L’Associazione culturale lasecondaluna di Laives presenta “Forme Ibride” dell’artista trentino Ismaele Nones, che, con tocco raffinato e spiazzante, rivisita la tradizione delle icone bizantine. L’inaugurazione si tiene venerdì 7 ottobre alle ore 18 presso la Sala espositiva di via Pietralba 29 a Laives.
“Una finestra aperta sul cielo”, o addirittura “un trattato di teologia a colori”: così vengono definite le icone bizantine, dipinti a tema sacro che rappresentano il Cristo benedicente o la vergine con il bambino, ma anche scene dall’antico e nuovo testamento, angeli e santi. Le icone sono immediatamente riconoscibili perché da secoli sono “imprigionate” in uno stile fisso, immobile, sempre uguale a sé stesso, legato al loro essere oggetti di culto e preghiera, ponti verso il divino. Ma nell’arte contemporanea, come nella poesia, non c’è regola che non possa essere infranta per sperimentare e aprire nuovi orizzonti. Certo per romperle bisogna conoscerle, le regole: è questo il caso dell’artista trentino Ismaele Nones, che nelle sue opere riprende lo stile delle icone bizantine, liberandole però dal contenuto sacro per portarle all’oggi. Nascono così le sue “forme ibride”, di cui abbiamo parlato con Gabriele Salvaterra, curatore della mostra e conservatore al Mart di Rovereto.
Nei suoi dipinti Nones gioca a creare contrasti e cortocircuiti, che tipo di lavoro è il suo?
Ho studiato a lungo il suo lavoro e sono rimasto colpito dalla grande serietà e autenticità del suo approccio. Come è noto, gli iconografi si considerano delle “mani nelle mani del signore” e quindi i loro dipinti non sono “personali”, ma legati ad un canone ben preciso. Nones è partito dalla conoscenza profonda per questo tipo di arte – il padre Fabio è un noto iconografo trentino- per rappresentare però temi che interessano a lui, per sviluppare insomma la sua ricerca personale.
Quanto rimane comunque provocatoria l’operazione di Nones?
Ismaele, in fondo, guarda al mondo che lo circonda e lo affascina nelle forme che ha imparato a osservare e riprodurre sin da piccolo, come diversi altri artisti fanno. Ciò che, se si vuole, è davvero provocatorio, non è poi tanto l’unire mondi così distanti nella forma e nel contenuto quanto, piuttosto, recidere quel “sacro collegamento”, che nella pittura di icone ha da sempre fatto sì che il rettangolo dipinto non si riducesse soltanto a una bella immagine per ornare una parete vuota, ma restasse sempre un sorta di accesso sicuro a Dio, una sua presenza concreta della sua presenza immateriale.
Le immagini che ne derivano sono particolari e talvolta spiazzanti, a ben guardare.
Si, stridono e sono spontaneamente assurde: ad esempio nei suoi dipinti troviamo rappresentati dei nudi, scene in piscina o un aereo che passa; compaiono cani o addirittura scene alla “Heidi” con le mucche … insomma elementi impensabili nelle classiche icone bizantine. Ma capaci toccare questioni che narrano di imbarazzi, insicurezze ed emarginazione e che, a mio avviso, hanno molto a che fare con la condizione sempre più fluida dell’idea del corpo che abbiamo oggi.
Una piena rottura con la tradizione, insomma…
In realtà non proprio: come illustrato dal noto studioso di icone Elio Franzini sappiamo che la questione è più complessa, perché nella storia dell’arte l’icona è sempre stata ibrida, aperta anche a media e forme popolari. Nel tempo è stata d’ispirazione per i cartellonisti e i pittori di insegne, ad esempio. Insomma, si tratta di una storia in bilico, in cui la divisione tra sacro e profano non è poi così netta e rigida.
Le informazioni sulla mostra Ismaele Nones, Forme Ibride, Sala Espositiva di Via Pietralba 29, Laives. Inaugurazione venerdì 7 ottobre, ore 18. La mostra sarà visitabile fino a sabato 29 ottobre nei seguenti orari: da martedì a giovedì: 16 – 19. Venerdì e sabato: 10 – 12 e 16– 19. Ingresso libero. Per mercoledì 19 ottobre alle ore 18 è in programma una visita guidata alla mostra con il curatore Gabriele Salvaterra. L’ingresso all’evento è libero con prenotazione obbligatoria all’e-mail info@lasecondaluna.eu.
Sorride felice Romina Andreolli, vincitrice del concorso “Leggi e vinci” della biblioteca comunale di Vadena.
Il concorso, attivo già da diverso tempo, continua a riscuotere molto successo e apprezzamento tra i lettori grandi e piccini della comunità. Il principio è semplice: ogni persona che prende in prestito almeno un libro nel corso del mese partecipa all’estrazione di un bellissimo premio. Insomma, più si legge e più si ha la possibilità di vincere.
E a proposito di letture, quello di ottobre sarà un mese tutto dedicato ai libri. Intorno alla Giornata delle Biblioteche, in programma per il 24 ottobre prossimo, la biblioteca di Vadena ha infatti organizzato diversi appuntamenti, a ingresso gratuito.
Giovedì 13 ottobre alle ore 18 si svolge la presentazione del libro “The letters” di Daniela Nicoletti, con letture di Maria Pia Zanetti. Il romanzo racconta della storia di Emily e Cassandra, che a fine ottocento, tra Firenze e l’Inghilterra, trovano nella corrispondenza l’unico modo per comunicare tra loro, vittime di intrighi e di menzogne. Giovedí 20 ottobre alle ore 18 sarà invece protagonista il libro “Bolzano Novule” di Roberto Marino, sempre con letture di Maria Pia Zanetti. Come spiega l’autore, il libro parla di “vicende reali, alcune; ed altre immaginarie, molte… si racconta delle guerre, in varie parti del mondo; di quelle guerre delle quali sembra che l’umanità non possa proprio starne senza. Si parla di natura e di alberismo. Si racconta di nudità; nudità da interpretare prevalentemente come possibilità di mettersi a nudo spiritualmente, con autenticità ed originalità, con la voglia di essere se’ stessi.”
Gli appuntamenti per la Giornata delle Biblioteche continuano lunedì 24 ottobre con letture animate ad alta voce per bambini con “La Seggionia Blu”, dalle ore 9 alle 10 con la scuola primaria e dalle ore 10.30 alle 11.30 con la scuola dell’infanzia.
INSERZIONE PUBBLICITARIA – Il teatro è l’integratore esistenziale: le nuove stagioni dello Stabile di Bolzano concentrano il meglio del teatro a livello nazionale con il costante impegno nella politica prezzi agevolata.
Per l’anno teatrale 22/23 che segna il ritorno degli abbonamenti, il Teatro Stabile di Bolzano ha disegnato una stagione metropolitana con respiro internazionale.
Fino al 15 ottobre presso le Casse del Teatro Comunale di Bolzano sono in vendita i nuovi abbonamenti, un’occasione unica per assistere agli spettacoli che hanno per protagoniste/i Claudio Bisio, Bob Wilson, Lucinda Childs, Stefano Accorsi, Sonia Bergamasco, Stefano Massini, Valerio Binasco, Krista Székely, Filippo Dini, Orchestra Haydn, Antonio Latella, Claudio Tolcachir, Eros Pagni, Paolo Pierobon, Franco Branciaroli e Rocco Papaleo. L’abbonamento alla Stagione di Bolzano comprende 12 spettacoli in Sala Grande. I prezzi sono rimasti invariati rispetto alle passate stagioni.
Il nuovo anno di teatro si apre il 20 ottobre con lo spettacolo PPP. Profeta Corsaro che TSB e Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento hanno voluto dedicare a Pier Paolo Pasolini, in occasione del centenario dalla sua nascita. Si tratta di un’inedita coproduzione scritta da Leo Muscato e Laura Perini, un affresco tra parole e musica. Un’opera “sferica”, come la definisce il Maestro Giorgio Battistelli, supervisore della parte musicale del progetto.
Fuoriclasse duttili e poliedrici, nella scorsa stagione Filippo Dini e Valerio Binasco hanno conquistato il pubblico bolzanino con The Spank di Hanif Kureishi. Binasco si confronta con il romanzo Dulan la sposa, scritto dal Premio Strega Melania Mazzucco, mentre Dini dirige e interpreta Il Crogiuolo di Arthur Miller, uno dei testi più lucidi e impietosi della drammaturgia americana. Riccardo III di William Shakespeare, spettacolo diretto dall’ungherese Krista Székely, fuoriclasse della regia che collabora assiduamente con il National Theater, è interpretato da Paolo Pierobon, protagonista per lo Stabile bolzanino di “Eichmann. Dove inizia la notte” di Stefano Massini. Legato a Bolzano e al suo Teatro Stabile, lo stesso Massini – unico autore italiano ad aver vinto il Drama League Award 2022 e il Tony Award, l’Oscar del Teatro Americano – è il protagonista del nuovo spettacolo intitolato L’interpretazione dei sogni ispirato all’opera di Sigmund Freud.
Due leggende della scena come l’artista Robert Wilson e la coreografa Lucinda Childs tornano a collaborare a 40 anni di distanza per portare in scena lo spettacolo Relative Calm, nuova creazione sulle musiche di John Adams, Jon Gibson e del celebre Pulcinella di Igor Stravinsky. Uno spettacolo dal ritmo ipnotico di movimenti, immagini, suoni e luci.
Nell’olimpo del teatro internazionale si colloca anche l’argentino Claudio Tolcachir. Drammaturgo, regista e attore argentino, autore di testi surreali e commoventi, che a Bolzano presenta Edificio 3. Storia di un intento assurdo, il suo nuovo spettacolo in lingua italiana.
Stefano Accorsi, per la prima volta a Bolzano, è il protagonista dello spettacolo Azul. Gioia, Furia, Fede y Eterno Amor, basato sul testo sognante e accorato di Daniele Finzi Pasca. Ambientato in una città dove il gioco del pallone è febbre, amore e passione, Azul racconta di quattro amici che fanno i conti con le loro rispettive vite e facendo affiorare ricordi, provano a ricostruire una serenità andata a pezzi.
Franco Branciaroli è lo straordinario interprete di Shylock nel raffinato e potente allestimento de Il Mercante di Venezia di William Shakespeare portato in scena da Paolo Valerio.
Un altro gigante della scena come Eros Pagni si confronta con Luigi Pirandello, nello spettacolo Così è (Se vi pare) per la regia di Luca De Fusco.
Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, monumento della letteratura del Novecento, rivive nello spettacolo interpretato da Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni e diretto da Antonio Latella, regista dallo sguardo affilato, lucido, potente, fuori dagli schemi, e profondamente contemporaneo.
Rocco Papaleo presenterà una nuova versione di Coast to Coast, spettacolo di Teatro Canzone prodotto dal TSB confermando il suo talento musicale e la sua verve istrionica.
A grande richiesta, torna Claudio Bisio per due serate speciali fuori abbonamento dedicate a La mia vita raccontata male, testo tratto da Francesco Piccolo.
Il Teatro Studio ospita la nuova Stagione Regionale nata dalla collaborazione tra Centro Servizi Culturali Santa Chiara e Coordinamento Teatrale Trentino quest’anno dedicata al Contemporaneo. La rassegna comprende 17 spettacoli: 7 in visione al Comunale di Bolzano, 8 al SanbàPolis di Trento e 2 al Teatro Melotti di Rovereto. Tra i protagonisti troviamo Emma Dante, Romeo Castellucci, Babilonia Teatri, RezzaMastrella, Roberto Castello, Lino Musella, Agrupación Señor Serrano e Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt.
Da ottobre 2022 a maggio 2023 lo Stabile propone oltre 100 spettacoli in tutta la regione.
ABBONAMENTI
Vendita nuovi abbonamenti alla Stagione in Sala Grande fino al 15 ottobre. L’abbonamento annuale alla stagione 2022/2023 prevede 4 turni: Turno A: giovedì ore 20.30; Turno B: venerdì ore 19; Turno C: sabato ore 20.30; Turno D: domenica ore 16. Le abbonate e gli abbonati ad una delle nostre stagioni riceveranno compresi nel carnet: » 4 biglietti gratuiti per la Stagione Regionale Contemporanea e la possibilità di sottoscrivere un abbonamento a 80 euro per tutti gli spettacoli; » 4 biglietti gratuiti per la stagione di prosa IN SCENA del Teatro Cristallo; » 2 ingressi a 5,00 € per gli spettacoli di danza programmati a Bolzano al Teatro Comunale in Sala Grande nella Stagione 22/23; » 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della Stagione di Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento; » 2 ingressi a 5,00 € per i concerti della Stagione Sinfonica dell’Orchestra Haydn a Trento e Bolzano; » 2 biglietti gratuiti per la rassegna Wordbox- Parole per il teatro; » 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della stagione di prosa del Teatro Stabile di Bolzano a Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno; »2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo per la stagione 22/23 del Teatro Stabile di Bolzano. Teatro Comunale di Bolzano (da martedì a venerdì 11-14 e 17-19 e sabato 11-14). Infoticket 0471 053800, info@ticket.bz.it La vendita degli abbonamenti e dei biglietti alla Stagione Regionale Contemporanea si svolge dal 18 ottobre presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bolzano e la biglietteria del Teatro Auditorium di Trento.
Teatro Stabile di Bolzano www.teatro-bolzano.it Tel. 0471 301566 Whatsapp 366 631 1044
È la notte tra il 2 e il 3 luglio e a Capo Nord il sole non tramonta. “Ho scelto di raggiungere la mia meta proprio di notte. A Capo Nord, in Norvegia, durante alcune settimane tra giugno e luglio si può assistere a quello che viene chiamato ‘il sole di mezzanotte’, un momento affascinante in cui non cala mai la notte.” Nicolò Botrugno, 29 anni, di origini romane, quest’estate ha deciso di partire da Piazza Walther a Bolzano e, percorrendo circa 4500 Km sulla sella della sua bicicletta, è arrivato a nord della Norvegia. Nicolò, sei partito da Bolzano il 1 giugno, avrai vissuto un mese intenso. Hai pedalato sempre da solo? È stato un mese particolare, andare in Norvegia è sempre stato un sogno per me, è un luogo dove mare e montagna si coniugano. Per arrivarci ho pedalato in media 6/7 ore al giorno, facendo 4 giorni di riposo nei quali ho fatto delle altre escursioni. Non è stato un giro esclusivamente in solitaria, fino a Berlino ho pedalato insieme ad un amico.
Ma facciamo un passo indietro, come sei arrivato a vivere a Bolzano? Quanto ha inciso la passione per lo sport? Mi sono trasferito da Roma grazie alla mia la passione per le montagne. Qui in Trentino-Alto Adige ho finito i miei studi di Ingegneria e, come regalo di laurea, ho deciso di comprarmi una bici da corsa. Non avevo mai praticato il ciclismo come sport, però trovarsi ad avere le montagne vicino a casa, potendo fare così escursioni e sci alpinismo, ha senz’altro influito.
Hai trovato nella bicicletta un mezzo con cui passare le tue vacanze, com’è stato? Innanzitutto devo dire di aver avuto fortuna con il meteo. Eccetto un forte temporale in Germania e qualche pioggia in Svezia e sulla costa norvegese, ho sempre trovato bel tempo. Quando ho superato il circolo polare artico ho notato un caldo eccezionale per quelle latitudini, toccando con mano gli effetti del cambiamento climatico. Nonostante fossi focalizzato sui miei obiettivi, ovvero raggiungere Capo Nord e fare delle escursioni nelle isole Lofoten, attraversando diversi Paesi ho osservato molti paesaggi. Essendo un ingegnere energetico, non ho potuto che notare la quantità elevata di pale eoliche e impianti fotovoltaici presenti in Germania, ma anche, in contrapposizione, delle centrali a carbone. E poi quelle meravigliose zone montuose a picco sul mare.
In quei posti ci sei arrivato la notte… Volevo assistere al ‘sole di mezzanotte’. Poter sperimentare delle intere giornate con il sole sempre in cielo, durante le quali i ritmi normali vengono stravolti, è stata davvero un’esperienza.
Infine, hai fatto ritorno qui in Alto Adige. Il ritorno è stata la parte più complicata. Avevo prenotato il volo ma sono arrivato a destinazione prima del previsto. In quei giorni c’è stato il picco degli scioperi della compagnia aerea e, come me, tanti passeggeri sono rimasti a terra. Dunque, senza voli, sono stato costretto a smontare la bicicletta, metterla in un cartone, salire prima su un bus, poi su due treni e, infine, sull’aereo che da Stoccolma mi ha portato a Bergamo. Fortunatamente le nazioni del nord d’Europa sono più inclusive dell’Italia quando si parla di biciclette e, quindi, non ho avuto nessun problema con il trasporto del mezzo.
Giancarlo Schiavon è un vulcano di energie: maresciallo dei Carabinieri in pensione, presidente del Centro Don Bosco di Laives, è impegnato senza sosta in mille attività di volontariato con giovani e meno giovani. Ovvero quelli che lui non chiama mai anziani, ma “le mie ragazze e i miei ragazzi” e che sa coinvolgere con un entusiasmo irresistibile, al ritmo di musica, come insegnante di ballo liscio, balli di gruppo e disco fox.
Lo incontriamo per un caffè al volo tra un impegno e l’altro. Nonostante l’energia – e ne ha da vendere- Schiavon è una di quelle poche persone ancora capaci di fermarsi e guardare negli occhi l’interlocutore, capaci insomma di capire al volo chi hanno davanti.
Da dove viene tutta questa energia?
Dalle persone con cui mi trovo a collaborare, dal fare le cose insieme e dal condividere le emozioni: quando vedi un sorriso, la gioia per un momento inaspettato, una battuta… tutti abbiamo energia ma a volte ce ne dimentichiamo. È vero che sul divano ci riposiamo, ma le batterie si ricaricano alzandoci, muovendosi…
Insomma, una passione per gli altri, per le persone…
Il volontariato non ti stanca mai ed è mosso dalla stessa spinta verso l’aiutare gli altri che avevo nella mia professione come carabiniere.
Certo nonostante la pensione lei è giovanissimo.
Pochi anni fa ho scoperto quasi per caso che potevo andare in pensione perché ho iniziato a lavorare che non avevo ancora 14 anni. Alla fine delle scuole medie volevo iniziare a studiare da geometra, ma una sera mia madre mi ha detto che la famiglia aveva bisogno… e quindi ho lavorato in una falegnameria e nel frattempo mi sono iscritto alla scuola serale per geometri.
Ma la pensione non significa certo riposo per lei!
No, avevo un sacco di progetti in mente e ho iniziato offrendomi volontario al Don Bosco per dare lezioni di ballo agli anziani. Facevo parte del direttivo quando purtroppo è venuto a mancare il Presidente Giovannini nel marzo scorso e quando mi è stato chiesto di mettermi ulteriormente in gioco non mi sono tirato indietro.
E come va al Centro Don Bosco ?
Viene dagli anni non facili dalla pandemia: il centro vive di attività e se non si possono fare soffre… è un po’ come togliere la corrente ad un negozio che vende lampadari.
Cosa si aspetta per il futuro, per il Don Bosco?
Aprirci il più possibile, anche alle altre associazioni, ad esempio mettendo a disposizione i nostri spazi a chi fa attività sociali, in linea con lo statuto. Ad esempio stiamo aiutando una compagnia teatrale a cui stanno ristrutturando la palestra in cui provava; a breve ripartiamo con un corso di taglio e cucito, e altro ancora.
Ma è attivo nel volontariato anche oltre Laives…
Si, oltre al Don Bosco e al circolo di Pineta di Laives, quest’estate ho portato musica e balli anche al parco Mignone a Bolzano. La prima volta eravamo una ventina di persone, poi appena partiva la musica si avvicinava altra gente, anche bambini, e siamo arrivati ad essere una cinquantina. Uscire, ballare insieme aiuta a sentirsi parte di qualcosa e toglierci dall’isolamento forzato e comodo di questi anni.
Lei lavora anche a contatto con i giovani, come li trova?
Non sono poi tanto diversi dai ragazzi di ieri, hanno solo un mezzo più veloce per comunicare tra di loro eppure perdono il valore della comunicazione. Hanno a disposizione delle potenzialità incredibili, ma ne sfruttano pochissime. Noi dovremmo fermarci di più ad ascoltarli ma senza imporci né giudicare, aspettare che siano loro ad avvicinarsi. E lasciamoli sbagliare, non dico non andarli a ripescare se sono sull’orlo del burrone, ma qualche semplice caduta a terra… non fa male
Lei sembra molto accogliente, ma c’è qualcosa che la fa spazientire?
La mancanza di rispetto! Verso gli altri, ma anche verso se stessi. Non riesco a voler bene a chi non si vuole bene; vorrei che ogni persona tenesse a mente quanto vale: tu ci sei, sei questa terra e ti devi voler bene.
È un’esperienza magica tra arte e natura il “Giardino delle sculture” creato dall’artista Sieglinde Tatz Borgogno a Pochi, frazione del Comune di Salorno. Qui oltre 500 opere d’arte tra sculture in bronzo, marmo e ceramica, ed alcune installazioni, abitano il bosco. In questa atmosfera da fiaba, l’associazione letteraria “Lettera 7” propone una serie di letture libere, concepite come incontro ed omaggio all’artista Sieglinde Tatz Borgogno. L’appuntamento, la cui partecipazione è gratuita, è in programma per sabato 24 settembre alle ore 15. Il giardino si trova a pochi minuti a piedi dal centro di Pochi ed è un vero e proprio museo a cielo aperto, che unisce la libertà con l’arte, l’armonia e la natura. Attraversandolo, vedremo mani enormi sbucare dal terreno o singole figure in bronzo o in coppia nel bosco e tavole che ricordano la parità tra uomo, donna e bambino. Tra i temi ricorrenti e frequenti nella ricca e prolifica produzione scultorea dell’artista c’è la figura femminile, sia arcaica che contemporanea, talvolta capace di librarsi in forme snelle e sottili verso la libertà – in altre opere raffigurata invece seduta, legata alla Madre terra. Un’esperienza veramente particolare, in cui l’incidenza della luce e l’ora del giorno creano suggestioni molto diverse. Lungo il sentiero, che porta attraverso il piccolo tratto di bosco, alcune panchine invitano a soffermarsi; l’esperienza è completata da una bella vista panoramica sulla Valle dell’Adige. Il giardino delle sculture di Pochi (Skulpturengarten Buchholz) è una collaborazione tra il comune di Salorno e la talentuosa artista, che mette a disposizione le sculture, mentre il comune si occupa della manutenzione del giardino e della segnaletica. Infine, questo è un anno speciale per l’artista, che ha compiuto 80 anni ed è stata omaggiata nel febbraio scorso con una mostra personale presso il Südtiroler Künstlerbund a Bolzano.
C’era anche un po’ di “Bassa” all’ultimo Festival del Cinema di Venezia. Si perché alla kermesse internazionale, che richiama divi e dive da tutto il mondo al Lido della città Lagunare, è stato premiato il regista Massimo Nardin, nativo di Salorno e insignito del premio “Bulli ed Eroi. Festival internazionale del Fim per ragazzi.” Il Festival del film per ragazzi della Val di Chiana senese, giunto alla quinta edizione, è approdato infatti al Lido per la Mostra d’arte cinematografica ed è stato presentato in un evento all’Hotel Excelsior. La manifestazione si svolgerà poi in Val di Chiana dal 28 settembre al 2 ottobre. Il Festival internazionale del Film dei ragazzi è stato ideato da Paola Dei, che in una nota ne ha spiegato gli intenti. “Il fenomeno del bullismo – spiega – purtroppo evidenzia una crescita esponenziale di episodi violenti e aggressivi. Il festival è nato di proposito con l’intento di offrire percorsi di formazione sociale, filosofica, educativa, per stimolare i ragazzi a cogliere la bellezza intorno a sé, diventando sia spettatori sia produttori e attori di opere cinematografiche, fotografiche, artistiche”. Tornando a Massimo Nardin, ricordiamo la sua brillante carriera: docente universitario alla LUMSA e Roma 3, giornalista pubblicista e critico cinematografico, Nardin è cresciuto a Salorno, dove ha frequentato le scuole elementari e medie, per proseguire gli studi liceali a Trento e quindi a Roma, dove nel 2005 ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze della comunicazione. È noto al pubblico anche per i suoi interventi nelle trasmissioni televisive condotte da Marzullo. Oltre a Nardin sono stati assegnati dei premi anche ad altre due critiche di fama internazionale, Cristiana Paternò, presidente del Sindacato nazionale critici cinematografici italiani, e Beatrice Fiorentino, critico e delegata nazionale della Settimana della critica veneziana.
Dopo il nome di Termeno/Tramin, soleggiato paese della Bassa Atesina noto fin dall’antichità per l’aromatico Gewürztraminer, ci riporta in epoche remote e dense di mistero. Le prime tracce di insediamenti ai piedi della Mendola sono state individuate nei campi e vigneti tra Ronchi/Rungg e Cortaccia, dove tra l’altro è venuto alla luce nel 1880 il noto megalite o menhir risalente all’età del rame (circa 5000 anni fa, epoca di Ötzi) e ora esposto al museo Ferdinandeum di Innsbruck.
Al pari di testimonianze significative come il menhir, che ci catapultano nell’oscuro mondo spirituale di quei primi coloni, anche i collegamenti, per quanto impercettibili, tra le loro antiche lingue ormai estinte e le nostre ci permettono di conoscere, almeno in parte, i popoli insediati in queste terre.
Tracce di queste lingue, preromane o italiche che dir si voglia, dal retico-etrusco al venetico, si trovano soprattutto in numerosi toponimi, a riprova del fatto che qui convissero e transitarono, fin dalla preistoria, genti di varia origine. Il problema principale è rappresentato dalla distinzione tra nomi romanici, anche questi assai frequenti nella zona alpina occupata per 500 anni dall’impero romano, e preromani, dato che questi, pur conservando la propria radice antica, sono stati prima romanizzati e successivamente germanizzati.
Termeno fa sicuramente parte di questi “tesori” linguistici e da decenni si cerca di attribuirlo a questa o quella lingua del passato. Senza addentrarci nei dettagli delle varie interpretazioni, la più attendibile ci sembra quella di Diether Schürr, che riconduce questo nome, ripulito della sua “forma” romanica poi germanizzata in Tramin, ad una lingua che egli definisce “euganea”, diffusa soprattutto in Val Camonica.
Nella famosa lettera di S. Vigilio dell’XI secolo sono citati numerosi toponimi della parrocchia di “Caldar” e Termeno appare, di volta in volta, come Trominno, Traminno, Triminno, Treminno e Tremino – con una radice “trmìnno”. La radice “trem-“, suggerisce Schürr, riconduce anche ad altri due toponimi quali Termon in Val di Non e Tremosine sul Garda, la cui origine, come quella di Termeno, sarebbe da ricercare nel nome proprio “euganeo” TRIVMO, da cui appunto triuminn e, nel IX secolo, Tr(e)minno.
Termeno, come Caldaro, è noto anche per la sua lunga appartenenza al ducato longobardo, succeduto, dopo la parentesi ostrogota di Dietrich/Teodorico, al dominio romano. Scrive infatti Paul Tschurtschenthaler: “Ancora nell’anno 870 a Termeno era insediato il conte Enrico, che applicava la legge longobarda”. Al di là del confine, peraltro assai mobile in Bassa Atesina, nel comune di Appiano, si erano invece insediati i Baiuvari, altro popolo di stirpe germanica. Insomma, la Bassa Atesina divenne, a periodi alterni, terreno di scontro e di incontro tra questi due popoli “barbari”.
La valle dell’Adige fino a Bolzano era di pertinenza baiuvara ma nell’VIII secolo il re longobardo Liutprando, che sposò Guntrada, figlia del conte baiuvaro Grimoaldo, la strappò al suocero con la scusa di una dote insufficiente e occupò temporaneamente Bolzano e il meranese. In quel periodo, Caldaro e Termeno divennero roccaforti longobarde in terra baiuvara, tanto che ancora nel XVII secolo gli era riconosciuto il diritto di vivere secondo usanze e leggi longobarde.
La tradizione longobarda venne ripresa dai principi-vescovi trentini, nelle cui mani il paese rimase, dopo una parentesi nel XIII secolo, quando se ne impossessò il “fondatore” del Tirolo Mainardo II, per quasi 800 anni fino al XVIII secolo. In un documento del 1200, “Tremeno” viene citata come proprietà del principe-vescovo trentino, amministrata per suo conto da un gastaldo (Gastaldio Tremeni), tipica figura di borgomastro-giudice longobardo. Accanto al gastaldo, viene nominato anche uno “scario de Termeno”, insomma uno sgherro.
La permanenza trentina di Termeno termina il 4 maggio 1777, quando i vescovi cedono il paese a Maria Teresa in cambio di Castello in Val di Fiemme. Un breve ritorno “alle origini” si ebbe in epoca fascista, quando Termeno fu aggregato alla circoscrizione di Cavalese: ma questa è un’altra storia.
Da sempre il capoluogo altoatesino soffre di una serie di problemi irrisolti. Tra questi soprattutto vi sono la viabilità e la carenza di alloggi a prezzi accettabili. Gli artigiani di CNA nei giorni scorsi proprio in merito a queste due problematiche hanno fatto alcune proposte specifiche, allargando il discorso e rilanciando l’idea che il prossimo futuro della zona di Bolzano e dintorni debba essere ripensata (quasi) in termini di “area metropolitana”.
CNA ha fatto due specifiche proposte nell’ottica dello sviluppo urbanistico della città capoluogo. E il tema – a nostro avviso – è d’interesse anche per la Bassa Atesina, la Valle dell’Adige e il meranese, perché stiamo parlando dell’oggettivo “cuore” pulsante della nostra provincia, ormai tutti di questo ne sono consapevoli. La prima proposta prevede la realizzazione di un “quartiere sostenibile” nel quadrante delle vie Siemens e Galvani, tra ponte Palermo e ponte Roma, per intenderci. L’idea è di farci tornare i nuovi artigiani 2.0 in grado di convivere, anche, con edilizia residenziale specifica, ovvero le foresterie per lavoratori previste dalla nuova legge provinciale. La seconda proposta di CNA è quella di tornare a pensare ad un tavolo di confronto che consenta di pensare a Bolzano e dintorni quali come una città metropolitana, ovvero un’area vasta che – per risolvere i propri problemi – deve finalmente decidersi a lavorare in sinergia, con la necessaria supervisione della Provincia. Abbiamo deciso di farci spiegare meglio le cose dal presidente di CNA Claudio Corrarati e dal direttore Gianni Sarti, che abbiamo incontrato nella loro sede di Via Augusto Righi.
Claudio Corrarati e Gianni Sarti
UN QUARTIERE “SOSTENIBILE”
Le vostre proposte sono arrivate come un fulmine a ciel sereno, in questo periodo caratterizzato dalla grande incertezza in vista delle ormai prossime elezioni politiche nazionali. Qual’era il vostro intento?
Corrarati – Non bisogna aver paura di avere coraggio. L’intento era quello di stimolare e creare probabilmente anche qualche.. disturbo. Si tratta di per sé di un tema fermo a venti anni fa. All’epoca lo sviluppo della città fu al centro dell’attenzione di diversi personaggi apicali, tra cui l’arch. Silvano Bassetti, ma poi si è fermato tutto.
In vent’anni molte cose sono cambiate…
Corrarati – Sì, quasi tutto! Soprattutto sono cambiate le tipologie delle attività economiche. Ci stiamo spostando tantissimo sulla digitalizzazione e i servizi. L’industria e il manifatturiero naturalmente dovranno rimanere, sono una fetta importante per il nostro territorio e il resto d’Italia. Ma oggi i cosiddetti artigiani digitali sono davvero a basso impatto ambientale e possono convivere senza problemi con il residenziale in aree dalle quali a suo tempo erano stati allontanati a causa del rumore che producevano, ecc. Una volta gli artigiani a Bolzano stavano nei quartieri, ma poi sono stati spostati ‘al di là dei ponti’. Col tempo si sono aggregati in consorzi, ma restano al momento ancora fisicamente distanti da dove vivono i cittadini.
Sarti – La stessa Provincia recentemente ha introdotto il concetto di ‘zone miste’. Oggi l’artigianato in altre città convive benissimo con la residenza.
In realtà la Provincia questa cosa dovrebbe saperla bene: l’artigianato è molto diffuso nel resto del territorio.
Corrarati – Proprio così. D’altronde noi non vogliamo mettere in discussione gli spazi radicati occupati dalle industrie. La possibile nuova convivenza tra alloggi e artigiani deve andare di pari passo con una riqualificazione urbana che deve toccare diversi aspetti: ambientale, viabilistico e degli investimenti. Questi ultimi dovrebbero essere in grado di promuovere un prezzo calmierato per gli alloggi, sia in affitto che in vendita.
Nel quadrante tra Via Siemens e Via Galvani tra l’altro sono già previsti degli importanti interventi infrastrutturali, in termini di viabilità.
Corrarati – Sì. E in quella zona è già presente un centro che dentro di sé ha di tutto e di più, dal cinema alla farmacia, dal supermercato ai negozi di abbigliamento. Nella stessa zona ci sono anche scuole e servizi, tra cui importanti sedi di uffici comunali e altri servizi potrebbero ancora essere aggiunti. Nel prossimo futuro non lontano da lì ci sarà anche una sede dell’Università con gli studenti che, giustamente, cercheranno specifici servizi. E allora perché non realizzare proprio lì un quartiere della sostenibilità?
In realtà nei giorni scorsi i responsabili di Assoimprenditori si sono detti contrari alla realizzazione di alloggi in quella zona…
Sarti – Questo ha davvero poco senso. Nella legge urbanistica la Provincia recentemente ha previsto un censimento nei comuni di tutti gli spazi e gli edifici dismessi, nell’ottica del risparmio di suolo. A maggio sono uscite le linee guida ma non sono stati ancora stabiliti dei termini per la presentazione dei risultati di questi censimenti. Si tratta di un grave errore. Tutti sono d’accordo sul fatto che non bisogna occupare nuove aree, ma allora deve almeno essere possibile edificare dove ci sono terreni o edifici dismessi. Per Bolzano si tratta di un percorso obbligato. Il cuneo verde non si può toccare, l’area tra Bolzano e Laives non si può toccare per motivi politici e allora… se verso Laives, Terlano e Appiano non ci si può espandere, Bolzano dovrà per forza trovare al proprio interno nuove aree abitative, oltre che produttive.
Corrarati – Ben inteso: noi di CNA non vogliamo che tutta la città diventi residenziale. Vogliamo semplicemente continuare a portare avanti le esigenze di datori di lavoro e partite IVA. Salvaguardando naturalmente le necessità delle aziende importanti che hanno bisogno di spazi adeguati. Tra l’altro voglio far notare che le acciaierie si trovano a due passi dalle zone residenziali di Oltrisarco e non è che per quello ad un certo punto sono state allontanate… è ovvio che ci si deve mettere a un tavolo con tutti i soggetti coinvolti. E anche per la viabilità occorre trovare una formula nell’immediato. è giusto costruire strade e infrastrutture, ma è altrettanto importante riuscire a gestire l’ordinario con le nuove tecnologie. Dobbiamo finalmente predisporre, ad esempio, dei sistemi digitali su pannelli che non costringano gli automobilisti che si recano in centro a doversi fermare davanti ai vigili urbani che – proprio in quel momento – sbarrano la strada perché i parcheggi ormai sono esauriti. Il personale dovrebbe stare nelle sale operative, non per strada. La grande fortuna delle crisi è quella di stimolare le opportunità. In questo periodo qualcuno in più prova a prendere la bicicletta o un mezzo pubblico; abbiamo tutte le possibilità per avere una nuova visione per la città, ragionando su queste aree.
UNA NUOVA “AREA VASTA”
La vostra seconda proposta invita a non pensare più al capoluogo come un’identità singola ma a un territorio che comprenda anche i comuni limitrofi. Ormai gli interessi sono comuni, per molteplici aspetti.
Corrarati – è un fatto. Bolzano concentra interessi che sono condivisi col resto del territorio provinciale e alle città limitrofe. Si tratta di spazi sportivi, culturali, di ricerca, la Fiera. Ci vuole un tavolo di concertazione tra i comuni limitrofi e Bolzano. Non parliamo di una vera e propria area metropolitana regolamentata, ma occorre andare verso un concetto di “area vasta”, pensando agli interessi comuni in un’ottica di sviluppo. Bisogna riprendere ad avere insieme uno sguardo a lungo termine, come vera e propria mission.
In realtà in questa fase tutti boccheggiano, non solo i partiti. Tanti manifestano sempre di più l’interesse verso una soluzione volta a sbloccare l’area di Bolzano e dintorni da questa situazione di stallo, sotto diversi punti di vista. Viabilità ma non solo; anche alloggi con costi sostenibili e una riorganizzazione urbana al passo con i tempi.
Sarti – Ci sono veti incrociati che bloccano tutto, ma che vanno superati. L’areale è fermo, il cuneo verde intoccabile, Laives mette le barricate, persino lo sviluppo della piccola zona artigianale di Viale Druso viene condizionato dalla possibilità di liberare l’area delle caserme Huber. Per non parlare degli industriali che preferiscono lasciare i capannoni vuoti.
Corrarati – In città a Bolzano c’è una componente politica che guarda principalmente agli interessi immobiliari e la salvaguardia del verde. Le due priorità finiscono per essere queste.
Il Comune di Bolzano potrebbe fare di più per cambiare la situazione?
Corrarati – Potrebbe fare molto di più. Ad esempio ottenere la gestione delle aree produttive nei prossimi anni; attualmente sono quasi tutte di competenza provinciale.
Sarti – Ogni comune deve fare un piano di sviluppo comunale territorio e paesaggio. Se Bolzano fa il suo senza dialogare con i comuni limitrofi si tratta di un grave errore. Bisogna almeno provarci.
Corrarati – Bolzano deve diventare una città laboratorio per avviare una politica che ha bisogno di una condivisione differente dal punto di vista dell’autonomia. Bisogna fare davvero “comunità”.
Sarti – Un ulteriore blocco del capoluogo si ritorcerebbe contro il resto del territorio, per forza di cose. Se blocchi il ganglio centrale, ne risente anche la periferia. E questo vale anche per il turismo.
Ecco, il turismo…
Corrarati – Badate bene che oggi i turisti vengono in massa a Bolzano anche quando è bel tempo, perché gli ospiti hanno fame di cultura, arte e storia.
Sarti – E se si blocca il capoluogo non si raggiungono neanche più le valli. In ogni caso non si deve più pensare in termini di smart city ma di smart land, oramai.
Corrarati – Occorre pensare ad una mobilità diversa. In futuro non dovremo più utilizzare così tanto il mezzo privato. Magari saranno tutte auto elettriche, silenziose con le farfalle che ci girano intorno, ma saremo ancora e sempre invariabilmente in coda.
Alloggi per i lavoratori: cosa si può fare in tempi brevi?
Corrarati – Le aziende sono in difficoltà perché i lavoratori non riescono a trovare casa a Bolzano a prezzi sostenibili e finiscono tutti in periferia. La legge provinciale dà la possibilità alle aziende di realizzare vani ad uso foresteria, ma da questo punto di vista c’è al momento troppa lentezza burocratica.
Sarti – I piani di attuazione comunali e provinciali devono essere adeguati, però. Ed è quello che purtroppo sta succedendo a causa della solita inerzia degli uffici pubblici.
Si chiama Refill (riempire, in inglese), il progetto ideato e realizzato dalla Federazione Ambientalisti Alto Adige, che si pone l’obiettivo di mappare, attraverso una piattaforma consultabile gratuitamente online, tutte le fontane e i punti di prelievo di acqua potabile dell’intera Provincia.
Quando l’impegno giovanile si sposa con progetti utili all’intera comunità e dal forte impatto ambientale, il risultato non può che essere vincente. Da qualche anno a questa parte le nuove generazioni sono diventate portatrici di buon esempio per quanto concerne le tematiche della sostenibilità e del cambiamento climatico. E anche a Bolzano – e in Alto Adige in generale – le iniziative in questa direzione sono diverse. Come Refill (riempire, in inglese), progetto ideato e realizzato dalla Federazione Ambientalisti Alto Adige, e che si pone l’obiettivo di mappare, attraverso una piattaforma consultabile gratuitamente online, tutte le fontane e i punti di prelievo di acqua potabile dell’intera Provincia. Un progetto avviato già da qualche mese sulla falsariga dei modelli nati in altre grandi città europee come Bristol e Amburgo, e che oggi riceve nuovo slancio grazie al supporto dei ragazzi di YouDo!BZ, un progetto costola del Jugenddienst Bozen, che aiuteranno d’ora in poi nell’aggiornamento della banca dati. In Alto Adige, d’altronde, abbiamo la grande fortuna di poter bere fuori casa acqua buonissima senza doverla comprare al supermercato. Basta prendere la propria borraccia e riempirla in una delle numerose fontane dislocate sul territorio da cui zampilla acqua pura e freschissima. È questo il senso di Refill: far accedere facilmente le persone ad un bene primario come l’acqua senza inquinare. Appoggiandosi alle fontane pubbliche sarà possibile evitare la produzione di rifiuti in plastica, riducendo al tempo stesso le spese personali e della collettività. Parallelamente si ridurranno anche i trasporti del materiale e le emissioni di CO2. Ad oggi la piattaforma Refill conta già 1.700 punti di prelievo d’acqua, di cui circa un centinaio a Bolzano. E con l’aiuto dei ragazzi di YouDo!BZ si punta a incrementare velocemente questo numero. A inserire i nuovi hotspot di acqua potabile saranno Igor Danzi e Ripudaman Singh, due giovanissimi che si sono sin da subito interessati al progetto. “Non posso nascondere che siamo molto contenti di poter contare sul loro aiuto. Avere delle forze fresche così rappresenta per noi un’autentica boccata d’aria fresca”, spiega Josef Oberhofer, presidente della Federazione. E anche il funzionamento della piattaforma, che ricordiamo essere aperta e accessibile a tutti i cittadini, è semplice e intuibile: “Per fare una segnalazione è necessario registrarsi. Così facendo si potrà scegliere tra due opzioni: aggiornare i punti preesistenti con informazioni rilevanti, offrendo così un valore aggiunto per tutti, oppure inserire dati completamente nuovi, registrando nuove fonti e fornire le informazioni correlate”, continua Oberhofer. La piattaforma Refill (www.refill.bz.it/it) è quindi alimentata dalla conoscenza e dall’impegno di molte persone che vogliono contribuire alla riduzione dei rifiuti in plastica. Una volta entrati sul sito ci si imbatte nella mappa della Provincia di Bolzano. Basterà scegliere la zona di nostro interesse e zoommare selezionando la fontana più vicina a noi. Con un semplice click sarà possibile ottenere molte informazioni tra cui la via in cui è localizzata, le fotografie, la qualità dell’acqua e i dettagli sull’accesso alla fontana.