Successioni: i familiari del coniuge deceduto sono eredi?

Analizzo, in questa sede, un caso che è stato posto qualche settimana fa alla mia attenzione.
Si è rivolta al sottoscritto una signora, esponendo che la zia materna, senza figli e con genitori deceduti, ha ereditato dal defunto marito parte della casa a lui intestata. Tale zia ha una sorella ed un unico nipote, mentre il marito defunto aveva due fratelli, che hanno, pro quota, partecipato all’eredità, acquisendo parte della casa.
Il dubbio della signora è il seguente: nel caso in cui sua madre, sorella della zia, dovesse decedere prima della zia, chi partecipa alla successiva eredità in morte della zia? Anche i parenti del defunto marito?
Per rispondere al quesito si deve, innanzitutto, far riferimento all’articolo 565 del codice civile, secondo cui, in assenza di testamento, l’eredità si devolve solo in favore dei parenti del defunto (oltre che del coniuge, quando esiste) sino al sesto grado; in ultima istanza in favore dello Stato.
I parenti del coniuge (defunto) non sono parenti dell’altro coniuge (superstite), ma sono, secondo il diritto, “affini”. Ed infatti, non è parentela, ma affinità il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge.
Pertanto, nel caso sopra descritto, alla successione della zia, in assenza di coniuge (già deceduto) e di figli, nonché di genitori o altri ascendenti, succederà esclusivamente sua sorella. Nel caso in cui la sorella non possa o non voglia accettare l’eredità, ad esempio perché già defunta, saranno chiamati alla successione i figli di lei a norma degli articoli 571 e 572 del codice civile, nonché a norma dell’articolo 467 del codice civile (che disciplina la cosiddetta “rappresentazione”, secondo cui all’ascendente che non può o non vuole accettare l’eredità, subentrano i suoi discendenti legittimi o naturali). Questi ultimi soggetti subentreranno, chiaramente, nella quota di proprietà della zia e si troveranno, pertanto, in regime di comproprietà con i parenti del marito defunto di quest’ultima.

Autore: Avv.to Dott. Massimo Mira

L’oziorrinco

L’oziorrinco è un genere di coleotteri curculionidi, fitofagi notturni, che comprende oltre 1500 specie, diffuse nella zone dell’Europa meridionale, dell’Africa settentrionale e dell’Asia a nord dell’Himalaya. Sebbene l’appellativo ne richiami una certa ironia, in virtù dell’accezione ‘ozio’ e dell’aggettivo ‘rinco’, questo coleottero è tutt’altro che innocuo. La sua presenza si riscontra dalla forma dentellata che acquisisce il fogliame dopo il suo passaggio.
In Trentino-Alto Adige ne esistono 11 specie. Le varie specie si differenziano soprattutto per dimensioni, sottigliezze di colore, lucentezza, orari di attività e dal tipo di piante di cui, larve e adulti, hanno deciso di cibarsi. L’esemplare adulto è caratterizzato da una testa allungata con antenne prolungate in avanti, l’addome e il torace di forma sferica con finale dolcemente appuntito e sei zampe. Cammina sui rami, sugli steli, sui fusti e si arrampica sui sostegni, ma è un pessimo volatore. I danni dei coleotteri adulti sono generalmente piuttosto marginali, a meno di gravi infestazioni. L’oziorrinco compie di norma una sola generazione l’anno. Sono le larve il vero tallone d’Achille! Esse vivono nel terreno, penetrano nell’apparato radicale scavando vere e proprie gallerie, si cibano dei tuberi, erodono le radici fino ai colletti: le piante colpite presentano un accrescimento stentato, appassiscono, avvizziscono fino a soccombere. L’attacco arriva subdolamente dal sottosuolo, quindi non si vedono arrivare né bruchi, né farfalline. Il danno delle larve è tipicamente estivo, nel BalconORTO di luglio, agosto e settembre. Al pari della temibile cimice asiatica, l’oziorrinco si rivela un nemico arduo da debellare, a causa della sua corazza esterna, nonché dal fatto che le larve stazionino nel terreno ad un profondità tale che nemmeno l’impiego di insetticidi chimici ci garantisca il successo nella lotta. Colpisce fragola, lampone, cavolo, pomodoro, peperone, patata, lattuga, mais, topinambur, zucchina, zucca, pesco, albicocco, ulivo, vite, ginepro, alloro, agrifoglio e piante ornamentali e forestali.
Rimedi: 1) cattura manuale, tramite battiture serali delle piante; 2) galline nell’orto; 3) frequenti zappettature e sarchiature del terreno, per prevenire l’insediamento delle uova; 4) insetticida biologico Botanigard 22wp a base di spore di Beauveria bassiana; 5) uso specifico di nematodi entomopatogeni: A) Heterorhabditis megidis o bacteriophora: attivo con una T° del terreno > ai 10° C e T° max di 25° C; ha bisogno di un velo d’acqua per muoversi, ma è in grado di ricercare attivamente la preda; B) Steinernema kraussei: attivo con una T° del terreno > ai 6° C e aspetta la preda senza il bisogno di un velo d’acqua (fonte: Notiziario tecnico Iasma del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario di S. Michele all’Adige).

Autore: Donatello Vallotta

Vent’anni dietro il mixer e un album nuovo di zecca

Il cantante e fonico di Laives recentemente ha pubblicato un lavoro che lo vede protagonista come autore, attorniato da un gran numero di musicisti della scena locale. Il risultato è un disco vario, ben fatto, partecipato. Citare dei titoli vorrebbe dire trascurarne ingiustamente altri, ma è l’insieme il punto forte di questo progetto il cui trait d’union è proprio Carmelo Giacchino, con le sue idee abbozzate e col suo grande spirito sciamanico che sovrintende sapientemente l’insieme.

Qualche anno fa, Carmelo Giacchino ha realizzato che erano ormai quasi vent’anni che aveva deciso di passare la barricata nel mondo musicale, da membro di un gruppo a fonico, specializzandosi in particolare in produzioni indie, ma senza mai rifiutare i propri servigi e la propria esperienza a nessuno e ospitando nel proprio studio (nelle sue varie mutazioni geografiche e eponime) un sacco di artisti di ogni estrazione ed età.
“Gli inizi sono stati davvero avventurosi – ci racconta Giacchino – con i miei amici Luca Predenz e Michele Zambai nello studiolo allestito dentro un garage di viale Europa. Ci eravamo sbattuti parecchio per insonorizzarlo e renderlo idoneo alla bisogna, solo che in un garage vicino aveva fatto la sala prove un gruppo che non si era minimamente preoccupato di fare lo stesso, così il condominio soprastante li fece sloggiare in men che non si dica. E per non saper né leggere né scrivere, fecero sloggiare anche noi”.
Dopo di allora Giacchino e soci rilevarono il vecchio studio di Loredano Andreasi, a Oltrisarco, poi ci fu lo ZEM Studio ai Piani, ed ora, da un bel po’ di tempo e col nome di NoLogo, la sede del fonico/produttore è stabile a Laives, dove lavora con Fabione Sforza, occupandosi non solo di musica, ma questa è un’altra storia, pur se strettamente collegata.
Complici le nuove tecnologie, che permettono di metter giù una traccia per un brano anche col solo uso di uno smartphone, Giacchino ha cominciato a – per così dire – prendere appunti, strimpellandoli con la chitarra mano a mano che gli venivano idee da poter condividere con gli amici e gli artisti con cui e per cui ha lavorato nei suoi vent’anni di attività dietro il banco di regia. Tra una cosa e l’altra però, anche se le bozze c’erano quasi tutte allo scadere dei fatidici vent’anni, il lavoro ha richiesto molto più tempo del previsto, complici gli impegni di ciascuno. Ora però il lavoro è terminato e disponibile, in forma download e di chiavetta USB con tanto di booklet, col titolo di 21 Years, con riferimento alle ventun tracce di cui si compone e col fatto che è stato deciso di farlo uscire il primo gennaio 2021.
“Ho girato a diversi cantanti – prosegue il soundman – i file con gli abbozzi delle canzoni, chiedendo a loro di sviluppare dei testi e di contribuire all’arrangiamento, sfidandoli a trovare una dimensione più interiore, un qualcosa che recuperassero da un’emozione o da un sentimento. Da ex cantante, anche se in questo lavoro sono tornato anche a cantare in un paio di occasioni, riesco a sviluppare una certa empatia con chi sta dietro al microfono al di là del vetro. Con certe cantanti come Annika Borsetto, Tea Ducato, Petra Dotti, Monika Callegaro è stato davvero molto naturale portare a termine i brani. Con Monika ci eravamo anche riproposti di fare un intero disco assieme. Con qualcuno la lavorazione si è protratta quasi fino all’ultimo momento: con Tea e con Bertrand Risè ci siamo ritrovati a terminare le registrazioni poco prima di Natale”.
Il parterre di 21 Years è immenso, Carmelo è riuscito a coinvolgere davvero una schiera di amici e colleghi senza fine, nominarli tutti prenderebbe troppo spazio, ma possiamo almeno fare qualche nome: Akku, Bombardato, Luca Sticcotti, Rino Cavalli, Sandro Giudici, Michael Monteleone, Lorenzo Barzon, Gabriele Stegher, Katrin Tartarotti, Ictus Trentini.
“Mi è venuto naturale di pensare a delle collaborazioni – continua Giacchino – perché l’aver fatto parte per anni di varie band era dovuto al fatto che mi piaceva lavorare con gli altri. Sia con gli Ansia che con gli Jagoda, e poi coi Mida, ho sempre partecipato al team creativo, anche non essendo necessariamente sempre il cantante. Nel disco, chiamiamolo così, ci sono cose diverse, da intuizioni metal ai Massive Attack, musica etnica, reggae, rock. Facendo il fonico lavori con tanta gente e inevitabilmente allarghi i tuoi orizzonti musicali. In particolare comunque sono stati fondamentali le presenze di Lorenzo Scrinzi, che fino ad un paio di anni fa lavorava nello studio come arrangiatore e produttore e quindi era sempre lì, disponibile a piazzare un intervento di chitarra in un brano o nell’altro, e di Fabio Sforza, che in un brano suona quasi tutto e canta: loro due appaiono in molti brani e mi hanno dato una grossa mano. E poi c’è la sezione ritmica di Mirko Giocondo e Thiago Accarrino, che abbiamo usato più volte nel progetto”.
Il risultato è un disco vario, ben fatto, partecipato. Citare dei titoli vorrebbe dire trascurarne ingiustamente altri, ma è l’insieme il punto forte di questo progetto il cui trait d’union è Carmelo Giacchino, con le sue idee abbozzate e col suo grande spirito sciamanico che sovrintende sapientemente l’insieme.

Autore: Paolo Crazy Carnevale – musicofilo

Non fermarsi (quasi) mai

Anna Mattiuzzo è nata a Bolzano il 20 luglio 1990. Oggi è mamma, insegnante di danza, educatrice e si sta specializzando in scienze pedagogiche. Vive a Pineta di Laives. È attiva nel sociale e nella beneficenza, e con l’amica Valentina Furegato ha organizzato alcuni spettacoli di beneficenza. Le piace essere sempre impegnata, ma sa anche fermarsi per riprendere fiato.

La cosa che mi piace di più di me.

La spontaneità. 

Il mio principale difetto.

La spontaneità.

La volta che sono stata più felice.

Il giorno della mia laurea.

La volta che sono stata più infelice.

Non so, ma sicuramente pioveva.

Da bambina sognavo di diventare…

Una performer.

L’errore che non rifarei.

Perdere di vista la mia migliore amica per anni, solo per una stupida discussione.

La persona che ammiro di più.

Se dico Kompatscher, dici che ci fa aprire le scuole di danza? 

Un libro da portare su un’isola deserta. 

“Il cardellino” di Donna Tartt.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Me ne tolgo anche troppi.

L’ultima volta che ho pianto.

Giovedì.

La mia occupazione preferita. 

Ballare.

Il mio piatto preferito.

Spaghetti al pomodoro. 

La mia cantautrice preferita.

Miley Cirus.

Il mio pittore preferito.

Il mio bambino.

Non sopporto…

I poco evoluti.

La disgrazia più grande.

I poco evoluti.

Dico bugie solo…

Se serve.

La mia paura più grande.

Il mare.

L’oggetto a cui sono più legata.

Cuscinetto.

Il giocattolo che ho amato di più.

Un microfono. 

La massima stravaganza della mia vita.

Una tinta nera a sedici anni.

Il mio primo ricordo.

Una maestra che mi disinfetta il ginocchio.

Il mio più grande rimpianto.

La vita universitaria.

Dove mi vedo tra dieci anni.

Mi basta che sia senza mascherina.

Per un giorno vorrei essere…

Kaycee Rice oppure single (ahah!).

Nel mio frigo non mancano mai…

Ketchup e maio.

Se fossi un animale sarei…

Una tigre col suo cucciolo.

In famiglia mi chiamano…

Annina.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…

Sono arrivata a Ilembula in Africa.

Il mio motto.

Head up!

Un gattino per comprendere i bimbi

Nella loro quotidianità si occupano di studiare e aiutare i più giovani nella loro formazione, e dunque i genitori nell’affrontare il mestiere più bello e più difficile al mondo. Sono due psicoterapeuti dell’età evolutiva, quindi chi più adatto di loro a scrivere un libro per bambini? Giuseppe Pino Maiolo e Giuliana Franchini sono due nome noti anche nel campo letterario, e per questa stagione hanno ben pensato di proporre in versione rinnovata il più recente capitolo delle avventure di un gattino che negli ultimi anni ha saputo conquistare le simpatie di bambini e genitori.

Giuliana Franchini
Giuseppe Maiolo

Con “Ciripò in un mare di emozioni” (ed. Erickson, 92 pagine) il piccolo felino antropomorfo, pigro e fifone, entra di diritto nel filone dei personaggi delle fiabe moderne, divertendo ed educando sia i grandi che i piccini. Già, perché se da un parte le splendide illustrazioni di Raffaella Bolaffio (che con la sua delicata matita riesce a donare una vita propria ai vari personaggi) e il font utilizzato per la pubblicazione rendono il volume fruibile anche ai lettori ai primi passi, i cinque capitoli rendono il meglio se letti a voce alta da mamme e papà. In cinque diverse avventure, il protagonista affronta dei plot che lo portano a confrontarsi con diverse situazioni difficili, e i nemici da combattere si rivelano essere quelle piccole emozioni che affondano l’animo dei piccoli umani: dalla svogliatezza che può portare all’apatia, al timore di non essere accettati dagli amici, dalla paura del buio alla difficoltà di tenere fede alle promesse fatte o di badare i fratelli più piccoli.
Le storie si diramano in maniera semplice e divertente, intrattenendo i piccoli ma allo stesso tempo istruendoli, e lasciando scoprire ai genitori – anche nell’osservare le reazioni dei figli – che quel mondo spensierato dei propri bambini, troppe volte così spensierato non è.

Luca Masiello

“L’economia guarda al futuro”

Il 2020 è stato caratterizzato da un tema in tutti i settori economici, ossia la pandemia da Coronavirus. Il virus ha provocato gravi danni anche nelle imprese altoatesine e la Camera di commercio ha dedicato la 10a edizione degli incontri di inizio anno a queste nuove sfide, con il motto “L’economia guarda al futuro!”.
“Per la Camera di commercio di Bolzano è molto importante sostenere le aziende altoatesine in questo periodo difficile. Con gli incontri di inizio anno abbiamo voluto dare a imprenditori, imprenditrici e aziende degli input ed esempi pratici di come è possibile gestire questa crisi”, dichiara il Presidente della Camera di commercio Michl Ebner.
Dopo le manifestazioni di Bressanone e Bolzano, gli incontri di inizio anno sono stati ospiti della cooperativa frutticoltori Cafa a Merano. L’ospite d’onore della serata conclusiva era il presidente della Provincia Arno Kompatscher, che ha parlato di ciò che accomuna economia e politica in questa fase delicata della pandemia:
“Attualmente dobbiamo tutti confrontarci con una situazione di cui non abbiamo esperienza. Così come succede a molti imprenditori e imprenditrici, spesso anche la politica naviga a vista, con la stessa necessità di flessibilità, massima vigilanza e modifiche in corso d’opera. Nel 2021 dobbiamo riuscire insieme a stabilizzare la situazione a livello di politica sanitaria ed economia, in modo tale da poter avere più sicurezza nella pianificazione e riprendersi il più velocemente possibile da questa crisi.”
Uno degli ultimi due interventi è stato quello di Karlheinz Schönweger, amministratore di Cafa Merano. Con il titolo “Un modello di business in tempi di crisi” ha provato a dare risposta alle seguenti domande: come si può mantenere un’attività adeguata in azienda durante una fase di picco del Coronavirus? Come si possono tutelare al meglio i collaboratori e le collaboratrici? Quale contributo può dare un’azienda di medie dimensioni alla società?
In seguito, il direttore generale della Provincia Alexander Steiner ha tenuto un discorso sugli sviluppi futuri della pubblica amministrazione dal titolo “Pubblica amministrazione – Quo vadis?”, in cui ha parlato della sfida di come conciliare la continua crescita della digitalizzazione e lo smart working con la necessità di riorganizzare i servizi per aumentare l’efficienza a favore dei cittadini e delle imprese.

In foto: da sinistra Michl Ebner, Karlheinz Schönweger, Alfred Aberer e Alexander Steiner

Il dono della Bassa ai bambini del Caguán

Un’iniziativa che esprime valori di solidarietà e voglia di aiutare il prossimo, quella organizzata da diversi volontari della comunità di Pochi che hanno voluto rendere felici altre persone, in particolare i bambini meno fortunati. Lo scorso novembre, infatti, a Pochi è giunto un messaggio da Padre Emilio, parroco che nel 2019 è rimasto per un periodo alle parrocchie sia di Pochi che di Salorno e nelle quali ha lasciato un segno indelebile. In questo messaggio Don Emilio, che dal 2011 opera a Villa Remolino del Caguán, la parrocchia più a sud della Colombia immersa nella foresta amazzonica e raggiungibile solamente via fiume, annunciava i suoi immediati progetti: “Il prossimo 30 novembre inizierò il mio viaggio lungo il fiume per visitare tutti i piccoli villaggi e condividere con loro il Natale.

Di solito porto ai bambini un piccolo pensiero, ma quest’anno è stato molto difficile”. È così che il gruppo Filopochi, il coro Sant’Orsola, il gruppo “Frittelle di mele” e numerosi privati hanno deciso di aiutare Padre Emilio raccogliendo delle offerte. L’artista Giorgio Panizza ha messo a disposizione dei meravigliosi biglietti dipinti a mano che sono stati “acquistati” dalle persone attraverso delle donazioni. La soddisfazione è stata grande, quando si è scoperto che la cifra totale raccolta ammontava a oltre 2.300 euro, somma interamente affidata a Padre Emilio per i bambini del Caguán. Il regalo più bello è stato ricevere le foto inviate da Don Emilio con i bambini felici intorno a lui, accompagnato dal messaggio: “Grazie ai vostri contributi tutto questo è possibile”.

Erica Nardin

La forza del teatro per non dimenticare

Anche quest’anno, la città di Merano vuole ricordare le vittime della follia nazista in occasione del Giorno della Memoria; e per questa occasione sarà la magia del teatro a dare forza alla celebrazione: all’indirizzo youtu.be/9wYM94kyDGk verrà infatti trasmesso lo spettacolo intitolato “Dal campo di calcio ad Auschwitz”, che è stato registrato in un teatro di Bergamo. Scritto e interpretato da Davide Giandrini, poeta a regista teatrale – narra la storia di Árpád Weisz (1896 – 1944), giocatore e poi allenatore di calcio conteso a suo tempo dalle squadre più titolate del massimo campionato italiano. Il suo Agc Bologna aveva conquistato due scudetti consecutivi, nel 1936 e nel 1937, e nel 1938 era primo in classifica.

Árpád Weisz

Ma con la promulgazione delle leggi razziali, Árpád, ebreo ungherese, dovette lasciare il lavoro e l’Italia assieme alla moglie Elena e ai figlioletti Roberto e Clara.
La famiglia riparò prima a Parigi, e poi a Dordrecht, una cittadina dei Paesi Bassi dove Árpád poté allenare la piccola squadra locale. In seguito all’occupazione dell’Olanda da parte delle truppe tedesche, il 2 agosto del 1942 la famiglia Weisz venne arrestata dalla Gestapo e Árpád fu costretto a separarsi dai suoi congiunti. La moglie (34 anni) e i figli (rispettivamente di 12 e di 8 anni), furono deportati ad Auschwitz dove trovarono la morte nelle camere a gas. Árpád venne invece assegnato a un campo di lavoro dell’Alta Slesia. Rimase ancora in vita per altri quindici mesi, fino a trovare la morte, per freddo e per fame, ad Auschwitz.
Il racconto teatrale dura circa 60 minuti ed è accompagnato da videoproiezioni e musiche originali suonate al pianoforte.

Matteo Corradini

Le altre iniziative

“La Shoah delle ragazze”: così si intitola il progetto di Matteo Corradini, ebraista e scrittore, che la biblioteca civica proporrà sul suo profilo facebook. Si tratta di un racconto con letture e immagini che vuole rappresentare lo sterminio attraverso le voci di donne e capire se c’è uno specifico femminile quando si parla di Shoah. Verranno proposte le parole e le riflessioni di Anne Frank e di Esther Hillesum. Inoltre ci sarà l’opportunità di ascoltare le testimoniane di Ilse Weber, musicista suo malgrado nel ghetto di Terezin, di Inge Auerbacher, sopravvissuta allo stesso ghetto, e di tante altre bambine, ragazze e donne che hanno vissuto la Shoah.
In collaborazione con il “Theater in der Altstadt”, la biblioteca ha realizzato anche un breve video intitolato “AnDenken. 27. Januar Tag des Gedenkens”, con testi di Peter Weiss ed Erich Fried e la partecipazione di Karl Prossliner, Daniel Mazza, Christina Khuen e Johanna Porcheddu. Anche questo progetto verrà pubblicato sulla pagina facebook della biblioteca nonché su quella del Theater in der Altstadt.

In foto principale: Davide Giandrini, copyright: davidegiandrini.it

A dialogo con il Sommo Poeta per il giubileo

In occasione del settimo centenario della scomparsa di Dante Alighieri (1321-2021), l’Accademia di studi italo-tedeschi di Merano promuove un ciclo di dodici incontri pubblici: i “Dialoghi Danteschi”.
Gli incontri si terranno di sabato mattina dalle ore 11 alle 13, due volte al mese da gennaio a giugno, e saranno rivolti a tutti gli appassionati di letteratura e di cultura. Ciascun incontro prenderà l’avvio dalla lettura ad alta voce di un passo della “Commedia” a cui seguiranno due brevi interventi e quindi un dialogo tra due esperti di letteratura italiana. Quando sarà possibile svolgere gli incontri in presenza si terminerà con una discussione con il pubblico. Parteciperanno studiosi sia di lingua italiana che di lingua tedesca: l’iniziativa mira così a una fertile simbiosi di opinioni scaturenti da differenti percorsi formativi e da distinti approcci esegetici.
Ciascuno degli appuntamenti in programma prenderà spunto da una personalità incontrata da Dante – personaggio nel corso della “Commedia”, soppesando la forma lessicale, il valore estetico e il significato etico dell’incontro specifico, tanto come episodio individuale quanto all’interno dell’opera considerata nel suo insieme. Lo sguardo critico si focalizzerà su episodi tratti da ognuna delle tre cantiche del poema.
L’iniziativa si rivolge a un pubblico interessato ma non necessariamente esperto di esegesi dantesca, prefiggendosi soprattutto la finalità di rafforzare – tra i residenti della provincia di Bolzano, nonché dell’Euregio, – la comprensione e l’apprezzamento nei confronti del massimo capolavoro della letteratura italiana, nel settimo centenario della scomparsa del suo autore.

Il programma

13 febbraio. “Ulisse” (Inf. XXVI), Giovanna Corazza e Valentina Gallo. 27 febbraio. “Il conte Ugolino” (Inf. XXXIII), Marco Sirtori e Thomas Persoco. 13 marzo. “Manfredi” (Purg. III), Paolo Pellegrini, Franziska Meier) 27 marzo. “Sordello” (Purg.VI – VIII), Francesco Sberlati e Paolo Rambelli) 10 aprile. “Oderisi da Gubbio” (Purg. XI). Giorgio Zanmetti e Albero Bertoni
24 aprile. “Guido Guinizzelli” (Purg.XXVI), Giorgio Barachini e John Butcher. 8 maggio. “Piccarda Donati” (Par. III), Luca Lombardo e Guiglielmo Barucci.22 maggio. “Folchetto di Marsiglia” (Par. IX), Hans Honnacker e Giovanni Fiesoli. 12 giugno. “Cacciaguida” (Par.XV – XVIII), Raffaele Giglio e Elena Laureti. 26 giugno. “Pier Damiani” (Par.XXI), Ester Pietrobon e Matthias Bürgel.


Il primo incontro dei Dialoghi Danteschi (“Francesca da Rimini”) è visibile su Youtube e Facebook; per informazioni: www.adsit.org.