Prati alluvionali e isole nella Val d’Adige

Dall’ultima deglaciazione in poi, il fiume Adige è stato l’assoluto padrone dell’omonima valle. Per molti millenni, il paesaggio si presentava completamente diverso rispetto a quello antropizzato che vediamo oggi, segnato dalla distesa infinita di frutteti e, soprattutto, da un corso del fiume regolare.

Nei secoli passati, l’Adige si estendeva incontrollato da un versante all’altro delle montagne e le sue ramificazioni lambivano i conoidi su cui sorgevano i villaggi. Inoltre, portava molta più acqua, tanto che in alcuni periodi dell’anno raggiungeva un’altezza superiore da due a quattro metri rispetto a quella odierna. Durante il disgelo trascinava a valle tutto ciò che trovava sulla propria strada. Non a caso il fondovalle roccioso si trova circa 200 metri sotto quello attuale. Pioppi, ontani e salici erano gli alberi più diffusi e solo qua e là s’incontravano timidi accenni di coltivazioni umane puntualmente devastate dalla furia dell’acqua. Il terreno era umido e a tratti paludoso e non si prestava all’agricoltura. I terreni asciutti e erbosi che tuttavia si trovavano lungo il corso del fiume venivano chiamati “Auen”, dall’antico termine tedesco “ouwa”, a sua volta derivato dal germanico “awjo”. In italiano non esiste un vocabolo corrispondente e si parla quindi di prato alluvionale o, usando il latino, di augia.
Solo con le prime e molto parziali opere di regolazione del corso del fiume le cosiddette “Auen” sono andate a ridursi per lasciare il posto ai campi coltivati. Il termine “Aue” è comparso in Tirolo verso il XII secolo, e solitamente si collega ad un altro nome che lo contraddistingue. Alle porte di Bolzano erano note la Bozner Au e la Leiferer Au, adibite principalmente a pascoli. Poiché in diverse di queste “Auen” bonificate sono poi nati piccoli insediamenti, spesso hanno mantenuto nel loro nome il termine “Au” come, dalle nostre parti, Oberau e Unterau, Oltrisarco e San Giacomo, oppure, sotto Castel Firmiano, Kaiserau. Sempre nella piana bolzanina il territorio dove confluivano Adige e Isarco era chiamato “in der Owe” e nel 1160 apparvero anche una chiesa e un convento “in der Owen unter oder pei Pozen”, ovvero Santa Maria in Augia presso o sotto Bolzano. Altre “Auen” note erano la Eisachowe, l’augia dell’Isarco, e, nella zona di Appiano, la Nuzowe. “Auen” erano note anche a Caldaro e Termeno, dove un tempo passava il vecchio Adige dopo l’ultima glaciazione; qui tuttavia si parla anche di Moos, palude. Tutte le “Auen” erano di proprietà pubblica, ossia del principe-vescovo di Trento. Quando un terreno veniva invaso dall’acqua, il vescovo lo dichiarava “Au” e in tal modo lo sottraeva gratuitamente alla proprietà privata.
Al contrario delle “Auen”, i terreni ricoperti di sabbia o ghiaia erano denominati Griez o Gries. Anche su questi terreni vantavano diritti i nobili che prima o poi vi volevano edificare. Tipico il caso di Gries presso Bolzano, dominio dei signori di Greifenstein, i quali possedevano “alle die griez auf me Eisache und auf me Talverne”, tutti i terreni sabbiosi sull’Isarco e sul Talvera. Spesso Gries veniva tradotto con il termine latino Arena.
Altra caratteristica paesaggistica della valle dell’Adige erano le cosiddette “isole”. Una “Yscla Ysarci” venne ceduta nel XIII secolo da tale Dietlin Zungel a Hainrich Kienast. Queste isole erano già utilizzate per le coltivazioni ma ovviamente erano costantemente esposte alla virulenza del fiume. Isole sono note lungo tutto il corso dell’Adige e dell’Isarco, tanto che il paese di Cortina all’Adige era un’isola vera e propria e anche nei pressi di Egna si trovavano alcune isole che ancora oggi portano questo nome.
Con la regolazione del corso del fiume queste isole andarono a sparire. Emblematico a tal proposito il caso dell’ospedale costruito nel 1202 dall’ordine teutonico sulla riva destra dell’Isarco. Dopo una grande alluvione nel 1400 venne abbandonato e ricostruito, come pure il convento “in Augia”, in via Weggenstein a Bolzano. Nella nota carta topografica di Peter Anich del 1770 sono inserite isole presso Vadena e Gmund / Monte.
Molto frequenti erano le alluvioni e inondazioni. In un documento del 1256 si dice che i terreni in “terra Bozani” sono “per inundaciones frequentes acquarum terra quasi omni anno totaliter devastantur”. La stessa Egna o “Burgum Egne” fu completamente devastata nel 1220.
Nel 1339 da Egna si poteva raggiungere Termeno solo in barca. Addirittura il lago di Caldaro scomparve sotto le acque della valle alluvionata.

Autore: Reinhard Christanell

L’ascesa in paradiso? È solo rimandata

Dopo una stagione esaltante, conclusasi sulla soglia della massima serie, il Südtirol si sta preparando a nuove stagioni da protagonista, coinvolgendo cittadinanza e tifosi. Le ambizioni della squadra di Mister Pierpaolo Bisoli sono evidenti e, come dicono gli anglosassoni, il cielo è il limite. Con l’amministratore delegato Dietmar Pfeifer abbiamo parlato del futuro della società e del rapporto con la città di Bolzano. 

Quella appena conclusa è stata la vostra prima stagione in serie B ma le ambizioni e le capacità della squadra sono evidenti. Qual è la vostra visione e il vostro piano strategico per i prossimi anni? 

È stata una stagione entusiasmante, piena di soddisfazioni e quasi inaspettata per il risultato raggiunto. È stato esaltante vedere lo stadio pieno, l’entusiasmo degli appassionati di calcio aumentare di volta in volta. Il nostro piano strategico prevede una crescita costante, un passo alla volta ma sempre cercando di migliorarci per rispondere alle aspettative dei nostri tifosi che sono sempre di più.

Quali sono le principali aree in cui la società intende investire per garantire una crescita sostenibile e un successo sportivo nel lungo termine? 

Gli investimenti per far crescere una società devono essere adottati a 360°: nella prima squadra ma anche nel settore giovanile e ciò perché dobbiamo cercare di formare al meglio possibile i nostri giovani talenti. Infine non dimentichiamo il calcio femminile che in questa stagione ha fatto un bel passo in avanti con la promozione dall’Eccellenza alla serie C. Il prossimo anno ci sarà per la prima volta una squadra dell’FCS  nella serie C femminile e non può che farci enormemente piacere. Continueremo ad investire anche nei settori del marketing e comunicazione, nell’organizzazione e nelle infrastrutture. L’obiettivo è garantire un’ulteriore crescita.

Quali misure state prendendo per potenziare l’infrastruttura e le strutture del club al fine di soddisfare i requisiti richiesti per partecipare alla Serie A?

Lo stadio Druso è di proprietà del Comune di Bolzano che decide in ultima istanza quali azioni intraprendere con l’impianto sportivo. È risaputo si tratta del più piccolo di tutta la serie B. La nostra società è in una fase ascendente e sarebbe bello accompagnare tale crescita anche con un allargamento dello stadio per permettere a tutti gli appassionati di calcio di venire ad assistere alle nostre partite. Quest’anno 9 partite su 21 sono state sold out. Ciò fa enormemente piacere e ci dispiace che magari tanti non siano riusciti a venire allo stadio proprio per mancanza di capienza. Ci piacerebbe trovare una soluzione a questa problematica ma sono fiducioso perché i contatti col Comune Bolzano sono assolutamente positivi.

Come conciliare la presenza di uno stadio e delle tifoserie nel cuore della città?

Credo che la stagione passata abbia dimostrato che Bolzano è comunque pronta per ospitare partite di serie B. È chiaro che ci vuole uno sforzo organizzativo notevole per conciliare sia le esigenze dei cittadini che anche quelle dell’evento sportivo, ma abbiamo visto che è fattibile e penso che, in linea di massima, tutto abbia funzionato bene. 

Cosa rispondete alle preoccupazioni dei cittadini per la sicurezza? 

Mi rendo conto che i cittadini delle volte possano essere un po’ preoccupati per la sicurezza. Nella stagione 2022-2023 abbiamo dimostrato che con l’impegno di tutti e con la collaborazione di tutti – forze dell’ordine, istituzioni, società di calcio – siamo riusciti a garantire la sicurezza  prima, durante e dopo le partite. Per questo motivo posso solo dire che anche in futuro ce la metteremo tutta e cercheremo in ogni caso di garantire la massima sicurezza. Ma, ripeto, in merito sono abbastanza tranquillo.

Avete in programma di ampliare la base di tifosi e coinvolgere la comunità locale? In tal caso, quali iniziative state prendendo per attirare nuovi sostenitori? 

La base dei tifosi in questi ultimi mesi è cresciuta tantissimo. Abbiamo vari fan club sparsi su tutto il territorio, tantissimi appassionati che ci seguono allo stadio. Si organizzano continuamente momenti per crescere insieme al nostro seguito e stiamo già abbozzando iniziative per i prossimi mesi e anni.

Qual è la vostra strategia di sviluppo del settore giovanile e come pensate di integrare giovani talenti nella prima squadra? 

Il settore giovanile ci sta enormemente a cuore e gli investimenti nei prossimi anni verranno sicuramente aumentati. Da questo punto di vista quello che cerchiamo di fare è coltivare competenza all’interno del settore giovanile investendo su allenatori preparati, persone che possano seguire al meglio i nostri giovani talenti per farli crescere come meritano. Poi, quando questi giocatori dimostrano di raggiungere un certo livello, sicuramente avranno anche la possibilità di esordire in prima squadra. Da questo punto di vista io nutro grandi speranze di una ulteriore crescita anche perché gli investimenti che abbiamo previsto nel settore giovanile aumenteranno notevolmente. Il settore giovanile è certamente una priorità.

Come state lavorando per rafforzare la squadra e reclutare giocatori di talento che possano aiutare il club a raggiungere l’obiettivo della promozione? 

Diciamo che l’obiettivo fondamentale adesso è stabilizzarci nella categoria, rimanere in serie B cercando di disputare un buon campionato di serie B sempre con l’obiettivo della salvezza. Il direttore sportivo col suo team sta facendo un ottimo lavoro, abbiamo un team di scout che ci stanno segnalando tanti giocatori interessanti e, nelle prossime settimane, credo che riusciremo a trovare una quadratura che ci permetterà di andare in ritiro già con un buon gruppo e prepararci al meglio alla prossima stagione.

Come si svilupperà il rapporto tra Bolzano, l’Alto Adige e il Südtirol in futuro?

Da tanti anni abbiamo un ottimo rapporto con le istituzioni. Quello che è stato fatto in tutto questo tempo, la crescita della società, passa anche attraverso una buona collaborazione con istituzioni come la Provincia e il Comune di Bolzano. Nel futuro intendiamo continuare su questa strada per consentire alla società di crescere ulteriormente e rappresentare ancora al meglio sia Bolzano che il territorio. 

Autore: Nilo Ruggeri

Sul palco per ridere con “Feisbuc”

Oltre a condividere la passione per recitare, le compagnie teatrali amatoriali sono uno spazio dove poter far nascere anche qualcosa di collaterale. È il caso delle “Feisbucsister”, un gruppo di cinque attrici, oggi costola della più grande compagnia teatrale di Laives, ma comunque indipendenti nella gestione dei propri spettacoli.

Sono passati una dozzina d’anni, ma la voglia di divertirsi è rimasta la stessa. O almeno è ciò che sembra trasparire dalla voce di Lorenza Pallaoro, che funge un po’ da coordinatrice del gruppo –  composto da Annalisa Chesini, Cristine Busetti, Alessandra Boscolo e Ester Valduga – e formatosi quasi casualmente. 

“Ci siamo incontrate perché tre di noi facevano già parte della filodrammatica di Laives – racconta Pallaoro -. Il gruppo Chernobyl di Laives, parlo di alcuni anni fa, ogni anno organizzava una Corrida, uno spettacolo di debuttanti. Assieme a una mia amica abbiamo iniziato a fare parte di questa iniziativa, ma non come concorrenti, bensì nello staff, perché eravamo brave, e soprattutto eravamo le uniche, in grado di far ridere. Da quel momento è nato il nostro gruppo”.

Sono cinque attrici che poi hanno proseguito nel tempo, portando sempre fantasia e novità, ma soprattutto parlando di temi comuni senza essere banali nel modo di far ridere. Questo  fino a quando non è arrivata l’idea di costruire qualcosa in più: “Dato che ogni anno creavamo nuovi sketch – spiega Pallaoro -, nel 2019 ho proposto alle sisters di mettere assieme gli ultimi due anni di sketch e costruire un nostro spettacolo, che abbiamo intitolato Feisbucsister show”. 

Lorenza Pallaoro, com’è andato il debutto? 

È stato un successone da tutto esaurito, come accaduto fino a quel momento per tutti gli sketch che abbiamo proposto e a cui cerchiamo di dare un filo logico tra loro. E forse il fattore che ci valorizza è proprio questo.

Qual’era la trama? 

Il primo atto racconta l’evoluzione della donna negli anni. Il secondo invece riguarda come e perché si è sviluppata la seduzione. In pratica proponiamo un po’ quella che è la parodia della donna, ma senza mai prenderci troppo sul serio e soprattutto cercando di divertirci. Perché, in fin dei conti, lo scopo dev’essere quello ed è anche quello che cerca la gente. Lo stesso nome che ci siamo date è una rivisitazione dialettale dell’inglese.

E poi cos’è accaduto? 

Dal 2020 abbiamo fatto richiesta di appoggiarci alla filodrammatica di Laives, quindi, a tutti gli effetti facciamo parte della compagnia anche se siamo totalmente autonome. Una scelta fatta anche per sopperire agli impegni della burocrazia, che in questi ultimi tempi si sono fatti sempre più rigorosi.

Ci sono altri componenti oltre a voi cinque?

Abbiamo anche i tecnici Rossella Boscolo, Lorenzo Raffaelli e Mauro Busselli. Spesso negli spettacoli ci aiuta anche Luca Vignali, nonostante non faccia parte del gruppo.

C’è già qualche altra novità nel vostro repertorio? 

“Feisbusistercianel” è l’ultimo spettacolo, con cui abbiamo esordito a Laives riproponendolo poi a Pineta di Laives. In autunno ripartiremo con il nuovo calendario di date.

Avete ottenuto qualche riconoscimento? 

In generale quello più grande è vedere il teatro al completo e avere un grande riconoscimento da parte degli spettatori, anche in paesi dove non ci conoscono.

Recitate in italiano o in dialetto? 

Se i tedeschi hanno un’appartenenza, noi italiani ci troviamo un po’ spaesati. Però il dialetto trentino è comunque abbastanza usato qui in zona, fa parte della nostra cultura.  

Autore: Daniele Bebber

Montagna premiata per il volontariato

Il Comune di Montagna è stato ricompensato per gli sforzi spesi nei confronti del volontariato, con la settima edizione del Premio comunale “Il volontariato giovanile”. Ideato dal Südtiroler Jugendring (Sjr) e sponsorizzato dal governo provinciale e dal Consorzio dei Comuni della Provincia, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, è un riconoscimento assegnato ogni anno a tutti quei comuni che sostengono il volontariato giovanile in modo speciale, com’è stato appunto nel comune di Montagna.

I comuni possono partecipare a questo concorso solo una volta ogni tre anni. Nel 2022 hanno potuto candidarsi quelli fino a 2.000 abitanti, quest’anno hanno avuto la possibilità di vincere quelli da 2.000 a 5.000 abitanti. La consegna ufficiale è avvenuta durante un recente consiglio comunale direttamente dalle mani di Tanja Rainer, presidente del Sjr, di Philipp Tarfusser, suo vice, di Matthias von Wenzl, membro del consiglio di amministrazione, e dell’amministratore delegato, Matteo Graiff.  A ricevere il riconoscimento è stata la sindaca Monika Delvai Hilber, assieme all’assessore comunale per i giovani, Matthias Tschöll. 

Oltre allo striscione informativo affisso all’ingresso del comune e una coppa, è stato spiegato che i giovani volontari del Comune potranno partecipare gratuitamente a una formazione organizzata dall’Sjr. Tra l’altro, già nel 2022 Montagna ha ricevuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano un assegno di 2.000 euro per i giovani volontari. 

Soddisfatta la prima cittadina per il premio ricevuto. “Questo ci incoraggia a continuare a lavorare sodo per i nostri giovani volontari. Insieme alle nostre organizzazioni per l’infanzia e la gioventù, stiamo pianificando in che modo potranno beneficiare del premio”. Tanja Rainer di Sjr dal canto suo ha ribadito l’importanza dei giovani volontari, ringraziando il Comune per il suo impegno esemplare in questo campo. 

“Il Comune di Montagna compie uno sforzo consapevole e mirato per il volontariato giovanile e crea incentivi per i giovani a impegnarsi nel volontariato – ha dichiarato -. Con il premio abbiamo riconosciuto i risultati ottenuti dal Comune e vogliamo rafforzare ulteriormente il volontariato giovanile nel Comune”. 

“Inoltre – ha spiegato Philipp Tarfusser – il prezioso lavoro del Comune deve essere reso noto al pubblico in modo che possa essere un modello per gli altri comuni”.

IL DETTAGLIO

Il Südtiroler Jugendring (Sjr) è la federazione delle associazioni giovanili in Alto Adige e promuove il volontariato e la socializzazione dei bambini e dei giovani. Sensibilizza su questioni rilevanti concernenti i bambini e i giovani, promuove e richiede la partecipazione di bambini e giovani, promuove i processi democratici, sostiene la diversità culturale, è impegnato nello sviluppo delle organizzazioni associate in termini di sviluppo di qualità, si impegna per la cooperazione e gestisce la consulenza giovanile “Young+Direct. Attualmente sono 16 le organizzazioni che compongono il Sjr con circa 59.000 associati. Sjr si considera un’organizzazione che apprende e che è in continua evoluzione, una forza trainante per gli sviluppi necessari nella società, un centro di competenza per la partecipazione, portavoce delle preoccupazioni e delle esigenze di bambini e giovani. Si considera anche sistema includente e di collegamento per le organizzazioni associate indipendenti, che si sono dedicate in modo vincolante a lavorare per i bambini e i giovani, costruttore di ponti tra le generazioni, tra lingue e gruppi etnici, tra culture e religioni e tra le istituzioni pubbliche e della società. Sjr si è fatto promotore di molte iniziative di politica sociale ed è referente politico a livello provinciale delle questioni inerenti al mondo giovanile. Il suo operato è indipendente dai partiti politici.

Autore: Daniele Bebber

La migrazione in Bassa Atesina

“Von Bozen bis Salurn” titolava in prima pagina la “Bozner Zeitung” del 12 settembre 1902. L’articolo trattava un argomento molto sentito all’epoca, l’immigrazione. Nulla di nuovo sotto il sole, si dirà. In effetti, pochi temi scaldano gli animi popolari come questo. La difesa del territorio – o la sua conquista – fanno parte del bagaglio “culturale” ancestrale dell’umanità. Tutti i popoli ne sono stati coinvolti, in un certo senso si potrebbe dire che in un mondo di migranti come il nostro nessuno è esente da questo peccato originale. Allo stesso modo, anche l’idea che gli intrusi siano sempre gli altri sembra invincibile. Ma veniamo ai fatti.

Agli albori del XX secolo, con due catastrofiche guerre mondiali alle porte, gli “specialisti” dell’argomento vedevano questa grande minaccia incombere sulla Bassa Atesina, appunto da “Bozen bis Salurn”. La parte rimanente del Tirolo meridionale era, seppur a malincuore, data per persa ma almeno si voleva salvare dall’invasione quei pochi paesi tradizionalmente “in mano tedesca”. Si trattava, beninteso, di un’invasione tutta interna al Tirolo stesso, da una parte all’altra della regione asburgica. Inoltre, allora come ora, erano proprio i vecchi abitanti di quei paesi ad attirare sempre nuove famiglie “straniere”: infatti c’era urgente bisogno di operai, lavoratori per le cave e per l’agricoltura. E allora si pescava nelle valli più povere del Welschtirol trentino, dove vivevano persone disposte a qualsiasi sacrificio per un boccone di pane. 

Veniamo all’articolo, che prendeva spunto da una relazione del professor Fraenkl sulla popolazione della Val d’Adige. Scrisse il cronista: “Il territorio maggiormente minacciato dai Welschen (come all’epoca si chiamavano gli italiani) è quello della Val d’Adige da Bolzano a Salorno. Già diversi paesi risultano quasi completamente in mano ai nuovi arrivati. Parliamo per esempio di Roverè della Luna, che appena una generazione fa era completamente tedesco e si chiamava Eichholz”. 

Se Roverè era data per persa, non così la vicina Salorno: “Nel 1900, due terzi della popolazione erano tedeschi ma già ora nella frazione di Pochi / Buchholz questi sono in minoranza. Il rapporto è di 393 contro 213”. Nella stessa Salorno, i grandi proprietari terrieri continuavano a “importare” manodopera da tutto il nord Italia per i loro frutteti e vigneti. Ovviamente queste famiglie chiedevano anche scuole per i loro figli, e in ciò venivano sostenute anche da influenti famiglie tedesche. Un’analoga richiesta da parte del “Deutsche Schulverein” per Roverè della Luna rimase invece lettere morta.

A nord di Salorno, nella frazione di Laghetto (sic) / Laag, la situazione non era migliore: gli immigrati italiani erano aumentati in pochi anni da 200 a 300. “In questo piccolo comune si assiste tuttavia a un fenomeno singolare: sempre più famiglie di immigrati si dichiarano tedesche, per cui ufficialmente gli italiani sembrano addirittura in calo”, scrisse il giornale. 

Molto problematica si presentava la situazione nei comuni di Bronzolo, Laives e S. Giacomo: “a Bronzolo si contano 311 tedeschi e 819 italiani e in futuro non sarà facile salvare la lingua tedesca. Perciò lo Schulverein ha aperto un nuovo asilo”.

A Laives vivevano 955 tedeschi e 757 italiani e esisteva solo un asilo dello Schulverein austriaco. Molto grave la situazione di S. Giacomo. “Qui gran parte dei terreni sono di proprietà di latifondisti che li hanno affittati a famiglie di immigrati. Addirittura diversi terreni sono stati ceduti a titolo definitivo a queste persone. Perciò i comuni di Dodiciville e Laives hanno costruito una seconda scuola e un asilo a S. Giacomo. Il terreno per la realizzazione di queste opere è stato donato dalla signora von Wentlandt di Bolzano – Gries”. 

Una situazione particolare fu quella di Vadena con i suoi 443 abitanti. “Una dozzina di “Signori” (in italiano nel testo) – nazionalisti di origine trentina – ha esercitato una massiccia pressione sui loro coloni affinché chiedessero la realizzazione di una scuola in lingua italiana. A causa del tradimento di un solo elettore, la maggioranza in comune è passata in mano agli irredentisti, che ora si sentono legittimati a rovesciare l’attuale situazione”. 

“In conclusione – commentò l’articolista – si può notare come nei comuni della Val d’Adige, dove nel 1880 la presenza di cittadina di lingua tedesca era maggioritaria, nel corso di pochi anni la situazione si è completamente capovolta e di questo passo non è difficile immaginare il futuro che ci aspetta.”

Autore: Reinhard Christanell

Teatro Capovolto: gli appuntamenti tornano da luglio a settembre

Inserzione pubblicitaria – Un ricco calendario di proposte tra prosa, musica, danza, cinema, poesia e letteratura a cura del Centro Santa Chiara nella cornice del Teatro Sociale rivolto su Piazza Cesare Battisti.

Con l’avvicinarsi dell’estate torna il Teatro Capovolto – La città in scena, del Centro Servizi Culturali S. Chiara.
Sabato 1 luglio prenderà il via il nuovo calendario di appuntamenti che, fino al 2 settembre, colorerà Piazza Battisti, riempiendola e ravvivandola con proposte per ogni gusto e per ogni età, tra musica, cinema, spettacoli di prosa, poetry slam, incontri letterari e appuntamenti all’insegna della comicità.

(foto: Monica Condini)

Una ricca offerta di appuntamenti distribuiti su quarantasei serate, che per il quarto anno consecutivo andranno in scena all’interno della meravigliosa cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco eccezionalmente rivolto verso Piazza Cesare Battisti.
Sul palco del Teatro Capovolto ci sarà spazio per alcuni grandi nomi del panorama musicale internazionale come la voce jazz-soul di Lady Blackbird o le sonorità black di Seun Kuti – figlio di Fela Kuti -, oltre allo ska jazz dei veneziani Ska-J, alla magia di Luca Bono, al Beat Festival, alla musica trap con giovani artisti del territorio, e alla presenza dell’Orchestra L’Aventure Musicale dei Paesi Bassi. Non mancherà inoltre il “Teatro Antropocene”, il ciclo di spettacoli dedicati all’uomo e al pianeta realizzati in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze.
Ma non finisce qui, perché tornerà la Danza Capovolta in collaborazione con la Federazione Trentino Danza, e non poteva di certo mancare un’attenzione particolare alle realtà artistiche territoriali, con volti noti e amati dal pubblico trentino come Loredana Cont e Lucio Gardin, oltre agli spettacoli proposti dalla Compagnia TeatroE di Villazzano, da AriaTeatro di Pergine e da TrentoSpettacoli, al concerto con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e il Corpo Musicale Città di Trento, fino agli appuntamenti cinematografici realizzati in collaborazione con Cineworld Trento, che quest’anno copriranno gran parte dei mesi estivi.
Infine, verrà dato ampio spazio anche alla poesia con il poetry slam e il ritorno del premio intitolato a David Wilkinson, e al mondo della letteratura con il festival letterario “Prometeo Capovolto”.

SEUN KUTI (foto: Alexis Mayron)

Musica
Si comincia l’1 luglio con la finale della IV edizione del Music 4 the Next Generation 2023, il concorso musicale per le band under 35, per proseguire con il Corpo Musicale Città di Trento in Un viaggio nel mondo e nella fantasia.
A seguire, il Capovolto ospiterà L’Orchestra L’Aventure Musicale di Tilburg (Paesi Bassi) per una delle tre tappe trentine di un tour internazionale, mentre il 28 luglio sarà la volta dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento con Quando il rock mette il frac. Spazio poi alla musica dei veneziani Ska-J con il progetto Venice goes ska.
Alla grande musica black è dedicato il fine settimana del 4 e 5 agosto, con due concerti di grande impatto che vedranno protagonisti Lady Blackbird, voce jazz-soul di grande intensità e Seun Kuti & Egypt 80.
Tra le novità c’è senz’altro il Beat Festival, il primo festival a Trento dedicato alla musica sixties, mod, garage, beat e rock’n’roll, che vedrà esibirsi storiche band del genere come Statuto, Deaf Players, Sick Rose e Rock’n’roll Kamikazes.
A chiudere la programmazione estiva musicale un’altra due giorni, questa volta dedicata alla musica trap, con giovani artisti del territori.

Sulla sinistra Lady Blackbird (foto: Christine Solomon) e sulla destra Lorenzo Maragoni in “Grandi numeri”

Teatro
Il 7 luglio Lucio Gardin porterà il suo Si slancia nel cielo, uno show tutto dedicato alla montagna in compagnia del Coro Torre Franca di Mattarello, mentre l’8 luglio toccherà a Luca Bono. Mirko Corradini e Compagnia TeatroE porteranno successivamente sul palco Puttana, uno spettacolo di narrazione musicale sperimentale. A seguire, spazio a Open Mic Farm, spettacolo tratto da “La fattoria degli animali” di Orwell, mentre AriaTeatro sarà in scena con l’esilarante Una mano mozzata a Spokane. Sabato 29 ci sarà infine il campione del mondo di poetry slam Lorenzo Maragoni con Grandi numeri. Non potrà infine mancare la travolgente comicità di Loredana Cont con il suo Meio tardi che mai.
All’interno del calendario ci sarà inoltre spazio anche quest’anno per “Teatro Antropocene”, l’interessante rassegna proposta in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze e con la direzione artistica di Andrea Brunello (Arditodesìo). Si tratta di un ciclo di quattro spettacoli che cercano di indagare e riflettere sulle attuali condizioni dell’uomo e del pianeta.

Cinema, danza e letteratura
Il Teatro Capovolto avrà un occhio di riguardo anche per tutti gli appassionati della settima arte con il “Cinema Capovolto” e ben 17 appuntamenti in calendario in collaborazione con Cineworld Trento.
La ricca proposta prosegue con La Danza Capovolta, una serata realizzata con la Federazione Trentino Danza dedicata ai migliori talenti provenienti dalle scuole di danza della Provincia, ma troveranno collocazione anche alcuni appuntamenti dedicati alla poesia e alla letteratura: la II edizione del David Wilkinson poetry slam e il “Prometeo Capovolto – La letteratura a teatro”, piccolo festival letterario realizzato in collaborazione con la Libreria Arcadia di Rovereto.

Il Latemar.ium di Obereggen

Inserzione pubblicitaria – Le due grandi novità estive del famoso comprensorio vi aspettano tutti i giorni fino all’8 ottobre.

(foto: Guenther Pichler)

Aria pura, Natura incantata. In un vocabolo: montagna. In due: montagna estiva. Dove: ad Obereggen, ad appena 20 minuti da Bolzano, nel cuore delle Dolomiti all’ombra del Latemar, massiccio dichiarato Patrimonio Mondiale dall’Unesco. Con le consorelle trentine Pampeago e Predazzo, costituisce quel magico mondo chiamato Latemar.ium (www.latemarium.com), fitta rete di sentieri tematici, ideali per escursioni a piedi in famiglia ed in bicicletta. Aperto da sabato 10 giugno a domenica 8 ottobre. Due le grandi novità dell’estate 2023: tre nuove escursioni con audio giochi interattivi lungo i percorsi avventura del Latemar.ium, dedicati ai bambini tra i 6 e i 14 anni ed un inedito percorso per la salute della propria mente.

(foto: StorytellerLabs)

Latemar.Adventure
Nuove escursioni con audio giochi interattivi nel regno dell’avventura Latemar.ium.
I magici racconti delle Dolomiti, la tempesta Vaia, le leggende di cacciatori e bracconieri sono tra gli ingredienti dei nuovi percorsi avventura per bambini tra i 6 e i 14 anni. Obiettivo: la conoscenza della montagna e della sua storia. Rappresentata su tre sentieri da installazioni, gioco-libri, mappe, audio-giochi ed una app. I ragazzi si diletteranno e risolveranno enigmi analogici e digitali. Tutta la famiglia si unirà in questa avventura per raccogliere attivamente punti preziosi che contribuiranno alla riforestazione dei magici boschi montani.

RIFUGIO OBERHOLZ

(foto: Mads Mogensen)

Sempre in quota, a quota 2096 metri, raggiungibile con la storica seggiovia Oberholz, si erge una perla della collana Latemarium: il rifugio Oberholz di Obereggen, conosciuto a livello internazionale fin dal 2016, quando venne inaugurato, grazie ad una struttura architettonica sorprendente nel rapporto esterno-interno. Ideale per una sosta, degustando specialità come il risotto al pino mugo, gnocchi di patate fatti in casa, pasta al pane croccante di segale con ragù di selvaggina e mirtilli rossi, sella di cervo grigliata; strisce di speck rosolate, ed ovviamente il Kaiserschmarrn, la dolce frittata dell’Imperatore con marmellata di mirtilli rossi.

(foto: Guenther Pichler)

Mindful.Latemar
Rimettiti in cammino, rallenta, respira, ricentrati.
Rigenerarsi in un immacolato ambiente naturale, avendo consapevolezza del proprio benessere psicologico anche alla luce di un nuovo stress nella società. Obiettivo: riduzione del “Techno-Stress” ossia l’uso prolungato ed eccessivo di strumenti informatici, primi fra tutti i social media, da parte dei ragazzi ma anche di persone adulte. In questo contesto l’immersione con la Natura si rivela essenziale. Ciò è possibile anche a 1872 metri di altitudine attraverso il percorso Mindful.Latemar. Si tratta del primo percorso di questo tipo realizzato sulle Alpi: creato nella località altoatesina Obereggen (a 20 minuti da Bolzano), cuore delle Dolomiti nel comprensorio del Latemar. La novità dell’estate 2023 di Obereggen, ideata e realizzata dalla società impianti Obereggen Latemar SpA, si trova lassù sull’altipiano Golfrion (1872 ml), in prossimità della stazione a monte della cabinovia Ochsenweide. Il Mindfulness Obereggen Park vuole rappresentare un esempio di rinascita e resilienza di un luogo colpito dalla tempesta Vaia nel novembre 2018. Lungo il percorso si hanno a disposizione 18 pratiche immersive, essenza della scienza Mindfulness, attivabili autonomamente attraverso un app gratuita col proprio dispositivo smartphone. Non solo. Si può anche essere accompagnati dal psicologo Thomas Bernagozzi che ha ideato le stazioni. Obiettivo: ritornare alle pure sensazioni fisiche, esplorando i cinque sensi. Mindful.Latemar si trova direttamente partendo da Obereggen con la cabinovia Ochsenweide. In alternativa è raggiungibile partendo da Predazzo servendosi della cabinovia e della seggiovia fino al Passo Feudo e da Pampeago con la seggiovia Latemar, proseguendo a piedi per circa un’ora lungo i sentieri del Latemar.ium.

INFORMAZIONI UTILI
Il Latemar.ium di Obereggen è raggiungibile attraverso la tradizionale seggiovia panoramica Obereggen-Oberholz (aperta dal 10 giugno all’8 ottobre) e dalla cabinovia Obereggen-Ochsenweide (aperta dal 10 giugno al 17 settembre) con orario continuato dalle ore 8,30 alle ore 18. Alla stazione a valle di Obereggen, presso il noleggio Siegfried è possibile affittare le e-bikes, www.skisiegfried.it

(foto principale: Guenther Pichler)

Per informazioni:
www.obereggen.com
www.latemarium.com
www.mindful.latemar.it

Art of freedom in carcere

Quando pensiamo al penitenziario di Bolzano la prima cosa che ci viene in mente è il degrado della struttura,  vera e propria vergogna per una provincia che da sempre si trova ai primi posti nelle classifiche della qualità della vita. Sta di fatto che, però, la casa circondariale del capoluogo si distingue per essere in Italia una delle strutture in cui ai detenuti viene riservata la maggiore attenzione, nell’ottica del reinserimento sociale. Lo dimostra il progetto innovativo Art of Freedom che coinvolge numerose realtà culturali del territorio e diversi volontari.

Il progetto Art of Freedom parte dalla difficoltà di fondo che vivono gli ex detenuti nel tentativo di abituarsi alla vita oltre le sbarre, poiché spesso durante la detenzione perdono ogni tipo di contatto con il mondo esterno, oltre che la propria capacità di interazione sociale e lavorativa. 
Chi vuole provare a ricostruirsi un futuro deve inoltre fare i conti con uno stigma sociale difficilmente cancellabile.
Mauro di Vieste della Biblioteca Culture del Mondo spiega: “Il partner principale con il quale condividiamo  questo percorso è Alpha Beta, che lavora principalmente con il carcere. La nostra biblioteca invece lavora soprattutto con Odós, il progetto per il reinserimento sociale di detenuti ed ex-detenuti della Caritas. Odós dà sicurezza a molti ragazzi che escono dal carcere, evita loro di finire per strada, dà loro un tetto e dei pasti, la possibilità di lavarsi, di formarsi, di mandare curriculum, e per loro piano piano riparte la vita.”

Che tipo di supporto date attraverso Art of Freedom?

L’idea di fondo è stata quella di avere un approccio prevalentemente culturale per il reinserimento di queste persone che presentano una fragilità sociale oggettiva. È così che, oltre alle esperienze su come si coltiva un orto o come si lavora in una ciclo officina, noi li accompagniamo in questo percorso, favorendo la loro partecipazione a spettacoli teatrali o a concerti  di musica classica, ma anche a workshop che fanno loro capire le professioni tecniche che stanno dietro allo spettacolo dal vivo.” 

Per loro non deve essere facile farsi accettare..

Molta della nostra attività si basa sulla mediazione culturale ultra decennale svolta sia in carcere che fuori. Grazie a questo lavoro – svolto in parte da Erjon Zeqo, in parte da altri colleghi – siamo riusciti ad abbattere questo muro iniziale di diffidenza, non ultimo attraverso la musica popolare suonata, che spesso è in grado di aprire porte e creare dialogo.  Non va dimenticato infatti che ci presentiamo a persone che non ci conoscono e che vivono una situazione pesante.”

Come vede il ruolo della biblioteca in questo progetto?

Mi piace l’idea della biblioteca come luogo con più funzioni, in cui si realizzano relazioni che altrove non sarebbero possibili. L’idea che sta dietro ad Art of Freedom è quella di una biblioteca che collabora sia con il mondo della cultura che con il sistema della giustizia… Non è una cosa banale.

Per capire come funzionano i progetti teatrali dentro al carcere, abbiamo intervistato anche l’attrice Chiara Visca.
Qual è il suo ruolo all’interno di Art of Freedom?

Da gennaio tengo un laboratorio teatrale all’interno della casa circondariale di Bolzano. Ma ho anche avuto la fortuna di accompagnare i detenuti che si sono iscritti ai vari corsi offerti in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano e quindi anche al laboratorio teatrale tenuto da Babilonia Teatri e a un corso di illuminotecnica tenuto da Denis Frisanco. Ero anche presente agli incontri significativi e importanti che i detenuti hanno avuto con attori famosi quali Stefano Accorsi e Rocco Papaleo.

Quali sono i vantaggi che ha un detenuto se partecipa a dei laboratori teatrali?

Il teatro aiuta sempre a esprimersi meglio, a conoscersi, a capire quali sono i propri punti di forza e le proprie debolezze e quindi a migliorare in termini di comunicazione. Può e deve anche divenire una sfida a lavorare in gruppo ascoltando gli altri, che è una cosa che forse in carcere non è così facile da provare tutti i giorni, nonostante la “pesante vicinanza” con altre persone. Grazie al teatro ognuno può scoprire un proprio talento a cui non ha mai dato peso, perché la vita di tutti i giorni non ci fa vedere queste piccole luci che abbiamo dentro, e invece il palcoscenico è un luogo giusto per farle brillare.

Che cosa si prova a lavorare nella casa circondariale?

Di recente sono state aperte delle aule in cui si può lavorare e in cui chi fa parte del corso viene accompagnato e poi la porta si chiude. Nel periodo precedente abbiamo invece lavorato nella chiesa, che si trova nella sezione delle celle, per cui succedeva che anche altri detenuti venivano a buttare un occhio, a salutare e anche a osservare quello che facevano i compagni.
Quando tu entri, accedi un po’ nell’intimità dei detenuti, perché quando percorri il corridoio, passi davanti alle celle che spesso sono aperte, ed è lì dove tutti trascorrono gran parte del loro tempo. Per cui secondo me ci vuole attenzione, rispetto, forse il sorriso e comunque la voglia di portar dentro qualcosa di diverso, di pulito e di bello. C’è anche la possibilità di stare ad ascoltare, ma chiaramente è un ambiente chiuso in cui i problemi pesano moltissimo sull’umore di tutti ed è facilissimo… contagiarsi. A volte si cambia l’energia, proponendo qualcosa di totalmente diverso che può essere una canzone o una lettura. Insomma: uno spunto ad andare per un momento, chiudendo gli occhi, da… un’altra parte.

Se la sente di tracciare un bilancio di quella che è stata la sua esperienza? Pensa che il progetto proseguirà?

Lo spero caldamente. Anzi spero che oltre a un seguito ci sia anche una crescita in questa direzione, perché per me è stato molto arricchente e ho visto veramente alcune cose cambiare. Ho ricevuto tanto nell’ascoltare solo alcune frasi o nel leggere quello che è stato scritto nei corsi di scrittura creativa come commento ad alcune cose che sono successe. Quello che è entrato in carcere quest’anno è stato un seme che potrebbe portare veramente a una grande crescita o un grande cambiamento nella vita delle persone.

Autore: Till Antonio Mola

“L’Algido” di scena al teatro delle Muse

Hanno trascorso una settimana assieme lavorando ad una produzione teatrale. Ma l’esperienza che li ha uniti, seppur iper così poco tempo, li ha portati a intraprendere un nuovo progetto artistico dal titolo “L’Algido”, che verrà portato in scena sabato 17 Giugno alle ore 20.30 al Teatro delle Muse di Pineta di Laives. Protagonisti della pièce, i membri del neonato gruppo artistico BoNa, che gravita attorno all’estro letterario di Gennaro Carrano.

La storia è affascinante, e non solo quella che verrà narrata sul palcoscenico del Teatro delle Muse; è la storia di un gruppetto di persone, chi più chi meno abituato a calcare il palco, che si ritrova per caso e si lascia trasportare da quelle affinità elettive che li porterà a creare qualcosa assieme, qualcosa di grande, qualcosa di artistico. E così nel giro di un annetto, questo gruppo di amici riesce a trovare le forze e la capacità di organizzare uno spettacolo e guardare addirittura subito al futuro, con un’altra rappresentazione che verrà portata in scena in ottobre.

Gennaro Carrano, come è nato questo sodalizio?

Un anno fa ho partecipato ad un laboratorio teatrale durato il tempo di una settimana, al quale aveva partecipato una decina di persone; ma in quel poco tempo siamo riusciti a stare così bene assieme che abbiamo deciso da subito di andare avanti, creare una compagnia teatrale nostra. Ed è così che è nato il gruppo artistico “BoNa”. Siamo un gruppo di amici che cerca di creare arte per sé stessi e per il prossimo. Facciamo tutto da soli e ci autofinanziamo pure. Infatti al teatro di San Giacomo l’entrata è libera, ma è benvenuto chiunque voglia lasciare un’offerta per sostenerci. 

“BoNa”: è una sigla?

Esattamente: sta per Bolzano incontra Napoli, ed è un po’ come una strada che collega Bolzano – che mi ha adottato – e Napoli, la mia città natale. Si tratta di un collegamento che non deve eliminare le differenze culturali ma anzi sottolinearle, nel bene e nel male, affinché le unicità e le diversità siano punti di forza per stringere uno stretto legame che possa portare a creare qualcosa di speciale, umanamente e artisticamente.

Lo spettacolo si intitola “L’Algido”. A cosa si riferisce, qual è la sua trama?

È un dramma che ho voluto scrivere pensando ad ognuno degli attori singolarmente, alle loro specificità, ai loro movimenti, a quel personaggio che si cela dietro la loro identità di persona. Parla di arte, di artisti, che non son altro che ladri mossi dall’ambizione della vita eterna e che cercano un senso e scopo per la loro esistenza, appropriandosi delle vite altrui pur di creare le proprie opere. Parla della storia di uno di essi che sta per terminare il suo viaggio su questa terra, e la Morte viene a reclamare la sua anima. Mossa a compassione però la Morte gli dà tempo fino al tramonto per dipingere il suo ultimo quadro. Proprio in questo momento la fiamma dell’Ispirazione, indispettita con l’artista per il suo impossessarsi e sventolare ai quattro venti la vita, l’anima, e l’intimità degli uomini, si vendica sigillandogli l’estro. E cos’è un artista senza ispirazione? Semplicemente Algido.

Come crede si evolverà questa amicizia? Avete già pensato a qualcosa, per il futuro?

Certo, anzi: abbiamo già due date: sabato 7 ottobre ci sarà la premiere di un altro mio pezzo, “Francesco”, al teatro di Gries, e lo stesso spettacolo verrà poi proposto in replica al Teatro Cristallo di Bolzano. È con questo spettacolo che ho vinto il festival “Futura”, riservato agli autori emergenti della provincia di Bolzano. Vi avevo partecipato quasi per gioco, presentandola mia opera  pochi giorni prima della scadenza del bando. 
Narra la storia del piccolo Francesco, appunto, nato in una famiglia come tante, impegnata ad affrontare le difficoltà quotidiane in un mondo che sembra quasi perfetto: il papà Salvo, bottegaio, innamorato della mamma Annarella, che si occupa della casa e del figlio. Ostacoli e debiti trasformano però la vita di questa famiglia felice portando dolore, bugie ed una solitudine da cui Francesco resta indelebilmente segnato.

I nomi dei personaggi emanano atmosfere partenopee..

Effettivamente la prima stesura era in dialetto napoletano, poi ho voluto stravolgere il tutto, adattandolo, anche in questo caso alle personalità degli attori, che provengono tutti da zona diverse. Così ci saranno due  napoletani, un avellinese, una lucana una trentina ed un veneto. È anche questo che è piaciuto alla giuria del festival, ed è così, con questo melting pot  di dialetti italiani che saliremo sul palco.

Autore: Luca Masiello

La voglia di leggere non si ferma in estate

In spiaggia sotto l’ombrellone o all’ombra di un albero in montagna o, ancora, per allietare le calde ore estive di chi resterà in città. Sarà in ogni caso un’estate all’insegna della lettura quella dei frequentatori della Bibliothek Branzoll, la biblioteca in lingua tedesca del paese, che il prossimo ottobre festeggerà il suo 25esimo anniversario sotto la guida della presidente Margot Pizzini. E proprio la presidente si è riunita pochi giorni fa con le volontarie della biblioteca, per discutere le attività dei prossimi mesi.

Due sono le iniziative che verranno proposte per tutta l’estate, la prima unicamente in lingua tedesca rivolta ai bambini delle primarie e l’altra – a livello provinciale e bilingue – rivolta a ragazzi e adulti a partire dagli 11 anni. Sebbene in lingua tedesca, l’iniziativa per i bambini delle primarie “Mit 3 bist du dabei!” è sicuramente interessante anche per i bambini di madrelingua italiana o straniera – sottolinea Adele Daum, da 2 anni volontaria molto attiva della biblioteca – per stimolare alla lettura in seconda lingua, sia con titoli suggeriti dagli insegnanti di L2 sia con la scelta di letture libere. Questa iniziativa, che consiste nel prendere in prestito almeno 3 libri durante l’estate, è promossa da tutte le biblioteche di lingua tedesca della Bassa Atesina e ha luogo dal 1 giugno fino al 31 agosto. I prestiti verranno segnati su un segnalibro e a settembre, dimostrato il numero minimo di 3, i bambini riceveranno una piccola sorpresa.

L’iniziativa rivolta invece ai più grandi e agli adulti, “Liesmich-Leggimi 2023”, promossa dalle Ripartizioni Cultura italiana e tedesca, è volta a creare una rete che stimoli la lettura: 80 in totale – 40 in lingua tedesca e 40 in lingua italiana – sono i titoli tra cui lettrici e lettori potranno scegliere, per poi rispondere a un quiz o lasciare un commento online sulla propria esperienza di lettura. Il culmine dell’iniziativa sarà in ottobre, con il sorteggio di ben 200 vincitori. 

L’iniziativa, attiva dal 1 maggio al 30 settembre, è supportata naturalmente anche dalle biblioteche in lingua italiana, dalla Vivaldi quindi per quanto riguarda Bronzolo. 

Non bisogna mai smettere di leggere, per questo è importante continuare a avviare attività di promozione della lettura, sostiene Adele che, da mamma di due bambini in età scolare oltre che volontaria della biblioteca e grande appassionata di lettura, è molto sensibile al tema. In questo senso, il gruppo di 10 volontarie della Bibliothek Branzoll, tutto al femminile, è molto attivo sui social, in particolare Facebook e Instagram. Non solo promuovendo le iniziative proposte dalla biblioteca, ma mostrando anche il “dietro le quinte“ di questa preziosa attività di volontariato. I post e le interazioni sui social mirano tra il resto ad avvicinare anche la popolazione più giovane, spesso la più restia alla lettura.

Nessuna scusa quindi, quest’estate, per non infilare un bel libro in valigia!

Autrice: Raffaella Trimarchi