Pasta e ceci

Ingredienti

250 g ceci secchi
300 g pasta
1 scalogno o mezza cipolla dorata
1 rametto di rosmarino
2 o 3 pomodori pelati
Olio extravergine di oliva q.b.
Sale q.b.
Pepe q.b.

Preparazione

Mettete i ceci secchi in una ciotola con l’acqua e teneteli in ammollo per 8/12 ore, dopo questo lasso di tempo saranno pronti per essere sciacquati. Cuoceteli in acqua non salata per 45 minuti circa.
Scolate metà dei ceci e frullateli in una ciotola, ponete da parte.
In una pentola mettete un filo di olio, cipolla tritata, del rosmarino tritato e 2 o 3 pomodori pelati.
Dopo aver fatto andare per qualche minuto a fuoco medio, aggiungete i ceci ancora interi con un po’ della loro acqua di cottura.
Fate cuocere per qualche minuto il tutto e poi aggiungete i ceci frullati. Assaggiate il composto e regolate di sale, io metto di solito 2 cucchiaini.
Portate a bollore e poi aggiungete la pasta che preferite, io consiglio una pasta corta come per esempio sedanini o gnocchetti sardi.
Cuocete la pasta per la metà del tempo indicato sulla confezione.
Spegnete il fuoco e, con la pentola chiusa con il coperchio, lasciate che la pasta assorba il condimento per l’altra metà del tempo.
Ora potete impiattare. Io vi consiglio un filo di olio a crudo da aggiungere direttamente nel piatto sopra alla pasta e una macinata di pepe.

Il rosmarino

Richiede una posizione soleggiata al riparo dai venti freddi.
Si può coltivare in vaso sui terrazzi, avendo cura di porre dei cocci sul fondo per un drenaggio ottimale, rinvasando ogni 2-3 anni, usando terriccio universale miscelato a sabbia, con concimazioni mensili e fertilizzante liquido miscelato all’acqua delle annaffiature.
Può essere usato anche come pianta ornamentale nei giardini, per bordure, aiuole e macchie arbustive.

Baby Social Housing

“Grazie a questa soluzione anche Bolzano potrà offrire abitazioni a prezzi accessibili” ha dichiarato l’assessore all’emergenza casa. “Quelli che tutti chiamano loculi in realtà sono il futuro della nostra civiltà, un inno alla socializzazione!” L’affitto mensile sarà in media sugli 800€ mentre per l’acquisto si andrà dai 250.000 euro del piano “terra” ai 600.000 euro per la matrimoniale al “secondo piano”. Sempre che non si vogliano optional di lusso, come il bagno privato. A chi ritiene che i prezzi siano troppo alti l’assessore risponde che “il prezzo lo fa il mercato, non possiamo farci niente se tutti vogliono venire a vivere in Alto Adige!”

Autore: Roberto Tubaro

ArtMaySound 2022

È arrivato maggio e anche quest’anno con lui arriva il festival di fumetto e musica di ArtMaySound organizzato da COOLtour, servizio dell’Associazione La Strada – Der Weg.
Il 27 e il 28 maggio il Piazzale delle Feste del parco Talvera si animerà con stand e attività di fumetto e musica per bambini, ragazzi e adulti, oltre al buon cibo degli alpini che prepareranno un menù per il pubblico presente. Il tema 2022 su cui si baseranno le attività è quello di Eureka: l’idea geniale, l’innovazione, il pensare fuori dagli schemi. Il festival comincerà venerdì 27 maggio nelle scuole cittadine per poi continuare al parco con l’apertura degli stand al parco alle 12 e le prime attività con ospiti come Bandito e Oakmood, Andrea Cagol, Claudio Calia – l’illustratore del manifesto di questo ArtMaySound 2022 – e tanti altri. La sera, alle 20.30, si terrà l’esclusivo Contest musicale in cui artisti locali si esibiranno e verranno valutati da una giuria d’eccezione: chi conquisterà lo scalino più alto del podio avrà l’occasione di aprire il concertone della sera del 28 maggio. Il sabato le attività cominceranno alle 9 e continueranno tutto il giorno, anche questa volta alternandosi tra musica e fumetto con altrettanti ospiti. Alle 20.30 il vincitore del Contest musicale aprirà il concerto dei super ospiti musicali di quest’anno: Caterina Cropelli, Folcast e Davide Shorty. Saranno presenti moltissime realtà locali e nazionali – da ADMO agli Alpini, da Oblò al CNR – che riempiranno il parco e le giornate con i loro stand e le loro idee. ArtMaySound è un evento sostenuto dalla Provincia e dal Comune di Bolzano che dal 2021 è entrato a far parte del Riff – la Rete italiana dei festival del fumetto.
Saranno due giornate intense all’insegna della novità e dello stare insieme, finalmente si potrà tornare far vivere i luoghi bolzanini con cultura, arte e divertimento senza paura e (troppa) distanza.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Per cresce come artisti (e non solo)

JUNGLE MUSIC INCUBATOR si pone come intermediario tra il mondo dell’arte e della cultura e quello sociale attraverso modalità differenti di insegnamento soprattutto nel campo musicale. Dai workshop per DJ LGBTQ+A friendly dove si discute anche del ruolo della donna nel mondo della produzione musicale, al mentoring per collettivi di giovani che vogliono ampliare le proprie competenze professionali, ogni corso è pensato a 360° per permettere ai giovani di scoprire uno spazio libero dove esprimersi, imparare e mettersi a confronto con gli altri e il mondo. la partecipazione è gratuita.

L’incubatore musicale e sociale deve la propria nascita proprio per l’esigenza e l’interesse per la musica espresso da parte di un gruppo di ragazzi del centro giovani Jungle. Da lì è stato quasi naturale passare ad un approccio più strutturato in cui sempre più persone hanno preso parte alla realizzazione del progetto stesso. Nello scorso anno, infatti si è sviluppato, parallelamente a vari workshop con professionisti del mestiere, l’identità principale del JUNGLE MUSIC INCUBATOR, ossia un percorso formativo ed educativo per giovani artisti locali denominato “le quattro fasi dell’artista”. Questo programma si pone l’obiettivo di formare i giovani artisti in campo musicale, ma lavorando soprattutto sulle tematiche sociali che li accomunano e/o caratterizzano, dando loro la possibilità di prendere atto e coscienza del proprio ruolo innanzitutto all’interno della propria comunità. La mescolanza continua e mai distinta tra lavoro sociale e artistico, permette ai giovani di impegnarsi contemporaneamente sui propri obiettivi personali e professionali. La musica diviene quindi risposta attiva e chiara alle difficoltà che, soprattutto in questo periodo, si possono incontrare nel voler coinvolgere gli stessi artisti in maniera meno passiva possibile. Essi stessi sono i primi a voler dare sfogo alle proprie frustrazioni e disagi attraverso la musica e quindi l’impegno diviene un meccanismo naturale e ricercato da parte di tutti. Ogni giovane è inoltre costantemente seguito, in maniere differenti e trasversali, da ogni persona del team, in quanto supportato professionalmente nelle varie fasi di realizzazione di un proprio pezzo artistico. Il percorso, quindi, non è percepito solo come momento educativo e di riflessione, ma e soprattutto come ricerca interiore per permettere loro di potersi esprimere al meglio come artisti e individui. Si può seguire il progetto sui social e ogni giovane interessato può ancora aderirvi contattando gli operatori direttamente sui social.

Autrice: Shakira Casin COOLtour

Bike sharing incompiuto?

Il nuovo servizio di noleggio biciclette, inaugurato nel 2019 a Bolzano, non funziona ancora a pieno regime. I bolzanini che lo utilizzano sono pochi e inoltre anche l’utilizzo del servizio non sembra semplice e fluido, paragonandolo con quanto avviene in altre città italiane.

Bolzano da diversi anni ormai si propone come “città della bicicletta”, in quanto usare la bici per gli spostamenti quotidiani fa da anni parte della normalità di molti bolzanini, i quali apprezzano le due ruote quale mezzo di trasporto ecologico, salutare, veloce ed economico.
Ben vengano quindi le decine di chilometri di percorsi riservati alle biciclette nel circuito urbano.
Per tenere il passo di altre città, nel 2019 il Comune di Bolzano annunciava con entusiasmo il nuovo servizio di Bike Sharing, descritto sulle pagine internet del Comune (aggiornate a febbraio 2021) come “un’opportunità per spostarsi in modo veloce, autonomo e sostenibile.
Una rete di collegamenti pensata per chi vuole vivere la città su due ruote, per chi preferisce sentirsi libero dal traffico cittadino e accedere ai servizi di trasporto pubblico con un unico titolo di viaggio. (…) Pensato per gli spostamenti brevi, il bike-sharing oggi rappresenta la forma di spostamento urbano più conveniente, sia in termini di tempo sia in termini economici.”
Chi si muove in città può vedere le ciclostazioni posizionate nei punti strategici: delle strutture a tubo ancorate al terreno, provviste di una serie di ganci cui fissare con un meccanismo a scatto i manubri delle biciclette; alcune appaiono trascurate, altre, tipo quella in viale Europa in prossimità delle scuole Schweitzer, sembrano in attesa di inaugurazione, senza alcuna bici agganciata (almeno da settimane).
Ma tutte le stazioni presentano delle grafiche esplicative che spiegano come usufruire del servizio.
Quindi non ci è rimasto altro da fare se non provare: lo abbiamo fatto alle ciclostazioni di viale Stazione e di Piazza Matteotti, ognuna delle quali presentava due biciclette agganciate.
Come neofiti, abbiamo cercato innanzitutto di iscriverci al servizio e scansionando con lo smartphone il QR-code presente all’interno delle grafiche esplicative, siamo arrivati alla web app, la quale chiede la registrazione per i nuovi utenti.
Con sorpresa abbiamo notato che questa registrazione per tutta la settimana prima della chiusura del giornale non è stata possibile (abbiamo pure provato a contattare – come privati cittadini, non come redazione) la ditta roveretana Ecospazio, referente in Italia per la progettazione, produzione e installazione di questi sistemi di bike-sharing, segnalando l’inconveniente (sia tramite web-form, che a seguito di telefonata), ma senza ricevere risposta (al 13.05.2022).
Non essendo riusciti ad attivare una nostra utenza, non abbiamo potuto provare il servizio. Abbiamo quindi cercato persone che abbiano utilizzato il bike-sharing.
Siamo solo riusciti a parlare con una persona, la quale affermava di aver provato a fare un giro con una bici circa un anno fa, ma di averla riportata dopo poco alla ciclostazione in quanto sgangherata.
Potrebbe trattarsi di un caso isolato, che comunque avalla l’impressione generale di trascuratezza delle ciclostazioni.
Esortiamo tuttavia i nostri lettori a segnalarci le loro esperienze con il servizio, impegnandoci a tenerne conto per un futuro approfondimento.

Autore: Till Antonio Mola

Paolo Quaresima, “pittore, non artista”

Entrando nello studio del pittore meranese Paolo Quaresima si è travolti da un arcobaleno di colori. È normale, essendo dentro ad un laboratorio artistico. 
I raggi del sole che penetrano dal lucernario conferiscono all’ambiente un tratto immacolato e pulito, nonostante tutto attorno si alternino in ordine sparso fogli, acquarelli, libri, costruzioni, ferri da lavoro, sigarette e modellini. Un caos ordinato, si direbbe. E in un angolo ecco spuntare ciotole, teiere, brocche e secchi, protagonisti indiscussi delle sue opere. 
“Ma non pensate che questo casino sia la normalità per noi pittori”, tiene a precisare.
Quaresima si è specializzato nella realizzazione di quadri che sono una via di mezzo tra la pittura d’interni e la natura morta: costruisce una scena con i suoi oggetti disponendoli in maniera armoniosa per forma e colore e poi li mette in scena sulla parete attraverso il suo pennello.
Di fatto è un maestro nel raccontare lo scorrere della vita attraverso gli oggetti di uso quotidiano.”È un mestiere per cui ci vuole tanto tempo ad allenare l’occhio rendendolo sensibile alle diverse sfumature di colore. E io ci ho dedicato la vita intera”.

Quaresima, come definirebbe le sue opere?
Le reputo degli ambienti, teatrini, scorci sul mondo. Delle messe in scena in cui l’uomo è un attore invisibile, come se fosse appena uscito dall’inquadratura. Tendo a cercare il fascino della quotidianità. Perché nelle piccole cose di tutti i giorni si nascondono tracce della nostra vita. 

Oggi si riesce a vivere di arte?
Ancora oggi non so cosa voglia dire fare arte. Io sono un pittore, artista per me è una parola troppo grossa. La competitività sul mercato è influenzata dalle scelte di ciascuno. Quando mi sono reso conto che potevo offrire un prodotto di qualità mi sono subito messo alla ricerca di gallerie disposte a ospitare le mie opere, perché dipingere è un lavoro, vendere quadri è un altro. Oggi è necessario costruire una forte rete di contatti e fidelizzare il cliente. All’inizio è stato difficile, ora sono più di dieci anni che collaboro con una galleria che si divide tra Capri, Positano, Ravello e Siracusa con cui sono riuscito ad allargare il mio mercato a livello internazionale. 

In che modo?
In questi luoghi di villeggiatura arrivano turisti da tutto il mondo che vogliono vivere l’Italia a 360°: dal cibo, al mare, all’arte. Molti di loro cercano souvenir e opere particolari che nei loro paesi non troverebbero. È il contesto giusto dove poter vendere i miei pezzi.

Che effetti ha avuto la pandemia?
Il 2020 è stato un anno complicato. La paura diffusa del virus ha giocato da freno psicologico sull’acquisto delle opere. La situazione si è sbloccata solo la scorsa estate. Per fortuna avendo sempre continuato a dipingere sono riuscito a vendere gran parte dei pezzi realizzati. Rimane comunque un mercato ad alto rischio, e anche la guerra in Ucraina può avere i suoi effetti negativi.

I social hanno modificato la vostra professione?
Io ho aperto un profilo Instagram qualche anno fa quasi per caso. Lo reputo più una vetrina, un biglietto da visita, che un canale di vendita. Chi compra i miei quadri è perché già mi conosce o perché li vede dal vivo. È importante avere un impatto diretto con l’opera. Mi piace utilizzare il profilo per coinvolgere il pubblico attraverso i ‘work in progress’, ispirando studenti o altri artisti. È uno strumento simpatico per vivere il lavoro, ma non lo stravolge.

Merano che rapporto ha con l’arte?
È una domanda molto difficile (ride, ndr). Oggi è impossibile dire ‘faccio il pittore a Merano perché vendo i miei quadri a Merano’. Non può accadere. Lo sguardo di chi fa questo lavoro deve sempre essere fuori dai confini, il più globalizzato possibile. Basti pensare che Merano non ha neanche una galleria d’arte, ci sono più che altro spazi espositivi. C’è un sistema artistico un po’ povero e che andrebbe ripensato. 

Lei è sempre rimasto a Merano: come vede la città oggi?
Merano offre grandi possibilità ma presenta anche svantaggi enormi. A partire dai costi, come affitti o spese. Ma anche in termini di posti di lavoro. Io per aprire il mio laboratorio ho dovuto fare grandi sacrifici, e sto ancora pagando. Sono problemi seri che condividiamo con chiunque abiti in località turistiche. Ma è una città che amo e per questo sono sempre rimasto qua a coltivare la mia passione…

Qual è l’aspetto che maggiormente l’affascina del suo lavoro?
Amo il cammino quotidiano nel cercare di realizzare qualcosa di più bello del giorno prima. La bellezza del mio lavoro è l’essere sempre in tensione per cercare un qualcosa di più. L’arte non è un bene necessario ma indispensabile, è l’essenza umana, è la ricerca della bellezza. Andare a cercare quel determinato colore, quel contrasto, quella pennellata per me è vita. Gocce di splendore, come diceva De André.

Autore: Alexander Ginestous