La storia del convento dei Cappuccini

Buona impressione ebbero i bolzanini quando dei frati cappuccini (Ordine nato nel 1525) passarono per Bolzano. Il loro auspicio fu che si costruisse anche a Bolzano, dopo quello di Rovereto (1575), un convento di tali frati. Fu l’arciduchessa Anna Katharina a interessarsi presso l’imperatore Rodolfo II (1576-1612) per la costruzione sul luogo, a sudovest della chiesa parrocchiale, un tempo adibito a dogana nonché a casa degli strozzini (Wucherhaus), con annesso giardino. Fu determinante l’apporto di Marx Sittich, barone di Wolkenstein, per i costi di costruzione. Oltre alla Wucherhaus si potevano riutilizzare le rovine del castello Wendelstein con annessa torre; tale castello, distrutto dai bolzanini nel 1277, era stato ricostruito dopo la sottomissione al conte del Tirolo Mainardo II (1238-1295).  
Dell’antico castello, dopo la demolizione avvenuta al momento della donazione ai Cappuccini nel 1599, fu conservato il grande salone, trasformato nell’edificio di culto. I lavori di costruzione iniziarono il 19 aprile 1599, capomastro il bolzanino Johann Baptist de Layo. L’adattamento dei resti del castello e della torre a complesso conventuale richiese molto tempo in termini di tempo, fatica, denaro. Dall’aprile 1599 al maggio 1600 furono costruiti la chiesa, la cappella laterale e il sepolcro. Da ricordare la consacrazione il 23 dicembre 1599, da parte dell’abate di Gries, Nikolaus Schueler, della campanella del campanile dedicata a Maria Giustina. La prima S. Messa nella nuova chiesa fu celebrata il 9 aprile 1600.  Il 26 gennaio 1603 ci fu la consacrazione da parte del vescovo ausiliare  di Bressanone, Simon Feuerstein, della chiesa e dell’altare maggiore nonché dell’altare nella cappella dedicata alla Vergine Maria. Della nascita del complesso conventuale fa memoria la targa bilingue, che si trova a sinistra dell’ingresso della chiesa, con la dicitura:  “CONVENTO DEI CAPPUCCINI DAL 1599, GIÀ CASTELLO PRINCIPESCO – HEIMATSCHUTZ-VEREIN BOZEN”.

Autore: Leone Sticcotti

L’albero per Carlo Maria Giulini

Parlando di targhe commemorative vanno ricordate quelle che si trovano sulla Collina dei Saggi, inaugurata al Parco Firmian il 17 marzo 2017. Il Comune ha piantato particolari alberi in omaggio a persone che hanno avuto profondi legami con la città; ogni albero, oltre alla targhetta con un numero, ha una targa con nome e cognome, data di nascita e morte, della persona da ricordare. Un esempio è l’albero n.73, dedicato a Carlo Maria Giulini, cittadino onorario dal 2002, sul quale diamo qualche notizia. Nato a Barletta il 9 maggio 1914, sin da bambino si interessò alla musica, dopo aver sentito suonare un violino da un musicista ambulante. Le prime esperienze musicali le fece a Bolzano, dove la famiglia si era trasferita dopo la guerra. Dopo la Musikschule e l’Istituto musicale Gioacchino Rossini, seguì i corsi del celebre violinista Remigio Principe. Trasferitosi a Roma nel 1930, studiò e si diplomò in viola. Suonando come viola di fila con celebri direttori e compositori, nacque l’interesse per la direzione. Dopo le esperienze in conservatori con un’orchestra di allievi e altre dirigendo formazioni studentesche, diplomatosi in composizione e perfezionatosi in direzione d’orchestra, fu la serata del 16 luglio 1944 al teatro Adriano di Roma a segnare l’inizio ufficiale della sua carriera. Dal 1945 al 1952 fu direttore dell’Orchestra Sinfonica della Rai di Milano, poi, fino al 1955, del Teatro alla Scala. Dal 1955 al 1958 debuttò negli USA con la Chicago Symphony Orchestra, che diresse anche dal 1969 al 1972. Nel 1958 diresse la Philarmonic Orchestra di Londra. Nel 1960 fu in Giappone. Nel 1978 sostituì Zubin Mehta alla Los Angeles Philarmonic Orchestra, dove rimase fino al 1984. Furono molti i concerti che dal 1977 al 1997 diresse alla Scala. Dal 1998 per problemi di salute abbandonò la direzione d’orchestra ma insegnò fino a poco prima della morte, avvenuta il 14 giugno 2005. Fu sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Bolzano.

Autore: Leone Sticcotti

San Nicolò, la vecchia parrocchiale

Anche il recente disinnesco di una bomba inesplosa rinvenuta in piazza Verdi ha mosso molti a ricordare “gli anni delle bombe” in Trentino -Alto Adige: anche a Bolzano, gli ordigni bellici causarono morte e distruzione con le diverse incursioni aeree dal 2 settembre 1943 al 28 aprile 1945; fu micidiale in particolare il bombardamento del 13 maggio 1944, che danneggiò seriamente il Duomo; fu “spaccato in due”, secondo un testimone del tempo, Padre Bertoldo Röllin, dei Benedettini di Gries. Ma accanto al Duomo vi era la chiesa di San Nicolò, la “Vecchia Parrocchiale”. Menzionata nel 1180 (anno in cui fu consacrato il Duomo), documentata dal 1237 come chiesa di San Nicolò, tale chiesa, danneggiata dalle bombe fino ai muri maestri, fu in seguito demolita, con il trasferimento nel Duomo delle opere d’arte sopravvissute; tra l’altro ricordiamo il grande crocifisso gotico risalente alla prima metà del XIV secolo. Memoria di ciò vi è, oltre che nella pavimentazione di Piazza Parrocchia, nella targa trilingue che si può vedere passando di fianco alla canonica parrocchiale per raggiungere la curia vescovile: “San Nicolò – Di origine medievale (documentata dal 1180), venne danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e in seguito demolita: il suo perimetro è ora evidenziato nella pavimentazione della piazza. Conservava affreschi del XIV e del XVIII secolo. L’altare maggiore barocco è ora collocato nel Duomo, sopra l’ingresso della Cappella delle Grazie. Accanto a San Nicolò vi era una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena”. Ricordiamo la Vecchia Parrocchiale, con l’adiacente deposito per i gonfaloni usati per le processioni, anche per un altro motivo, per un particolare evento: il 26 maggio 1942 nella chiesa di San Nicolò si celebrò il matrimonio di Josef Mayr-Nusser (1910-1945), martire
del nazismo beatificato il 18 marzo 2017, con Hildegard Straub (1907-1998).

Foto: La chiesa di San Nicolò intorno al 1940

Autore: Leone Sticcotti

La targa dedicata… agli automobilisti

“Se nessuno avrà mai il coraggio di dichiararsi contrario alle idee del nazismo, non cambierà nulla!” È un pensiero di Josef Mayr-Nusser, che si trova sulla targa bilingue, apposta il 24 febbraio 2010, a 65 anni dalla sua morte, all’ingresso del parcheggio di Piazza Verdi. La targa potrebbe considerarsi anche una sensibilizzazione nei confronti delle migliaia di automobilisti che utilizzano tale parcheggio. Josef Mayr-Nusser, nato ai Piani di Bolzano il 27 dicembre 1910, membro dell’Azione Cattolica di Bolzano e dell’Andreas-Hofer-Bund, il gruppo sudtirolese di resistenza al fascismo e al nazionalsocialismo, la contrarietà al nazismo la dimostrò il 4 ottobre 1944 a Konitz, rifiutando, per motivi di coscienza, di giurare alle SS; fu processato e condannato a morte. Avviato su un treno merci verso il campo di sterminio di Dachau, morì durante il viaggio il 24 febbraio 1945 a Erlangen. Josef Mayr-Nusser, al quale è intitolata la via accanto al parcheggio, viene ricordato anche dalla targa apposta il 24 febbraio 2015, a 70 anni dalla morte, all’ingresso della casa natale, nonché, dal 17 marzo 2017, da uno degli alberi della Collina dei Saggi in zona Firmian.

L’inaugurazione della targa, avvenuta nel 2010

Si spera che gli utenti del parcheggio trovino il tempo per un breve silenzioso omaggio a chi diede la vita per non tradire la propria coscienza. Il martire, è vero, morì per aver rifiutato un certo giuramento. Ma, pensando ai rischi che corrono tante persone in merito a un certo uso dell’automobile, forse lo stesso Mayr-Nusser, cittadino onorario di Bolzano dal 2010, non sarebbe contrario ad altro tipo di giuramento, anzi invita a farlo. Quale giuramento si dovrebbe fare e a chi? Ce ne sono molte, nel mondo, di automobili, se ne contano un miliardo e duecento milioni; saranno due miliardi nel 2035 (siamo su buona o cattiva strada?). Si tratta del giuramento a se stessi, da parte di coloro che guidano un automezzo, di essere prudenti, nel rispetto della vita, quella propria e quella altrui.

Autore: Leone Sticcotti

Il Natale di Walther von der Vogelweide

Da qualche giorno pare turbato Walther von der Vogelweide, lo si nota dallo sguardo della statua che lo raffigura al centro dell’omonima piazza. La piazza non è affollata come ogni anno in vista del Natale! Cosa sta succedendo? Mentre se lo chiede, Walther ricorda altri momenti della sua vita. Opera in stile stile neoromanico del venostano Heinrich Natter, il monumento fu solennemente inaugurato il 15 settembre 1889, con intitolazione della piazza al poeta; lo guarda da Trento l’italico poeta, Dante Alighieri, raffigurato nel monumento inaugurato l’11 ottobre 1896. Il 22 marzo 1935 il monumento a Walther fu spostato nel parco Rosegger, con soddisfazione del Duce, che non mancò di venire a Bolzano. Riportato nella piazza nel 1981, nuovamente trasferito nel 1984 per i lavori del parcheggio sotterraneo, il monumento a Walther ritornò nella piazza il 27 settembre 1985. Ma fu movimentata anche la vita del personaggio raffigurato, il menestrello medievale Walther von der Vogelweide: Novale di Laion (dove Walther sarebbe nato nel 1170), Sabiona, Novacella, Vienna, Magonza, Magdeburgo Norimberga, Wurzburg (dove morì intorno al 1230), senza contare le corti dove passò per offrire le sue arti poetiche. Walther fu infatti uno dei Minnesänger (da Minne, amore e sang, canto=lirica d’amore cavalleresca), i cantori dell’amore cortese in lingua tedesca. Fu considerevole la produzione poetica di Walther, con esempi di Lied (canzone), di Spruch (sentenza) e di Leich (poesia a più strofe a carattere conviviale amoroso e religioso): novanta Lieder, da 140 a 150 Sprüche, un Leich; una raccolta di 24 manoscritti, comprendenti circa 500 strofe con cento schemi metrico-ritmici diversi. Gli ultimi versi di Walther von der Vogelweide sarebbero stati Kreuzlieder e Palästinalied, in occasione del ritorno dalla crociata, nel 1229, dell’imperatore Federico II di Svevia (1194-1250). Sono migliaia che ti vedono, Walther, dalle pagine di Qui Bolzano. Buon Natale!

Autore: Leone Sticcotti

I “luoghi della memoria” a Bolzano

Nella preziosa opera del Comune di Bolzano, tramite l’Archivio Storico, per aiutare i cittadini a ricordare fatti e persone di eventi, anche tristi, della città, va ricordato l’allestimento dei “Luoghi della memoria”. Uno di essi, il n. 7 dei 23 finora proposti, è la “Memoria del lager”: si trova sul prato, davanti alla chiesa di S. Pio X, che si affaccia su via Resia. Vi è un cippo di porfido con la scritta bilingue “A RICORDO DEGLI INTERNATI E DELLE VITTIME DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI BOLZANO 1944-1945”. Realizzato nel 1965 su progetto dell’architetto Guido Pelizzari (1898-1978), fu collocato in tale anno nell’aiuola sita davanti al complesso abitato di via Resia 80; nel 1985 il cippo, rimaneggiato, fu trasferito e interrato nel prato davanti alla chiesa di S. Pio X. Come completamento del cippo, vicino a esso nello stesso anno fu posta una statua, con la scritta bilingue “1943-1945 UOMINI DI DIVERSA NAZIONALITà QUI SOFFRIRONO E PERIRONO PER LA LIBERTà NELLA LOTTA CONTRO IL NAZI-FASCISMO – LA CITTà DI BOLZANO NEL 40° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE”. Opera dello scultore Claudio Trevi (1928-1981), il bronzeo monumento, tramite la figura maschile e la figura femminile che tenendosi per mano urlano al cielo il dolore della loro tragica condizione, può essere anche simbolo della sofferenza che ancora oggi la protervia umana può arrecare a persone e popoli. A ricordare certi aspetti del passato ci aiuta il “Passaggio della Memoria” (percorso che circonda il lato esterno del muro dell’ex Lager di Bolzano), una serie di pannelli che raccontano la storia del campo nazista (attivo dal luglio 1944 al 3 maggio 1945), che è anche stimolo a darsi da fare perché non abbiano a ripetersi. Lo chiedono gli internati del lager, ottomila nomi dei quali dal 25 ottobre 2019 scorrono proiettati uno dopo l’altro nel “Muro della Memoria”, costituito da 32 lastre di vetro e acciaio; lo chiede in particolare, è stato il primo nome ad apparirmi, padre Giuseppe Girotti (1905-1945), Giusto tra le nazioni e Beato.

Autore: Leone Sticcotti

Un grazie agli inventori dei Prati del Talvera

L’unione fa… la bellezza. è infatti bello ciò che viene ricordato, dal luglio 1974, dalla scritta bilingue, incisa su una lastra di pietra posta su un gruppo di massi, nei pressi della prima panchina di pietra della Passeggiata Lungo Talvera Bolzano.

A riconoscenza delle prestazioni del II reggimento genio del IV corpo d’armata e dell’azienda speciale bacini montani per la sistemazione del letto del talvera – luglio 1974 – l’amministrazione comunale.

Fu una vera unione d’intenti a portare la Wasserpromenade del 1905 alla realtà oggi nota, e ammirata, come Prati del Talvera: è un polmone verde che giornalmente attira bambini, sportivi, anziani; vi si trovano spazi attrezzati per dimostrazioni sportive e popolari, campi sportivi, strutture per bambini. Per conseguire tutto ciò dal 1970 al 1973 lavorarono in molti: il progettista Michele Lettieri, docente di topografia all’Istituto per geometri, l’assistente Primo Turato, ma anche gli studenti dell’Istituto che si esercitarono nel rilevamento del greto del Talvera. Per l’incanalazione del corso d’acqua fu preziosa l’opera dei militari, con l’ausilio di automezzi, escavatrici e altro, del 2° Reggimento Genio del IV Corpo d’Armata. Dopo i lavori di sistemazione idraulica da parte dell’Azienda speciale bacini montani, fu poi la volta degli operai della Giardineria Comunale, diretti dall’esperto Gildo Spagnolli, che ricoprirono di terra vegetale quanto l’Azienda bacini montani aveva sapientemente sistemato. A tale Azienda si deve anche la costruzione della poderosa briglia selettiva, volta a trattenere il materiale solido. La golena sinistra del Talvera divenne così man mano un’oasi verde, a disposizione di tutti. Fu esempio di fattiva collaborazione e sinergia di persone ed Enti, come Provincia, Comune…
Che dire? A chi ha creato e a chi mantiene bella tale realtà, un caloroso grazie da tutta la città.

Autore: Leone Sticcotti

Il ricordo del primo “Stadtheater”

Sono in molti a transitare, più o meno frettolosi, per viale Stazione, ma non molti notano la targa bilingue che, accanto a un reperto architettonico, dal 10 maggio 2010 ricorda un importante pezzo di storia bolzanina: “In questo luogo sorgeva lo “Stadttheater” inaugurato il 14 aprile 1918 dal Borgomastro Julius Perathoner. Progettato dall’architetto Max Littmann (1862-1931) di Monaco di Baviera, disponeva di 750 posti. Nel corso del quarto di secolo assunse la denominazione di “Teatro Civico” e successivamente di “Teatro Giuseppe Verdi”.

Palco e platea

Venne gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei nel dicembre 1943 e in seguito demolito. Fu un quarto di secolo che incise molto sulla vita culturale di Bolzano, se si pensa che dall’inaugurazione del 14 aprile 1918, con musiche di Beethoven, Mozart, Brahms, Wagner, all’ultimo evento, la proiezione (15 agosto-2 settembre 1943) del film “Il sogno di Butterfly” (1939) diretto da Carmine Gallone, furono più di 1800 gli eventi, alcuni con repliche, tra spettacoli, mostre d’arte, proiezioni di film, manifestazioni civili. Costruito a partire dal 16 luglio 1913 nel Parco di viale Stazione, il teatro ospitò compagnie tedesche e italiane e attori di fama che proposero commedie, operette, opere liriche; furono centinaia i protagonisti, tra attori, cantanti, musicisti, a calcare la scena del teatro per meritarsi calorosi applausi. Del lungo elenco che si dovrebbe fare ne menzioniamo alcuni, tra donne e uomini, specie per quanto concerne il pubblico italiano, che man mano prevalse per le imposizioni del regime di quel tempo: Laura Adani, Paola Borbone, Emma Gramatica, Toti Dal Monte, Evi Maltagliati, Elsa Merlini; Cesco Baseggio, Memo Benassi, Mario Mascagni, Salvo Randone, Renzo Ricci, Ruggero Ruggeri.
Stadttheater (1918), Teatro Civico (1923), Teatro Verdi (1937): ora il testimone è passato (6.9.1999) al nuovo Teatro Comunale di Bolzano. Sta correndo bene. Auguri!

In foto principale: Il teatro che sorgeva nei pressi della stazione

Autore: Leone Sticcotti

La ricostruzione del Duomo di Bolzano

è dal 20 dicembre 1959 che sulla facciata est del duomo di Bolzano si trova una targa in pietra che ricorda un evento importante per la Chiesa locale ma anche per la città stessa, se si può considerare suo emblema il leggiadro campanile gotico. Sicuramente non molti si fermano a leggerne il testo redatto in latino; cosa si ricorda?
Si tratta della consacrazione, dopo la sua ricostruzione, della chiesa fortemente danneggiata dai bombardamenti, tra le atrocità belliche, che tra il 1943 e il 1945 colpirono fortemente la città (ne fu vittima anche il teatro civico) provocando gravi danni al duomo. Era una grave ferita alla ricca storia, anche in fatto di arte e architettura, del tempio cristiano. Da basilica paleocristiana del VI secolo a chiesa alto medievale e poi romanica, fu consacrata nel 1180.
Circa l’attuale chiesa, la sua costruzione, iniziata nel 1295 in forme ancora romaniche da maestranze lombarde, fu proseguita nel 1340 in stile gotico da maestranze sveve.
Circa il campanile, la cui parte inferiore risale alla fine del 1200, la sua forma attuale è dovuta al rifacimento dal 1501 al 1519, dopo l’incendio del 1499.
Sopravvissuto al bombardamento, il campanile fu oggetto di restauro dal 1976 al 1988, mentre il restauro della chiesa ebbe luogo dal 1946 al 1959.
Il tutto fu possibile grazie al sostegno, come ricorda la targa sulla facciata est, di numerosi benefattori, della città e della regione.
Un elenco di benefattori del restauro del campanile si trova invece, dopo cenni storici sul duomo, nella lastra commemorativa, datata 1989, posta sulla facciata sud, verso via Isarco.
Si tratta di istituzioni, come Provincia Autonoma, Comune Bolzano, Cassa Risparmio, Corporazioni, ma anche di varie personalità.
Dopo il testo in lingua tedesca, la targa si conclude con un cenno in lingua italiana: “Questa lastra commemorativa ricorda i lavori di restauro del campanile del duomo di Bolzano tra 1976 e 1988 ed elenca la storia del duomo stesso.”

In foto principale: Il duomo danneggiato dai bombardamenti

Autore: Leone Sticcotti

La targa per i 23 martiri della Mignone

Anche quest’anno (12 settembre) sono stati commemorati i “23 Martiri della Mignone”, nella piazzetta loro intitolata, davanti alle due targhe bilingui loro dedicate. Ci uniamo tutti in tale commemorazione:
“All’alba del 12 settembre 1944, prelevandoli dal Lager di via Resia, mano nazista qui recise con feroce crudeltà la fiera giovinezza dei patrioti.
(Vilores APOLLONIO, Antonio BALDANELLO, Sergio BALLERINI, Francesco BATTAGLIA, Cesare BERARDINELLI, Guido BOTTA, Francesco COLUSSO, Andrea DEI GRANDI, Domenico DI FONZO, Pompilio FAGGIANO, Ferdinando FERLINI, Antonio FIORENTINI, Domenico FOGLIANI, Tito GENTILI, Dante LERICI, Gian Paolo MAROCCO, Domenico MONTEVECCHI, Ernesto PAIANO, Antonio PAPPAGALLO, Milo PAVANELLO, Angelo PREDA, Ernesto PUCELLA, Annibale VENTURI).
La Città di Bolzano ne serba grato e perenne ricordo nella consapevolezza che il loro sacrificio giovò alle riconquistate libertà e democrazia. – 12 settembre 2004.”

All’alba del 12 settembre 1944 a Bolzano 23 uomini furono prelevati dal Lager nazista di via Resia e condotti nella Caserma di artiglieria “Francesco Mignone”. A ciascuno di essi un commando di militi sparò un colpo alla nuca. I corpi furono portati al Cimitero Maggiore e gettati in una fossa comune non contrassegnata.Nei primi anni del dopoguerra la polizia individuò la fossa comune e le salme ebbero così una sepoltura religiosa. Nel 1950 vennero trasferite nel Cimitero Militare di S. Giacomo, dove tuttora riposano.
Gli arresti e la morte dei 23 furono forse il punto finale di un piano ideato dall’occupante germanico in Italia per eliminare le missioni clandestine di sabotaggio e di intelligence infiltrate in Italia centro-settentrionale per iniziativa del Governo del Sud, in collaborazione con i governi alleati inglese e americano. La documentazione raccolta dall’Archivio Storico permette di identificare nove missioni, di cui fecero parte 14 agenti dei 23 uccisi a Bolzano.
Nel 2004 la Città di Bolzano ha avviato lo studio della storia dell’eccidio, dando anche inizio alla consuetudine delle commemorazioni ufficiali, che da allora qui avvengono ogni 12 settembre. Nel 2010 la Città ha dedicato ai 23 questa piazzetta del nuovo quartiere, sorto sul luogo della ex caserma Mignone, abbattuta nel 1999.

Autore: Leone Sticcotti