Al via la Stagione estiva del Teatro Sociale di Trento

Da luglio a settembre tornano gli appuntamenti con il TEATRO CAPOVOLTO. Tanta musica, stili di danza differenti, spettacoli di prosa, poetry slam, incontri letterari, cinema e appuntamenti all’insegna della comicità e del divertimento. Questo e molto altro ancora nel nuovo calendario proposto dal Teatro Capovolto – La città in scena, la nuova Stagione estiva del Teatro Sociale programmata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara.

Una ricca offerta che per il terzo anno consecutivo andrà in scena all’interno della splendida cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco rivolto verso Piazza Cesare Battisti. La Stagione estiva del Teatro Sociale si inserisce all’interno del contenitore “Trento aperta 2022 – Sogna, Pensa, Vive”, promosso dal Comune di Trento.

Il programma racchiude al suo interno un numero di proposte eterogenee e di grande qualità, che dal 1 luglio al 3 settembre animeranno l’estate trentina. 

Ci sarà spazio per alcuni grandi nomi del panorama musicale nazionale e internazionale (Suzanne Vega, Frida Bollani Margoni, Sons of Kemet), per importanti realtà teatrali (Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Metastasio di Prato), per la danza di Aterballetto e per gli spettacoli dedicati all’uomo e al pianeta in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze. 

E non poteva mancare un’attenzione alle realtà artistiche territoriali, con volti amati dal pubblico trentino come Andrea Castelli, Mario Cagol, Lucio Gardin e Loredana Cont, oltre agli innovativi progetti proposti da OHT [Office for a Human Theatre], Miscele d’Aria Factory e Collettivo Palco Verticale, al concerto con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, fino agli appuntamenti cinematografici in collaborazione con Cineworld Trento.

Infine, grande spazio anche alla poesia con il poetry slam e il premio intitolato a David Wilkinson, e al mondo della letteratura con il piccolo festival letterario “Prometeo Capovolto”.

MUSICA

Si comincia l’1 luglio con un evento che vedrà protagonista il Corpo Musicale Città di Trento in un viaggio musicale sulle orme di Marco Polo (prima assoluta), per tuffarsi il giorno successivo negli anni ’80 con i Radiottanta (entrambi ad ingresso gratuito).

Successivamente, il 9 luglio il palco del Sociale ospiterà la giovanissima pianista Frida Bollani Magoni, mentre il 16 luglio sarà il turno di un grande nome come la statunitense Suzanne Vega. Si proseguirà il 20 luglio con il batterista americano Makaya McCraven ed il 23 luglio con la super band londinese dei Sons of Kemet.

Giovedì 28 luglio spazio all’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Beatrice Venezi, mentre il 29 e 30 luglio sono in calendario due serate dedicate ai giovani artisti in collaborazione con UploadSounds che faranno da ideale apertura ai concerti del Summer Festival 2022.

A completare la proposta musicale ci sarà il concerto con la compositrice pakistana Arooj Aftab (4 agosto), per proseguire poi il 5 con Trentin-Country Band, il nuovo progetto musicale di Miscele d’Aria Factory. A concludere, il 6 agosto il musicista sardo Paolo Angeli sarà a Trento per presentare il suo ultimo album: Rade.

PROSA

Mercoledì 6 luglio il Collettivo Palco Verticale (formato da professioniste e professionisti dello spettacolo trentino) proporrà Indagine Viva, un happening teatrale in cui il pubblico sarà grande protagonista. A seguire, il 7 luglio, l’attore comico Claudio Morici salirà sul palco con il divertente Alexo (prodotto dal Teatro Metastasio di Prato). A metà tra teatro e musica è invece Il Passo del respiro, progetto teatrale ispirato ai canti di montagna realizzato da OHT [Office for a Human Theatre], con il sound designer Davide Tomat e con il Coro Sass Maor diretto dal M° Luigi Azzolini. 

Giovedì 14 luglio toccherà all’amato attore trentino Andrea Castelli con Bocinbici, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano. Accompagnato alla chitarra da Emanuele Dell’Aquila, Castelli racconterà il mito della bicicletta per un ragazzino degli anni ’50. Il 21 luglio spazio a Trucioli (Compagnia Gli Omini), mentre il 3 agosto sarà il turno de La grande nevicata dell’85, testo di Pino Loperfido con Mario Cagol e Alessio Zeni (regia di Andrea Brunello). 

Ma ci saranno anche occasioni di sano umorismo con altri due artisti a cui il pubblico trentino è particolarmente affezionato: il 22 luglio Loredana Cont proporrà Dante me fradel, mentre il 31 agosto tocca a Lucio Gardin con Il sorriso è una curva che raddrizza tutto. 

All’interno della proposta di spettacolo del Teatro Capovolto ci sarà spazio anche per “Teatro Antropocene”, l’interessante rassegna proposta in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze e con la direzione artistica di Andrea Brunello (Compagnia Arditodesìo). Si tratta di un ciclo di quattro spettacoli che cercano di indagare e riflettere sulle attuali condizioni dell’uomo e del pianeta. 

DANZA, CINEMA E LETTERATURA

Venerdì 15 luglio si inizia con La Danza Capovolta, una serata con i migliori talenti provenienti dalle scuole di danza della Provincia (direzione artistica di Donatella Zampiero e Paolo Golser). Ma la proposta di danza animerà anche il Centro Storico con la “Danza Urbana”, due appuntamenti (a ingresso libero) che vedranno protagonisti i vincitori del Bando Danza Urbana XL 2022: il 17 luglio con Room 22 (FUNA) e Manbuhsona-Site Specific (IVONA), mentre il 31 luglio con le performance The Halley Solo (Fabrizio Favale) e Walter (Laura Gazzani). 

Una proposta di danza multiforme che il 24 luglio arriverà fino alle sale del Castello del Buonconsiglio con un evento che vedrà coinvolta la prestigiosa compagnia Aterballetto, che nelle splendide sale del Castello metterà in scena Stanze \Rooms, performance site-specific itinerante.

E per gli appassionati della settima arte, il Sociale ospiterà anche il “Cinema Capovolto”, con otto interessanti titoli in calendario offerti in collaborazione con Cineworld Trento: Belfast, Mamma Roma, Il ritratto del duca, La figlia oscura, The Alpinist-Uno spirito libero, Mullholland Drive, Licorice Pizza, Ennio.

E all’interno del ricco cartellone estivo troveranno collocazione anche alcuni appuntamenti dedicati alla poesia e alla letteratura, come il David Wilkinson Poetry Slam per commemorare l’opera e la figura di David Wilkinson, poeta, letterato e docente scomparso prematuramente la scorsa estate. Ma non finisce qui perché da giovedì 1 a sabato 3 settembre sarà possibile ‘incontrare’ a teatro alcuni protagonisti della cultura italiana e internazionale con “Prometeo Capovolto”, piccolo festival letterario che indaga le relazioni profonde tra letteratura, attualità e teatro attraverso una serie di incontri con gli autori e le loro opere. 

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Eureka: il concorso per giovani inventori

Al via la seconda edizione del bando per promuovere le discipline scientifiche a tutti i livelli. Iscrizioni fino al 30 giugno 2022. Vettorato: “Promuovere una cultura scientifica tra i giovani”.

La prima edizione di “Eureka!” ha visto la partecipazione di oltre 50 ragazze e ragazzi. Un percorso rivolto a nuovi inventori, tra gli 8 e 18 anni, ideato per promuovere le discipline scientifiche tra i giovani. Il progetto si rinnova anche quest’anno, in concomitanza con l’avvio dell’edizione 2022 di “Le mille e una scienza” (milleeunascienza.com), il programma di attività di divulgazione scientifica rivolto a ragazzi, ragazze e a tutta la cittadinanza di Arciragazzi Bolzano – Teslab. “È grazie alla scienza e alla ricerca che la società progredisce” sottolinea l’assessore alla cultura italiana Giuliano Vettorato. “Pensiamo semplicemente al fondamentale ruolo svolto dagli scienziati durante la pandemia che stiamo attraversando. Ritengo fondamentale promuovere una cultura scientifica tra le giovani generazioni. Eureka, il concorso per giovani appassionati dell’ufficio politiche giovanili, è uno strumento azzeccato, che vuole valorizzare in maniera semplice, e non puramente scolastica, le passioni delle ragazze e dei ragazzi della nostra provincia”.

UN CONCORSO,  PIU’ COLLABORAZIONI

Eureka!” è organizzato dall’Ufficio politiche giovanili della Ripartizione cultura italiana della Provincia, con la collaborazione dell’Ufficio Ricerca scientifica della Provincia, dell’intendenza scolastica italiana e della Facoltà di scienze e tecnologie informatiche della Libera università di Bolzano. “Il premio nasce per “stanare” quei giovani che magari non vanno benissimo a scuola, ma in realtà stanno coltivando, nelle loro camerette, importanti passioni in ambito scientifico e tecnologico” sottolinea il direttore dell’Ufficio politiche giovanili Claudio Andolfo. “L’obiettivo è valorizzarli agli occhi dell’opinione pubblica e farli diventare testimonial di passioni che devono diventare “cool”, tanto quanto siamo riusciti a fare con la musica e il teatro” conclude Andolfo. Il bando “Eureka” scade il 30 giugno 2022: la premiazione avverrà durante il festival della scienza “Le mille e una scienza” che si terrà a Bolzano in autunno 2022. È possibile partecipare singolarmente o in gruppo. 

Per tutte le informazioni gli interessati possono visitare il sito dedicato al bando Eureka (bit.ly/3tt724N ) e per ricevere supporto nella partecipazione al concorso e nella realizzazione del proprio lavoro, scrivere all’indirizzo eureka.concorso@gmail.com

Una passeggiata ecologica per Salorno

Una passeggiata ecologica partita da Piazza San Giuseppe a Salorno e terminata al biotopo Paludel, con l’obiettivo di rendere la zona più pulita e quindi vivibile per tutti. È quella organizzata lo scorso 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente dalla onlus Plastic Free e dalla sua referente locale Maria Pia Weber, e alla quale hanno partecipato circa una ventina di persone e volontari. E il risultato è stato incredibile: sotto il caldo afoso di inizio estate sono stati raccolti ben 230 kg di rifiuti e materiali vari come plastica, bottiglie, mozziconi, cuscini e persino un piccolo frigorifero. I sacchetti sono stati poi lasciati in determinati punti raccolta prefissati con il Comune per il ritiro. I partecipanti – tra di loro anche due giovanissimi e tre ragazze del Centro di riabilitazione psichiatrica Gelmini – si sono impegnati e hanno lavorato senza sosta uniti dallo stesso scopo: “È un impegno faticoso, però quando ti volti indietro e vedi tutte le magliette blu raccolte sotto la stessa bandiera di Plastic Free capisci che sei sulla strada giusta per aiutare l’ambiente che ci circonda in maniera concreta”, spiega Weber.
L’iniziativa, oltre all’atto pratico di pulizia delle strade, puntava infatti a sensibilizzare la popolazione dimostrando che se si vuole si può aiutare l’ambiente in maniera attiva. La stessa iniziativa verrà replicata sabato 18 giugno a Magrè.

Autore: Alexander Ginestous

Gli anni francesi nell’Unterland

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, gli equilibri europei furono sconvolti dalle guerre napoleoniche. Il millenario Sacro Romano Impero della nazione germanica conobbe il suo tramonto e, per così dire, nulla fu più come prima. Anche la Bassa Atesina fu coinvolta negli eventi di quel periodo turbolento, trovandosi i suoi territori sulla linea di confine tra le potenze belligeranti.
Nel giro di pochi anni, cambiò “padrone” per ben quattro volte. Il principato ecclesiastico di Trento, istituito nel 1004 da Enrico II a favore del vescovo tridentino Udalrico I e di cui Unterland e Oltradige erano parte integrante, fu soppresso al pari di quello di Bressanone. I trattati di Campoformio (1797) e di Luneville (1801) stabilirono che i principati ecclesiastici sarebbero serviti a indennizzare i principi tedeschi deposti da Napoleone.
Nel 1802 a Francesco II fu attribuita la piena sovranità su entrambi i principati vescovili, che vennero annessi all’Austria e uniti alla provincia del Tirolo.
Il 10 gennaio 1801, le truppe francesi salirono lungo l’Adige da Salorno verso Bolzano. La tregua armata tra le parti reggeva a fatica. Nessuno capiva quale fosse il suo destino e, per non sbagliare, nessuno voleva deporre le armi. I Francesi, che avrebbero dovuto ritirarsi, si fermarono tra Laives e Bronzolo e in quest’ultimo paese, stabilirono il loro quartier generale. Anche tutti gli altri paesi della Bassa furono occupati dai 5000 e più soldati di Napoleone, da Montagna a Magrè, da Aldino a Cortaccia. La linea di confine tra le due potenze correva da Bressanone a Bolzano e da qui a Merano fino in Valtellina. In questo modo, tutto l’argine destro dell’Adige e gran parte della Bassa Atesina vennero a trovarsi all’esterno della linea di demarcazione e rimasero di fatto in mano francese. In altre parole, due mesi di caos totale.
Il generale francese Poully pretese di esser accolto a Bolzano poiché, disse, “non si può pretendere che io soggiorni in paesi come Laives o Bronzolo”. A questo punto, il barone von Auffenberg si recò a Laives e presso l’albergo Grosshaus / Casagrande affrontò il generale nemico.
La parziale e provvisoria ritirata delle truppe francesi in Bassa Atesina si protrasse per alcuni mesi e non avvenne senza problemi: nel paese di Aldino, i contadini catturarono tre soldati sopresi a rubare e un quarto venne massacrato a bastonate. A Bronzolo, le truppe napoleoniche rimasero fino al 26 marzo, causando non pochi disagi e danni alla popolazione. In sostanza, le urgenze belliche impoverirono tutti i paesi e ridussero in miseria gran parte della popolazione. La piccola criminalità prese il sopravvento, raccolti andati in fumo, carestia e epidemie varie fecero il resto.
L’uomo di fiducia dei francesi era il trentino Simon Franz Fidel Mundig, curato del paese dal 1794 al 1818. Redasse, in quei giorni, un singolare e dettagliato elenco delle spese “di guerra” sostenute dal comune e dai singoli cittadini. Le case ossia famiglie erano complessivamente 68. Il comune sborsò di suo 15372 fl. e 37 kr. per il sostentamento delle truppe nemiche. Il curato – primo in lista – lamentò perdite per 89,06 fl. Ben 12 fl. gli costarono le guardie della canonica, il resto se ne andò in vino, fagioli, riso e altri generi di conforto. La compagnia di spedizioni di Sacco, che gestiva il trasporto delle merci sull’Adige, subì perdite per 331,45 fl. Per bottiglie e “bicieri” rotti 2,54 fl., per vino buono 37,30, per caffè e “zuccaro” oltre 20 fl., per 2 pajoli e 2 baccine grandi 35,30 fl. Si passa quindi alle spese sostenuto dal fabbro, dal medico, dal calzolaio eccetera. Il maso di Anton Psenner (casa v. Ferrari), subì “perdite” per 3000 fl.: qui erano alloggiate le truppe napoleoniche. Delle 67 case comprese nell’elenco del curato, a metà del secolo scorso (1950) erano rimaste a Bronzolo solo 7 famiglie: i Della Dio (Delladio), Fedrigotti, Lantschner, Valduga, v. Webern, Wiedenhofer e Wieser. Complessivamente, i danni subiti da Bronzolo ammontarono a 33700 Gulden. Non è noto se i danni siano stati risarciti o se la lista della spesa fosse rimasta, per così dire, lettera morta. Anche perché, fino alla sconfitta di Napoleone e alla restaurazione del 1815, con in mezzo l’insurrezione di Andreas Hofer contro i “liberali” bavaresi, passarono altri 15 terribili anni di guerra e povertà.

Autore: Reinhard Christanell

Una città e la sua memoria

L’Archivio Storico della città di Bolzano è un punto di riferimento irrinunciabile per tutti coloro che desiderano conoscere il percorso che attraverso i secoli ha portato il capoluogo alla sua fisionomia attuale, urbanistica, culturale e sociale. Ne abbiamo parlato con la direttrice, cogliendo l’occasione per presentare anche due mostre sul lager di Via Resia, attive presso il Museo Civico.

// Di Caterina Longo

Carla Giacomozzi è responsabile dell’Archivio Storico del Comune di Bolzano, che cura insieme ad Aaron Ceolan. Sulla scia di una formazione da archeologa con studi a Pavia, Giacomozzi dalla metà degli anni ‘90 ha iniziato un profondo lavoro di ricerca per portare alla luce la storia del Lager di Bolzano e le mille altre vicende legate a quelle pagine di storia cittadina, nazionale e mondiale. La chiacchierata inizia parlando dell’Archivio, che si trova sotto i portici – in quella che è stata l’antica (bellissima) “sede del municipio di Bolzano, fino al 1907”- ci racconta.

Carla Giacomozzi e Aaron Ceolan

L’INTERVISTA

Cosa si trova nell’Archivio Storico?
Conserviamo, innanzitutto, il patrimonio archivistico e storico che riguarda l’amministrazione comunale – documenti, ma anche fondi fotografici, come quello relativo ai lavori pubblici. Ma non solo: riceviamo anche donazioni di fondi privati, come ad esempio quello di Franz Thaler che ci è stato donato l’anno dopo la sua morte, nel 2016 (sopravvissuto al campo di concentramento di Dachau, dove era stato deportato per diserzione nel 1944, in vita Thaler si è distinto come limpido e coraggioso testimone, ndr). Custodiamo poi i documenti, i libri e la documentazione fotografica della Fondazione Rasmo-Zallinger. Si tratta di un patrimonio molto vasto: siamo al lavoro per riordinarlo, parliamo di 14 mila volumi di storia dell’arte e 70 mila documenti fotografici sui monumenti del territorio. Quando il lavoro sarà terminato sarà un archivio immenso, una fonte ineguagliabile per lo studio della storia dell’arte del nostro territorio.

E qual è il documento più antico che custodite?
Un contratto di vendita per una cantina del 1223 (sorride) – un documento in cui in qualche modo c’entra il vino.

Negli anni l’Archivio Storico si è distinto a livello internazionale per un lungo e approfondito lavoro di ricerca sul Lager di Bolzano, prima pressoché sconosciuto. Come è iniziato?
Quando ho cominciato nel 1995 non c’era nulla…

L’installazione al mure del Lager in Via Resia

Ma perché, prima il Lager non era stato un tema?
La memoria è un lusso. Ci si arriva quando si è tranquilli. Preciso però che non abbiamo seguito quello che chiamo il “filo del sangue”; le torture, gli aspetti macabri. Non mi interessava la lettura politica o politicizzante, ma volevo portare alla luce una parte della storia della nostra città.

E come si è svolto questo immenso lavoro?
L’ANPI (Associazione nazionale partigiani) di Bolzano e la Comunità Ebraica di Merano sono stati i primi referenti locali a cui chiesi aiuto, a metà degli anni ‘90, per il reperimento delle informazioni sul Lager. Sono partita dalle persone, dai testimoni dell’epoca: grazie alla collaborazione con l’ANED (Associazione nazionale ex-deportati nei campi nazisti) di Milano e in particolare al loro ricercatore Italo Tibaldi (ex deportato) abbiamo ricostruito un elenco di circa 1000 nomi di persone che erano passate per il Lager. A questi nomi abbiamo quindi inviato una copia del libro “L’Ombra del Buio” con busta già affrancata e – con il nostro indirizzo – un questionario da compilare.

Avete avuto risposte?
Sì, in circa 500 ci hanno risposto. Da qui è partito anche un progetto di video interviste. Da questo primo passo, a cascata, sono stati gettati dei fili che ancora oggi, dopo 28 anni, non smettono di portarci a nuove storie, nuovi dettagli. E che continuano a toccarmi, sempre.

In una recente intervista ha detto che l’aspetto principale del suo lavoro è l’ascolto. Cosa “raccontano” quelle che alla gente comune sembrano solo delle carte?
Nel corso di questi anni di lavoro, se stai ad ascoltare, i messaggi arrivano. Sono tante le storie che sono arrivate a noi, storie legate alla città, storie delle famiglie e del lager. Storie che diventano un punto di dialogo potente con il territorio. La cosa bella è che la memoria è di tutti e questo è diventano un progetto di comunità.

Due disegni di Armando Maltagliati

LE MOSTRE

Nell’ambito degli appuntamenti di “Bolzano Città della Memoria 2022” il Museo Civico di Bolzano ospita la mostra “Volti nel Lager” con disegni e ritratti realizzati da Armando Maltagliati nei Lager nazisti di Fossoli, Carpi e Bolzano (in collaborazione con ANPI e ANED). La mostra “Il Lager in Città”, a cura dell’Archivio Storico, presenta invece fotografie, documenti originali e oggetti legati alla storia del Lager nazista di transito di Bolzano. Situato nell’odierna via Resia (civico 80), il Lager fu in funzione dall’estate 1944 al 3 maggio 1945 e vi furono deportate, secondo le fonti, almeno 11.000 persone. Del Lager rimane oggi come unico manufatto originario il muro di cinta. Sono tanti i destini e le storie toccanti che si scoprono nella mostra attraverso lettere e reperti, come ad esempio la tuta indossata durante la sua permanenza al Lager di Bolzano da Alfredo Caloisi di San Donato Milanese, deportato politico. Inoltre sono a disposizione del pubblico gratuitamente le mappe sui “I luoghi della memoria” per scoprire autonomamente le storie dietro le pietre d’inciampo in città, ma anche i luoghi e fatti del 3 maggio 1945.

Autrice: Caterina Longo

Proteggiamoci dalle truffe del trading online

20 milioni di euro di danno e 358 vittime: questi i dati riportati dalla Polizia Postale solamente per quanto riguarda il 2021. E la situazione purtroppo non sembra migliorare, anzi. Al Centro Europeo Consumatori (CEC) Italia – ufficio di Bolzano, le segnalazioni in merito a tale fenomeno sono in aumento.

Al CEC Italia non trascorre una settimana senza che vi sia un consumatore che segnali di avere difficoltà a contattare il broker delle piattaforme di trading online. Presso l’ufficio di Bolzano erano state molteplici le richieste di aiuto già negli anni passati ed ora le segnalazioni si susseguono nuovamente, senza sosta, da inizio gennaio.
I consumatori e risparmiatori italiani sembrano essere presi di mira da apparenti società di intermediazione non autorizzate, che offrono la possibilità di commerciare in valuta estera (forex), contratti per differenza (CFD), materie prime o, più recentemente, criptovalute. Per evitare di incappare nelle varie forme di frode, è fondamentale mantenere alta la guardia.
I falsi broker hanno una serie di elementi in comune: promettono, generalmente nel corso di una chiamata (o più probablimente più chiamate) con il consumatore, alti (per meglio dire, irrealistici) rendimenti e profitti garantiti. Possono offrire un servizio di trading o un servizio di gestione di scambi per conto dell’investitore. Spesso fanno pressione sulla vittima sbandierando offerte a tempo limitato ed esclusive per la persona chiamata (magari viene anche detto di non condividerla con altri).
I clienti così adescati sono poi incoraggiati a investire sempre di più, grazie a dei veri e propri raggiri. In particolare, all’inizio viene loro falsamente mostrato che i presunti investimenti starebbero portando ad alte rendite, in realtà inesistenti. “All’inizio avevo investito 250 euro per provare e – nel giro di qualche giorno grazie al ‘robot’ che sceglie per me degli investimenti sicuri – ho guadagnato 500 euro. Per questo motivo ho bonificato altre somme di denaro: vedevo che funzionava. Ma quando chiesto di riavere il capitale, però il trader online non mi ha risposto o mi ha comunicato che dovevo effettuare ulteriori bonifici per pagare delle tasse”, così riferiva ad esempio un risparmiatore truffato alla consulente del CEC Italia.
Un altro risparmiatore del Trentino-Alto Adige riferisce di aver versato oltre mezzo milione di euro, perché gli era stato fatto credere che, attraverso degli investimenti sicuri, avrebbe ottenuto un ritorno economico di 4 milioni di euro entro pochi mesi. Naturalmente ciò non è accaduto ed il sedicente trader online non è più reperibile.
Ma come è possibile tutelarsi da tali presunti “maghi” del trading online, che sanno essere molto persuasivi e convincenti? Senz’altro è possibile seguire le seguenti cautele.
1) Se non siete voi ad aver contattato il presunto consulente, chiedetevi come egli sia entrato in possesso del vostro numero di telefono. Diffidate da contatti telefonici a sorpresa e da voi non richiesti in nessun modo.
2) Se il presunto consulente possiede qualche vostra informazione personale, non dovete concludere che si tratti di una persona di fiducia: probabilmente ha sfruttato informazioni facilmente reperibili su internet, come sul vostro profilo social.
3) Particolare attenzione devono fare le persone anziane che risultano ancora nell’elenco telefonico: sono tra le vittime preferite dei truffatori, individuate magari anche solo per il nome di battesimo. Se si tratta di un nome poco diffuso fra i giovani, questo può rilevare l’età della vittima scelta. Per esempio, il nome Gertrude potrebbe essere indicativo di una signora matura, la quale molto probabilmente ha qualche risparmio a disposizione. Spesso i sedicenti trader online fanno poi leva sul desiderio di voler aiutare finanziariamente figli o nipoti.
4) Controllate l’archivio degli avvisi ai risparmiatori della Consob, per verificare se la piattaforma di trading online che vi ha contattato o che avete trovato sia già stata segnalata. È possibile farlo visitando il sito: www.consob.it/web/area-pubblica/occhio-alle-truffe.
5) In caso anche di un minimo dubbio, contattate direttamente la Consob, i cui recapiti sono disponibili sul relativo sito internet, per richiedere ulteriori informazioni.
Informazioni sono disponibili gratuitamente contattando il Centro Europeo Consumatori Italia (sede di Bolzano) tel. 0471 980939 email: info@euroconsumatori.org

Alex giovane campione sogna in grande e vola a Montreal

Serio, determinato e capace di emozionarsi quando parla del suo sport. Alex Aufderklamm, ventuno anni di Bronzolo, è un ballerino e performer del palo aereo. Un piccolo campione, che grazie al suo talento è riuscito a vincere due medaglie d’oro ai mondiali Juniores di pole sport e un bronzo ai mondiali Senior di artistic pole. Ma Alex è anche un ragazzo che sogna in grande…

Il giovane atleta infatti ha deciso di entrare a far parte dell’affascinante mondo circo. Un percorso difficile – già intrapreso – che continuerà alla Scuola Nazionale del Circo di Montreal, affiliata al Cirque du Soleil, dove è stato recentemente ammesso. Un primo mattoncino importante in una carriera ancora tutta da scrivere.

Alex, da dove nasce la tua passione per le arti aeree?
A sei anni ho iniziato a fare danza moderna e contemporanea. Successivamente mi sono avvicinato alle discipline aeree come i tessuti e pole sport, la danza acrobatica sul palo. Dopo le prime gare agonistiche mi sono appassionato sempre di più. Nel 2019 ho poi avuto l’onore di conoscere Saulo Sarmiento, famoso artista del Cirque du Soleil, che mi ha suggerito di intraprendere un nuovo percorso nel mondo del circo. Le sue parole sono state sin da subito fonte d’ispirazione e mi ha convinto facilmente. A luglio mi laureerò alla scuola Cirko Vertigo e poi volerò in Canada per il corso annuale di specializzazione in palo aereo.

Quindi all’inizio il circo non era nei tuoi programmi…
Diciamo che non l’avevo mai preso in considerazione come un percorso valido. Non lo conoscevo così bene e a fondo. L’incontro con Saulo mi ha svoltato la vita e mi ha regalato una nuova visione di quello che volevo fare.

Cosa ti aspetti da questa nuova esperienza in Canada?
Mi aspetto un percorso di alta formazione, poter studiare lì è un’occasione per formarsi a 360 gradi, sia a livello sportivo che umano. Ora toccherà a me rimboccarmi le maniche e lavorare per raggiungere il massimo, cercando di uscire dalla mia comfort zone e mettendomi alla prova.

Hai anche degli obiettivi personali che intendi raggiungere?
La mia ambizione più grande è poter lavorare al Cirque du Soleil. È questo il motivo per cui ho iniziato a studiare il circo. L’altro sogno nel cassetto è riuscire a creare una nuova visione attorno alla disciplina del palo aereo, unendo le tecniche e i trick di quest’ultimo con quelle del palo cinese.

L’alta competizione nell’ambiente non ti spaventa?
Viviamo in un mondo globalizzato in cui il livello del lavoro si alza ogni giorno di più. Il mercato richiede persone pronte e affidabili. Anche il circo si è evoluto e la concorrenza è altissima. Sono consapevole che bisogna sempre farsi trovare pronti, e sto studiando proprio questo.

Nel 2018 hai vissuto un’esperienza televisiva nel programma ‘Amici’. Cosa ti ha lasciato?
È stata molto breve ma intensa. Mia mamma mi aveva iscritto di nascosto, quindi per me fu una sorpresa essere lì. Avevo appena 17 anni e, giustamente, ero visto come un ragazzino senza esperienza. Nonostante ciò, ho potuto confrontarmi con insegnanti famosi e ballerini di successo, imparando molto da loro. Credo di esserne uscito più consapevole: quello era il mondo di cui volevo fare parte.

Qual è la cosa che più ami di questo sport?
Quando salgo sul palco sento come se il mondo si fermasse e io entrassi in un nirvana. Amo l’adrenalina che sale e sentire il corpo pieno d’energia che si sprigiona durante la performance. Quando mi esibisco sul palo sento di aver trovato il mio posto nell’universo.

Autore: Alexander Ginestous

Al Kunstforum si gioca in casa con l’arte

Gli anniversari vanno festeggiati degnamente e quello del Kunstforum Unterland merita una celebrazione particolare, visto che quest’anno il vivace spazio d’arte della Bassa Atesina festeggia i 25 anni dalla sua fondazione. Per l’occasione viene quindi proposta una mostra molto particolare, che metterà a confronto due generazioni di artisti: quella dei padri, artisti affermati come Gotthard Bonell, Robert Bosisio e Christian Reisigl e i loro figli Johannes Bosisio, Jonas Reisigl ed Elias Bonell.

L’intento è indagare le strade percorse dal genio creativo in una generazione, quella dei giovani, che è cresciuta a contatto diretto con l’arte. Essere figli d’arte può essere un’eredità pesante, che qui sembra voler esser affrontata in maniera giocosa – non a caso l’invito è una specie di cruciverba in cui si incontrano i nomi degli artisti.
Spiegano gli organizzatori: “25 anni equivalgono più o meno a una generazione: per questo motivo i membri fondatori Gotthard Bonell, Robert Bosisio e Christian Reisigl, ormai tutti pittori affermati, presenteranno una ricca selezione di opere provenienti dal loro vasto corpus artistico. I soggetti comprendono temi e stili a loro particolarmente vicini dal volto umano al corpo, dagli interni ai paesaggi.”
Guardando invece ai lavori dei figli: Johannes Bosisio, che ha studiato presso le accademie di Berlino e Londra, nella mostra presenta sia studi più vecchi che opere totalmente nuove, per un’arte che si muove in equilibrio tra l’elemento naturale e l’aspetto tecnico, metallico.
Jonas Reisigl ha appositamente realizzato per la mostra una serie di sette dipinti ad olio di piccolo formato, che si basano su fotogrammi di diversi film. Elias Bonell ha intrapreso invece un percorso professionale completamente diverso, lontano dall’arte, nel campo tecnico. Da bambino e giovane adulto, tuttavia, si è occupato spesso dell’incisione.
Cosa può aspettarsi il pubblico da una mostra di questo genere? Rispondono gli organizzatori: “Sicuramente un forte respiro intergenerazionale, una sorta di incontro tra Baby Boomers e Generazione Y e la rara opportunità vedere le opere di questi artisti vicine, valutando la manifestazione e l’evolversi di un genio creativo e una ricerca artistica nel tempo.”

Info:
Mostra “Bonell/Bosisio/Reisigl x2”
Inaugurazione: 4.6.2022, ore 20
Fino al 18.06. Orari: mar-sa, 10 – 12 e 16-18. Kunstforum Unterland, Egna. Ingresso libero e gratuito.

Il monopolio di Sacco e le sue angherie

lI trasporti sull’Adige, da Bronzolo a Verona, ebbero un notevole sviluppo a partire dal X secolo, quando il Veneto (esclusa Venezia) fu annesso alla Marca Bavarese di Enrico I. Lo statuto dei radaroli veronesi elencava le “poste significative” per la partenza delle merci, ovvero gli scali di Bronzolo, Egna (“Burgo Egne”), Trento (“Tridenti”), Sacco (“Sacho”), Marco (“Marcho”), Belluno V.se (“Bellunis”) e Peri (“Pyrri”).
Il fiume brulicava di vita, giorno e notte era percorso da ogni sorta di imbarcazioni cariche di barili, colli o passeggeri. Perfino interi eserciti – che per ovvie ragioni avevano la precedenza sulle mercanzie – vennero trasportati sulle zattere. Tutt’attorno, sulle rive e nei borghi, nei magazzini e nelle officine, nelle botteghe e nelle locande fiorivano le attività artigianali e commerciali. Erano i grandi mercati e le fiere il vero motore di questa attività e in particolare quelli dell’ambiziosa Bolzano, a cui partecipavano mercanti da ogni dove.
La corporazione dei radaroli (da rada = zattera) veronesi, i cui statuti risalgono al XIII secolo, fu la prima a gestire in modo “privilegiato” il trasporto delle “legne d’abbrugiare per l’uso della Città e de li legnami grossi per gli edificij e per fare le tavole, così ben legati, et insieme compaginati, che sopra quelli ancora si conducevano le merci, che la Fiandra e l’Alemagna mandano in Italia”.
Con il tempo, ai radaroli veronesi subentrò un’altra, potentissima organizzazione, formata da una decina di famiglie di Sacco presso Rovereto. A costoro (Holzkaufleute und Guetfertiger in Sackh) l’arciduca Ferdinando II rinnovò, in occasione dell’aggregazione nel 1564 di Rovereto – già austriaca dal 1509 – al Tirolo, un diritto esclusivo di spedizione con zattere con il regolamento (Floss-Ordnung) del gennaio 1584. Le famiglie a cui, tra le altre, venne concesso il privilegio furono quelle dei Baroni, Abram, Fedrigotti, Graziadio e Pegolotti. Esse operarono in regime di monopolio per diversi secoli e il loro privilegio venne confermato nel 1605 da Massimiliano III, nel 1665 da Leopoldo I e infine da Carlo VI e da Maria Teresa nel 1744.
I motivi di questa concessione “esclusiva” restano in parte avvolti nel mistero.
Certo è che i maestri di Sacco erano esperti e bene organizzati e, soprattutto, garantivano all’erario viennese il puntuale versamento dei ricchi dazi riscossi da mercanti e spedizionieri. Infatti, da sempre contrabbando e frodi varie erano all’ordine del giorno sul fiume e nei territori circostanti e nessuno come i Saccardi e i loro ufficiali del dazio era in grado di tenerli sotto controllo.
Questi privilegi, e soprattutto la prelazione su tutto il legname della Val d’Ega, erano invisi ai commercianti che avrebbero preferito cedere la propria merce al miglior offerente. Invece i Saccardi li “strozzavano” impietosamente, imponendo, in particolare ai montanari che conferivano i tronchi di larice e abete sui “vodi” (le note Holz-Reif) di Laives, Bronzolo e Egna, prezzi che permettevano a malapena la loro sopravvivenza – e a volte neppure questa.
Vari processi furono intentati presso il Magistrato Mercantile di Bolzano, istituito nel 1633. Le dieci famiglie costituirono dapprima (nel 1691) una e successivamente (nel 1693) due società: la “Fedrigotti, Baroni e C.” e la “Fedrigotti e Baroni”. Queste due famiglie, insieme ai Gelmini (poi trasferiti a Salorno), furono le più importanti del settore e grazie alla loro attività riuscirono ad accumulare grandi ricchezze. Nel 1744 Maria Teresa riconfermò il monopolio della compagnia “infeudata” di Sacco composta da 10 famiglie, a cui concesse addirittura un “feudo vero perpetuo mascolino” – insomma un monopolio ereditario. In questo atto, a parte i rapporti tra le dieci famiglie interessate, furono regolamentati diritti e doveri della società nei confronti delle altre categorie operanti sul fiume.
Le spedizioni avvenivano tutto l’anno e le zattere avevano la precedenza su tutte le altre imbarcazioni. La merce doveva essere pesata a Bolzano prima di essere affidata ai carradori di Laives che le portavano alla dogana di Bronzolo.
Il privilegio della compagnia di Sacco cessò improvvisamente nel 1806 con l’arrivo dei napoleonici e dei bavaresi. Da allora, e fino alla realizzazione, mezzo secolo dopo, della ferrovia, varie compagnie si alternarono, con più o meno successo, nel trasporto delle merci e dei passeggeri sul grande fiume.

Autore: Reinhard Christanell

Un mondo da scoprire in mensa

Fare il giro del pianeta in mensa, gustando i piatti dei paesi più diversi, dai cevapcici della Romania al cous cous del Marocco. Il progetto “Gastone, chef della refezione” ha preso il via a ottobre scorso e accompagnerà fino alla chiusura dell’anno scolastico le mense delle scuole di Laives, S. Giacomo e Pineta.

A fare da “mascotte” e guida culinaria in questo viaggio culinario attorno al mondo un personaggio mascotte che ricorda le figure del Carosello, un simpatico cuoco chiamato appunto Gastone. Dopo oltre otto mesi “in viaggio” con Gastone abbiamo chiesto a Paolo Brunini, dirigente dell’ufficio sociale e cultura del Comune di Laives, come è stato accolto il progetto. “Allora, Gastone verrà promosso?” gli abbiamo chiesto scherzando. “Certamente, ma sarà ripetente comunque!” ci ha risposto a tono, sorridendo. Visto il successo, l’iniziativa proseguirà, ma senza ripetersi, perché Gastone ha un carattere aperto e sperimentale, ed è un “work in progress”, un progetto pilota insomma. 

Ma andiamo con ordine. In dialogo con Brunini scopriamo come è nata l’idea: l’iniziativa non è stata pensata come pacchetto pronto e finito, ma è stata sviluppata grazie a un lavoro di gruppo, che ha visto collaborare diverse professionalità: dal dirigente Brunini ai cuochi e cuoche delle mense con i referenti, fino all’assessora al sociale Claudia Furlani, che si è appassionata fin da subito al progetto, non solo sostenendolo, ma collaborando attivamente “in prima fila” in ogni fase, assaggi dei menu compresi. 

L’intenzione era migliorare il servizio mensa e portare una ventata di novità, ma non limitarsi al classico menu etnico, e così è nata l’idea di fare il giro del mondo, da est a ovest. 

Un modo per portare sulla tavola gusti e sapori di paesi e culture diverse e offrire spunti di approfondimento per conoscerli, quei paesi. Ogni mese è stato infatti presentato un menu diverso, con un volantino in cui il personaggio Gastone spiegava le particolarità e le curiosità legate alle diverse pietanze. Inoltre, i piatti di Gastone hanno ispirato diversi approfondimenti nelle scuole.

OLTRE MILLE PASTI

“La sfida non era da poco, perché dobbiamo preparare oltre mille pasti al giorno rispettando i tempi e le caratteristiche da mensa” ci ha raccontato Brunini. “Occorre mettere insieme la coerenza del piatto con il paese e non andare troppo contro i gusti dei bambini. Il tutto deve essere fattibile in quella mezz’ora di tempo a disposizione dei piccoli per il pasto in mensa” continua. 

Dietro ad ogni piatto che arriva bell’e pronto sui tavoli della mensa c’è un lungo lavoro di preparazione, in cui i cuochi si trovano prima, discutono sui piatti e poi fanno una specie di prova, a cui segue l’assaggio del team dell’ufficio “Che è diventato una specie di rituale ormai”, racconta Brunini, e continua “le ricette di Gastone sono uno spunto anche per noi, per provare a fare a casa i piatti dalle diverse parti del mondo”. Tra le idee in cantiere, per il futuro, c’è infatti la raccolta di tutte le ricette proposte durante l’anno.

IL PURé DI PLATANO…  PIACE!

Quando ci si avventura in territori “inesplorati” o poco conosciuti le sorprese non mancano, anche quelle piacevoli. I cuochi, abituati alla diffidenza e alle critiche di bimbi e bimbe, hanno scoperto non senza sorprese, ad esempio, la rapa rossa nella minestra “chorba”. Un’altra sorpresa è stato il purè di platano- che è poi una banana. Il platano è stato mescolato alle patate e “aveva il sapore della patata dolce, è molto piaciuto” dice Brunini. Per inciso, i platani necessari per la prima prova assaggio sono stati reperiti dal cuoco in un negozio in Via Resia a Bolzano, dopo avventurose ricerche su tutta la via. Per qualche giorno poi la mensa ha accolto chili di platani a maturare – effetti collaterali delle sperimentazioni gastonesche. Su altri piatti si è invece giocato facile, come l’attesissimo hamburgher, presentato nel menu degli Stati Uniti e accolto da un boato di approvazione generale da parte di bambini in mensa. Ma prima i cuochi hanno sudato freddo per riuscire a presentare centinaia di hamburgher a regola d’arte tutti insieme. “Col tempo, è nato un bello spirito di corpo ed è cresciuta anche una certa ambizione da parte del team dei cuochi” commenta Brunini. Nei mesi, il progetto Gastone ha attirato una certa visibilità ed è stato persino oggetto di una interrogazione consiliare da parte dei verdi, per via della dicitura anglofona “Mexico City” invece di “Città del Messico”, riportata nel menu relativo. Interrogazione a cui l’assessora Furlani ha riposto letteralmente per le rime, in poesia, sdrammatizzando: ironia apprezzata dagli stessi consiglieri Giorgio Zanvettor e Luisella Raveane.

SVILUPPI FUTURI

Come accennato all’inizio, l’accoglienza più che positiva del progetto spinge per una sua riproposizione “ampliandone le potenzialità e magari affrontando temi educativi con le scuole, sull’educazione alimentare e ambientale” ci ha detto Brunini, che col team di Gastone sta lavorando per mettere a punto gli sviluppi futuri dell’iniziativa. Che sicuramente non verrà riproposta identica, ma con lo stesso spirito di apertura, per avvicinare i piccoli e non solo a culture diverse. Il tutto senza pesantezze e rigidità, pronti a rispondere ai cambiamenti che, volenti o no, viviamo ogni giorno – quali migliori premesse per il futuro?

Autrice: Caterina Longo