Cielo grigio

Domenica scorsa sull’arco alpino e anche in Alto Adige è apparsa una spessa foschia. Molti hanno pensato alla sabbia del deserto che sempre più spesso viene a farci visita spinta dai venti da sud e consentendoci di scattare foto suggestive con le montagne sfocate e tinte di arancione. I meteorologi si sono però precipitati a dire che in questo caso non si tratta di sabbia, bensì niente meno che di fumi provenienti dal lontano Canada, dove da un paio di settimane a causa dei cambiamenti climatici sono scoppiati centinaia di incendi, riprendendo una triste nuova tendenza manifestatasi con grande intensità a partire dal 2023. Purtroppo il fumo degli incendi porta con se un significativo aumento delle polveri sottili. I primi dati registrati indicano che la qualità dell’aria improvvisamente è calata al livello di un ordinario giorno d’inverno senza vento. Il problema è che non si sa se il fenomeno è destinato a sparire in pochi giorni o a permanere. E si sta ancora cercando di capire se i fumi dopo il loro lungo viaggio non diventino ancora più pericolosi. Si tratta infatti di fenomeni nuovi e che non possono ancora contare su un sufficiente numero di studi scientifici dedicati.
All’insegna del cielo grigio, questa volta “simbolico”, sono anche alcune notizie degli ultimi giorni.
La provincia di Bolzano si è distinta a livello nazionale per la percentuale più bassa di votanti in Italia nella tornata di referendum che si è tenuta nelle giornate dell’8 e del 9 giugno. Nei referendum la non partecipazione è una forma di scelta, andando ad incidere sul non raggiungimento del quorum. Ma in presenza dell’attuale crescita dell’astensionismo verificatasi in occasione delle recenti consultazioni comunali non si tratta di un bel segno per la nostra democrazia. A intristire è anche il fatto che il nostro territorio è stato uno dei pochi in cui ha prevalso il no nel referendum che voleva portare a 5 anni il tempo minimo per gli stranieri che vogliono chiedere la cittadinanza italiana. Evidentemente e non si sa per quale motivo la maggioranza dei residenti non vuole che gli stranieri indispensabili come forza lavoro in tutti i settori economici e soprattutto i giovani, molti dei quali nati qui, restino a lungo precari e appesi a permessi di soggiorno, non potendo esercitare appieno i loro diritti come tutti. Per fortuna la città capoluogo in questo caso ha invertito il trend, e i favorevoli alla riduzione dei tempi per presentare la domanda sono risultati più o meno un terzo dei votanti.
La convivenza non è solo una questione di italiani e tedeschi, andrebbe sottolineato. Ed abbiamo molta strada da fare in questo senso.

Autore: Luca Sticcotti

5 Referendum su temi importanti

L’8 e il 9 giugno 2025, anche i cittadini dell’Alto Adige saranno chiamati a esprimersi su cinque referendum abrogativi riguardanti temi di lavoro e cittadinanza. Quattro quesiti, promossi dalla CGIL e da altre associazioni, mirano a modificare norme sul lavoro; il quinto, sostenuto da Più Europa e altri partiti, riguarda la cittadinanza. Ecco di seguito in sintesi i quesiti. Ricordiamo che per sostenere l’abrogazione dei corrispondenti articoli di legge occorre votare sì. 

1. Reintegro per licenziamento illegittimo. Si propone di abrogare le disposizioni del Jobs Act che limitano il reintegro nel posto di lavoro per i dipendenti licenziati senza giusta causa, prevedendo solo un’indennità economica. L’obiettivo è ripristinare la possibilità di reintegro per rafforzare le tutele dei lavoratori.

2. Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese. Il quesito mira a eliminare il tetto massimo all’indennizzo per i lavoratori di piccole imprese licenziati illegittimamente, consentendo al giudice di determinare l’entità del risarcimento in base al caso specifico.

3. Contratti a termine. Si propone di abrogare le norme che facilitano l’uso dei contratti a termine, con l’intento di contrastare la precarizzazione del lavoro e promuovere contratti più stabili e duraturi.

4. Responsabilità solidale negli appalti. Il quesito riguarda l’abrogazione di norme che limitano la responsabilità solidale delle aziende committenti in caso di infortuni o malattie professionali dei lavoratori in appalto, rafforzando così le tutele per questi ultimi.

5. Cittadinanza italiana. Si propone di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto ai cittadini extracomunitari per ottenere la cittadinanza italiana, favorendo n questo modo l’inclusione e il riconoscimento dei diritti per chi vive stabilmente nel Paese.

Ricordiamo che per la validità dei referendum è necessario il raggiungimento del quorum, ovvero la partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto. Oggi come oggi, con la crisi della partecipazione, si tratta di una sfida non da poco, anche perché diversi partiti della maggioranza di governo hanno invitato i cittadini ad astenersi. 

Io invece personalmente ritengo che queste consultazioni rappresentino un’importante occasione per i cittadini di esprimersi su temi fondamentali per il mondo del lavoro e la società italiana.

Autore: Luca Sticcotti

Papa Leone

Nei giorni scorsi ancora una volta ho seguito con grande interesse il processo che ha portato all’elezione del nuovo papa. La chiesa cattolica conserva tutt’ora una procedura elettiva in grado di garantire una grandissima suspense fino all’ultimo secondo, ovvero fino all’annuncio del nome del cardinale prescelto, in lingua latina, dopo la famosa fumata bianca.
Normalmente siamo abituati a vivere le elezioni politiche come un’inevitabile scontro tra chi vince e chi perde. Con successiva inevitabile divisione per anni, nei consessi politici, tra maggioranze e opposizioni (chissà per ché non minoranze). In Vaticano abbiamo assistito a qualcosa di molto diverso. Diverse “voci” hanno riferito che il nuovo papa abbia ottenuto in conclave un consenso quasi plebiscitario. Si è parlato di “ben più di 100 voti” su 133, ovvero una maggioranza superiore all’80%.
Al momento dell’elezione poi tutti i cardinali si sono affacciati ai balconi, sorridenti, soddisfatti di aver trovato in breve tempo una quadra che rappresentasse davvero molte delle istanze in gioco.
Interessantissima è stata poi la scel ta fatta dal punto di vista geografico, culturale e linguistico. Dopo la svolta internazionalista data dalla chiesa cattolica dal 1978 con la scelta di papi non italiani, questa volta ad essere eletto è stato un papa che in molti non hanno esitato a definire meticcio, ovvero… un “vero americano”.
Robert Francis Prevost è nato a Chicago negli Usa, ma alla cittadinanza americana affianca quella peruviana, portando con sé con un cognome francese, e soprattutto origini creole, spagnole (catalane) e italiane. Un crogiuolo, dunque, con almeno 5 lingue parlate. Se poi aggiungiamo l’appartenenza ad un ordine religioso, la solida formazione universitaria sia scientifica (matematica) che umanistica (filosofia), non potremmo che aspettarci un impronta internazionalista e moderna nel suo approccio alla guida della chiesa nei prossimi anni. Anche se in realtà non è scontato, perché dal medesimo crogiuolo statunitense recentemente sono giunte spinte forti spinte conservatrici, isolazioniste e protezioniste.
Prevost ha però detto di aver scelto il suo nome da papa volendo sottolineare la nuova “questione sociale” che si fa strada oggi con urgenza, sulla scia di disuguaglianze crescenti che ai più appaiono ahinoi ingovernabili.
Papa Leone XIV citando la parola pace nove volte nel suo primo discorso sembra aver centrato un punto che sta a cuore a una stragrande maggioranza dell’umanità.
Gli auguriamo un buon lavoro.

Autore: Luca Sticcotti

Elezioni

Domenica 4 maggio 2025 si vota per le elezioni amministrative 2025 (turno generale) per rinnovare Sindaci e Consigli Comunali in 111 comuni dell’Alto Adige. Saranno 111 i Comuni altoatesini coinvolti. L’eventuale turno di ballottaggio è programmato per domenica 18 maggio 2025, e anche in quel caso l’orario di voto sarà tra le ore 7 e le 22. In Alto Adige le elezioni comunali non riguardano cinque Comuni: Bressanone, dove le consultazioni si sono tenute lo scorso 26 febbraio, Laives, San Martino e Lana (26 maggio 2024), oltre a La Valle, dove il nuovo primo cittadino, Felix Nagler, è stato eletto il 10 novembre scorso. Ricordiamo che a Bolzano domenica 4 maggio si svolge anche l’elezione diretta dei Consigli di Circoscrizione, ovvero dei quartieri.
Lo spoglio dei voti sarà effettuato la domenica al termine delle operazioni di voto.
In questa campagna elettorale abbiamo visto un po’ di tutto. Ci sono stati partiti che hanno ritrovato la loro compattezza e formazioni politiche che hanno vissuto forti contrasti interni. Sono emersi nuovi candidati sindaci, espressioni di diverse articolazioni della società civile, così come richieste di conferme da parte di amministratori uscenti. Molti candidati si sono sforzati di tenere i piedi per terra mantenendo un atteggiamento onesto nei confronti degli elettori, promettendo cose realizzabili dopo un’analisi obiettiva dei problemi concreti delle città o delle realtà rurali. Altri candidati si sono invece affidati a semplici slogan, ignorando la complessità della realtà e dei vari interessi in gioco nelle nostre comunità, per quanto riguarda le principali criticità.
Il mio consiglio agli elettori non può dunque che essere quello di cercare di sostenere i candidati che hanno dimostrato serietà e onestà intellettuale, nel loro tentativo di conquistare la fiducia dei cittadini, al di là dei “valori” di fondo che identificano le formazioni politiche a cui hanno scelto di aderire. Un altro aspetto che a mio avviso va evitato è il sostengo a candidati che fanno di tutto per identificarsi “contro” qualcosa o “contro” qualcuno. I problemi che dovremo affrontare nei prossimi anni saranno estremamente complessi e per superare molti di essi ci vorrà per forza di cose un fronte comune tra la cosiddetta maggioranza e la cosiddetta opposizione. Alzare muri dunque ancora una volta non servirà, mentre costruire ponti sarà davvero fondamentale.

Autore: Luca Sticcotti

Fiducia

Questo numero del giornale giunge mentre la maggior parte di voi è intenta nei preparativi per celebrare, in modo religioso o più laico, la festività della Pasqua.
Riflettendo dunque sul modo più adeguato per rivolgervi il mio migliore augurio, ho pensato naturalmente alla fede nella risurrezione, che è il cuore del messaggio cristiano. Ma anche al significato stesso della parola Pasqua che deriva dall’ebraico “pesach”, e vuol dire anche “passare oltre”.
A noi tutti sono noti il passaggio e il cambiamento vissuti dagli ebrei quando attraversarono il Mar Rosso. Per gli ebrei la storia della liberazione dalla schiavitù egiziana contiene al contempo l’incertezza e la paura per il nuovo da incontrare. A sostenere gli israeliti vi fu naturalmente la fede, ma tutti possiamo senz’altro riflettere sull’importanza della fiducia.
Un interessante articolo dello psicologo bolzanino Giuseppe Maiolo ha recentemente osservato che fede e fiducia sono simili, non uguali. Compensandosi.
Maiolo ricorda che “con la fiducia si può affrontare la realtà e credere in quello che ancora non si vede” e che la fiducia “è un concetto squisitamente psicologico capace di accompagnare lo sviluppo e far da contrappeso alle insicurezze infantili per ciò che non conosciamo”.
Potremmo dire che la crescita di ogni bambino è sorretta dalla crescita della fiducia in sé stessi, per consentirci di esplorare l’ambiente e trovare il nostro spazio nella società.
Oggi la fiducia spesso è in crisi, lo appuriamo tutti i giorni nei più vari contesti.
Il credito che oggi diamo a politica, economia, al sistema sanitario, ma sempre più spesso anche a democrazia, diritti e doveri, solidarietà e scienza, sembra essere pericolosamente in caduta libera. Il mio augurio è allora di riuscire ad alimentare la nostra fiducia di fondo in questi giorni, nella vita, in noi stessi e negli altri.
Lo dice anche Maiolo, ricordando che “la Pasqua ci parla della fiducia come energia costruttiva che può mettere radici se ha un terreno solido dove impiantarsi”. La fiducia “alimenta l’ascolto e sostiene il sentimento, ovvero la capacità di amare”. Ed è contagiosa, rendendoci tra l’altro “più adattabili e meno esposti alle intemperie dei conflitti”.
La fiducia – conclude Maiolo – “non impedisce gli inciampi ma, quando capitano, offre l’energia che serve per rialzarsi e ripartire“. Allora… buona Pasqua a voi tutti!

Autore: Luca Sticcotti

Abbonarsi al Qui

Recentemente – con nostra grande gioia – si sono moltiplicati i contatti tra noi e voi lettori. Ci segnalate storie personali che secondo voi sono interessanti da raccontare. Ma ci sono anche diverse associazioni dei campi della cultura, del sociale e dello sport, che non mancano di indicarci iniziative, eventi, ricorrenze che riguardano la loro vita di comunità e che vogliono condividere con voi. Come sempre cerchiamo di rispondere all’appello, perché è lo scopo del nostro giornale, ovvero creare una sorta di specchio, amplificato, della vita vera delle persone che abitano nei tre territori che cerchiamo di coprire con le nostre tre edizioni: QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina. è in questi territori della provincia che giungiamo ogni due settimane, attraverso una distribuzione porta a porta, che normalmente si svolge nei giorni del giovedì e venerdì, con qualsiasi condizione meteo. Le più di 75mila copie che distribuiamo rendono tuttora la nostra testata giornalistica, QuiMedia, la più diffusa nella provincia, superando di gran lunga i quotidiani locali, ma ciò nonostante non riusciamo a coprire capillarmente tutto il territorio. Sono quasi 17 anni che i nostri giornali giungono nelle vostre case, ma non vi nascondiamo che la distribuzione è uno sforzo non da poco, reso ancora più difficile negli ultimi anni dalla maggiore fatica che facciamo nell’accedere alle vostre cassette delle lettere. Recentemente anche Poste Italiane ha segnalato lo sforzo sempre maggiore che i postini devono fare per recapitare la posta, specie nelle buche delle lettere che si trovano all’interno dei condomini. 

La diffusione dei nostri giornali interessa la città di Bolzano, la città di Merano con i comuni limitrofi e i centri principali della Bassa Atesina. Ma non sempre i nostri giornali riescono ad arrivare dappertutto, purtroppo. Vi siamo davvero grati delle vostre segnalazioni, che ci permettono di controllare se il lavoro della distribuzione viene fatto bene; molto spesso però le segnalazioni riguardano zone che purtroppo non serviamo. In ogni caso ogni disservizio di distribuzione segnalato viene a sua volta da noi trasmesso alle ditte che si occupano delle consegne, con lo scopo di risolvere velocemente il problema, se questo è possibile. 

Ma con l’occasione ci teniamo anche a ricordarvi che – volendo – esiste un servizio di abbonamento, con varie opzioni, che può essere facilmente attivato chiamando il numero di telefono 0471 081580, scrivendo a diffusione@quimedia.it oppure facendo la relativa richiesta compilando l’apposito form cliccando su “Scrivi al Qui” sul nostro sito web quimedia.it 

Il costo è davvero contenuto, approfittatene!

Autore: Luca Sticcotti

Quali priorità?

Che fine ha fatto la comunità internazionale? A molti oggi questa potrà sembrare una domanda ingenua, banale, inutile, e assurda. Specie a chi innanzitutto pensa che quanto sta succedendo in questi mesi nel mondo di fatto non abbia delle conseguenze dirette su quanto avviene nella nostra vita di tutti i giorni, qui nella nostra provincia in mezzo alle Alpi. Ma anche in secondo luogo a coloro che ormai stanno dando per scontata la fine dell’equilibrio di forze scaturito dalla fine della seconda guerra mondiale, basato sull’ampia diffusione della democrazia nell’occidente e con gli Stati Uniti a fare da garanti. Come sappiamo molta è stata l’ipocrisia e molti hanno fatto soprattutto i loro interessi, in questo equilibrio precario. Ma di fatto la democrazia in Italia, l’autonomia altoatesina concordata tra Roma e Vienna sotto l’egida dell’ONU, e poi la nascita e il progressivo sviluppo dell’Unione Europea sono stati orizzonti sicuri sui quali abbiamo basato il nostro benessere e le nostre libertà.

Negli ultimi anni e – soprattutto – negli ultimi mesi abbiamo invece percepito un cambiamento radicale di questo scenario. Con l’organizzazione delle Nazioni Unite ormai degradata a semplice spettatrice di un braccio di forza inedito che vede protagonisti tre membri permanenti del consiglio di sicurezza (Russia, Stati Uniti e Cina), che è poco definire inadempienti nel loro ruolo originale di garanti, della pace faticosamente raggiunta dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Personalmente sto provando una grande amarezza per il fatto che il riarmo si stia affermando in questi ultimi giorni come principale priorità europea. Mi sembra un fallimento. Penso che invece per tutti i 446 milioni di europei, noi compresi, la priorità dovrebbe essere invece quella di riaffermare da protagonisti – oggi come non mai – il concetto di comunità internazionale, come “l’insieme degli Stati e delle altre organizzazioni o istituzioni le cui relazioni reciproche si basano sull’osservanza delle norme espresse dal diritto internazionale”. 

Diritto internazionale, sì. Perché oggi in pericolo non è solo la pace in alcune zone del mondo (nel giorno in cui scrivo sono morti centinaia di civili nella ripresa dei bombardamenti a Gaza), ma la nostra stessa idea di futuro che ci siamo costruiti all’insegna della pace e che vorremmo trasmettere ai nostri figli. Quindi: informiamoci, riflettiamo e troviamo il modo di agire, in un modo o nell’altro.

Autore: Luca Sticcotti

Ridiamo troppo poco

Tra gli scopi principali di questo giornale c’è stato fin dall’inizio quello di cercare di concentrarsi sulle buone notizie, uscendo dal meccanismo consolidato che lega il successo della testata soprattutto alla cronaca nera e giudiziaria, agli scandali e alle polemiche, politiche ma non solo. 

Si tratta di un compito non sempre facile, ma che abbiamo cercato di svolgere sempre – i nostri lettori più affezionati lo sanno – anche in periodi drammatici come quello della pandemia di Covid 19. 

Ebbene: anche questo 2025 si sta dimostrando particolarmente ostico, per mille motivi che non sto ad elencarvi, li conoscete bene, fanno parte della quotidianità di ognuno di noi. 

L’incertezza ci circonda e ci condiziona profondamente, sia nella vita di tutti i giorni sia – soprattutto – in prospettiva. Cercando di individuare qualcosa di positivo su cui concentrarmi – come ho fatto nello scorso numero scrivendo di speranza – ho pensato allora di condividere con voi un pensiero che mi ha sempre accompagnato, vivendo finora tutta la mia vita in Alto Adige.

Il pensiero è che nella nostra terra ridiamo troppo poco. Tendiamo a prenderci troppo sul serio e – anche – a drammatizzare, brontolando e lamentandoci. Anche quando ci divertiamo spesso lo facciamo ridendo troppo poco, di noi e non solo. Una conseguenza di ciò è anche il fatto che sono davvero pochi coloro che, nella nostra provincia, si occupano del far ridere in maniera professionale, nei vari settori. Sono pochi infatti i vignettisti satirici, i comici, i cabarettisti, i cantanti che fanno ridere. Così come sono pochi gli umoristi che usano la scrittura, sui giornali ma non solo. La cosa vale anche per i social network: quelli di noi che “postano” per far ridere un testo, un link, un fotomontaggio, sono davvero pochi. Ci perdiamo spesso in un mare di banalità, cattiverie e di battibecchi che solo di rado diventano dialoghi utili, in grado di generare scambi di esperienze ed opinioni, volte ad arricchirci attraverso il confronto civile. 

Quello di ridere un po’ allora dovrebbe essere un impegno giornaliero per tutti noi. Ridere fa bene a noi stessi e anche a coloro che ci stanno intorno. Personalmente posso dire di avere un dono che mi consente di trovare (quasi) sempre un modo per sdrammatizzare, nella mia quotidianità, suscitando un sorriso. Chi di voi condivide questa capacità trovi dunque il modo di condividerla. Oggi più che mai. 

è una cosa semplice, naturale.
E fa stare bene.

Autore: Luca Sticcotti

Speranza

Nei giorni scorsi ho particolarmente apprezzato la recensione, apparsa sul quotidiano “L’Adige”, di un libro scritto dal filosofo coreano ma da anni residente in Germania Byung-Chul Han. Il libro si intitola “Contro la società dell’angoscia; speranza e rivoluzione”. Nella recensione del libro ci sono davvero molti spunti illuminanti, che personalmente mi hanno consentito di sopportare le ultime due settimane, caratterizzate da mutamenti preoccupanti nella politica internazionale, a fronte invece di una politica locale davvero inerte e imbalsamata nel suo avvicinamento alle elezioni comunali di inizio maggio.
Il filosofo tedesco afferma che viviamo sempre più in una società della sopravvivenza in cui “tra una crisi e l’altra la vita si atrofizza, pervasa di crescente angoscia e impotenza, mentre la solidarietà, l’amicizia e l’empatia subiscono una continua erosione”. Per Byung-Chul Han “solo la speranza può farci recuperare quel vivere che è qualcosa in più del sopravvivere”, perché la speranza “apre l’orizzonte della sensatezza”, mentre angoscia e risentimento spingono tra le braccia dei movimenti politici che alimentano l’odio, mettendo a rischio le democrazie.
“Chi assolutizza la sua opinione e non porge ascolto agli altri non è un cittadino”, sostiene il filosofo, aggiungendo che “dove domina l’angoscia non esiste la libertà”. Dunque per Han “solo nella speranza noi siamo in cammino, è lei a darci senso e orientamento”, mentre “l’angoscia ostruisce il futuro poiché rende inaccessibili il possibile e il nuovo”.
Il vero coraggio dunque sta in chi spera, perché “non si fa confondere dall’asprezza della vita” e invece “si protende in avanti e sta in ascolto”.
L’autrice dell’articolo su L’Adige, Patrizia Niccolini, riprende le parole del filosofo anche per ricordare che la speranza non appartiene al vocabolario capitalista, perché “i consumatori non sperano nulla, hanno solo desideri o bisogni e vivono in un presente atrofizzato pensando solo al loro soddisfacimento”. Chi spera, invece, non consuma ed è invece mosso da passione per il nuovo, il possibile, il nuovo inizio. Ecco l’altra rivoluzione, rispetto a quella caotica e all’insegna dell’angoscia che si sta profilando a livello internazionale. Solo “nella dimensione costruttiva del ‘noi’ può risvegliarsi e alimentarsi il pensiero del cambiamento che si immagina un futuro diverso e migliore e che, come l’amore, spinge all’azione credendo in ciò che ancora non esiste”.
Sull’onda, appunto, della speranza.

Autore: Luca Sticcotti

Prepotenza e ininfluenza

Seguendo le vicende della politica internazionale nei giorni scorsi mi sono ritrovato a pensare ad una parola che normalmente utilizziamo nell’educazione dei bambini quando sono piccoli e che poi, normalmente, mettiamo da parte quando entrano nell’età adulta. La mia impressione è infatti che negli ultimi mesi la regressione politica abbia messo in secondo piano quelle che pensavamo fossero le conquiste più importanti del secolo scorso, pur con tutte le sue ombre. Stato di diritto, democrazia, ricerca del consenso, diplomazia, mediazione, sembrano essere stati (provvisoriamente?) accantonati, in una dinamica in cui a prevalere è la prepotenza dei più forti.
Ho fatto quindi un passo indietro e mi sono messo di nuovo nei panni di un padre che deve rispondere a un figlio che lo interroga, con gli occhi spalancati, chiedendogli: “cos’è la prepotenza?”.
Ebbene: chi è prepotente vuole imporre la sua volontà, anche ricorrendo a coercizioni e soprusi. Bisogna stare attenti, perché spesso questo atteggiamento viene confuso con la sicurezza e la decisione, attenuandone il significato impositivo. Prepotenza spesso diventa sinonimo di grande forza e potenza, dimenticando che la potenza eccessiva può diventare predominio ed egemonia.
Ogni riferimento al nuovo corso della politica americana naturalmente è tutt’altro che casuale. Se poi pensiamo che si tratta di atteggiamenti più o meno condivisi anche da altre superpotenze globali, indubbiamente non c’è che di preoccuparsi, sperando (o meglio agendo!) affinché anche a livello nazionale e locale non si seguano queste derive.
Nei giorni scorsi ho invece sorriso quando ho visto che il comico Dario Vergassola si autodefinisce su Instagram “aspirante ininfluencer”. Quando si è spento il mio sorriso ho pensato che tutto sommato è molto meglio essere ininfluenti, che non finire travolti nella propria vita privata (e non solo) da uno scandalo di falsi pandori solidali. Ma poi nello stesso tempo ho anche pensato che in realtà solidarizzo con tutti coloro – tanti – che modestamente fanno la loro vita, comportandosi con onestà, rispettando i propri principi e gli altri, magari ogni tanto dando una mano a chi sta peggio di loro. Sono ininfluenti? Non credo. Così come continuo ad essere dell’opinione che l’arroganza è cattiva consigliera, nel nostro piccolo così nelle grandi dinamiche della politica e dell’economia mondiale. Dobbiamo averlo ben chiaro e trovare il modo di farlo capire a chi pensa di poter calpestare chi ha intorno, ovvero in un modo o nell’altro anche tutti noi. Prima o poi.

Autore: Luca Sticcotti