I bolzanini alla guida

Come si comportano i bolzanini nel traffico? Con il comandante dei vigili urbani Sergio Ronchetti diamo un’occhiata ai dati delle contravvenzioni del 2020, mettendo in evidenza i vizi e le virtù che caratterizzando i comportamenti degli abitanti del capoluogo.

// Di Luca Sticcotti

Negli ultimi dodici mesi la mobilità dei bolzanini è stata in parte modificata dalla pandemia. Nei periodi di lockdown più intenso la mole di traffico è diminuita, ma il calo molto significativo dell’uso dei mezzi pubblici ha portato sulla strada molti cittadini che fino a quel momento si erano mossi poco con i veicoli privati, a due come a quattro ruote. Lo stress e l’ansia collegati all’emergenza in qualche misura hanno anche accresciuto nervosismo e alcuni casi disattenzione e maleducazione da parte dei cittadini.


E certo non ha aiutato il sistema viario bolzanino, costantemente al limite da molti anni, come sappiamo.
Abbiamo quindi voluto cogliere l’occasione della pubblicazione dei dati sulle multe prese dai bolzanini nel corso 2020, per identificare assieme al comandante dei vigili urbani Sergio Ronchetti quali sono oggi gli aspetti più significativi della frizione tra le categorie (pedoni, ciclisti, motociclisti, automobilisti e autotrasportatori), cogliendo l’occasione per ribadire quali sono le motivazioni che stanno a monte delle norme più disattese.

Sergio Ronchetti

L’INTERVISTA
Qual è l’attuale situazione?
Statisticamente nel corso dell’ultimo le infrazioni sono un po’ calate, complice anche il Covid che ha modificato i comportamenti per quanto riguarda gli spostamenti. Un dato che risulta evidente e che tutto sommato mi stupisce molto, riguarda la disattenzione con cui i nostri concittadini affrontano i semafori rossi. Nell’ultimo anno abbiamo posizionato cinque telecamere ai semafori ed è sorprendente il numero di persone che passano col rosso, nonostante il fatto che il nostro sistema sia tale da non penalizzare anche i comportamenti non perfettamente regolari, come quello di chi passa con l’arancione (il codice della strada infatti prevederebbe in questo caso la stessa sanzione di chi passa con il rosso). Normalmente non sanzioniamo neppure chi passa e si ferma in mezzo all’incrocio, bloccando il traffico. La sanzione la comminiamo solo a chi passa deliberatamente e in maniera nettissima con il rosso e nel 2020 su 66.233 mila sanzioni ben 12.600 riguardano proprio questo tipo di non osservanza del codice della strada. Voglio precisare: questi sistemi li abbiamo posizionati per una questione di sicurezza, non certo per fare cassa. E la mia vera vittoria sarebbe quella di poter contare su un anno statistico caratterizzato da zero sanzioni. Per poter dire che la nostra prevenzione ha funzionato e i cittadini hanno fatto il loro dovere. Le telecamere le abbiamo posizionate in prossimità dei semafori più a rischio e dobbiamo anche dire che più di un ciclista è stato travolto a causa di chi passava con l’auto con il semaforo rosso. Molti quando ricevono la contravvenzione a casa vengono poi al comando a chiedere spiegazioni, ma poi quando vedono filmati e foto la loro unica reazione è quella di chiedere “dove si paga”. Si tratta di grave disattenzione, in sostanza.

Quali altre contravvenzioni sono particolarmente frequenti?
Il mancato rispetto dal ZTL (zona a traffico limitato) nel centro storico. Sono state ben 11.500, in realtà in calo anche queste rispetto al 2019 ma comunque tante, troppe. Un altro numero molto significativo è quello che riguarda le soste non regolari nei parcheggi a pagamento, rilevate dai nostri collaboratori di Seab, ben 10.800. Semafori rossi, ZTL e parcheggi irregolari costituiscono il grosso delle contravvenzioni, per quanto riguarda il resto personalmente tengo a concentrarmi soprattutto sulle contravvenzioni strettamente legate con il tema della sicurezza stradale, che a mio avviso sono quelle più importanti da segnalare.

Tipo?
L’uso del cellulare alla guida. Tutti sanno che è estremamente pericoloso. L’anno scorso abbiamo elevato 515 contravvenzioni in merito.

Com’è possibile che molti prendano ancora in mano il telefono mentre guidano? Ormai tutte le vetture in pratica sono fornite di viva-voce… E tutti gli smartphone oggi sono in grado di sincronizzarsi in automatico quando si sale sull’auto.
Ci sono persone che non ci pensano minimamente e che sono state fermate mentre avevano il telefono in mano e addirittura stavano scrivendo dei messaggi. Una cosa davvero incredibile. Così come anche i 376 casi rilevati nel 202 di mancato utilizzo delle cinture di sicurezza.

Dovremmo essere utenti della strada più responsabili e consapevoli,
non distraendoci e muovendoci con prudenza rispettando
gli altri

Ecco, in merito forse possiamo fare un po’ di chiarezza. Vanno allacciate anche sui sedili posteriori delle auto?
Abbiamo contestato soprattutto il mancato utilizzo delle cinture alla guida e nell’altra seduta davanti, quindi si tratta di una situazione lampante. Anche se, chiariamo il concetto, la cintura va allacciata anche dietro. Particolarmente inquietante è poi quando ci si accorge, e purtroppo succede, che si sono bambini che saltellano nell’auto senza essere assicurati sugli appositi seggiolini. Gli irresponsabili in questo senso sono pochi ma ci sono ancora, ahimè. Non si rendono conto di quello che fanno e anche loro dovrebbero vedere quei filmati molto istruttivi che dimostrano cosa può succedere in casi di incidente a questi poveri bambini che si è scelto di non legare. La nostra statistica poi parla di ben 534 verbali per superamento dei limiti di velocità…

Anche qui: qual è il limite di velocità in città? 50? 40? 30? A noi risulta evidente che a Bolzano sono in molti che a tutt’oggi e a tratti si muovono a velocità senz’altro superiori. Per quello che sappiamo in città il limite è di 40 kmh ma ci sono vie in cui il limite scende a 30, mentre c’è qualche eccezione con il limite che arriva fino a 50 kmh o 70 kmh solo nelle strade a grande scorrimento nella periferia della città.
Sì. E tenga presente che noi non diamo multe se uno viaggia a 35 invece che a 30 oppure a 45 invece che a 40. Ci sono anche casi eclatanti: mi viene in mente una gentile signora che un mese scendeva da Rencio a 90 all’ora e che ci ha detto candidamente “non me ne ero accorta”. Se percorriamo l’intero Viale Druso a 60 kmh invece che a 40 quanto guadagniamo? 45 secondi? Ci cambia la vita e ne vale veramente la pena?

Un caso specifico: i motocicli e i ciclomotori. Si muovono nel traffico con un tale “disinvoltura” che fa pensare che per loro il codice della strada valga solo… “in parte”.
Sono licenze che si prendono da soli. Si muovono con maggiore agilità sulla sede stradale ma certe volte effettuano delle manovre che non sono accettabili. Se ad esempio in caso di semaforo rosso superano tre auto e poi magari vanno sull’altra corsia piazzandosi davanti effettuano una manovra estremamente pericolosa, che tra l’altro comporta il ritiro della patente. Non mi piace demonizzare una categoria, rispetto alle altre. A Bolzano i motociclisti ce l’hanno con gli automobilisti, gli automobilisti ce l’hanno con i ciclisti, mentre i ciclisti ce l’hanno con i pedoni. In realtà in ogni categoria si notano di più i 10 che si comportano male rispetto ai 90 che invece rispettano le regole. Quando siamo utenti della strada ci portiamo dietro una responsabilità che magari spesso ci dimentichiamo. Dovremmo essere più consapevoli di quello che stiamo facendo e come lo stiamo facendo, senza distrarci e rispettando gli altri con prudenza.

Le norme principali in una rubrica

A partire dal prossimo numero il nostro dialogo con il comandante dei vigili urbani proseguirà man mano, numero per numero, prendendo in considerazione gli articoli del codice della strada che risultano particolarmente oscuri (o antipatici) a tutti coloro che circolano per le strade del capoluogo, siano essi pedoni o conduttori di cicli, motocicli o autoveicoli.
Parleremo delle frecce auto, spiegando come e quando vanno utilizzate correttamente. E torneremo sulla questione degli attraversamenti pedonali, ribadendo quali sono le “regole” d’ingaggio tra pedoni e automobilisti. Non mancheremo di parlare di diritti (e doveri) dei ciclisti e delle norme relative alle piste ciclabili, senza dimenticare i monopattini che da qualche mese sfrecciano per la città, spesso in maniera piutosto anarchica.
Toccheremo dunque soprattutto i principali tasti dolenti del galateo nel traffico, soprattutto mai dimenticando di ribadire il motivo per cui ogni norma è stata inserita nel codice.
Non mancate all’appuntamento!

In foto principale: Via Galilei, uno degli snodi più trafficati del capoluogo

Gli spazi del quartiere, la lasagna e il teatro

Nativo calabrese, Salvatore Cutrì in realtà è cresciuto nel quartiere Don Bosco e, dopo essersi cimentato su diversi palchi italiani, oggi torna a Bolzano portando con sé l’idea di un teatro che scende direttamente in piazza in mezzo alla gente.

Cutrì nasce nel 1992 a Soveria Mannelli (Catanzaro) e all’età di 13 anni si trasferisce con la famiglia a Bolzano, in Piazza Matteotti. Attraverso l’esperienza del Festival Studentesco scopre la passione per il teatro che lo porterà a iscriversi all’Accademia di Recitazione del Teatro Bellini di Napoli. “A Napoli devo tutto, sia in ambito formativo che in ambito umano, è una città fantastica. È una sorta di lasagna, c’è tutto: cultura musicale, teatrale… è uno dei pochi posti in Italia dove c’è ancora il popolo”.

Questo interesse per il popolo, per la moltitudine, rimane per Salvatore un punto di riferimento artistico. Infatti, parallelamente alle collaborazioni con il Teatro Cristallo e la Rai, Cutrì pensa anche a un teatro libero, che si manifesti con irruenza nelle diverse dimensioni della città e dei suoi quartieri, “che vada tra gente, e che parli delle persone”. Sostiene che la sopravvivenza del teatro si giochi proprio nella rottura della quarta parete, quel muro immaginario che divide gli attori dal pubblico: “Il teatro come luogo chiuso non è più sostenibile economicamente e culturalmente, c’è bisogno di riprendersi gli spazi pubblici”. Prima del lockdown Cutrì aveva inaugurato, assieme al drammaturgo Francesco Ferrara, il progetto Reti, tratto dai racconti di attiviste e attivisti di Bozen Solidale che documentano le migrazioni dai Balcani verso l’Europa: “Questo monologo ha l’esigenza di andare in quei posti in cui il teatro non arriva: strade, piazze e centri sociali”. Lo spettacolo ha debuttato sulle strade di Mestre in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato e arriverà presto anche nelle piazze bolzanine. La difficoltà che un attore trova nel portare uno spettacolo in piazza non è tanto il pubblico o la sua sensibilità, ma piuttosto il riconoscimento della ricerca e dello studio che si nasconde nel “dietro le quinte” di una rappresentazione tradizionale. Diventa essenziale ricercare e sperimentare forme di comunicazione adatte ai nuovi scenari che i diversi luoghi pubblici propongono. “Riappropriarsi degli spazi del quartiere deve essere sostenibile anche per l’artista che dovrebbe aver la possibilità di produrre qualcosa di specifico per la piazza con le sue esigenze”. Nonostante il freno imposto dal Covid, Bolzano si sta muovendo lentamente nella direzione di un teatro più vivo e radicato nel territorio. Piazza Matteotti e il parco delle Semirurali sono alcuni esempi di luoghi che sempre di più diventano opportunità per accogliere nuove manifestazioni artistiche. Proprio seguendo questo progressivo movimento, Salvatore è tornato qui, in quella che lui stesso definisce la sua casa adottiva, per cercare di far scorrere il teatro in tutti i canali, in tutti i quartieri della città.

Autrice: Giada Noto – COOLtour

Le contraddizioni del “vero” Alto Adige

In provincia di Bolzano la narrazione del territorio risulta quasi sempre deformata dal “modello difensivo” su cui è stata impostata la nostra convivenza. E molto spesso anche il mondo giornalistico è vittima di tali dinamiche, faticando soprattutto nella pur necessaria descrizione dei cambiamenti intervenuti negli ultimi 20 anni e che hanno radicalmente mutato il quadro di riferimento. A questi meccanismi fa eccezione una recente pubblicazione, di cui raccomandiamo vivamente la lettura.

Il libro “La montagna disincantata, l’Alto Adige / Südtirol tra mito e presente”, scritto da Massimiliano Boschi e uscito negli ultimi sussulti del 2020 per le edizioni Alphabeta, ha in realtà un certa “storia” alle spalle, essendo in sostanza costituito da una serie di reportage realizzati in prima battuta per la testata giornalistica online “Alto Adige Innovazione”, successivamente raccolti in un volume non in vendita intitolato come la rubrica di riferimento “Alto Adige Doc, viaggio oltre gli stereotipi”.
A nostro avviso, questo volume è una lettura irrinunciabile per tutti coloro – speriamo molti, che non si accontentano della narrazione consuetudinaria e quindi annoiata del nostro territorio. Potremmo dire di più: la serie di reportage realizzata da Massimiliano Boschi, freelance di origine emiliana ma bolzanino d’adozione, rappresenta un ottimo esempio del giornalismo del quale ci sarebbe bisogno e che invece, purtroppo, viene sempre meno praticato anche qui a causa di stanchezza o vittimismo, due malattie molto diffuse nella nostra professione.


Uscire dal circolo vizioso della cronaca nera o degli scandali politici o di potere risulta sempre più difficile, come evinciamo dalla lettura dei quotidiani locali, siano essi cartacei o online. Per questo risulta davvero prezioso l’intento assunto da Boschi di uscire dal vicolo cieco di una provincia che “per anni ha minimizzato l’importanza dell’individuo, massimizzando quella del gruppo”. Il giornalista sceglie quindi di concentrarsi sulle storie reali dei singoli individui, sulle opinioni personali e sui fatti, provando a uscire da tutte le logiche identitarie, non solo quelle etniche. Rifuggendo in questo modo
le lenti deformanti e ormai appannate che ormai (quasi) tutti noi riteniamo inadeguate per la lettura della nostra realtà. Boschi sceglie in questo modo di privilegiare “quel che avviene oggi e che potrà accadere domani”, mettendo da parte la solita interpretazione filtrata attraverso i fatti del passato.
Il volume edito da Alphabeta propone una carrellata di reportage realizzati in luoghi identificati secondo le direttrici (anche simboliche) nord / sud (immigrazione e confini) e est / ovest (confini e nuove generazioni). Molto preziosa è anche la prefazione in cui Francesco Palermo evoca un “Re Mida etnico”, ricordando come in Alto Adige Südtirol “tutto ciò che si tocca assume anche solo involontariamente una dimensione etnica”.
Poco prima del “post scriptum” che preannuncia la ripresa del percorso nei prossimi mesi, davvero significativa è anche la “versione di Sofia”, ovvero un breve e illuminante dialogo che vede protagonista Boschi insieme alla figlia diciassettenne, che ci fa capire quanto è importante fermarsi ad ascoltare i giovani, che non solo del futuro ma anche del presente dovrebbero essere i veri protagonisti.

L’alba a san Candido, una delle località visitate

Un viaggio oltre gli stereotipi

L’Alto Adige/Südtirol è una provincia “speciale” non solo nel suo statuto istituzionale, ma perché abituata a raccontarsi attraverso miti identitari e i traumi di un passato più o meno recente. Ma questo schema interpretativo funziona ancora? O piuttosto ha finito per ridurre altoatesini e sudtirolesi a migranti nel tempo invece che nello spazio? I luoghi comuni hanno ancora un fondamento di verità? L’Alto Adige/Südtirol è realmente così efficiente e ricco, tradizionalista e conservatore? È davvero una terra delle opportunità?
Queste sono solo alcune delle domande che hanno spinto l’autore a salire su bus, treni e biciclette per osservare da vicino luoghi meno noti e raccontare quasi in presa diretta un’Alto Adige ormai fin troppo “visibile”, ma che molti si ostinano a non vedere, per privilegi acquisiti o per pigra abitudine.
Il viaggio diventa così un confronto serrato e pieno di sorprese con le nuove “tensioni” che attraversano questa terra, più legate alla gestione dei flussi turistici e migratori che alle questioni etniche o alla famosa “proporzionale”.
Dai paesi dormitorio sull’asse nord-sud (da Brennero a Salorno) alle selfies zones di un turismo sempre più di massa e votato all’assoluta comodità sull’asse est-ovest (dalla Pusteria alla Venosta), emerge un modello di sviluppo sociale ed economico incerto e non sempre governabile, di cui la pandemia di Covid-19 ha messo a nudo tutte le fragilità. Un paesaggio umano che fugge dalle cartoline e chiama in causa una certa idea di futuro.

(dalla seconda di copertina del libro)

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale

Il progetto che offre un supporto ai nuovi genitori

Il progetto “Family Support” arriva in Bassa Atesina. Il team di educatori dell’associazione Il Melograno cerca volontari disponibili a dedicare del tempo alle famiglie, alle madri e ai padri con bambini sotto un anno di età. Il supporto nelle questioni concrete della quotidianità è un espediente: la presenza e l’ascolto dei volontari valorizzano nelle famiglie l’importanza del momento che stanno vivendo. Ne abbiamo parlato con la coordinatrice, Silvia Venturin.

// Di Luca De Marchi

“Per crescere un bambino ci vuole un villaggio” recita un antico proverbio africano. Ma le condizioni di vita dei genitori nel corso degli anni sono cambiate e la comunità oggi invita tutti ad arrangiarsi. “Hai voluto un figlio? Ora lo devi crescere” sembra affermare, dimenticando che le nuove generazioni sono il cuore della sua prosperità umana e culturale. Così molte madri, molti padri, molte famiglie si ritrovano sopraffatte dalla quotidianità e sono costrette ad arrangiarsi facendo grossi compromessi, per esempio abbandonando i propri sogni e la carriera.

Family Support: il progetto
È per venire incontro a queste persone che nasce “Family Support”, progetto ideato dalla rete degli Elki, strutture in cui le mamme e i genitori possono andare a giocare coi bambini e dove propongono anche incontri sul tema della genitorialità, in collaborazione con l’ufficio famiglia. Il progetto “Family Support” vuole oggi estendersi in tutta la Bassa Atesina grazie all’associazione Il Melograno, che da anni accompagna le famiglie e i bambini nei primi anni di vita con il supporto di un team di operatori, educatori e volontari.
Già attivo in altre zone della provincia, il progetto “Family Support” porta volontarie e volontari a casa di mamme in gravidanza e di famiglie con bambini fino a un anno di vita. “Il sostegno che viene dato è concreto – spiega Silvia Venturin, coordinatrice del progetto – fare compagnia alla famiglia, passeggiare con la mamma, accompagnarla se ci sono visite o appuntamenti, fare la spesa, giocare con i figli più grandi mentre la mamma o il papà si dedicano al più piccolo, o anche tenere il bambino mentre si fanno una doccia e si prendono del tempo per se stessi”.
Sempre più coppie infatti hanno figli mentre i nonni ancora lavorano, o in città in cui non hanno una rete di contatti solida. In questo momento storico poi molte famiglie si ritrovano isolate a causa della pandemia. “Vogliamo affiancare le nuove famiglie, in particolare le neo-mamme, a persone con una sensibilità tale da poterle accompagnare in questo delicato momento di passaggio, valorizzando l’importanza e la bellezza che rappresenta questo momento per la loro vita” spiega Venturin. Ma a ricevere supporto non sono solo le famiglie sole: a volte a fare la differenza è proprio la presenza di una persona esterna dalla famiglia e senza alcun preconcetto.


Alla ricerca di nuovi volontarie e volontari
“Family Support” è ora alla ricerca di volontari disponibili a collaborare in tutta la Bassa Atesina, in particolare a Bronzolo, Laives e Vadena. Non servono competenze specifiche: “I volontari devono essere maggiorenni e motivati a dedicare due, tre ore del loro tempo a settimana. Mi piacerebbe che a collaborare fossero persone diverse, per esempio persone con esperienze di genitorialità alle spalle, ma anche donne e uomini con una sensibilità particolare verso questa tematica. Nessuno verrà lasciato solo e a tutti verranno offerte delle formazioni sull’arte di aiutare, ci focalizzeremo sull’importanza di essere presenti e di prendersi cura non nel senso di aiutare, ma nel senso di investire del tempo per la persona che abbiamo davanti”.

Silvia Venturin

Come si può aiutare
Rafforzare e alleggerire le famiglie con neonati può prevenire situazioni di solitudine e sovraccarico. Il modello del “Family Support”, molto diffuso nel nord Europa, si ispira a un concetto primordiale: restituire fiducia alla comunità e ridurne l’individualismo. Per crescere un bambino ci vuole un villaggio, appunto. Chi fosse interessato a collaborare può contattare Silvia Venturin al numero 389 986 9117 o alla mail melogranoaltoadige@family-support.it

Il progetto in breve

Family Support, iniziativa promossa dall’associazione Il Melograno, promuove l’incontro di volontari con neo-famiglie e mamme in gravidanza in tutta la Bassa Atesina e le accompagna nel primo anno di maternità. L’obiettivo è offrire loro supporto concreto nella quotidianità e valorizzare il loro ruolo e il momento che stanno vivendo.


I volontari vengono seguiti da professionisti e si incontrano tra loro almeno cinque volte l’anno per confrontarsi sulle proprie esperienze e per formarsi.
Per le attività si è assicurati contro gli infortuni ed eventuali spese vengono rimborsate. Per maggiori informazioni o per un primo colloquio il progetto si può contattare alla mail info@family-support.it

Ciclabili: Bolzano premiata dalla FIAB

Ecologica, leggera, versatile ed economica. A incentivare l’utilizzo della bicicletta, però, non sono solo gli aggettivi che ne sottolineano la convenienza, ma anche, e soprattutto, le lunghe ciclabili che attraversano il comune di Bolzano. 53 chilometri di strade riservate ai ciclisti che uniscono i quartieri con le zone industriali e artigianali, facilitano gli spostamenti casa-scuola e consentono all’intera cittadinanza di raggiungere luoghi come la stazione, gli uffici amministrativi e i centri sportivi. A conferma di ciò, il Comune di Bolzano è stato premiato dalla Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ottenendo il massimo punteggio nel concorso ‘ComuniCiclabili’ e venendo insignito con l’ambiziosa “bandiera gialla 2021”. I parametri scelti dalla FIAB per la valutazione dei comuni spaziano dalla mobilità urbana, quindi dal controllo sul traffico e sul flusso delle auto in città, alla qualità delle ciclabili, fino a comprendere il cicloturismo e le strutture di accoglienza per i turisti.

“Nella città di Bolzano circa il 30% degli spostamenti viene effettuato in bicicletta, un dato elevato che sottolinea la disponibilità da parte dei cittadini a muoversi con questo mezzo ecologico”, spiega Fabio Martorano di FIAB Bolzano. L’organizzazione ambientalista ha sede a Bolzano da soli 2 anni ma è già molto attiva nel territorio: “Tra le varie attività che proponiamo c’è la collaborazione con le scuole elementari per il progetto ‘Bimbi in bici’, finalizzata a educare i giovani cittadini al corretto utilizzo della bicicletta”. “In accordo con i Comuni e gli assessori – prosegue Martorano – vogliamo favorire l’utilizzo di modalità ecologiche per muoversi: come FIAB proponiamo infatti di creare nella nostra città nuovi parcheggi sicuri e accoglienti, che possano diventare dei veri e propri garage per le biciclette”. Se da una parte c’è l’elevato utilizzo delle ciclabili da parte dei bolzanini, dall’altra – sottolinea Martorano – dobbiamo prendere atto del problema della mobilità causato dallo spostamento dei pendolari provenienti da fuori comune e del conseguente significativo numero di automobili che entrano ed escono dalla città”. La bicicletta è un mezzo di trasporto vantaggioso da tutti i punti di vista, il suo utilizzo è ecologico ed economico, ma non solo: è anche sicuro. Si rispetta infatti il distanziamento sociale – dettato dalla pandemia – anche durante il tragitto, non essendo a stretto contatto con nessuno. Il fiore all’occhiello del Comune di Bolzano, che ha permesso di ottenere il massimo punteggio al concorso – 5 ‘bike smile’ – è il collegamento delle ciclabili con i diversi punti della città, ma si può ancora migliorare: “Desideriamo che le piste ciclabili non vengano progettate solo a ‘maglia larga’, ovvero strade che vadano da quartiere a quartiere, ma anche a ‘maglia stretta’, con l’ampliamento delle piste all’interno degli stessi quartieri” conclude Martorano.

Autore: Andrea Dalla Serra

Si inizia a pensare alla prossima estate

SALORNO Il Gruppo giovani Salorno pensa già all’estate, e lo fa proponendo ai bambini della scuola primaria quattro settimane di divertimento in sicurezza. “Nonostante la pandemia, l’associazione non si è mai fermata”, ha dichiarato la portavoce Sibille Bazzanella. “La tecnologia ci ha aiutati molto, dandoci la possibilità di organizzare attività, corsi e video online, mantenendo attivi sia i rapporti con i ragazzi sia l’entusiasmo che ci contraddistingue.” Un’altra importante iniziativa portata avanti dall’associazione in questo periodo è il progetto “Mi per Ti – Mir bringens dar Hoam”, attualmente ancora attivo, che ha riscosso molto successo. Infatti sono diversi i ragazzi che si sono messi a disposizione per portare aiuto alle persone ammalate o in quarantena. Comprare il giornale, recarsi in farmacia, portare fuori il cane, spedire un pacco, portare l’immondizia in discarica: sono tante le necessità che possono essere svolte in completa sicurezza dai volontari chiamando Sibille o Lisa al 345/2220752 o al 342/1736905. Ma il Gruppo giovani di Salorno, oltre a proseguire con le attività in corso, pensa già al futuro programmando il periodo estivo per offrire ai ragazzi un’estate ricca di divertimento e attività in sicurezza.

Così, è nata l’iniziativa “2BE-SUN”, indirizzata ai bambini della scuola primaria, che durerà quattro settimane (dal 28 giugno al 23 luglio) e coinvolgerà i partecipanti dalle 8 del mattino fino alle 15.30 del pomeriggio. “Sappiamo quanto sia importante per i genitori poter contare sul nostro supporto durante i periodi in cui la scuola è chiusa”, ha aggiunto Sibille. “Da anni, l’associazione organizza le attività estive per i ragazzi coinvolgendoli in esperienze ludiche, giocose e divertenti ma allo stesso tempo formative e educative”. I bambini potranno quindi contare su un’estate senza noia da trascorrere all’insegna dell’amicizia e dello stare insieme. Le iscrizioni al progetto “2BE-SUN” sono aperte dall’1/3 fino al 3/4 telefonando al 342/1736905 o scrivendo a
info@gruppogiovanisalorno.com, i posti sono limitati.

Autrice: Erica Nardin

Voglia di evadere

Chiusi in casa o quasi. Da mesi. Ai bolzanini non resta che sognare (e progettare) le future vacanze nei luoghi del cuore. A questo tema è dedicata la gallery realizzata da Daniel Valentini di COOLtour.
Il grande desiderio di tornare viaggiare traspare dagli sguardi, catturati sotto le mascherine d’ordinanza.

In foto principale: Elisabeth Paone (Svizzera)

Sara Giuliani (Un’isola al mare)
Piero Gastaldo (Giro d’Italia)
Nadia Palomino (Roma)
Monica e Roberto (Formentera)
Mattia De Somma (Sardegna)
Marcello Marchetto (Riccione)
Lorenzo Dandaro (Concerto dei 21pilots)
Kristian Anselmi (Marocco)
Klaudia Schürmann (Toscana)
Jonida Vilcari (a Torino dalla sorella)
Cinzia Giongo (Sud Italia)
Maria Grusu (Sicilia e Puglia)
Alessia Busselli (Salerno)

Tutto è possibile!

Nato a Bolzano nel 1981, dal 2008 è giornalista professionista. Per sei anni ha condotto Fussball Arena, trasmissione televisiva di calcio regionale che va in onda su RAI Südtirol. Nel 2017 ha iniziato a lavorare full time per l’agenzia stampa hkMedia da lui fondata nel 2007, che si occupa della comunicazione per diversi eventi e alcune società nel campo dello sport in Alto Adige.

La cosa che più mi piace di me stesso.
La mia determinazione.


Il mio principale difetto.
Spesso sono troppo impulsivo.


La volta in cui sono stato più felice.
Il giorno in cui sono nati i miei due figli, Sebastian e Ferdinand.


La volta in cui sono stato più infelice.
L’infelicità fa parte della nostra vita. Secondo me è fondamentale non farsi prendere troppo da questo sentimento negativo e guardare sempre avanti…


Da bambino sognavo di diventare…
Una guardia forestale o un veterinario.


L’errore che non rifarei.
Gli errori sono esperienza nella vita, fanno solo crescere.


La persona che ammiro di più.
Tutte le persone che si prendono cura dei malati e dei deboli.


Un libro da portare sull’isola deserta.
Siddharta di Hermann Hesse.


Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Viaggiare per un lungo periodo nel mondo.


L’ultima volta che ho perso la calma.
Durante il primo lockdown, quando venivano cancellati eventi sportivi e svanirono le speranze per una ripresa. Oggi, un anno dopo, il mio lavoro lo sento un privilegio in tempi Covid. Questo anche grazie ai protocolli di sicurezza e ai test che vengono fatti prima e durante gli eventi.


La mia occupazione preferita.
Una sciata, un’uscita con l’e-bike o una corsa nelle montagne di casa.


I miei musicisti preferiti.
Blur, The Hives e The Kaiser Chiefs.


Del mio aspetto non mi piace…
I miei fianchi.


La qualità che preferisco in un uomo.
L’umorismo.


E in una donna.
L’eleganza.


Il giocattolo che ho amato di più.
Andavo pazzo per il LEGO. Un amore che ho passato ai miei figli…


Il mio motto.
Everything is possible: tutto è possibile!


Il mio primo ricordo.
Il giorno del mio 4°compleanno, seduto sulle ginocchia di mio nonno Oskar.


Il mio più grande rimorso.
Non essere andato a vivere o a studiare all’estero quando ero più giovane.


Nel mio frigorifero non mancano mai…
Un pezzo di speck, yogurt e una bottiglia di Franciacorta Ca’ del Bosco.