A Laives c’è una grande voglia di recitare

Nel “viaggio” fra le filodrammatiche della Bassa Atesina questa volta sotto lo scenico occhio di bue è stata inquadrata un’altra importante compagnia teatrale di lingua italiana della Bassa Atesina: la filodrammatica di Laives, attualmente impegnata nello studio del nuovo spettacolo. Anzi, in realtà in più più d’uno, visto che la compagnia ha all’attivo qualcosa come una ventina di attori.

Serve però andare con ordine nell’esposizione dei fatti, e quindi dalla data di nascita, attestata al 1947, quindi subito dopo la guerra. “Una particolarità della nostra compagnia sta nel fatto che non ci sono mai state interruzioni” rivela Bruno Debortoli, attuale presidente della compagnia fondata ai tempi da Gino Coseri, descritto come una persona che ha avuto un’importanza notevole nella vita dell’abitato di Laives. “Noi abbiamo cominciato a fare teatro con lui e siamo sempre andati avanti così – racconta -. Da vent’anni a questa parte la nostra compagnia è cresciuta alla grande, perché proponiamo sessanta spettacoli all’anno in tutta Italia. Ma la nostra forza deriva anche dal fatto che abbiamo partecipato a concorsi nazionali, oltre ad essere come una grande famiglia. Da un po’ di anni a questa parte – aggiunge -, abbiamo integrato anche un gruppo di genitori, che hanno creato il Circo Pizza e lavorano prevalentemente con i bambini, e le FacebookSisters, che prima recitavano con noi mentre adesso sono autonome nel proporre i propri spettacoli pur appoggiandosi a noi”.

Presidente Debortoli, voi recitate in italiano o in dialetto? 

In passato abbiamo recitato in dialetto, oggi sempre meno, perché recitando in italiano possiamo pensare di spostarci sull’intero territorio nazionale, e inoltre riusciamo a coinvolgere meglio i giovani. L’età della nostra compagnia si è abbassata e l’attuale numero di attori ci permette di tenere in piedi i quattro spettacoli che abbiamo al momento in repertori, tendenoli operativi per molto tempo. Al momento stiamo portando in scena degli spettacoli che ci danno molte soddisfazioni.

Quali sono i più apprezzati?

Negli ultimi anni i più gettonati sono stati “La cena dei cretini” e “Il marito di mio figlio”. Ma una nostra chicca sono le “cene con delitto” che portiamo in scena alla cantina di Laimburg.

Insomma siete una compagnia ben nutrita…

Quando ci siamo formati avevamo solo uno stile e c’erano solo uomini, poi siamo riusciti a costruire una bella compagnia. Possiamo stimare che in questi anni si saranno esibite oltre duecento persone. Inoltre proponiamo corsi e iniziative al teatro delle Muse di Pineta, dove ci troviamo a recitare e provare i nostri spettacoli.

C’è qualche nuovo spettacolo, o proposta, che scalpita da dietro il sipario?

Come ultimo lavoro abbiamo “Boing Boing – l’amore vola e va”. Poi stiamo lavorando ad una nuova cena con delitto e stiamo mantenendo alcuni altri spettacoli. In futuro la nostra idea è portare avanti già quanto abbiamo, ma senza perdere di vista le novità.

Autore: Daniele Bebber

La Bassa Atesina tra Romani e Teutisci

La punta sud-occidentale dell’area linguistica tedesca in Bassa Atesina si estende dalla catena della Mendola fino al corso del fiume Adige. Ad eccezione del paese di Cortina, che forma un’isola in mezzo alla valle, gli altri comuni sorgono sui conoidi alluvionali ai piedi della montagna come Termeno, Cortaccia e Magrè oppure su terrazzamenti più o meno estesi come Sella, Ronchi, Corona, Niclara, Penone e le due frazioni di Favogna – località un tempo comprese nella grande parrocchia di Caldaro. 

Ovviamente non sempre in quel lembo di terra vivevano “parlanti teutisci”, come venivano chiamati all’epoca dei Franchi di Carlo Magno. I teutisci (da cui il dialettale todeschi) arrivarono gradualmente e in piccoli gruppi a partire probabilmente dal IX secolo e si stabilirono qui come già nel resto della zona alpina per lavorare la terra o per trovare occupazione nelle miniere. Avvenne allora, anche in Bassa Atesina, quella che oggi, con un termine terribile, qualcuno chiama “sostituzione etnica” – in realtà una naturale alternanza di popoli dovuta a vari fattori quali il clima, le guerre, le carestie, la scarsa natalità eccetera. La vecchia popolazione romano-bizantina, insediata da mezzo millennio, sfiancata e decimata dalle guerre con gli invasori, non era più in grado di affrontare da sola le sfide del tempo. Le prestigiose villae continuarono a esistere ma progressivamente vennero a mancare le “braccia”: i contadini, i soldati, poi anche gli artigiani, i servi e gli schiavi. Un fenomeno molto lento ma inarrestabile, che inevitabilmente attirò popolazioni migranti in cerca di spazio vitale. 

I Longobardi si insediarono massicciamente in questa terra che stava perdendo la propria forza e infatti la tradizione longobarda rimase in vita a lungo ed è ancora oggi riconoscibile. I Longobardi arrivati in Italia nel 568 sotto la guida di Alboino erano un popolo di migranti, partiti nel II secolo dall’Europa settentrionale per approdare in Pannonia nel VI secolo. Erano un piccolo popolo di qualche migliaio o decina di migliaia di persone. Trovarono una situazione dissestata e favorevole all’invasione in quanto le guerre tra Bizantini, eredi dei Romani, e Ostrogoti, a loro volta un popolo germanico insediatosi nell’Italia settentrionale, aveva dissanguato il paese. Insomma, quella che oggi viene chiamata “denatalità”, contribuì anche allora all’arrivo massiccio di popoli migranti, quasi tutti provenienti dalla zona scandinava o dell’Europa orientale.

Conosciamo pochi dettagli documentati sull’epoca ostrogoto-longobarda, ma certamente per quanto riguarda il territorio della Bassa Atesina occidentale la presenza dei Longobardi fu un fattore di grande rilievo – tanto che successivamente – dopo l’anno 1000 – anche i principi-vescovi di Trento mantennero in vita il sistema amministrativo e giurisdizionale dei loro predecessori. Insomma, in questa parte dell’Unterland si continuò a lungo a vivere secondo le leggi longobarde. La gastaldia di Termeno-Cortaccia-Magrè era retta da un gastaldo nominato dal vescovo di Trento con il compito di amministrare la giustizia e, soprattutto, riscuotere le tasse.  Si trovavano in quel territorio gli stessi paesi di oggi, fondati molti secoli prima, ma la loro dimensione era ridottissima, in molti casi non più di alcuni masi direttamente derivati dalle antiche villae romane. C’era quindi l’estremo bisogno di ripopolare la zona e probabilmente per questa ragione i Longobardi del nascente ducato di Trento favorirono lo stanziamento massiccio di migranti proprio tra la vecchia Metz (poi Kronmetz / Mezza Corona) nella Piana Rotaliana e la punta meridionale del Monte di Mezzo, sulla riva destra dell’Adige. 

Al posto delle vecchie ville romane lentamente arrivarono le curtes longobarde. Non a caso qui abbiamo i paesi di Cortina e Cortaccia, che ricordano proprio questo tipo di insediamento. Le curtes longobarde occupavano e amministravano vasti territori presidiati da arimanni, contadini liberi armati. Non erano semplici tenute agricole ma complessi sistemi di insediamenti agricoli e residenziali che costituivano l’unità di base dell’organizzazione sociale ed economica del territorio. 

Autore: Reinhard Christanell

Fuori! Il Teatro fuori dal Teatro

INSERZIONE PUBBLICITARIA Fino al 30 giugno la stagione estiva dello Stabile di Bolzano invade la provincia con più di 100 appuntamenti gratuiti.
A Bolzano il cuore pulsante della rassegna sarà l’anfiteatro nel Parco delle Semirurali. Neri Marcorè, Stefano Bollani e Irene Grandi tra i protagonisti.

Dal 23 maggio al 30 giugno FUORI! Il Teatro Fuori dal Teatro, la stagione estiva gratuita dello Stabile di Bolzano, torna a invadere il capoluogo. FUORI! offre gratuitamente un teatro professionale di qualità, diffuso e partecipato, distribuito capillarmente sul territorio e ideato per il coinvolgimento diretto dei cittadini. 

FUORI! è un progetto del Teatro Stabile di Bolzano e del Dipartimento alla Cultura italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, con il patrocinio del Comune di Bolzano e di tutti i comuni che ospiteranno le iniziative.  

La stagione estiva del TSB porta gli artisti ad interagire attivamente con la popolazione, giocando con i generi artistici e narrativi. 

ANFITEATRO DELLE SEMIRURALI

A Bolzano, l’epicentro della stagione estiva sarà l’Anfiteatro delle Semirurali. A inaugurare la programmazione nel parco che ospita le rovine della chiesa Medioevale di Santa Maria in Augia il 28 maggio alle 20.30 sarà Neri Marcorè, con lo spettacolo “Duo di Tutto. Canzoni Belle e Buone”, che lo vede affiancato dal polistrumentista Domenico Mariorenzi.

Il 17 giugno sempre alle 20.30 il fuoriclasse del pianoforte Stefano Bollani sarà protagonista di “PIANO SOLO”, recital in cui rende omaggio all’arte dell’improvvisazione in un mirabile viaggio che si rinnova ogni sera.

Una sferzata di energia, sorprendente e irresistibile: la sera del 25 giugno Irene Grandi presenterà “Io in blues”, appassionante itinerario blues alla scoperta dei miti della cantante fiorentina. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano in occasione dei 30 anni dalla sua nascita. Anche in questo caso l’ingresso è gratuito previo ritiro dei biglietti presso la sede di Via Talvera 18 a Bolzano. Tel. 0471/316017 ed e-mail: berger@stiftungsparkasse.it

PRODUZIONI ITINERANTI, 

TEATRO D’INCIAMPO

Nell’arco di un mese, nell’Anfiteatro delle Semirurali faranno tappa tutti i progetti e gli spettacoli previsti dalla programmazione di FUORI!, come le due produzioni itineranti: “Spotifai Teatrale” (il 18 e il 19 giugno) e “Bolzano Sud Quiz Show” (30 giugno). Scritto e diretto da Roberto Cavosi, “Spotifai Teatrale” è un format basato sulla rivisitazione dei classici e sull’offerta al pubblico di pillole teatrali “a richiesta”. Sempre sul palco dell’Anfiteatro si svolgerà l’appuntamento conclusivo di “Bolzano Sud Quiz Show”, format teatrale ideato e diretto da Francesco Ferrara e Salvatore Cutrì. Domande a raffica, un pulsantone e premi in palio: lo spettacolo permetterà di incontrare le persone che abitano o hanno abitato quella zona della città che si sviluppa intorno a via Milano – e che un tempo veniva chiamata “Sciangai”. 

STIVALACCIO TEATRO – COMMEDIA DELL’ARTE

Il 13 giugno alle 20.30 il Parco delle Semirurali ospiterà la Compagnia Stivalaccio Teatro con lo spettacolo “Romeo e Giulietta. L’amore è saltimbanco” che rende Shakespeare materia viva per portare sul palco, attraverso il teatro popolare, le grandi passioni dell’uomo. 

SPETTACOLI PER BAMBINE/I VITAMINE TEATRALI

L’anfiteatro ospiterà inoltre i cinque appuntamenti pomeridiani (h. 17) con il teatro per bambine/bambini selezionati nell’ambito del progetto “Piattaforma Regionale per la Circuitazione dello spettacolo dal vivo” sostenuta dalla Regione Trentino-Alto Adige. “I tre porcellini di Pian del Porco” della Compagnia Teatro a Dondolo (10 giugno), “La Battaglia dei Calzini” della Cooperativa Teatrale Prometeo (11 giugno), “Alla ricerca di gocciolina” di Chiara Sartori e Max Meraner (12 giugno), “La Magia delle Onde” di Sagapò Teatro (14 giugno), e la “Guerra delle bolle di Sapone” di Contro Tempo Teatro (15 giugno). Da questa edizione, gli spettacoli per bambine e bambini rientrano nella nuova iniziativa del TSB realizzata in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano intitolata “Vitamine Teatrali” e potranno essere simbolicamente prescritti dai pediatri che aderiscono al progetto. 

Al Centro Trevi si svolgeranno due appuntamenti della rassegna “Wordbox”: “Il Fuoco invisibile”, che verrà proposto in forma di lettura dall’autore Daniele Rielli (23 e 24 maggio, h. 18) e “Beata oscenità” di Massimo Sgorbani, nella lettura scenica di Gianluca Ferrato diretta da Andrea Bernard (18 e 19 giugno, h. 18). 

Non solo! le produzioni itineranti, le commedie di “Stivalaccio Teatro”, i Concerti di “Musicantiere”, gli spettacoli gratuiti per bambine/i della Compagnia TeatroBlu, faranno tappa al Teatro Cristallo, in Piazza Lino Ziller e Anita Pichler, allo Spazio Costellazione/ Circolo Culturale Oltrisarco, al Centro Ermete Lovera, passando per il Parco delle Inglesine, La Rotonda/ COOLtour, l’Area Ristoro Via Genova, i Prati del Talvera e il centro Storico con Piazza del Grano e Piazza Municipio. Ma gli spettacoli di FUORI! coinvolgeranno tutta la provincia!

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Scuola di musica Vivaldi: aperte le pre-iscrizioni. Ecco le novità

INSERZIONE PUBBLICITARIA Dal 2 al 31 maggio riaprono le pre-iscrizioni alla Scuola di Musica Vivaldi. Si può far domanda di iscrizione sul sito delle scuole di musica della Provincia di Bolzano.

Ormai è nota l’ampia offerta della Scuola di Musica Vivaldi della Provincia Autonoma di Bolzano che spazia dai corsi per bambini a partire dai 4 anni, ai corsi di strumento e canto rivolti a tutti, dagli 8 ai 90 anni. I corsi offerti – oltre ai classici strumenti quali pianoforte, chitarra, percussioni, canto lirico e moderno – coprono anche strumenti meno conosciuti, ma ugualmente interessanti come il mandolino, l’arpa, la fisarmonica, l’organo. Presso la Scuola di Musica è possibile frequentare corsi su strumenti elettronici, ma anche corsi per gli amanti della musica rinascimentale e barocca come flauto dolce/traversiere, clavicembalo, viola da gamba e da quest’anno si è aggiunto il liuto. Particolarmente interessante è inoltre l’iscrizione agli strumenti ad arco e a fiato, che consentono agli allievi di suonare nell’orchestra e nelle bands della scuola, presenti in numerose manifestazioni pubbliche. I nostri punti di forza sono infatti i corsi di musica d’insieme e i cori, che danno l’opportunità di condividere la passione per la musica sia con i compagni di corso che con il pubblico.

Ricordiamo infine il laboratorio di Teatromusical, che dà l’opportunità a giovani dai 15 ai 30 anni di cimentarsi con canto, danza e teatro.

Le novità di quest’anno?

Oltre all’apertura a Bolzano dei corsi di tuba, liuto e musica elettronica, dall’anno prossimo sarà possibile per i più piccoli cantare nel coro di voci bianche di Merano e di Bressanone. Prosegue inoltre il corso Suono x 4 a Merano, la cui apertura ha riscosso notevole successo. 

Chi invece è amante della musica, ma non è necessariamente musicista, a partire dall’autunno potrà seguire il ciclo di conferenze aperto a tutti dal titolo “La musica più bella di sempre”, tenuto dal musicologo Mauro Franceschi.

Dove è presente la scuola di musica Vivaldi?

La Scuola Vivaldi è presente in 12 sedi su tutto il territorio provinciale: Bolzano, Merano, Laives, Bronzolo, San Giacomo, Ora, Egna, Salorno, Bressanone, Vipiteno, Brunico e San Candido.

Istruzioni per l’uso 

Quali sono i passi da fare se ci si vuole pre-iscrivere?

In primo luogo è utile visitare il sito del Vivaldi https://scuole-musica.provincia.bz.it, dove si trovano tutte le informazioni sui corsi attivati e il link al sito per le pre-iscrizioni, ossia 

https://provincia.bz.it/iscrizione-scuola-musica

La pre-iscrizione si compila on line. Bisogna essere in possesso dello spid o della carta di identità elettronica.

Le iscrizioni sono subordinate al numero dei posti disponibili per ogni corso e verranno accettate in base all’ordine di arrivo. Coloro che per mancanza di posti disponibili non potranno iscriversi ai corsi rimarranno in lista d’attesa e potranno essere contattati anche nel corso dell’anno, nel caso si liberassero dei posti; inoltre avranno la precedenza nelle iscrizioni per l’anno successivo.

Dove possiamo ascoltare gli allievi del Vivaldi in azione?

Numerosi sono gli appuntamenti in calendario. Tra i più importanti vogliamo ricordare l’appuntamento con la nuova produzione del laboratorio di teatromusical “Sbiancaneve” che andrà in scena al Teatro Cristallo di Bolzano il 12 maggio alle 20.30 e il 13 maggio alle ore 17 e alle 20.30 e il concerto finale delle Band del Vivaldi “Fiati in festa” sempre al Teatro Cristallo il 19 maggio.

Per gli amanti della musica classica gli appuntamenti saranno il 7 e 8 giugno a partire dalle ore 17 a Castel Mareccio ed il 13 e 14 giugno nella Sala Michelangeli del Conservatorio Monteverdi di Bolzano, nell’ambito della rassegna Classicall.

Il pubblico meranese potrà ascoltare i giovani musicisti al Teatro Puccini il 24 maggio. Sempre il 24 maggio si potrà assistere al saggio finale degli allievi di Bressanone al Centro Don Bosco.

La musica jazz troverà il suo spazio il 12 giugno a Laives al Centro Don Bosco e il 13 giugno a Bolzano al Waag Cafè.

Gli eventi della Scuola di Musica si possono seguire anche sui suoi canali social Facebook e Instagram.

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Il falegname di Egna e la morale pubblica

La morale, si sa, è come la moda. Non si capisce chi la ispiri e perché tutti la seguano. Inoltre, cambia a seconda dei luoghi e, soprattutto, dei tempi. Ciò che ai nostri nonni sembrava peccato mortale ai nostri nipoti sembra la norma, e ciò che in certi paesi risulta intollerabile in altri è pratica quotidiana.

Un caso eclatante in tal senso è capitato a Egna nei primi anni del ‘900. Un giovane falegname, originario della Carinzia, si era stabilito in paese con la sua compagna. Un alloggio modesto ma una vita felice. Il giovane aveva trovato lavoro e nulla lasciava presagire quanto sarebbe successo di lì a poco. Per loro disgrazia, i due furono notati dal prete del luogo che evidentemente aveva della morale pubblica un concetto ben preciso e diverso dal loro, in base al quale la convivenza more uxorio di due giovani era intollerabile agli occhi del Signore e, quindi, anche dei suoi luogotenenti terreni. Sollecitò quindi l’intervento riparatore della pubblica amministrazione che, infatti, intervenne sollecitamente.La pubblica opinione venne a conoscenza dell’episodio grazie ad un articolo in prima pagina della “Volkszeitung” di Innsbruck, nota per il suo anticlericalismo. Il titolo del pezzo pubblicato il 5 agosto1913 era più che esplicito: “Der liberale Sittenrichter von Neumarkt” (il liberale giudice dei costumi di Egna). Raccontò il giornale: “Il giovane S.G., falegname originario della Carinzia, si era appena stabilito a Egna e aveva preso in affitto un appartamento; aveva deciso di non sposarsi perché non aveva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e inoltre non disponeva del capitale necessario per acquistare l’arredamento completo. Ogni settimana acquistava qualche nuovo mobile e alcuni riuscì a fabbricarseli personalmente. La sua vita si svolgeva in modo discreto e senza destare scandalo.” Poi, un giorno, ricevette dall’autorità comunale la seguente missiva: “La invitiamo a presentarsi entro tre giorni all’ufficio comunale per comunicare i suoi dati personali e quelli della sua concubina, pena l’espulsione dal territorio comunale di Egna.” Benché il falegname si fosse regolarmente registrato al suo arrivo, egli si recò nuovamente in Comune. Gli fu fatto presente senza giri di parole che avrebbe dovuto sposarsi entro il 1. giugno, in caso contrario sarebbe stato espulso dal comune. Poiché il falegname si era recato in comune il 26 o 27 maggio, gli venivano lasciati non più di tre giorni per “regolarizzare” la sua posizione. Era evidentemente impossibile compiere tutti i passi necessari per un matrimonio e inoltre il falegname non aveva nessuna intenzione di sottostare all’imposizione del sindaco. Infatti nessuna legge dell’impero asburgico imponeva ai conviventi di sposarsi pena la perdita della residenza in un comune. “è’ un atto terroristico”, scrisse il giornale, “che equivale alla distruzione dell’esistenza di una persona.” Puntualmente il 1. giugno i due giovani ricevettero una seconda lettera con la quale, “visto il suo rifiuto e quello della sua concubina di unirsi in matrimonio con il presente decreto disponiamo la sua immediata espulsione dal Comune di Egna”.

Tranchant fu il commento del giornale: “È sorprendente con quanta celerità lavorino i giudici della morale di Egna. Dopo soli tre giorni, e senza calcolare che il 1. giugno cadeva di domenica, avevano già pronto il decreto di espulsione del falegname e della sua compagna.  Ma chi è il zelante sindaco servo della chiesa che siede sulla poltrona di Egna? Perfino nel nostro “nero Tirolo” non è frequente un tale zelo di un sindaco nel “ripulire” il comune dalla presenza di un uomo che non accetta un’imposizione illegale o addirittura di abbandonare la propria compagna. Meraviglia delle meraviglie, cari lettori, il zelante lustrascarpe del prete di Egna è nientepopodimeno il liberale Barone Longo, che onora della sua presenza anche il consiglio provinciale del Tirolo. Qualora in Austria avesse più valenza la legge della volontà dei preti, una severa punizione dovrebbe colpire il liberale Barone Longo per il suo vile ricatto nei confronti di un onesto cittadino.” 

Il danno arrecato al povero falegname e alla sua compagna fu notevole. Per tre settimane rimase disoccupato e inoltre dovette cedere a poco prezzo i suoi mobili.

Autore: Reinhard Christanell

Lettera 7: poesia e scrittura sono di casa

Un’amicizia fresca. Un incontro informale. La condivisione di un interesse in comune e poi l’idea. Questa la sintesi dei tre semplici passaggi, che il 7 luglio 2015 hanno portato alla fondazione di quella che dal 2020 si è evoluta in associazione Lettera 7, nata in origine come gruppo che si proponeva di divenire un punto di riferimento per chi nutriva interesse nei confronti della poesia e della sottile arte della narrazione.

“Avevo un leggero rapporto d’amicizia con la scrittrice tedesca d’origine, ma residente a Bolzano, Simone Dark, come si fa chiamare artisticamente. Ci siamo incontrati, in piazza Walter, e condividendo la passione per la poesia e la scrittura abbiamo pensato che poteva essere una buona idea formare un gruppetto con altri appassionati come noi”. 

Questo è il ricordo di Roberto Marino, attuale presidente dell’associazione Lettera 7, residente a Vadena ma operativa su tutta la regione. “Però ci serviva un logo – rivela – e la scrittrice lo ha realizzato simboleggiando una piuma di piccione che scrive. Io mi sono occupato del manifesto che inivitava chi si voleva aggregare e man mano si sono aggiunte molte firme, sia altoatesine, sia trentine”.

Presidente Marino, in questi anni l’associazione è cresciuta ed ha iniziato a farsi conoscere anche sul territorio. Partiamo con il raccontare qual è la proposta.

Siamo 47 soci in totale, ed essendo appassionati di letteratura proponiamo presentazioni di libri, varie conferenze a tema letterario e alcuni di noi fanno anche quadri, per cui abbiamo inaugurato delle mostre. Poi abbiamo due cantautori e dunque abbiamo organizzato qualche concerto. Ma il nostro punto forte è la formula che noi definiamo “Letture libere”.

Che cosa sono?

Le chiamiamo così perché nei luoghi in cui ci invitano ci esibiamo leggendo testi di nostra creazione, ma anche tratti da libri classici. E su questo aspetto vorrei dire che ci avvaliamo molto della voce dell’attrice Maria Pia Zanetti, che fa parte anche del nostro gruppo. Il pubblico si mostra sempre molto interessato.

Dove venite invitati? 

In molte località della provincia di Bolzano e di quella di Trento, però non siamo mai usciti dalla regione, eccezion fatta per l’escursione culturale di sabato 29 aprile a Basano del Grappa. L’abbiamo chiamata “Il treno dei poeti” perché ci andiamo appunto con il treno. Un’esperienza simile l’abbiamo fatta qualche anno fa recandoci a Vipiteno.

Vista la passione nei confronti della scrittura e del comporre, avete prodotto dei libri? 

Sì, quattro antologie riassuntive di diversi autori. A maggio pubblicheremo la quinta antologia per parlare di quello che noi chiamamiamo alberismo. ovvero un movimento ideato da noi dove cerchiamo di coniugare l’amore per l’arte e la letteratura, in particolare con l’amore nei confronti della natura. Siamo in diciotto autori che hanno inserito i propri testi per creare questo abbinamento.

Altri progetti?

Una nostra idea, se mai andrà in porto, riguarda la possibilità di proporre qualche programma radiofonico a tema. Ciò oltre a portare avanti le nostre collaborazioni, in particolare con il comune di Vadena con cui abbiamo un ottimo rapporto.

Autore: Daniele Bebber

Il piacere di pulire il proprio paese

Fumare fa male a se stessi e agli altri, un concetto che tutti danno per scontato, ma a quanto pare non tutti sanno che non è solo il fumo passivo ad avvelenare il prossimo.
“I filtri di sigarette sono fra gli oggetti più inquinanti del pianeta, ma ad ogni clean – up ne raccogliamo a centinaia, come se nessuno se ne rendesse conto”, spiega Ornella Libardoni, referente di Plastic Free per Laives e Bronzolo.

// Di Luca Masiello

Anche in Bassa Atesina ci sono gruppi di volontari che aderiscono a Plastic Free: nata nel 2019 come realtà digitale, questa associazione ambientalista nel giro di pochi anni ha raggiunto milioni di utenti e oggi, con più di mille referenti in tutta Italia, è divenuta la più importante e concreta associazione su questa tematica. Fra questi mille c’è anche Ornella Libardoni, che da circa un anno guida un gruppo di volontari per rimediare alla negligenza di chi non riesce proprio a fare a meno di sporcare le zone di Laives e Bronzolo.

Signora Libardoni, come è iniziata la sua avventura in Plastic Free?

Per puro caso: un annetto fa avevo letto sul giornale che ci sarebbe stata una raccolta di rifiuti sui prati del Talvera, a Bolzano; mi sono iscritta e lì ho incontrato delle persone motivate che mi sono piaciute. Così ho continuato a partecipare a queste azioni, che noi chiamiamo clean – up, arrivando anche in Trentino, rimanendo ogni volta entusiasta. Infine ho scoperto che Laives e Bronzolo erano scoperte, non avevano alcun referente: mi sono iscritta all’associazione e ho fatto richiesta per guidare i volontari della zona.

Quali sono state le sue prime esperienze come referente?

Il primo evento che ho organizzato è stato un successone: a febbraio a Bronzolo ha partecipato una quarantina di persone. Pochi giorni dopo ne ho organizzato un altro a Laives, e lì la situazione si è rivelata alquanto deludente: a parte noi quattro referenti altoatesini si era presentata una sola persona. Errore mio: avevo organizzato la raccolta in un giorno infrasettimanale, in un orario non compatibile con la vita di chi lavora o ha famiglia, e oltretutto faceva anche freddo. Ho imparato e ne ho organizzata subito un’altra per un sabato mattina, e in quel caso la risposta c’è stata. Il fatto più importante è che proprio in quell’occasione ho conosciuto delle persone che fanno parte di altre associazioni, e che ci hanno permesso di ampliare la nostra rete. Sono sicura che al prossimo clean – up saremo in molti di più. 

Come ci si sente ad essere un volontario di Plastic Free?

Mi sento utile, e poi a me non piace stare con le mani in mano e brontolare, voglio agire. E poi la mia mamma, che oggi ha 91 anni, mi ha educato molto bene, da questo punto di vista: da lei ho imparato a riciclare, ad usare l’acqua con parsimonia, di non sprecare mai il cibo, a rispettare sempre la natura. Per fare parte di Plastic free ci vuole impegno, e bisogna anche – come si dice – metterci la faccia. Assieme alla collega Martina Puentes abbiamo coinvolto un bel numero di volontari mettendo manifesti, andando nei negozi e impegnandoci sui social. Quello che ho capito partecipando a queste azioni è che molte persone si vergognano a raccogliere le immondizie, non si vergognano a buttarle, ma a raccoglierle sì: io lo trovo assurdo.

Quali sono i prossimi passi?

Il 26 e 27 maggio a Laives verrà il meteorologo e climatologo Luca Mercalli, che terrà una conferenza al teatro di San Giacomo; in quell’occasione verrà presentato pubblicamente il nostro gruppo, e noi annunceremo il prossimo clean – up, che sarà il giorno successivo e sarà dedicato esclusivamente alla raccolta dei mozziconi di sigarette. 

Sono il rifiuto più abbandonato?

Esattamente, ne raccogliamo a chili. Un filtro ci mette fino a 15 anni per degradarsi, e rilascia nell’ambiente una quantità incredibile di veleni.  I fumatori sembra che non ci pensino, alcuni addirittura li gettano nei tombini, così vanno direttamente dentro l’acqua. Poi ci sono le bottiglie di plastica e, fatto che ha dell’incredibile, le deiezioni canine imbustate: raccolgono l’escremento, lo mettono nella busta e poi lo abbandonano ai lati della strada.

Autore: Luca Masiello

“Interessiamoci anche ai mondi digitali dei nostri figli”

Uso scorretto dei social media e disturbi del comportamento alimentare in età adolescenziale. Un connubio sempre più evidente per chi – come Raffaela Vanzetta, pedagogista e psicoterapeuta, coordinatrice di Infes, il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare del Forum Prevenzione – da molti anni è attivo nella riabilitazione e prevenzione di patologie come l’anoressia o la bulimia. Il libro “Social Fame”, curato assieme a Laura della Ragione, ha l’intento di fare luce su un fenomeno preoccupante e che, troppo spesso, coglie impreparate le famiglie.

// Di Nilo Ruggeri

Partiamo dal titolo. A cosa si riferisce “Social Fame”? 

È un gioco di parole che ci sembrava racchiudesse l’essenza del nostro lavoro di ricerca su un fenomeno che è estremamente attuale, ovvero dei disturbi alimentari che sono alimentati e, a volte, incoraggiati da messaggi distorti che viaggiano sui canali dei social media. “Fame”, oltre al significato italiano, in inglese significa fama, notorietà, cui tendono, consapevolmente o meno, gli adolescenti che cadono vittime di una ricerca di affermazione di sé legata al loro corpo e a quello che mangiano o non mangiano per avvicinarsi ai modelli – o influencers – con cui vengono a contatto nelle loro relazioni virtuali. 

Come è nato il libro e per chi è pensato? 

È un’opera collettiva di persone che, a vario titolo, si occupano di adolescenti, mezzi di comunicazione e disturbi alimentari e che è nata riflettendo insieme a Laura Della Ragione – una luminare nel campo della cura dei disturbi dell’alimentazione – sullo sviluppo recente dei disturbi di questo genere. In particolare, abbiamo tentato di sistematizzare gli interventi di tanti colleghi con cui sono in contatto nel resto d’Italia che, ai convegni, segnalano come la rete in cui i ragazzi e le ragazze vivono e si incontrano sia diventata una piattaforma per la diffusione di modelli nocivi del rapporto col proprio corpo e con il cibo. Il libro non è solo per specialisti ma, al contrario, punta a portare a conoscenza di famiglie, insegnanti, educatori il rischio che molti adolescenti stanno correndo. 

I social vanno evitati? Sembra difficile poter proibire quello che per molti giovani è uno spazio di intimità e socialità irrinunciabile… 

No, sia chiaro che i social non vanno demonizzati. Non sono negativi di per sé se, ad esempio, se qualcuno posta una fotografia di un piatto o un alimento. Quello che è importante è insegnare ai ragazzi e alle ragazze a farsi delle domande sia rispetto al proprio comportamento che rispetto a quello degli influencer che seguono. Perché si pubblica una foto? Qual è il messaggio che ci manda? L’immagine del cibo e del corpo che viene trasmessa è vera e reale oppure è artificiale e costruita per venderci qualcosa? Dobbiamo incominciare, come genitori, ad interessarci di più a chi i nostri giovani frequentano online, allo stesso modo in cui il genitore responsabile vuole sapere con chi esce e chi incontra il figlio o la figlia nella vita reale. Teniamo presente che la media di ore trascorse in rete da un adolescente ogni giorno è di cinque o sei.  

Cosa manca per contenere questo fenomeno? 

Certamente avvertiamo la necessità di un intervento regolativo, normativo, a livello europeo, direi. Le piattaforme social sono enormi aziende con grandi interessi economici e gli stessi influencer sono mossi dall’obiettivo di monetizzare i loro contenuti. Come si sono regolamentate sostanze come il tabacco, il gioco d’azzardo o l’alcol, lo stesso si può fare con l’uso di internet e dei social, per spingere verso un uso consapevole della rete. 

Come Infes, quali sono le attività che proponete? 

I miei colleghi ed io lavoriamo proponendo attività di sensibilizzazione nelle scuole. Stiamo lavorando anche all’idea di una sorta di “patentino” per l’uso di internet che consista in una formazione all’uso consapevole. Il coinvolgimento sia della scuola che delle famiglie è fondamentale.  

Se un genitore sospetta che il figlio o la figlia abbia problemi alimentari, cosa deve fare?  

Può rivolgersi a noi per una consulenza gratuita. Se nota una perdita o un aumento di peso consistente, un’attenzione esagerata alle forme del corpo e all’alimentazione, prendiamo appuntamento e analizziamo insieme la situazione.  

Il Covid ha aggravato questi fenomeni? 

Sì, si calcola che i disturbi alimentari siano aumentati del 30% nell’epoca della pandemia. Adesso i numeri si stanno normalizzando ma quello che osserviamo è un’età più giovane di chi si rivolge ai servizi. Ci sono bambine di 11 o 12 anni che arrivano a perdere anche 10 chili nel giro di poco tempo. Si tratta di una grande sfida per chi si occupa di adolescenti e bisogna attrezzarsi. Speriamo di dare un contributo concreto anche con questo volume.

Il libro “Social Fame. Adolescenza, social media e disturbi alimentari” verrà presentato a Bolzano il giorno 2 maggio nella floricoltura Schullian di via Merano a Bolzano. Maggiori informazioni su www.infes.it oppure 0471 970039. 

Clown per amore

La passione per il “naso rosso” ce l’ha da sempre, ma a un certo punto della sua vita ha capito che fare il clown non gli bastava più. Così Francesco Pizzino, bolzanino con radici siracusane, è entrato a far parte dell’associazione “Sos smile” di Laives: un sodalizio di clown terapeuti che porta sorrisi nelle case di riposo.

Il nome del gruppo parla chiaro: “Sos Smile”, quasi uno slogan per questo gruppo di volontari che entra di peso nelle vite di chi ha bisogno di un sorriso e lo travolge con l’allegria e la gioia di vivere. “E oggi più che mai sono in tanti ad averne bisogno”, confida Francesco Pizzino, nome d’arte Clown Chicco, membro del direttivo, e una delle tante anime dell’associazione laivesotta. Francesco durante la settimana è un padre di famiglia che lavora come impiegato, ma il sabato si “trasforma” in Chicco, un clown che cerca di donare il suo magico “chicco di sorriso”, un piccolo seme che farà nascere nel cuore di chi lo ricevere l’albero della felicità.

Francesco Pizzino, come è nata la sua passione per la clowneria? 

Credo affondi le sue radici nella mia prima infanzia; poi da adulto ho fatto parte di un’associazione che mi permetteva di fare il clown. Solo che a un certo punto non mi bastava più, avevo bisogno di qualcos’altro, e non sapevo bene cosa. Poi – era il 2019 – ho letto su Facebook l’annuncio che “Sos Smile” di Laives  organizzava un corso di clownterapia. È stata la mia famiglia ad iscrivermi, come regalo a sorpresa per il mio compleanno, e da lì ho iniziato questo nuovo cammino che mi ha appassionato così tanto che oggi faccio anche parte del direttivo. 

In quanti volontari siete? Di che cosa vi occupate? 

In novembre abbiamo organizzato un nuovo corso e adesso siamo in quindici: un ottimo risultato.  “Sos Smile” è un’associazione di volontariato con una missione unica: portare gioia. Siamo volontari, uomini e donne, che mettono a disposizione il loro tempo prestando servizio presso strutture pubbliche e private nel territorio provinciale indossando un naso rosso, un camice colorato e scegliendo un nome d’arte che ci rappresenta. Operiamo principalmente nelle case di riposo di Bolzano, Laives e Ora, e di solito entriamo in scena il sabato pomeriggio: cerchiamo di donare un momento di svago ai tanti ospiti anziani. 

Devono essere momenti piuttosto  intensi…

Lo sono, sono molto emozionanti, soprattutto quando scorgiamo un certo bagliore negli occhi degli ospiti più anziani, quelli quasi non reagiscono ad alcuno stimolo. È questo che ci dà la forza di andare avanti, perché le difficoltà sono tante, non sempre si riesce a far combaciare la propria vita privata con l’attività di volontariato.

Di che cosa si occupa il clown Chicco nella vita reale?

Nella vita reale sono un impiegato tecnico, gestisco un centro assistenza per un’azienda e cerco di portare anche nella mia vita privata quell’ottimismo che mi porta a guardare il bicchiere sempre mezzo pieno. Sono sposato e padre di famiglia.

A proposito: cosa dicono sua moglie e i suoi figli di questa sua passione e del suo impegno?

Chiaramente mi appoggiano: è stato grazie a loro se sono entrato a far parte del sodalizio. Mia figlia di 15 anni, inoltre, si sta appassionando a questo mondo: scatta le foto per noi e crea dei video, ci segue in casa di riposo e durante gli allenamenti.

Gli allenamenti?

Già, le nostre uscite non sono mai improvvisate, c’è dietro tanto studio: prima di ogni attività ci incontriamo per gli allenamenti, facciamo degli esercizi di comunicazione, ma anche anche fisici, per riscaldarce mente e corpo, aggregare il gruppo e stare bene insieme. Dobbiamo creare quel filo trasparente che ci lega e diventare un tutt’uno con gli altri fratelli clown. 

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Oltre ad occuparci delle case di riposo stiamo portando avanti un progetto  contro il bullismo: poco tempo fa abbiamo preso parte ad un evento di sensibilizzazione organizzato da Unicef e Polizia di Stato per i ragazzi delle scuole; abbiamo proposto uno spettacolo mimato per spiegare cos’è il bullismo e come può colpire le persone che ne sono vittime. 
È andata bene, tanto che ci hanno chiesto di presentarlo anche nelle scuole. 
Ci resta un sogno: poter svolgere servizio in ospedale; la strada è in salita, ma ce la faremo.

Autore: Luca Masiello

Un informatico a Zurigo

Alberto Masera è un bolzanino classe 2000 con una grande passione per l’informatica e per l’atletica. Dopo essersi laureato in Computer Science alla Libera Università di Bolzano, sta svolgendo un master in Svizzera. Oggi grazie alla sua esperienza andremo a scoprire assieme la città di Zurigo e conoscere la vita di un bolzanino all’estero.

Ciao Alberto, come sei finito a Zurigo?

Dopo aver passato tutta la mia vita a Bolzano ho deciso di provare a vedere se si potesse continuare l’esperienza universitaria attraverso un master all’estero, aggiungendo anche un po’ di economia al mio percorso di studi informatico. Ho deciso di partire perché volevo andare via di casa, fare un’esperienza diversa da quello che è il quotidiano qua a Bolzano. A Zurigo ci ero già stato come turista e mio fratello si è trasferito là a vivere con la sua famiglia. Zurigo è una città molto internazionale, dove comunque si parla il tedesco, una lingua a me già nota. Come turista non è una città che offre molto, ma come città in cui vivere è bellissima; la qualità di vita è molto alta e ci sono servizi di trasporto eccellenti (mi ero portato la bici da Bolzano per i brevi spostamenti cittadini, ma mi sono trovato da subito così bene con i bus e i tram che non l’ho quasi mai usata). I mezzi funzionano bene, sono comodi, puliti e puntuali.

Cosa ti manca di più di Bolzano?

Sicuramente le amicizie, le compagnie e la famiglia. Però la poca distanza da Bolzano (4 ore di macchina) mi permette di passare tranquillamente un week-end a casa. Ma la cosa che mi manca di più di tutte è vedere il Rosengarten al tramonto e in generale tutti i panorami mozzafiato altoatesini.

All’Italia cosa manca?

Potrei dire tante cose, ma credo manchi soprattutto l’apertura verso le altre persone, verso l’estero e le loro culture.Zurigo ti permette di crescere anche a livello culturale, è una città internazionale, ci sono moltissimi residenti stranieri e solo nel mio corso un buon 70-80 % degli studenti è di origine straniera.

Una cosa che lì è normale è che quando entri in un bar o quando fai una passeggiata, senti persone parlare in tantissime lingue diverse, nessuno viene guardato male, sembra quasi che ognuno pensi a sé stesso senza giudicare o “pre-giudicare” nessuno.

A livello sportivo come ti stai trovando?

Benissimo! A livello sportivo è un sogno vivere in Svizzera: ho la fortuna di allenarmi in una società molto ben organizzata e con un livello molto più alto di quello delle società di atletica bolzanine. Ci sono cinque allenamenti a settimana, che vengono già programmati settimanalmente e c’è la possibilità di fare una seduta di fisioterapia a settimana. Abbiamo sette allenatori fissi più diversi aiutanti, ognuno specializzato in diverse discipline che sono molto bravi e preparati.
In Alto Adige mi trovavo già molto bene, ma la qualità tecnica e la preparazione che hanno gli allenatori in Svizzera è un altro mondo.  Lo stato investe molto nello sport e si vede: le strutture d’allenamento sono molto all’avanguardia e ti permettono di allenarti con qualsiasi meteo possibile: ci sono piste outdoor, indoor, palestre e molto altro.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Finire il master e trovare lavoro in Svizzera. Sto pensando anche di fare un dottorato, però preferirei prima vivere un’esperienza lavorativa, mi piacerebbe fare ricerche per qualcosa di innovativo che potrebbe servire all’umanità, magari in una start-up o aiutando un progetto già esistente, una realtà che potrebbe aiutare più persone avendo grossi finanziamenti. Una cosa molto bella della Svizzera è che è molto più facile trovare lavoro, soprattutto nell’ambito informatico; hai tante opportunità ed è molto facile conoscere persone che hanno aziende e che hanno bisogno di collaboratori e di persone che hanno idee innovative.

Autore: Niccolò Dametto COOLtour