La bellezza di un luogo appartiene a tutti

BOLZANO ARCI Bolzano lancia una nuova campagna di comunicazione sui social, ”Il Posto”. Protagonisti sono i giovani “Costruttori di futuro” che mettono in campo competenze e riflessioni, alla ricerca della bellezza nel territorio regionale. Andrea Rizza Goldstein, nel team di ideazione e sviluppo dei progetti di politiche giovanili, cittadinanza globale e innovazione socioculturale, racconta il progetto.

Come è nato il progetto?
Questa iniziativa fa parte di una più ampia progettualità, quella del bando provinciale a sostegno degli enti del terzo settore, a cui hanno preso parte il comitato provinciale Arci e i circoli che si occupano di attività di interesse generale sul territorio. In questo caso sono stati coinvolti i giovani che hanno già affrontato percorsi di formazione ed educazione alla cittadinanza come Promemoria Auschwitz, Campi della Legalità e Ultima Fermata Srebrenica. Lo scopo era quello di verificare se queste progettualità funzionano, perché al termine di questi percorsi l’obiettivo è quello di formare cittadini attivi e sensibili alle diverse tematiche in grado di vivere e muoversi nel presente. Attraverso una serie di attività, tra cui la formazione strutturata di operatori e volontari, diversi laboratori sulle competenze, sull’identità associativa e dei brainstorming strutturati, abbiamo voluto implementare le competenze e vedere se ci fossero le condizioni che questi giovani diventassero produttori di iniziative concrete di cittadinanza globale sul territorio. Una di queste è proprio “Il posto”.

In cosa consiste?
Uno dei prodotti del progetto è la campagna di comunicazione sui social network. Il risultato finale è una serie di brevi videointerviste che vedono inquadrate quarantacinque persone di diversa provenienza, a cui viene posta un’unica domanda: “Il tuo posto del cuore?”.


Qual è l’idea sottostante?
La campagna nasce a seguito di una lunga riflessione, condotta e matura con e dai ragazzi stessi, su cosa sono i luoghi e la loro estetica, anche perché la realtà in cui si trovano ad operare è quella del territorio regionale. L’iniziativa sui luoghi di valore è stata ragionata a vari livelli e uno di questi, individuato come potenzialmente problematico, è legato al pregiudizio che porta ad attribuire l’etichetta di “portatore di degrado” a chi non conosciamo e, molto spesso, alle persone di diversa provenienza. La sfida è lottare, tramite azioni culturali, per fermare questo pregiudizio, innanzitutto domandandosi chi ha diritto di dire cosa è bello in un territorio. Allargando questa domanda a tutti e prendendo in considerazione la composizione multiculturale della nostra regione e città, si arriva a scoprire che i sentimenti legati all’estetica dei luoghi e alla bellezza sono trasversali. La cosa sorprendente è proprio questa: vedere che spesso ci riconosciamo nei gusti altrui e troviamo il bello dove lo vedono gli altri. Inoltre, far esprimere il gusto del bello legato ad un luogo significa dare alle persone la dignità di sentircisi a casa.

Chi ha collaborato?
Grandi protagonisti sono stati i giovani, che oltre ad aver elaborato l’idea, hanno dato corpo al progetto, coinvolgendo una quarantina di persone, a loro volta giovani, che hanno deciso di partecipare a questa iniziativa. Fondamentale è stata poi la partecipazione dei giovani del circolo Kinapix, nato l’anno scorso. I ragazzi che lo animano provengono principalmente dal Conservatorio di Bolzano e dalla scuola Zelig e hanno realizzato e curato l’aspetto tecnico delle videointerviste.

Quali sono gli obiettivi?
Decostruire il pregiudizio e mostrare che il bello, compreso quello di un luogo, non ha provenienza o religione. Poi si crea una mappatura dei luoghi belli della nostra regione. Il risultato del progetto, che è disponibile sulle pagine social di Arci Bolzano, si può anche commentare; invitiamo tutti a dirci il loro posto del cuore.

Foto dell’intero servizio: Kinapix

Autrice: Ana Andros – COOLtour

La natura che fa bene

Negli ultimi giorni hanno destato curiosità lungo le passeggiate dell’Isarco, tra ponte Roma e Ponte Palermo, le prime panchine pitturate con i colori dell’arcobaleno e i nomi degli organi del corpo umano. Nel frattempo sappiamo trattarsi di un nuovo progetto di parco bioenergetico, promosso dal comune di Bolzano, come evidenziato dalla segnaletica apposta.

Già nell’antichità era convinzione comune che la natura avesse un effetto positivo sulla salute fisica e mentale dell’uomo. Recenti studi scientifici hanno dimostrato come questa convinzione sia del tutto fondata. L’uomo e le piante, infatti, emettono campi elettromagnetici,    e quelli emessi dagli alberi, in certe condizioni, possono influire sullo stato energetico dell’organismo umano.
“Per questo progetto ci siamo avvalsi della collaborazione del bioricercatore Marco Nieri, della provincia di Bologna: utilizzando un’innovativa tecnica che permette di rilevare i campi bio-elettromagnetici che caratterizzano la vita nella biosfera, nell’uomo e nelle piante, è stato effettuato un rilevamento della passeggiata tra Ponte Roma e Via Bassano, includendo anche la parte verso il fiume, tra la pista ciclabile e l’Isarco”, ci spiega la geom. Katia Zanoner della Giardineria comunale.

Ma cosa’è uno “spazio bioenergetico”?
“Ogni pianta, come ogni essere vivente, emette una o più frequenze elettromagnetiche, che sono le stesse emesse dai nostri organi e apparati. Il nostro pianeta a sua volta si trova all’interno di una rete di linee elettromagnetiche distanti 26-30 metri l’una dall’altra. Se una di queste linee energetiche della biosfera attraversa un tronco d’albero, il potere benefico della pianta si amplia e va a creare una sorta di bolla, la cui estremità arriva fino a 10-12 metri oltre, nella quale il tronco non è che la prima estremità. Questa bolla è l’area bioenergetica. La sosta e il relax all’interno di quegli spazi risultano quindi estremamente utili per il nostro benessere. Quanto più a lungo vi si sosta – si consigliano 10-15 minuti – tanto maggiore ne è il beneficio ottenuto dall’organismo, in particolare dagli organi e nelle funzioni indicate. All’interno di questi spazi bioenergetici abbiamo posizionato sia le panchine colorate che grandi sassi del fiume, e anche un tronco di uno dei platani recentemente abbattuti in Piazza Stazione”.

Però potremmo obiettare che sono benefici che ci sarebbero a prescindere…
“Certo, tutte le aree verdi sono salutari. Ma è ovvio che non sappiamo esattamente quanto finché che non andiamo a misurare, cosa che si può fare con una speciale antenna. Sono studi che vengono fatti da anni. In Inghilterra e negli Stati Uniti ci sono diversi giardini bioenergetici. Siamo il primo parco pubblico in Italia e abbiamo scelto questa passeggiata in quanto è frequentatissima tutta la settimana, mattina e pomeriggio, da anziani e mamme con bambini…
Durante la mappatura abbiamo individuato degli incroci di linee energetiche e vi abbiamo piantato degli alberelli (nella zona sotto alla ciclabile, ndr). Nel giro di poco tempo abbiamo notato che c’è stato chi, a modo suo, ha valorizzato questi posti, decorando i sassi per le sedute e ornando l’alberello di prunus nume, considerato albero portafortuna dagli orientali, per farlo diventare l’albero della felicità. Mi piace pensare che c’è chi, anche se inconsciamente, percepisce l’energia positiva del luogo”.

Autore: Till Antonio Mola

In Croce Rossa, al servizio degli altri

I giovani volontari del Comitato Bolzano della Croce Rossa Italiana, che oltre all’omonimo capoluogo comprende i comuni di Laives, Merano, Bressanone e la Val Gardena, raccontano le esperienze, le fatiche e le emozioni vissute in un periodo senza precedenti.

Le attività oltre il soccorso
“Nell’immaginario collettivo noi volontari della Croce Rossa ci occupiamo esclusivamente delle emergenze e del soccorso in ambulanza; in realtà sono diverse le attività che svolgiamo e, fin dall’inizio della pandemia, siamo venuti in contro a numerose esigenze. Ad esempio, ci siamo attivati fin da subito per consegnare medicinali e beni di prima necessità ad anziani e soggetti in quarantena. Per quanto riguarda i tamponi, in quest’ultimo periodo siamo andati nelle scuole a spiegare agli studenti come svolgere la procedura ‘fai-da-te’ dei test rapidi. Infine – spiega Matteo Macchia, responsabile della categoria giovani – cerchiamo di sensibilizzare e informare la popolazione sull’importanza dei vaccini anti-covid. La Croce Rossa offre molte opportunità per aiutare il prossimo che non si limitano al turno in ambulanza e al soccorso d’emergenza”.

Conciliare volontariato e scuola
Tra i 272 ragazzi e ragazze che fanno parte dell’organizzazione locale, c’è anche Sofia Treccarichi, che racconta: “Essere volontaria significa sicuramente mettersi a servizio degli altri. Questo permette di affacciarsi in prima persona al mondo sanitario; un settore, questo, che affascina molti di noi, alcuni infatti scelgono di intraprendere un vero e proprio percorso di studi e di formazione avendo poi uno sbocco lavorativo nell’ambito sanitario.
Alcuni dei servizi che offriamo richiedono poco tempo a chi si mette a disposizione, organizzandosi si riesce a fare molto e conciliare senza problemi l’attività di volontariato e, nel mio caso, la scuola. Ultimamente sono stata a svolgere la misurazione della febbre in stazione e alle acciaierie, ma la cosa che mi ha colpito di più è stato l’aumento della richiesta di distribuzione dei viveri a cui ho preso parte. Ci vuole coraggio a richiedere aiuto per necessità così basilari e dignitose come il cibo, e spesso molti aspettano troppo tempo, quando invece non dovrebbero farsi problemi a chiedere aiuto” ha concluso Sofia.

“Ora siamo più numerosi”
“Il timore più grande – racconta Matthias Autengruber, giovane volontario C.R.I. – è quello di diventare veicolo di contagio per i propri familiari quando, durante un servizio, ci si trova a contatto con persone potenzialmente contagiose. In questo periodo abbiamo tutti sacrificato qualcosa, i giovani in particolare, e per questo è sbagliato additarli. Non si può mai generalizzare quando si parla di chi non rispetta le norme; a infrangere le regole possono essere i giovani come gli adulti. Durante la pandemia, come C.R.I. avevamo bisogno di più aiuti e molti giovani si sono fatti avanti, ora siamo più numerosi di prima. Quando mi è capitato di consegnare la spesa agli anziani, molti ci chiamavano piangendo, ma poi, arrivati sul pianerottolo, ci lasciavano con il sorriso sentendosi meno soli, questa è una ricompensa immensa”.

Autore: Andrea Dalla Serra

Il ritorno vincente delle ginnaste dell’Scm

Dopo più di un anno lontane dal campo gara, le ginnaste senior Alessia Paggetti, Noemi Longo e Sofia Pellegrini della società Sportclub Merano, hanno fatto il loro ritorno sui quattro attrezzi nella prima prova serie D di Padova lo scorso 2 aprile. È stata una grande emozione per le atlete, soprattutto perché la preparazione per questa competizione è stata una corsa contro il tempo: tra palestre chiuse, stop imposti dall’alto e quarantene, le ragazze hanno avuto a disposizione solo tre settimane per preparare tutti gli esercizi. Gli allenamenti a casa per mantenere la condizione fisica non sono certamente mancati, ma alla ginnastica artistica questo non basta, necessita prove su prove sugli attrezzi trave, corpo libero, volteggio e parallele. Nonostante ciò, le atlete hanno raggiunto dei risultati strabilianti: 1. posto per Noemi Longo con punti 43.400, 2. Posto per Alessia Paggetti con un totale di 40.400 e 3. posto per Sofia Pellegrini con 39.800. Tre medaglie che sanno tutte d’oro per l’impegno, la determinazione e l’energia che le atlete hanno dedicato raggiungendo un successo più che meritato. Il podio firmato Sportclub è anche opera della loro allenatrice Clio Rossetto, che non si è mai arresa e ha sempre motivato le ragazze incitandole a non mollare mai, soprattutto in un anno complicato come questo. Purtroppo, all’appello mancava la compagna di squadra Anna Höllrigl, che a causa di un infortunio al piede non ha potuto partecipare alla gara. L’atleta è in via di ripresa e sta facendo di tutto per poter confermare la sua presenza alla seconda tappa del campionato, prevista per l’8 maggio a Padova. 

La sezione di ginnastica Sportclub dimostra così il suo impegno e la sua passione nel cercare di portare avanti le attività nonostante tutti gli ostacoli a cui deve far fronte. L’ultimo anno tra allenamenti a casa e all’aperto, chiusure e riaperture delle palestre, misure precauzionali da adottare, è stato molto complicato: un continuo “Stop &Go” per le ginnaste agoniste. Il 2021 non ha portato con sé buone notizie e ogni ordinanza veniva attesa con grande ansia e preoccupazione dalle allenatrici, perché si temeva una richiusura delle strutture. Molto spesso i weekend venivano dedicati alla lettura e all’interpretazione delle nuove disposizioni, così da poter organizzare al meglio le settimane successive e le sessioni di allenamento. Dopo il terzo stop di febbraio, l’umore di tutti era sottoterra, ma fortunatamente a marzo le atlete agoniste sono potute risalire sui loro attrezzi. Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione degli infermieri Ruth Martintoni e Roberto Filippi, che ogni settimana testano le ginnaste con i tamponi rapidi proprio prima di entrare in palestra.Le atlete meranesi tesserate alla Federazione Ginnastica d’Italia (con 8 anni compiuti), hanno ripreso così a pieno ritmo. Grazie a questi provvedimenti, anche le squadre agoniste delle allieve potranno finalmente fare ritorno in gara con la prima prova del campionato Silver a Bressanone la prossima domenica, a distanza di 14 lunghi mesi dall’ultima competizione. 

Ci sono state buone notizie anche per le atlete giovanissime, che da qualche settimana hanno potuto iniziare a riallenarsi all’aperto, dopo quasi cinque mesi di stop. I campi di mele sono diventati nuovi luoghi per svolgere attività sportiva in tutta sicurezza e a renderlo possibile è stata l’allenatrice Lisa Ladurner, nonché caposezione della ginnastica femminile meranese. 

Se da una parte la ginnastica Sportclub è molto entusiasta di questa ripartenza, dall’altra è dispiaciuta per l’interruzione di tutti i corsi non agonisti che si sono bloccati a novembre e non hanno più potuto riprendere. Per questo motivo vuole offrire una bellissima e nuova formula di ginnastica per l’estate: La settimana estiva 2021 – Ginnastica artistica & Nuoto. Un’esperienza all’insegna dello sport e del divertimento, dedicato a tutti i bambini e le bambine dai 6 ai 10 anni, che dal 26 al 30 luglio vorranno cimentarsi ingiochi e attività in palestra e in piscina, seguiti da istruttori di nuoto e allenatori di ginnastica artistica specializzati.  

Autrice: Chiara Caobelli

Outbox: arte urbana e comunità

Il progetto Breathe!, in collaborazione con Young Inside, da questo mese fino a ottobre colorerà alcune delle città altoatesine con delle inedite opere murarie. La realizzazione dei lavori verrà eseguita da 6 artiste e artisti di respiro europeo e internazionale. Gli interventi di street art saranno ospitati a Bolzano, Merano, Bressanone, Laives e Brunico. La prima opera del progetto è in lavorazione in questi giorni a Bolzano, a cura dell’artista Tellas in Via Brennero 8. 

La street art è un linguaggio artistico abbastanza recente e forse anche per questo non ancora così noto, soprattutto nel panorama altoatesino. È proprio partendo da tale presupposto che Anna Carol e Matteo Picelli, conosciuto come Egeon, fondano, nel 2018, il progetto OUTbox. 
OUTbox nasce dalla difficoltà nella realizzazione di opere su facciata all’interno del territorio provinciale. Proprio da tale impedimento i due fondatori decidono di porre come obiettivo primario dell’organizzazione la produzione, realizzazione e curatela di opere d’arte pubblica nel contesto sudtirolese.   Come spiega Anna, OUTbox “è la cartella delle mail che stanno per essere inviate, ovvero dei saperi e messaggi che sono pronti per essere condivisi; allo stesso tempo la parola in sé descrive un qualcosa che sta all’esterno, out, di una scatola, box… per cui se siamo abituati a vedere opere d’arte in un museo o in una galleria, dove la cittadinanza si deve recare per poterne fruire, con OUTbox l’obiettivo è invece andare noi con le nostre opere e i loro messaggi fra le persone”.  
L’attività di OUTbox parte con l’ormai conosciuto murale “Ricorda la bellezza” realizzato da Egeon e situato in Via Roen a Bolzano.  


L’aspetto chiave del loro operato, così come dell’arte urbana, è coinvolgere attivamente la comunità, facendola sentire partecipe e avvicinandola al linguaggio artistico della street art, di cui può essere a sua volta promotrice. 
Con tali propositi nasce il progetto Breathe!, in collaborazione con Young Inside, che da questo mese fino ad ottobre colorerà alcune delle città altoatesine con delle inedite opere murarie. La realizzazione dei lavori verrà eseguita da 6 artiste e artisti di respiro europeo e internazionale. 
Gli interventi di street art saranno ospitati a Bolzano, Merano, Bressanone, Laives e Brunico grazie alla partecipazione dei rispettivi comuni e dal sostegno dell’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano. 
La tematica dell’evento è Breathe, ossia respirare, concetto che si collega all’attuale pandemia e che verrà proposto sotto profili diversi a seconda dell’artista.  
Ogni creazione verrà accompagnata da attività di coinvolgimento della comunità, così che l’opera stessa possa essere poi portatrice dei contenuti culturali che animano i luoghi di realizzazione. A tal fine, OUTbox prevede di porre sotto ogni lavoro una cassetta dove tutti possano lasciare la propria opinione rispetto all’opera, in modo da abbattere le barriere tra cittadini e mondo dell’arte. “Perché – afferma Anna – arte è qualcosa di estremamente naturale, e spesso semplice necessità di comunicazione e condivisione”. La prima opera del progetto è in lavorazione in questi giorni dall’artista Tellas in Via Brennero 8 a Bolzano. 

Autrice: Alessandra Pini – COOLtour

Donare capelli significa regalare fiducia

In Alto Adige il progetto Raperonzolo aiuta le persone ammalate di tumore. La donazione dei capelli contribuisce all’acquisto di una parrucca.  

Il cancro e le sue terapie provocano importanti cambiamenti psicologici e fisici, che hanno un effetto negativo sulle persone ammalate. La chemioterapia, per esempio, porta alla caduta dei capelli: una conseguenza visibile della malattia, che è spesso percepita come stigmatizzante e può compromettere l’autostima. Molte pazienti oncologiche portano una parrucca, che dà loro sicurezza e facilita la loro partecipazione alla vita sociale. Tuttavia, l’acquisto di una parrucca di alta qualità con capelli veri comporta un costo più elevato. Quindi il progetto “Raperonzolo” di Evi Weger, in collaborazione con l’Assistenza Tumori Alto Adige e altri partner, dà un aiuto per l’acquisto di una di queste parrucche e contemporaneamente contribuisce a sensibilizzare le persone su questa tematica. L’idea è molto semplice: donare i capelli per poter realizzare parrucche di alta qualità, per aiutare persone ammalate di tumore nell’acquisto delle stesse. Si possono inviare o consegnare i propri capelli ai parrucchieri che partecipano al progetto, o anche passare in uno dei saloni per un taglio di capelli. I parrucchieri che attualmente aderiscono al progetto sono “Haarstudio Mayr” a Brunico, il salone “fantasy – hair e beauty” a Terlano e il salone Elisabeth a San Martino in Passiria – ulteriori partner sono sempre benvenuti! I saloni fungono da punto di raccolta per i capelli donati, che verranno inoltrati ai produttori di parrucche. Per poter essere utilizzati per le parrucche, i capelli devono avere alcune caratteristiche precise: una lunghezza minima di 30 cm e non essere tinti. Vanno bene tutti i tipi di capelli, purché di colore naturale dal biondo fino al castano/nero. Anche trecce già tagliate tempo prima e conservate possono essere riutilizzate. Il ricavato sarà dato in beneficenza all’ATAA, che utilizzerà l’offerta in forma di aiuto finanziario per l’acquisto di una parrucca. Ulteriori informazioni possono essere trovate al sito www.projekt-rapunzel.com


Ogni anno le donazioni di capelli aumentano: così lo studio Mayr è riuscito a raccogliere più di 8 kg di capelli negli ultimi mesi! I capelli provengono da privati, vengono spediti anche per posta assieme a belle lettere da bambini che vogliono fare qualcosa di utile con i propri capelli. Ma anche altri saloni di parrucchiere inviano capelli donati. Miriam Mayr dello Haarstudio Mayr a Brunico invia a sua volta i capelli donati a Laupheim dal produttore di parrucche Bergmann. Il ricavato, nel 2020 1.350 euro, va a beneficio dell’Assistenza Tumori Alto Adige.

Nell’immagine principale: Monika Wolfsgruber dell’Assistenza Tumori e Miriam Mayr dello Haarstudio Mayr

A piedi a Roma in compagnia di tre lama

Tre uomini, tre lama, 1075 chilometri. Sono questi i protagonisti di “A piedi a Roma con tre lama”, il libro di Thomas Mohr pubblicato quest’anno da Athesia Verlag. Un lungo pellegrinaggio che, partendo da Soprabolzano e percorrendo l’antica Via Romea Germanica, porterà i camminatori a Roma. Un’avventura estrema, che richiede un enorme impegno fisico e ancor più mentale, nella quale il protagonista viene coinvolto dagli amici Thomas Burger e Walter Mair. 
Quando il cammino inizia, a Thomas Mohr è stato diagnosticato da tre anni un carcinoma per il quale ha subito due interventi chirurgici e due cicli di radioterapia. “Con l’avvicinarsi del Natale sono nel pieno della terza fase del trattamento e non mi sento né guarito, né tranquillo, bensì solo messo di fronte a un ineluttabile destino. Non godo di buona salute e verso in cattive condizioni fisiche, ad appena cinquantun anni. Ora devo e voglio dare una svolta alla mia vita”, scrive. Ecco dunque l’occasione che cercava: quasi due mesi di marcia al fianco di buoni amici, simpatici animali e compagni di viaggio incontrati lungo il percorso. E il desiderio di allontanare i pensieri, le responsabilità e i doveri per concentrarsi sul momento presente. L’impresa si rivela più difficile del previsto; il fisico accusa i chilometri e il freddo, e disincagliare la mente dalle contingenze non è certo semplice e immediato. Il ritmo dettato dallo stress e dalla frenesia della vita quotidiana rischia di inficiare quello del cammino. A proposito di uno dei suoi compagni di viaggio, Mohr scrive: “Poco prima del pellegrinaggio, Tom aveva portato a termine un ambizioso progetto aziendale in tempi di realizzazione ristretti. Per un pelo, ma ce l’ha fatta. Poi si è tirato fuori dal ritmo frenetico scandito dalle necessità lavorative ed è partito con noi. Se avesse mantenuto quel ritmo, sarebbe arrivato a Roma praticamente di corsa. (…) E probabilmente ci avrebbe messo la metà del tempo a coprire i 1000 chilometri di cammino. E il tempo guadagnato avrebbe potuto usarlo per un’altra avventura… ma, a che pro?”. E continua: “Tutti e tre abbiamo un’età in cui sappiamo cosa è inutile, in cui ci rendiamo conto, il più delle volte in breve tempo, che ci lasciamo influenzare da persone il cui comportamento e modo di pensare non corrispondono ai nostri. È importante diventare selettivi, prendere decisioni. (…) Io so che in passato molto spesso mi sono dedicato a cose completamente inutili e spesso anche a persone che prendevano solo senza darmi nulla in cambio. Va da sé che questo, a lungo andare, ti priva di tutte le energie. Proteggere sé stessi non ha nulla a che vedere con l’egoismo. Si tratta di trovare il giusto equilibrio e decidere cosa sia giusto. Mi chiedo come le persone intorno a me affronteranno il mio nuovo atteggiamento interiore”. Ma questa è solo una delle riflessioni che si trovano nelle pagine del libro. Al diario di viaggio, infatti, si alternano riflessioni sulla vita, sull’amicizia e sulla fede che si fanno più dense via via che i tre si mettono strada alle spalle, fino alla tappa conclusiva di un viaggio che non si conclude certo con l’ultimo chilometro percorso. 

Autore: Alex Piovan

Una passione per gli strumenti

Classe 2001 Felicia Boggian è una giovane donna multi talento: suona la chitarra, la batteria e la tastiera, canta, ha frequentato per dieci anni la scuola di danza moderna e contemporanea e attualmente ha cominciato a praticare Jiu-jitsu. È una appassionata animatrice.

La cosa che mi piace di me.
La determinazione.

Il mio principale difetto.
Sono molto testarda.

La volta che sono stata più felice.
Durante la mia prima gara di danza.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“La leggenda del pianista sull’oceano”.

La mia occupazione preferita.
L’intrattenimento.

Il paese dove vorrei vivere.
Non importa dove, basta che sia caldo!

Il mio piatto preferito.
Le lasagne.

Non sopporto…
I finti buonisti e i polemici.

Per un giorno vorrei essere…
Invisibile.

La mia paura maggiore.
La monotonia.

Nel mio frigo non manca…
L’insalata.

Se fossi un animale sarei…
Penso una scimmia. 

Mi sono sentita orgogliosa quando…
Ho raggiunto un risultato inaspettato.

Il mio motto.
“Vivi e lascia vivere”, soprattutto lascia vivere.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
La voglia di comprare una moto.

Il giocattolo che ho amato di più.
Le sorpresine degli ovetti Kinder.

I miei artisti preferiti.
Freddie Mercury, Laura Pausini e Yiruma.

Il dono di natura che vorrei avere.
La calma. 

La qualità che preferisco in una donna.
La semplicità. 

…e in un uomo.
L’intelligenza. 

Dico bugie solo…
Quando è necessario.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Su un aereo.

Il colore che preferisco.
Bordeaux e verde.

Da bambina sognavo…
Di partecipare a un concerto.

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare.
Riuscire a scrivere una canzone.

Autrice: Francesca Morrone

Disegnare, amare e illuminare

Greta Ballerini, 28 anni, è nata all’Isola d’Elba nel dicembre 1992. Appassionata di cucito e bellezza, confeziona abiti da quando aveva 12 anni e da poco ha aperto la sua piccola impresa, uno studio di Moda. Crea abiti da sera e costumi da bagno su misura. Ama viaggiare e leggere.

La cosa che mi piace di più di me stessa.
Il carattere solare e il viso sorridente.

Il mio principale difetto. 
Tendo a essere troppo schietta alle volte. Non so mentire.

La volta in cui sono stata più felice.
Quando la mia mamma mi ha detto “credo in te e nel tuo talento”.

La volta che sono stata più infelice.
Quando ho scoperto il tradimento di una cara persona…

Da bambina sognavo di diventare…
Un’attrice. 

La persona che ammiro di più.
La stilista Elisabetta Franchi. 

Un libro da portare sull’isola deserta.
Il Signore degli Anelli.

L’ultima volta che ho pianto.
L’altro ieri.

La mia occupazione preferita.
Disegnare.

Il paese dove vorrei vivere.
Nuova Zelanda.

Il colore che preferisco.
Rosso.

Il fiore che amo.
Tutti quelli colorati.

Non sopporto… 
Le persone con la doppia faccia.

La qualità che preferisco in un uomo.
Generosità, dolcezza.

E in una donna.
Sincerità. 

Dico bugie solo…
Se devo proteggere chi amo.

La mia paura maggiore.
La delusione da parte di chi stimo.

Il giocattolo che ho amato di più.
La Barbie.

L’oggetto a cui sono più legata.
Il mio cuscino di piume.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa. 
Ogni qualvolta termino un lavoro, l’ho fatto bene e la persona a cui è destinato è contenta.

Il mio motto.
Amati e illumina.

Il mio primo ricordo…
Il mio cagnolino Trillo, che scondinzolava nel mio giardino.

Il mio più grande rimpianto.
Non avere detto certe parole a certe persone. Ma la vita va avanti.

Dove mi vedo tra dieci anni. 
A capo della mia azienda, che ora è una start up nel mondo tessile.

Per un giorno vorrei essere.
Milionaria.

Nel mio frigorifero non manca mai…
La salsa di soia.

Se fossi un animale sarei…
Una giraffa.

In famiglia mi chiamano…
Il grillo.

L’ultima volta che ho pregato.
Oggi a pranzo.

Volontariato e capitale sociale, umano e culturale

La Società di Scienza Politica dell’Alto Adige Politika – per il 2020 e in via del tutto eccezionale – ha deciso di attribuire il tradizionale premio dedicato alla “Personalità politica dell’anno” non a una persona specifica ma piuttosto ad una figura generica, ovvero quella del/la Volontario/a. 
Normalmente la Società assegna il suo premio valorizzando la qualità dell’azione nell’ambito della politica e dell’educazione civica. A maggior ragione dunque risulta significativa la scelta compiuta quest’anno. 
“Il volontariato nelle sue varie espressioni, dalle attività organizzate e ben strutturate in associazioni più o meno grandi, fino ad arrivare a iniziative individuali e spontanee, ha dato e continua a fornire un aiuto determinante per navigare durante i difficili mesi della pandemia, rinvigorendo la solidarietà e i legami della comunità”, mettono in evidenza le motivazioni del premio. 
La Società di Scienza Politica dell’Alto Adige fa anche riferimento al concetto di “democrazia partecipativa” così come al “principio di sussidiarietà”, enunciato dall’articolo 118 della Costituzione italiana. Le tante iniziative di volontariato svolte ai più diversi livelli dunque hanno messo in luce – secondo Politika – “la voglia di prendersi cura del bene comune e dei più deboli, nell’interesse generale”.
Stiamo facendo riferimento alle decine di migliaia di persone che – di fatto – “si sono dimostrate un vero e proprio pilastro della salute e del buon funzionamento della società altoatesina”. 
La Società di Scienza Politica conclude le sue motivazioni al premio con le seguenti parole, invitando la politica altoatesina e gli elettori a sostenere anche in futuro il volontariato in tutte le sue forme.
“L’impegno dei volontari – che si dispiega nei più diversi settori, dall’assistenza sociale e sanitaria alla cultura e educazione, dalle attività sportive e ricreative alla convivenza civile – rappresenta una risorsa chiave per sostenere la fiducia, la partecipazione e lo sviluppo dell’Alto Adige, riflettendo e allo stesso tempo arricchendo il suo capitale sociale, umano e culturale.“

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale