Dal 6 maggio lo Stabile di Bolzano riapre alla città con 140 spettacoli gratuiti

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Silvio Orlando, Paola Gassman, Stefano Massini, Paola Minaccioni, la compagnia Stivalaccio Teatro, Michela Cescon, Ugo Pagliai, Alessandro Haber, Caterina Simonelli, Marco Brinzi, Davide Lorenzo Palla, Irene Timpanaro, Ugo Dighero e Paolo Rossi sono solo alcuni dei protagonisti della stagione estiva del TSB.

Rocco Papaleo in “COAST TO COAST”

Una grande arena ai Prati del Talvera è l’epicentro della riapertura dello spettacolo dal vivo in Alto Adige. “FUORI! Il teatro fuori dal teatro” è un’iniziativa del Teatro Stabile di Bolzano che prevede 180 spettacoli in 10 stagioni differenti a Bolzano e Provincia. Un festival completamente gratuito e all’aperto, che prende avvio il 6 maggio.
FUORI! è la nuova stagione che racchiude i percorsi artistici e produttivi intrapresi nel corso delle stagioni più recenti e presenta nuove produzioni realizzate ad hoc per interagire in piena sicurezza con il pubblico. La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita, previa prenotazione nel rispetto delle disposizioni sanitarie anti-Covid.
FUORI! è un’iniziativa ideata per riallacciare il rapporto con i cittadini, per riconquistare le piazze e le strade e che vede il TSB collaborare con Teatro Cristallo, Fondazione Orchestra Haydn, Vereinigte Bühnen Bozen, associazione L’Obiettivo, Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt, Scuola di Musica Vivaldi e Fondazione Teatro Comunale e Auditorium.

Alessandro Haber interpreta Bukowski

Cuore pulsante dell’attività dal vivo sarà il capoluogo che ospiterà oltre 140 spettacoli su palchi differenti (Arena TSB-Prati del Talvera, Parco dei Cappuccini, Parco delle Semirurali, Piazza Teatro Cristallo).
La Commedia dell’Arte e l’improvvisazione sono gli ingredienti del progetto “Arlecchino da Marciapiede”, ideato da Marco Brinzi e dal TSB e interpretato assieme a Caterina Simonelli che dall’8 al 16 maggio porta i “lazzi” di due figure archetipiche come il Dottor Balanzone e Arlecchino sui palchi disseminati per la città.
La Compagnia Stivalaccio Teatro presenterà due suoi cavalli di battaglia: “L’Arlecchino Furioso” in scena all’Arena TSB – Prati del Talvera (7/6 h. 21) “Don Chisciotte, tragicommedia dell’arte”.

Nell’ambito di FUORI! un format amatissimo come quello di Tournée da Bar viene rivisitato da Davide Lorenzo Palla e dal regista Riccardo Mallus in collaborazione con Roberto Cavosi per focalizzarsi su Dante e la sua opera. L’essenza del progetto “Dante da Bar” che vede in scana Davide Lorenzo Palla e Irene Timpanaro, sarà protagonista di numerosi interventi sui palchi bolzanini, dal parco delle Semirurali all’Arena TSB –Prati del Talvera, dal Parco dei Cappuccini e quello antistante al Teatro Cristallo. Tre le tipologie di spettacoli proposti: Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Ugo Dighero rilegge e reinterpreta il “Mistero Buffo” del Premio Nobel per la letteratura Dario Fo per proporlo, all’Arena TSB – Prati del Talvera, (27/6, h. 21).
Sul palco dell’Arena TSB ai Prati del Talvera (Piazzale delle Feste) che si propone come una vera e propria cittadella del teatro, salirà Stefano Massini, autore tra i più apprezzati in ambito internazionale, con il suo monologo “L’alfabeto delle emozioni” (05/06, h. 21); Fabrizio Falco e la compagnia dello Stabile di Palermo saranno protagonisti de “Il Misantropo” di Molière (2/6, h. 21), mentre Silvio Orlando condurrà il pubblico dentro le pagine di “La vita davanti a sé” di Romain Gary (15/6, h. 21). Il teatro canzone avrà il volto e le voci di Rocco Papaleo e della sua band, protagonisti di “Coast to Coast” (11/6 e 12/6, h. 21) e di Alessandro Haber interprete di “Bukowski” (19/6, h. 21).

Anna Foglietta protagonista de “L’Attesa”

Ugo Pagliai e Paola Gassman saranno gli interpreti di “Romeo e Giulietta. Una Canzone d’amore” spettacolo di Babilonia Teatri, coproduzione del TSB (22/6 e 23/6, h. 21). Sempre Shakespeare è la fonte di ispirazione dell’anteprima del nuovo spettacolo che Paolo Rossi ha scritto per lo Stabile di Bolzano. “L’Amleto” vede Rossi affiancato da una compagnia di otto attori e musicisti (29/6 e 30/6, h 21). L’Arena TSB sarà lo scenario di alcune anticipazioni della prossima stagione, come i reading dello spettacolo “L’Attesa” di Remo Binosi da parte di Michela Cescon, Anna Foglietta e Paola Minaccioni (22/5, h. 21) e quello di Giuseppe Cederna, interprete di “Storia di un corpo” di Daniel Pennac (6/6, h. 21). Entrambi gli spettacoli saranno presentati nella stagione InScena del Teatro Cristallo.

Stefano Massini

Nella programmazione di FUORI! verrà dato inoltre grande rilievo agli Spettacoli Tascabili. Concepiti per essere agili, diretti e immediati, gli Spettacoli Tascabili per ragazze e ragazzi e gli spettacoli Tascabili Verso Dante, sono produzioni del Teatro Stabile di Bolzano che vedono i più significativi artisti locali rileggere i grandi classici della letteratura.

Silvio Orlando in “La vita davanti a sé”


L’Arena TSB inoltre, ospiterà quattro concerti cameristici con i fiati dell’Orchestra Haydn, due spettacoli e un workshop delle Vereinigte Bühnen Bozen, i concerti proposti dall’Associazione L’Obiettivo e un doppio appuntamento con il teatromusical proposto dalla Scuola di Musica Vivaldi. All’interno di FUORI! si collocano gli spettacoli e le iniziative del Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt che si snoderanno dal 7 maggio al 4 luglio.
Nella programmazione di FUORI! trovano spazio due appuntamenti organizzati in collaborazione con l’Azienda di Soggiorno in occasione della Festa dei fiori: lo spettacolo “Teatro fra parentesi” di e con Marco Paolini accompagnato musicalmente dal vivo da Saba Anglana e Lorenzo Monguzzi. (Parco dei Cappuccini, 31/5 h. 20).

Ugo Dighero in “Mistero Buffo”

Tutti gli spettacoli sono gratuiti previa prenotazione sull’App del Teatro Stabile di Bolzano (iOS e Android), sul portale tickets.fondazioneteatro.bolzano.it e alle Casse del Teatro Comunale di Bolzano (piazza Verdi 40; mart-ven. 11-14 e 17-19, sab 11-14). Le prenotazioni si possono effettuare presso il luogo di svolgimento dello spettacolo a partire da un’ora prima dell’evento.

Prima del Trevi…

In questa edizione pubblichiamo alcune foto storiche, in parte inedite, di uno dei palazzi più noti di Bolzano, oggi sede del Centro culturale Trevi, all’angolo tra via Cappuccini e via Marconi. Dobbiamo questi reperti alla signora Trude Degasperi, che proprio in quell’edificio aiutava il marito Friedrich Otto nella gestione di una ditta di vendita all’ingrosso di carta e imballaggi. L’interessante racconto della signora Trude consente di ricostruire come si svolgevano nel secolo scorso la produzione e la distribuzione in uno specifico settore del commercio altoatesino.

// Di Till Antonio Mola

La ditta Tschoner ebbe la sua prima sede in quelli che oggi sono i locali della Biblioteca Provinciale italiana Claudia Augusta (a fianco del Centro culturale Trevi), prima di trasferirsi nel 1971 in via Piani d’Isarco. La ditta Tschoner nel 2021 avrebbe compiuto 100 anni, se non fosse stata costretta a chiudere qualche anno fa a causa della morte del titolare.

La storia della ditta Tschoner inizia nell’immediato dopoguerra: lo spostamento della frontiera al Brennero dopo la Grande Guerra lascia infatti di colpo molti clienti sudtirolesi senza fornitore di carta e di imballaggi.
Trude Degasperi: “Deve immaginarsi che all’epoca la carta veniva usata per avvolgere ogni singola mela, oltre che per foderare le cassette di frutta. Considerato che da sempre la coltivazione delle mele ed il loro commercio sono un ramo economico importante per la nostra zona, si trattava di dare in tempi rapidi una risposta a questa domanda. Fu per questo motivo che nel 1921 a Bolzano venne fondata la ditta Tschoner, come filiale della ditta “Othmar Tschoner” di Innsbruck, anche se ben presto la ditta bolzanina si rese indipendente dalla casa madre. Risale a quel periodo la foto del carro con i cavalli… La carta di imballaggio veniva consegnata così.”

L’interno del cinema Roma temporaneamente adibito a deposito


“Di quell’epoca rimane un registro con delle annotazioni riconducibili al signor Johann Degasperi Senior, mio suocero, che è stato direttore nonché socio della ditta dal primo giorno e per 47 anni, traghettandola, grazie alle sue doti imprenditoriali, ben oltre la Seconda Guerra Mondiale.”
“Era una persona molto precisa che, nonostante i 21 dipendenti, svolgeva gran parte del lavoro di gestione in prima persona. è stato un uomo molto responsabile, che si prendeva particolarmente cura dei suoi dipendenti. Ricordo un aneddoto, di lui che, durante uno dei duri periodi di crisi, mandò qualcuno in Val Pusteria, alla Saatbaugenossenschaft, la cooperativa produttori sementi di Brunico, a comprare patate da regalare ai suoi dipendenti.Tra le foto che conservo c’è anche un album fotografico, firmato da tutti i dipendenti, che documenta una gita aziendale nelle Dolomiti del 1948, per la quale mio suocero prese a noleggio un bus.”

Assistere i clienti che venivano a farsi consigliare ci dava grandi soddisfazioni.
E mio suocero si prendeva molta cura dei suoi dipendenti.

Negli anni ‘20 le consegne avvenivano con un carro trainato da cavalli

Le foto d’epoca, che qui pubblichiamo, documentano il lavoro dell’azienda. Particolarmente significative sono le foto degli esterni, in quanto facilmente paragonabili allo stato attuale del palazzo. La foto della platea del Cinema, trasformata in magazzino, risalgono verosimilmente al periodo dell’immediato dopoguerra, in cui a causa dei danni subiti dal palazzo per i bombardamenti, alcune sue parti erano inagibili.
Trude Degasperi: “Mio marito ed io siamo subentrati nei tardi anni ‘60. Purtroppo mio suocero morì solo sei mesi dopo il nostro matrimonio e noi abbiamo dovuto imparare il mestiere da zero.Dal dopoguerra in poi, la ditta ha dovuto rimanere flessibile. Se agli inizi vendevamo molto carta ed imballaggi per il settore ortofrutticolo, l’avvento delle grandi cassette in plastica ha decretato l’inizio della fine della carta in quel settore. Per sopravvivere, la ditta era obbligata ad adattarsi alle nuove esigenze. Il grossista ai tempi era importantissimo, i clienti si rivolgevano a noi e noi commissionavamo le forniture, parliamo di ordini da 500 chili alla volta. Ordinavamo moltissima carta personalizzata… Ricordo le forniture alla ditta Psenner che vendeva le bottiglie di grappa, avvolte in carta seta. Ed era la ditta Tschoner ad organizzare la realizzazione dei fogli con il marchio della distilleria.
Ma il grossista era importante anche perché aveva tutto già disponibile in magazzino, senza tempi di attesa. Ormai questo servizio lo offrono in pochissimi. Oggi ti rivolgi al produttore, ordini e aspetti.

Palazzo Gelf dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale


Il nostro servizio consisteva nell’avere una variegata offerta di carta ed imballaggi in deposito. Se arrivava un cliente con un ordine di, faccio un esempio, 400 fogli in formato DIN A4, c’era il magazziniere, un tipo estremamente preciso, che andava alla macchina (taglierina) a tagliarli sul momento. I formati venivano realizzati in ditta. Pensi al materiale da imballaggio. Se un cliente aveva bisogno di un rotolo da 200 metri di carta pluriball, il materiale con le bolle d’aria paracolpi, venivi da noi, in quanto non c’era nessuna fabbrica che ti forniva una quantità così irrisoria. Sì, forse le potevi ordinare da Amonn o all’Athesia. Oppure dalla ditta Canins, la nostra vera concorrente, il cui titolare, pensi, cominciò da apprendista da noi negli anni ’40.”

I dipendenti della ditta Tschoner al lavoro

Qual è stata la Sua esperienza personale in ditta?
“Ero più portata io nel commerciale, era una attività che mi piaceva, mentre mio marito si occupava più delle pubbliche relazioni. Assistere i clienti che venivano in ditta a farsi consigliare ci dava grandi soddisfazioni. La consulenza è un aspetto del lavoro che solo recentemente sta tornando in auge, e che fino a poco tempo fa rischiava di sparire, da tanto che veniva trascurato.”

Fotoservizio: Archivio Trdue Degasperi

“Siamo pronti a tornare in pista”

La prima attività di questa stagione è programmata per l’autunno, ma anche se mancano ancora parecchi mesi, già solo l’idea di potersi nuovamente incontrare e fare qualcosa assieme ha rallegrato gli animi degli “over” meranesi. “Abbiamo voglia di libertà, seguiamo le regole e il nostro desiderio è di tornare a muoverci senza limitazioni”, spiega Gianni Libardi, segretario del Circolo anziani della parrocchia Santa Maria Assunta di Merano.

// Di Luca Masiello

Segretario Gianni Libardi, finalmente si riparte…
Che bella frase, erano mesi che aspettavamo di poterla pronunciare; certo, dobbiamo ancora attendere che tutti siano vaccinati e sperare che non cambi nulla; ma il nostro direttivo, presieduto da Giuseppe Storti, si è già portato avanti, ed ha deciso di organizzare una bella gita della durata di sei giorni in Umbria, dal 13 al 18 settembre.


Come hanno reagito i soci?
Con una grandissima gioia: quando abbiamo ufficializzato la data della gita siamo stati tempestati di telefonate: nel giro di pochissimo tempo siamo riusciti a raggiungere la bellezza di cinquanta adesioni.

Gianni Libardi
Circolo anziani Santa Maria Assunta


Quanti siete in tutto?
Siamo oltre 280 soci, con un’età media di 80 anni. Io, con i miei 70, sono il “bocia” della sezione! (ride, ndr)

In settembre andremo in gita in Umbria. Quando abbiamo ufficializzato la notizia siamo stati tempestati di telefonate e in poco tempo abbiamo raccolto cinquanta adesioni.

Lo staff cucina

E la percentuale delle persone vaccinate?
Circa l’80 per cento dei soci ha già ricevuto la prima dose, si stima che fra maggio e giugno riescano a ricevere la seconda. Questo ci consente di ottenere il pass, tutti avranno la certificazione di aver fatto il vaccino e saremo quindi nelle condizioni di poterci muovere un po’ più liberamente.

Come avete trascorso questi mesi di chiusura?
In ottobre siamo riusciti a incontrarci per fare una gita giornaliera a Padova, ma poi basta; a parte l’amministrazione e la segreteria, l’attività è rimasta completamente ferma e la sede deserta. Il nostro timore maggiore era che non riuscissimo più a rimetterci in moto. Oggi, invece, percepisco il loro sollievo, la voglia di tante persone di riconquistare il proprio spazio. Sento la loro voglia di libertà, il loro (e mio) desiderio di tornare ad una vita normale.

Gli associati come hanno vissuto il lockdown?
Nella serenità e nella sicurezza delle loro quattro mura. I nostri soci, ma credo sia la tendenza di gran parte delle persone di questa età, sono ligi alle regole, sono combattivi, hanno uno spirito di sopportazione più temprato. Andare in gita con loro è bellissimo: si attengono ad ogni regola e non sgarrano mai.

Il soggiorno a Bellaria nel 2019

I prossimi progetti?
Fino a settembre ancora nulla. Poi, con la gita in Umbria vogliamo continuare con le nostre consuete attività: ci troviamo il mercoledì pomeriggio nella nostra sala polifunzionale, dove facciamo la tombolata o guardiamo diapositive, ci beviamo il te o la cioccolata con i biscotti. Una volta al mese, poi, organizziamo una gita giornaliera ed il tradizionale pranzo speciale, al quale si registra sempre un’altissima adesione. Speriamo che ci sia la possibilità di fare tutto ciò. Noi ci atterremo alle regole che ci daranno, speriamo che lo facciano tutti…

In foto principale: Settembre 2019: una gita in Emilia Romagna

Scatti di vita, in terapia intensiva

Le fotografie di questo servizio sono state scattate dal fotografo altoatesino Andrea Pizzini in rianimazione Covid a Bolzano. Fanno parte del progetto Wellebrecher (Frangiflutti) che è consultabile su Facebook nella pagina omonima e del quale parliamo nella storia di copertina di questo numero del giornale.

La bellezza di un luogo appartiene a tutti

BOLZANO ARCI Bolzano lancia una nuova campagna di comunicazione sui social, ”Il Posto”. Protagonisti sono i giovani “Costruttori di futuro” che mettono in campo competenze e riflessioni, alla ricerca della bellezza nel territorio regionale. Andrea Rizza Goldstein, nel team di ideazione e sviluppo dei progetti di politiche giovanili, cittadinanza globale e innovazione socioculturale, racconta il progetto.

Come è nato il progetto?
Questa iniziativa fa parte di una più ampia progettualità, quella del bando provinciale a sostegno degli enti del terzo settore, a cui hanno preso parte il comitato provinciale Arci e i circoli che si occupano di attività di interesse generale sul territorio. In questo caso sono stati coinvolti i giovani che hanno già affrontato percorsi di formazione ed educazione alla cittadinanza come Promemoria Auschwitz, Campi della Legalità e Ultima Fermata Srebrenica. Lo scopo era quello di verificare se queste progettualità funzionano, perché al termine di questi percorsi l’obiettivo è quello di formare cittadini attivi e sensibili alle diverse tematiche in grado di vivere e muoversi nel presente. Attraverso una serie di attività, tra cui la formazione strutturata di operatori e volontari, diversi laboratori sulle competenze, sull’identità associativa e dei brainstorming strutturati, abbiamo voluto implementare le competenze e vedere se ci fossero le condizioni che questi giovani diventassero produttori di iniziative concrete di cittadinanza globale sul territorio. Una di queste è proprio “Il posto”.

In cosa consiste?
Uno dei prodotti del progetto è la campagna di comunicazione sui social network. Il risultato finale è una serie di brevi videointerviste che vedono inquadrate quarantacinque persone di diversa provenienza, a cui viene posta un’unica domanda: “Il tuo posto del cuore?”.


Qual è l’idea sottostante?
La campagna nasce a seguito di una lunga riflessione, condotta e matura con e dai ragazzi stessi, su cosa sono i luoghi e la loro estetica, anche perché la realtà in cui si trovano ad operare è quella del territorio regionale. L’iniziativa sui luoghi di valore è stata ragionata a vari livelli e uno di questi, individuato come potenzialmente problematico, è legato al pregiudizio che porta ad attribuire l’etichetta di “portatore di degrado” a chi non conosciamo e, molto spesso, alle persone di diversa provenienza. La sfida è lottare, tramite azioni culturali, per fermare questo pregiudizio, innanzitutto domandandosi chi ha diritto di dire cosa è bello in un territorio. Allargando questa domanda a tutti e prendendo in considerazione la composizione multiculturale della nostra regione e città, si arriva a scoprire che i sentimenti legati all’estetica dei luoghi e alla bellezza sono trasversali. La cosa sorprendente è proprio questa: vedere che spesso ci riconosciamo nei gusti altrui e troviamo il bello dove lo vedono gli altri. Inoltre, far esprimere il gusto del bello legato ad un luogo significa dare alle persone la dignità di sentircisi a casa.

Chi ha collaborato?
Grandi protagonisti sono stati i giovani, che oltre ad aver elaborato l’idea, hanno dato corpo al progetto, coinvolgendo una quarantina di persone, a loro volta giovani, che hanno deciso di partecipare a questa iniziativa. Fondamentale è stata poi la partecipazione dei giovani del circolo Kinapix, nato l’anno scorso. I ragazzi che lo animano provengono principalmente dal Conservatorio di Bolzano e dalla scuola Zelig e hanno realizzato e curato l’aspetto tecnico delle videointerviste.

Quali sono gli obiettivi?
Decostruire il pregiudizio e mostrare che il bello, compreso quello di un luogo, non ha provenienza o religione. Poi si crea una mappatura dei luoghi belli della nostra regione. Il risultato del progetto, che è disponibile sulle pagine social di Arci Bolzano, si può anche commentare; invitiamo tutti a dirci il loro posto del cuore.

Foto dell’intero servizio: Kinapix

Autrice: Ana Andros – COOLtour

Trodena, al confine tra Bassa Atesina e Val di Fiemme

Nel nostro immaginario collettivo, Trodena, soleggiato paese dell’Unterland montano immerso nel verde ai piedi del Cocul (ovvero cocuzzolo, reminiscenza linguistica del retoromanzo parlato fino al medioevo in queste vallate) e del Monte Corno, occupa un posto soprattutto come luogo di villeggiatura o “freschi”, come ancora oggi si usa dire in Bassa Atesina. Erano, un tempo, gli abitanti di Ora e Egna, tormentati dalle frotte di zanzare che nelle calde notti estive sciamavano sulla paludosa valle dell’Adige, a cercare riparo quassù. Tuttavia, il turismo vero e proprio, favorito dalla realizzazione della strada tra Ora e Cavalese e successivamente della linea ferroviaria austroungarica, assunse una certa rilevanza solo a partire dal XVIII secolo, quando tra Fontanefredde, San Lugano e Trodena apparvero numerose case per villeggianti. Allora, chi se lo poteva permettere, soggiornava qui fino ad ottobre e non di rado disponeva anche di un ampio orto in cui coltivare gli ortaggi di stagione.
Gli abitanti, allora come ora, erano principalmente agricoltori. La prima conta – ovviamente a fini “fiscali” – di focolari ne rilevò una ventina, per un centinaio di abitanti circa. Interessante il fatto che la misura del tributo da versare da ogni maso si esprimeva in “arimannie”, equivalente all’importo necessario alla vestizione completa e al sostentamento di un cavaliere longobardo. Poche sono invece le tracce rinvenute di insediamenti preistorici: su alcuni rilievi minori (Forchwaldspitz, Katzenschrot o Oansiedel) sono ancora visibili cumuli di pietre, in parte protostorici, in parte medievali, che potrebbero essere state impiegate nella costruzione di qualche castelliere o torre di guardia. La nascita “ufficiale” del paese risale all’anno 1111, quando il vescovo di Trento, signore anche di queste terre, concede ai signori dii Enn, che in suo nome governano su tutto il territorio dal fondovalle fino ai comuni della Val di Fiemme, di disboscare e edificare alcuni masi a nord della “clusa de Trodena”. Successivamente, il conte del Tirolo contese la sovranità al Vescovo e anche qui si impadronì, con le buone e spesso con le cattive, dei suoi possedimenti.

Chiesa di San Biagio


Trodena, il cui nome trae origine da un preromano “trodo” o “troi” con il significato di sentiero (per uomini e bestie), è ancora oggi raggiungibile dalla vecchia strada che saliva da Ora verso Gleno e Molini, secolare via di collegamento tra la Val d’Adige e la Vale di Fiemme. Uomini e animali, e in particolare gli allevatori di Trodena che godevano del diritto di pascolo invernale a Montagna, la usavano proprio per questo scopo.
Trodena è il classico comune di confine: geografico, con la vicina provincia di Trento, e culturale-linguistico, a cavallo tra mondo germanofono e italiano. Il destino di queste comunità non sempre è semplice e richiede una grande capacità di adattamento. Trodena, forse in virtù dell’antica fratellanza retoromanza, ha sicuramente affrontato al meglio questa situazione, fungendo nei secoli non da elemento divisorio ma da collante tra due realtà così diverse. Se dunque per un verso il paese è integrato da tempo immemorabile nella Magnifica Comunità di Fiemme con le sue storiche “regole” (Rigl), dall’altro esso appartiene in egual misura, per tradizioni e lingua, al territorio della Bassa Atesina. Il dialetto, tipico dell’Unterland ma arricchito da una pronuncia strascicata delle doppie vocali come, per esempio, in Haalbmitaag o Pleint, merenda di mezza mattina e polenta, ne caratterizza la colorita parlata. Negli ultimi 100 anni la popolazione di Trodena e delle sue frazioni è rimasta sempre stabile attorno ai 1000 abitanti. Certo all’attività agricola prevalente si sono aggiunti altri fattori in campo artigianale e turistico. Il paese appare per la maggior parte modernizzato e oggi sembra una comunità viva e capace di adeguarsi alle cadenze dei tempi moderni – fermo restando il privilegio di godere di una natura incontaminata e una salutare distanza dalle congestioni dei maggiori centri urbani.
Terminiamo la passeggiata per le ripide vie del paese con le sue caratteristiche case davanti alla chiesa parrocchiale dedicata a San Biagio. Nella sua forma originaria, romanica, essa dovrebbe risalire all’XI secolo mentre successivamente è stata più volte ampliata e ristrutturata, ottenendo nel XVI secolo la sua attuale veste gotica: con esclusione della torre romanica che tutt’ora ricorda la sua fondazione e funge da elemento di unione di un paese ricco di storia.

Foto dell’intero servizio: David Kurk

Autore: Reinhard Christanell

Stare insieme ed essere utili all’ambiente

Martina Puentes è referente della Bassa Atesina per l’associazione Plastic Free Onlus, nata in rete nel luglio del 2019 e che in due anni è diventata la più importante associazione del Paese su questa tematica, impegnandosi su diversi fronti: dalla raccolta di rifiuti lasciati nella natura e nelle città, al salvataggio delle tartarughe.

“Oggi ci sono più di cinquecento referenti in tutta Italia,” spiega Puentes. “La plastica è ovunque, la troviamo per terra, nel mare e nell’aria. È pericolosa, in particolare quella monouso che non solo inquina, ma uccide. Per chi ha a cuore il nostro pianeta e le persone, è impossibile chiudere gli occhi”. Martina Puentes vive a Magré, dove ha già organizzato diverse raccolte di rifiuti. “Siamo stati anche a Egna e Cortaccia. Ci muoviamo a piedi negli angoli più nascosti del paese per raccogliere le immondizie lasciate per terra”.
Un piccolo e appassionato gruppo, anche perché le restrizioni dovute alla pandemia sconsigliano di muoversi in tanti. La sporcizia che si trova in giro per la città non è mai poca e, come dicono i volontari di Plastic Free, è sempre più di quella che si pensa: “Si trova di tutto, dalle sigarette a rifiuti elettronici. E ci sono luoghi dove la sporcizia si accumula in quantità allarmanti, come vicino ai parcheggi e alle ferrovie, sull’argine dei fiumi e delle strade, ma anche nei boschi e sui sentieri”.
Grazie al passaparola, a Facebook e Instagram, il gruppo di Plastic Free dell’Alto Adige si sta espandendo. “Siamo in quattro referenti e per il momento copriamo le zone di Bolzano, Merano e Bassa Atesina – spiega Puentes – il gruppo è la nostra forza e ci sono anche diversi giovani che danno una mano, questo per me è importantissimo e a volte mi sembra di vedere più forza di volontà e rispetto per l’ambiente nei giovani che nelle persone più anziane”.

Anche la collaborazione con i Comuni è molto positiva e Martina Puentes si dice soddisfatta dei rapporti intrattenuti fino a oggi.
Il 18 aprile si è tenuta la prima raccolta ufficiale dell’associazione in Bassa Atesina, con un incontro fissato alle 9:30 presso il parcheggio all’uscita del casello autostradale di Egna, comune da sempre attivo per l’ecosostenibilità e che, negli ultimi anni, si è distinto per iniziative come quelle della scuola senza plastica. “Abbiamo ripulito l’argine dell’Adige percorrendo a piedi il tratto che unisce Laghetti ed Egna. Lì c’è molta immondizia, siamo già stati molte volte a pulire ma mai percorrendo l’intera lunghezza del tratto di fiume” racconta Puentes. Sono state centosessanta le raccolte rifiuti organizzate in tutta Italia e l’associazione ha raccolto oltre centomila chilogrammi di immondizia in tutto il Paese. “È un ottimo modo per stare insieme facendo contemporaneamente qualcosa di utile per l’ambiente” aggiunge Puentes che, confessa, in futuro vorrebbe puntare sui progetti scolastici con il supporto di qualche volontario in più: “Qui in Alto Adige siamo fortunati, per esempio, ad avere l’acqua potabile dal rubinetto. Ma la consapevolezza non è mai troppa”.

Un impegno che Martina Puentes e tutte le volontarie e i volontari si sono presi a fatica ma anche con grandi soddisfazioni. “In fondo, se ami la natura e ci tieni al tuo pianeta, ti viene tutto naturale. Per me è bello vedere come da sud a nord del Paese ci siano tantissime persone attive per un cambiamento. Ti apre il cuore, dico davvero”. Per chi fosse interessato a prendere parte del gruppo, può contattarlo attraverso il gruppo Facebook “Plastic Free – Trentino Alto Adige” oppure attraverso il sito web www.plastifreeonlus.it.

Autore: Luca De Marchi

Bronzolo, arrivano le panchine arancioni

BRONZOLO/VADENA Prosegue la serie di contributi di Roberta Lenzi, felicitatrice del progetto “Sente-mente comunità amiche”, che approfondiscono il tema della demenza.

C’è un proverbio africano che dice: “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”. Lo dice la parola stessa…trasformazione!
La realtà si trasforma solo nel momento in cui entriamo in “azione”, quando attraverso le nostre scelte diamo una direzione precisa al nostro agire. Così, coraggiosamente, i Comuni di Bronzolo e Vadena hanno scelto di intraprendere il percorso Sente-Mente, per portare concretezza al sogno di creare una Comunità capace di accoglienza e inclusione nei confronti delle persone che vivono con demenza e delle loro famiglie, troppo spesso rinchiuse tra le strette pareti degli stereotipi e dei pregiudizi costruiti intorno alla malattia.
Il progetto, che lo scorso anno si è presentato alla popolazione attraverso due serate introduttive, proseguito poi con la visita di alcune realtà associative del territorio e la realizzazione dei Sente-mente laboratori per famigliari di persone che vivono con la demenza, vuole ora rendersi visibile nei due paesi creando dei “luoghi” specifici che risveglino curiosità e interesse nei confronti di questo tema.
A breve, passeggiando nei due paesi, sarà possibile essere colpiti dal colore arancione intenso di alcune panchine. Ogni panchina riporterà una frase che sarà una traccia del sogno di trasformazione rispetto all’idea dominante di demenza. Ci si potrà sedere un momento e accogliere dentro di sé questa nuova consapevolezza.
Ecco le “tracce” di trasformazione che si troveranno a Bronzolo.

La mente si ammala di Alzheimer, il cuore no
Occorre ricordare che la demenza riguarda la corteccia cerebrale, le sue capacità logiche, di memoria, di calcolo, ma il “cuore” no, non conosce malattia. La vita emotiva di chi vive con la demenza viene preservata fino alla fine, permettendo alla persona di continuare a gioire di momenti belli, di provare tristezza, rabbia e ogni possibile sfumatura delle emozioni esistenti. Cosa si può fare? Si può contribuire alla trasformazione diventando costruttori di momenti felici attraverso gesti di gentilezza e la condivisione di momenti felici.

Guardami, sono ancora io!
La malattia non porta via la persona a noi cara. Porterà via alcune sue capacità cognitive, ma l’essenza più profonda della persona rimarrà intatta. Cosa possiamo fare? Andiamo a trovare il nostro amico, anche se sappiamo che vive con una diagnosi di demenza, senza paura di parlare con lui per il timore che non ci capisca. Evitiamo di fare domande alle quali potrebbe non saper rispondere, invitandolo piuttosto a raccontare. Se sapremo portare il nostro sguardo più in là, vedremo che è sempre il nostro amico.

Il mio sentire è presente, qui, ora
Chi vive con la demenza è un grande maestro di consapevolezza del momento presente. Un passato che piano piano si annebbia e un futuro incerto, senza punti di riferimento, portano la persona a vivere intensamente il proprio presente. Possiamo scegliere di arricchire il presente risvegliando emozioni positive, rispettando i tempi e le preferenze di questa persona, standogli accanto con delicatezza e rispetto.

Il cammino per diventare concretamente una Comunità Amica delle persone che vivono con la demenza passa senz’altro attraverso una trasformazione culturale. Cosa significa? Significa che c’è bisogno di costruire, passo dopo passo, una nuova consapevolezza intorno alla demenza. Le panchine arancioni, in via di realizzazione da parte del gruppo giovanile Flowers, saranno lì per ricordarci che la trasformazione è possibile a partire da te, da me.
Nell’articolo del prossimo mese scopriremo le “tracce” di Vadena.

Autrice: Roberta Lenzi – Sente-mente felicitatrice

Tra sfide presenti e progetti futuri

Il sindaco di Laives, Christian Bianchi, racconta come la città sta affrontando le sfide nate con la situazione pandemica. Grande l’attenzione soprattutto verso anziani e bambini, da cui ripartirà l’estate.

Christian Bianchi

// Di Ana Andros

Come è stata fronteggiata l’emergenza sanitaria nell’ultimo anno?
Abbiamo affrontato fasi molto diverse le une dalle altre. La prima ha stravolto le nostre vite, è stato un momento di forte preoccupazione per la salute di tutti. Siamo stati fortunati perché i contagi non erano molti, è stata una situazione abbastanza contenuta che siamo riusciti a gestire tranquillamente. In estate sembrava tutto quasi normale: pochissimi contagi e persone tranquille. Poi la terza fase, quella che da ottobre ci porta fino ad oggi, è stata, penso, la più pesante sotto ogni punto di vista. I cittadini la stanno vivendo con più stress anche perché i numeri del contagio sono stati molto alti. In autunno abbiamo raggiunto i 600-700 positivi.

Come ha lavorato il Comune?
Le persone dovevano stare a casa, ma era necessario continuare ad erogare tutti i servizi e di conseguenza c’è stato un impegno importante nel verso della digitalizzazione, anche per il personale costretto allo smart working. Siamo stati vicini ai cittadini, abbiamo cercato di rincuorarli quando ce n’era bisogno e provato ad essere rigidi quando si davano le informazioni per tutelare la loro sicurezza, specialmente nei momenti in cui ci sono stati tanti positivi. Un ruolo sicuramente delicato e importante.

Come hanno risposto i cittadini?
Nella prima fase il duro colpo subìto da tutti aveva messo in moto una serie di iniziative: è stato immediatamente attivato un sistema per distribuire gli alimenti e organizzata, con i volontari e alcuni dipendenti comunali, la distribuzione di mascherine di stoffa a tutte le famiglie. All’inizio le persone si sentivano molto unite da una situazione nuova, improvvisa e grave. La solidarietà poi è continuata, ci sono associazioni che si sono date tanto da fare, ma è cambiato è l’umore. Oggi la stanchezza prevale e si sta guardando alla velocità con la quale la nostra nazione sta vaccinando, perché penso tutti siano consapevoli che da questo dipende il ritorno alla normalità.

All’inizio le persone si sentivano molto unite da una situazione nuova. La solidarietà poi è continuata, ma è cambiato l’umore.

Qual è stato il settore più colpito?
È stato un anno difficile per tutto il mondo associativo (culturale, sportivo, di assistenza e per la terza età) a cui nel 2020 abbiamo erogato una somma notevole di contributi. Sul nostro territorio ci sono associazioni culturali che normalmente hanno un’attività molto ricca: teatro, musica, cori e bande. L’impossibilità di svolgere spettacoli ha portato quasi tutti ad ingegnarsi con iniziative in rete. Anche per lo sport, animato soprattutto dai giovani, c’è stato uno stop. Tutto questo ricade fortemente sui comportamenti e sulla vita sociale di bambini e ragazzi, che con la scuola “a distanza”, la mancanza dello sport e della cultura hanno avuto una perdita enorme di relazioni sociali e occasioni di incontro e crescita. Sport e cultura dovranno essere la base, appena ripartiremo, per coinvolgere tutte le persone che, come gli anziani, costretti ad isolarsi completamente per la pericolosità della malattia, hanno sicuramente bisogno di ritornare a sentirsi parte della comunità.

E il turismo?
Laives ha circa 300 mila pernottamenti l’anno in alberghi e strutture, chiuse da molto tempo e che hanno visto un calo notevole nell’ultimo anno. Questo inverno senza sci e movimento è stato decisivo, ma per la nostra città anche il fatto che non si tengano fiere e convegni è grave, perché gli albergatori lavorano molto con questi settori, a loro volta completamente fermi.

Quali sono i programmi per il prossimo futuro?
Chiaramente tutto dipende da cosa potremo fare. Di solito durante l’estate ci sono tantissime attività, dai venerdì lunghi alle serate musicali e teatrali. Non sappiamo ancora se gli eventi potranno essere organizzati, quindi stiamo stabilendo un calendario molto flessibile in funzione delle prossime ordinanze. Nel frattempo, un settore che abbiamo già organizzato è quello delle attività estive per bambini, ragazzi e anziani.

Quale è la situazione ad oggi?
Penso che per qualsiasi politico o amministratore sia stato un anno estremamente faticoso, impegnativo. Facciamo da spugna alle situazioni vissute dai nostri cittadini e capiamo le loro preoccupazioni: la salute, l’economia in affanno. Come sindaci mettiamo il massimo delle energie per far funzionare al meglio tutto il necessario. Siamo consapevoli, e come tutti, in attesa di un ritorno alla normalità. Oggi la situazione è di nuovo sotto controllo, per fortuna. Anche sul territorio di Laives, in questo momento, proseguono a buon ritmo le vaccinazioni. Stiamo andando verso un’estate che, dal mio punto di vista, sarà un passo avanti sulla normalità.

L’associazione del Carnevale di Laives assieme al sindaco Bianchi

Quali I momenti più… “forti”?

“Sono vari, ne cito due. Il primo era quello di persone, ce ne sono state varie, ricoverate in ospedale in situazioni di grave difficoltà, che mi hanno chiamato personalmente. Mi resterà nella memoria la fatica percepita anche attraverso la cornetta telefonica della difficoltà respiratoria nel parlare, quindi della preoccupazione verso queste persone. Un episodio felice è stata la giornata dello screening provinciale: con un messaggio avevo chiesto ai cittadini di venire ad aiutare, a titolo volontario. Ricordo che in un pomeriggio mi sono arrivate circa 300 mail di persone che si erano messe a disposizione. Ne sono poi state impiegate solo un centinaio, ma questo dimostra che ci sono persone di grandissimo cuore e di grandissima disponibilità.”

Foto dell’intero sevizio: Christian Bianchi

“Libri, piante e disegni”

Michela Antino, classe 1996, ha vissuto 10 anni a Laives e 10 anni a Bolzano, dove ha frequentato il liceo scientifico Rainerum. Si trasferisce a Bologna per studiare comunicazione e marketing. Ama leggere, curare le sue piante e disegnare. Ha una pagina instagram dedicata alle sue illustrazioni: @caosdichela.

La cosa che mi piace di più di me.
Sono una persona determinata e curiosa.


Il mio principale difetto.
Sono molto permalosa.


La volta che sono stata più felice.
Il giorno della mia laurea.


La volta che sono stata più infelice.
Durante un periodo di malattia, per fortuna passato.


Da bambina sognavo di diventare…
Il capo del mondo, ero molto intraprendente.


L’errore che non rifarei.
Non so rispondere, il che mi pare positivo.


La persona che ammiro di più.
Mio nonno.


Un libro da portare sull’isola deserta.
La Caverna di Saramago.


L’ultima volta che ho perso la calma.
Non ricordo, non perdo spesso la calma.


La mia occupazione preferita.
Disegnare, leggere e occuparmi delle mie piante.


Il colore che preferisco.
Assolutamente il giallo.


Il fiore che amo.
Scelta difficile, ranuncoli e tulipani sicuramente.


Il mio musicista preferito.
Ho una playlist che ascolto mentre mi addormento da otto anni.


Il mio pittore preferito.
Magritte e i surrealisti in generale.


Non sopporto…
L’inverno, sono troppo freddolosa per poterlo sopportare.


La mia paura maggiore.
Ho un brutto rapporto con il sangue.


L’ultima volta che ho pregato.
Prima di consegnare la tesi alla mia relatrice.


Il giocattolo che ho amato di più.
Un pupazzo a forma di gallina che ho ancora.


La disgrazia più grande.
Il finale di How I met your mother .


L’oggetto a cui sono più legata.
Il mio pupazzo a forma di gallina.


Il mio primo ricordo.

Io in ambulanza, non un bellissimo ricordo.


Il mio più grande rimorso.
Non aver studiato al meglio il tedesco mentre vivevo a Bolzano.


Dove mi vedo fra dieci anni.
Fare piani a lungo termine non è una mia gran capacità, ma spero di avere un lavoro che amo nei prossimi dieci anni.


Per un giorno vorrei essere…
…la persona più alta del gruppo.


Nel mio frigorifero non manca mai…
Brie e birra.


Se fossi un animale, sarei…
Un bassotto o un uccellino colorato.


Il mio motto:
Per anni ho avuto appeso davanti alla scrivania un poster con scritto “turn the pain into power”.