La pioggia nonferma la musica

Mercoledì 5 luglio si è svolto Upload Summer, un festival musicale che ha come scopo quello di dare spazio a giovani talenti emergenti locali. Raggiunto alla quindicesima edizione, il contest ha appuntamento ogni mercoledì della settimana fino al 30 agosto. La pioggia non ha fermato il duo Sogni dell’Adige, che ha suonato e intrattenuto gli spettatori tutta la sera con la loro bellissima musica. Attraverso gli scatti di Niccolò Dametto riviviamo la serata.

Sport, umanità ed emozioni

Ispirata al tema Umanité, la 36a edizione della Maratona dles Dolomites-Enel ha regalato spettacolo sui passi dolomitici, per un giorno chiusi al traffico. Tanti gli atleti in gara, e tanti i personaggi dello sport che non sono voluti mancare all’evento. Ecco alcune immagini scattate dal fotografo Alex Moling.

L’ “Ospedale dei Pupazzi” contro la paura

Come far passare ai bambini la paura del dottore e del Pronto Soccorso? Lasciando curare il proprio amico di pezza dai volontari della Croce Rossa di Laives. Un’iniziativa per tornare vicino alla popolazione, cominciando dai più piccoli.

Non sarà un’estate con le mani in mano per i volontari della Croce Rossa del comitato laivesotto: diverse le presenze programmate in occasione dei tanti eventi estivi in calendario per il comune di Laives, dove il comitato sarà presente con un’iniziativa davvero speciale rivolta ai bambini.
Ce la siamo fatta raccontare dalla referente dei volontari di Laives Sandra Clemente e dalla sua vice Alessia Comunello, in occasione del secondo di questi incontri, svoltosi mercoledì 5 luglio a Pineta.
“Dopo oltre due anni di blocco forzato, a causa principalmente del Covid – spiega Sandra – come volontari della Croce Rossa abbiamo deciso che l’estate era un buon momento per ricominciare a essere vicini alla cittadinanza”. Si è scelto quindi di ripartire dai più piccoli e, dalla creatività di Alessia, è nato così l’“Ospedale dei Pupazzi”, un modo per affrontare coi bambini la paura dei dottori e del Pronto Soccorso, trasformando i loro amici di pezza in veri e propri pazienti. I piccoli – già nel primo appuntamento svoltosi il 16 giugno a Laives – attendevano pazientemente in fila il proprio turno per sottoporre i propri pupazzi alle solerti cure dei volontari della Cri. Volontari che, come sottolinea Sandra, vengono anche dal comitato di Bolzano, creando una sinergia tra comitati volontari del territorio che sfocerà, a partire da settembre ,in una bellissima iniziativa, Universo Cri, in cui ogni settimana verranno proposti incontri con la cittadinanza su svariate tematiche presso la sede della Croce Rossa in Viale Trieste a Bolzano.
Ma torniamo all’ospedale dei pupazzi: un evento che per la prima volta si è svolto in Alto Adige e il fatto che questa prima volta sia stata a Laives è naturalmente motivo di orgoglio per la referente e la sua vice – un binomio vincente il loro, tra il resto caso unico in Alto Adige – dove un referente, Sandra in questo caso, che si definisce il braccio operativo della coppia – ha una propria vice che, nel caso di Alessia, si occupa più che altro della parte burocratica, assolutamente essenziale anche nell’universo del volontariato. Naturalmente, questa iniziativa non poteva che trovare il pieno appoggio anche della responsabile dei volontari, la dottoressa Monika Schivari, perchè ha contribuito a riavvicinare la cittadinanza a una realtà fondamentale per il territorio.
“Questa iniziativa ci ha mostrato, tra il resto – continua Sandra – come i nostri bimbi, in questa società frenetica, abbiano ancora voglia e bisogno di fantasia”.
“Il mio cagnolino si è fatto male in un incidente con la Ferrari”, racconta uno dei bambini per esempio”; “Pesa tanto perchè mangia sempre tanto gelato”, si preoccupa una bimba per il suo orsetto un pò troppo “in carne”.
Incuriositi e affascinati anche gli adulti, dimostrando una risposta così positiva che il comune ha richiesto la presenza dello stand dell’ospedale dei pupazzi anche in altre iniziative previste a San Giacomo e ancora a Laives nel corso dell’estate. Occhio quindi al calendario delle iniziative del comune.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Letteratura

In molti, dopo la serata finale del Premio Strega, hanno chiesto al Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano come avesse fatto a votare come giurato senza aver letto i libri finalisti. Prendendo spunto da tutta questa curiosità, Sangiuliano ha deciso di aprire una sua propria libreria contenente tutte le sue guide: da “Come valutare un piatto senza mangiarlo” a “Recensire hotel senza dormirci”, passando per “Giudicare una persona senza conoscerla”. Centinaia e centinaia di volumi, ovviamente da non leggere.

Prati alluvionali e isole nella Val d’Adige

Dall’ultima deglaciazione in poi, il fiume Adige è stato l’assoluto padrone dell’omonima valle. Per molti millenni, il paesaggio si presentava completamente diverso rispetto a quello antropizzato che vediamo oggi, segnato dalla distesa infinita di frutteti e, soprattutto, da un corso del fiume regolare.

Nei secoli passati, l’Adige si estendeva incontrollato da un versante all’altro delle montagne e le sue ramificazioni lambivano i conoidi su cui sorgevano i villaggi. Inoltre, portava molta più acqua, tanto che in alcuni periodi dell’anno raggiungeva un’altezza superiore da due a quattro metri rispetto a quella odierna. Durante il disgelo trascinava a valle tutto ciò che trovava sulla propria strada. Non a caso il fondovalle roccioso si trova circa 200 metri sotto quello attuale. Pioppi, ontani e salici erano gli alberi più diffusi e solo qua e là s’incontravano timidi accenni di coltivazioni umane puntualmente devastate dalla furia dell’acqua. Il terreno era umido e a tratti paludoso e non si prestava all’agricoltura. I terreni asciutti e erbosi che tuttavia si trovavano lungo il corso del fiume venivano chiamati “Auen”, dall’antico termine tedesco “ouwa”, a sua volta derivato dal germanico “awjo”. In italiano non esiste un vocabolo corrispondente e si parla quindi di prato alluvionale o, usando il latino, di augia.
Solo con le prime e molto parziali opere di regolazione del corso del fiume le cosiddette “Auen” sono andate a ridursi per lasciare il posto ai campi coltivati. Il termine “Aue” è comparso in Tirolo verso il XII secolo, e solitamente si collega ad un altro nome che lo contraddistingue. Alle porte di Bolzano erano note la Bozner Au e la Leiferer Au, adibite principalmente a pascoli. Poiché in diverse di queste “Auen” bonificate sono poi nati piccoli insediamenti, spesso hanno mantenuto nel loro nome il termine “Au” come, dalle nostre parti, Oberau e Unterau, Oltrisarco e San Giacomo, oppure, sotto Castel Firmiano, Kaiserau. Sempre nella piana bolzanina il territorio dove confluivano Adige e Isarco era chiamato “in der Owe” e nel 1160 apparvero anche una chiesa e un convento “in der Owen unter oder pei Pozen”, ovvero Santa Maria in Augia presso o sotto Bolzano. Altre “Auen” note erano la Eisachowe, l’augia dell’Isarco, e, nella zona di Appiano, la Nuzowe. “Auen” erano note anche a Caldaro e Termeno, dove un tempo passava il vecchio Adige dopo l’ultima glaciazione; qui tuttavia si parla anche di Moos, palude. Tutte le “Auen” erano di proprietà pubblica, ossia del principe-vescovo di Trento. Quando un terreno veniva invaso dall’acqua, il vescovo lo dichiarava “Au” e in tal modo lo sottraeva gratuitamente alla proprietà privata.
Al contrario delle “Auen”, i terreni ricoperti di sabbia o ghiaia erano denominati Griez o Gries. Anche su questi terreni vantavano diritti i nobili che prima o poi vi volevano edificare. Tipico il caso di Gries presso Bolzano, dominio dei signori di Greifenstein, i quali possedevano “alle die griez auf me Eisache und auf me Talverne”, tutti i terreni sabbiosi sull’Isarco e sul Talvera. Spesso Gries veniva tradotto con il termine latino Arena.
Altra caratteristica paesaggistica della valle dell’Adige erano le cosiddette “isole”. Una “Yscla Ysarci” venne ceduta nel XIII secolo da tale Dietlin Zungel a Hainrich Kienast. Queste isole erano già utilizzate per le coltivazioni ma ovviamente erano costantemente esposte alla virulenza del fiume. Isole sono note lungo tutto il corso dell’Adige e dell’Isarco, tanto che il paese di Cortina all’Adige era un’isola vera e propria e anche nei pressi di Egna si trovavano alcune isole che ancora oggi portano questo nome.
Con la regolazione del corso del fiume queste isole andarono a sparire. Emblematico a tal proposito il caso dell’ospedale costruito nel 1202 dall’ordine teutonico sulla riva destra dell’Isarco. Dopo una grande alluvione nel 1400 venne abbandonato e ricostruito, come pure il convento “in Augia”, in via Weggenstein a Bolzano. Nella nota carta topografica di Peter Anich del 1770 sono inserite isole presso Vadena e Gmund / Monte.
Molto frequenti erano le alluvioni e inondazioni. In un documento del 1256 si dice che i terreni in “terra Bozani” sono “per inundaciones frequentes acquarum terra quasi omni anno totaliter devastantur”. La stessa Egna o “Burgum Egne” fu completamente devastata nel 1220.
Nel 1339 da Egna si poteva raggiungere Termeno solo in barca. Addirittura il lago di Caldaro scomparve sotto le acque della valle alluvionata.

Autore: Reinhard Christanell

I giovani sono il futuro dell’atletica

L’AthleticClub96 che ha sede presso il campo CONI di Via Santa Geltrude è una società d’atletica bolzanina nata nel 1996 per rilanciare la Società Atletica Bolzano (la tutt’ora esistente società più antica di Bolzano, fondata nel 1947). Un progetto che aveva come scopo quello di creare una squadra il più forte possibile con atleti locali. Certo, non si sarebbe mai immaginato a quei tempi che dopo tanti anni di successi, l’AthleticClub96 riuscisse non solo a diventare la società più forte in regione ma addirittura la squadra più forte d’Italia.

Oggi andremo ad intervistare Bruno Telchini, ex atleta e attuale presidente della società e ci faremo raccontare gli ultimi successi e il rapporto tra i giovani e l’atletica.

Come è stata la scalata fino a diventare campioni d’Italia?
Ci è voluto del tempo, non è capitato nel giro di pochi anni. Ma ho sempre sostenuto che questa società era dominata da un DNA vincente, si è sempre riusciti a migliorare e si è sempre riusciti a dare agli atleti l’entusiasmo giusto per raggiungere risultati sempre maggiori. Fin dal primo anno la società è riuscita a qualificarsi per la finale B (ogni anno le società in Italia sono moltissime quindi vengono fatti più campionati societari, un po’ come in tutti gli sport) e per alcuni anni ci siamo rimasti, poi siamo arrivati nella finale A1 e successivamente in quella argento. Nel 2007 abbiamo fatto la prima finale oro e a partire dal 2014 siamo sempre rimasti nella finale oro.
Fino a diventare campioni d’Italia nel 2019, 2020 e 2022.


Quest’anno invece?
Quest’anno sono stati troppi gli inconvenienti e gli infortuni che hanno caratterizzato la vigilia e lo svolgimento della finale per la nostra squadra che non ha potuto ripetere in Sicilia il grande risultato degli ultimi anni. Siamo stati la quinta società più forte d’Italia.

Per quanto riguarda i giovani invece?
Abbiamo una settore giovanile molto attivo, con più di cento ragazzi e ragazze che vengono al campo ad allenarsi settimanalmente. Crescendo e diventando sempre più forti l’obbiettivo è quello di portarli a competere nella squadra che gareggia ai campionati italiani di società assoluti.

Dopo le Olimpiadi di Tokyo si sono notati cambiamenti?
Assolutamente sì! La vittoria di cinque medaglie da parte dell’Italia ha sicuramente reso più popolare questo sport e genitori e bambini se ne sono appassionati. Abbiamo avuto un’affluenza di iscritti pari al 30% in più rispetto l’anno passato. Anche il covid ha aiutato nella crescita degli atleti locali nella nostra società: essendo uno sport all’aria aperta e senza contatti.


Per quali motivi consigliereste ad un ragazzo di iniziare a praticare atletica?
Per la varietà dell’atletica: è adatta a tantissime conformazioni fisiche. Se uno è potente, grande e grosso sarà portato nei lanci. Se è veloce farà il velocista. Se è resistente farà le gare di mezzofondo. Se uno ha un piede particolarmente elastico farà il saltatore. Questo permette ai ragazzi di sperimentare varie discipline e scoprire quella che più gli aggrada e nella quale va più forte.
Nessuno è fortissimo in tutto; ognuno ha le sue caratteristiche.

Qual è la caratteristica dell’atletica che le piace di più?
Il bello dell’atletica è che a differenza del calcio o di altri sport di squadra dove magari sei un grande talento ma se non hai la fortuna di entrare subito nel giro giusto potresti anche non essere mai notato, nell’atletica c’è poco da fare: i risultati sono risultati. Anche Marcel Jacobs in fin dei conti ne può essere un esempio: se non avesse vinto le Olimpiadi sarebbe stata un’altra storia, si sapeva che era un atleta fortissimo però aver vinto le Olimpiadi gli ha cambiato la vita.

Autore: Niccolò Dametto

Sulle onde dell’emozione

Bolzanino classe 1975, sposato con Maria e papà di Eleonora (17 anni) e Chiara (8), è un giornalista iscritto all’albo professionale dal 2006 e attivo da 24 anni nel mondo della comunicazione. Attualmente è il responsabile della comunicazione sportiva dell’Atalanta. In passato ha ricoperto i ruoli di responsabile della comunicazione e dell’ufficio stampa di Hellas Verona e FC Südtirol. Prima di specializzarsi nella comunicazione per club calcistici, ha collaborato con testate locali come Alto Adige, RTTR, TCA e NBC.

La cosa che più mi piace di me.
Mi nutro di passioni, emozioni, sentimenti forti. Ogni giorno. E non mi bastano mai.


Il mio principale difetto.
Sono molto permaloso, anche se nego di esserlo.
Il mio momento più felice.
Quando ho conosciuto Mary, mia moglie. Mi ha cambiato la vita. Con lei accanto niente mi fa più paura.

Da bambino sognavo di diventare…
Un giornalista. A 6 anni riempivo quaderni di “articoli”. Per divertimento.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Un viaggio con mia figlia più grande, Eleonora, per chiacchierare assieme. Solo io e lei, senza distrazioni.

Il luogo dove vorrei vivere.
Barcellona. Città che mi trasmette serenità, gioia e spensieratezza.

Il mio piatto preferito.
La torta di patate nonesa. Ma buona come quella di mia nonna non l’ho più mangiata.

Non sopporto…
Quando mi sottovalutano. Ma è il momento in cui do il meglio di me stesso.

Nel mio frigorifero non manca mai…
Il tè alla pesca.

Se fossi un animale sarei…
Un riccio.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che….
Ho saputo ricostruire un dialogo con mio papà dopo anni di silenzi.

Dove mi vedo fra 10 anni.
Nel calcio. La passione di una vita e la mia miglior forma di espressione.

Tre aggettivi per definirmi.
Passionale, generoso, emotivo.

Il mio film preferito.
“La ricerca della felicità” di Gabriele Muccino con Will Smith.

Il mio attore preferito.
Denzel Washington.

Amo il mio lavoro perché…
Perché sa regalare emozioni intensissime e uniche per uno come me che vive tutto col massimo trasporto emotivo.

Sebastian Altmann nel ricordo della città

A Bolzano Sud vi è, collegante via Buozzi a via Keplero, via Sebastian Altmann, dedicata a chi con Bolzano ebbe forte legame, essendone stato “l’architetto civico”. Nato a Bad Reichenhall (Baviera) il 19 gennaio 1827, venuto a Bolzano intorno al 1855 come assistente edile, ritornatovi come architetto nel 1857, il 27 giugno fu nominato “architetto civico” . Erano anni in cui, con la realizzazione della ferrovia e la nascita delle prime aziende di tipo industriale, Bolzano diveniva anche ambita meta turistica come stazione climatica; Altmann poté costruire eleganti hotel, nonché sanatori, passeggiate e giardini. Visto il notevole slancio economico-culturale della città, l’architetto fu incaricato di ridisegnare la città, con una sorta di piano regolatore. Il primo intervento di pianificazione urbanistica fu la costruzione del quartiere prospiciente la stazione ferroviaria. Seguì il progetto per la Neustadt, la zona comprendente le odierne via Dante, via Carducci, via Cassa di Risparmio. I due nuovi quartieri vennero uniti dalla piazza Domenicani, che divenne punto di congiunzione con il centro medievale, mentre Johannsplatz (ora piazza Walther) assumeva la funzione di centro, anche ideale, della nuova città ottocentesca. Iniziava così un periodo produttivo per l’architettura bolzanina, aperta agli influssi esterni, provenienti in particolare da Monaco.
Tra i progetti del 1879 vi è la villa Defregger in via Weggenstein (in cui soggiornò periodicamente il pittore Franz von Defregger), mentre è del 1880 la direzione dei lavori di restauro di Castelroncolo. È del 1888 l’edificio, sito in piazza Gries 18, allora adibito a sede del Municipio di Gries e a scuola maschile; dal 1889 di proprietà del Comune di Gries, nel 1925 passò al Comune di Bolzano; la “Casa Altmann” ospita gli uffici del Centro civico e la sede di alcune associazioni. Sebastian Altmann, il quale prestò la sua opera anche a Ora, Laives, Maia Bassa, Terlano e Andriano, morì a Bolzano il 27 luglio 1894.

Autore: Leone Sticcotti