Un salto dentro il mondo dell’associazionismo universitario

Verrà inaugurata a breve la seconda sede di Bolzano dell’associazione universitaria sudtirolese SH.ASUS – l’organismo di rappresentanza degli studenti altoatesini, che comprende sia chi sceglie di venire a studiare in Alto Adige da altre regioni, sia i numerosi ‘fuori sede’ sparsi per l’Europa – che conta ad oggi varie sedi in Italia (Trento, Bologna, con contatti anche a Milano e Verona) e in Austria (Vienna, Graz, Salisburgo e Innsbruck). Julian Nikolaus Rensi, il vice-presidente, ha fatto luce su alcune problematiche legate al mondo universitario locale. L’associazione è presente in Via dei Cappuccini 2, dove sarà situata anche la nuova sede, inoltre, offre delle consulenze a tutti gli studenti interessati, con la possibilità di confrontarsi gratuitamente con una psicologa.

L’importanza della scelta universitaria
Ad essere di centrale importanza per i rappresentati degli studenti è l’attività di orientamento universitario. “Credo si debba lavorare di più in questa direzione, vediamo troppi studenti che chiedono a noi che cosa possono andare a studiare e dove, senza avere nessuna idea o proposta per la testa. Si dovrebbero consentire dei corsi di orientamento universitario all’interno degli istituti scolastici – spiega Rensi – noi per primi siamo spesso andati nelle scuole a raccontare le nostre esperienze e abbiamo ricevuto sempre ottimi feedback, quindi siamo convinti che queste iniziative vadano incentivate. Alcuni Dirigenti ci accolgono, altri invece ci dicono chiaramente che non sono interessati ‘perché l’informazione non si fa durante le ore di lezione’; e questo danneggia fortemente i singoli studenti. Con il tempo – continua Rensi – ci siamo resi conto quanto importante sia conoscere gli strumenti per andare a studiare all’estero. Spesso si va incontro a delle problematiche e a degli aspetti tecnici ai quali in quinta superiore non si pensa, come al riconoscimento del titolo di studio una volta diplomato o, successivamente, laureato.”

Borse di studio e affitti
Il recente taglio delle borse di studio per merito lascia molto amareggiata l’associazione: “solitamente la collaborazione con gli assessorati funziona bene; la misura che sospende le borse di studio per merito, però, è stata presa rapidamente e senza nessun confronto con i diretti interessati. Crediamo che il merito vada valorizzato, anche in tempo pandemia e che il sostegno economico sia fondamentale. Per questo siamo contenti che le borse di studio per reddito, che secondo le stime riguardano circa il 25-30% degli studenti altoatesini, siano rimaste” evidenzia Rensi.
Gli altri nodi riguardano “la vita studentesca che non esiste e il costo degli affitti; due muri da abbattere”. “Oggigiorno – conclude Rensi – gli studenti non scelgono l’Università solo in base all’offerta del corso di laurea, ma considerano anche la vita al di fuori delle aule e le spese economiche da sostenere. A Bolzano il costo degli affitti è elevato, e questo sfavorisce la crescita di Bolzano come città universitaria… per non parlare poi delle polemiche sulla vita serale dei giovani.”

Green Pass
“Condividiamo la scelta del Governo di introdurre come requisito per partecipare alle lezioni in presenza all’Università il Green Pass europeo – non necessario invece agli studenti delle scuole medie e superiori. La misura è frutto di un compromesso tra l’esigenza di ritornare nelle aule da parte di noi studenti e la tutela della salute pubblica. Questo, insieme ad un costante monitoraggio della situazione pandemica, può garantire un ritorno alla normale vita universitaria. Ci tengo però a sottolineare – conclude Rensi – che nel caso alcuni studenti non siano riusciti a ricevere la prima dose di vaccino, anche per ragioni oggettive e di organizzazione, potranno lo stesso avere accesso all’Università se si sottoporranno ad un tampone rapido. La garanzia di tornare a svolgere esami e lezioni in presenza in piena sicurezza, grazie ad una maggiore tutela della salute pubblica, crediamo siano i giusti punti da cui possono partire eventuali riflessioni degli studenti all’interno della nostra associazione.”

Autore: Andrea Dalla Serra

La sfida di Corso Libertà, il secondo “centro”

La zona della città che si estende da Ponte Talvera a Piazza Gries attende da anni un rilancio che non è ancora giunto. La pandemia in questo senso avrebbe potuto dare il colpo di grazia a molti esercizi commerciali situati sotto i secondi portici di Bolzano, ma i proprietari sono stati in grado di tirare fuori le unghie, rinnovando il loro patto con i residenti. Ora però è il momento di guardare avanti e rilanciare la richiesta di far diventare Corso Libertà un luogo accogliente, soprattutto per gli abitanti del rione, ma non solo.

“Corso Libertà continua a sentirsi il secondo centro di Bolzano, ma è un centro ancora incompiuto, nelle politiche di sviluppo della città. In ogni caso noi pensiamo positivo, è il nostro modo di reagire e di rispondere alla grande sfida di questo periodo complicato”.
A prendere la parola è Wolfgang Schweigkofler, titolare del negozio Pediform di Corso Libertà, che da decenni sostiene i propri clienti sulla scia di un motto che è tutto un programma: “le due cose più importanti della vita sono un buon letto e un bel paio di scarpe, quando non sei nell’uno, sei nelle altre”.
Il signor Schweigkofler è convinto che la sfida di reggere all’impatto del lungo lockdown dovuto al Coronavirus è stata vinta dagli esercizi commerciali del rione grazie alla consapevolezza da parte dei gestori/proprietari di essere non solo dei venditori ma anche dei prestatori di servizi. Ne è un esempio Pediform, che offre anche i servizi di calzoleria oltre alla vendita di calzature.
“Noi non lavoriamo con il turismo e quindi abbiamo sentito poco l’assenza degli ospiti durante il lockdown”, ricorda il signor Wolfgang osservando che durante questo periodo è stato davvero fondamentale il rapporto stretto con i clienti affezionati che hanno riconosciuto il cuore che viene messo da negozianti e artigiani nel loro lavoro.
Insomma: appena hanno potuto i clienti sono tornati dai loro negozianti, anche perché avevano bisogno di loro.
Nello specifico il negozio di Corso Libertà che abbiamo preso come esempio per tutti, ha aiutato i residenti a restare in piedi, davvero in tutti i sensi…

Ma il vostro quartiere e in particolare il rione che fa capo a Corso Libertà è in una fase di grandi cambiamenti. Con la nuova ciclabile appena inaugurata e nel prossimo futuro il parcheggio di Piazza Vittoria e poi il Polo Bibliotecario…
Mah. Secondo noi la situazione non cambierà gran che. Perché il problema di fondo è che ancora oggi tutti gli eventi e le manifestazioni si concentrano sempre nel centro storico. Poi va anche detto che oltre a Piazza Vittoria anche la Piazza Mazzini è tutt’altro che accogliente. Anche lì prima o poi si dovrà intervenire.

Sì, ed è un peccato perché Piazza Mazzini è molto grande e qualche spazio per eventi in realtà ci sarebbe, ma viene fatto molto poco in questo senso. E si è anche parlato di rendere pedonale prima o poi Corso Libertà. Lei cosa ne pensa?
Anche su questo noi siamo critici. Abbiamo molti clienti che vengono dall’Oltradige e per loro è molto importante arrivare, fermarsi un attimo e ritirare qualcosa al volo da noi. Già ora questo è molto più difficile di prima. E con la strada pedonale lo diventerebbe ancora di più. La stessa cosa poi varrebbe anche per i tanti artigiani che rendono il quartiere davvero autosufficiente, come fiorai, puliture a secco, parrucchieri, meccanici di biciclette, ottici, estetiste, ecc.

Le associazioni di rappresentanza vi aiutano?
Poco. Sembra che tutti si fermi al Ponte Talvera. Le persone arrivano lì dal centro e poi tornano indietro.

Durante il lockdown avete ricevuto aiuti economici?
La prima volta sì, la seconda no.

Ma ci avete detto che volete comunque essere positivi e ottimisti. Come possiamo dunque concludere con questo spirito la nostra breve chiacchierata?
Beh… una speranza ci giunge dalla costruzione delle case nuove in piazza Gries. Arriveranno nuove famiglie, siamo pronti ad accoglierle e aiutarle. E questo forse aiuterà anche noi a far diventare Corso Libertà finalmente il “secondo centro” di Bolzano.

Autore: Luca Sticcotti

Sempre in orario, con la mia arpa

QuiIntervista a Francesca Bolognese. Nata a Bolzano il 31 ottobre 1980, lavora come insegnante di scuola dell’infanzia a Laives, ma nel contempo è anche arpista. Ha iniziato il suo percorso di studi all’età di 7 anni frequentando l’Istituto Musicale e successivamente il Conservatorio Claudio Monteverdi di Bolzano. Parallelamente agli studi classici, ha sempre nutrito un vivo interesse per la musica etica e pop. Collabora con diversi musicisti locali sia in ambito classico che di musica leggera. Parteciperà tra poche settimane alla finale di Sanremo Rock con il gruppo Giardini di Pietra.

La cosa che mi piace di più di me stessa.
Sono una persona molto determinata.

Il mio principale difetto.
Prima di affrontare una situazione mi agito sempre.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Due giorni fa perchè ero un po’ in ritardo a un appuntamento…

La volta in cui sono stata più felice.
Il giorno in cui sono nati i miei bambini.

Da bambina sognavo di diventare…
Ho sempre pensato che sarei diventata una maestra.

L’errore che non rifarei.
Ci sono tante cose che forse non ripeterei… ma se non fossero successe non sarei quella che sono ora.

La mia occupazione preferita.
Condividere la mia passione per la musica con gli altri è la cosa che mi dà più soddisfazione.

Il colore che preferisco.
Assolutamente il rosso.

Il mio fiore preferito.
La rosa rossa.

Il mio musicista preferito.
Ce ne sono tanti… ma adoro Ravel e Debussy.

Il mio pittore preferito.
Renoir.

Non sopporto…
Essere in ritardo…. e nemmeno i ritardatari.

Il giocattolo che ho amato di più.
Una bambola che mi è stata regalata dai miei genitori quando avevo 3 anni. Si chiama Tea, mi ha fatto compagnia per buona parte della mia infanzia.

L’oggetto a cui sono più legata.
Indubbiamente le mie due arpe.Mi accompagnano da sempre e non potrei separarmene. 

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
A 17 anni ho suonato in un concerto per Arpa e Orchestra  Le Danze Sacre e Profane di Debussy… tutti si sono alzati in piedi ed ero davvero molto fiera di me.

Il mio motto.
Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo. (Picasso)

Il mio primo ricordo.
Avevo circa un anno e mezzo e ricordo l’immagine di un orso in un cartello appeso al supermercato.

Dove mi vedo tra 10 anni.
I miei figli saranno grandi e con mio marito farò moltissimi viaggi.

Nel mio frigo non manca mai…
Una bottiglia di buon prosecco per le occasioni speciali.

Se fossi un animale sarei…
Un gatto, adoro i gatti.

La storia di Bolzano, città dipinta, ieri, oggi e domani

Se, recentemente, la città di Trento è stata definita come “città dipinta” grazie ai suoi magnifici palazzi pregni di affreschi nelle facciate e per il suo centro storico, lo stesso per molti versi lo si può dire anche per la città di Bolzano. La differenza, sostanziale, consiste nelle differenti vicende storiche che hanno coinvolto i due capoluoghi.
L’iniziativa del principe-vescovo di Trento aveva incentivato i ricchi signori della città, a dipingere le facciate dei principali edifici cittadini per diverse ragioni e Bolzano non poteva che fare altrettanto. Ma purtroppo le tragiche vicende che si sono succedute nelle due città e le diverse scelte drastiche hanno portato all’attuale stato di fatto. In sintesi: nel centro storico bolzanino i palazzi dipinti si contano sul palmo di una mano, al contrario di Trento.
Ma cosa ha inciso nella sostanza per determinare questi due percorsi così diversi?
In effetti si tratta di un argomento molto attuale, a mutare l’ordine delle cose sono state le epidemie, o come si dice attualmente le pandemie, dei secoli passati.
A Bolzano, come noto, si sono succedute le pesti del 1347, quella del 1478 ed altre gravi pandemie. Dei bei palazzi dipinti di Bolzano dunque se ne salvarono solo alcuni. Il rimedio adottato per “sanare” tutto fu infatti la calce, cosicché a Bolzano nei dipinti o nelle rappresentazioni del centro storico a partire dal XVII sec. troviamo per lo più facciate di un irrimediabile “bianco”. In pratica si salvarono solo: il palazzo Troilo di via Argentieri, l’edificio al nr. 43 di via dr. Streiter e qualche palazzo dei Portici (tra i quali l’antico Municipio) e di via Bottai.
Nel seicentesco palazzo Troilo appartenente alla nota famiglia di commercianti di origine roveretana possiamo ammirare una composizione geometrica a lombi composti a scacchiera di colore bianco e rosso, mentre intorno alle finestre compaiono cornici che mimano elementi scultorei.
Nell’ edificio di via dr. Streiter invece le immagini sono molto più complesse in un gioco di chiari e scuri, con due cavalieri si fronteggiano in un richiamo allegorico e simbolico che rimanda la lotta fra “il bene ed il male”, fra le “virtù” e la “perdizione”.
Solo a partire dall’800 a Bolzano si tornò alla pratica di dipingere le facciate e le opere principali si vennero realizzate dai pittori cittadini della famiglia Stolz.
Bella mostra ne sono: il palazzo Amonn di piazza Municipio, l’edificio della farmacia “alla Madonna” e tanti altri.
Nel nostro secolo si è tornati a dipingere le facciate, valorizzando soprattutto le periferie, per opera di tanti artisti. Per tale motivo oggi possiamo dire che anche Bolzano è una “città dipinta”.

Autore: Flavio Schimenti