La piazza di Pineta si trasferisce… al Polo

L’appello era stato lanciato nientemeno che da Babbo Natale in persona, che oltre un mese fa aveva pubblicato un video sul sito del Comune di Laives chiedendo ai bambini se una sua visita sarebbe stata gradita. Ed è così che un semplice gioco si è trasformato in un esempio di democrazia diretta: nel giro di pochissimo tempo all’indirizzo del Municipio sono state recapitate oltre cinquanta letterine elettroniche, tanto che giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 dalle ore 10.30 alle 17.30 Babbo Natale in persona siederà sul suo scranno nel villaggio appositamente creato per lui nella piazza di Pineta.

“Caro Babbo Natale, siamo Mattia e Chiara di Pineta. Abbiamo 7 anni e l’anno scorso ci siamo divertiti molto al tuo villaggio  e speriamo di rivederti  anche questo Natale”: la grafia in stampatello maiuscolo, scritta a matita sul foglio di un quaderno a quadretti, quasi stona con l’immagine che viene proiettata sullo schermo asettico di un computer; ma è in questo modo che a Laives è stato possibile contattare Santa Claus. Quella di Mattia e Chiara è una delle tante letterine che sono arrivate nelle scorse settimane all’indirizzo email dell’ufficio Sociale e Cultura del Comune di Laives, che aveva lanciato un videoappello tramite il suo sito per verificare la possibilità di ripetere l’evento dell’anno scorso, quando in piazza a Pineta era astato allestito un villaggio di Babbo Natale. 

La sorpresa degli addetti ai lavori è stata enorme: all’indirizzo sono pervenute in breve tempo oltre cinquanta mail, segno che l’esperimento era riuscito. Così, il prossimo fine settimana la piazza si trasformerà nuovamente in un angolo del Polo in cui elfi, renne e il barbuto portatore di doni inconteranno i più piccoli, per ascoltare le loro richieste ed intrattenerli. 

Oltre alla scenografia natalizia, i più piccoli avranno la possibilità di prendere parte a due laboratori, uno in cui potranno decorare dei biscotti alla cioccolata, l’altro in cui avranno la possibilità di piantare un alberello in un vaso e addobbarlo.

Non mancherà uno stand gastronomico, dove anche i genitori potranno rifocillarsi e stare insieme fra di loro.

Si tratta del quarto evento che è stato organizzato per donare della gioia ai più piccoli; durante l’avvento è andato in scena uno spettacolo di magia, una proiezione scientifica per ragazzi ed un recital in cui venivano narrate delle fiabe.

Autore: Luca Masiello

Un concerto tra le fontane

Un’atmosfera quasi natalizia, con delle lanterne appoggiate attorno alle fontane di Salorno per illuminarle e per riscaldare, metaforicamente, le voci dei coristi del Coro Bassa Atesina, che si sono esibiti con un programma di brani tematici. 

// Di Daniele Bebber

Una cinquantina in tutto, ad occhio, i cittadini prevalentemente salurneri che hanno voluto ascoltare la magia dei “Canti alle fontane”, iniziativa nata su per giù quattro anni fa, per omaggiare Santa Cecilia. “L’idea era quella di riportare i canti della tradizione con un concerto itinerante in giro per il paese e, al contempo, cambiare un po’ quest’idea del classico palcoscenico statico dentro ad una sala polifunzionale (che a Salorno manca). Soprattutto avevamo la necessità di offrire qualcosa di nuovo riguardo la celebrazione di Santa Cecilia”, afferma Lorenzo Girardi attuale presidente del coro Castel Bassa Atesina. 

Un primo esperimento in merito in realtà è stato fatto quattro anni fa ed è piaciuto a tal punto da riproporlo anche l’anno successivo. “L’idea delle fontane nasce dal fatto che il nostro paese ne ha davvero tante”, rivela Girardi. Ma nella serata in questione ne sono state visitate solamente cinque, le più note e le più prestanti, per poter essere inserite in un circuito pensato per permettere agli avventori di spostarsi in sicurezza, ovvero dotate di spazi per accogliere i presenti. 

Dopo i prim canti alla partenza in piazza Cesare Battisti, il coro ha proposto in piazza Municipio brani sul tema della guerra (un tema ricorrente nei canti di montagna). Davanti alla chiesetta di Loreto è stata invece omaggiata la madonna, per arrivare poi in piazza Sant’Andrea con canti tradizionali appositamente composti per il coro. 

Questa è solo l’ultima delle iniziative ideate da un gruppo musicale che affonda le proprie radici nel 1968. “In origine la formazione si chiamava coro del Castel di Salorno, e la sua nascita risaliva addirittura al 1938, sull’idea di una frangia del coro parrocchiale”.

Presidente Girardi, c’è stata una scissione?

No, semplicemente la storia ci spiega che alcuni elementi sentivano l’esigenza di far parte di un coro di montagna. 

E poi cos’è accaduto?

Il coro ha prevedibilmente iniziato ad espandersi, accogliendo gente da Ora e da altre località fino a Trento. Per questo motivo il nome è cambiato, diventando per appunto Coro Castel Bassa Atesina. 

Attualmente com’è composto l’organico? 

Dopo quest’ultimo periodo, piuttosto complicato per noi come molte associazioni, dal punto di vista dell’organico non abbiamo subito perdite ingenti. Siamo 23 elementi più la maestra Jessica Nardon. L’organico è variato molto negli anni. Nonostante non siamo un gruppo molto esteso rispetto ad altri, una cosa che ci rincuora sta nel fatto dell’essere una delle compagini con la più alta percentuale di giovani. Circa il 50% è sotto i 35 anni d’età e non è un fatto così scontato per un coro di montagna. Dall’altra abbiamo con noi anche la compagine dei coristi storici, il più anziano ha 89 anni, e questa è una cosa che trovo interessante.

Perché?

La convivenza fra generazioni così distanti non è sempre facile. 

Quali sono i vostri impegni di maggior spessore?

Se consideriamo il repertorio pre-covid, si potrebbero dividere gli impegni in ricorrenze annuali, trasferte ed eventi particolari e sporadici. Svolgiamo alcune attività anche sul territorio comunale: generalmente il concerto di San Valentino e uno per Santa Cecilia. Poi c’è il Castello di Salorno nel periodo pre-estivo e l’impegno natalizio con il concerto d’avvento. Nei paesi paesi limitrofi, ci sono poi il concerto d’avvento a Cortina d’Adige e un altro impegno a cui siamo sempre stati invitati è la rassegna corale di Magré, alla quale teniamo particolarmente. Prima che arrivassi io sono stati fatti tanti viaggi per concerti in molti paesi europei. E abbiamo partecipato a diversi gemellaggi. 

Come vedete il futuro?

La forza di un’associazione sta nella proposta della propria attività e nell’alimentare il proprio spirito nel farla. Prevediamo di avvicinarci maggiormente anche alle scuole.

Arti marziali e vita Zen

Nato a Bolzano nel 1961, Rolando Pizzini in qualità di professore ha ideato e coordinato la ricerca italo-australiana che ha portato alla luce la vita del missionario Angelo Confalonieri, il primo bianco che scelse di vivere con e per gli aborigeni d’Australia. Ha tenuto lezioni e conferenze in varie località d’Italia e del mondo. È istruttore di Mma e di Shoot Boxe e direttore tecnico di Shoot Boxe Federkombat per il Trentino Alto Adige. Ha anche ispirato la creazione dello Sports College a Salorno e contribuito alla realizzazione di alcuni progetti nella scuola per bambini poveri Tia Fausta in Brasile.

La cosa che più mi piace di me. 

La continua ricerca in molti campi del sapere umano.

Il mio principale difetto. 

A volte non utilizzare al meglio il tempo.

Il mio momento più felice. 

La nascita delle figlie.

La persona che ammiro. 

La mia ex moglie. 

Un libro sull’isola deserta. 

“L’io come cervello” di Patricia Churchland.

La mia occupazione preferita. 

Arti marziali miste e libri.

Il paese dove vorrei vivere.

Roveré della Luna e Salorno.

Il mio piatto preferito. 

Spaghetti al dente.

Non sopporto. 

I cattivi e gli ipocriti.

Per un giorno vorrei essere. 

In grado di migliorare l’altruismo nel mondo.

La mia paura maggiore. 

Un aldilà non consistente.

Nel mio frigo non manca. 

Il mio frigo è sempre vuoto.

Mi sono sentito orgoglioso…

Quando ho scritto i miei due ultimi libri.

Il mio motto.

La spiritualità sta nella continua ricerca.

Il giocattolo che ho amato di più.

Il Lego.

I miei poeti preferiti. 

I poeti Zen.

I miei pittori preferiti. 

I pittori del Quattrocento.

Il dono di natura che vorrei avere.

Apprendere con facilità le lingue straniere.

Dico bugie solo… 

Sotto minaccia armata. 

Dove mi vedo fra dieci anni.

In palestra a praticare arti marziali miste e a leggere libri.

L’ultima volta che ho perso la calma. 

Quando mi hanno fatto perdere tempo in una riunione inutile.

Da bambino sognavo… 

Di avere dei cavalli.

Autore: Daniele Bebber

A Bressanone brillano le stelle dello Yoseikan 

Quasi duecento atleti per un totale di venti associazioni provenienti da tutta la regione, da Arco ai confini più a nord della Val Pusteria: sono i numeri del torneo di San Nicolò (individuale) e della Südtirol Medaillen Cup (a squadre) di Yoseikan Budo, organizzato a Bressanone dalla squadra di casa, l’Ssv Brixen. Un’occasione per vedere il meglio dei giovani sportivi, e per le squadre del meranese di tornare nel dojo con un buon bottino di medaglie.

È stato l’Asv Lana ad aggiudicarsi il trofeo di San Nicolò 2022 grazie alla massiccia partecipazione dei suoi atleti; ma al di là dei riconoscimenti in coppe e medaglie, quella andata in scena nella palestra ex Coni del capoluogo della Valle Isarco è stata una grande festa dello sport. Gli incontri dei più grandi, gli under 18 ha lasciato gli appassionati con il fiato sospeso, ma quando sul tatami sono saliti gli under 8, impacciati nei budoji ma a loro agio sul tatami, il folto pubblico accorso per l’occasione non è riuscito a trattenere l’emozione. 

Ed è anche fra i più piccoli che il Lana ha portato a casa una medaglia d’oro nella  categoria -26 M con Manuel Paulmichl e nella stessa categoria femminile con Viktoria Kofler; fra gli under 8 ha brillato anche Peter Haller dell’Sc Merano nella categoria -34.

Da segnalare anche l’ottima prestazione di Bastian Tratter del Lana (categoria -63 M), Ilvy Flarer e Elisabeth Erb (oro e argento nella categoria U14 -55 F) del Merano, che hanno brillato anche nella categoria Multidisciplin. Le discipline previste per questo torneo erano Kumiuchi serie B per gli under 8 e 10, e per gli altri Kumiuchi serie A. Gli under 18 e 16 si sono confrontati nella disciplina atemi (Kick boxing a punti), e per ogni categoria una squadra per associazione poteva cimentarsi con la prova di kombo, la prova tecnica ed infine il kata.

I VINCITORI

U18. Open M: Robin Palma (Ssv Bruneck). U16. Open M: Leart Raci (Asv Niederdorf). – 63 kg M: Bastian Tratter (Asv Lana). – 52 kg F: Rrezarta Peci (Ssv Taufers). Team. U16 Multidisciplin (Emono , Randori, Kata): Paul Patzleiner, Leart Raci (Asv Niederdorf). Open M: Tobias Hartl (Asv Nals). – 60 kg M: John Simon Burger (Ritten). – 55 kg M: Laurin Röd (Ssv Taufers). -44 kg M: Benjamin Seiwald (Ssv Pfalzen). -55 kg F: Ilvy Flarer (Sc Meran). U14 Multidisciplin: Elisabeth Erb, Ylvie (Sc Meran). U12 Open F: Emely Dicone (Asd Arco). -50 kg F: Elisabeth Erb (Sc Meran). -42 kg F: Laura Mohana Tscholl (Asc Schlanders). -40 kg F: Anna Rofner (Asv Terenten). -36 kg F: Lea Rofner (Asv Terenten). Open M: Zeno Innerhofer (Asv Lana). -60 kg M: Michael Sitzmann (Asv Lana). -50 kg M: Julian Mairegger (Ssv Taufers). -40 kg M: Armin Kohajda (Ssv Heide Auer). -35 kg M: Tilo Stepperger (Ssv Bruneck). U12 Multidisciplin: Katharina Ranzi, Christopher Ranzi (Ssv Pfalzen). U10 Open M: Timoty Gobbi (Asd Arco). -50 Kg M: Jakob Winkler (Ssv Brixen). -44 kg M: Paul Wallnöfer (Asv Lana). -38 kg M: Nilay Thanai (Asv Lana). -35 kg M: Leonardo Vicari (Asd Arco). -33 kg M: Luis Girardi (Ssv Taufers).-31 kg M: Daniel Lerchner (Ssv Pfalzen).

-27 kg M: Arthur Masiello (Ssv Brixen). Open F: Nathalie Oberhofer (Asv Terenten). -38 kg F: Katharina Winkler (Ssv Pfalzen).

50 kg F: Mathilda Niederbacher (Ssv Pfalzen). -35 Kg F: Heidi Gamper (Ssv Brixen). -32 kg F: Saphira Gietl (Asv Niederdorf).U8 Open M: Raul Mihai Sandor (Asd Arco). -40 Kg M: Benjamin Oberhofer (Ssv Pfalzen). -34 Kg M: Haller Peter (Sc Meran). -32 Kg M: Renè Schmid (Asv Terenten) -30 Kg M: Pietro Faitelli (Asd Arco). -28 Kg M: Albin Porcile (Ssv Pfalzen). -26 Kg M: Manuel Paulmichl (Asv Lana). -24 Kg M: Darian Gietl (Asv Niederdorf). -22 Kg M: Aaron Tscholl (Asc Schlanders). Open F: Neda Constanzo (Asv Niederdorf).-38 Kg F: Emma Mair (Ssv Pfalzen). -30 Kg F: Beatrice Vicari (Asd Arco). -26 Kg F: Viktoria Kofler (Asv Lana). -24 Kg F:Anja Hofer (Ssv Pfalzen). U8 Emono: Ssv Pfalzen. 

Classifica associazioni: 1. Pfalzen; 2.  Lana; 3.Niederdorf. 

Autore: Luca Masiello

Da trent’anni dalla parte degli “over”

È tempo di festeggiamenti per i tanti soci del Circolo parrocchiale anziani Santa Maria Assunta: sabato 17 dicembre l’intera comunità si riunirà per celebrare un importante traguardo, il trentennale del sodalizio.

Trent’anni a disposizione del prossimo, ed in particolare degli over del rione: un lungo periodo durante il quale un gruppetto di volontari ha mosso i primi passi per portare affetto e amicizia  e si è trasformato poi in un punto di riferimento per tutti. “I volontari scarseggiano, ma noi riusciamo comunque a portare a termine i nostri obiettivi. Speriamo comunque che il futuro ci riservi qualche mano aggiuntiva”, spiega il presidente Giuseppe Pino Storti.

Presidente Storti, come avete mosso i primi passi nella costituzione del Circolo?

Il circolo parrocchiale anziani S. M. Assunta è nato nel febbraio del 1991, e infatti – se non ci fosse stato l’ostacolo del Covid – i festeggiamenti per il trentennale si sarebbero dovuti tenere lo scorso anno, ma tant’è. L’ispirazione per la sua costituzione ci era arrivata dall’allora parroco don Luigi Bertoldi: quando stavano ristrutturando l’oratorio era stato demolito anche il cinema “Lux” e lui aveva avuto l’idea di creare in quel posto una sala polifunzionale che potesse accogliere tutta la comunità. Negli anni precedenti, infatti, un piccolo gruppo di meranesi si ritrovava dopo la Messa in una sala che chiamavano “Wojtyla”, l’attuale sala punto d’incontro giovani “Il Gabbiano”. Don Luigi ha dunque voluto riservare anche agli anziani la possibilità di incontrarsi, ed ha costituito il circolo parrocchiale. Un sodalizio che lavora in maniera indipendente e con uno statuto autonomo; non dipende dalla parrocchia ma deve autofinanziarsi attraverso i soci e i contributi pubblici. 

Lei è sempre stato presidente?

No, io sono presidente dal 2012, ma ho sempre gravitato nel Circolo. Prima di me c’era don Paolo Arnoldo, prima ancora Ermanno De Gasperi, ma ricordo Angelo Dal Farra e tanti altri. 

Che cosa fate per gli anziani del quartiere?

Ci troviamo da sempre una volta al mese di pomeriggio per stare assieme, organizziamo conferenze, qualche volta guardiamo un film, giochiamo a carte, a tombola e il pomeriggio termina sempre con un rinfresco. In primavera una volta al mese facciamo una gita fuori Merano, in aprile ci concediamo un soggiorno ad Abano e tra maggio e giugno andiamo tutti assieme al mare.  Un sabato al mese, poi, c’è il pranzo sociale.

Il prossimo pranzo sarà particolarmente interessante…

Già, perché sabato 17 dicembre 2022 andrà in scena il pranzo di Natale e contemporaneamente si celebreranno i trent’annni.  Ci saranno tutti i soci e moltissime autorità, fra cui il sindaco ed alcuni assessori. Io terrò un discorso in cui spiegherò brevemente la storia del Circolo e le sue funzioni, e ringrazierò il parroco, don Peter Peter Kocevar, che ci permette di svolgere le nostre attività fra le mura parrocchiali.

Voi siete tutti volontari. C’è un ricambio generazionale, fra le vostre fila?

Il più giovane di noi è il segretario Gianni Libardi, che ha 70 anni, ed è sempre attivo e pimpante. Altri “giovani” non ce ne sono, ed è un problema; d’altronde oggi prima dei 66 anni non si va in pensione, e a parte chi ha già dedicato parte della sua vita al servizio del prossimo, non è facile che una persona smetta di lavorare e decida di impegnarsi subito nel volontariato…

Lei è stato recentemente premiato proprio per il suo impegno nel volontariato…

È stata una bella soddisfazione: il vescovo Ivo Muser ha consegnato l’onorificenza diocesana a undici persone presenti nel consiglio parrocchiale dalla prima elezione negli anni ’70, e fra questi ci sono anch’io. Frequento la parrocchia da quando avevo 16 anni, e quando ne avevo 22 è iniziato il mio impegno nel consiglio parrocchiale come presidente o vicepresidente. 

Autore: Luca Masiello

Il sorriso della commessa

Qui Intervista a Gilda Spolsino. Il suo volto, ma soprattutto il suo sorriso, è stato per anni un punto di riferimento per tutti i meranesi che si recavano a far shopping in centro. Si parla al passato perché oggi Gilda Spolsino ha finalmente raggiunto la meritata pensione.

La cosa che mi piace di me.

Saper ascoltare il prossimo.

Il mio principale difetto.

Mi fido di tutti.

Il mio momento più felice.

La tanto desiderata nascita di mia figlia Antonella.

Le persone che ammiro di più.

Mia sorella Rosa e mia suocera Anna perché sono sempre disponibili.

Un libro sull’isola deserta.

“Una vita tutta mia” di Jill Cooper.

La mia occupazione preferita.

Stare in compagnia della mia famiglia.

Il paese dove vorrei vivere.

In un paese dove è sempre caldo…

Il mio piatto preferito.

I peperoni in tutti i modi.

Non sopporto…

Le persone che non sono sincere.

Per un giorno vorrei essere. 

Un angelo, per poter riabbracciare tutti i miei cari che non ci sono più.

La mia paura maggiore.

Non poter vivere abbastanza per vedere mia figlia realizzata in tutti sensi.

Nel mio frigo non manca.

Lo yogurt naturale.

Se fossi un animale sarei…

Un cavallo color nero corvino.

Mi sono sentito orgogliosa…

Il giorno in cui mia mamma ha visto l’appartamento che mio marito ed io siamo riusciti ad acquistare, dopo tatri sacrifici.

Il mio motto.

La pazienza è la virtù dei forti.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Visitare Parigi.

Il giocattolo che ho amato di più.

Un bambolotto che mi regalò mia sorella quando avevo otto anni: quando gli si premeva il pancino piangeva con delle lacrime vere.

I miei poeti preferiti.

Renato Zero, perché per me lui é un poeta.

Il dono di natura che vorrei avere .

Una bella voce per poter cantare.

Non sopporto… 

Le persone che urlano.

Dico bugie solo… 

Per non ferire le persone.

Dove mi vedo fra dieci anni.

Sdraiata al sole su una spiaggia con la sabbia bianca.

L’ultima volta che ho perso la calma.

La calma è la mia forza.

Da bambina sognavo… 

Di diventare una cantante pop.

Autore: Luca Masiello

Mercatini spaziali #2

I mercatini, anno dopo anno, si sono diffusi sempre di più. Ci siamo così abituati a mangiare il Würstel (o Viustel) a quello di Verona, a bere un Punch al Nocino a Bologna, il Vin Brulè col Sassicaia a Firenze, assaporare il canederlo cacio e pepe a Roma o il Bretzel con la mozzarella di bufala a Napoli. Il tutto con sottofondo tirolese e birra bavarese. Ma ora siamo andati oltre: ha aperto ufficialmente il primo Mercatino di Natale su Marte, direttamente nella centralissima piazza Matt Damon. Sono già disponibili vari tour dei mercatini targati SpaceX, con partenza da Bolzano e tappa sulla luna. Incluso nel prezzo un giro nel rover di natale.

Autore: Roberto Tubaro

Un appello per salvare… la trota marmorata

Matteo Roncon è un pescatore Bolzanino che ha a cuore la tutela della trota Marmorata. Abbiamo deciso di intervistarlo per capire perché è importante la tutela di questo pesce.

Ciao Matteo, raccontaci qualcosa su di te.

Mi chiamo Matteo Roncon, sono nato a Bolzano 39 anni fa e vivo assieme alla mia famiglia nel quartiere Don Bosco. La pesca a mosca è il mio stile di vita: ho iniziato quando ero piccolino con il nonno e da lì è esplosa la passione. Pratico la pesca a mosca lungo il fiume Isarco nelle acque gestite dall’Associazione Pescatori Bolzano di cui faccio parte (si tratta di un’associazione no-profit ed è composta da volontari). Con loro collaboro per quanto riguarda segnalazioni su danni ambientali, perché il nostro fiume va protetto e tutelato, mi impegno in particolar modo per la tutela della trota marmorata. Nel tempo libero faccio guide con pescatori meno esperti o provenienti da altre zone.

Che tipo di pesce è la trota marmorata e perché va tutelata?

La marmorata è una specie endemica del bacino dell’Isarco e dell’Adige, va tutelata perché tra disastri ambientali, piene, svasi da parte di centrali e lavori in alveo spesso non si sono create condizioni ottimali per una corretta riproduzione naturale. Negli anni la popolazione di trote marmorate si è ridotta drasticamente e c’è stato il bisogno di intervenire con tecniche specifiche per reintrodurre questo pesce e mantenere una popolazione pura.
La trota marmorata purtroppo va a riprodursi con la trota fario (pesce che è stato introdotto tanti anni fa per accontentare i pescatori che andavano al fiume per fare “cestino” ovvero per portare il cibo a casa) perdendo la purezza della specie.

MarmoGen è un progetto che collabora con la vostra associazione: come funziona?

Il progetto MarmoGen è nato per mantenere il ceppo quasi puro della marmorata. Nei fiumi vengono analizzati esemplari di trota marmorata per determinarne la loro razza pura, poi vengo prelevati esemplari maschi e femmine e vengono portati in allevamento dove il risultato del loro accoppiamento saranno trote marmorate con carattere puro. L’associazione pescatori Bolzano, oltre ad andare a prelevare i riproduttori selvatici insieme a MarmoGen mette delle piccole gabbiette con delle uova già fecondate nella foce del torrente Ega.

Qual è il compito dei soci dell’associazione pescatori Bolzano?

Tanti pescatori insieme ai guardiapesca volontari lavorano in modo costante per quanto riguarda il prelievo dei riproduttori selvatici direttamente in alveo. Lavorano nel centro ittiogenico di Nova Ponente per quanto riguarda la spremitura, la fecondazione e l’allevamento delle giovani marmorate che poi verranno reintrodotte in acqua.

Che tipo di pesca svolgi?

Io e gli amici dell’associazione pescatori Bolzano supportiamo il catch and release ovvero pescare in modo consapevole senza uccidere i pesci e trattandoli in modo rispettoso. Pesca a mosca vuol dire passione, sport e amore per la natura. I pesci vengono pescati con l’ardiglione pinzato, che non arreca ferite profonde all’animale e vengono poi manipolati con cautela, trattenendoli per pochissimo tempo, con lo scopo di arrecare loro il minor stress possibile.

Autore: Niccolò Dametto COOLtour

Per ADMO ogni-uno è fondamentale

L’associazione ADMO Alto Adige Südtirol quest’anno ha compiuto 30 anni. Per l’occasione abbiamo intervistato la presidentessa Emanuela Imprescia.

Innanzitutto, di cosa si occupa ADMO?

È un’associazione che si occupa di reclutare donatori di midollo osseo che verranno poi inseriti all’interno di un registro nazionale. Nonostante vi siano quasi 40 milioni di donatori nel mondo, il fatto di fare rete è diventato  una necessità perché, quando in famiglia la compatibilità non si verifica, si deve attingere e sperare in questo registro.

Cosa bisogna fare per entrare nel registro?

I requisiti d’accesso al registro sono: età compresa tra i 18 e i 35 anni, un peso superiore ai 50kg, in buono stato di salute.

Quest’anno avete compiuto 30 anni, com’è nato e come sta crescendo Admo a Bolzano?

Sono stati un gruppo di amici che hanno cominciato dando il via ad ADMO Bolzano con l’intenzione di abbracciare questa novità e il messaggio che aveva l’obiettivo di portare con sé. Nel tempo ci siamo spesi molto per i progetti nelle scuole, per sensibilizzare anche i giovanissimi al tema della donazione di midollo osseo.

Come si può donare il midollo osseo?

Ci sono due possibilità per donare, una è quella tradizionale, che è la più conosciuta, ed è quella con il prelievo dalle ossa del bacino. Oggi però, nell’80% dei casi, la donazione avviene da sangue periferico, quindi attraverso un prelievo sanguigno.

Avete qualcosa in programma, eventi a breve?

Abbiamo implementato i nostri interventi nelle società sportive in Alto Adige, quindi c’è un radicamento sul territorio importante.  Organizziamo eventi che sono pensati per coinvolgere i ragazzi più giovani. Ogni giorno inventiamo qualcosa di nuovo. Ci sono poi appuntamenti “fissi”che ci permettono di avvicinarci ai cittadini e di sensibilizzare sul tema della donazione durante le festività. Andiamo nelle scuole. Il prossimo febbraio organizzeremo anche una mostra d’arte alla galleria civica.

Cosa vi lasciano gli incontri con i giovanissimi delle scuole?

Ho sempre avuto un bellissimo riscontro nelle scuole. Con i ragazzi entriamo in relazione abbastanza velocemente. Ho capito che i ragazzi non hanno bisogno di sapere “perché”, i ragazzi hanno bisogno di sapere “come”, perché lo sanno che se sei fortunato la tua fortuna la puoi mettere in condivisione. E se condividere significa “dividere-con”, il donatore avrà tanto quanto avrà il malato che ha ricevuto la sua occasione.

C’è qualche frase che vi sentite dire spesso?

Spesso ci sentiamo dire  “ma perché non è obbligatorio per tutti donare?” e dobbiamo spiegare che il dono non è per tutti, ma è una scelta, deve essere una scelta personale. Il fatto di farsi carico della vita di un’altra persona deve essere una scelta personale, non può essere un obbligo. Se ne senti il bisogno e se ne capisci l’urgenza, il dono viene da sé.   La donazione è fondamentale perché non sappiamo chi è quell’uno su centomila, a cui il dono è necessario. Ogni uno è fondamentale.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour

Il tempo per un caffè

Michela Piccoli: barista del Liceo Pascoli, gestisce lo “spaccio interno” con l’attivo di mille persone: tutte molto affamate.

Com’è iniziato il tuo percorso nella ristorazione?

La formazione non è quella alberghiera come ci si aspetterebbe, ho fatto la scuola magistrale. Da sempre però ho navigato nella ristorazione gestendo bar. Per quindici anni ho avuto in gestione quello dei carabinieri, poi per quattro anni ho lavorato in una cooperativa sociale, gestendo comunque il bar. Mi piace la situazione del cliente abituale, mi piace coccolarlo, e se lo conosco riesco a garantire un servizio migliore.

Lavori al Liceo Pascoli da ormai sei anni. Come ti trovi a gestire tantissimi studenti che la mattina necessitano di un caffè?

La cosa che non manca qui è la pazienza. Mi trovo benissimo; credo che la componente fondamentale alla base sia il grande amore che ho per il mio lavoro. Non mi fa pesare il carico che ogni tanto non manca. Gli studenti sono davvero tanti, ma sempre gentili e molto pazienti, quindi non posso lamentarmi.

Nel corso di questi anni hai sempre lavorato da sola o sei stata affiancata?

Ho avuto un affiancamento di un paio di dipendenti all’inizio, poi mi sono sempre arrangiata benissimo da sola. Ripeto, c’è molta pazienza da parte di tutti i clienti.

Durante il periodo della maturità come sono le dinamiche?

C’è una grande tensione, grande sofferenza, lo si percepisce nell’aria. Ma è anche positiva direi, perché è giusto farsi coinvolgere ed emozionarsi. È un esame importante, va vissuto in tutte le sue componenti.

Dal primo anno fino ad adesso cosa è cambiato?

Sostanzialmente non posso dire che ci siano stati chissà che cambiamenti; quello più grande che si nota è quando accompagni i ragazzi dalla prima alla quinta: il loro cambiamento. Non posso dire che i giovani del 2022 siano diversi da quelli del 2018, perché si tratta dell’evoluzione che vive il ragazzo stesso in questi cinque anni di percorso. Li accogli che sono paurosi, quasi timorosi di entrare dalla porta, e poi vanno via con un legame, trasmettendoti una vasta gamma di emozioni.

Oltre ai pasti, agli studenti porti anche il sorriso. Loro invece nello specifico cosa ti lasciano?

Quello che ti danno qua i ragazzi è una carica che non ha eguali, non l’ho trovato in nessun altro ambiente. La carica e la positività che portano è proprio un’iniezione di vita che non saprei descrivere. Non concordo quando sento dire “questi giovani svogliati”: non fermiamoci alle apparenze, non facciamo di tutta l’erba un fascio, perché qui ho trovato una gran componente di gioventù sprintosa e volenterosa, tante belle persone.

Quando non sei dietro al bancone del bar, qual è la tua passione?

La montagna. In tutte le stagioni, escursionismo a tutti i livelli. Mi piace tantissimo dormire nei rifugi, prendere lo zaino e partire all’avventura, anche per più giorni. Insomma: lasciare la quotidianità dei vassoi e perdermi nella natura.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour