A Trento inizia la programmazione estiva del Teatro Capovolto

Inserzione pubblicitaria – Manca ormai poco all’arrivo dell’estate, e per il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento è arrivato il momento di dare il via alla nuova programmazione del Teatro Capovolto – La città in scena, la Stagione estiva del Teatro Sociale. 

Giovedì 3 luglio prenderà il via il nuovo calendario di appuntamenti che, fino al 30 agosto, colorerà Piazza Cesare Battisti a Trento con un ricco ventaglio di proposte per ogni gusto e per ogni età, tra musica, cinema, spettacoli di prosa, il concorso di poetry slam, incontri letterari e appuntamenti all’insegna della comicità e del divertimento.

Un’offerta di appuntamenti particolarmente articolata, distribuita su quarantatré serate, che per il sesto anno consecutivo si svolgeranno all’interno della meravigliosa cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco rivolto verso Piazza Cesare Battisti. Una veste insolita, ormai entrata nel cuore e nelle abitudini del pubblico trentino e non solo.

Anche quest’anno sul palco del Teatro Capovolto verrà dato ampio spazio alla musica, con concerti che vedranno protagonisti artisti di caratura internazionale come la stella del desert blues Bombino, il prodigioso pianista carioca Amaro Freitas, l’incantevole voce dell’artista franco-caraibica Adi Oasis e la Vegetable Orchestra (in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze), la prima orchestra tutta vegetale di Vienna, oltre a musicisti provenienti dal panorama musicale italiano come Paolo Jannacci, con un repertorio che include anche le canzoni più amate di suo papà Enzo, I Patagarri e l’artista trentina Caterina Cropelli. E ancora, cori, bande, in collaborazione con alcune tra le più prestigiose realtà musicali del territorio regionale come il Conservatorio “F.A. Bonporti” di Trento e Riva del Garda, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, e l’Associazione Musica Riva e il Corpo Musicale Città di Trento, senza dimenticare il concerto dei Jemm Music Project, formazione guidata dal percussionista altoatesino Max Castlunger, il progetto innovativo che riunisce East Coast Cats, Christelle Pascal e la musicista non vedente Ciara Moser, concludendo infine con l’orchestra di legni HoBla-O, un ensemble formato da quasi cinquanta giovani musicisti provenienti da tutto l’Alto Adige.

Ma non finisce qui, perché tornerà la Danza Capovolta, una serata realizzata con la Federazione Trentino Danza che vedrà protagonisti i migliori talenti provenienti dalle scuole di danza della Provincia, e non poteva di certo mancare un’attenzione particolare al teatro, con quattro monologhi tutti al femminile all’insegna della comicità, interpretati da quattro brillanti attrici: ci sarà la stand up comedian Alice Mangione con il suo primo spettacolo da solista “Cruda e nuda”, Arianna Porcelli Safonov con il suo nuovo e divertente progetto “Alimentire”, Lucia Raffaelli Mariani con “Freevola – Confessione sull’insostenibile bisogno di ammirazione”, e Gioia Salvatori con “Cuoro”, oltre al monologo tutto da ridere intorno al tema del vino di Lucio Gardin, che avrà il compito di inaugurare il calendario.

E poi, come ogni anno, ad accompagnare i due mesi estivi del Teatro Capovolto ci saranno i consueti appuntamenti dedicati al cinema realizzati in collaborazione con Cineworld Trento, pronti anche quest’anno a offrire il meglio del cinema italiano ed europeo, tra cui il pluripremiato “Vermiglio” di Maura Delpero.

Infine, a completare la ricca programmazione del Teatro Capovolto ci sarà spazio per gli eventi dedicati alla poesia con il poetry slam e la quarta edizione del premio intitolato a David Wilkinson, poeta, letterato e docente scomparso nel 2021, e al mondo della letteratura con “Prometeo Capovolto”, piccolo festival letterario di due giorni, realizzato in collaborazione con la Libreria Ubik, che quest’anno avrà il piacere di ospitare due importanti attori. L’ospite della prima giornata sarà Andrea Pennacchi, che prima presenterà il suo libro omaggio a Shakesperare, “Se la rosa non avesse il suo nome”, per poi proseguire con “Carta Bianca”, altro momento di spettacolo dedicato al Bardo, con le musiche dal vivo di Giorgio Gobbo. Il giorno seguente, infine, sono in calendario due momenti di incontro e spettacolo dedicati all’indimenticata scrittrice Anna Banti, che vedranno protagonista l’attrice Michela Cescon, vincitrice di un David di Donatello nel 2012, che aprirà il pomeriggio con un incontro dal titolo “Riprendersi il tempo. La narrativa di Anna Banti” (insieme a Giuliana Misserville), per dare successivamente vita a “Lavinia Fuggita”, melologo tratto dall’omonimo racconto di Anna Banti. Il lavoro di Michela Cescon è inserito all’interno del progetto “Lessemi”, prodotto dal Teatro Dioniso, il cui obiettivo è quello di ricostruire l’esperienza e la storia delle donne partendo dalla loro letteratura.

La Stagione estiva del Teatro Sociale si inserisce all’interno del contenitore “Trento aperta 2025 – Un’estate, una città”, ricco palinsesto coordinato dall’Ufficio Cultura turismo eventi del Comune di Trento. 

Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.15.

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Scoprire la vallata con l’ornitologo

Negli ultimi sei anni Enrico Bissardella, ornitologo di Vadena, ha accompagnato con passione i cittadini alla scoperta del territorio. Le sue escursioni, promosse dal Comune tramite il servizio bibliotecario e con il supporto dell’associazione “La secondaluna”, sono aperte a tutti e soprattutto gratuite. L’obiettivo? Far conoscere le bellezze naturali e storiche, che sono spesso sfuggenti, pur trovandosi a pochi passi da casa.

“Ogni anno propongo un nuovo itinerario con l’idea di stimolare la curiosità e sensibilizzare i cittadini al rispetto per l’ambiente – racconta Enrico Bissardella -. Tutti i percorsi si svolgono tra la Bassa Atesina e l’Oltradige, un territorio ricchissimo di biodiversità e storia”. 

In sei anni sono state realizzate la bellezza di dodici escursioni partendo dal Monte di Mezzo, nel territorio comunale di Vadena, per poi toccare luoghi come i laghi di Monticolo, il Colle Olmo, Castel Feder e, lo scorso anno, la vecchia funivia per la Val di Fiemme. 

L’edizione 2025 ha condotto i partecipanti, una ventina in tutto, alla scoperta della forra del torrente Rastenbach, spettacolare canyon naturale che scende dalle pendici di Castelvecchio fino a sfociare nei pressi di Caldaro. “È un ambiente affascinante dove si può osservare una ricca fauna, tra cui la salamandra e, in uno dei pochi luoghi dell’Alto Adige, il gambero di fiume”, spiega Bissardella. 

Ascoltare la voce della natura

Negli ultimi anni l’accessibilità del sito è stata migliorata grazie alla realizzazione di nuove scalinate in metallo e terrazzamenti panoramici, che sostituiscono le vecchie strutture in legno deteriorate dall’umidità. I balconi naturali offrono scorci mozzafiato sulla Bassa Atesina, l’Oltradige e il lago di Caldaro. 

Durante la camminata, priva di particolari difficoltà, Bissardella ha alternato momenti d’osservazione naturalistica a spiegazioni su vegetazione e fauna. “Abbiamo distinto insieme i suoni del bosco, ascoltato i richiami e avuto la fortuna di osservare rapaci in volo, come la poiana e perfino un falco pellegrino intento in un’azione di caccia”. Non è mancato l’aspetto storico, perché alla sommità del percorso sorgono le rovine della basilica paleocristiana di San Pietro, risalente al VI secolo d.C. 

Ne rimangono visibili i muri perimetrali, l’abside e tracce di antichi affreschi. Poco distante si trovano una vasca scavata nel porfido, probabilmente un fonte battesimale, e un dosso con coppelle, incavi circolari usati secondo alcune teorie per scopi rituali o pratici. A conclusione dell’escursione, i partecipanti hanno potuto ammirare il paesaggio dalla terrazza panoramica di Castelvecchio, tra commenti entusiasti e promesse di tornare. “Mi ha fatto piacere – conclude Bissardella – sentire nei giorni successivi alcuni escursionisti parlarne ancora con stupore nei bar del paese. È segno che questa iniziativa riesce davvero a lasciare il segno”. 

Obiettivo benessere

Sempre presente anche la vicesindaca Martine Parise, che da anni sostiene attivamente il progetto, credendo fermamente nel suo valore ambientale, culturale e sociale. “Oltre questa iniziativa, con Enrico organizziamo i corsi di Quyi Gong. Il bello di queste iniziative è che sono totalmente gratuite per permettere a tutti di partecipare e mirano al benessere psicofisico dei nostri cittadini – riferisce Parise -.  Spesso si promuovono attività culturali e musicali, che vanno benissimo, però quello del benessere fisico e della salute mentale è un tema di cui si parla ancora troppo poco. Con quest’attività, non ci siamo fermati nemmeno durante il periodo della pandemia. Prendendo le dovute cautele e misure necessarie, abbiamo offerto tra molti ringraziamenti la possibilità di muoversi all’aria aperta, pur rimanendo entro i confini comunali”.

Autore: Daniele Bebber

Teatro Stabile: la cultura come un servizio

La nuova stagione del Teatro Stabile si avvicina. La campagna abbonamenti – in corso fino al 12 ottobre – sta andando benissimo, ma ci sono ancora ancora posti disponibili. Il calendario degli spettacoli che si svilupperà tra la fine del 2025 e la prima parte del 2026 sarà come sempre ricchissimo e ve lo abbiamo presentato nel dettaglio nello scorso numero del nostro giornale. Della salute del Teatro Stabile ne parliamo invece oggi con il direttore, Walter Zambaldi.

Quest’anno si sta rivelando un vero successo la campagna abbonamenti, vero?

è proprio così. Abbiamo dei numeri eccezionali per quanto riguarda i rinnovi degli abbonamenti. Su Bolzano abbiamo una base di 2000 abbonati in crescita. Sono poi 150 a Vipiteno, 110 a Brunico, 230 a Bressanone e 300 a Merano.Si tratta di cifre veramente alte rispetto ad altri territori di riferimento. A Roma dovrebbero essere 80.000 gli abbonati, in proporzione. La prospettiva è dunque quella di un tutto esaurito anche per la prossima stagione. E riuscire ad esaurire il Teatro Comunale dal giovedì alla domenica, con 13/14 spettacoli all’anno è davvero una cosa importante. 

Quali sono i motivi di questo successo?

La progettualità, il concepire il teatro come servizio pubblico, lavorare sulla grandissima qualità delle produzioni, essere appetibili dal punto di vista produttivo sia a livello nazionale che a livello locale. Occorre naturalmente promuovere una confidenza con il teatro fin dalle generazioni più giovani. Non si deve mollare una virgola sulla necessità che la gente possa accedere agli spettacoli, non elaborando una proposta troppo d’élite e nello stesso tempo però non seguendo troppo le logiche del mercato. Insomma: bisogna riuscire a fare una fotografia reale del teatro contemporaneo e produrlo essendone i fautori.  

è una medaglia con tante facce, virtuose.

Sì e poi quando per tanti anni si vendono bene gli spettacoli prodotti agli altri teatri, si ha anche la possibilità di aumentare l’attività, investendo. Noi abbiamo giustamente l’obbligo del pareggio di bilancio e riuscire a distribuire virtuosamente i nostri spettacoli sul territorio nazionale è un fattore molto importante in questo senso.  Ci sono poi continue sinergie e collaborazioni con i principali teatri d’Italia. Questo il pubblico lo sente. Sa che a Bolzano la stagione è di alto livello, tra l’altro a fronte di prezzi che non hanno pari rispetto al resto d’Italia. 

Al di là della stagione, il Teatro Stabile porta avanti tutta una serie di progetti collaterali. Quanto sono importanti per voi?

Sono fondamentali, stanno nel mondo reale e completano la nostra presenza nelle viscere della società, nel suo tessuto civile. Il nostro compito è proprio quello di lavorare con la cittadinanza. 

Il nostro compito non è solo quello di aspettare la gente in teatro, ma anche di andare da lei. Questo perché non siamo un teatro commerciale bensì progettuale. è il motivo per cui frequentiamo ad esempio le carceri e le case di riposo. Portiamo dell’aria da respirare. Collaboriamo con molte realtà per utilizzare il teatro come strumento e non come puro intrattenimento. Nelle scuole siamo diventati materiali scolastica.

Interessante è anche il vostro slogan di quest’anno che definisce il teatro “il social più antico del mondo”. Ognuno di noi può fare una riflessione personale sul proprio modo di stare al mondo…

Sì, molti pensano di stare al mondo ma magari non lo sono in realtà. L’intimità sociale che si vive nel rito collettivo è vera perché ti riguarda come essere umano, ma è anche sociale perché hai vicine delle persone che respirano insieme a te. 

Proseguono le collaborazioni con le realtà del territorio? 

Sì, la lista è infinita e ogni anno la integriamo.

Qual è l’età media del vostro pubblico?

Il pubblico giovane è in continuo aumento. Penso sia anche il frutto delle iniziative che proponiamo nella piattaforma  Officina Teatro che ogni anno raggiunge 45.000  studenti e studentesse in tutta la provincia. 

Avete un grande supporto da parte degli enti pubblici?

Sì, Provincia, Comune, Regione e Ministero. Al Ministero dobbiamo garantire quantità e qualità e il nostro lavoro viene passato al setaccio ogni giorno. Non possiamo sbagliare nulla ed è giusto così. I numeri che dobbiamo fare preservano dei requisiti che valgono sia a livello territoriale che nazionale. Dobbiamo tenere sulla tradizione e innovare nello stesso tempo. La nostra è una funzione complessa. Rispetto a un megaconcerto da 100.000 spettatori con tutto il suo forte impatto, noi di spettatori in un anno ne facciamo 250.000, ma attraverso un lento… rilascio di cultura.

Sono dosi omeopatiche? 

Sì, ma in realtà neanche tanto, visto che i nostri spettacoli in sala grande vengono visti in media da 3.000 persone. Abbiamo più spettatori noi che il Calcio Südtirol. Sono dati SIAE. Il teatro è un servizio, un antico mestiere fatto da persone che condividono sul palcoscenico delle storie con la città. è una cosa molto poetica, dalla tradizione millenaria e che non può essere persa.

Autore: Luca Sticcotti

Tre giorni assieme per aiutare l’ambiente

I genitori insegnano i bimbi a prendersi prendersi cura di se stessi; ma spesso ci si dimentica che quel “se stessi” non indica solo la propria persona, ma tutto l’ambiente che ci circonda. È con questo spirito che opera “Plastic Free”, ed è con questa filosofia che Ornella Libardoni, referente per Laives, Bronzolo e Vadena del sodalizio ha organizzato assieme al Centro don Bosco tre giorni di sensibilizzazione con i ragazzi più giovani.

Signora Libardoni, come è andato il progetto?

È sempre un piacere incontrare i più giovani; ogni volta resto stupita da quanto si sentono coinvolti e indignati nel vedere quello che viene abbandonato lungo le vie cittadine, soprattutto pacchetti di sigarette e relativi mozziconi, cartacce, scontrini, incarti di caramelle e altre delizie. Nel corso delle tre giornate abbiamo organizzato dei giochi interattivi che simulano gli effetti della pioggia nei tombini: abbiamo mostrato loro che tutto quello che viene gettato in essi arriva al mare, con conseguenze disastrose. E, a proposito di mare, abbiamo anche ricreato una spiaggia con della sabbia piena di microplastica nascosta in profondità quando camminiamo su di essa. 

Avete anche organizzato quello che chiamate “clean up”?

Sì: durante il primo giorno abbiamo ripulito il parchetto adiacente al cimitero, dove i giovani hanno trovato i resti di un compleanno con tanto di palloncini scoppiati e abbandonati, e poi abbiamo compiuto una passeggiata ecologica fino al parco giochi di via Marconi, dove abbiamo trovato decine di resti di palloncini a terra, carte di merendine patatine e caramelle, lattine di bibite varie,un ombrello e perfino un pannolino. Nel terzo e ultimo incontro abbiamo coinvolto il gruppo delle classi quarta e quinta presso il centro giovanile don Bosco, e dopo la lezione didattica sul problema della plastica ci siamo fiondati a caccia di oggetti da raccogliere nel tratto di strada Nazionale che va dal semaforo adiacente il centro don Bosco a quello alla Crosara. 

Non deve essere stato semplice, considerando anche le temperature…

Non è lo stato, anzi, ma i ragazzi sono stati instancabili nonostante il caldo. Per noi adulti, poi, non è stato uno scherzo: organizzare operazioni simili richiede tanti sacrifici, basti considerare tutto il materiale che portiamo agli incontri, fra attrezzatura e vestiario, che poi deve essere lavato, chiaramente. Costa fatica, è vero, ma la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere per aiutare il Pianeta è immensa.

Autore: Luca Masiello

Terme di Levico, dove l’acqua cura

Inserzione pubblicitaria – Specializzazione in dolori articolari e reumatici, cura della fibromialgia, cura del sonno.

PATOLOGIE ARTROREUMATICHE
Dolori alle articolazioni e alle ossa:
• artrosi generalizzata
• artrosi localizzata, primaria
• artrosi non specificata, sede non precisata
• fibromialgia e reumatismi extra articolari
diffusi, non specificati

TERAPIE
Immersione in acque termali e/o applicazione di fanghi sulle articolazioni colpite:
• ciclo di 12 fanghi
terapeutici o
• ciclo di 12 bagni
terapeutici o
• ciclo di 12 fanghi

  • 12 bagni
    terapeutici

FIBROMIALGIA
Un percorso dedicato a pazienti affetti da sindrome fibromialgica, dalla Ricerca scientifica delle Terme di Levico.

TERAPIE
• 6 Bagni termali
• 6 trattamenti massofibro
• 3 sedute di psicoterapia collettiva
-possibile abbinamento con consulenza nutrizionale
• possibile integrazione con fango termale

CURA DELL’ANSIA E DEL SONNO
Per una migliore qualità della vita, dalla Ricerca scientifica delle Terme di Levico la conferma del ruolo complementare dell’Acqua Forte nel trattamento dell’ansia e dei disturbi del sonno.

TERAPIE
• 6 Bagni termali
• 3 sedute di dry floating experi ence con percorso guidato di meditazione
• 3 massaggi in acqua
• possibile abbinamento con 3 trattamenti di crioterapia sistemica.
I percorsi sono personalizzabili.

ACCESSO IN CONVENZIONE
Per accedere alle terapie delle Terme di Levico in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale è necessario:
• prenotare la visita medica di ammissione al numero 0461-706077 oppure scrivendo a info@termedilevico.it ;
• presentarsi alla visita medica presso le Terme con l’impegnativa rilasciata dal medico di base o specialista, l’eventuale documentazione clinica, un documento di identità e la tessera sanitaria.

L’INTERVISTA

Artrosi, fibromialgia, ansia e sonno non riposante si curano alle Terme di Levico. Vi proponiamo un’intervista al direttore sanitario Patrizia Manica.
La dottoressa Patrizia Manica è direttore sanitario delle Terme di Levico dal 2012. È specialista in idrologia medica, autrice e co-autrice di numerose pubblicazioni scientifiche in medicina termale.

Dottoressa, quali sono le comuni e più diffuse patologie artroreumatiche?
Nel linguaggio comune questa patologia la chiamiamo artrosi, localizzata oppure generalizzata. è caratterizzata da infiammazione agli arti, ai muscoli ed alle ossa, e provoca dolore e progressiva difficoltà di movimento, anche la deformazione degli arti.

I trattamenti praticati alle Terme di Levico curano le artrosi?
Sono particolarmente indicate perché hanno azione anti-infiammtoria, analgesica e miorilassante con riduzione del dolore. Importante è la visita medica di ammissione in quanto individua lo stadio della patologia prescrivendo i trattamenti più adeguati.

Quali sono le terapie adatte per la cura delle patologie artroreumatiche?
Fanghi e bagni, meglio se in abbinata, ma è il medico al momento della visita inziale a decidere quali dei due è adeguato o se è bene siano abbinati. Un suggerimento pratico: meglio è se l’impegnativa prevede il trattamento in abbinata fango con bagno per poter scegliere quello più adatto.

Dottoressa, cos’è la fibromialgia?
è una patologia che appartiene alle reumatiche, caratterizzata da dolore diffuso e sintomi di stanchezza profonda, da sonno non riposante, colon irritabile, digestione difficile, sensazione di memoria labile, ecc.

Perché le Terme di Levico sono particolarmente adatte per la cura della fibromialgia?
Perché le terapie che vi si praticano sono ben tollerate. Infatti, riducono l’intensità del dolore e sono di supporto al controllo del sonno.

Qual è la terapia specifica per la cura della fibromialgia?
Soprattutto la balneoterapia, validata scientificamente da ricerche mirate, effettuate presso le nostre terme.

Alle Terme di Levico si pratica anche la cura dell’ansia e del sonno. Con quale terapia?
La balneoterapia è un toccasana in proposito, particolarmente consigliata per chi soffre di tali disturbi. Tanto più che le patologie derivate da ansia e sonno non riposante sono assai diffuse e sono aumentate nel periodo post-pandemico.

TERME DI LEVICO
Viale Vittorio Emanuele, 10
38056 – Levico Terme (TN)
Ufficio informazioni e prenotazioni
Dal lunedì al venerdì
ore 8 – 12.30 e 14 – 17.30
Il sabato ore 8 – 12.30
Tel. 0461 706077
info@termedilevico.it
www.termedilevico.it

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BattBull, un’app contro il bullismo

“Se sto bene a scuola, ho voglia di imparare. Se sto male, anche quella voglia lì svanisce” : parte da qui il ragionamento di Marco Fontana, dirigente scolastico dell’Istituto Battisti di Bolzano. Il benessere scolastico non è un lusso accessorio, ma la base di ogni apprendimento. E nel mezzo di questa consapevolezza nasce BattBull, un’app ideata e realizzata da un gruppo di studenti per segnalare episodi di bullismo.

L’Istituto Battisti, racconta il dirigente, è una piccola Bolzano: studenti di ogni provenienza e storia che si incrociano ogni giorno tra le aule e i corridoi dell’edificio scolastico. Con tutte le potenzialità, ma anche le tensioni, che un microcosmo del genere porta naturalmente con sé. “Non parliamo solo di bullismo conclamato”, spiega, “ma anche di quelle piccole prevaricazioni che spesso passano sotto traccia: scherzi maldigeriti, paure, tensioni. Tutti segnali di un disagio che va preso sul serio. Sempre e comunque.” E se stare bene a scuola viene prima di imparare, allora serve agire. Non a parole, ma con strumenti concreti. Da questa intuizione è nata la app BattBull, una efficace combinazione tra “Battisti”, “battersi” e “bullismo.

Più visibilità, non meno problemi

È qui che entra in scena BattBull, l’app contro il bullismo. “BattBull non ha cancellato il disagio. Chiaramente. Ma ci ha permesso di vederlo meglio e di lavorarci insieme. Soprattutto, ci ha convinti a mettere gli studenti al centro”, sottolinea il dirigente “perché è da loro e con loro che bisogna agire.”

È uno dei tratti più interessanti del progetto: non è stato semplicemente calato dall’alto. È nato dai ragazzi, per i ragazzi, con il sostegno e l’entusiasmo contagioso della professoressa Tina Iuzzolino, ideatrice, e del professor Leonardo Martino, che ha fatto da coach programmatore… talvolta fino a notte fonda.

Una piccola software house in classe

“Io sono stato il referente tecnico”, racconta il professor Martino. “Ho insegnato loro a programmare il front-end, il back-end… mentre per la grafica erano già molto autonomi.

La parte più bella? Vederli lavorare come in una vera software house. Discutere, confrontarsi, trovare compromessi.”

Dietro le righe di codice, infatti, si sono sviluppate anche quelle competenze trasversali, le famose soft skills, che a scuola come nella vita sono essenziali. Il lavoro di squadra, la gestione dei conflitti, la resilienza. E pure un po’ di ironia:

“Sì, perché quando alle tre di notte mi arrivava una mail con ‘prof, ci aiuta con questo bottone?’, io rispondevo con un video tutorial, magari con gli Iron Maiden in sottofondo.”

Dall’idea alla realtà (nazionale)

Simone Sartore lo dice senza troppi giri di parole: “Non pensavo sarebbe andata così. Pensavo a una cosa utile per la scuola, magari un po’ popolare qui a Bolzano. Ma poi… il ministro Valditara, il premio nazionale, lo stand a Firenze… mai me lo sarei immaginato.”

In effetti l’app non è solo rimasta confinata dentro le mura scolastiche, ma si è aperta anche ad altre realtà. Altre scuole italiane sono già in contatto con il gruppo di lavoro di BattBull, pronte ad adottare o replicare l’esperienza.

E nel futuro? Chissà. Il progetto continua a evolversi. Magari ci saranno nuove lingue, nuove funzionalità, una nuova generazione di studenti pronti a prenderne il testimone.

Uno strumento semplice ma potente

“BattBull serve a segnalare atti di bullismo. Anche in forma anonima. Ma è stata usata anche per altre segnalazioni, come comportamenti illeciti. È facile da usare, gratuita, accessibile a tutti”, racconta Raffaele Di Sarno.

Ma oltre la tecnologia, c’è qualcosa di più. 

“Questa app dà voce a chi ha paura di parlare. A chi si sente solo. È uno strumento che aiuta davvero. E noi lo abbiamo creato partendo quasi da zero” afferma con orgoglio Sharon Limoncella.

Ed è forse questo l’aspetto più potente: che una classe di ragazzi, armata di entusiasmo e nottate insonni, abbia trasformato un’idea in qualcosa che può davvero fare la differenza.

Scriveva Don Milani in Lettera a una professoressa: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica.”

Ecco, BattBull è tutto questo. È un piccolo atto politico, nel senso più nobile del termine. È un’educazione alla responsabilità condivisa. Perché “se sto bene a scuola, ho voglia di imparare”.

Autore: Marco Valente

L’eccidio del 3 maggio: una ferita rimossa

L’8 maggio 2025 il Circolo cittadino di Bolzano era gremito per la presentazione di Italiani Kaputt. La strage degli operai. Storia di un eccidio a guerra finita, nuovo libro del giornalista e scrittore bolzanino Luca Fregona.

L’opera, costruita su fonti e testimonianze reali, ricostruisce una pagina tragica rimasta a lungo ai margini della memoria pubblica: l’eccidio del 3 maggio 1945, quando a Bolzano, a guerra praticamente finita, vennero uccisi 36 civili, molti dei quali operai.
Fregona ha scelto un taglio narrativo, dando voce a quattro degli operai che sono stati messi al muro, ispirati a figure reali, per raccontare quell’ora e mezza di violenza e caos. Durante l’intervista concessa a QuiBolzano, l’autore ha ricostruito il contesto:
“Si tratta di una giornata tremenda per Bolzano, perché in teoria, a guerra finita, si è scatenata una battaglia in diverse zone della città, tra soldati tedeschi in ritirata e forze partigiane locali. Ma la cosa tragica è stato un rastrellamento di rappresaglia in zona industriale: i tedeschi hanno preso 18 operai a caso, li hanno portati davanti al muro dello stabilimento Lancia e li hanno abbattuti con due raffiche di mitragliatrice. Dieci sono morti lì. Gli altri si sono salvati, benché gravemente feriti, solo perché protetti dai corpi delle vittime e per l’intervento di un ufficiale che ha fermato il colpo di grazia. In tutta Bolzano, quel giorno, sono state uccise 36 persone, quasi tutte operai.”
La città, per molti anni, non è riuscita ad affrontare questa vicenda. “Dobbiamo calarci nella Bolzano di allora – aggiunge Fregona – dove si sommavano i torti subiti dalla popolazione sudtirolese sotto il fascismo e quelli patiti dagli italiani dopo l’8 settembre, con rastrellamenti, collaborazionismo, occupazione tedesca. Ognuno aveva qualcosa da imputare all’altro.”
Alla fine, emerge un messaggio forte per chi oggi vuole guardare al futuro con consapevolezza: “Le nuove generazioni dovrebbero sapere su cosa si fondano l’Europa, la Repubblica e la nostra democrazia. Dovrebbero rileggersi la Costituzione nata dalla Resistenza: è un testo aperto, ma anche molto realista. E parla anche al nostro presente.”

Autore: Till Antonio Mola

IL COMMENTO

Leggendo le prime pagine del libro scritto da Luca Fregona mi sono commosso. Il pregio di raccontare quella giornata partendo dalle memorie vive di coloro che ne furono le vittime sta nella possibilità di trasmettere la dignità e l’umanità con cui quei ricordi sono stati vissuti e tramandati.
Decine sono state le famiglie che hanno avuto il loro futuro segnato, da quella giornata di ordinario orrore di guerra. A trasparire è l’assurdità di quanto è avvenuto, con numerose vite interrotte, spesso nel fiore degli anni, senza alcuna “colpa” apparente, se non quella di essere lì, per caso, in quel drammatico giorno di passaggio tra la guerra e la pace. A tutti coloro che avranno letto questo libro – davvero indispensabile, per ricostruire una pagina di storia dell’Alto Adige per troppo tempo rimasta sotto traccia – ricordo anche che tre anni orsono dall’Archivio storico di Bolzano è stato pubblicato un saggio bilingue che ricostruisce la vicenda. Ora sarebbe davvero auspicabile che anche il libro di Luca Fregona venisse tradotto in lingua tedesca, per consentire anche ai bolzanini che non padroneggiano la lingua italiana, di venire a conoscenza dei racconti tramandati delle famiglie bolzanine protagoniste della tragedia.

Autore: Luca Sticcotti

A tu per tu con il commercio di vicinato

“SeiLeiferser”: le istituzioni e le associazioni di Laives insieme per creare rete e valorizzare il commercio di vicinato agli occhi delle nuove generazioni.

Si è concluso con la premiazione degli studenti partecipanti presso il Comune di Laives, il progetto pilota “SeiLeiferser”, che ha visto coinvolti per diverse settimane Unione Commercio con svariate attività commerciali della città, Comitato comunale di Laives, Istituto comprensivo di Laives con le classi delle scuole primarie di secondo grado in lingua italiana e tedesca, centri giovanili e associazioni locali. 

Obiettivo comune: far conoscere alle nuove generazioni cosa si cela dietro a una attività commerciale, quanto lavoro, passione e competenza vengono messe in gioco, ma anche come tali attività possano rappresentare un futuro professionale per i nostri giovani. Il tutto è partito con la consegna alle scuole di un gioco da tavolo molto particolare: un tabellone – creato dalla cooperativa Logos –  che ricrea la rete commerciale di Laives, con all’interno gli esercizi aderenti al progetto, in cui i ragazzi hanno potuto calarsi nei panni dei commercianti, con una seconda fase in cui questo calarsi nei panni si è tradotto in realtà. I ragazzi infatti, hanno potuto avvicinarsi direttamente al lavoro degli esercenti svolgendo degli stage all’interno delle attività stesse, mentre gli esercizi impossibilitati a ospitare i ragazzi hanno ricevuto il supporto dei centri giovani Fly e Don Bosco per portare da loro le proprie attività. 

L’ultima fase del progetto totalmente bilingue si è conclusa con la premiazione dei 40 studenti di 7 classi,  nonché l’ideazione e creazione di elaborati sotto forma di video, temi e altri formati. In palio, interessanti premi messi a disposizione da alcune associazioni cittadine. Soddisfazione espressa dalla responsabile del progetto, Raffaella Defant, anche lei commerciante a Laives, che ha potuto constatare come i giovani abbiamo compreso le difficoltà legate al portare avanti una attività commerciale, soprattutto in relazione al sempre crescente fenomeno degli acquisti online, ma anche quali siano i vantaggi dell’acquistare in un negozio di vicinato rispetto al commercio online. Dal canto loro, i responsabili del progetto hanno potuto cogliere preziosi suggerimenti su come diventare più attrattivi e migliorare la professionalità dei commercianti. Nel complesso, si è trattato di un esperimento che ha soddisfatto tutte le parti coinvolte, tanto che si sta già lavorando per poterlo riproporre anche il prossimo anno.

Autrice: Raffaella Trimarchi

All’Oratorio per imparare a difendersi

Difendersi dai malintenzionati e capire come comportarsi in caso di soffocamento: all’Oratorio Santiago si supporta la comunità locale, insieme a carabinieri e Croce rossa.

Anziani e persone fragili sono sempre più spesso oggetto delle truffe più fantasiose da parte di delinquenti senza scrupoli. Accanto alla classica truffa di suonare alla porta fingendosi figure professionali o forze dell’ordine per potersi intrufolare nell’abitazione, sono sempre più frequenti e diversificate le truffe telefoniche e non mancano i tentativi di estorcere dati personali preziosi attraverso finti messaggi o e-mail che sembrano provenire, ad esempio, dal proprio istituto di credito. 

Come è possibile riconoscere e difendersi da queste truffe? Nei giorni scorsi ne hanno parlato presso l’Oratorio Santiago di San Giacomo i carabinieri della sezione di Laives, davanti a una sala gremita non solo di anziani poiché, appunto, queste truffe possono riguardare tutti noi. 

Diversi gli argomenti affrontati con esempi concreti che aiutano le persone a riconoscere più facilmente queste situazioni. Tante anche le domande rivolte ai militari dell’Arma che, con grande professionalità, hanno aiutato a fugare i dubbi dei presenti. 

A seguire, il giorno successivo si è svolto il corso di disostruzione delle vie aeree, in cui membri della Croce Rossa hanno insegnato ai neogenitori e a tutti gli interessati le importantissime manovre salvavita in caso di soffocamento. Questo appuntamento si è inserito all’interno del progetto “Amabimbi”, che proseguirà con altre proposte dedicate alla prima infanzia a partire dal mese di settembre. Nel complesso, si tratta di una serie di incontri programmati e organizzati dal Santiago in collaborazione con istituzioni e associazioni locali, per creare sempre di più un ponte con tutta la popolazione della frazione, attraverso proposte che non si limitano alle feste e allo spettacolo, ma vertono proprio in direzione di un aiuto concreto su temi molto sentiti e importanti.

Un’attività intensa che dura tutta la stagione dai primi di settembre ad oggi quella dell’Oratorio insieme naturalmente alla Parrocchia locale, coronata domenica 25 maggio dalla Festa della Parrocchia, svoltasi insieme alle famiglie e la popolazione. Dopo la Santa Messa, grazie alla collaborazione del Gruppo Alpini e dei Vigili del Fuoco con gli instancabili volontari dell’oratorio, i presenti hanno potuto pranzare nel piazzale della chiesa e partecipare a tanti giochi insieme.

è un lavoro costante quello della parrocchia e del gruppo volontari Santiago, volto a creare sempre più comunità all’interno di una frazione che vive senz’altro delle criticità dovute a un aumento della popolazione che non corrisponde però a un parallelo aumento dei servizi, rischiando quindi di trasformare la località in dormitorio di Bolzano. 

Per questo l’attività dell’Oratorio non si ferma neppure nei mesi estivi, quando continuerà a proporre eventi e attività da vivere insieme.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Non solo libri: la vita sociale in biblioteca

A Vadena la biblioteca unisce comunità e innovazione, distinguendosi come uno dei pilastri culturali tra i più dinamici del territorio. Un luogo di libri, certo, ma anche uno spazio di scambio, inclusione e crescita personale. Insomma, qui la cultura prende forma tra scaffali, laboratori, eventi e incontri che parlano italiano, tedesco e soprattutto il linguaggio universale della condivisione.

Sfruttando la vicinanza alle scuole, la biblioteca ha rafforzato i legami con i più piccoli, accogliendo regolarmente i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria. Collaborazioni fondamentali, con spazi e risorse messi a disposizione per incentivare l’apprendimento, il gioco e la scoperta. 

Ma l’orizzonte va ben oltre i confini scolastici, nel ritagliarsi un ruolo di primo piano nella promozione culturale dell’intera comunità, grazie ad una fitta rete di sinergie con associazioni, istituzioni ed altre biblioteche del territorio. Fra le attività più significative dell’anno passato, c’è il laboratorio bilingue “Parole e Fulmini”, realizzato da Barbara Gramegna e Verena Cassar in collaborazione con la scuola primaria in lingua italiana, unendo gioco e creatività. Di forte impatto anche “Found Poetry” guidato dal collettivo out-box e dalla filosofa Sonia Lisco, culminato nel costruire la suggestiva “colonna della cultura”, opera dell’artista Egeon, creata con libri destinati al macero. Un gesto simbolico ma potente di trasformazione dello scarto in valore. 

La biblioteca si è confermata però anche un luogo di studio e sostegno concreto per le famiglie, portando avanti il servizio gratuito d’aiuto compiti e ripetizioni, “un punto fermo per molti studenti”. Al contempo è sempre più spazio di socializzazione dove si può semplicemente leggere, scambiare due chiacchiere o immergersi in nuove conoscenze. 

Anche la comunicazione delle iniziative ha fatto un deciso salto di qualità, dovuto al supporto del Comune, nel garantire ampia visibilità tramite social, web e materiali informativi, riuscendo a incrementare la partecipazione agli eventi. Al passo con i tempi è stata convintamente abbracciata la trasformazione digitale. 

“La lavagna interattiva mobile, due postazioni Pc, proiettori e schermi per eventi, permettono di organizzare attività sempre più interattive e coinvolgenti – spiegano i dirigenti -. Si tratta di strumenti che aggiornano il modo di fare cultura, avvicinano nuovi soggetti e stimolano nuovi modi di apprendere. E infatti nella prima seduta del 2025 il Consiglio di biblioteca ha espresso piena soddisfazione per il lavoro svolto nell’anno appena trascorso, riferendo che la missione rimane chiara “promuovere l’apprendimento permanente e lo sviluppo culturale di individui e gruppi sociali, con una visione che mette al centro le persone, e non solo i libri”.

Aperta 18 ore a settimana, dal lunedì al venerdì, la biblioteca ha un orario ridotto nei mesi estivi. Novità di quest’anno è senz’altro l’apertura straordinaria un sabato mattina al mese, su base volontaria, per avvicinare anche chi, in settimana, non riesce a frequentarla. Confermata anche la presenza della bibliotecaria Claudia Parise.

Accanto alla valorizzazione del patrimonio librario (con una forte presenza di libri per l’infanzia e l’adolescenza), sono in calendario progetti che intrecciano teatro, arte, ceramica e musica, assieme ad iniziative come il “Bus-Teatro Bassa Atesina”, in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano, o il gruppo di ceramica. La partecipazione ai programmi “Nati per leggere” e “Bookstart”, il concorso mensile “Leggi e Vinci” e l’adesione alle proposte dell’Ufficio Biblioteche provinciali, sono ulteriori tasselli di un mosaico sempre più ricco, vitale e vivace. Insomma, a Vadena la volontà è quella di andare oltre il concetto tradizionale di biblioteca.

Autore: Daniele Bebber