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Mese: Gennaio 2020
QuiBassaAtesina – nr1 – 16.01.2020
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Il santuario di Pietralba #1
LAIVES Il santuario alla “Dolorosa Madre” o “Madonna di Pietralba” esiste dall’anno 1553. Si trova “a sud est rispetto alla città commerciale di Bolzano e a quattro leggere ore di cammino da Laives”, scrive Pius Maria Weissensteiner in occasione del terzo centenario “del ritrovamento della Sacra Immagine dal 16 al 24 agosto 1853.”
Pietralba non ha mai fatto parte del territorio comunale di Laives ma fino al 1242 era anch’essa sottoposta alla giurisdizione di Bolzano come “Nove theotonice“. Più tardi, metà del tribunale di Teuschennoeven / Nova teutonica appartenne ai potenti Niederthor di Bolzano, l’altra metà ai ministeriali vescovili Lichtenstein di Laives. Costoro sull’altipiano del Monte Regolo possedevano masi e boschi che contribuirono notevolmente alla loro ricchezza. Ciò nonostante, da sempre esiste uno strettissimo legame tra le due località. Ciò dipende innanzitutto dal fatto che da Laives, dove esistono una strada e una locanda con questo nome, parte il sentiero per raggiungere la località montana ma, ancor più, dalla circostanza che la Sacra Immagine della Madonna, nel corso dei secoli, è più volte passata da un luogo all’altro, tanto che a un certo punto – e fino a oggi – non si è più capito dove si trovasse quella autentica.
È ampiamente nota la leggenda del contadino Leonardo, detto il Weissensteiner. Per motivi ignoti cadde preda di attacchi di follia “che spesso si trasformarono in vera e propria furia”, tanto che “la sua famiglia si vide costretta a rinchiuderlo per tre anni”. Dopo una caduta in un burrone dalla quale uscì miracolosamente illeso, nel corso della realizzazione di una cappella in onore della Madonna che gli era apparsa nella sua invasione, ritrovò sotto terra “la pregevolmente elaborata Immagine della Madonna”.
Meno nota è la circostanza avvenuta alcuni secoli dopo, quando l’imperatore Giuseppe II, primogenito di Maria Teresa d’Austria, nell’ambito della sua discussa riforma religiosa di stampo liberale fece chiudere oltre 700 conventi e santuari – tra cui 21 nel solo Tirolo, e tra questi anche Pietralba. Il più noto e frequentato santuario del Land, che annualmente veniva visitato da migliaia di pellegrini, il 21 novembre 1718 era passato in custodia ai servi di Maria di Innsbruck. Questi avevano fatto costruire, sotto la direzione di padre Augustin Abfalterer, un convento. Nel 1722 il convento fu ultimato ma già prima, nel 1673, era stata inaugurata la chiesa in stile rinascimentale.
Autore: Reinhard Christanell
I “rosti” negli edifici bolzanini
Elementi significativi di completamento dell’architettura bolzanina e altoatesina sono quelle strutture in ferro battuto poste sotto l’intradosso dei portali in pietra. Il loro scopo è analogo a quello dei lucernari posti sopra i cavedi, dove questi danno luce in verticale agli ambienti posti all’interno di essi, mentre i rostri servono per dare luce sul piano orizzontale. Nei portali sono posti sopra i due battenti delle porte di accesso all’abitazione e danno sia luce che aria agli ambienti interni, spesso bui, angusti e maleodoranti. Nel Medioevo hanno la forma di semplici inferriate, ma nel ‘600 e sopratutto nel ‘700, giungono alla apoteosi stilistica. Essi completano i portali, barocchi o rococò, con le medesime forme eccentriche di tali stili. Nelle volute troviamo motivi a rochei intrecciati con figure floreali – spesso col motivo della rosa canina – o figure antropomorfe e stilizzate o mascheroni. Un motivo puramente funzionale diventa motivo di pregio e di decoro della facciata e della casa di chi la abita. Stupendi e fantastici ricami in ferro battuto si susseguono sopra i portali bolzanini con una sorta di continuità negli edifici del centro storico. Vengono caratterizzati col motivo del fiore “a fuso”, costituito dagli avvolgimenti dello stelo del fiore a guisa di spirale, sostituito successivamente col motivo a “cartilagine”, realizzato con una tecnica di incisione a caldo.
La lettura intera di un edificio, anche dal punto di vista stilistico, non può prescindere da questo relativamente piccolo, ma importante manufatto. Le maestranze bolzanine e più in generale quelle altoatesine erano impareggiabili nel forgiare e modellare tali strutture. Stupende sono quelle presenti nei portali nel palazzo del Magistrato Mercantile, realizzate fra il 1726/28 da Franz Unterhofer. Ma bellissime sono anche quelle in piazza delle Erbe, oggi nascoste per lo più dalle bancarelle, una per tutti quella di palazzo Menz, posto nella medesima piazza.
Completavano poi i portali altri elementi di decoro e di utilizzo, quali il batacchio – questo spesso a forma di mascherone – , i pomoli e i cardini, tutti composti in una unica e incredibile unità stilistica.
Autore: Flavio Schimenti
L’autonomia è modello positivo quando diventa bene comune
L’Austria, dopo le elezioni anticipate di settembre, ha un nuovo governo che mette insieme, per la prima volta a livello nazionale, popolari (ÖVP) e Verdi. Il lungo e articolato documento dell’accordo di coalizione dedica alcuni passi all’Alto Adige. Non si parla più di doppio passaporto ma di “modello Alto Adige” e di competenze perdute.
Il paragrafo, collocato tra le priorità regionali della politica estera, si apre con una premessa tutta positiva: “L’Austria continuerà anche in futuro a stare a fianco dell’Alto Adige e a svolgere la sua funzione di tutela (Schutzfunktion). 50 anni dopo l’approvazione del Pacchetto per l’Alto Adige, che ha posto le basi per la moderna autonomia della regione, oggi l’Alto Adige è un modello positivo per un cammino riuscito, che è partito da un conflitto, espressosi anche nella violenza, per arrivare al dialogo e agli sforzi sinceri per trovare soluzioni e una reale tutela delle minoranze”.
Concretamente il nuovo governo di Vienna si impegna affinché siano ripristinate “le competenze che sono andate perdute dopo la quietanza liberatoria del 1992, a meno che le limitazioni non siano da ricondursi al diritto comunitario”. Si tratta principalmente di competenze che erano state limitate con l’entrata in vigore della riforma costituzionale del 2001, questioni che riguardano ad esempio l’urbanistica e il paesaggio, la previdenza, la caccia, l’artigianato e il commercio, l’ordinamento degli uffici, del personale e della protezione civile.
Condivisibile l’affermazione che sia “comune responsabilità di Austria e Italia garantire uno sviluppo indipendente e sviluppare ulteriormente l’autonomia in Alto Adige”, meno che questo debba avvenire solo “in stretto rapporto di consultazione con le rappresentanti e i rappresentanti dei gruppi etnici di lingua tedesca e ladina”. L’autonomia può crescere e restare modello positivo unicamente con il pieno coinvolgimento di tutte le sue componenti.
Autore: Paolo Bill Valente
Primo EP: ecco i perché nella musica di Tea Ducato
Tra le uscite discografiche di fine anno, la scena regionale ci ha regalato il piacevolissimo EP di Tea Ducato, un bell’esordio per una novella cantautrice che va a ritagliarsi un suo spazio nella nutrita schiera di ragazze più o meno giovani che negli ultimi anni hanno contribuito a creare un vero e proprio fenomeno musicale al femminile nell’ambito della canzone d’autore.
Violinista mancata, come lei stessa ci racconta, Tea Ducato è cresciuta a suon di musica, le canzoni dei cantautori italiani più classici, e quindi temporalmente distanti dalla sua generazione e la musica jazz: “Mio papà suona il sax e la chitarra, la musica in casa c’è sempre stata. Quando si andava in giro prima o poi la chitarra saltava fuori e partiva la musica. Sono venuta su a suon di Battisti, De Gregori, Lucio Dalla e il resto del cantautorato italiano. Questo è ancora il genere che prediligo e che mi piace ascoltare. E poi nei viaggi in macchina non mancava la musica jazz, che a noi figli risultava un po’ pesante ma che evidentemente da qualche parte si è intrufolata anche dentro di me visto che in alcune delle mie canzoni spunta fuori lo swing, un genere che mi piace molto”.
Lasciato il violino quasi da subito, per Tea è arrivata la passione per il canto, continuando a cantare dapprima nel coro della scuola elementare: alle superiori poi la passione si è irrobustita spingendo la giovane artista a seguire dei corsi specialistici che l’hanno portata a inserirsi professionalmente nel campo dell’animazione musicale per l’infanzia.
“Lavorare con i bambini mi è sempre piaciuto – prosegue Tea – e poterlo fare abbinandolo alla mia passione per il canto è stato fantastico. Ora frequento il corso di didattica musicale al conservatorio con indirizzo specializzato in canto moderno. Ma non mi era mai passato per la testa di provare a scrivere una canzone. È stato un amico a suggerirmi di farlo per reagire ad una situazione particolare della mia vita: così, un po’ per gioco e un po’ per sfida, è venuta fuori “I tuoi perché” la canzone, scritta in cinque minuti, che ho pubblicato come primo singolo online e che intitola il mio EP”.
Per realizzare il suo debutto, Tea si è affidata alle cure del produttore Lorenzo Scrinzi, recentemente trasferitosi dagli studi in cui lavorava a Laives in quel di Monaco di Baviera: Scrinzi, che ha messo la sua zampata anche nelle produzioni di altri artisti, non solo della regione, ha aiutato Tea negli arrangiamenti ed ha suonato praticamente ogni strumento, con l’eccezione del contrabbasso nel brano eponimo dell’EP affidato a Patrick Barba.
Non è che dallo scrivere la prima canzone al fare il disco il passo sia stato breve, come Tea stessa ci dice: “Ci sono state alcune persone che mi hanno incoraggiata, ma ci ho messo un po’ a convincermi. Il brano era molto introspettivo, un viaggio interiore per esorcizzare un’esperienza da superare, quindi ero un po’ protettiva verso questa mia canzone. Poi mi sono decisa a lasciar andare le briglie e in realtà ora sono felice di come la cosa si è evoluta. Ho conosciuto Lorenzo in quanto frequentavo il centro giovanile No Logo, a Laives, dove lui aveva lo studio e mi sono fidata dei suoi consigli, anzi è stata un po’ una crescita in comune, per lui nel campo della produzione per me in quello musicale, e mi sono divertita davvero tanto a lavorare con lui anche se è stata una cosa lunga”.
Il risultato è un disco composto di sei brani, per ora disponibili attraverso le classiche piattaforme musicali, ma in attesa di essere edito anche in versione per così dire solida. All’ascolto balza subito all’orecchio la voce bella e particolare di Tea Ducato, colpiscono i suoi testi molto diretti e se da un lato si apprezzano le canzoni composte in forma più tipicamente cantautorale, dall’altro non possono passare inosservati gli arrangiamenti misurati e i magnifici cori in stile Trio Lescano, tutti ad opera della stessa Tea, che fanno capolino nella composizione swingata da cui il disco prende il titolo.
La presentazione del disco si terrà venerdì 17 gennaio alle 21 al PippoStage.
Autore: Paolo Crazy Carnevale – musicofilo