Sanremo

Contro ogni pronostico c’è molto Alto Adige nell’edizione del Festival di Sanremo 2023. Il primo super ospite sarà Ötzi che, in duetto con Eva Klotz, presenterà un brano dal titolo “Vorrei incontrarti fra 5000 anni”. Il duo Achammer/Kompatscher invece canterà il medley “Uomini soli (al comando)-Amici come prima-Zitti e Buoni-Sudtirolesi’s Karma”. Il Sindaco di Bolzano si esibirà con due cover: “Vita prudente” di Vasco Rossi e “Ciao movida ciao” di Luigi Tenco.

Autore: Roberto Tubaro

L’associazione Bresadola compie 60 anni 

Oltre 100 soci e un lavoro incessante di divulgazione. L’associazione bolzanina quest’anno celebra i sei decenni di attività con lo sguardo rivolto alle nuove generazioni di appassionati e un occhio ai cambiamenti climatici.  

I funghi sono un mondo; e non è un modo di dire. Lo sono in senso scientifico e gastronomico. Ed è grazie agli appassionati di micologia, oltreché ai ricercatori, che possiamo ampliare le nostre conoscenze al riguardo. Ad esempio, quanti sanno che in Alto Adige sono presenti circa 5.000 specie di funghi? Forse ne è consapevole solo chi frequenta gli incontri del gruppo bolzanino dell’associazione micologica Bresadola – chiamata così in onore del micologo e abate, mons. Giacomo Bresadola – che rappresenta la sezione locale di un’associazione di riferimento per la micologia a livello nazionale. Il gruppo di Bolzano (con sede in via S. Quirino) è stato fondato nel 1963, sei anni dopo la nascita del gruppo originario di Trento. Da allora, grazie ai tanti volontari, ha portato avanti una vasta attività di formazione e divulgazione della scienza dei funghi.   

Tra gli impegni principali dell’associazione rientrano l’organizzazione di mostre e di corsi – sia introduttivi che avanzati – per quanti vogliono cominciare ad avvicinarsi alla micologia oppure vogliono approfondire la loro conoscenza. “Proponiamo ogni anno un corso base articolato su quattro lezioni generali, in parte online e in parte in presenza. Queste servono a introdurre e ad avvicinare i partecipanti agli argomenti più importanti così che riescano ad orientarsi per un primo sguardo sul mondo dei funghi. A queste seguono altre 10 lezioni più specifiche”, spiega Luciano Fracalossi, vicepresidente del gruppo di Bolzano. I corsi, gratuiti, sono aperti a tutti, senza nessun tipo di requisito a parte l’interesse per la materia. “Interpretiamo quest’offerta formativa come un servizio alla cittadinanza”, continua Fracalossi, “infatti non è possibile imparare a distinguere le diverse specie solo avvalendosi di un libro. Il confronto con altri appassionati e con gli studiosi serve anche per evitare situazioni che possono rilevarsi pericolose anche perché i funghi hanno una grande variabilità. Per questa ragione, a chi è alle prime armi consigliamo sempre di fare controllare il raccolto, prima di usarlo in cucina”. Il vicepresidente accenna ai cambiamenti climatici che purtroppo stanno incidendo anche sulle varietà di funghi locali. “Prima si trovavano solo quasi esclusivamente specie di funghi tipici dell’area alpina. Adesso, invece, con la presenza di climi più caldi e secchi anche da noi, in Bassa Atesina abbiamo avvistato specie mediterranee come l’Amanita ovoidea, un fungo tipicamente mediterraneo”, conferma.  

Oltre ai corsi per principianti, il gruppo svolge un’attività di aggiornamento degli ispettori micologi dell’ASL e, sul versante scientifico, è incaricato di effettuare il monitoraggio delle specie presenti sul territorio altoatesino – nelle due stazioni di Renon e Monticolo – oltre a rilevare i livelli di radioattività per mezzo della raccolta di funghi in 21 aree sparse in tutto l’Alto Adige.   

L’associazione, che quest’anno a settembre celebrerà i sessant’anni di vita con una festa a Carezza, al momento conta sull’apporto di oltre 100 soci. Sono molti e attivi da tanti anni e si sente il bisogno di nuova linfa, di ragazzi o giovani  interessati che abbiano voglia di dare una mano a svolgere i compiti collegati alla vita associativa. “Stiamo alla ricerca di nuova generazione di soci”, conclude Fracalossi, “si è un po’ perduta la tradizione di andare a funghi con i genitori. I nonni stanno provando a coinvolgere i nipoti ma siamo aperti a chi volesse saperne di più e darci una mano”.  

Autore: Nilo Ruggeri

Lo psichiatra, lo scrittore e… la ballerina di tango

Vincenzo Florio, di professione psichiatra, in realtà coltiva la passione della scrittura. Lo abbiamo incontrato per chiedergli come ad un certo punto è affiorata la scrittura tra le sue passioni e come la sua attività di psichiatra si interfaccia con la dimensione di romanziere.

Vincenzo Florio, possiamo definirla uno psichiatra scrittore?

Mi ritrovo molto in questa definizione, perché io di mestiere sono psichiatra, questo significa che dopo il liceo ho seguito il percorso accademico e, dopo la laurea in medicina, ho fatto la specializzazione in psichiatria. Di tutte le specializzazioni della medicina, forse è l’unica che riconosce un certo spirito umanistico. 
Le mie passioni sono state dapprima il basket, poi la musica, il teatro e poi mi sono appassionato al cinema. È chiaro che, man mano che passavano gli anni, tutte queste attività non potevano certo diventare un mestiere. Ad un certo punto ho cominciato a scrivere, e da lì tutto il mio spirito artistico si è riversato nella scrittura, finché ho trovato anche l’editore giusto, Edizioni del Faro a Trento, che ha accettato di pubblicare i miei racconti.
Due anni fa è uscito il mio libro, dal titolo L’Étoile a altri racconti. L’Étoile è il titolo del primo racconto e si riferisce alla prima ballerina di un grande teatro, che accetta l’invito ad imparare il tango. Deve sapere che il tango argentino è un’altra mia passione, che pratico da diversi anni, sempre chiaramente a livello amatoriale. In questo racconto mi sono immaginato la prima ballerina di un grande teatro, che cambia scarpe, accetta di indossare quelle da ballerina di tango e lo impara in pochissimo tempo, diventando più brava dell’insegnante. E poi c’è tutto un retroscena psichiatrico…

Quanto del Suo lavoro entra nella Sua scrittura?

È chiaro che la mia ispirazione arriva dalla mia pratica quotidiana. Ogni giorno ascolto storie di vite intensamente vissute, per cui ad un certo punto della mia carriera professionale mi sono detto: “Ma perché non raccontare il disagio, la sofferenza, ma anche aneddoti divertenti, che mi vengono raccontati e di cui sono testimone, che rischiano di perdersi, se non vengono poi fermati, nero su bianco? E questo è un po’ lo spirito di qualsiasi scrittore, che ad un certo punto decide di raccontare delle storie perché pensa che questo sia un modo per poter – come dire –  riflettere sui casi della vita. Le storie sono ovviamente camuffate per non correre il rischio di violare la privacy di persone che hanno subito in prima persona certe esperienze drammatiche o divertenti.

Lasciamo per un attimo da parte la Sua passione per la scrittura. Lei si cimenta anche in conferenze in cui parla di psichiatria nel mondo dei personaggi famosi…

Ho iniziato già qualche anno fa, prima che uscisse il libro, a documentarmi sulla psichiatria nel mondo dei personaggi famosi. Le storie sono tantissime, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Uno dei casi più eclatanti riguarda la morte di John Lennon per mano di un folle che, ad un certo punto, si era convinto di essere lui il vero John Lennon e di meritare la carriera del più grande, a quei tempi, protagonista del rock.  Poi, pensi che l’assassino è partito da Honolulu con una pistola e l’intenzione di sostituirsi al vero John Lennon…
Oppure c’è la storia di Marilyn Monroe, una delle più grandi attrici, rimasta ormai nella storia quasi come una icona. Nell’immaginario collettivo Marilyn è, o era, la dea della seduzione, a cui molti associavano l’idea di una vita privilegiata. In realtà, nella vita di tutti i giorni, Marilyn era una donna che soffriva molto. Aveva avuto una infanzia terribile, andava dallo psichiatra, anzi ne ha cambiati diversi, fino all’ultimo, che ha tentato invano di scongiurare il peggio (Marilyn morì suicida, la versione ufficiale fu sempre quella dell’overdose di barbiturici).

Autore: Till Antonio Mola

La bandiera dei pirati

Qui Intervista ad Alessandro Huber, 36 anni, bolzanino, laureato in storia e filosofia (Trieste, Berlino, Padova) e insegnante al Liceo Toniolo di Bolzano. Dal 2012 organizza il “treno della memoria – Promemoria Auschwitz” che ha fino ad oggi portato migliaia di giovani ad approfondire la storia della Shoah e ad attivarsi nella cittadinanza attiva e consapevole. è consigliere comunale a Bolzano. Da sempre appassionato dei colori bianconeri, è tifosissimo della Juve e ha un cane dalmata di nome Indy.

La cosa che più mi piace di me.

In generale mi sto molto simpatico, quindi devo dire che mi piaccio tutto. Però ho delle caviglie bellissime.

Il mio principale difetto.

Cerco sempre di trovare un compromesso, mi hanno detto che si dice che sono poco assertivo. Ci sto lavorando. Ah… e sono arrogante! Ma non lo vedo come un difetto, se contestualizzato.

Da bambino sognavo di diventare….

Adulto. Ci sono riuscito. 

La mia occupazione preferita.

Passeggiare con il cane al sole. E guardare gli alberghi su internet.

Il mio piatto preferito.

Le polpette e la pizza. Quindi la pizza con le polpette.

Non sopporto…

La pioggia. Lo so che è utile, ma proprio mi mette di cattivo umore. E poi chi salta la fila. Pensa se uno salta la fila in un giorno di pioggia…

Per un giorno vorresti essere…

Libero. Solo a Berlino mi sono sentito libero, e non sono rimasto là. Ma mi piacerebbe sperimentare di nuovo quella sensazione.

Nel mio frigorifero non manca mai….

Il succo di frutta.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che…

Ultimamente a fine anno scolastico quando uno studente mi ha scritto che sono stato per lui un esempio di uomo. Son soddisfazioni.

L’ultima volta che ho perso la calma.

La perdo ogni volta che una riunione che potrebbe finire in 35 minuti dura invece 4 ore.

Tre aggettivi per definirmi.

Riflessivo, sorridente, entusiasta.

Il mio attore preferito.

Leonardo Di Caprio.

La disgrazia più grande.

La morte del mio amico Andrea Simone Lerussi.

La massima stravaganza della mia vita.

In Erasmus avevo la cresta, da punk proprio. Ne vado ancora molto orgoglioso.

L’oggetto a cui sono più legato.

Una bandiera dei pirati, sono particolarmente legato ai pirati.