Una chiesa per celebrare il Sacro cuore

Percorrendo via della Roggia si può ammirare, prima di imboccare via dei Vanga, l’imponente facciata di una chiesa, facciata su cui si apre l’ampio rosone e ai cui lati troneggiano le due torri campanarie. Si tratta, lo sappiamo, dalla tabella trilingue, di una “Chiesa neoromanica a tre navate (1897-1899), costruita assieme all’annesso convento su progetto dell’architetto J. Bittner in occasione del centenario del voto dei Tirolesi al Sacro Cuore per l’adorazione del SS. Sacramento”.
Circa il convento, è quello dei Sacramentini (o Eucarestini), la Congregazione del Santissimo Sacramento istituita a Parigi nel 1856 dal sacerdote marista Pierre-Julien Eymard (1811-1868). Di tale Congregazione nel 1897 giunsero da Roma a Bolzano alcuni membri di lingua tedesca, sacerdoti e fratelli laici; va ricordato l’appello, su impulso dato nel 1894 dal parroco Johann Künzle, per l’istituzione di una filiale dei Sacramentini nell’area di lingua tedesca. Il possidente Franz von Zallinger, messa a disposizione un’area edificabile in via della Roggia, il 28 giugno 1896 ottenne dall’imperatore Francesco Giuseppe l’autorizzazione all’istituzione. Dell’elaborazione dei progetti e dell’esecuzione dei lavori fu incaricato Johann Bittner, membro del consiglio edilizio di Bolzano. Dalla posa della prima pietra del 25 giugno 1897 – festa del Sacro Cuore -, nel giro di due anni la chiesa, che già dall’aspetto voleva ispirare serietà, dignità e maestà, fu terminata nel giugno 1899. Così il 9 giugno 1899, festa del Sacro Cuore, l’arcivescovo di Trento, Eugenio Carlo Valussi, poté solennemente consacrare la chiesa del SS. Cuore di Gesù. Delegato dell’imperatore fu l’arciduca Francesco Ferdinando (1863-1914, assassinato il 28 giugno a Sarajevo). Schützen e bande musicali fecero da pittoresca cornice alla memorabile festa. Dopo la prima esposizione del Santissimo ebbe luogo il rinnovo del patto al Sacro Cuore; da allora il Santissimo rimane esposto giorno e notte.

Autore: Leone Sticcotti

Ecco la Mille Miglia dell’Alto Adige

Per una settimana hanno colorato le strade del meranese e della Valle Isarco, e non sono certo passarte inosservate: oltre 125 vetture hanno preso parte al “Südtirol Classic Schenna”, la gran dama dei raduni di auto d’epoca che non ha solo celebrato il piacere della guida, ma anche il suo 35esimo compleanno.

// Di Luca Masiello

Quel colpetto di tosse dopo aver girato la chiave, poi il rombo del motore, e i pistoni che scoppiettano prima di quel clic della marcia ingranata: per gli appassionati di motori, questa è musica classica; per tutti coloro che non vedono l’automobile solo come un mezzo per spostarsi, il “sound” di un mezzo d’epoca è poesia. E – a quanto pare – in Alto Adige gli appassionati del genere non mancano. Lo dimostra il grande successo di pubblico e di partecipanti a questa 35esima edizione della “Südtirol Classic Schenna”: dal 4 all’11 luglio oltre 125 partecipanti al “Rally della simpatia” si sono lanciati alla scoperta del paesaggio panoramico dell’Alto Adige: tra pianure mediterranee e vette alpine d’alta quota, i piloti hanno condotto le loro limousine, roadster e cabriolet attraverso un percorso sempre vario, fra tour rilassati attraverso la Val Venosta e la Valle Isarco, e quelli più impegnativi del programma del rally lungo il grande circuito delle Dolomiti con i passi Gardena, Sella e quello delle Erbe.

fotoservice: Patrick Schwienbacher


Dai primi del secolo agli anni ottanta
Le automobili d’epoca iscritte sono state classificate secondo il loro anno di costruzione: si partiva dalla categoria “Ancêtre” (anno di costruzione fino al 1904) e si arrivava a quella “Post IV” (anno di costruzione fino al 1975).


Porsche, Ford, Triumph e tante glorie italiane
In quei giorni il colpo d’occhio lungo le strade del meranese era decisamente particolare: Jaguar, Triumph e Porsche, ma anche italianissime Lancia e diversi “Cinquini” hanno attirato l’attenzione sui piloti che hanno percorso gli oltre 180 chilometri al giorno fra Scena ed il resto del Burgraviato, spigendosi poi nelle valli vicine. Le “nonnine “ del gruppo erano una Ford A Doktorwagen del 1929, quella che assomiglia un po’ al modello T usato da Stanlio e Ollio, ed una Bentley 4,5 Liter Open sua “coetanea”; ma non si può non menzionare l’Alfa Romeo 6C 1750 Gs del 1939 carrozzata da Zagato, quel carrozziere milanese che sullo chassis delle più potenti 6C 1750 Gran Sport realizzò diverse spider dall’impronta sportiva che sarebbero diventate famose per le loro imprese. Fra i modelli più recenti in corteo c’era una Ford Capri 3 del 1980, una Bmw 320/6 Baur Cabrio del 1979 e una splendida Opel Commodore del 1975.
Archiviata questa edizione, ora i piloti e gli appassionati delle “vecchie signore” stanno già scaldando i motori per il prossimo evento: dal 6 al 10 ottobre si tornerà in pista per la “Südtirol Classic Golden Edition”.

King’s Friends: nuovo disco, vecchi amici

Nei mesi scorsi sono tornati a farsi sentire i gloriosi King’s Friends, tra le formazioni storiche bolzanine, una delle più longeve e sicuramente la più costantemente attiva a livello concertistico, anche se dal beat del 1965 (ma alcuni di loro erano già in circolazione come Kings e basta già dal 1961) il quintetto si è evoluto diventando una godibile mini orchestra swing-jazz che da anni anima serate sia in città che, a richiesta, anche fuori regione.

La forzata impossibilità di calcare i palchi non ha fermato del tutto i King’s Friends, che hanno così trovato il tempo di terminare il loro nuovo disco, una raccolta di 15 brani intitolata King’s Friends & Friends, in cui, contrariamente al solito hanno deciso di avvalersi delle voci di cari amici per consegnarci le loro versioni di alcune celebri canzoni che altrimenti sarebbero divenute degli strumentali, secondo la tradizione del gruppo da oltre vent’anni in qua.
Il risultato è un disco col classico marchio di fabbrica (e naturalmente anche il logo) che vede Brunetti, Garbin, Gazzignato , Messori e Morrocchi sfoggiare la ben nota classe al servizio di un repertorio stavolta più pop, ma per questo non meno gradevole e oltre alle voci si sono avvalsi anche di qualche strumentista amico, o addirittura ex del gruppo (come nel caso della chitarra di Alberto Magri in Uomini soli). Ecco così sfilare le voci dell’incontenibile Renato Capon alle prese con la sinatriana My Way, di Manuela Fogli (ricordate i suoi dischi degli anni ottanta?) che rifà Lucio Dalla, e ancora Vittorio Seidl, Loredana Merlin e Vittoria Brunetti (nel disco c’è anche suo padre Bruno al violoncello!); ovviamente ci sono anche standard strumentali però.
Contemporaneamente al CD è arrivato anche un breve, commovente DVD realizzato sempre all’insegna dell’artigianato e per la gioia degli amici, messo insieme dal bassista Gianni «Occultis» Messori, autentica memoria storica e archivista del gruppo.
“Ho sempre avuto la passione per la storia – ci racconta Messori (autore tra l’altro anche di un libro su Piazza Erbe) mentre sfoglia il suo ricco album dei ricordi – e ho sempre conservato tutto, ogni piccola cosa che riguardasse il nostro gruppo, dalle locandine dei primi concerti, o come si diceva allora tè danzanti, al Circolo della stampa, al mio libretto Empals, alle foto storiche. Quando ho avuto da mio nipote il primo computer ho fatto un corso per imparare ad usarlo e poi ho cominciato a digitalizzare foto e articoli e tutto il resto, mettendo insieme questo album, parte del quale è diventato il DVD con la storia dei King’s Friends. In cui oltre a quattro registrazioni recenti è inclusa, come commento sonoro anche una chicca del 1966, una nostra versione in sala prove del Tema dei Giganti”.
Pur con le limitazioni dovute all’epoca, la registrazione di questo brano è molto preziosa perché ci dà un esempio della professionalità che questi ragazzi avevano fin da teenager, in particolare con un ottimo arrangiamento vocale con il batterista Giannarturo «Tullo» Busellato che mette sul piatto una replica notevole delle toanlità basse che nell’originale erano di Enrico Maria Papes.
“‘Tullo’ – prosegue Messori – era una forza della natura, era stato lui a fondare i Kings nel 1961 ed è rimasto quasi fino alla fine degli anni sessanta. Siccome eravamo tre Gianni e io allora avevo degli occhialetti che ricordavano un personaggio dei fumetti del grande Blek, mi hanno sempre chiamato «Occultis», nome d’arte che è riportato anche sul mio libretto Empals di quando suonavamo come ospiti fissi per la sede RAI locale e che mi è rimasto appiccicato addosso ancora adesso.”
L’album dei ricordi di Messori, che il tastierista Brunetti sta covando di rendere pubblico in formato libro, offre imperdibili foto come quella della chitarra a sedici corde di Roberto Morrocchi, o quelle fantastiche di quando i King’s Friends per un’estate furono ingaggiati a Rimini per suonare nel locale di Carlo Alberto Rossi (autore di un certo successo che ha scritto anche per Mina e Mia Martini).
Imperdibile poi il diploma conseguito dal gruppo a Palermo quando si classificò terzo al concorso di arte varia promosso dall’ENAL:
“Fu un viaggio pazzesco – conclude Messori – era il 1965, immaginate un viaggi in treno, naturalmente in seconda classe, e da Napoli in poi su un treno coi sedili di legno, eravamo tutti stipati in uno scompartimento, noi, i nostri bagagli e i nostri strumenti, tastiera compresa!”

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Cauto ottimismo tra le imprese altoatesine

Il graduale ritorno alla normalità infonde nuova fiducia alle imprese altoatesine: si prevede una crescita dei fatturati e oltre tre quarti degli operatori confidano in una redditività quantomeno soddisfacente nel 2021. Alla luce di questi segnali positivi, ma considerando anche l’elevata incertezza che caratterizza alcuni settori, il forte rincaro delle materie prime e i rischi connessi alla diffusione della variante Delta, l’IRE – Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano rivede al rialzo le proprie valutazioni sulla dinamica del prodotto interno lordo altoatesino nel 2021, prevedendo un leggero rafforzamento della ripresa, la cui entità dovrebbe essere compresa tra +3,0 e +5,0 per cento.

La rilevazione estiva del Barometro dell’economia dell’Ire mostra una ripresa della fiducia tra le imprese altoatesine, con il 76 per cento di esse che prefigura per quest’anno una redditività quantomeno soddisfacente. Le valutazioni espresse dagli imprenditori, seppur significativamente migliorate rispetto alla precedente indagine condotta a febbraio, sono comunque connotate da maggiore cautela rispetto a quanto registrato lo scorso autunno, quando oltre l’80 per cento degli intervistati espresse aspettative positive per il 2021. L’incertezza che ancora avvolge molte imprese traspare altresì dalle decisioni di investimento. In molti settori dell’economia sembra, infatti, essersi arrestato il trend di diminuzione in atto già da prima della pandemia, ma sono pochi i comparti dove si prevede un effettivo rimbalzo degli investimenti, soprattutto per quanto riguarda quelli in fabbricati e veicoli.

I segnali positivi
Tuttavia, non mancano i segnali positivi, cominciando dall’andamento dei fatturati. Dopo aver archiviato il 2020 con un calo medio del 13 per cento e nonostante nei primi due mesi del 2021 sia stata registrata una diminuzione rispettivamente del 17 e del 18 per cento rispetto agli stessi mesi dello scorso anno, a partire da marzo si è assistito ad una ripresa nella maggior parte dei settori. Attualmente oltre quattro imprese su dieci prefigurano un aumento del volume d’affari nel 2021. L’aumento dell’attività economica è testimoniato anche dai consumi energetici delle imprese, che ad aprile e maggio sono risultati superiori rispettivamente del 26 e del 15 per cento rispetto agli stessi mesi dello scorso anno.
La puntualità dei pagamenti
Anche le valutazioni sulla puntualità della clientela nei pagamenti e sulle condizioni di accesso al credito sono migliorate rispetto alla precedente rilevazione congiunturale di febbraio. Oltre la metà degli imprenditori intervistati segnala, però, un drastico aumento dei costi, riconducibile in gran parte al rincaro di molte materie prime e dei beni energetici sui mercati internazionali. Per fare fronte a questa dinamica molte imprese intendono aumentare i prezzi di vendita. I giudizi sulla situazione competitiva rimangono negativi in circa un quinto dei casi, ma migliorano leggermente rispetto alle valutazioni espresse a inizio anno.
La ripresa del mercato del lavoro appare piuttosto lenta: a maggio 2021 l’occupazione dipendente in Alto Adige ha registrato un incremento del 4,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2020. Tuttavia, in confronto al livello di maggio 2019 mancano ancora all’appello oltre 4.700 contratti di lavoro. Le imprese, comunque, prevedono nuove assunzioni entro l’anno.
I timori del turismo
Considerando i singoli settori di attività, il maggiore ottimismo si ravvisa nei servizi, nella manifattura e nel comparto del commercio e della riparazione di veicoli. Ancora molto caute appaiono, invece, le valutazioni degli operatori del comparto turistico, vista l’elevata incertezza sull’evoluzione della pandemia. In generale, il clima di fiducia appare migliore tra le imprese di maggiori dimensioni: tra quelle con almeno 50 addetti, quasi nove su dieci attendono per l’anno in corso una redditività quantomeno soddisfacente e molte di esse prevedono una crescita di fatturati, investimenti e occupazione. Decisamente più caute appaiono, invece, le valutazioni delle imprese più piccole.

Si attende la vera ripresa
In Italia, nel primo trimestre 2021 il Pil è cresciuto dello 0,1 percento rispetto al trimestre precedente. L’economia ha beneficiato della ripresa del commercio mondiale e della produzione industriale, che da aprile è ritornata sui livelli pre crisi. Nella seconda metà dell’anno, grazie all’allentamento delle misure di contenimento sociale, ci si attende una ripresa anche nel settore terziario. L’indice del clima di fiducia di famiglie e imprese è tornato su livelli superiori a quelli pre crisi e anche l’attività di investimento ha mostrato segnali di ripresa già nel primo trimestre dell’anno. Per il 2021 la Commissione stima una crescita del prodotto interno lordo nazionale pari al 5,0 per cento, mentre per il 2022 si prevede un +4,2 per cento, grazie anche ai primi effetti sul Pil del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Timidi segnali di ripresa coinvolgono anche il mercato del lavoro: a partire da febbraio, il tasso di occupazione ha iniziato una − seppur debole − crescita e a maggio era pari al 57,2 per cento.
Parallelamente, si è assistito alla diminuzione del tasso di inattività, attualmente pari al 36,0 per cento.Il tasso di disoccupazione è però salito al 10,5 per cento.

Il prodotto interno lordo in Alto Adige

Alla luce dei segnali di miglioramento registrati tra le imprese e i consumatori, nonché delle informazioni attualmente disponibili, l’IRE rivede al rialzo le stime di crescita del PIL altoatesino, che dovrebbe attestarsi tra +3,0 e +5,0 percento, secondo l’evoluzione della pandemia.
Il presidente della Camera di commercio, Michl Ebner, sottolinea l’importanza della ripresa degli investimenti in questa fase congiunturale: “Non si può avere un miglioramento tecnologico o l’incremento della produttività e della competitività senza investimenti. Essi vanno favoriti e incentivati, poiché alimentano la ripresa, innescando un ciclo virtuoso della domanda e dell’occupazione”.

Rachel Blueberger: dalla Polonia a Bolzano per una grande passione

La giovane musicista polacca Rachel Blueberger racconta la sua storia. Nata a Cracovia, in una famiglia di artisti – da madre pittrice e padre scultore – approda a Bolzano appena diciottenne, per via di una passione che la guida fin da bambina, quella per il violoncello. Prossima alla laurea al Conservatorio di Bolzano, rivela i suoi progetti e i suoi sogni nel cassetto. “L’arte e la musica erano sempre presenti a casa nostra, ci accompagnavano nella vita quotidiana e mi hanno insegnato la sensibilità nei confronti del prossimo”, spiega.

Da quanto tempo vivi a Bolzano? Perché ti sei trasferita?
A 18 anni, subito dopo l’esame di maturità, mi sono trasferita per studiare con il professore di violoncello Roberto Trainini. Ci siamo conosciuti durante una masterclass in Polonia, il suo approccio al violoncello mi ha ispirata molto e quindi ho deciso di proseguire gli studi con lui. Mi sono impegnata molto per preparare l’esame di ammissione al Conservatorio e quando l’ho passato ho pianto di gioia ma sapevo che quello sarebbe stato solo l’inizio di un duro lavoro di perfezionamento musicale, che poi si è trasformato anche in una grande lezione di vita. Partire così presto da sola è stata una forte esperienza e una prova di responsabilità, ma con l’aiuto di altri studenti e professori in conservatorio mi sono ambientata facilmente.

Quando e come è nata la passione per il violoncello?
Ho iniziato a suonare all’età di sei anni. Mi piaceva molto il suo suono, non troppo grave e non squillante, somigliava alla voce umana. Ricordo il primo concerto a cui ho assistito dal vivo: Mischa Maisky ha eseguito il concerto di Dvorak accompagnato dalla Filarmonica di Cracovia. È stata un’esperienza per me travolgente e in quel momento ho capito che il violoncello sarebbe stato il mio futuro. Crescendo ci sono ovviamente stati momenti difficili, ma li ho sempre affrontati convinta di non arrendermi mai, di non rinunciare al mio sogno. Un mese fa ho suonato da solista con l’Orchestra Monteverdi il concerto di Dvorak all’Auditorium Haydn. Prima di suonare mi è tornato alla mente quell’episodio ed ho pensato a quanto incredibile potere abbiano le scelte che facciamo fin da piccoli.

Stai lavorando a qualche progetto? Quale?
Sto lavorando a vari progetti: la preparazione di alcune audizioni, registrazioni, il duo Reed Bows con il fisarmonicista Maurizio Pala, la collaborazione con il cantante Alexander Frizzera, e finalmente concerti, dopo un lungo periodo di pausa e chiusura.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?
Uno dei più grandi è quello di acquistare un violoncello. Poter suonare un buono strumento è fondamentale per un musicista, è il fedele compagno di viaggio attraverso cui potersi esprimere. Il violoncello che sto suonando attualmente appartiene al Conservatorio e dopo la laurea dovrò, purtroppo, restituirlo. Non ne possiedo uno mio e i costi di uno strumento adatto alla carriera professionale sono molto alti rispetto ai guadagni del mestiere di musicista. Sto lavorando a un progetto di crowdfounding proprio per la raccolta fondi per l’acquisto di uno violoncello che possa diventare la mia voce ed accompagnarmi nel mio percorso musicale.

Autrice: Ana Andros – COOLtour

Il balletto nelle strade del quartiere

L’innovazione arriva anche per la fruizione del teatro e del balletto. Sarà il quartiere Don Bosco ad aprire le danze, a turisti e cittadini, alla 37esima edizione di Bolzano Danza – permettendo a chiunque voglia mettersi in cammino di fruire di contenuti multimediali inediti, attraverso un trekking urbano, per riscoprire il mondo della danza.

Avvicinarsi alla danza fuori dal teatro: nell’attesa che il Teatro Stabile di Bolzano riapra il sipario per la nuova edizione di Bolzano Danza, i cittadini possono godere di esibizioni e coreografie inedite tramite un sistema di interattivo trekking urbano. Ad accoglierlo sarà il quartiere Don Bosco, nel quale sono diffusi dieci cartelli contenenti un codice QR, scansionabile per la fruizione del contenuto. Il progetto è frutto di una collaborazione nata tra Stagione Estiva Don Bosco e COOLtour che, attraverso U-Game, la piattaforma tecnologica che supporta i contenuti messi a disposizione da Bolzano Danza, apre le porte del teatro e lo trasferisce nelle strade della città. Obiettivo è proprio quello di promuovere un modo interattivo, innovativo e divertente per scoprire e vedere la danza da un altro punto di vista, fuori dal teatro. L’iniziativa U-Game – Dying Swan integra l’esperienza teatrale, e anzi, la trasforma in un’esperienza partecipata e interattiva che vede protagonisti i camminatori tanto quanto gli artisti. Le coreografie elaborate e interpretate dai ballerini della compagnia di danza Gauthier Dance di Stoccarda rappresentano esibizioni inedite ispirate al celebre assolo “La morte del Cigno”, che da inizio Novecento ha fatto sognare appassionati e no, trasportandoli – anche loro quasi in punta di piedi – sulle note del compositore Camille Saint-Saëns. Dal 1 al 31 luglio, dunque, chiunque voglia immergersi nel mondo della danza, potrà recarsi nel quartiere Don Bosco per una passeggiata.

Andando a scoprire i dieci punti che compongono il percorso, contraddistinti dall’inconfondibile pannello blu di U-Game, basterà (con l’aiuto di uno smartphone) fotografare o scansionare il codice QR per avere l’accesso alle esibizioni. Coreografie di pochi minuti, firmate da grandi nomi del mondo della danza, daranno ritmo e movimento alla trekking urbano dei cittadini e una reinterpretazione curiosa – per scelte musicali, ambientazione e stile – all’episodio della morte del cigno. Un’occasione unica che racchiude in sé diverse passioni e modi di viverle, dal trekking alla danza, passando per la riscoperta della città. Un approccio misto tra virtuale e fisico è dato anche dal workshop di danza e realtà virtuale che Bolzano Danza, in collaborazione con la coreografa Silvia Gribaudi, che è stato fissato nel weekend scorso, tra Villa delle rose e il Parco delle Semirurali, sempre in collaborazione con COOLtour e con i centri giovani dell’Associazione La Strada-der Weg ONLUS.

La tecnologia utilizzata come mezzo di promozione culturale e come stimolo per le relazioni umane: è questa la sfida posta da Bolzano Danza a Don Bosco, una sfida nuova e innovativa al contempo.

Autrice: Ana Andros – COOLtour

Elton Johannes

Storie dal Multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

Elton Johannes, nato ad Auna di Sotto nel 1947 è uno dei più importanti artisti altoatesini, diventato celebre grazie a grandi successi come Sarentine Rock e Rock and Roll Matonna. Nel 1998 è stato insignito del titolo di Cavaliere di Luis Durnwalder per i servigi resi alla musica, alla cultura sudtirolese e per la sua beneficenza.

Autore: Roberto Tubaro

Paese che vai, libreria che trovi

Si concluderà a breve l’esperienza sessennale svolta come libraio da Davide Pietroforte, giovane pugliese arrivato a Bolzano sei anni fa. Abbiamo fatto il punto della situazione su quanto accaduto fino ad oggi e sulle esperienze che lo hanno portato nel capoluogo altoatesino; analizzando, con una prospettiva diversa dal consueto, il mondo delle librerie e la nostra città.

Davide Pietroforte

Attualmente lavori in centro a Bolzano, cosa ti ha portato fino al cuore di questa città?
“Dopo aver studiato scienze della comunicazione e marketing, ho colto l’occasione di poter svolgere un master a Orvieto, attraverso la Scuola Librai Italiani, proprio per diventare librario.
Ho prima lavorato in diverse librerie a Bari, poi a Roma dove sono rimasto per due anni. Durante questo periodo sono entrato in contatto, tramite i social, con un altro libraio, Marcello, che mi propose un posto di lavoro a Bolzano. Ecco, allora, che dal 2015 svolgo qui la mia attività. Questa è stata un’esperienza che mi è servita per concludere il mio apprendistato e ha fatto di me un vero e proprio venditore di libri.”

Questi sei anni ti hanno permesso di conoscere nuove frontiere e vedere dall’esterno diverse librerie, raccontaci qualche aneddoto…
“Sono stati anni fondamentali per la mia crescita che mi hanno consentito di viaggiare il mondo dove, oltre al turista, sono stato anche in visita presso alcune librerie, avendo l’opportunità di parlare e confrontarmi con dei miei colleghi librari.”

Il libraio Marcello con Davide Pietroforte


Prima l’Islanda, poi il Giappone e, infine, la Florida: paese che vai, libreria che trovi…
“La mia prima vacanza dopo essermi trasferito a Bolzano è stata a Reykjavík. Qui, come d’abitudine, sono entrato in una libreria: era colma quasi esclusivamente di un libro di Italo Calvino. Dopo aver parlato con il mio corrispettivo islandese ho capito che “Se una notte d’inverno un viaggiatore” era uno tra i libri più venduti d’Islanda. Ciò che per noi è un classico, era per loro un libro di punta grazie a una recente traduzione in islandese.”
“Le librerie in Giappone danno l’impressione di essere dei giganteschi magazzini. A differenza delle librerie occidentali, dove i libri vengono esposti con le proprie copertine sia di faccia che di costa, qui sono esposte esclusivamente di costa. In Europa, per la vendita dei libri, la scelta tra la copertina frontale e la costa è fondamentale. In Giappone, invece, è dettata dalla tipologia di lettura degli ideogrammi che va dall’alto verso il basso.”
“In Florida ho vissuto un’esperienza impressionante, le librerie sono enormi, assomigliano a dei veri e propri centri commerciali. Purtroppo, però, l’unica parte veramente frequentata dalle persone è l’area della caffetteria; comportamento dovuto al basso numero di lettori presenti nella zona.”

Cosa ti porti via da questa esperienza a Bolzano?
“In questi due anni in libreria ho ampliato la mia conoscenza delle caratteristiche dei lettori. Sono stati spesso proprio loro a consigliare a me determinati libri, mantenendo sempre un costante dialogo. Durante il momento del commercio, quando un cliente si trova in cassa, non vi è solo il gesto dello scontrino, ma in libreria, più che in altri negozi, c’è una profonda relazione tra librario e cliente frutto della comune passione per i libri. Non vi è solo la vendita al dettaglio, ma una condivisione delle esperienze di lettura.”

Ed ora?
Continuerò a rimanere legato al mondo dei libri tramite l’attività da libraio, con l’aggiunta di questi intensi sei anni passati a Bolzano.

Autore: Andrea Dalla Serra