Gli ultimi eventi metereologici estremi che hanno colpito la Germania e il Belgio provocando danni e morti, non possono lasciarci indifferenti davanti alla crisi climatica in corso. Proponiamo quindi volentieri su queste pagine il pensiero di Zeno Oberkofler, attivista del gruppo altoatesino di “Fridays For Future”, che da qualche anno si batte per sensibilizzare la popolazione su questa importante tematica.
“La nuova normalità? 54 gradi in California e incendi boschivi incontrollati ovunque. Centinaia di persone che muoiono in Canada a causa del caldo. Inondazioni in Germania, che distruggendo paesi e città. Più di 100 morti e purtroppo ancora molte persone disperse. Nubifragi violentissimi in Alto Adige, alberi che cadono, tetti che volano via.
Questo é il nostro luglio.
La scienza ci ha avvertito per anni e ora stiamo solo iniziando a vedere le conseguenze della nostra inazione. Non voglio rassegnarmi al fatto che questi eventi meteorologici estremi diventino la norma, ma purtroppo non sarà così facile invertire gli 1,2° C di aumento di temperatura che abbiamo già causato con le nostre emissioni. La catastrofe climatica è già qui e per molte persone nel mondo significa già da anni: siccità, inondazioni, povertà, sete e guerra. Possiamo evitare che la situazione sfugga di mano. Per fortuna, abbiamo i mezzi per farlo. Ogni decimo di grado di aumento di temperatura decide quali libertà e quale margine di manovra avremo in futuro ancora per affrontare un pianeta in tempesta. Siamo gli unici che hanno ora il potere di fare qualcosa per rimetterci in sesto.
Sono consapevole che quello che scrivo sembra duro, ma a volte bisogna dire le cose come stanno. Che molte persone siano preoccupate per il loro futuro e per quello dei propri figli è quindi assolutamente comprensibile.
Dobbiamo trarre energia da questa preoccupazione per cambiare insieme il sistema esistente. Un buon futuro è possibile se partecipiamo tutte e tutti nel costruirlo. Dobbiamo ascoltare la scienza ed accompagnare con politiche attive la transizione verso una società a 0 emissioni ed anche più giusta”.
Mese: Luglio 2021
Voglia di vacanza aldilà della demenza
“Sarebbe bello andare in vacanza…ma ho la mamma che vive con la demenza di cui prendermi cura”. Quando questi pensieri albergano nella nostra mente, mettono dei paletti invalicabili al desiderio di trascorrere una vacanza rigenerante insieme alla nostra persona cara. Veniamo sopraffatti da molte domande che ci sembrano apparentemente senza risposta e ci fanno sembrare una possibile vacanza un evento impossibile da realizzare, chiudendo ogni spiraglio di possibilità. Ma è proprio così? Possono convivere il desiderio di “staccare” dalla quotidianità con le necessità della persona che vive con la demenza?
Il primo passo da compiere è quello di immaginare una vacanza che abbia delle caratteristiche adattabili con la nuova situazione che si sta vivendo in famiglia. Concretamente come prepararsi? Munisciti di un quaderno e una penna che ti saranno utili per costruire la tua “mappa delle vacanze” e trova le risposte a queste domande in modo da esplorare ogni possibilità:
Dove andava in vacanza la nostra famiglia?
Trascorrevamo le ferie al mare o in montagna?
Alloggiavamo in un albergo, in un villaggio turistico, in una casa in affitto, in una casa per le vacanze di nostra proprietà?
In quali periodi dell’anno andavamo in vacanza?
Quali erano le mete e le attività preferite dai miei genitori?
Come trascorrevamo le giornate?
- Coinvolgi in tuo caro mentre rifletti su queste domande guida. E ancora, per costruire una vacanza su misura rifletti su questi aspetti:
- Come vedi il tuo papà, la tua mamma? Pensi sia nelle condizioni per affrontare un viaggio e trascorrere qualche giorno fuori casa?
- Ha bisogno di assistenza ed eventualmente quale?
- Sai dove trovare un luogo accogliente e privo di barriere architettoniche?
- Quanto inciderà la vacanza sulle sue abitudini e sulle routine quotidiane cui è abituato?
- Il cambiamento di residenza potrebbe causare disagio tale da scatenare comportamenti speciali?
- Il suo comportamento cambia in presenza di persone sconosciute?
Nella ricerca delle risposte continua a mantenere l’attenzione al desiderio che ti spinge a scegliere di vivere insieme al tuo caro un’esperienza che potrebbe essere molto stimolante e ricca di leggerezza per l’intera famiglia, senza lasciarti scoraggiare dai passi organizzativi che la situazione richiede. Rispondere a queste domande ti sarà utile per tracciare un’idea di vacanza che possa essere apprezzata e goduta anche dal tuo caro. Forse ritornare in luoghi conosciuti che appartengono alla sua giovinezza potrebbe riaccendere emozioni e risvegliare il ricordo di particolari momenti di vita. Oppure potrebbe essere l’opportunità di realizzare un suo “sogno nel cassetto” per fargli un dono speciale.
Se infine senti che organizzare una vacanza insieme sia complesso, non scoraggiarti e prova a sperimentare alcune uscite più semplici come scegliere un luogo vicino alla residenza della persona di cui ti prendi cura per una gita di qualche ora o di una giornata, oppure prenotare un brevissimo soggiorno (un giorno e una notte) in un albergo della zona. Potrai così osservare i suoi comportamenti e come vive i cambiamenti. Se osservi che il tuo caro è sereno, vive con gioia il viaggio ed il soggiorno magari raccontandoti storie di vacanze passate, non prova disagi particolari nei cambiamenti della sua routine e trascorre tranquillamente la notte, potrai senz’altro pensare a progettare una vacanza un po’ più lunga. Se invece il suo comportamento manifesta continuo disagio che magari sfocia in qualche comportamento speciale, potrai attendere e sperimentare piccole uscite ogni tanto o portare la vacanza “in casa”.
A questo proposito ecco alcune semplici idee da realizzare:
Organizza una festa in giardino o in terrazzo: invita i suoi nipotini e procurati una piccola piscina. Offrigli la possibilità di sedersi insieme a loro e giocare con l’acqua, magari immergendo in sicurezza i piedi nell’acqua. L’allegria dei bambini lo metterà di buon umore e gli farà trascorrere momenti magici.
Piatti dal mondo per viaggiare: ogni località ha un piatto tipico. Puoi trovare tante ricette in rete e cucinare qualche piatto che possa ricordare al tuo caro i luoghi che ha visitato. Un pranzo o una cena insieme, assaporando gusti conosciuti, sfogliando l’album dei ricordi, per creare una mini vacanza ricca di emozione.
Crea un giardino: se il tuo caro vive in un appartamento e non ha a disposizione un giardino, crea insieme a lui un angolo verde e fiorito. Scegliete insieme vasi, terra, sementi e piante e come disporli. Rendilo responsabile della sua cura. Sarà un modo piacevole di riempire il tempo ricreando il con-tatto con l’energia della terra e godendo della bellezza delle piantine che germoglieranno e dei fiori che sbocceranno.
Esplora la tua città e i suoi dintorni: scegli qualche luogo caratteristico per accompagnare il tuo caro in luoghi di cui ti ha parlato o che avrebbe desiderato visitare. Sarà una meravigliosa esperienza che potrà allenare la vostra creatività: potrete stare seduti in silenzio ad ammirare uno scorcio, potrete dare da mangiare alle anatre nello stagno del parco, visitare una chiesa e recitare insieme una preghiera, e molto altro ancora.
Il tempo di fine estate, quando il grande caldo è ormai passato, può essere un momento ideale per dedicarsi a qualche giorno di riposo e condividere con la persona di cui ti prendi cura dei momenti diversi e speciali, un dono reciproco di tempo in cui gustare e apprezzare la presenza dell’altro. E allora? Buone vacanze.
Autrice: Roberta Lenzi – Sente-Mente Felicitatrice
I nuovi scatti di Sissa Micheli
Nuova mostra alla Galleria della Comunità Comprensoriale Oltradige Bassa Atesina di Egna. In esposizione ci sono le opere di Sissa Micheli, fotografa e artista altoatesina che ama giocare con la presenza e l’assenza, con la materialità e la sensualità, con il piacere della stravaganza e del surreale, con l’enigmatico e l’umoristico. La mostra si chiama “On Transient Phenomena”. La mostra può essere visitata nei seguenti orari: fino al 7 agosto, da martedì a sabato, dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 18.
Curiosa, l’artista si avvicina ai suoi campi d’indagine e dà vita ad un cosmo sensuale ed enigmatico, in perenne movimento tra realtà e finzione, tra passato, presente e futuro.
In generale la messa in scena è una componente essenziale del lavoro di Sissa Micheli: l’immagine mobile e dinamica è una compagna costante delle sue opere. Con capi d’abbigliamento volanti, l’artista crea affascinanti sculture temporanee che celebrano la fugacità e l’effimero in un gioco sensualmente dinamico. Nelle nuove opere, Micheli trova ispirazione nella piega che conduce all’infinito, come descritto dal filosofo francese Gilles Deleuze nel suo libro “La piega”: Leibniz e il barocco” (1988).. In riferimento alla sua monadologia (la dottrina delle sostanze semplici o elementi ultimi della realtà), l’anima umana è immaginata come una monade, ovvero come un’unità richiusa su sé stessa, colma di pieghe poste su due livelli: le “pieghe della materia” e le “pieghe dell’anima”. Il presunto mondo esterno è sempre attualizzato solo come una rappresentazione interna; la totalità delle rappresentazioni lo veste dall’interno, ed esse si diffondono al suo interno sotto forma di piega. Allo stesso tempo, le opere di Micheli assurgono a simbolo della caratteristica fondamentale della fotografia, ovvero catturare e congelare visivamente un attimo non percepibile dall’occhio umano, infondendogli un significato. I tessuti messi in scena davanti al viso ed al corpo di una figura femminile giocano con il contrasto tra velatura e rivelazione, tra protezione e assenza di difese, e mostrano un essere umano vulnerabile, gettato nel mondo e alla sua mercé. Micheli ha iniziato a dipingere questa serie di opere ben prima della pandemia. Ora, sono più attuali che mai.
Foto: Sissa Micheli
A colloquio in piazza con due grandi donne
MERANO Due grandi donne faranno la loro comparsa nei prossimi giorni in piazza delle Terme, ospiti della Biblioteca civica nell’ambito della rassegna “Appuntamento a Merano – AutorInnen in Meran”. Giovedì 12 agosto alle ore 20.30 i meranesi avranno la possibilità di ascoltare le parole di Monika Hauser, un medico che oltre a rispettare il giuramento di Ippocrate, ha dedicato tutta la sua carriera al prossimo ed in particolare alle donne che vivono in situazione disagiate.
La professionista è nata in Svizzera, dove è cresciuta, ma è figlia di genitori sudtirolesi. La sua vita ha toccato molte mete internazionali: diploma in Svizzera, soggiorni in Israele e Sri Lanka, laurea in medicina a Innsbruck, dove nel 1984 ha anche eseguito il dottorato, esame di stato a Bologna, l’approvazione in Germania, medico assistente a Essen e formazione specialistica in ginecologia. Infine la sua città è diventata Colonia.
A fine 1992, Monika Hauser si è recata nei Balcani, durante la guerra, per aiutare le donne bosniache vittime di violenze sessuali di massa: grazie all’aiuto di psicologhe e dottoresse del posto, nell’aprile 1993 ha aperto l’unità sanitaria per donne “Medica Zenica” nella città Zenica.
Durante la guerra nel Kosovo, per la tutela dei diritti della donna, nel 1999, ha fondato in Kosovo e in Albania altre unità sanitarie per donne. Nel 2001 in Afghanistan ha promosso progetti per la cura medica e psicologica di donne e bambine, attiva anche supporti giuridici per donne detenute e ha promosso campagne contro i matrimoni forzati con bambine. Dal 2006 “Medica Mondiale” lavora nel sud – est della Liberia. Con i fondi del progetto le attività si estendono a molti altri paesi, soprattutto nella zona del grande lago in Africa.
Il lavoro di Medica Mondiale è pluridisciplinare e innovativo: le donne che hanno subito traumi ricevono supporto medico, psicosociale e legale, con l’obiettivo di rinforzare le loro risorse e di consentire loro una vita autodeterminata. Dall’inizio, Monika Hauser con le sue colleghe ha sviluppato degli standard del settore che tengono conto della situazione di stress che vivono le donne dopo aver subito dei traumi. Attraverso il lavoro sui diritti umani e sulla promozione della consapevolezza lavora a livello mondiale contro la violenza sessuale in stato di guerra e si batte per la parità di genere.
L’impegno di Monika Hauser per le donne nelle zone di guerra e di crisi è stato percepito fin dall’inizio dal pubblico ed è stato premiato svariate volte. L’incontro è moderato da Katia de Gennaro.
Sabato 14 agosto, alla stessa ora, toccherà a Tamara Lunger: scialpinista, alpinista ed esploratrice bolzanina, inizia la sua attività atletico – alpina a 16 anni cimentandosi nelle sue prime gare. Nel 2009 compie la sua prima esperienza alpinistica in Nepal. Nel 2010 diventa la donna più giovane, a soli 23 anni, a raggiungere la vetta del Lhotse (8.516 m.) e nel 2014 scala la vetta del K2 (8611 m.) come seconda donna italiana nella storia dell’alpinismo dopo Nives Meroi. Assai numerose in questi ultimi anni sono le sue imprese alpinistiche affrontate spesso in condizioni estreme. Durante i mesi del lockdown ha avuto l’ispirazione per il suo prossimo progetto, il Tamara Tour Italia: un viaggio in camper attraverso la Penisola per salire le vette più alte delle 20 regioni italiane, due mesi e mezzo di alpinismo, trekking, arrampicata, paracadutismo e ciclismo. Modera l’incontro Fausta Slanzi.
Per partecipare agli eventi sarà necessario esibire il Green Pass. In caso di maltempo l’evento si terrà presso il Pavillon des Fleurs in corso Libertà 39.
L’ingresso è libero.
In foto: Sulla destra Tamara Lunger e a sinistra Monika Hauser
Una vita sott’acqua
Matteo De Lorenzo è nato a Merano, dove vive, e ha 2 figli di 14 anni. Lavora da 21 anni presso la Piroche Cosmetiques ed è vice presidente della Merano Club Sommozzatori. Con la Merano Sub organizza corsi subacquei, progetti ambientali di conservazione e di sensibilizzazione e gite di divertimento.
La cosa che mi piace di me.
La caparbietà.
Il mio principale difetto.
Sono permaloso, parecchio anche.
La volta che sono stato più felice.
Ogni volta che posso stare con i miei figli.
La persona che ammiro.
I miei genitori.
Un libro da portare sull’isola deserta.
“Red Dragon” e “Flora e fauna del Mediterraneo”.
L’occupazione preferita.
Svolgere l’attività subacquea, con tutte le possibilità che mi offre: esplorazione, progetti ambientali, fotografia e condivisione con i miei amici.
Il paese dove vorrei vivere.
Sempre in Italia, ma più vicino al mare.
Il piatto preferito.
Tutta la cucina mediterranea.
Non sopporto…
L’ingratitudine.
La mia paura maggiore.
Il cambiamento climatico.
Nel mio frigo non manca…
Il vino bianco dell’Alto Adige.
Se fossi un animale sarei…
Un delfino.
Mi sono sentito orgoglioso quando…
Quando riesco a portare a termine un progetto ambientale anche se piccolo.
Il mio motto.
Non mollare mai.
Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Andare alle Maldive.
Il giocattolo che ho amato di più.
La mia prima Mtb.
I miei artisti preferiti.
Bruce Springsteen e Led Zeppelin.
La qualità che preferisco in una donna.
La semplicità.
…e in un uomo.
L’amicizia vera.
Dico bugie solo…
Per non ferire.
Dove mi vedo fra dieci anni.
Al mare.
Il colore che preferisco.
Il verde come i boschi, il blu cobalto del mar Tirreno.
L’ultima volta che ho perso la calma.
Preferisco non ricordarlo.
Da bambino sognavo…
Di diventare veterinario, poi ho capito che bisognava studiare troppo!
Autrice: Francesca Morrone
Rispetto e inclusione sociale per tutti
Elisa Berger è nata a Bolzano e lavora nell’ambito del sociale, sia come progettista che come operatrice posturale per donne e persone della terza età. Paziente pluricronica da 23 anni, sviluppa progetti ed eventi inclusivi in Alto Adige per l’ Associazione Incontriamoci Aps, della quale è Vicepresidentessa. Da un anno tiene, per l’associazione Elki di Bolzano, corsi di ginnastica genitori e bambini.
La cosa che mi piace di più di me.
I miei occhi ed il mio sorriso.
Il mio principale difetto.
Ogni tanto mi perdo nel mio mondo come Alice nel paese delle meraviglie.
La volta che sono stata più felice.
Quando mi sono sposata.
Da bambino sognavo di diventare…
Una hostess per volare in giro per il mondo.
L’errore che non rifarei.
Smettere di credere nei miei ideali e sogni.
Un libro da portare sull’isola deserta.
Nessun libro, ho già tutto lì: la natura, l’acqua ed il vento. Sono loro il mio libro preferito.
La persona che invidio di più.
Oscar Wild diceva: l’invidia è quel sentimento che si assume nell’istante in cui si ha la consapevolezza, di essere dei falliti. Non sentendomi una fallita non ho motivo di provare invidia per qualcuno.
Un capriccio che non mi sono mai tolta.
Possedere un pezzo di terreno al Lago di Garda, dove piantare alberi e frutti.
La mia occupazione preferita.
Ballare, viaggiare ed incontrare gli amici.
Il luogo dove vorrei vivere.
Ovunque dove percepisco rispetto reciproco.
Il colore che preferisco.
L’azzurro e verde smeraldo.
Il fiore che amo.
Il girasole.
Il mio musicista preferito.
George Michael.
Il mio pittore preferito.
Claude Monet.
Il piatto preferito.
Pasta al pesto genovese con zucchine, finocchi e peperoni trifolati.
La massima stravaganza della mia vita.
Ballare sui tavoli di un pub.
Il giocattolo che ho amato di più.
Le case costruite con le coperte.
Non sopporto…
Le persone che non rispettano se stesse ed il prossimo.
Il mio primo ricordo.
La nascita di mia sorella.
Dove mi vedo tra 10 anni.
In giro per l’Italia alla scoperta di progetti inclusivi.
Per un giorno vorrei essere…
Una nomade.
Nel mio frigo non manca mai…
Verdura e formaggio.
Se fossi un animale, sarei…
Una tigre.
Mi sono sentito orgogliosa di me stessa quando…
Mi sono laureata in meno di 3 anni.
Il mio motto:
“Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.
L’alluvione di Salorno
Quarant’anni fa, il 19 luglio 1981, a seguito delle forti piogge, l’Adige ruppe l’argine a nord di Salorno, all’altezza dell’abitato di Laghetti, inondando l’abitato e causando ingenti danni.
Riproponiamo una serie di fotografie pubblicate da Alberto Migliorini sul suo profilo Facebook e scattate proprio da lui durante quei giorni difficili.

Una zattera realizzata
con fusti vuoti



Salorno come Venezia. I soccorsi si muovevano anche con le canoe 
Una panoramica dall’alto 
Crollato il ponte che portava alla stazione 
Saper vincere, perdere e… valorizzare lo spirito olimpico
La recente vittoria della nazionale italiana al Campionato Europeo di calcio ha suscitato una grande gioia in tutti noi. Conosciamo già il meccanismo: quando il calcio viene declinato per nazioni e non per squadre di club, in caso di vittoria (sempre inaspettata) il nostro paese si riscopre molto più unito. Radunando in strada a festeggiare i tradizionali tifosi di squadre antagoniste, assieme a coloro che normalmente il calcio non lo vivono con la medesima passione. In questo 2021 la vittoria della nazionale guidata da Mancini, piena di giovani, ha avuto davvero un effetto unificante, giustamente messo in luce – con pacatezza ma anche con decisione – dal capo dello stato Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi. Sappiamo com’è andata. Il primo, con la compostezza che gli è propria, ha raggiunto la nazionale di calcio a Londra per sostenerla con la sua presenza discreta. Il secondo invece non si è recato a Wembley, anche per non mettere in imbarazzo il governo britannico dopo aver sollevato nelle scorse settimane delle riserve sull’opportunità di disputare semifinali e finale nella Gran Bretagna alle prese con le conseguenze della variante delta del Coronavirus. Dopo la domenica fatidica, Mattarella e Draghi hanno voluto ricevere gli azzurri nelle loro sedi istituzionali. Ma – con grande intelligenza – le maggiori cariche dello stato hanno scelto di invitare anche Matteo Berrettini, reduce dalla prima finale di Wimbledon della storia del tennis italiano, ed anche i giovani e numerosi vincitori dell’Europeo di Atletica leggera Under 23. A mio avviso si è trattato di un gesto di fondamentale importanza – a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Tokyo – per ricordare innanzitutto come di per sé non esistano sport di serie A, nonostante il differente seguito di pubblico. Il messaggio è da evidenziare una volta di più, dato che la maggior parte dei media (compreso il servizio pubblico radiotelevisivo) di questa “notizia” non se ne sono nemmeno accorti, oppure – ancora peggio – hanno deciso di tenerla decisamente sotto traccia.
Guardiamo avanti: a Tokyo saranno diversi gli atleti coinvolti provenienti dal Trentino Alto Adige. A loro va il nostro più grande in bocca al lupo.
Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale
Recesso e contratto di appalto
Nel contratto di appalto la legge, nello specifico l’art. 1671 c.c., prevede la possibilità di recedere; tale possibilità è riconosciuta, però, solo in capo al committente, mentre nulla viene detto riguardo al recesso dell’appaltatore, che deve pertanto ritenersi escluso. Il diritto di recesso in capo all’appaltatore, per essere valevole, dovrebbe quindi essere esplicitamente previsto dalle parti nel contratto e in quel caso sarebbe regolato dalla norma generale ex art. 1373 c.c., che recita “Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finchè il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, tale facoltà può essere esercitata anche successivamente, ma il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione”).
Il recesso del committente può essere esercitato anche senza motivi: esso, infatti, può avvenire per qualsiasi causa, il cui accertamento non è neppure richiesto ai fini della legittimità del recesso.
Secondo la giurisprudenza, l’art. 1671 c.c., se da un lato accorda al committente il diritto di recesso (esercitabile senza motivo e in qualsiasi momento durante l’esecuzione del contratto), non riconosce, dall’altro, all’appaltatore il diritto a continuare l’opera; quest’ultimo, in caso di recesso, potrà solamente ottenere l’indennizzo specificato nella norma (cioè spese sostenute, lavori eseguiti e mancato guadagno; previsione che costituisce una sorta di compensazione, a favore dell’appaltatore, del diritto riconosciuto al committente). Questa posizione di favore verso il committente è stata più volte motivata dalla giurisprudenza della Cassazione, la quale ha fatto riferimento all’interesse sotteso al contratto, che è quello finalizzato alla realizzazione dell’opera ed alla prestazione del servizio in favore del committente, non esistendo uno speculare diritto dell’appaltatore al completamento degli stessi. Le parti possono comunque convenire diversamente e ad esempio prevedere che il recesso sia esercitabile dal committente solo in caso di inadempienze dell’appaltatore, essendo la norma derogabile (ossia, potendo ammettersi patti contrari intervenuti tra le parti).
Autore: Avvocato Massimo Mira
Seed Vicious #1
Dopo un 2020 costellato di decreti, chiusure e lockdown finalmente torniamo a mettere la testa fuori dall’uscio. L’11 luglio, infatti, per il circuito sociale “LiberaSemina” si è tenuta a Reggello (FI) la giornata dedicata al libero scambio di semi riproducibili. Organizzatori e anfitrioni dell’evento le ragazze ed i ragazzi dell’associazione aps Seed Vicious, associazione di promozione sociale, della quale faccio parte anch’io dai tempi della sua nascita. A questa giornata di scambio sono state invitate numerose associazioni e gruppi di seedsavers (custodi di semi), quali: CiviltàContadina, ColtivarCondividendo, ErbaCanta, A.Di.Pa., Scagnammoce ‘a semmenta, ReteSemiRurali, ContoOrto, SeMiScambi, MondeggiBeneComune, MandilloDeiSemi e tante altre ancora. L’emancipazione dell’uomo dal suo stato brado è iniziata con la conoscenza del seme, della sua conservazione e della sua propagazione. La libertà di scegliere cosa coltivare, cosa mangiare, come vivere, ha dato vita alla biodiversità che conosciamo; da anni ormai questa biodiversità è minacciata – se non già impoverita – dall’industria, dai suoi monopoli, dai pesticidi e la libertà del contadino e dell’uomo comune di scegliere cosa coltivare e cosa mangiare si è ridotta notevolmente a favore di una pericolosa omologazione planetaria. Il Seme è vita, cibo e biodiversità, è libertà!
Ma chi è Seed Vicious?
Seed Vicious è un’associazione no profit di custodi di semi, i suoi soci sono sparpagliati un po’ in tutto il mondo. Il gruppo è nato e si coordina su internet, ma è radicato alla terra e alle sue tradizioni locali. Produce i semi di varietà orticole e floreali di tutto il pianeta, ne salvaguardia le peculiarità e le biodiversità, mette in condivisione le sementi della propria banca sociale e promulga la formula della condivisione con chi vuole iniziare la carriera di custode di semi. Sfrutta la velocità dei media moderni in sinergia alla posta “analogica” ormai in disuso, spedendo buste di semi autoprodotti nei cinque continenti. Il gruppo in poco tempo è cresciuto tanto e si sta sviluppando esponenzialmente coinvolgendo contadini e cittadini, anziani e giovani di tutto il mondo. Seed Vicious è un mezzo per opporsi alla frenesia del mercato e alle scelte delle grandi distribuzioni, un’idea di resistenza attiva basata sul seme, fulcro della vita sulla terra.
Per informazioni, chiarimenti ed informazioni scrivete a seedvicious.mail@gmail.com oppure consultate la pagina internet www.seedvicious.org/wordpress
Autore: Donatello Vallotta