“I farmacisti non possono vaccinare: siamo fra gli unici in tutta Italia”

“La farmacia è un luogo familiare per la cittadinanza, fra noi ed i pazienti si crea un rapporto di fiducia. Eppure l’Alto Adige è una delle due uniche province in Italia in cui non ci si può vaccinare in farmacia. E non riusciamo a capire il motivo”: è amaro lo sfogo del presidente dell’Ordine dei Farmacisti altoatesino, Maximin Liebl, che da oltre tre mesi ormai sta cercando di ottenere l’autorizzazione ad effettuare i vaccini anti – Covid nelle farmacie e riuscire dunque a dare una svolta al trend negativo di cittadini non vaccinati in provincia.

Maximin Liebl

Dottor Liebl, l’Alto Adige è maglia nera nella percentuale di vaccinati. Cosa si potrebbe fare?
Un’opera di sensibilizzazione al primo posto, una diffusione di dati concreti che possano affossare certi pensieri basati sul nulla che vedono i vaccini come strumenti letali.
Perché l’unico mezzo per combattere la pandemia è la vaccinazione: o facciamo morire la gente o usiamo questo strumento.
Ci possono essere dei dubbi, certo, ma la valutazione rischio – benefici è enorme: si calcola che il vaccino possa dare degli effetti collaterali importanti a 1 caso su 2 milioni. Di questi casi gravi 1 su 10 milioni muore. Osservando i grandi numeri risulta che i casi mortali sono uno su 20 milioni; questo significa che in Italia avremmo 3 morti per il vaccino. Finora per il Covid sono morte circa 120 mila persone: vogliamo davvero mettere
a confronto 3 casi contro 120 mila? In Alto Adige, poi, manca uno strumento importante: il vaccino in farmacia.

Perché, nel resto d’Italia non bisogna recarsi per forza in un centro specifico come avviene in provincia di Bolzano?
Solo in due provincie non ci si può vaccinare in farmacia, nel resto dello Stato sì. E noi facciamo parte di questa minoranza.
II farmacista è stato autorizzato dal Ministero della salute a somministrare i vaccini; noi siamo pronti da giugno: in tantissimi hanno fatto il corso, si sono certificati, hanno studiato per potersi abilitare, ma ancora oggi stiamo aspettando l’autorizzazione da parte dell’Azienda sanitaria, che chissà perché non arriva.

E ritiene che in questo modo molte più persone si dimostrerebbero disponibili a farsi vaccinare?
Direi proprio di sì, e non lo dico solo io: lo dimostrano studi decennali in altri stati, dalla Germania agli Stati Uniti: se il vaccino viene somministrato in farmacia la percentuale di vaccinati sale pesantemente. A Roma ci sono 500 farmacie che effettuano 30 vaccinazioni al giorno: basta fare due conti per comprendere la portata di questa innovazione. A noi manca solo l’autorizzazione finale. Non capisco cosa stiano aspettando.

Però potete fare i tamponi…
Sicuramente i tamponi sono una mezzo importantissimo per poter combattere la pandemia, e il fatto che possiamo effettuarli noi è stato di grande aiuto per tutta la popolazione: raggiungere una farmacia è facile per tutti, in ogni paese, anche il più piccolo, e fra i nostri clienti – pazienti e noi si instaura un rapporto di fiducia. Oggi in Alto Adige – con esclusione del Vax Bus – bisogna prenotarsi, telefonicamente o online, trovare il giorno giusto e recarsi al centro vaccinale. È decisamente più macchinoso e complicato che recarsi semplicemente in farmacia e chiedere la propria dose.

In questo periodo avrete ancora più lavoro, visto che chi non ha il Green pass deve farsi tamponare ogni 48 ore. È una spesa per queste persone: quanto costa?
Il tampone costa – per decreto del Commissario straordinario – al massimo 15 euro, e per i bambini 8 euro. Molti si lamentano che sono costretti a questa spesa ogni due giorni, e a loro io rispondo: la vaccinazione è gratis. Il fatto che debbano sborsare dei soldi di tasca loro per farsi controllare non è una punizione: dovrebbero solo capire che bisogna vaccinarsi, non c’è altra soluzione.

Autore: Luca Masiello

Tutti i vincitori del campionato dell’anziano

“L’importante è partecipare”: con questo motto si è svolto nei giorni scorsi il settimo Campionato degli anziani dell’Alto Adige presso il Campo sportivo a S. Michele, Appiano. Nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, circa 100anziani di 26 residenze si sono confrontati nelle due discipline “percorso ad ostacoli e birilli”. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione delle Residenze per Anziani dell’Alto Adige (ARpA) in collaborazione con Velpa (Associazione degli Ergoterapisti, Logoterapisti e Fisioterapisti nell’ambito geriatrico), il Pensionato e Centro di degenza “S. Paolo” di Appiano, la Fondazione Casa di Riposo “Heinrich von Rottenburg” di Caldaro e la Fondazione “S.ta Elisabetta Jesuheim” di Cornaiano.
L’anno scorso l’evento era stato annullato, quindi quest’anno la gioia degli anziani di prendervi parte è stata ancora maggiore.
Per la presidente dell’ARpA, Martina Ladurner, il Campionato degli anziani assume quest’anno un significato particolare: “Siamo lieti che sia stato possibile realizzare questo campionato,rispettando tutte le misure di sicurezza necessarie e fornendo così un segno positivo verso la normalità”.
Gli anziani hanno dimostrato le loro abilità indossando magliette colorate, che sono state decorate dai partecipanti stessi prima dello svolgimento delle gare. Una giuria ha poi selezionato, valutando le magliette decorate dagli stessi residenti, la residenza con le magliette più belle. Alla fine, ha poi deciso il pubblico: grandi applausi per la residenza fondazione “Hans Messerschmied” di San Candido.
Il team dei terapisti Velpa è stato molto contento di essere coinvolto anche quest’anno nell’organizzazione dell’evento: “Durante il lungo e difficile periodo della pandemia Covid, i terapisti hanno sempre cercato di tenere attivi i residenti, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale e cognitivo. Così anche oggi in questo giorno speciale, dove i residenti delle strutture hanno partecipato con gioia e si sono confrontati nelle diverse discipline o in maniera indipendente, o con ausili per camminare o in sedia a rotelle”, dice Martina Mondini della Velpa.
Grandi festeggiamenti soprattutto per la residenza centro per anziani Fiè allo Sciliar che è risultata“vincitrice assoluta” nelle discipline individuali.
Ma anche quest’anno nessuno ha perso: tutti i partecipanti hanno ricevuto una medaglia e grazie ai numerosi sponsor, sono stati consegnati, con una lotteria e diversi regali agli anziani.

I VINCITORI

Ecco i nomi dei vincitori delle singole discipline individuali:
Birilli:
Categoria “in piedi”: 1. Hildegard M.; 2. Luciano B.; 3. Anna S.
Categoria “seduti”: 1. Franz P.; 2. Domeniko T.; 3. Peter P.
Percorso ad ostacoli:
Categoria “sedia a rotelle con accompagnamento”: 1. Franz M.; 2. Erika M.; 3. Helmuth T.
Categoria “sedia a rotelle”: 1. Marianna J.; 2. Luis M.; 3. Anneliese W.
Categoria “con ausili”: 1. Luise P.; 2. Johann K.; 3. Veronika E.
Categoria “senza ausili”: 1. Anna G.; 2. Siegrun L.; 3. Anetta Nella S.

“I giovani sanno quello che fanno”

Bistrattata, poco ascoltata, non capita e spesso vittima degli stereotipi. È questa la fotografia che in molti scattano della Generazione Z, la generazione di ragazzi nati tra il 1995 e il 2010. I cosiddetti “nativi digitali” con il cellulare sempre in mano e che fanno della tecnologia il loro credo.
Questo fino a poco tempo fa.
Perché le cronache d’oggi ci parlano di un gran numero di ragazzi impegnati nel sociale e in tematiche delicate che condizioneranno il loro futuro. Come i membri del movimento Fridays For Future South Tyrol, che lottano duramente nelle piazze per far aprire gli occhi e le menti sul tema del cambiamento climatico. Un cambio di passo dettato da una maggiore consapevolezza del periodo storico che stiamo vivendo e che mira a dare un futuro migliore alle nuove generazioni.
Con loro ci ha chiacchierato alla Casa della cultura di Merano, Federico Taddia, autore televisivo, saggista, conduttore radiofonico e televisivo, giornalista e divulgatore scientifico. Invitato nell’ambito della rassegna “Generazioni”, a dialogare con i ragazzi, tratta spesso temi come la difficoltà di comunicazione, le diffidenze degli adulti nei loro confronti e viceversa, messaggi e linguaggi. La persona giusta nel posto giusto, si potrebbe dire. Taddia ha scritto un libro insieme a un quattordicenne che si intitola “Vi teniamo d’occhio” e anche uno per bambini “Perché la terra ha la febbre”, sul riscaldamento climatico.
Ecco perché i giovani li capisce e li ascolta molto volentieri.

Taddia, partiamo senza indugi: i giovani d’oggi come sono?
Le nuove generazioni hanno molto da poterci dare e insegnare. Sono lucidi e consapevoli del tempo che stanno vivendo, hanno le idee chiare e si informano. Mi piace la loro voglia di mettersi sempre in gioco, impegnandosi perché credono in quello che fanno. Spendono energie e risorse per i loro ideali e questo è un insegnamento prezioso anche per noi adulti.

Cosa crede che li spinga a interessarsi a tematiche spesso più grandi di loro come il clima?
Sono tematiche grandi ma allo stesso tempo molto piccole, perché quando toccano la tua quotidianità e le prospettive per il futuro diventano automaticamente vicine e tangibili. Tutti da giovani crediamo di essere “immortali” ma poi quando ci scontriamo con i problemi reali si crea una specie di cortocircuito che ci fa aprire gli occhi sul mondo, e i ragazzi lo hanno fatto. La maggior parte di loro è davvero preoccupata per un pianeta che sembra essere diventato ormai insostenibile.

Un grande cambio di paradigma rispetto a molti anni fa…
Si, ma non tanto di protesta quanto di proposta. Per loro manifestare per il clima non è solo un alzare la voce fine a se stesso ma viene fatto in maniera consapevole e facendo proposte concrete per salvaguardare il proprio futuro. Credo sia questa la vera differenza con i movimenti del passato.

Nel mezzo c’è anche un senso di rivalsa nei confronti degli adulti?
Sicuramente. I ragazzi accusano gli adulti di non essere ascoltati e presi in considerazione. Quello del clima è un campo dove i giovani possono fare la loro parte e contrastare la – ormai -rassegnazione degli adulti, diventandone però complici. Perché gli adulti possono ancora portare qualcosa di positivo in questo mondo…

La grande sfida non è quella di abbattere il muro di incomunicabilità tra le due generazioni?
Il divario comunicativo tra le generazioni c’è sempre stato e sempre ci sarà, perché cambiano i linguaggi e i valori di riferimento. Spesso mi chiedo però se anche i giovani non abbiano delle colpe nel non farsi capire dagli adulti. È la grande sfida dei prossimi tempi, e un linguaggio alla fine lo impari. È importante però capire se ci sono delle lacune nella propria comunicazione che vadano oltre alla doppia velocità in cui vivono adulti e ragazzi.

La pandemia ha accentuato queste situazioni?
I ragazzi sono usciti devastanti dal lockdown e devono riprendere in mano la loro vita. La pandemia ci ha fatto scoprire nuove modalità di vita, con forti crisi che ci hanno portato a rimettere in discussione i rapporti. È fondamentale non far finta che non sia successo nulla. Chi ha colto le opportunità della pandemia riuscirà a risollevarsi.

Il mondo politico cosa dovrebbe fare per avvicinarsi ai ragazzi?
I giovani credono nella politica ma non credono nei politici. La domanda forse potrebbe essere cosa può fare il giovane per farsi capire dalla politica. Servono spazi e tempi nuovi, che negli anni si sono persi, per generare forza propositiva e non solo di protesta incondizionata.

Uno sguardo al futuro: siamo ancora in tempo per salvare il pianeta terra?
Gli ultimi rapporti sono allarmanti. La scienza ci ha indicato le direzioni che dobbiamo prendere per riprenderci in mano la terra. Alcune situazioni sono ormai irreversibili, ma tante altre sono recuperabili. Dobbiamo approcciarci a nuovi modi di vivere per non arrivare a un punto di non ritorno.

Autore: Alexander Ginestous

Un esperto che aggiusta tutto

QuiIntervista a Alfonso Risco, che è conosciuto in città per essere da dieci anni il custode-manutentore della Sala Civica. Motociclista da alcuni anni, appassionato di elettronica da sempre, non disdegna il modellismo, i manga e tantissime altre cose. Fa parte del Piccolo Teatro di Merano “Mario Tartarotti” dal 1996, prima come tecnico di palcoscenico e poi come attore. Al momento sta allestendo un piccolo lasershow e costruisce sistemi audio con materiali di recupero.

La cosa che mi piace di me.
Cercare di riuscire a ragionare, senza pormi limiti.

Il mio principale difetto.
Sono molto dispersivo e distratto.

La volta che sono stato più felice.
Quando ho incontrato la mia compagna.

La persona che ammiro.
Mio padre. Era carismatico.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Campi, forze e particelle” (l’unico libro che io abbia mai letto per intero in tutta la mia vita…).

La mia occupazione preferita.
Provare ad aggiustare l’irrecuperabile.

Il paese dove vorrei vivere.
In Giappone (anche se un periodo di prova sarebbe necessario).

Il piatto preferito.
Pasta al pomodoro (senza aglio e senza cipolla).

Non sopporto…
I prepotenti.

Per un giorno vorrei essere…
Una bella donna.

La mia paura maggiore.
Quella di non aver paura.

Nel mio frigo non manca…
Il latte.

Se fossi un animale sarei…
Un bradipo.

Mi sento sempre orgoglioso quando…
Rendo felici le persone.

Il mio motto.
Tutto è relativo.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Pilotare un aeroplano.

Il giocattolo che ho amato di più.
Goldrake in metallo, con gli arti semi-snodati.

I miei artisti preferiti.
Nella mia infanzia ascoltavo Sandra e leggevo il Topolino. Ora non ho artisti particolari.

Il dono di natura che vorrei avere.
Il dono per eccellenza è la salute. Il resto è volontà.

La qualità che preferisco in una donna…
La simpatia.

…e in un uomo?
La capacità di ispirare tranquillità e sicurezza.

Dico bugie solo…
In casi veramente eccezionali per non ferire le persone.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Non riesco a pensare ad un futuro così lontano.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Anni fa a Bolzano. Ero così arrabbiato da non essere più me stesso, in quel momento.

Da bambino sognavo…
Di costruire un robot gigante e di pilotarlo.

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare.
Gareggiare in pista, in moto (ma va bene anche in macchina, se regge…).

I volti di Art Live Sound

Dopo la versione web di maggio, Art May Sound è tornato a Bolzano come promesso ad inizio settembre con in una versione “live” ospitata dal Parco dei Cappuccini. Quelli che vedete sono i volti di partecipanti, artisti, musicisti e organizzatori, ritratti da Samira Mosca di COOLtour.

Autrice: Samira Mosca

Da Bolzano al Sudafrica, per un’agricoltura sostenibile

Thomas Bringhenti – giovane bolzanino cresciuto nel quartiere di Europa Novacella – vive attualmente tra la provincia del Limpopo, nel Nord Est del Sudafrica, e Göttingen, in Germania, da dove si è collegato in video-chiamata per raccontare la sua storia e dove, dopo i tre anni passati a Bolzano a studiare Scienze e Tecnologie Agrarie, ha svolto un master specializzandosi in Agricultura Tropicale. Ed è proprio durante il periodo di studio in Germania che, nel 2017, Thomas sceglie di partire per il Sudafrica. “Non era la prima volta che mi capitava di viaggiare per motivi di studio, in passato sono stato a Capo Verde per studiare le esigenze idriche delle piantagioni di banane. Insomma, non era la prima volta che andavo in un Paese del Sud del mondo. In Sudafrica ho trovato un Paese meraviglioso e accogliente, ma al tempo stesso pieno di contraddizioni, a cominciare dalle disuguaglianze etniche che, da altoatesino, non ho potuto non confrontare con la storia della mia terra…”

Thomas Bringhenti

Gli aspetti sociali:
Provincia di Bolzano e Limpopo a confronto

“In un Paese con una storia recente così travagliata agli studenti sudafricani, questa materia non viene proprio insegnata al contrario della nostra realtà dove fortunatamente si approfondisce la storia locale. Come da noi – spiega Bringhenti – anche in Sudafrica sono rari gli esempi di scuole ‘miste’ e, fino a pochi anni fa, esistevano ancora Università separate per i diversi gruppi etnici. Queste ‘segregazioni’ sono tuttora visibili in diversi aspetti della società, e come ‘europeo’ ho fatto fatica a conviverci, perché in forte contrasto con i miei valori.”
Durante la sua prima fase di ricerca, Thomas si è occupato della diversità genetica delle specie coltivate nei giardini dei piccoli agricoltori del Limpopo – dagli alberi da frutta alle spezie – e di come questa si potesse tradurre in sicurezza alimentare e, soprattutto, diversità nutrizionale per gli abitanti del posto.

Fiore di macadamia

Coltivazioni sostenibili
“Successivamente, nel 2019, mi si è presentata la possibilità di tornare in Sudafrica per il mio dottorato. Tra impegni e Covid – racconta – sono potuto tornare in Italia solamente a giugno di quest’anno. Oggi ho l’opportunità di coordinare un progetto internazionale di ricerca, SALLnet, – finanziato dal Ministero della Ricerca e Istruzione della Germania e che vede protagonisti numerosi partner tedeschi e sudafricani – finalizzato ad accrescere la resilienza e la sostenibilità nell’uso del territorio, anche in vista dei cambiamenti climatici. Non mi occupo più solamente dei piccoli agricoltori, ma anche delle grandi piantagioni che riforniscono il commercio globale. Il mio oggetto di studio, questa volta, è la noce di macadamia, originaria dell’Australia ma di cui il Sudafrica è il primo produttore al mondo. Questo albero ha bisogno di irrigazione nei mesi secchi ma, da parte dei coltivatori, c’è la tendenza a irrigare oltre il necessario. Personalmente mi concentro a trovare i valori minimi e massimi per l’irrigazione nelle diverse fasi della coltivazione, ho potuto infatti condurre esperimenti scientifici in diverse piantagioni. L’obiettivo della ricerca è quello di ridurre gli sprechi idrici, vista l’importanza e la scarsità della risorsa, e, allo stesso tempo, consentire alle piante una buona produzione di noci, trovando un giusto equilibrio tra l’acqua utilizzata e le noci prodotte.”
Sono considerazioni, quelle di Thomas, che evidentemente superano ogni confine e che consentono a tutti una riflessione sociale e ambientale.

Autore: Andrea Dalla Serra

I più famosi esseri mitologici con la lettera “c”

Tra gli esseri mitologici che iniziano con la lettera “C” il più famoso è senza dubbio la Circonvallazione di Bolzano. Metà tunnel e metà svincoli fu progettata da Efesto per contrastare il continuo aumento di traffico di quello che attualmente è il capoluogo altoatesino. Poco prima della sua realizzazione ci fu una grossa protesta da parte di Demetra, dea protettrice della terra coltivata, per via dei grossi scavi previsti dal progetto. Dopo 124 anni di litigi continui, Zeus dovette prendere posizione e lanciò una maledizione: “La Circonvallazione non vedrà mai la luce e Bolzano sarà destinata a rimanere paralizzata dal traffico, soprattutto nelle giornate di pioggia”.

Autore: Roberto Tubaro

La Biblioteca Europa di Via del Ronco, un luogo ospitale ed inclusivo

Prima un allestimento fotografico per raccontare il quartiere visto dagli occhi dei più giovani, poi una mostra per la Giornata Internazionale del Rifugiato, infine, un laboratorio di acquarelli per i più piccoli che affronta diverse tematiche: dalla natura alle emozioni. Tra ciò che avviene quotidianamente all’interno della Biblioteca Europa non troviamo solo la lettura mattutina dei giornali o il prestito di alcuni libri; la proposta è molto più ampia e gli organizzatori colgono ogni occasione per allargare le prospettive e svolgere le proprie attività anche fuori dalla biblioteca, animando così la vita culturale del quartiere Europa-Novacella.

Signora Barbierato, svolge qui il suo mestiere ormai da diversi anni, osserva alcuni cambiamenti nell’ultimo periodo? E com’è cambiato il rapporto della biblioteca con il quartiere?
Il nostro è un quartiere abitato da numerose famiglie e, con il fenomeno della migrazione, è ricco anche di diversità culturale. Penso, per questo, che la biblioteca svolga un ruolo di primaria importanza: è un luogo d’incontro e, non solo aiuta le persone a orientarsi nell’ampia offerta editoriale ma, favorisce l’accoglienza.
Chiunque per accedervi e sono certa che possa trovare qualcosa che gli interessa, bisogna solo cercarlo. I punti d’incontro tra biblioteca e quartiere continuano ad essere molti.

Ad esempio?
In tema di migrazione, collaboriamo con l’associazione donne nissà, che cura gli orti delle semirurali. Come bibliotecaria vado spesso a raccontare delle storie inerenti alla coltivazione dei semi e della terra. Alle persone anziane, invece, offriamo un gruppo di lettura: ‘incontrarsi in un libro’. Solitamente, nei gruppi, si legge un libro singolarmente e, successivamente, ci si riunisce per parlarne; qui la lettura è un momento condiviso.
Pensate, vista la ripresa della scuola, di avviare qualche progetto rivolto agli studenti?
“Collaboriamo spesso con la scuola Schweitzer; accogliamo gli studenti e li seguiamo nella scelta di un libro inerente a un tema specifico da loro scelto. Credo che sia fondamentale aiutare i giovani a trovare il libro giusto, mantenendo la loro la voglia di leggere.

E per i più piccoli?
Possono rivolgersi a noi anche le scuole dell’infanzia ottenendo una selezioni di libri direttamente nella loro struttura. Da tempo proponiamo anche un laboratorio di acquarelli per i ragazzi dai 7 ai 15 anni. Quest’anno il tema principale sarà ‘Pinocchio’. Ho spesso l’impressione che i bambini non conoscano più questo romanzo, e siano orientati maggiormente sulle storie correlate ai film. Ovvero quelle storie che nascono dai cartoni animati e che vengono poi tradotti in libri; proprio per questo vogliamo dare la possibilità a tutti di conoscere anche i grandi classici.”

Con il catalogo online non si frequentano più solo le biblioteche del proprio quartiere, ma si può andare direttamente a ritirare il libro scelto dove questo è disponibile, cosa ne pensa?
“Il catalogo Explora è una grandissima opportunità: è ricca di dettagli sui libri ed è il frutto di molto lavoro di archiviazione. Credo che questo non impedisca il rapporto tra bibliotecario, quartiere e utenza, ma sia un’ulteriore opportunità per invitare le persone a venire in biblioteca. Gli over 70 e le persone con disabilità, inoltre, possono richiedere uno specifico libro indipendentemente da dove questo sia, ritirandolo nella struttura più vicina a casa.”

I 700 ANNI DI DANTE
“Per questa occasione non vogliamo offrire dei classici approfondimenti su Dante, bensì delle associazioni di concetti ideate dai nostri ospiti, che attraverseranno vari ambiti d’interesse, stimolando la curiosità delle persone. Offriamo così altre vie per arrivare a Dante: il 28 ottobre, ad esempio, ospiteremo una storica che racconterà lo stesso viaggio nell’aldilà, questa volta, però, dagli occhi di una donna vissuta nella seconda metà del ‘300. Gli altri due eventi saranno l’11/11 e il 10/12.”

Autore: Andrea Dalla Serra

La storia di Piazza Gries e del suo quartiere

L’ampia piazza deve la sua costruzione al XIII secolo ed è il centro naturale del quartiere, che fu incorporato a Bolzano solo nel 1925/26. Il vecchio nome della piazza era Dorfplatz (piazza del villaggio); dopo l’elevazione della comunità rurale di Gries al rango di città mercato da parte dell’imperatore Francesco Giuseppe I, la piazza fu chiamata Kaiser-Franz-Josefs-Platz (piazza dell’imperatore Francesco Giuseppe) fino all’annessione italiana dell’Alto Adige a seguito della prima guerra mondiale.

Durante il periodo fascista, la piazza portava il nome esclusivamente italiano di Piazza Tiberio, che fu modificato solo nel 1945 a favore della denominazione attuale. Nella prima metà del XX secolo, un tram elettrificato collegava Piazza Gries con la stazione di Bolzano. Il tram correva lungo l’ex via dei Reichs Meraner (l’attuale Via Diaz).
Piazza Gries è delimitata su tre lati da blocchi compatti di case e sul lato nord dall’abbazia benedettina di Muri-Gries con la chiesa tardo barocca di Agostino. A destra della Parrocchiale di Gries si trovano la vecchia locanda Goldenes Kreuz (oggi ristorante e scuola di musica di Gries) e l’ex municipio di Gries. Sul lato est, l’asse stradale dell’odierno Corso Libertà, tracciato dal regime fascista nel 1935/36, conduce in linea retta dalla vecchia Münzbank al ponte Talvera e al centro storico di Bolzano.Fino ad allora la piazza era rimasta collegata al centro di Bolzano attraverso la vecchia Vinschgauer Landstraße o Reichsstraße (attuale Via Diaz).
L’antico nome del quartiere era Hof. Già nel 1487, nell’ordinanza del tribunale fondiario di Gries-Bolzano emessa sotto il duca Sigismondo d’Austria-Tirolo, la piazza è menzionata nei documenti come luogo di raduno con la denominazione “der platz ze Gries vor dem kloster.”

LA STORIA DI GRIES
Come detto, Gries ha una storia parallela a Bolzano. Si sviluppò come centro agricolo intorno a una fortificazione eretta in epoca altomedievale da una dinastia oggi estinta, i conti di Morit-Greifenstein. Gries acquistò importanza nei confronti di Bolzano quando il conte tirolese Mainardo II e i suoi figli puntarono su Gries come borgo concorrenziale alla città vescovile. Il duca austriaco Federico IV aggregò nel primo Quattrocento il monastero agostiniano di S. Maria in Augia (in tedesco St. Maria in der Au; fondato dal conte Arnold III di Morit-Greifenstein e dalla sua consorte bavarese Mathilde di Valley negli anni Sessanta del dodicesimo secolo) al “castello di Gries”, l’attuale abbazia di Muri-Gries.
Nel XIX secolo Gries si sviluppò molto come luogo di cura e stazione climatica (Kurort Gries), ospitando molte personalità dell’Austria-Ungheria e della Germania bismarckiana; a questi si devono la costruzione della chiesa luterano-evangelica (Christuskirche) nel 1908. A quest’epoca risalgono il sanatorio Grieserhof, le passeggiate del Guncina (Guntschnapromenade), inaugurate il 30 ottobre 1892 e dedicate originariamente all’arciduca austriaco Heinrich (Erzherzog-Heinrich-Promenade), figlio di Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena deceduto nel 1891.
Nel 1901 l’imperatore Francesco Giuseppe I elevò Gries a comune mercato. Nel 1913 l’architetto Richard Müller di Dresda redasse un nuovo piano regolatore che però non fu messo in atto causa lo scoppio della Prima guerra mondiale.
Negli anni venti e trenta il quartiere venne urbanizzato, dopo l’aggregamento dell’ex-comune mercato di Gries alla città di Bolzano nel 1925, con la costruzione della “Grande Bolzano”, prevedente strade e palazzi in stile razionalista/monumentale italiano (quale l’odierno Corso della Libertà) dove ospitare le infrastrutture governative, come il Monumento alla Vittoria di Marcello Piacentini (del 1926-28), il Tribunale, l’ex Casa del Fascio (oggi Palazzo degli Uffici finanziari), col grande altorilievo di Hans Piffrader, e il Commissariato del Governo (che sostituì la Villa Wendlandt di cui rimane il parco). Oltre a questi palazzi vennero costruite dal 1928 case in stile neo-veneziano (lungo la direttrice via Venezia) destinate a ospitare i funzionari dei palazzi sopraccitati.

IL TOPONIMO
Il nome deriva da due toponimi storici. Gries era originariamente un comune autonomo a vocazione agricola, attestato già nel 1185 come Griaz, nel 1186 come Grize, nel 1320 come Griez e nel 1525 come “Gries”.
Il nome più antico di Gries era invece Keller, nome germanico attestato fino nel tardo Medioevo e legato alla cantina vinicola della chiesa vescovile di Frisinga (in Baviera) che era situata nell’ex maso Lofferer vicino all’antica chiesa parrocchiale di Gries. Si hanno le attestazioni di Chelre e Cheller del 1293 e di Kelre e Keller del 1318.

I BORGOMASTRI
Dal 1850, con l’entrata in vigore della nuova legge comunale austriaca, fino alla soppressione del Comune autonomo da parte delle autorità fasciste nel 1925 e il suo inglobamento in Bolzano, vi furono sei borgomastri (Bürgermeister) eletti a Gries: Karl von Zallinger, (17.9.1850 – 20.10.1860), Anton Schmid (2.3.1861 – 9.71876), Johann Nepomuk barone von Giovanelli (24.9.1876 – 3.12.1876, Franz Tutzer (14.1.1877 – 23.5.1886), Franz Lintner-Unterrautner (11.7.1886 – 7.12.1907), Josef Mumelter-Möckl, (3.1.1908 – 10.12.1925).

“Viaggio e pellegrinaggio” per continuare a raccontare…

Torna a Bolzano il Religion Today Film Festival, il concorso cinematografico dedicato al dialogo tra popoli, fedi e culture. Il tema scelto per la ventiquattresima edizione del festival è “Viaggio e Pellegrinaggio” e vuole invitare i giovani bolzanini a esprimersi al riguardo tramite fotografie, video e testi scritti. “Per la nostra tappa bolzanina”, spiega Andrea Morghen, direttore artistico dell’evento, “abbiamo anche pensato di creare una giuria di giovani che ci aiutino a valutare alcuni dei cortometraggi in concorso.”
Un festival nato dalla voglia di dialogo e confronto tra popoli e fedi, nel segno della pace e della convivenza, il Religion Today Film Festival, che dal 1997 ha oltrepassato i confini italiani, raggiungendo registi, attori e produttori di diversi paesi del mondo. È proprio questo respiro internazionale a conferire valore all’evento, che quest’anno ha raccolto in concorso 83 opere da 36 paesi diversi.
“è un festival itinerante, che ha la sua sede principale a Trento e in regione, con diverse sedi sul territorio, tra cui Bolzano, ma che si sviluppa anche in altre regioni italiane e in altre nazioni del mondo, quindi spesso le proiezioni sono a Teheran, Gerusalemme…” racconta Morghen. Accanto al concorso cinematografico ci sono attività dedicate agli studenti di tutti gli ordini e gradi, dalle elementari alle università. Proprio in quest’ottica, grazie alla collaborazione con l’Ufficio delle Politiche Giovanili del Comune di Bolzano, l’evento tornerà nel capoluogo altoatesino il 28 settembre 2021 al Teatro Rainerum con una mattinata rivolta alle scuole. Innanzitutto, sarà creata una giuria di giovani under 30 che valuteranno alcuni dei cortometraggi in concorso e assegneranno un premio molto importante, il “Film For Our Future”, parte di un network che raggruppa diversi festival europei che lavorano sul tema della sostenibilità ambientale, del dialogo e della pace coinvolgendo le nuove generazioni.
“Oltre ad assegnare questo premio – prosegue il direttore artistico – proietteremo dei cortometraggi agli studenti alla presenza dei registi, che potranno così dialogare con loro, e verrà poi presentato un progetto, ‘La natura della musica’, fatto in collaborazione una classe di studenti di colonne sonore che verranno proiettate nella mattinata.”

Autrice: Ana Andros COOLtour