Polpette di tonno e ricotta

INGREDIENTI

230 g tonno
200 g ricotta
20 g acciughe
20 g capperi
50 g pangrattato
8 g prezzemolo
2 uova
50 g parmigiano
Pepe nero q.b.
Sale q.b.

PREPARAZIONE

Ora procediamo alla preparazione di questo semplicissimo antipasto: unite ricotta, parmigiano, tonno, acciughe, capperi, prezzemolo, pangrattato e alla fine le uova.
Mescolate il tutto finchè il composto non risulta omogeneo e successivamente aggiungete sale e pepe.
Se il composto risultasse troppo compatto vi consigliamo di aggiungere un goccio di latte, invece se dovesse risultare troppo morbido vi consigliamo di aggiungere del parmigiano.
Create poi delle palline di circa 30 g schiacciandole leggermente.
Passatele nel pangrattato.
Posizionatele su una teglia con carta forno, aggiungete sopra alle polpette un filo d’olio e cuocete in forno a 200 gradi per 15 minuti o fino a duratura.

VARIANTE

Nella panatura provate ad aggiungere dei semi di sesamo, daranno un tocco in più al vostro antipasto.

Un bolzanino in gita a Cinecittà

Un viaggio “rovente” a Roma, all’interno del più importante stabilimento italiano di produzione cinematografica.

Dopo aver visitato Cinecittà, ci si rende conto che c’è un filo rosso che collega tutti i luoghi, i personaggi e gli oggetti che si incontrano durante il tour: il suo nome è ”magia”. Risulta infatti subito magica l’atmosfera che si respira già all’ingresso, quando ci si ritrova nel grande parco alberato a tu per tu con l’imponente “Venusia”, la scultura raffigurante un viso di donna, utilizzata da Fellini per le scene di apertura del film “Il Casanova”. Proseguendo ci si imbatte nella “carrozza della fata dai capelli turchini” e nel “cavallo a dondolo gigante” del “Pinocchio” di Benigni. L’incantesimo continua quando si accede a due grandi set permanenti: il primo riproduce perfettamente il foro romano e il secondo proietta il visitatore all’interno del tempio di Gerusalemme. Impossibile non provare ammirazione per le capacità artistiche dei grandi scenografi e delle 250 maestranze che qui lavorano, artigiani dalle doti sopraffine, capaci di riprodurre qualsiasi scenario utilizzando pochi e semplici materiali: legno, cemento, vetroresina, metalli vari.
E un leggero brivido si prova anche passando davanti al mitico teatro 5, con i suoi 2800 mq il più grande dei 19 teatri di posa di Cinecittà. Non sono le sue imponenti misure a renderlo magico, ma il fatto che il mitico Federico Fellini lo elesse a sua seconda casa, facendo addirittura trasformare parte dei camerini in un miniappartamento in cui si ritirava per poter contemplare il teatro vuoto e trarre così l’ispirazione per immaginare nuovi mondi con cui riempirlo.
Eh già…Fellini. Fellini è praticamente un sinonimo di Cinecittà: senza nulla togliere ai tanti fantastici artisti che qui hanno lavorato (ben raccontati nella mostra permanente offerta ai visitatori) e agli oltre tremila film prodotti dagli anni trenta del ‘900 ad oggi, il vero padrone di Cinecittà è ancor oggi Federico Fellini, tant’è che si ha la sensazione che, con la sua telecamera, si aggiri ancora per gli studios. Del resto quando gli chiesero in quale città avrebbe preferito vivere, Fellini rispose “Cinecittà”, che lui, non a caso, chiamava anche “La fabbrica dei sogni”.

Autore: Massimo Antonino

Edoardo e Martina: in viaggio e sui social

“Viaggiare e ancora viaggiare. Perché viaggiare è vita, ci arricchisce e ci fa conoscere nuove realtà.” È questo l’invito che, Martina Intragnano e Edoardo Maltauro, due ragazzi di Laives di 20 e 21 anni, rivolgono al proprio pubblico, formato – su Instagram – da più di 30 mila persone.

I due ragazzi, condividendo sui social numerose esperienze di viaggio, hanno fatto di una loro passione un loro lavoro. Sembrerà strano ma la decisione di aprire su Instagram un ‘profilo di coppia’ dove condividere paesaggi e posti più o meno famosi, prese vita in piena pandemia, un momento non ottimale per poter viaggiare… “Dopo aver scoperto il nostro amore per l’avventura, durante il periodo Covid abbiamo scelto di caricare sui social alcune foto scattate insieme. Solitamente – raccontano i due viaggiatori – creiamo dei brevi video dove andiamo a spiegare come raggiungere un determinato posto per scattare belle foto e vivere delle esperienze speciali.” La comune passione per la natura ha portato i due giovani non solo a recuperare un contatto con il territorio a loro più vicino – montagne e laghi – ma pure ad esplorare altre regioni d’Italia: “Essendo, noi due, fidanzati, con l’aumentare dell’intensità del nostro rapporto è aumentato anche il desiderio di allargare il nostro ‘raggio d’azione’. Ci piace il viaggio a 360 gradi e crediamo che ogni luogo possieda una propria unicità. Forse, è vero, riusciamo a raccontare meglio la nostra terra, ma siamo entusiasti di poter andare dovunque.”
E sulla possibilità che il mondo dei social diventi il loro unico lavoro a tempo pieno, dicono: “Si potrebbe vivere di questo, se uno lo desidera, con determinazione e l’esperienza acquisita nel tempo, impara a creare contenuti interessanti capendo cosa funziona e cosa no. Il nostro video con più visualizzazioni – ben 1.9 milioni – racchiude parecchi contenuti e, in pochi secondi, mostra 8 panorami dell’Alto Adige assolutamente da ammirare”.

Nonostante la valorizzazione dei luoghi a loro più vicini, che continueranno ad approfondire nei prossimi mesi, Edoardo e Martina hanno avuto alcune occasioni per uscire dall’Italia. “Bucarest, Parigi e Budapest. I contenuti da noi proposti – dicono – variano a seconda del viaggio, dalle inquadrature dei posti più famosi dei tre Stati ai consigli sugli itinerari da fare o da prendere come spunto. Inoltre, a fine agosto, andremo a svolgere il nostro primo viaggio al di fuori dell’Europa: a Bali. Il nostro grande sogno, dopo l’Indonesia, è fare un Safari in Africa, impegnandoci a svolgerlo in modo sostenibile e nel rispetto dell’ambiente.” Un’attenzione, la loro, che mantengono costantemente, evitando eccessivi spostamenti in aereo.
Quelli che, Edoardo e Martina, forniscono attraverso i loro social, però, sono solo consigli e, come tengono a ricordare, non sono paragonabili a un viaggio vissuto in prima persona: “Le emozioni non si vivono attraverso lo schermo di un telefonino. Può sembrare un paradosso, ma la nostra speranza è proprio quella che, guardando i nostri contenuti digitali, le persone spengano il cellulare e si mettano in viaggio.”

Autore: Andrea Dalla Serra

Stranger things

I Kastelruther Spatzen stanno vivendo un successo planetario senza precedenti. Da quando il loro brano Ich sag’s Dir mit Musik è stato inserito in primo piano nell’ultima stagione di Stranger Things, la band sudtirolese sta macinando un successo dopo l’altro, guadagnando più di 2 milioni di dollari grazie alle royalties derivate dallo streaming. E mentre in tutto il mondo nascono sempre più cover band dei “passeri di Castelrotto”, al prossimo Kastelruther Spatzen Open Air sono già previste più di 500mila persone. “Faremo invidia a Vasco Rossi” hanno dichiarato gli organizzatori.

Autore: Roberto Tubaro

Ciclabile: basta il giro dell’oca all’ospedale

Sul piano teorico, in fin dei conti, si parla di soli 100 metri. Su quello pratico, invece, il peso specifico del nuovo tratto di ciclabile che attraversa il retro del padiglione W dell’ospedale di Bolzano è davvero enorme. Non solo perché permette di non dover più fare quel noioso giro dell’oca di quasi mezzo chilometro attorno all’areale dell’ospedale per raggiungere, appunto, l’entrata del nosocomio, ma anche perché crea un prolungamento diretto con la già esistente ciclabile che collega il quartiere di Prati di Gries e via Resia. Il nuovo passaggio ciclabile sarà accessibile attraverso un cancello elettronico che rimarrà aperto dalle ore 6.30 del mattino fino alle 20 di sera, e da un semaforo che regolerà il passaggio dei mezzi del cantiere di espansione dell’ospedale. Secondo le stime del Comune di Bolzano sono circa 3.500 le persone che ogni giorno potranno sfruttare la nuova variante. Di notte la zona rimarrà chiusa. Si tratta di un bacino di utenti che presumibilmente adesso si allargherà, contando tutte le persone che arrivano dalla zona est di Gries (quartiere più popolato con circa 30mila abitanti che va dall’Ospedale a Castel Roncolo, con il terzo angolo del triangolo che tocca le pendici del Virgolo) e quelli derivanti da Don Bosco (26mila abitanti). Il costo complessivo dell’opera è di circa 30mila euro.
è un’opera che molti cittadini amanti delle due ruote attendevano e che contribuirà a completare il disegno di mobilità sostenibile voluto dal comune per la zona. “Fare tutto il giro del padiglione W e del parcheggio era francamente stancante – ammettono in coro Verena e Rebecca, due dipendenti dell’ospedale che la nuova ciclabile la percorreranno ora tutti i giorni per raggiungere il posto di lavoro -. Soprattutto d’estate non era il massimo perché non c’era riparo dagli alberi e nemmeno zone d’ombra. Siamo contente di avere questo nuovo tratto a disposizione che ci farà risparmiare tempo e fatica”. Ma a esprimere la propria soddisfazione non è solo chi lavora all’ospedale ma anche chi ama farsi una sana pedalata al mattino: “Io abito all’incrocio tra via Milano e via Resia e mi piace spostarmi in bici su via San Maurizio per arrivare verso piazza Gries a comprare il giornale o bere il caffè – racconta Massimiliano, un simpatico pensionato incrociato proprio sulla nuova ciclabile -. Il nuovo tratto ciclabile mi permetterà di accorciare la strada”.
A destare invece ancora malumori tra i ciclisti è la chiusura del cancello di via della Vigna, strada privata in mano ai contadini della zona e accessibile solo a pochi autorizzati tramite telecomando e controllata da una serie di telecamere. Una strada che molti ciclisti e pedoni vorrebbero utilizzare per raggiungere il cuore del quartiere Gries ma che risulta, appunto, inaccessibile. Il Comune di Bolzano ha però pensato a una soluzione alternativa, come spiegato dall’assessore alla mobilità Stefano Fattor: “Entro quest’anno verrà avviato l’appalto per la realizzazione di una ciclabile che dalla fine di via della Vigna porterà all’incrocio tra via Resia e via Druso passando dietro alle caserme Huber”. Una nuova strada che permetterà agli abitanti di Gries e Don Bosco di potersi muovere senza dover sfruttare la trafficata asse di via Druso risparmiando anche una notevole quantità di tempo.

Autore: Alexander Ginestous

La dura vita del commerciante nella zone del cantiere Waltherpark

La zona della stazione ferroviaria di Bolzano e dell’ex stazione delle autocorriere è caratterizzata dalla presenza di un enorme scavo con un cantiere che interessa anche le limitrofe vie Alto Adige e Garibaldi, oltre che piazza Walther. Per spiegare come gli esercenti della zona se la stanno cavando, abbiamo pensato di intervistarne alcuni.

Il cantiere del Waltherpark, il grande centro commerciale che sta sorgendo tra via Alto Adige e la stazione ferroviaria, ormai fa parte del centro cittadino. Sappiamo che la fine dei lavori è prevista per la fine del 2023, tuttavia per chi ha una propria attività vicino allo scavo, i disagi sembrano non avere mai fine.
Le attività più colpite sono quelle di via Alto Adige e di via Perathoner. “Come esercenti ci siamo riuniti in un comitato, che ha cercato di stimare il lavoro prima e dopo il cantiere, e possiamo affermare senza problemi che gli esercizi lavorano meno della metà rispetto a prima dell’inizio dei lavori”, ci spiega Kerim Gul della famiglia di kurdi turchi che gestisce Pizza Pazza in via Alto Adige 24. “La chiusura della via al traffico corrisponde ad un danno in termini economici – il fatto che avessimo i capolinea di qualche linea di bus, portava qualcosa in termini di passaggio. Ma ora non abbiamo né linea, né traffico, solo cantiere”. Un danno notevole per gli affari, che gli esercenti vorrebbero vedersi riconosciuto dal Comune. C’è anche chi è stato costretto a chiudere, come il calzolaio in via Alto Adige, o l’armeria nel Passaggio Don Giorgio Cristofolini (che collega via Alto Alto Adige a Piazza Duomo, dove Pizza Pazza ha i tavoli esterni.)
“Purtroppo oltre alla riduzione del lavoro, dobbiamo confrontarci anche con problemi di sicurezza. Non è un segreto che qui girino persone poco raccomandabili: spesso verso le sei, per evitare visite indesiderate, chiudiamo la serranda del passaggio verso sud (che porta verso il Teatro Comunale, ndr). A mezzogiorno per fortuna riusciamo a lavorare bene, grazie ai buoni pasto e la vicinanza degli uffici della Camera di Commercio.”
Ci spostiamo di un centinaio di metri da Fabio Bazzana, il brattaro che gestisce il chiosco di via Perathoner, “Il cantiere in sé ha ripercussioni sulla viabilità, non tanto sugli affari. Il problema piuttosto è che molta gente normale ormai ha paura a venire in zona stazione, a passare per il parco. C’è un problema di mancata percezione di sicurezza: ritengo che la zona richiederebbe una presenza costante delle Forze dell’Ordine, di agenti con facoltà di intervenire, ma mi rendo conto che non è facile”.
Per capire se sono percepite ripercussioni del cantiere anche in stazione, siamo andati a far visita al giornalaio della stazione FS, l’indiano Kumar Vijay, il quale ci confida che lavora in stazione da 30 anni, prima come barista e da circa 20 anni come giornalaio, attività che porta vanti insieme alla moglie Geeta Malhotra. “Il cantiere in sé, non ci ha causato un danno diretto, come potrebbe essere il caso dei negozi a ridosso del cantiere o al tabaccaio sull’angolo tra via Garibaldi e viale Stazione. A noi dà da pensare che ci siano solo tre posti auto davanti all’edicola, in prossimità dei taxi. Ma per noi è problema solo fino ad un certo punto. Lo è di più per chi porta o viene a prendere qualcuno in stazione. Anche i posti sul lato del Palazzo provinciale sono tutti stati soppressi”. E questo è una conseguenza dello spostamento della stazione delle corriere e di qualche percorso di bus urbano. “Siamo tuttavia fortunati: i distributori ci consegnano in gran numero le riviste difficili da vendere nelle edicole più decentrate, siamo pur sempre l’edicola della stazione. Di questo, ad esempio – ci dice mostrandoci una copia de l’Internazionale – arrivo a venderne fino a 30 copie, una cosa impensabile per un’edicola di quartiere”.

Autore: Till Antonio Mola

Tutti i colori del mare

Qui Intervista a Daniela Giuriato, mamma di due figlie, istruttrice certificata di pilates, nuoto e acquaticità neonatale. Ha praticato sport fin da piccolissima, passando dalla danza classica al nuoto e all’atletica. Successivamente ha trasformato le sue passioni nel suo lavoro, fondando nel 2000 Arca Wellness. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove conoscenza dice di essere sempre in evoluzione, per migliorarsi e offrire il meglio a chi sceglie di stare bene con lei.

La cosa di me che mi piace di più.
Sapermi mettere dal punto di vista degli altri, guardando le situazioni dall’esterno e cercando di essere più obiettiva possibile.

Il mio principale difetto.
Rimandare sempre quello che potrei fare oggi.

Da bambina sognavo di diventare…
Era il classico sogno della ballerina che calca i palcoscenici più importanti del mondo. Ma sono ancora in tempo per realizzare tutti gli altri sogni.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Una borsa costosa, perché alla fine mi dico sempre che con quei soldi preferisco andare in vacanza.

Non sopporto…
Le bugie e tutti coloro che hanno il potere di decidere della mia vita.

Per un giorno vorresti essere…
Mi piacerebbe essere un’aquila per volare altissimo nel cielo e godere dei suoni della natura.

Nel mio frigorifero non manca…
Mancano spesso molte cose.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…
Sono riuscita a dire di no.

Dove mi vedo fra dieci anni.
In un mondo migliore.

L’ultima volta che ho perso la calma.
La rabbia è la punizione che infliggiamo a noi stessi per colpa di qualcun altro, quindi ho imparato a recuperare la calma subito quando la perdo.

La prima cosa che faccio al mattino.
Portare fuori la mia meravigliosa cagnolona Neha, un vizsla di 2 anni che mi ha cambiato la vita.

Il mio film preferito.
21 grammi.

Il mio attore preferito.
Sean Penn.

Il mio sogno ricorrente.
Sogno spesso il mare, in burrasca, calmo, limpido e dai colori meravigliosi, insomma in tutte le salse.

L’errore che non rifarei.
Raccontare troppo di me.

La massima stravaganza della mia vita.
Andare controcorrente è una stravaganza?

L’oggetto a cui sono più legata.
Gli oggetti non sono importanti, le persone sì.

La mia maggiore paura.
Deludere le mie figlie.