La strada dedicata ad Ipazia

Percorrendo via Galvani ad un certo punto si trova a destra l’indicazione stradale “via Ipazia”. Chi era e cosa fece? Era una matematica, astronoma e filosofa greca, vissuta ad Alessandria d’Egitto tra il 350  e il 415 dopo Cristo. Suo padre, Teone, ad Alessandria studiava e insegnava, in particolare matematica e astronomia. Ipazia ne fu allieva e collaboratrice; gli succedette come docente di matematica, astronomia, filosofia. Tra gli allievi di Ipazia va ricordato Sinesio di Cirene (370-413), il quale rimase devotissimo alla sua maestra per tutta la vita. Riferì che sulla base delle indicazioni di Ipazia furono costruiti strumenti, come l’astrolabio e l’idroscopio. Ipazia volle dedicarsi, oltre che alle scienze matematiche,  a quelle filosofiche. Volle poi spiegare ad altri quanto appreso ed approfondito. Insegnò alla Scuola di Alessandria, ma non mancava di spiegare, uscendo per le strade, Platone, Aristotele, o altri filosofi. Se molti, come il prefetto Oreste, l’ammiravano, ci fu che deplorava il suo comportamento, anche perché era donna. Tra il prefetto Oreste e il vescovo Cirillo sorse un conflitto politico, oltre che giurisdizionale. Ci fu persino l’aggressione al prefetto, colpito alla testa con una pietra, da parte dei monaci detti “parabolani”. In tale clima maturò l’omicidio di cui fu vittima Ipazia, alla quale tra l’altro si imputava il buon rapporto con Oreste. Nel marzo 415 una turba di monaci, guidati da uno di nome Pietro, si accordarono per sorprendere la filosofa mentre tornava a casa; la tirarono giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa detta Cesareo, le strapparono la veste, la colpirono a morte con frammenti di conchiglia. A Costantinopoli fu aperta un’inchiesta, ma il caso fu archiviato. Rimase il dubbio sul ruolo avuto da Cirillo (370-444), patriarca di Alessandria e dottore della Chiesa, in merito alla tragica fine di Ipazia, ciò per il discorde parere degli storici.

Autore: Leone Sticcotti

Il ponte e il viale dedicati a Druso

Ponte Druso e il lungo Viale Druso sono dedicati al condottiero romano, Nerone Claudio Decimo Druso, noto anche come Druso Maggiore. 

Nato a Roma il 14 gennaio del 38 a.C., per i privilegi concessi dal  padre adottivo Ottaviano Augusto, Druso ricoprì presto cariche pubbliche, come quella di questore nel 16 a.C. 

Fu ai due figliastri Druso e Tiberio che Augusto cercò di far realizzare la propria politica militare. Mentre Tiberio con l’esercito gallico da Lione risalì il corso del Reno fino al lago di Costanza, il ventiduenne Druso, iniziata la marcia verso Nord, rastrellata la Val d’Adige e la Val d’Isarco, espugnati i valichi alpini e scendendo dall’attuale passo di Resia nella valle dell’Inn avrebbe raggiunto il fratello al lago di Costanza. 

Breuni, Isarci, Anauni e Venosti furono i nemici che Druso ebbe da affrontare. Nell’estate del 16 a.C, entrato da Trento nella valle del Noce, lasciò presidi a Romeno, dove poteva controllare il passo della Mendola, e a Castelfondo, per il controllo del valico delle Palade. A sud di Bolzano gettò un ponte sull’Adige a Vadena. Nell’inverno tra il 16 e il 15 a.C, concentrate le truppe e preparata l’offensiva, in primavera mosse all’attacco, puntando subito sulla conca di Bolzano, dove installò un ponte permanente, che diede all’intera zona la storica denominazione di “Pons Drusi”. 

Ci sono diverse ipotesi sull’esatta posizione del ponte: sull’Adige ai piedi di Castelfirmiano, sull’Isarco a Rencio o in prossimità della chiesa parrocchiale. Fu comunque sulle rive dell’Isarco che ci fu una memorabile battaglia contro i Reti, tanto che, secondo uno storico, l’acqua del fiume divenne rossa; Druso avanzò nel fiume con la spada in pugno nelle primissime file; i legionari, trascinati dall’esempio del comandante, sgominarono Isarci e Breuni. Muovendosi da Pons Drusi per la media Val d’Adige, Druso giunse alla conca di Merano. 

Morì  a Castra Vetera nell’estate del 9 a.C. per una caduta da cavallo. Il feretro ebbe a Roma le dovute onoranze.

Autore: Leone Sticcotti

La strada dedicata a Max Valier

A collegare via Guncina e via Luigi Cadorna vi è via Max Valier. Nato a Bolzano il 9 febbraio 1895, già frequentando il Ginnasio dei Francescani di Bolzano si appassionò di astronomia. Dal 1913 studiò proprio astronomia, oltre  a meteorologia, matematica e fisica, all’Università di Innsbruck. Durante il primo conflitto mondiale prestò servizio come osservatore meteorologico, ricognitore aereo, collaudatore di aerei. Si laureò in astronomia a Vienna, dove conobbe Hedwig Buceks, che sposò a Bolzano nell’aprile 1921. Fu intensa l’attività di Max Valier come scrittore; come autore di fantascienza nel racconto “Spiridion Illuxit” prevedeva la bomba atomica. Nel 1924 uscì la descrizione di un programma per lo sviluppo della missilistica. È del 1927 un trattato generale sull’astronautica. Dal 1928, assieme a Fritz von Opel, industriale automobilistico, sviluppò il primo veicolo azionato da razzi a propellente solido. Fu in base alle idee di Max Valier che all’aeroporto di Düsseldorf fu costruito un aviorazzo.  La moglie Hedwig fu la prima donna a sperimentare il 3 febbraio 1929 la slitta a razzo sul lago Eie. Nel gennaio 1930 Max Valier ottenne un laboratorio nelle officine Heyland di Berlino, specializzate nella produzione di ossigeno liquido; condusse con successo esperimenti con carburanti liquidi, che furono basilari per l’ulteriore sviluppo dei razzi in Germania. Max Valier morì il 17 maggio 1930, prima vittima dell’astronautica a causa di un’ esplosione durante un collaudo di un nuovo meccanismo. Fu sepolto nel cimitero West di Monaco. A Bolzano gli sono dedicati, oltre ad una via, l’Istituto Tecnologico in lingua tedesca, l’Osservatorio astronomico e l’Associazione astrofili.

Autore: Leone Sticcotti

La strada dedicata a Ressel, l’inventore


Via Joseph Ressel: via minore della zona industriale, collega via Innsbruck a via Werner von Siemens. Joseph Ludwig Franz Ressel era nato il 29 giugno 1793 a Chrudim (Boemia); dopo un corso (1809-1811) di artiglieria di terra, dal 1812 al 1814, oltre al corso di medicina all’Università di Vienna, si appassionò alla matematica, coltivando nel contempo fisica, chimica, botanica e tecnologia. Risale al 1812 il disegno autografo di elica per nave. Nel 1814 entrò nella Scuola forestale a Mariabrunn presso Vienna. Nominato nel 1816 Agente forestale nella Carniola inferiore, nel 1817 prestò servizio come guardia forestale distrettuale a Pletriach. Ebbe incarichi in varie località, tra esse Venezia, e Trieste, dove nel 1821 fu trasferito in qualità di imperial regio conservatore forestale. Dal 1838 fu al servizio dell’imperial regia Marina da guerra come intendente forestale. Tra le invenzioni su cui Ressel lavorò nel corso degli anni, la più importante fu l’elica, l’applicazione della vite di Archimede alla navigazione a vapore; grande esperimento di messa alla prova fu quello nell’ottobre 1829 sul piroscafo “Civetta” nel porto di Trieste. L’uso dell’elica per la propulsione delle navi si diffuse intorno al 1840, man mano sostituendo il propulsore a ruote. Ressel si applicò su altre invenzioni: una nuova specie di cuscinetti economici applicabili agli assi delle macchine; una nuova bussola; una vettura a vapore per trasporto di persone e merci; un molino a vapore cilindro per la macinazione del grano; un nuovo aratro; un torchio a vite senza madre per spremere le olive e altre sostanze; un nuovo metodo per la produzione di saponi; un combustibile chimico per macchine a vapore. Con le sue invenzioni Ressel era per lo più in anticipo sui tempi; alcune, come il cuscinetto, trovarono applicazione soltanto dopo la sua morte. Ammalatosi di febbre tifoidea, Joseph Ressel morì la notte del 9 ottobre 1857 a Laibach (Lubiana).

Autore: Leone Sticcotti

Il primi cinquant’anni del CLS


Scendendo da ponte Druso per la via omonima, girando a sinistra per via Roma, si nota, al n. 9, la targa, all’ingresso di un passaggio, con la scritta “C.L.S. agenzia di educazione permanente”. Si accede infatti alla sede, dal 1991, del Consorzio Lavoratori Studenti. L’agenzia divenuta punto di riferimento per l’educazione permanente ha celebrato il 14 ottobre i 50 anni di attività: corsi (recupero scuola media superiore, universitari, informatica, arte, lingue, Fondo Sociale Europeo, formazione immigrati…), laboratori creativi, conferenze, recupero anni scolastici e assistenza allo studio. Vengono proposti corsi di storia dell’arte, laboratori artistici e di piccolo artigianato. Non mancano i corsi di cucina, di degustazione, così come i corsi di crescita e sviluppo personale. Fin dalla sua nascita ha difeso il diritto allo studio, alla formazione, all’integrazione.  Ciò con il percorso di preparazione agli esami di idoneità  e all’esame di Stato di Scuola Secondaria Superiore tramite un sostegno individuale o in piccoli gruppi. Al centro del suo “lavoro”  il C.L.S ha messo l’attenzione, l’accompagnamento e l’accoglienza di ogni singolo partecipante. Come continuare a fare della cultura e dell’apprendimento il fine della propria attività? Se ne è parlato il 14 ottobre all’Eurac Researc, in via Druso, per ricordare appunto i 50 anni trascorsi  e presentare le nuove sfide che aspettano il C.L.S. nei prossimi anni. A fare gli onori  di casa è stato il trio dirigenziale, Patrizia Zangirolami, Matteo Grillo, Bianca Monti, mentre, al pubblico dell’auditorium (docenti e discenti, con amici e parenti) hanno dato il loro contributo esperti nel campo dell’educazione e della formazione continua. La manifestazione si è conclusa con un momento conviviale.

Autore: Leone Sticcotti

La piazzetta di Bolzano dedicata a Darwin

Una delle due piazzette dalle quali si può accedere alla Libera Università di Bolzano è dedicata al naturalista inglese Charles Robert Darwin. 
Nato il 12 febbraio 1809 a Shrewsbury (Regno Unito), frequentando le scuole primarie fu affascinato da un libro del naturalista Gilbert White (1720-1793); iniziò a collezionare insetti, rocce e minerali, ad osservare gli uccelli. Ammesso nel 1818 alla rinomata Shrensbury School, nel tempo libero collezionò uova di uccelli e fece esperimenti chimici. Dal 1825 al 1827 frequentò la Facoltà di Medicina dell’Università di Edimburgo; fu anche in mare con i pescatori di ostriche e compì ricerche negli stagni locali. Presentò la prima relazione scientifica alla Plinian Society. Al Christ’s College dell’Università di Cambridge fu indirizzato da personalità scientifiche verso la storia naturale. L’occasione della vita fu la spedizione intorno al mondo con il brigantino HMS Beagle; viaggiò nel tempo, per cinque anni, nello spazio, Isole Capo Verde, Falkland, Galapagos, Coste del Sudamerica, Australia. Delle numerose osservazioni su flora e fauna, sulle formazioni geologiche, fece relazione ufficiale, pubblicata con il titolo “Viaggio di un naturalista intorno al mondo”. La teoria di Darwin, avvalorata da osservazioni compiute nei campi dell’anatomia comparata, dell’embriologia e della paleontologia, è universalmente accettata nell’ambito biologico. Nel 1859 pubblicò il capolavoro “L’origine delle specie attraverso la selezione naturale”, che trovò vasta accoglienza tra gli scienziati. Furono otto le edizioni mentre Darwin era vivo; in italiano fu tradotto nel 1864. Darwin pubblicò altri trattati scientifici, sviluppando altri temi. L’opera di Darwin fu molto apprezzata dalla comunità scientifica. Non mancarono i pubblici riconoscimenti. Sposatosi nel 1839 con Emma Wedgwood, la coppia ebbe dieci figli; trasferiti da Londra a Downe, nel Kent, Charles Darwin vi morì il 19 aprile 1882. Ebbe funerali di Stato, con sepoltura nell’Abbazia di Westminster.

Autore: Leone Sticcotti

Beato Arrigo

A collegare via Weggenstein con via Sant’Antonio vi è via Beato Arrigo; si tratta del beato Enrico da Bolzano. Nato a Bolzano nel 1250 da genitori poveri, Enrico dovette ben presto guadagnarsi da vivere come operaio a giornata, ma, pur essendo analfabeta, partecipò con devozione alle funzioni religiose. Sposato e con un figlio di nome Lorenzo, a circa 30 anni, di ritorno da un pellegrinaggio a Roma con la moglie e il figlio, si trasferì a Biancade (Treviso);  morta la moglie si stabilì a Treviso dove continuò a condurre una vita di umile lavoro, come bracciante,  e a partecipare a varie celebrazioni liturgiche. Quando a causa dell’età avanzata non poté più lavorare, condusse una vita di penitenza, chiedendo l’elemosina, mendicando non tanto per sé quanto per i poveri della città. Recitava il Rosario in qualche angolo della chiesa e se la chiesa era chiusa pregava in ginocchio davanti al portale. Morto in fama di santità il 10 giugno 1315, grande fu la partecipazione di popolo alle sue esequie, durante le quali, si narra, un paralitico improvvisamente guarì. Fu sepolto nel Duomo di Treviso e da allora ci fu un grande afflusso di pellegrini. Beatificato il 29 luglio 1750, nel 1759 sue reliquie (due costole) furono solennemente traslate, con grande partecipazione di fedeli, nella chiesa parrocchiale di Bolzano, da allora conservate nella cappella di Loreto in un prezioso scrigno ed esposte alla pubblica venerazione. Arrigo divenne presto popolare in tutta l’Italia del Nord. Il beato Enrico da Bolzano, patrono di Bolzano, la cui ricorrenza si celebra il 10 giugno, è considerato protettore dei boscaioli. Al beato Enrico di Bolzano è intitolata una parrocchia della diocesi di Bolzano-Bressanone; si tratta della parrocchia Beato Enrico da Bolzano di La Costa/Seit (frazione di Laives); divenuta parrocchia nel 1986, dopo esser stata espositura dal 1859, curazia dal 1948, fa parte del Decanato di Laives, istituito nel 1993.

Autore: Leone Sticcotti

La strada dedicata a Toni Ebner


In zona produttiva nel quartere di Oltrisarco a collegare via Bruno Buozzi a via Luigi Galvani vi è la strada dedicata a Toni Ebner, politico, editore, giornalista. Nato il 22 dicembre 1918 ad Aldino, frequentò il Ginnasio Liceo del Seminario arcivescovile di Tirolo. Conseguita la maturità nell’estate 1938, il 29 novembre si immatricolò all’Università di Bologna, facoltà di Giurisprudenza; morto il padre il 9 giugno 1940, dovette recarsi  spesso a casa per gestire il maso dei genitori. Tra studi e gestione del maso, lavorò anche nello studio legale bolzanino Pichler/Silbernagl; laureatosi  il 30 marzo 1943, in  tale studio lavorò fino alla chiamata al servizio militare, che svolse come interprete nel IV Corpo d’Armata. Il 10 aprile 1944 si sposò con Martha Flies, nipote del canonico Michael Gamper; ebbero quattro figli, uno dei quali, Michael, più noto come Michl, seguì le orme del padre. Terminata la guerra, Toni Ebner aprì ad Egna uno studio legale, ma si dedicò anche alla politica: l’8 maggio 1945 fu uno dei cofondatori della Südtiroler Volkspartei; ne fu il primo segretario;  nei bienni 1951/1952 e 1956/1957 fu presidente. Dal 1961 al 1964 fu consigliere comunale a Bolzano. Importante incarico fu quello affidatogli dal canonico Gamper, direttore dell’editrice “Athesia”, di gestirne l’amministrazione; della casa editrice Toni Ebner  divenne direttore il 1° aprile 1951. Morto il canonico Gamper nell’aprile 1956, Toni Ebner fu chiamato a dirigere il quotidiano “Dolomiten”. Fu eletto (SVP) alla Camera dei deputati nel 1948, 1953, 1958. Fu attivo anche nel campo giuridico; nel 1977 fu chiamato a Roma come giudice aggregato della Corte Costituzionale; dal 2 ottobre 1981 fece parte del Consiglio di Stato. Non mancarono i riconoscimenti pubblici. La mole di lavoro editoriale e giornalistico, svolto con grande zelo, non mancò di influire sulla sua salute. Eletto presidente dell’Athesia nell’ottobre 1981, tra il 12 e il 13 dicembre fu ricoverato all’ospedale di  Bolzano, dove morì il 13 dicembre.

Autore: Leone Sticcotti

La strada dedicata a Giuseppe Di Vittorio

Via Giuseppe Di Vittorio, in zona industriale, è dedicata a un protagonista del sindacalismo italiano. Nato a Cerignola (Foggia) da braccianti agricoli l’11 agosto 1892, rimasto orfano del padre nel 1902, dovette abbandonare la scuola per fare l’esperienza dello sfruttamento del lavoro bracciantile; a 12 anni aderì al sindacato dei contadini, a 13 fondò il Circolo giovanile socialista di Cerignola. Eletto nel 1910 segretario della Federazione giovanile del PSI pugliese, arrestato nel maggio 1912, passò alcuni mesi nel carcere di Lucera. Riparato in Svizzera, tornò in Puglia con l’amnistia del gennaio 1915. Arruolato e assegnato ai Bersaglieri, fu ferito nel 1916 sull’altopiano dei sette Comuni. Rimase sotto le armi come sorvegliato speciale, a Roma, in Sardegna, a Palermo, in Cirenaica. Nell’inverno 1919 fu di nuovo segretario della Camera del lavoro di Cerignola, poi anche di quella di Bari. Nell’aprile 1921 fu nuovamente in carcere a Lucera; ne uscì con l’elezione a deputato. Nel 1924 aderì al Partito Comunista d’Italia. Con lo scioglimento di partiti e sindacati disposto dal regime, il Tribunale speciale fascista lo condannò a 12 anni di carcere, ma Di Vittorio riuscì a fuggire in Francia. Dal 1928 al 1930 fu in Unione Sovietica. Tornato a Parigi, entrò nel gruppo dirigente del PCI clandestino. Partecipò alla guerra civile spagnola, fu ferito nella battaglia di Guadalajara (8-23 marzo 1937). Era a Parigi, dirigendo il giornale antifascista “Voce degli italiani”, quando, nel 1941, fu arrestato dai tedeschi e rinchiuso nel carcere de La Santé; trasferito in Germania e poi in Italia, fu confinato nell’isola di Ventotene. Liberato con l’avvento del governo Badoglio, entrò di nuovo in clandestinità con l’occupazione tedesca di Roma. Collaborò con Bruno Buozzi e Achille Grandi per far rinascere il sindacato unitario italiano. Nel 1946 fu eletto deputato all’Assemblea Costituente. Guidava la CGIL quando fu colpito da un infarto, il terzo, dopo quelli nel 1948 e nel 1956; morì a Lecco il 3 novembre 1957; fu sepolto a Roma nel Cimitero del Verano.

Redattore: Leone Sticcotti

La strada dedicata a Bruno Buozzi


L’arteria che da via Volta arriva fino a via  Altmann è dedicata a Bruno Buozzi. Nato a Pontelagoscuro (Ferrara) il 31 gennaio 1882, trovò lavoro a Milano, alla Marelli, poi alla Bianchi. Non trascurava lo studio, leggendo di tutto, anche dopo le 10-12 ore di lavoro. Nel 1905 si iscrisse alla Fiom e aderì al Psi; del sindacato divenne presto membro del direttivo, nel partito si impegnò nella corrente riformista di Filippo Turati. Respingendo la violenza come mezzo di lotta politica, abbracciò l’ideale della gradualità delle conquiste sindacali. Eletto nel 1920 alla Camera per il Psi, rieletto nel  1921, seguì Matteotti e Turati nel nuovo Partito Socialista Unitario, nelle cui liste fu rieletto deputato nel 1924. Nel dicembre 1925, pur essendo perseguitato dal regime, divenne segretario generale della CgdL. Dovette però rifugiarsi in Francia, dove si prese cura dell’anziano leader socialista, Filippo Turati, il quale morì il 29 marzo 1932 proprio nella casa parigina di Buozzi. Arrestato dai tedeschi il 1° marzo 1941, Buozzi fu trasferito, con il collega sindacalista Giuseppe di Vittorio, prima in Germania poi in Italia. Fu confinato per due anni a Montefalco (Perugia). Liberato il 30 luglio 1943, formatosi il governo Badoglio, Buozzi fu nominato commissario dell’Organizzazione dei lavoratori dell’industria. Il 10 settembre 1943 fu con Sandro Pertini a Porta San Paolo, per contrastare l’ingresso dei tedeschi a Roma. Ma Roma fu occupata, e Buozzi rientrò in clandestinità, sotto il falso nome di Mario Alberti. Sorpreso dalla polizia fascista e fermato per accertamenti il 13 aprile 1944, nella prigione di via Tasso fu scoperta la sua vera identità. Il suo nome fu incluso dalle SS in un elenco di 160 prigionieri da evacuare; l’autocarro con Buozzi si fermò all’alba del 4 giugno presso la località “La Storta”. Rinchiusi in una rimessa, nel pomeriggio Buozzi e altri tredici furono brutalmente sospinti in una vicina valletta per essere uccisi ciascuno con un colpo alla nuca.

Autore: Leone Sticcotti