di essere stata richiesta, sempre che siano stati rispettati gli altri presupposti previsti. Una maggiore serenità, quindi, per il cittadino che presenti la domanda, in quanto può fare legittimamente affidamento sul fatto che sarà accolta.
MERANO Forse non molti sanno che, a pochi passi dai Portici, esiste una residenza che è stata per secoli rifugio e dimora sicura per principi e imperatori. Essa è nota col nome di Castello Principesco, costruito per volere del duca Sigismondo il Danaroso,conte di Tirolo nel 1450 “a ridosso e al di fuori delle mura”, come residenza meranese. La corte era ormai da tempo a Innsbruck, ma il legame con Merano era imprescindibile. Sigismondo fece costruire la residenza con tutte le comodità dell’epoca e ogni dettaglio stilistico reca l’impronta di quel tempo: dagli affreschi ai rivestimenti lignei delle stanze, dagli arredi agli stemmi araldici, ai ferri battuti, ai pavimenti e alle stupende stufe in maiolica. Di notevole interesse sono la cappella Palatina, con tutti gli elementi di arredo risalenti al 1450 e con una meravigliosa grata lignea in stile gotico, e la “ stanza dell’imperatore”.
Sì, perché Massimiliano I (1493-1519), imperatore, qui vi soggiornò a lungo, preferendola alla sua sede di Vienna. Dopo di lui vi soggiornò anche l’imperatore Ferdinando I nel 1564, in fuga da Innsbruck con tutta la famiglia, dopo che una grave epidemia aveva infestato l’intera valle dell’ Inn. Anche l’ Arciduca Massimiliano (1602 – 1618) vi soggiornò a lungo. Poi, a poco a poco, i membri della casa d’Asburgo se ne disinteressarono, lasciando andare il castello in progressiva rovina. Nel 1806 i conti Thurn von Taxis lo ricevettero in dono dall’allora governo bavarese, come “regalia postale per il Tirolo”. Acquistato dal Comune di Merano nel 1875, fu restaurato ripristinando la struttura alla sua parte originaria, eliminando le successive superfetazioni. Trasformato in museo a partire dal 1880, in esso hanno trovato dimora diverse suppellettili di interesse storico e artistico.
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