Merano: questa giunta non s’ha da fare, né domani né mai

I meranesi, lo scorso 4 ottobre, hanno rieletto sindaco Paul Rösch con una coalizione che poteva contare su 12 consiglieri. Per avere la maggioranza (almeno 19 seggi) sarebbe bastata la Svp, partner quasi obbligato, che ha però negato il suo appoggio. Ogni altra opzione non ha trovato consenso e il Comune è stato commissariato.

Erano state messe sul tavolo diverse soluzioni. La prima, da parte del sindaco: una grande coalizione comprendente i partiti vincitori (Verdi, Team K, e Sinistra ecosociale), le due liste civiche e la Svp. Ma fin dall’inizio gli interlocutori hanno imposto un veto sulla collaborazione con i partiti di sinistra. È ovvio che Rösch non potesse lasciar fuori coloro grazie ai quali era stato eletto. Sono state fatte altre ipotesi, nessuna accolta. La Svp ha proposto di portare il numero degli assessori da 7 a 8, forzando così la composizione etnica della giunta. Ma ciò cozza con la legge sull’ordinamento dei comuni e avrebbe condotto a ricorsi.
È normale che chi esce sconfitto dal ballottaggio cerchi di ostacolare l’avversario. Però l’idea che per rispettare la “volontà del popolo” in una giunta debbano essere presenti sia vincitori che vinti in proporzione ai loro eletti è un po’ bizzarra. Come se Trump pretendesse di essere presente al 49 per cento nell’amministrazione Biden. In una democrazia normale governa chi ha vinto le elezioni. Gli altri partecipano dai banchi dell’opposizione. Tutti insieme concorrono alla realizzazione del bene comune (e non di interessi di parte, ad esempio nel campo dell’urbanistica).
La vicenda di Merano mostra come la “questione etnica” sia ancora il fumo al riparo del quale lavorano le lobby e si costruisce il sistema di potere altoatesino (al quale uno come Rösch non è organico). La vera “questione etnica” oggi non è tedeschi-italiani, ma etnico-interetnico.
L’approccio interetnico, già da decenni – e non solo in politica – è vissuto come un’anomalia da normalizzare. Merano non ha bisogno di un sindaco “italiano” o “tedesco”, ma di un primo cittadino capace di cogliere l’anima di una piccola città europea.

Autore: Paolo Bill Valente

Ecco il Super ecobonus 110%

ll Decreto Rilancio, tra le misure fiscali a sostegno di imprese e cittadini, prevede il super ecobonus 110%. La possibilità di ottenerlo è scattata dal 1° luglio 2020. L’obiettivo, da una parte, è alleggerire i costi di ristrutturazione, adeguamento energetico e sismico dei proprietari di abitazioni; dall’altro favorire la ripartenza dei cantieri. Il 16 luglio la misura è stata confermata con la legge di conversione, che ha previsto l’estensione del super ecobonus 110% fino al 2022 anche per l’edilizia popolare, oltre a permettere ai contribuenti di fruire della misura per due abitazioni. La novità è di notevole portata: il bonus è valido sia per le seconde case, anche unifamiliari, che per le parti comuni degli edifici. Esclusi dalla possibilità di fruire dell’agevolazione, però, le categorie catastali A/1, ossia abitazioni di tipo signorile e A/8, abitazioni in ville. Le detrazioni riguardano le spese fatte dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.
Ecco, a seguire, gli interventi per cui si può beneficiare del super ecobonus 110%.

  • Isolamento termico. Secondo la norma, gli interventi devono riguardare oltre il 25% della superficie d’intonaco, con tetto di spesa massimo di 60.000 euro, riferita a ogni singola unità immobiliare. Riguardo all’isolamento termico delle singole unità immobiliari condominiali, un emendamento presentato ha previsto la distinzione tra i palazzi da due a otto unità per cui il tetto è di 40.000,00 euro, mentre per strutture uni o plurifamiliari con ingresso autonomo dall’esterno la soglia è fissata a 50.000,00 euro per ogni unità.
  • Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernali nelle parti comuni dei condomini. L’efficienza dei nuovi impianti deve essere almeno di classe A. Il tetto di spesa è fissato in 30.000,00 euro per ogni unità immobiliare.
  • Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti a pompa di calore in abitazioni unifamiliari (quindi, non appartamenti in un condominio, ma case singole). Il tetto massimo è fissato in 30.000,00 euro.
    Il Decreto Rilancio prevede infine la possibilità di accedere al bonus anche per interventi di efficientamento energetico abbinati almeno a uno dei tre interventi precedentemente descritti. Per usufruire della detrazione al 110%, non basta, quindi, svolgere interventi come la sostituzione e posa di infissi, adottare schermature solari o sostituire impianti di climatizzazione con caldaie a condensazione con efficienza almeno di classe A, ma questi lavori devono essere svolti in congiunzione con quelli di cui ai tre punti precedenti.

Autore: Avv.to Dott. Massimo Mira

Paolo Brillo: andare in giro fotografando Bob Dylan

Nei giorni scorsi, (pubblicazione 6 novembre) la passione del bolzanino Paolo Brillo per Dylan e per la fotografia è stata coronata dall’importante pubblicazione di un ricco volume, intitolato No Such Things As Forever consistente in oltre trecento pagine, del formato quasi corrispondente a un disco in vinile: un volume che documenta ben trent’anni di concerti dylaniani in Italia, in Europa e anche in America.

Ci sono artisti che amano stare sotto i riflettori e ce ne sono altri che invece più i riflettori li rifuggono più attizzano le voglie dei fan: Bob Dylan è sicuramente il re di questa seconda categoria; da un certo punto della sua carriera in poi il poeta/rocker/premio Nobel ha cominciato a rifiutare di essere illuminato dai fari durante i concerti e di pari passo ha evitato i fotografi come la peste, per altro curando assai poco la propria immagine pubblica.
Il fotografo bolzanino Paolo Brillo, di tutto questo se n’è sempre infischiato, lui ai concerti di Bob Dylan ci è sempre andato con la macchina fotografica ed è sempre tornato a casa coni suoi bei souvenir fotografici dei concerti, tanto da divenire fotografo ufficiale della rivista inglese Isis, interamente dedicata al musicista americano. Nei giorni scorsi, (pubblicazione 6 novembre) la passione di Brillo per Dylan e per la fotografia è stata coronata dall’importante pubblicazione di un ricco volume, intitolato No Such Things As Forever consistente in oltre trecento pagine, del formato quasi corrispondente a un disco in vinile: un volume che documenta ben trent’anni di concerti dylaniani in Italia, in Europa e anche in America.
“In origine – ci racconta Paolo Brillo – il libro avrebbe dovuto avere anche l’imprimatur dello stesso Dylan… avevo incontrato a New York l’avvocato Jeff Rosen, che è il suo manager, uno degli uomini che ne curano non solo l’immagine ma anche tutti gli interessi commerciali finanziari. Pareva che da parte loro ci fosse interesse, ma poi tutto è rimasto nell’oblio probabilmente perché un libro di foto scattate furtivamente durante i suoi concerti sarebbe andato contro la loro politica sull’assoluto divieto di fotografare l’artista dal vivo.”
D’altra parte anche per il disco uscito la scorsa estate, il management del musicista ha scelto una fotografia del 1996, confermando una costante poca cura, di pari passo col poco interesse, per una promozione d’immagine che potrebbe contare su materiale fotografico di qualità e più recente. Se da un lato, per i dischi d’archivio di Dylan la cura del materiale iconografico è superlativa, negli ultimi trent’anni e forse più i contenuti e la grafica dei dischi e dei programmi dei concerti sono davvero pessimi.
Brillo però, i cui scatti non hanno nulla da invidiare a quelli dei maggiori professionisti della musica fotografata, una volta tramontata l’ipotesi editoriale legata all’incontro con Rosen, forte della sua collaborazione con Isis e con il mensile italiano Buscadero ha presto ricevuto un’offerta relativa al libro fotografico su Dylan dalla Red Planet Books, casa editrice britannica con distribuzione a livello mondiale. Così dopo una lunga gestazione legata alla scelta delle foto, della carta, del formato, dal 6 novembre il volume è distribuito praticamente in tutto il pianeta.
“Derek Barker, l’editore di Isis – prosegue il fotografo – mi ha chiamato un giorno dicendo che c’era un editore di nome Mark Neeter che aveva visto le mie foto e voleva assolutamente propormi di farne un libro. Dopo aver verificato la serietà dell’editore e aver ricevuto le opportune garanzie sulla realizzazione di un libro di qualità, ho deciso di accettare la sua proposta e dopo due anni di lavoro, il libro è finalmente una realtà. Solo lavorando in prevendita ne sono state vendute parecchie copie e questa è naturalmente una grande soddisfazione oltre che una partenza incoraggiante. La cosa a cui tenevo particolarmente è che fosse un bel libro perché quando ti butti in una cosa del genere non puoi sbagliare. A me piace parecchio il tipo di scenografia usata da Dylan sul palco negli ultimi anni, molto in linea con quello che è diventato il suo modo di cantare. è anche parecchio teatrale, cosa che si adatta bene con il fatto che ora tiene molti concerti in grandi teatri.”
Ma Paolo Brillo non è un fotografo monotematico, il suo portfolio include anche un numero incredibile di foto di altri artisti, da quelli come Rolling Stones, Neil Young, Roger Waters, tanto per dirne solo tre, che ha fotografato dal vivo sui grandi palchi europei, a quelli catturati nel suo studio in occasione di esibizioni bolzanine o in location a noi molto familiari, come Castel Roncolo, dove lo scorso anno ha fatto una session fotografica con Scarlet Rivera, guarda caso una musicista che negli anni Settanta ha lavorato con Bob Dylan in uno dei suoi momenti più esaltanti.

In foto principale: a sinistra Bob Dylan e a destra Paolo Brillo

Autore: Paolo Crazy Carnevale – musicofilo