La fontana delle naiadi in Piazza del Tribunale

Continuiamo la visita alle nostre fontane cittadine. Questa volta parliamo di una fontana molto conosciuta ed amata dai bolzanini, quella delle Naiadi. Posta nel 1960 in piazza del Tribunale, dopo che erano stati ultimati i lavori di sistemazione del palazzo di Giustizia (1952), ha una storia singolare e complessa.
Il manufatto bronzeo, collocato al centro di essa e realizzato dall’artista trentino Eraldo Fozzer, non era destinato ad essere collocato a Bolzano ed in quel luogo. Lo scultore Fozzer, lo aveva concepito per la città di Trento, ma il capoluogo trentino in piena epoca degasperiana rifiutò platealmente l’opera, donandola alla città di Bolzano. Il rifiuto era dovuto al fatto che le due figure femminili, nude, potevano offendere la “ pudica “ opinione pubblica trentina. Bolzano accettò di buon grado il dono fatto da Trento, poiché da un lato andava a completare il ciclo delle fontane pubbliche con il tema della simbologia dell’acqua (le fontane del Nettuno, dell’Adige e delle Rane), dall’altro andava a completare con un manufatto di prestigio una piazza al quale mancava un punto focale. L’amministrazione bolzanina fece realizzare una vasca di forma perfettamente circolare nella quale collocare le due sculture. Essa venne posta perfettamente al centro della piazza dove potesse dialogare con le forme concave e convesse del palazzo di Giustizia e quello degli uffici Finanziari.
Ma, chi sono queste Naidi che vengono rappresentate? Le due sculture, belle ed espressive nel loro gesto di nuotare all’unisono, rappresentano le ninfe delle acque. Creature immortali nella mitologia greca e figlie di Zeus, presiedevano tutte le acque dolci. Si distinguevano in ninfe dei fiumi (Potamidi), delle sorgenti (Pegee), delle fontane (Crenee) e poi delle paludi e dei laghi. Tali figure mitologiche possedevano facoltà guaritrici e profetiche. Erano esseri benevoli, ma anche temuti, nel mondo classico. I contadini le rispettavano e portavano loro dei doni. L’imperatore Nerone dopo essersi immerso alla fonte del fiume Marcia, fu colto da febbre, malore e paralisi… La ninfa naide Aretusa, venerata a Siracusa, aveva la facoltà di immergersi attraverso le correnti sotterranee nel Peloponneso per riaffiorare in Sicilia.
Dopo i lavori di ristrutturazione della piazza, la fontana è stata sposata nella sua collocazione attuale, decentrata, perdendo parte del suo fascino iniziale. Ma, la sera, quando la fontana è illuminata, le due Naidi sembra ancora che nuotino, ridano e ci proteggano con i loro giochi d’acqua.

Autore: Flavio Schimenti

Sigismondo il danaroso e il suo castello

“sigismundus dei gratia dux austriae anno d(o)m(ini) MCCCCVXXIIII”: è l’iscrizione sotto lo stemma di Sigismondo d’Austria, il tutto sulla lastra di pietra che si trova sopra il portale d’accesso di Castel Firmiano. È infatti dal 1474 che Castel Firmiano – acquisito nel 1473 da Sigismondo, arciduca d’Austria, conte del Tirolo e duca dell’Austria Anteriore – è attestato con il nuovo nome di Sigmundskron (la corona di Sigismondo). Negli anni successivi con un monumentale rifacimento il castello divenne un’importante baluardo verso l’area dell’Italia settentrionale. Succeduto nel 1439 al padre Federico IV d’Asburgo (1382-1439), detto “Federico dalle tasche vuote” o “Tascavuota”, Sigismondo (1427-1496) fu invece denominato “il Danaroso”. A differenza del padre – che sin da giovane ostentò costumi democraticissimi e non ebbe molto in simpatia la nobiltà locale – Sigismondo era amante del lusso e consapevole della propria avvenenza fisica (passò infatti alla storia anche come Sigismondo “il bello”). La vita di Sigismondo fu caratterizzata da alcuni eventi, come la lotta col principe vescovo di Bressanone, Nicolò da Cusa (1401-1464), il quale fu anche imprigionato (1460); la partecipazione alla guerra di Engadina (1499); il duello con Venezia culminato con la battaglia di Calliano (1487); la sua fallimentare politica interna, che portò alla sua abdicazione nel 1490, con la cessione del governo a Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519). Sigismondo morì a Innsbruck il 4 marzo 1496 e fu sepolto nella cripta dell’Abbazia di Stams. Castel Firmiano appartenne man mano a diverse famiglie nobiliari; dopo la gestione dal 1976 di un ristorante, nel 1996 il castello divenne proprietà della Provincia Autonoma di Bolzano. Concesso nel 2003 a Reinhold Messner di realizzare il prospettato museo della montagna, dal 9 giugno 2006 Castel Firmiano è la sede principale del circuito museale chiamato Messner Mountain Museum.

Autore: Leone Sticcotti

Sonx 2021: ecco Liederszene 2.0

La principale realtà altoatesina di promozione della musica d’autore è tornata, promuovendo una raccolta trentasei brani originali, selezionati da una giuria ad hoc e messi in rete sulle principali piattaforme musicali.

Sul finire degli anni ottanta e per buona parte del decennio successivo, Liederszene è stato un marchio di qualità, un’associazione di primaria importanza per quanto riguarda la promozione della musica prodotta in Alto Adige, soprattutto per quanto concerne il cantautorato, senza colori né bandiere, né tanto meno barriere linguistiche: la Liederszene pur essendo nata e diffusasi soprattutto nel mondo culturale di lingua tedesca, ha sempre avuto estrema attenzione alla produzione di musicisti italiani e ladini, attraverso la pubblicazione di dischi e l’organizzazione di tour regionali, sia con solisti che tramite autentici carrozzoni sonori con a bordo più artisti, un po’ come si usava ai tempi delle cosiddette riviste musicali in voga negli anni sessanta.
Pur non avendo mai cessato di esistere, la Liederszene da molti anni ha diversificato le proprie attività, puntando soprattutto sulla Rocknet Academy, una sua branca più orientata sul versante della formazione e della produzione di demo e video, ma nei mesi scorsi, puntando sul vecchio marchio, l’associazione è tornata a farsi sentire lanciando un contest, patrocinato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio e dalla Provincia, che ha visto la partecipazione di centosessanta gruppi e solisti.
“Quando Walter Eschgfäller, il nostro storico presidente – racconta Willy Vontavon – ha lasciato la Liederszene, ci è mancato un punto di riferimento importante. Le alternative erano chiudere o continuare con una nuova squadra. L’appoggio e l’apprezzamento per la nostra attività espressi dai nostri sponsor, sono stati determinanti nel perseguire la volontà di continuare, in particolare l’appoggio di Andreas Überbacher della Fondazione, che ci ha sostenuti oltre che economicamente anche moralmente. Con Chris Kaufmann, Robert Ausserer e mia figlia abbiamo lanciato questa next generation della Liederszene.
Il fatto che il Coronavirus abbia forzatamente messo in stand-by la Rocknet Academy ci ha dato modo di pensare al nostro nuovo progetto. Visto che molti artisti non hanno potuto lavorare per oltre un anno ci ha spinti ad organizzare questo concorso in cui gli artisti sono stati invitati a presentare un brano registrato anche in maniera non professionale, ma comunque completo nel suo arrangiamento e non protetto da copyright. La giuria ha avuto un bel da fare nel selezionare i trentasei finalisti!”
In pratica si è trattato, per gli artisti di mandare alla Liederszene una composizione originale nuova, per avere la possibilità di essere scelti e finire tra i trentasei che sono finiti nella doppia raccolta messa in rete in questi giorni sulle principali piattaforme musicali col titolo di Sonx 2021. Lo standard qualitativo delle canzoni partecipanti è stato molto alto e per la giuria non è stato un compito facile arrivare al verdetto che oltre alla pubblicazione dei brani ha garantito ai musicisti anche un premio in denaro.
In definitiva si tratta di una cosa molto simile al progetto di fine anni ottanta, quando oltre ai tour della Liederszene, ogni anno c’era anche la pubblicazione di un disco (dapprima in vinile e musicassetta, in seconda battuta su CD e non più su vinile) che presentava le canzoni degli artisti partecipanti ai tour.
“Rispetto ai tempi dei nostri esordi – prosegue Vontavon – si salta tutta la parte riguardante la registrazione dei brani. A quei tempi la realizzazione di un disco comportava il fatto che i musicisti dovessero anche essere guidati in studio e assistiti, perché nessuno aveva la possibilità di registrare professionalmente le proprie canzoni, cosa che ora con le attrezzature adeguate e un buon computer è possibile fare stando a casa propria. Il risultato è sorprendente, abbiamo dovuto intervenire sui brani solo minimamente, per dare una regolata ai livelli complessivi e anche se oggi sembra che siano pochi quelli che ascoltano i dischi per intero, ho provato io stesso a mettere la sequenza dei brani nella mia playlist e ad ascoltarla tutta d’un fiato e devo dire che funziona proprio bene. Sonx 2021 include brani di artisti locali dei vari gruppi linguistici, personalmente mi sarebbe piaciuto avere una maggior adesione da parte degli artisti italiani, ma per il futuro si può sempre migliorare. Abbiamo anche discusso se fosse il caso di suddividere il contest in categorie: una volta era più semplice distinguere rock da jazz, da cantautori o altro, ma oggigiorno è tutta musica e gli stili si combinano e si confondono, tanto che tra tutti i partecipanti che nella scheda di iscrizione dovevano dare una definizione della propria musica, alla fine ci sono arrivate oltre cinquanta definizioni differenti!”
Il disco e i brani sono disponibili da giovedì 15 luglio sui vari canali, da spotify a youtube e via dicendo, ma se ci saranno fondi per realizzarlo, i ragazzi della Liederszene stanno covando di realizzare un doppio vinile con i primi diciotto brani classificati: diciamolo pure, sarebbe una succulenta ciliegina sulla torta già ricca di questo progetto.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Le ginnaste fanno scintille ai Nazionali

Le atlete dello Sportclub Merano ritornano alla carica ai campionati nazionali di ginnastica artistica, l’evento più importante nel panorama del movimento della ginnastica italiana. La settimana dal 18 al 27 giugno le meranesi sono state impegnate sia in prove di squadra che individuali nel campionato Silver alla fiera di Rimini, raggiungendo risultati brillanti in tutte le categorie.
Già le prime giornate di gara, dedicate alle atlete più giovani (classe 2010-2011), sono state decisive: nella categoria LC Allieve, la squadra formata da Giada Filippi, Sophie Arduini,Maximiliane Nestl, Emma Kleon e Noemi Masin, riesce a posizionarsi tra le prime quaranta squadre migliori d’Italia, un risultato molto importante come prima esperienza in campo nazionale. Nelle prove individuali invece, a brillare ci pensa Sara Zanetti che con degli ottimi esercizi si qualifica per la finale all-around, nella quale raggiunge la 25esima posizione. Mentre la giovanissima Carolina Walder, appena 8 anni, nella categoria LBAllieve si posiziona 108esima.
Nei giorni successivi i risultati non vengono a mancare e il team costituito da Julia Santomaso, Hanna Reiner, Mavie Kaufmann, Magdalena Fliri, Greta Urru e Giorgia Moretto non delude le allenatrici, conquistando punteggi eccellenti in tutti gli attrezzi.
A fare la differenza però sono le atlete più esperte, ovvero la squadra senior composta da Noemi Longo, Sofia Pellegrini, Alessia Paggetti e Anna Höllrigl che aggiudicandosi il pass per la finale nella prova di qualifica, conclude la gara ad un meritatissimo quarto posto.
Nelle gare individuali invece, a raggiungere l’eccellenza è Noemi Longo, che nella categoria LE all-around sale sul terzo gradino del podio, conquistandosi la medaglia di bronzo. Nelle finali all’attrezzo, l’atleta non smette di raccogliere allori, guadagnandosi la quarta posizione al corpo libero, la quinta alla trave e la decima alle parallele. La sua compagna di squadra Sofia Pellegrini invece, eccelle alle parallele, che dopo aver centrato la finale, si aggiudica la settimana posizione.
Insieme ai successi soddisfacenti delle atlete allenate da Clio Rossetto, Alessandra Marabese e Sofia Sginzo, le ginnaste altoatesine portano a casa un ricco bagaglio di esperienza e la consapevolezza di potersi migliorare sempre di più. A Rimini, erano presenti centinata di società, tra cui alcune molto prestigiose. A differenza di queste però, lo Sporctlub Merano non gode di una palestra dotata di attrezzi fissi e combatte così per un’adeguata struttura dove potersi allenare. Ciononostante, le giovani passiriane non si arrendono e con grinta e passione portano avanti il loro lavoro a testa alta, senza mollare mai.

Autrice: Chiara Caobelli

Con la musica nel cuore

QuiIntevista a Marion Moroder, una giovanissima cantautrice altoatesina con una voce eccezionale. Da qualche anno è passata dallo suonare la batteria – pur continuando a usare la grancassa e il piatto – alla chitarra e al pianoforte. Ha iniziato a scrivere le sue canzoni con molta intimità e impatto e le esegue come one-woman-band o in gruppo. Ha vinto l’ultima edizione del concorso UploadSounds 2020 e presto uscirà il suo primo album, intitolato “In cold State”.

Il mio principale difetto.
L’essere destinata a rompere spesso bicchieri e altre cose fragili.

La volta che sono stata più felice.
Al concerto di Paul McCartney.

Da bambina sognavo di diventare…
Un’artista!

L’errore che non rifarei.
Confondere vespe con formiche…

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Grande libro dei Cocktail”, di Andrea Bertelli.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Dipingendo un quadro molto impegnativo.

La mia occupazione preferita.
Dipingere e suonare.

Il luogo dove vorrei vivere.
Nella fabbrica del cioccolato.

Il colore che preferisco.
L’arancione.

Il fiore che amo.
Il papavero.

Il mio musicista preferito.
Non saprei scegliere, ce ne sono tanti.

Il mio pittore preferito.
Claude Monet.

Il mio piatto preferito.
Nessun piatto… il caffè!

Non sopporto…
L’omofobia.

L’ultima volta che ho pregato.
Tanto tempo fa…

Il giocattolo che ho amato di più.
La “cocòch”.

La disgrazia più grande.
L’assimetria.

L’oggetto a cui sono più legata.
La mia prima chitarra.

Il mio primo ricordo.
Il mio gemello.

Dove mi vedo tra 10 anni.
Dove non lo so, ma sicuramente tanto felice!

Per un giorno vorrei essere…
Un uomo.

Nel mio frigo non manca mai…
La Philadelphia.

Se fossi un animale, sarei…
Un axolotl.

Mi sono sentito orgogliosa di me stessa quando…
Ho sentito per la prima volta le registrazioni delle mie canzoni.

Il mio motto:
“I need flowers, always and always”.

Autore: Alexander Ginestous

Vadena, la culla dei bambini

Un inaspettato e incredibile primato è stato assegnato a Vadena, piccolo centro della Bassa Atesina: secondo una ricerca condotta dall’Istat e riportata dal quotidiano Repubblica, Vadena è il Comune con il più alto tasso di natalità d’Italia. Solo nell’ultimo anno e mezzo sono nati 31 bambini in quella che può essere considerata una vera oasi dove far crescere la propria famiglia grazie ad agevolazioni e opportunità, messe in campo da un’amministrazione giovane e attenta.

Importante primato per la piccola Vadena. Il comune della Bassa Atesina registra infatti il tasso di natalità più alto di tutta Italia. Estesa per circa 13 chilometri quadrati e con 1.073 abitanti totali, Vadena può vantare un boom delle nascite nel 2020, anno del lockdown e del Covid: ben 21 bambini sono infatti venuti alla luce. E anche questo 2021 è partito bene, con altri 10 bambini nati nei primi mesi che porta così il conto a 31 bambini nati nel solo ultimo anno e mezzo. Un dato da sottolineare con la penna rossa e che non può passare inosservato. A rivelare questi dati e confermare il primato è stato l’Istituto di ricerca Istat, che li ha successivamente forniti al quotidiano nazionale Repubblica, che ha approfondito la curiosità dedicando un ampio reportage all’interno del suo inserto “Salute”, andando a scavare a fondo sui segreti della realtà locale.
Non è di certo una novità che l’Alto Adige si posizioni ai primi posti delle classifiche sulla natalità, toccando i 9,6 nati per mille abitanti. E nell’ambito provinciale spicca proprio Vadena, che si piazza in cima alla classifica in virtù degli alti livelli di crescita naturali, ottenuti dal rapporto tra il saldo naturale (numero di nati meno il numero dei morti nell’anno) e l’ammontare medio della popolazione residente.


“La sensazione provata quando lo abbiamo saputo è stata di gioia e stupore al tempo stesso, come non emozionarsi ad una notizia del genere. Continuiamo ancora a non credere al primato perché vero è che si vedono tanti passeggini in giro per il paese ma primi in Italia rappresenta proprio un gran record”, raccontano in coro il sindaco Elmar Oberhofer e la vicesindaca Martine Parise.
D’altronde Vadena sembra essere costruita su misura di famiglia, un’oasi di pace e tranquillità dove poter trovare tutto ciò di cui si ha bisogno e dove poter crescere con amore la propria prole. È per questo che sono diverse le famiglie altoatesine che hanno deciso di insediarsi nel comune della Bassa per vivere una vita più armoniosa. È proprio Repubblica a confermare questo trend positivo, raccogliendo la testimonianza di una giovanissima futura mamma di soli vent’anni che ha lasciato Bolzano per insediarsi proprio nel piccolo Comune.
“Ormai possiamo dire che la qualità della vita del nostro paese è fortemente vocata alle famiglie, soprattutto giovani e con tanti figli. Come amministrazione, proprio per supportare ed accompagnare i nuovi residenti, stiamo realizzando gli ampliamenti del nuovo complesso scolastico, la riqualificazione del parco giochi. Puntiamo inoltre sull’evoluzione dei servizi come il doposcuola biligue attraverso le associazioni, il Bookstart con la biblioteca o la riduzione della tariffa rifiuti per le nuove nascite”, racconta Oberhofer. E come non menzionare anche le 17 case di recentissima costruzione che ospitano ben 36 bambini in totale nella fascia d’età tra 1 e 13 anni. Perchè anche il fattore immobiliare ricopre un ruolo determinante. A Vadena si trovano case ampie dove poter ospitare famiglie numerose e che possono togliersi anche il lusso di avere un giardino privato, ad esempio. Cosa che nel capoluogo è impensabile a prezzi ragionevoli.


E il motto – si, possiamo proprio dirlo – “largo ai giovani”, lo si nota già guardando la composizone dell’amministrazione comunale. La Giunta è tra le più giovani della provincia: il sindaco ha 50 anni ed è anche il più anziano della compagine. L’assessora alla famiglia Anna Busetti ha “solo” 25 anni e giovane e preparata è anche la vicesindaca Parise, da sempre attenta allo sviluppo culturale del territorio: “Credo vivamente nell’importantissimo ruolo delle iniziative di carattere culturale e sociale come facilitatore dell’integrazione e socializzazione tra residenti. Posso affermare con certezza che tutte le iniziative orientate alle famiglie, ai bambini e non solo, sono sempre apprezzate dalla comunità proprio perché rappresentano l’occasione di incontro, socializzazione e conoscenza tra residenti, nuovi o storici che siano.Per quanto riguarda inoltre il coinvolgimento delle giovani coppie, la nostra assessora alla famiglia Busetti proprio per la sua giovane età, rappresenta per noi un valore aggiunto che poche altre amministrazioni possono vantare”.
Nel corso del 2019 in provincia di Bolzano sono nati 5.310 bambini, di cui 5.101 da madri residenti in provincia (96,1%). Dati in lieve calo rispetto al 2018 e 2017, ma che se inseriti in un quadro generale nazionale restituiscono una fotografia positiva e con il valore più alto stimato in Italia.

Autore: Alexander Ginestous

Contro l’abbandono dei cani

Una storia per sensibilizzare adulti e bambini sul tema dell’abbandono degli animali e dei cani, soprattutto nei mesi estivi. A scriverlo è stata la stimata e conosciuta psicologa della Bassa Atesina Marlene Vettori, che ha preso ispirazione dal suo cane Wolly per riuscire a rafforzare l’empatia dell’uomo nei confronti degli amici a quattro zampe. 

“Cuore di Cocco” è l’ultimo libro scritto da Marlene Vettori, psicologa, referente di zooantropologia didattica e educatrice cinofila molto conosciuta e apprezzata in Bassa Atesina nella zona di Salorno. Un volume che punta a sensibilizzare bambini e adulti sul tema dell’abbandono degni animali, specie in questo periodo, quello estivo, quando alla vigilia delle vacanze il fenomeno è maggiormente accentuato. Il libro è stato presentato qualche settimana fa a Salorno, nel cortile interno del Palazzo della Signoria, sede attuale della Biblioteca comunale, ed è stato l’occasione per discutere con i più piccoli di questa tematica. Marlene ha scelto proprio i cani come partner coinvolgenti e di fiducia all’interno del suo lavoro di ogni giorno, motivo per cui ha con loro un rapporto speciale.
Ma di che cosa parla il libro? È la storia di Cocco, un cane che come molti altri è stato abbandonato in strada dalla propria famiglia poco prima di partire per le vacanze. A salvarlo è stato un canile, che lo ha curato e rimesso in sesto, salvo poi consegnarlo ad una bambina la cui famiglia ha deciso di adottarlo per regalarli una nuova accoglienza, fatta di amore e affetto. Un viaggio di emozioni e felicità, rappresentato al meglio dalla matita e dalle illustrazioni di Tiziano Beber. Il libro presenta anche una parte più ludica, con disegni e giochi, per fare in modo di coinvolgere a 360 gradi i bambini e rafforzare in loro il senso di empatia verso la storia e verso gli animali.
Se è pur vero che il libro, inteso come strumento di svago, ha perso da tempo il suo appeal e fascino tra i più giovani, è altresì vero che questo volume rappresenta un compagno terapeutico ed educativo per chiunque, e che se letto in compagnia può sprigionare riflessioni e dibattito.
“La storia è nata durante le prime settimane di lockdown dove noi esseri umani ci siamo sentiti rinchiusi, privati delle relazioni significative e i nostri bisogni fondamentali negati. Ciò mi ha fatto pensare al mio cane Wolly e ad agli altri cani che ho adottato dai canili che quella condizione l’hanno vissuta per tanto tempo e senza colpa – racconta la dottoressa Vettori -. Dal 2007 lavoro nell’ambito della terapia e educazione assistita con l’animale, comunemente chiamata Pet Therapy, e nel mio lavoro cerca sempre di passare un messaggio di rispetto, comprensione ed empatia”.

La copertina del libro


Nel 2019 Vettori ha pubblicato il suo primo libro – più scientifico rispetto a quest’ultimo – assieme al Centro Studi Erickson di Trento. Ora con questa nuova storia il suo obiettivo è quello di far riflettere sul fatto che noi, così come i cani e gli animali in generale, abbiamo emozioni, bisogni e motivazioni in comune, in modo che per le persone sia più facile immedesimarsi e capire che impatto ha su un cane una vita in isolamento sociale o addirittura abbandonato.
“È chiaro che la storia è dedicata ai bambini, infatti sono presenti anche schede ludiche allegate, ma può essere utilizzata da educatori, insegnanti, genitori per il lavoro educativo o formativo o semplicemente per riflettere insieme”, prosegue Vettori. E in un certo senso il libro rappresenta lo specchio di questa crisi pandemica mondiale che stiamo vivendo da un anno e mezzo a questa parte. Una crisi che riusciremo a superare grazie alla pazienza e alla speranza, tornando presto ad assaporare quella felicità che ci è stata tolta, proprio come Cocco torna felice tra le braccia di un nuovo padrone.

Autore: Alexander Ginestous