30 anni di ADMO

lo scorso 7 maggio ai Prati del Talvera si è svolta la festa per il primo trentennale di ADMO Alto Adige Südtirol. Alla manifestazione hanno partecipato moltissime persone e diversi gruppi musicali. Gli scatti sono di Francesco Liturri in collaborazione con la redazione di COOLtour.

La navigazione con zattere sull’Adige

Oggi l’Adige scorre pacato nell’omonima valle quasi si fosse scordato del suo glorioso e alquanto “movimentato” passato, inabissato per sempre nelle sue acque. Infatti, per secoli questo fiume, che collega il mondo alpino (e le terre d’Oltralpe) a quello padano e mediterraneo, si trovò al centro dell’attività economico-commerciale – e non solo – delle popolazioni residenti tra Bolzano e Verona. Per un lungo periodo, il mezzo di trasporto più utilizzato fu quindi la zattera, un’imbarcazione di tronchi d’albero legati tra loro. Dopo il 1850, con l’arrivo della ferrovia, iniziò l’inesorabile declino di un mondo vitale e variegato che aveva raggiunto l’apice del “successo” nel medioevo, quando il fiorente commercio di legname verso le Venezie e l’emergente attività mercantile di Bolzano determinarono un incremento significativo della navigazione sul fiume e di tutte le attività connesse.
Le strade, certo, esistevano da sempre, gli stessi Romani ne avevano realizzata una di grandi dimensioni (si trattava di far transitare le legioni dirette in Germania) che attraversava tutta la valle fino a Passo Resia e Augusta (Augsburg). Era chiamata Claudia Augusta in onore dell’imperatore Claudio che l’aveva terminata nel 46. Ben prima dei Romani, arrivati nel 15 a.C., i Reti, che non disponevano di uno “stato” organizzato e neppure di grandi eserciti, si spostavano su cammini “storici” e mulattiere adeguati alle loro esigenze.
Sappiamo con certezza che furono proprio i misteriosi popoli alpini della cultura di Fritzens-Sanzeno a sfruttare per primi e in modo sistematico le potenzialità del fiume. Nel periodo citato, nacquero, in modo più o meno spontaneo, vari “approdi”: probabilmente a Terlano, ai piedi di Castel Neuhaus, poi forse a Gmund / Monte, all’altezza dell’attraversamento del fiume sotto la collina di Castelfeder, infine a Laimburg, sotto il Hohenbühel e i castelli medievali di Laimburg e Castelchiaro. Proprio qui sorse, alle spalle del porto, anche un grande insediamento che rimase attivo per quasi mille anni fino al termine del periodo romano e di cui conosciamo soprattutto l’annessa necropoli. A sud di Vadena, Egna, Trento, Sacco presso Rovereto e poi Verona possedevano a loro volta importanti “porti” sull’Adige. Laimburg / Vadena, di per se luogo “marginale”, paludoso e poco appetibile per un insediamento significativo, deve la sua grande rilevanza al collegamento viario attraverso il varco Kreith (o Passo del Much) con l’Oltradige, il passo della Mendola e l’Anaunia, dove si trovavano numerose officine specializzate nella lavorazione dei metalli e in particolare del ferro. Ovviamente, i ritrovamenti archeologici confermano anche il notevole flusso di merci in direzione opposta, ossia provenienti dall’Etruria (a cui i Reti erano anche culturalmente legati) e dai territori occupati dai Veneti.
Quando esattamente il porto venne spostato di qualche chilometro a nord, tra Bronzolo e Vadena, non è noto. Il motivo dello spostamento può essere riconosciuto nel lento declino economico del sito di Vadena a favore di altre località emergenti come Laives e la stessa Bolzano, commercialmente più attivi e allettanti.

L’attività della navigazione fluviale nei tempi antichi non ha lasciato tracce significative. Solo a partire dal XIII secolo è riccamente documentata grazie alla circostanza alquanto insolita che essa fu gestita e quasi monopolizzata per secoli (ossia fino al periodo napoleonico) da una sola “azienda”, ovvero alcune famiglie della piccola località di Sacco presso Rovereto (per gli asburgici Sackh bei Roverend). Essi detenevano di fatto un privilegio intangibile per il trasporto delle merci (e delle persone) provenienti e dirette ai mercati di Bolzano, allora in forte crescita, e inoltre conquistarono anche un controverso diritto di prelazione sul legname prodotto nei boschi della Val d’Ega.
(1. continua)

Autore: Reinhard Christanell

Forze d’attrazione, energie grafiche

Sono opere cariche di energia, sperimentazione, idee e visioni personali quelle presentate nella mostra “Forze d’attrazione” alla Sala Espositiva di Vadena. L’esposizione organizzata dall’associazione “Lasecondaluna” di Laives e curata da Michele Fucich, presenta i lavori di undici artisti e artiste dell’Istituto per la Grafica d’Arte Merano.

Nella grafica d’arte le opere sono riprodotte attraverso la stampa. L’artista “disegna” su una base detta matrice, che poi viene cosparsa d’inchiostro per la stampa dell’opera grafica. Le tecniche possibili sono diverse, e variano a seconda degli strumenti e del supporto utilizzato, dalla xilografia (incisione su legno) all’acquatinta (incisione su metallo), al collage e molto ancora. Le opere grafiche si possono riprodurre più volte, ed hanno quindi un’origine e “storie” diverse da quelle dei singoli quadri, esemplari unici. Inoltre, presuppongono una grande padronanza della tecnica.
Anche se l’opera grafica può essere vista come il semplice risultato di un’azione meccanica e replicabile all’infinito, in realtà nasconde, quindi, una fase di creazione e di indeterminazione in cui convivono due passaggi: l’artista che ha fabbricato l’opera e il macchinario, che però l’ha solamente prodotta.

La mostra “Forze d’attrazione. Opere dall’Istituto per la Grafica d’Arte Merano” invita ad andare oltre la superficialità del prodotto finito, a riflettere sull’opera e su come è stata creata, così come sul ruolo che l’artista ha avuto nella sua realizzazione.

Ecco i nomi degli artisti/e in mostra: Ambrogio Dessì, Reinhold Ebner, Monika Fiechter Rossi, Renate Hausbrandt Gruber, Hilde Kljun, Osvaldo Martinelli, Margaretha Pertoll, Reinhold Steiner, Anke Stampfer, Eva Maria Thaler Pixner e Martha Unterholzner Gazzarata.
Info: Mostra “Forze d’attrazione”, Sala Espositiva di Vadena, ingresso libero. Orari: mer- sab 15.30–19.30. Domenica 10– 12.30. Lunedì e martedì chiuso
Fino a domenica 29.05.
Venerdì 27 maggio alle ore 16.30 ci sarà una visita guidata alla mostra con il curatore Michele Fucich, accompagnata da un laboratorio di stampa con l’Istituto per la Grafica d’Arte Merano (durata: 2.5 h circa).
L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a info@lasecondaluna.eu.

LA STORIA

L’Istituto per la Grafica di Merano è nato nel 1982 per iniziativa di un gruppo di artisti e di Rina Riva (Ala 1922 – Merano 2010), assistente presso la Scuola Internazionale della Grafica di Venezia e figura di primo piano della grafica artistica altoatesina fin dagli anni Sessanta.
L’Istituto meranese è divenuto ben presto un punto di riferimento per artisti grafici di tutti e tre i gruppi linguistici presenti in provincia. in dalla sua fondazione, l’Istituto svolge attività nel campo della formazione, della ricerca artistica e, più specificamente, dell’arte grafica.

Autrice: Caterina Longo

Notti magiche con le Luci sul Ponte

“Dopo due anni di pausa forzata torna la manifestazione che tutti aspettiamo! Quella che da il via all’estate, quella che trasforma un ponte in un luogo magico, non solo di collegamento ma anche di scambio e di convivialità!” Con queste parole colme di entusiasmo il Comune di Vadena ha annunciato che quest’anno che il primo giugno tornerà finalmente la manifestazione “Luci sul Ponte”.
Il ponte di Vadena è infatti un luogo identitario: attraversa l’Adige e unisce le comunità di Bronzolo, Vadena e Laives che, proprio grazie al ponte, possono fondere quotidianamente le loro attività. Un punto di snodo che, con la sua bellezza, si presta a “unire” in un momento di piacevole convivialità e cultura le comunità della Bassa atesina. Dopo il grande successo riscontrato dall’evento nella prima edizione del 2019, quest’anno “Luci sul Ponte” verrà quindi riproposto con nuovi ospiti e qualche sorpresa. Per un’intera serata la strada verrà chiusa al traffico e verrà realizzata una performance artistica che sul ponte prende forma e si sviluppa: musica, giochi di suoni, di luci, audio e video. Anche la gola avrà la sua parte, con diversi prodotti tipici, in un’atmosfera elegante e raffinata.
In questa edizione è stato poi organizzato un concorso intitolato #storiesulponte per raccogliere storie, aneddoti o massime da condividere sul tema del ponte. Per partecipare basta mandare un messaggio whatsapp con la storia al numero 347 0600950 entro il 20 maggio. Per ulteriori info sull’appuntamento si può consultare la pagina Facebook del Comune “Vadena cultura e società”.

Autrice: Caterina Longo

Aiutarsi camminando insieme

Un celebre proverbio africano dice che per crescere un bambino ci vuole un villaggio. Frase vera oggi più che mai, in cui si diventa genitori tardi, non si vive più con le famiglie allargate, magari i nonni sono anziani e bisognosi a loro volta di cure, e, insomma, ci si ritrova soli. Tutte le famiglie possono vivere un periodo di difficoltà nella gestione della quotidianità e nel rapporto con i figli. E, anche se questo non significa necessariamente arrivare a situazioni limite, molte famiglie vivono comunque situazioni faticose, e sono messe alla prova. Proprio per dare supporto a queste famiglie e creare una rete di aiuto nasce il progetto di affiancamento familiare che è sta prendendo il via nel distretto della Bassa atesina di Laives Bronzolo e Vadena con la Comunità Murialdo Trentino Alto Adige IS e la Fondazione Paideia. L’idea alla base dell’affiancamento – già sperimentato con successo in altri comuni italiani – è semplice: una famiglia affianca un’altra famiglia cioè le “sta accanto”, con l’impegno reciproco di camminare insieme, facendo leva sulle risorse e le capacità di ognuno, per un periodo di tempo e con degli obiettivi ben definiti. A seguire le due famiglie c’è naturalmente un tutor. Ma cosa fa la famiglia affiancatrice, nel concreto? In realtà si tratta di piccole grandi cose, concrete, e di grande valore. A noi ricordano quelle che una volta facevano i buoni vicini di casa, senza bisogno di distretti sociali. Ad esempio si dà la dispobilità a dare una mano regolarmente con i compiti; si offre un’occasione di svago, come una gita o una passeggiata a un bimbo/a più grande a cui è nato un fratellino/sorellina, di cui la mamma deve occuparsi a tempo pieno. O, ancora, si dà una mano se l’altra famiglia non riesce ad entrare nel registro elettronico della scuola. Dalle prime indagini, sono molte le famiglie nella Bassa che sarebbero desiderose e bisognose di “essere affiancate”; l’obiettivo quindi è trovare altre famiglie disposte a “camminare insieme”.
Per info sul servizio, che è completamente gratuito, si può contattare la tutor Alessandra 345 080274 o scrivere a: genitorialita@murialdo.taa.it

Autrice: Caterina Longo

Tornare a correre tra boschi e sentieri

Dopo lo stop forzato a causa della pandemia, lo scorso aprile si è tornati a gareggiare in una giornata di bel tempo (salvo qualche rada gocciolina verso sera) la Laives Trail. Giunta alle sesta edizione, la Laives Trail è una corsa in montagna per atleti e atlete che amano lo sport estremo.

Il trail si svolge in ambiente naturale, in un misto tra strade boschive e ghiaia tra Laives, Nova Ponente, Aldino e Monte San Pietro. Tre le categorie in cui è possibile gareggiare: 51, 21 e 11 km. Mentre la 21 e 51 sono vere e proprie gare agonistiche, la 11 km è una camminata. I tracciati sono molto vari: salite ripide, discese veloci, sentieri con ghiaia o radici e un panorama mozzafiato sulle montagne.
La gara, giunta alle sesta edizione, ha riscontrato una buona affluenza. Anche se non ci sono stati i picchi di iscrizioni degli anni passati, in cui si era arrivati a ca. 360 iscritti, l’edizione 2022 ha visto comunque ben 250 iscritti, molti della Bassa, in particolare di Laives. Ma non solo “Alla Laives Trail partecipano anche molte persone dal nord Italia e dalla Germania” ci ha raccontato l’organizzatore Brugnara.
“Il livello dei partecipanti è alto, c’era gente molto forte ed è stata una bella sfida: arrivano molti atleti che poi partecipano ai mondiali italiani. è la classica gara di inizio stagione” continua. Per quanto riguarda l’età dei partecipanti “Va da 18 fino a 67 anni (!), con una signora di Ferrara che ha fatto la 51” ci ha detto Brugnara. Bilancio più che positivo insomma per la gara, a cui è associato anche un bel momento conviviale. A fine corsa infatti si svolge sempre una festa con musica e cibo presso lo Pfarrheim di Laives. “La cosa che più ci fa piacere è vedere l’impegno e la passione dei volontari che ci supportano. Molte persone che vengono da fuori ci ringraziano per l’organizzazione e la cordialità”, conclude Brugnara. Che preannuncia qualche possibile novità sui sentieri e i percorsi per l’edizione 2023. La Laives Trail è organizzata dall’ASD Laives Runners in collaborazione con l’Azienda Turismo, i volontari Croce Bianca, Croce Rossa, Vigili del Fuoco e Soccorso Alpino, oltre a sostenitori privati.
Per quanto riguarda le classifiche, nella Laives Trail di 51 km, categoria faemminile le prime tre sono state: Helene Ogi, Francesca Perrone e Angelika Eckl; nel maschile Gil Pintarelli, Mattia Depaoli, Andreas Vieider. Nella Laives Sky Trail di 21 km, le prime tre del femminile: Giluia Marchesoni, Renate Kreidl, Petra Dibiasi; nel maschile: Andreas Reiterer, Matthaeus Zoeggeler, Fabiano Roccabruna. Nella Laives Trail Experience, 11 km, nel femminile: Verena Huber, Stephanie Stroka, Loretta Fistarol; nel maschile: Marc Slanzi Gamper, Moreno Micheletti, Germano Fava.

Autrice: Caterina Longo

Nuova piazza per Laives: è arrivato l’ok

Il tre maggio scorso il Consiglio comunale ha approvato il progetto per la nuova piazza ed il nuovo nucleo centrale di Laives. L’intervento, firmato dallo studio dell’architetto Cecchetto di Venezia, prevede un grande edificio ad “L” che raccoglierà in sé diverse funzioni. Grandi facciate trasparenti andranno ad abbracciare la piazza, che mira a diventare un nuovo punto di ritrovo per la comunità. Costo totale: circa 23 milioni di Euro, di cui 5 coperti dai fondi del PNRR. Tra la generale approvazione, non sono mancate le puntualizzazioni da parte dell’opposizione.

Una nuova piazza e molto di più: un nuovo cuore per Laives, centro pulsante di incontro e ritrovo in cui sentire forte e chiaro il senso di un “noi”. Un luogo di identità per la collettività insomma. Queste le aspettative e aspirazioni del progetto per la nuova piazza e il nucleo centrale di Laives approvato il 3 maggio scorso dal Consiglio Comunale della città.
Secondo il progetto, ideato dall’architetto Cecchetto di Venezia, la nuova piazza sarà “abbracciata” da un grande edificio a forma di “L”, con facciate in vetro trasparenti e che accoglierà un bar, uffici della Polizia municipale, la scuola di musica, la biblioteca ed un info point dell’Associazione turistica. Per quanto riguarda la circolazione, una parte di via Pietralba rimarrà pedonale, mentre le macchine troveranno posto in un parcheggio interrato a tre piani, con oltre 100 posti auto. Sulla piazza è prevista anche una grande vasca con acqua, mentre rimarrano gli alberi vicino alla chiesa.
L’architetto Cecchetto ha illustrato il suo concetto durante la seduta del consiglio “Un progetto non è un disegno, ma va vissuto. Il futuro delle città è pedonale ed è importante che la piazza raccolga in sè più funzioni, per offrire diverse occasioni di incontro.
L’edificio è concepito come uno spazio fluido, in modo tale che lo spazio al piano terra si possa aprire con facilità sulla piazza, facendola “entrare” nell’edificio e viceversa. Considero l’intervento come punto di partenza per un ragionamento più ampio, in cui al centro c’è la collettività”. Il progetto ha riscontrato un generale consenso e apprezzamento, ma con alcune puntualizzazioni dall’opposizione, tra cui quella della consigliera Raveane, che ha fatto notare come la biblioteca sia prevista al secondo piano e non al piano terra: se così rimanesse, sarebbe un’occasione persa, perchè per la biblioteca verrebbe a mancare la visibilità e la possibilità di interagire in maniera spontanea con il pubblico e i passanti, come parrebbe essere nella “filosofia” del concetto di Cecchetto.
Parlando invece di costi, siamo sui 23 milioni ca di Euro, di cui 5 verranno coperti dal contributo statale del PNRR. I prossimi passi per la realizzazione sono la consegna del progetto esecutivo entro la fine dell’anno e l’inizio della gara di appalto nel 2023, per una conclusione dei lavori entro giugno 2026.

Autrice: Caterina Longo

Spirito libero e aperto

QuiIntervista a Enrico Bissardella. Educatore ambientale, ma anche pilota di moto a livello nazionale e maestro diplomato di Tai Chi in Italia e in Cina: Enrico Bissardella ha tante passioni, in felice contraddizione, come ammette lui stesso. Nato a Bolzano, ora ha trovato a Vadena il suo rifugio nel verde. Tre figli, nipoti e una compagna con cui condivide i suoi tanti interessi, Bissardella è nel direttivo, tra l’altro, del gruppo di lavoro per l’avifauna locale (AVK) e collabora con la biblioteca per cui organizza escursioni naturalistiche.

La cosa che mi piace di più di me.
La curiosità che mi spinge a conoscere e provare nuove esperienze.

Il mio principale difetto.
Nello sport, nello studio, nel sociale, mi sono lasciato coinvolgere spesso tardi.

La volta in cui sono stato più felice. 
Quando ho assistito attivamente al parto del mio figlio terzogenito.

La volta in cui sono stato più infelice. 
Alla morte di mia nonna, che ho amato moltissimo.

Da bambino sognavo di diventare… 
Acrobata spericolato.

La persona che invidio di più. 
Valentino Rossi.

La persona che ammiro di più.
Giacomo Agostini.

Un libro da portare sull’isola deserta.
Il profeta, di Kahlil Gibram.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Un viaggio negli USA nelle riserve indiane dei nativi.

La mia occupazione preferita.
Essere sulle tracce degli animali selvatici, soprattutto uccelli, nella Natura.

Il mio musicista preferito.
Neil Young.

Il mio pittore preferito.
Gustav Klimt, ma anche il popolare Ligabue.

Del mio aspetto non mi piace.
Mi sforzo a trovare qualcosa: forse  i polpacci massicci?

Non sopporto…
Chi maltratta le donne, i bambini, gli animali.

Il giocattolo che ho amato di più.
I soldatini in plastica.

La massima stravaganza della mia vita. 
Vestito da “ghostbuster” al Carnevale di Venezia.

Il mio primo ricordo.
L’incendio di un maso vicino a casa, ai Piani di Bolzano.

Il mio più grande rimpianto.
Aver svenduto una mia moto da corsa.

Per un giorno vorrei essere…
Alle mie prossime nozze.

Se fossi un animale, sarei…
Un orso.

Il mio motto.
In bocca lupo!- risposta: evviva il lupo!

Autrice: Caterina Longo

Un weekend di medaglie per le ginnaste

Per la sezione ginnastica artistica dello Sportclub Merano gli scorsi due fine settimana sono stati ricchi di successi.
Ad iniziare la raccolta di trionfi sono state le veterane della squadra agonista il 24 aprile a Padova nella prova individuale Le. Nelle rispettive categorie Alessia Paggetti si è posizionata seconda, mentre Anna Höllrigl e Greta Urru, scalando la classifica, hanno conquistato la medaglia d’oro. Grande orgoglio così per la loro coach Clio Rossetto, che ancora una volta si conferma vincente. Non a caso, proprio l’anno scorso, è stata nominata dal Consiglio di Amministrazione del Vss la migliore allenatrice del 2021.
Sabato 30 aprile invece, è stata la volta delle altre categorie al Palazzetto dello Sport di Bolzano.
Dopo due anni di preparazione costante, le nuove piccole ginnaste hanno partecipato alla loro prima gara del campionato regionale “Gymgiocando” e tra entusiasmo ed emozioni hanno raccolto ottimi risultati. Nella categoria 2015 primo posto per Asia Berbenni, terzo posto per Gioia Ravanelli e sesto per Marie Gruber; nella categoria 2014 (8 anni non ancora compiuti) 1° posto per Frejya De Vitti; 2° posto per Stella da Ronco e 4° posto per Clara Hell. Nell’annata 2014 (8 anni compiuti) primo posto per Melanie Maini, terzo per Isabella Dorigatti. Gioie e soddisfazioni quindi per le “mini” ginnaste allenate da Lisa Ladurner e Natalie Giraldin, che continueranno il loro lavoro in prospettiva dell’anno prossimo per arrivare ancora più preparate alle gare della federazione.

Nel pomeriggio invece si sono sfidate le categorie Lb, Lc e Ld in una competizione a squadre. Il team composto da Katharina Schnitzer, Sara Giugno e Alessia Murtas ha conquistato un sesto posto, mentre l’altra squadra costituita da Emma Covi, Mia Götsch, Melissa Geier e Carolina Walder, allenata da Alessandra Molinari,è salita meritatamente sul secondo gradino del podio.
L’altra medaglia d’argento l’hanno conquistata le allieve Sara Zanetti, Giada Filippi, Sophie Arduini, Maximilian e Nestl e Noemi Masin, che nonostante qualche imprecisione e alcune cadute alla trave, hanno composto un punteggio più che soddisfacente.
Infine, a concludere la raccolta di brillanti risultati, ci ha pensato la squadra junior guidata da Sandra Marabese e composta da Magdalena Fliri, Hannah Reiner, Giorgia Moretto e Emma Kleon, che si è guadagnata l’ultima medaglia d’argento. Le ginnaste hanno dedicato il risultato alla loro compagna di squadra Marie Kaufmann, che pochi giorni prima della gara ha subito un infortunio al piede.
I prossimi appuntamenti per le atlete meranesi saranno i campionati nazionali a Rimini, previsti per la fine di giugno, e il collegiale a Fano in agosto. Insomma, per le giovane agoniste la stagione è ancora lunga e ricca di impegni che affronteranno come sempre con passione, grinta ed entusiasmo.

Autrice: Chiara Caobelli

Aiutateci a salvare il parco di Maia Bassa

Salvare il parco di Maia Bassa è l’obiettivo che si è proposta l’associazione di volontariato ambientalista AmUmMeranOOdV. Creato da poco ma da subito attivo, il direttivo dell’associazione – che si occupa di sviluppo sostenibile, ambiente e salute pubblica – fa sentire la sua voce e, attraverso una petizione, quella degli abitanti di Maia Bassa.

La raccolta firme si è rivelata subito un successo: nel giro della prima settimana ne sono state contate oltre 700, e mostra quanto il parco di Santa Maria del Conforto, al posto del quale dovrebbe sorgere il nuovo polo scolastico, stia a cuore ai meranesi. Della situazione parla Carla Molinari, presidentessa di AmUmMeranO.

Presidentessa Molinari, come siete venuti a conoscenza del progetto per il nuovo polo scolastico?
Tra le informazioni pubblicate dal Comune abbiamo trovato questo documento con cui si confermava il progetto risalente al 2016. Siamo tornati un po’ indietro nel tempo e abbiamo notato che una commissione ha approvato, nel luglio 2021, il progetto che riguarda il polo scolastico di Maia Bassa. Su cinque membri della commissione, i due contrari hanno notato come il progetto secondo classificato abbia delle caratteristiche che permetterebbero di salvare il verde esistente. Del progetto si è parlato, è stato presentato anche in pubblico, forse è passato in secondo piano il fatto che il parco giochi verrebbe cancellato. 

Quale è stata la vostra reazione? 
Come associazione ambientalista ci siamo molto spaventati per tutte le conseguenze che può avere la costruzione in un’area che adesso è verde. L’area – complessivamente sono 2.330 metri quadrati – sostanzialmente verrebbe in gran parte sigillata, verrebbero abbattuti gli alberi e ambientalmente avrebbe un impatto molto pesante dal punto di vista del suolo, del clima, del ruolo degli alberi ad alto fusto e per la loro funzione all’interno dell’ecosistema. 

Quindi è nata la petizione?
Ci siamo confrontati e abbiamo deciso di cominciare informando, pensando alla petizione come al sistema più diretto per riuscire a raggiungere le persone, informarle e soprattutto permettere loro di esprimere un parere. Lì soprattutto è mancato, direi, il coinvolgimento delle persone in questo importante progetto. Il fatto che ci sia bisogno di scuole è innegabile: la scuola italiana e quella tedesca sono ormai compresse all’interno di vecchi edifici e non vanno bene, però realizzare un nuovo polo scolastico lì, ci sembra davvero una forzatura. 

Come sta reagendo la cittadinanza? 
Il comitato di Maia Bassa ha subito raccolto questo nostro appello e si è dimostrato interessato. Durante la riunione annuale dei membri del comitato è stato anche detto che il polo scolastico, così come è stato progettato ora, è piccolo; le aule saranno sottodimensionate e troppo poche. Poi, per quello che riguarda l’ambiente, non è stato previsto un parco giochi alternativo. Maia Bassa è un quartiere molto popoloso, sono tante le persone che frequentano il parco, in qualsiasi momento della giornata si vede un’utenza molto alta: la mattina ci vanno i bambini dei due asili lì vicino, le tagesmutter, e poi il pomeriggio ci sono tutti, dai piccolissimi ai ragazzini che vanno a giocare al campo da calcetto lì vicino. Insomma, l’idea che sparisca qualcosa di valore e senza un’alternativa è proprio un peccato. 

Vera interlocutrice vostra in realtà è l’Amministrazione…
Sì. Da un lato c’è il Comune che si presenta all’avanguardia dal punto di vista ambientale con documenti come il piano di azione ambientale e climatico e il piano del verde; dall’altro, però, nei fatti si continua a cementificare. Vorremmo cercare di coinvolgere l’amministrazione e gli abitanti in modo propositivo, anche attivo; ci sembra che ci siano anche delle basi sensate su cui ragionare. Ci auguriamo che vengano davvero cambiati i criteri con cui vengono approvati questi bandi perché i criteri ambientali devono essere fondamentali. La questione ambientale è stata considerata solo un accessorio, si è parlato solo di criteri ambientali minimi di compensazione, mentre il rispetto del verde preesistente fino adesso non è stato un criterio. Noi invece vorremmo che lo diventasse. 

Autrice: Ana Andros