I cimiteri: archivio storico a cielo aperto

Hanno ottenuto un riscontro di pubblico costante e continuo, da venerdì a domenica, le visite guidate organizzate presso i cimiteri cittadini nell’ambito delle tradizionali Giornate del Patrimonio.

Negli anni precedenti le Giornate hanno interessato il patrimonio edilizio civile e gli impianti sportivi meranesi degli anni Trenta, quindi le “FigureUmane” sulla Passeggiata Lungopassirio e la Wandelhalle. Il tema di quest’anno è stato scelto per la sua peculiarità: i cimiteri rappresentano un vero e proprio archivio civico a cielo aperto, un archivio delicato, frammentario, eppure significativo delle nostre identità. Le tombe sono una testimonianza di affetto e un ricordo, una memoria privata e familiare che si apre anche alla collettività: un messaggio che si rivolge a tutti, che diviene parte di un corpo collettivo, di una città.
I cimiteri sono al contempo parte dell'”urbs” e della “civitas”, un patrimonio che non ha confini di lingua, di religione, di credo politico. Tutta la cittadinanza deve sentirlo proprio e ne va dunque diffusa la consapevolezza: ecco il senso di manifestazioni come le Giornate del Patrimonio ed ecco perché sono stati illustrati – grazie a Veronika Rieder e a Georg Schedereit – il Cimitero Evangelico e qundi – a cura di Herbert Tschimben e Licio Mauro – anche i cimiteri di guerra germanico, austro-ungarico e italiano. Sabato 16, con Patrick Rina e Tiziano Rosani, è stata la volta del cimitero di Santa Maria del Conforto, di quello delle urne cinerarie presso la chiesa di San Vigilio e di quello parrocchiale di Maia Bassa. Domenica 17, infine, si è proceduto alle visite sia del cimitero cittadino, con Rosanna Pruccoli e Patrick Rina, che del Cimitero Ebraico, con Joachim Innerhofer e Mirko Wenter.

Metti i meranesi in vetrina

La sua più grande passione è raccontare con la telecamera, e la sua produzione è prolifica: venerdì 28 ottobre alle ore 20.30 al Centro per la Cultura il documentarista Roberto Condotta presenta tre dei suoi lavori più recenti, tre profili di note persone che verranno illustrati nel corso di una serata dal titolo “Meranesi in vetrina”.

Tre personaggi, tre mestieri, tre artisti: le vite di tre meranesi sono state riprese dalle lenti di Roberto Condotta, che le ha tradotte in video. E venerdì sera all’evento organizzato in collaborazione con Mairania 857, i protagonisti e i loro estimatori potranno gustare il risultato sul grande schermo.

Si parte con “Stefano Andretta – la natura nei miei fotogrammi“. Stefano Andretta, meranese, oggi poliziotto in pensione, ha fatto del catturare con la sua macchina fotografica la bellezza della natura, la sua passione e “stile di vita”. I suoi magnifici scatti arrivano a fissare istanti che a noi “comuni mortali”, sono preclusi. La ricerca della luce giusta, dell’appostamento migliore, e dell’ora ideale attraverso lo studio del territorio, delle abitudini degli animali sono le sue uniche “armi”. È soprattutto grande amore per la natura, vista come madre ancestrale, che lo porta alla continua ricerca dello scatto “perfetto”.

Si passa poi alla musica con “Rolando  Biscuola – note e cristalli“. Rolando Biscuola, meranese, vive da sempre per la musica. Ma oltre ad essere uno stimato e conosciuto chitarrista, è anche un appassionato cercatore di minerali. Si divide quindi tra la chitarra, lo studio e le pubblicazioni musicali, e la passione per la mineralogia che coltiva sin da bambino, e che lo porta a campagne di ricerca che spaziano soprattutto tra la Val di Vizze e la Valle dell’Adige, alla ricerca di nuovi esemplari per arricchire la sua vasta collezione.

Al termine ci sarà a “Jordi B. – quando la strada dà spettacolo“. Jordi Beltramo, giramondo per scelta; dal 2004 vive in pianta stabile a Merano. Per diventare “artista di strada” inizia a girare il mondo a 17 anni. Oggi è un artista con esperienza decennale in quest’arte e negli anni ha dato vita a diversi personaggi e performance – passando dalle statue viventi al mimo, al clown, al teatro, alla danza – riuscendo a esibirsi in mezza Europa. Il periodo di stop forzato dovuto alla pandemia lo ha portato a rivedere i suoi obiettivi, dopo essere stato privato da quello che lui ritiene essere il suo pane quotidiano: il contatto con il pubblico, il suo pubblico.

Diritto all’aborto: parliamone

Chi si è trovato nella situazione di dover effettuare un’interruzione di gravidanza in Alto Adige lo sa bene: il personale che effettua queste operazioni è sotto organico, per utilizzare un eufemismo, e quei 90 giorni in cui si deve effettuare l’aborto scorrono veloci, con conseguenze spesso drammatiche sulla psiche della donna e di chi le sta accanto. Di ciò e di altri problemi legati a questa tematica ne parlerà un team di esperti nella sede dell’Accademia di studi italo-tedeschi in via F. Innerhofer 1, sabato 22 ottobre dalle ore 10 alle 14.

Nonostante in Italia l’interruzione della gravidanza sia legale, non è sempre facile avervi accesso. 

In Alto Adige, addirittura, esistono diversi sportelli di prevenzione e consulenza, ma solo pochissimo personale medico che offre aborti sicuri all’interno di strutture sanitarie pubbliche. Che cosa spinge così tanti professionisti del servizio pubblico a dichiararsi “obiettori di coscienza” per motivi etici o religiosi, rifiutando di eseguire aborti? Quali sarebbero i rischi per le donne e le persone incinte, oltre che per la società intera, se si perdesse nuovamente il diritto all’interruzione di gravidanza? 

È giusto considerare l’aborto un diritto umano universale? Come offrire il diritto a un aborto sicuro a tutte le persone interessate, a prescindere dalla loro classe sociale?

Il convegno vuole essere un momento di scambio tra pubblico ed esperti in materia. Dopo l’intervento da parte di alcuni esperti sulle implicazioni etiche, sanitarie e giuridiche legate all’aborto, il pubblico potrà contribuire al dialogo, partecipando a degli spazi di discussione. I risultati verranno restituiti al pubblico sotto forma di documento, nella speranza che possano fungere da spunto per un impegno politico comune, atto a salvaguardare la libertà e la dignità delle donne. 

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria: service@museia.it

LE ESPERTE E LE ORGANIZZAZIONE COINVOLTE

Al convegno parteciperanno Mona Holm (direttrice “Women’s Museum Norway Kvinnemuseet”, ideatrice della mostra “SHHH! Stories about abortion and sexuality”), Carla Reale (giurista esperta di diritto costituzionale e biodritto, componente della Commissione Pari opportunità di Trento), Esther Redolfi (filosofa impegnata in studi femminili), Silvia Camin (presidente Aied) e Loredana Costanza (vice primaria del reparto di Ginecologia e Ostetricia, ospedale di Bolzano).
Le organizzazioni coinvolte sono: Infocafè Femminista, Museo delle Donne, Donne in marcia, Ass. “Donne contro la violenza” Merano, consultorio Aied, Accademia di Studi Italo-Tedeschi, Women’s Museum Norway, Servizio Donna.

“Tirtlen” alla ricotta

INGREDIENTI

Per 8 “Tirtlen” circa
Impasto
120 g farina di segale
140 g di farina
2 C panna
1 uovo
50 ml latte tiepido
1 p. sale
Ripieno
50 g cipolla
50 g burro
300 g ricotta
1 C erba cipollina tagliata finemente
Sale
Pepe appena macinato
Altro
Olio per friggere

PREPARAZIONE

Per l’impasto mescolate le due farine, poi lavoratele con la panna, l’uovo, il latte tiepido e il sale fino ad ottenere un impasto liscio.

Avvolgete l’impasto in una pellicola trasparente e fate riposare per 30 minuti.

Per il ripeno invece pelate la cipolla, tagliatela a dadini e stufatela nel burro. Aggiungete poi la ricotta e l’erba cipollina tagliata finemente, mescolate bene il tutto e poi aromatizzate con sale e pepe.

Formate un salame con l’impasto e tagliatelo in 16 pezzi di uguali dimensioni.

Stendete la pasta con il mattarello in sfoglie rotonde (Ø di 14 cm) oppure tirate l’impasto con l’apposita macchina e poi ritagliate i dischi di sfoglia con una formina.

Distribuite il ripieno in modo uniforme su 8 sfoglie lasciando libero un margine di 2 cm circa, inumidite poi questo margine con dell’acqua.

Richiudete con i dischi di sfoglia liberi premendo bene lungo i bordi.

Friggete i “Tirtlen” in olio abbondante, poi far sgocciolare su carta da cucina e servire.

Cottura: 4 minuti circa

forno a 180 gradi circa

La casa delle Pigotte: adottare una bambola per aiutare un bambino

Le volontarie e la presidentessa di UNICEF Bolzano, Patrizia Daidone, ci raccontano la casa delle Pigotte di Corso Italia 51 a Bolzano.

Cos’è la casa delle Pigotte? 

La casa delle Pigotte è il luogo dove vengono create queste bambole di pezza e in cui le persone possono venire ad adottarle: quest’adozione avviene attraverso un’offerta che potrà salvare la vita di un bambino.  

Come vengono create le bambole di pezza? 

Viene realizzato il modello, ritagliato e cucito a macchina, capovolto e riempito per poi essere chiuso. A seguire le stiliste creeranno i vestiti,  le parrucchiere applicheranno i capelli e le visagiste realizzeranno i visi delle Pigotte. È un lungo lavoro a catena, in cui moltissime volontarie hanno un ruolo fondamentale e realizzano ogni parte della bambola rigorosamente a mano e con materiali di riciclo. Ci sono anche volontarie che  si occupano della realizzazione delle Pigotte dall’inizio alla fine. Ogni Pigotta è  un pezzo unico, frutto dell’amore e della fantasia delle artiste che le realizzano.

Come si adotta una Pigotta? 

Adottare una Pigotta è semplice: si può venire qui alla casa a Bolzano oppure a uno dei nostri eventi o nelle sedi UNICEF di tutta Italia e si sceglie la propria Pigotta. Ognuna ha le sue caratteristiche, le sue creatrici, la propria storia e il proprio nome, tutto segnato sulla carta d’identità che le è assegnata. L’offerta d’adozione  verrà devoluta al 100% a un fondo dedicato ai bambini di UNICEF: è questo che ci spinge a stare qui.

Quanto ci si mette a creare da zero una bambola? 

Una signora che le creava dall’inizio alla fine ci ha raccontato che impiegava otto ore per crearne una da zero. È un grande lavoro, ma dà moltissima soddisfazione.

Si possono personalizzare le Pigotte? 

Si può cambiare il loro nome e chiederle per occasioni speciali, ora ad esempio ne stiamo creando alcune per un battesimo. Ne creiamo poi per eventi che sono affini ai nostri valori come quelle con le scarpette rosse per sensibilizzazione rispetto al tema della Violenza sulle Donne. Ci sono anche realtà e aziende che ci chiedono di collaborare: ad esempio per pacchetti regalo con le Pigotte per Natale, per aggiungere un bel gesto al pensiero.

Collaborate molto sul territorio? 

Sì, ci teniamo moltissimo a creare rete. Abbiamo coinvolto varie realtà come le scuole Alfieri, il cento anziani della Visitazione, il centro diurno Don Bosco e il circondario, Casa Noà coi MISNA e i profughi, e moltissimi altri in tutta la provincia, da Vipiteno a Laives che ci aiutano nella realizzazione delle Pigotte.

Quali sono gli eventi in cui vi si può conoscere meglio? 

L’11 ottobre – giornata della Carta dei diritti della bambinaabbiamo tenuto una conferenza stampa al Teatro Cristallo per presentare il nostro programma. Abbiamo presentato tutte le attività legate alle tematiche che abbiamo a cuore: i diritti dell’infanzia, l’ambiente, la salute femminile, l’importanza della salute mentale. Il 20 ottobre inoltre c’è invece l’evento del Giardino Segreto, un’associazione che ha l’obiettivo di prestare assistenza legale e psicologica gratuita ai figli di vittime di femminicidio. è un evento importante e interessante che coinvolge testimoni pronti a raccontare le proprie storie e metterle al servizio della comunità, affinché non si ripeta ciò che è loro successo.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

I giovani, la letteratura e i… “petali”

Tutti i Petali del Papavero è il secondo evento di InchiostroVIVO, rassegna creata da un gruppo di giovani bolzanini, con l’aiuto delle operatrici di COOLtour dell’Associazione La Strada-Der Weg, le realtà partner ANPI e UNICEF e il sostegno pubblico. 
L’evento si terrà il 21 ottobre presso Spazio Costellazione (in Via Claudia Augusta 111, si tratta di 4 repliche alle 10.30, 11.30,15.30, 17,30). Anna Michelazzi, bolzanina e studentessa di Lettere è una delle giovani menti che hanno dato vita al progetto, mentre Desiree è una delle attrici.

Ciao Anna, com’è nato il progetto di InchiostroVivo?
InchiostroVivo è una rassegna nata con lo scopo di riavvicinare la cittadinanza alla letteratura e sviluppare il pensiero critico nelle persone rispetto a temi letterari. Vedere la letteratura da un altro punto di vista, non solamente scolastico, e valorizzare giovani appassionati dell’ambito letterario o artistico. Ogni anno la rassegna è dedicata ad un autore differente.

L’anno scorso è stato Dante. Quest’anno Fenoglio. Perché?
Spulciando tra i vari anniversari e ricorrenze ci siamo imbattuti in un autore poco conosciuto, ma che tratta un tema importante che ci sta molto a cuore: la Resistenza. Nonostante le varie riflessioni sapevamo che sarebbe stato lui il nostro protagonista! Con l’occasione del centenario dalla sua nascita, inserendoci nel percorso di Bolzano Città della Memoria 2022, abbiamo scelto di portare in scena Beppe Fenoglio.

Quali temi porterà in scena questo spettacolo?
Lo spettacolo porterà in scena con recitazione e musica temi importanti come l’antifascismo e la pace. Abbiamo cercato, con l’aiuto e la guida dell’attrice Diletta La Rosa, di portare le parole di Fenoglio in vita riuscendo a evidenziare la sua Resistenza, che non è quella eroica, ma è una Resistenza umana, di dubbi e paure, coraggio e scelte.

Con l’occasione abbiamo deciso di intervistare anche Desiree, giovane ragazza bolzanina, che riveste i panni di attrice in questo spettacolo.

Ciao Desiree, come sei entrata in contatto con InchiostroVivo?
Sono entrata in contatto con InchiostroVivo tramite chi aveva partecipato alla scorsa edizione, che mi ha contattata nella ricerca di giovani volenterosi, propensi a partecipare attivamente ad eventi culturali.

Cosa hai imparato da questa esperienza?
Ho imparato a stare con le persone, a mettermi in gioco e ad imparare come esprimermi con gli altri.

Sei partita da zero. Hai dovuto studiare?
Sì è stata la mia prima volta. Sono venuti dei professionisti del mestiere per aiutarci e questa interazione ci ha aiutato molto.

Sono importanti le relazioni con gli altri attori?
Sì, avere delle relazioni con gli altri membri del team aiuta a rendere la storia più spontanea. Si è creato un bel gruppo.

Cosa porti a casa?
Belle esperienze, amicizie e tante nuove competenze.

Riti pre-spettacolo? Ansie e paure?
Nessun rito. Ovviamente davanti al pubblico si è agitati e c’è paura di sbagliare. Ognuno ha più di un ruolo da interpretare, la difficoltà sta nel riuscire a cambiare velocemente personaggio sia mentalmente che fisicamente. Durante lo spettacolo sarà anche il pubblico a condividere con noi l’emozione, per questo vi invitiamo tutti ad essere presenti!

Autori: Niccolò Dametto e Ilaria Talamoni COOLtour

Melosconvini

E’ stata avvistata una nuova creatura mitologica lungo le strade di Roma. Questa creatura, denominata Melosconvini, è donna, mamma e cristiana con un carattere nordico e lo spirito di un arzillo vecchietto con la vena comica e un profilo tic toc (tac) anti boomer. Questa creatura, che qualcuno sostiene sia in grado di far tornare i treni in orario, promette di governare il Paese per bene (o benito), cercando di non fare troppi sgarbi e promettendo di essere una fontana di sicurezze. Attenzione: se la incontrate rischia di tendervi il braccio raccontandovi qualche barzelletta contro i meridionali. 

Autore: Roberto Tubaro

Trent’anni di giovani al papperla

I 30 anni sono i nuovi 20, si dice. Perché rappresentano il momento perfetto in cui raccogliere i frutti del lavoro passato rafforzati da una maggiore maturità ed esperienza, per guardare con entusiasmo al futuro. Su questa lunghezza d’onda c’è anche il Papperlapapp, centro giovanile bolzanino che dal 1992 è punto di riferimento per le generazioni tra gli undici e i vent’anni, ma non solo, e che recentemente ha festeggiato questo traguardo con una festa in cui ha coinvolto partner, collaboratori e frequentatori del centro. Si tratta di un luogo d’incontro che propone attività pensate per educare i giovani a diventare cittadini responsabili e attivi: dagli spazi di aggregazione dove i ragazzi possono passare del tempo insieme, ai corsi di musical della Music School, passando per Expeerience, un progetto formativo per imparare a gestire gruppi e lavorare sulla propria leadership, e i numerosi i campi estivi e invernali. E sono migliaia i ragazzi che negli anni sono passati per Piazza della Parrocchia contribuendo alla crescita del centro, come spiega Lauretta Rudat, presenza fissa al centro dal 2009 in qualità di collaboratrice pedagogica.

Rudat, che bilancio si può trarre da questi primi 30 anni d’attività?
Sicuramente positivo perché siamo riconosciuti sul territorio come fucina di idee e progetti per i ragazzi. La nostra forza risiede nell’ascolto dei loro bisogni reali. Per farlo ci mettiamo quotidianamente in gioco, ponendoci anche domande scomode. Abbiamo imparato a essere flessibili e saper cambiare velocemente i progetti per adattarci alle esigenze delle nuove generazioni. Ma negli anni la nostra attitudine non è cambiata e questo ci ha portato a toglierci grandi soddisfazioni.  

Quanto è difficile guidare la macchina organizzativa del Papperlapapp?
La grande sfida è riuscire a dividersi in maniera efficiente tra la gestione dei progetti e l’avere una sicurezza finanziaria alle spalle. È complicato ma ci riusciamo. L’altro nostro obiettivo è riuscire a tradurre al meglio in termini di qualità e quantità il lavoro relazionale che svolgiamo ogni giorno per garantire trasparenza e rendicontazione a finanziatori, partner e sponsor.

Bolzano è una città su misura di giovani?
Non del tutto, ma ci sono grandi potenzialità. L’amministrazione e le associazioni devono concentrarsi sulle richieste delle diverse categorie di giovani, dagli studenti a coloro che vogliono uscire il sabato sera passando per chi non sa cosa fare il pomeriggio con gli amici. Solo così si può capire come intervenire. Anche la vita notturna va ripensata, creando una rete che generi situazioni che uniscano svago e prevenzione. 

Ci siete a contatto tutti i giorni: queste giovani generazioni come sono?
Credo abbiano molto da poterci dare e insegnare. Spesso sono vittime di forti stereotipi e questo non è giusto. Noi adulti dobbiamo rappresentare per loro un canale di ascolto e capire cosa ci chiedono. Molti ragazzi hanno voglia di mettersi in gioco per loro stessi e per la comunità, e questo va riconosciuto. Gli episodi spiacevoli che si leggono sui giornali ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma lo sguardo dei giovani sul presente e sul futuro può aiutare anche i più grandi. Più noi ci voltiamo dall’altra più loro chiederanno spazio e voce. Non bisogna puntare il dito su qualcuno ma entrare in dialogo con loro.

Autore: Alexander Ginestous

Va in pensione Tiziano Popoli, il “padre” dell’informatica musicale a Bolzano

Dopo alcuni decenni di insegnamento, a gennaio andrà in pensione Tiziano Popoli, modenese, fondatore della cattedra di informatica musicale presso la Scuola di Musica Vivaldi. Per noi questo è stato un motivo per incontrarlo e cercare di tracciare un breve bilancio della sua esperienza bolzanina.

Come sei arrivato ad insegnare a Bolzano? E che impressioni hai avuto?

Sono arrivato su sollecitazione di due amici, Silvia Cesco e Mauro Franceschi, coi quali ho passato diversi anni all’università, al DAMS di Bologna.  Giunto a Bolzano ho cominciato ad insegnare pianoforte, successivamente, durante la gestione di Elettra Vassallo come direttrice, vedendo quali erano le richieste e le esigenze espresse soprattutto dai più giovani allievi di tastiere, decidemmo che si poteva aprire a livello sperimentale una cattedra che si sarebbe occupata di informatica musicale, in quanto, negli anni ’90, cominciava a diventare una disciplina interessante per molti.
La cattedra ha preso corpo, per cui il corso è sempre cresciuto; credo che al Vivaldi siamo stati i primi a parlare di informatica musicale, prima ancora del Conservatorio.

Che impressione ti fece la Bolzano di quando arrivasti? Hai dei ricordi particolari?

Nel periodo in cui arrivai, c’era un po’ questa situazione di coprifuoco serale, quando invece dalle mie parti c’erano locali che stavano aperti fino alle 4-5 di mattina. La città mi pareva un po’ chiusa, poi con il passare del tempo questa cosa si è un po’ sciolta, anche qui è arrivata una sorta di globalizzazione, per cui ho visto le cose prendere una piega un po’ più conforme rispetto alla mia esperienza di grandi città. Di seguito ho scoperto una città in realtà piena di interessi, forse anche un po’ dispersiva. Ricordo una serie di manifestazioni culturali che mi erano piaciute molto e so che sono invece state oggetto di grandi discussioni. I Ponti d’Artista o altre operazioni che non sono state accettate in toto. 
Personalmente qui, ho trovato molto spazio in questi anni. Non mi sono mai prodigato per avere questo o quello, ma molte volte sono stato invitato a partecipare a dei progetti anche entusiasmanti, e devo dire che questa città a me ha dato parecchio. Quindi sono ben contento di questa relazione, perché è una relazione comunque di amore, in quanto considero Bolzano la mia seconda città.

Quali saranno le nuove frontiere dell’informatica musicale?

L’informatica nella musica è nata per semplificare la vita del musicista. Questo presupponeva che il musicista dovesse studiare molto, apprendere delle metodologie, per entrare all’interno di questo mondo che prometteva dei miracoli, in buona parte realizzati. 
Sicuramente per molte persone è cambiato il valore della musica. La sua smaterializzazione ha portato ad una frammentazione dell’ascolto, che oggi è diverso rispetto ai tempi in cui c’erano solo i vinili o i cd.
Chi produce musica ha a disposizione sempre più software che entrano nella gestione stessa del suono, per modificarne le caratteristiche, prendendone il controllo. Pensiamo all’autotune nelle produzioni pop: abbiamo l’informatica che gestisce un fenomeno così delicato come quello dell’intonazione vocale o strumentale, un processo piuttosto innovativo degli ultimi anni.
Io credo che l’informatica musicale verrà usata sempre più per dare profondità alla musica, pensiamo all’applicazione pratica nelle sonorizzazioni di ambiente o nel settore cinematografico.

Autore: Till Antonio Mola

Se Berlino avesse il mare

Piemontese di nascita con sangue misto, berlinese di cuore e bolzanino acquisito. Lavora come psicoterapeuta, esplorando quotidianamente ipotesi. Gli piacciono le persone che provano a raccontarsi e sono capaci di ascoltare. Inevitabilmente attratto dalle differenti forme d’arte con cui l’essere umano tenta di…

La cosa che mi piace di più di me stesso.
L’energia che posso sprigionare quando credo in qualcosa.

Il mio principale difetto.
Pretendo troppo dalle persone.

Da bambino sognavo di diventare…
Un benzinaio, naturalmente.

La persona che invidio di più.
L’invidia fa male all’anima.

La persona che ammiro di più.
Tutte quelle che costruiscono ponti anziché muri.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Un maggiolone. 

L’ultima volta che ho perso la calma.
Con una persona più anziana, mi sentii preso in giro.

L’ultima volta che ho pianto.
Per un amico.

La mia occupazione preferita.
Serata con amici, musica, buon cibo e vino.

Il paese dove vorrei vivere.
Se Berlino avesse il mare…

Il fiore che amo.
Esistono crisantemi molto belli.

Il mio piatto preferito.
Pizza e gelato.

Il mio musicista preferito.
Ehh, quante pagine ho? Probabilmente Dylan, e non solo per la sua musica.

Del mio aspetto non mi piace…
Il rapporto tra le forme.

Non sopporto…
Chi non coltiva il dubbio.

La qualità che preferisco in un uomo.
Il desiderio di raccontarsi e ascoltare.

La qualità che preferisco in una donna.
Essere diretta.

Il giocattolo che ho amato di più.
Probabilmente il pallone.

Mi sono sentito orgoglioso di me stesso quando…
Quando l’energia della prima risposta è stata d’aiuto agli altri.

Il mio più grande rimpianto.
Non avere imparato a suonare uno strumento.

Nel mio frigorifero non mancano mai.
Frutta e cioccolato.

Se fossi un animale sarei…
Forse un cane. A quanto ne so, son tipi fedeli.

L’ultima volta che ho pregato.
Da ateo esplorante, in una chiesa berlinese.