Quelle parole che possono ferire o guarire

Il saggio del sociolinguista Federico Faloppa per Edizioni alphabeta Verlag.

Le piattaforme digitali di comunicazione e condivisione, i cosiddetti social media, hanno trasformato le dinamiche relazionali fra le persone. La parola diventa centrale nel veicolare il senso delle relazioni e sempre con più frequenza e impatto si è assistito negli ultimi anni ad un crescendo di situazioni in cui proprio le parole hanno determinato discriminazioni e atti persecutori. La pandemia ha sicuramente contribuito ad esacerbare tali dinamiche. 

Per gli antichi greci il termine pharmakon indicava tanto il veleno quanto la medicina e aveva quindi il doppio potenziale di uccidere o di guarire. In tal senso è da interpretarsi il titolo del nuovo saggio della casa editrice Edizioni alphabeta Verlag, La farmacia del linguaggio. Parole che feriscono, parole che curano. Il libro, snello e agevole, raccoglie un intervento che il noto sociolinguista Federico Faloppa ha tenuto a Bolzano il 27 gennaio 2022 in occasione della Giornata della Memoria e affronta il tema del linguaggio come strumento di offesa, ma anche come risorsa collettiva di consapevolezza. Faloppa è docente di Italian Studies and Linguistics presso il dipartimento “Language and Culture” dell’Università di Reading, nel Regno Unito, e da vent’anni si occupa della costruzione del “diverso” nelle lingue europee, di rappresentazione mediatica delle minoranze, di produzione e circolazione del discorso razzista e discriminante in Italia.

Attraverso numerose esemplificazioni, l’autore ripercorre le differenti tipologie del linguaggio d’odio: dall’insulto all’uso metaforico di parole innocue in altri contesti, che divengono però armi a seconda del loro utilizzo; dalle espressioni più sottili e articolate al ribaltamento dei ruoli tra odiatori e vittime; dal body shaming al victim blaming. 

Questo fenomeno, da tempo esistente, ha recentemente oltrepassato la soglia d’allarme a livello internazionale, tanto che istituzioni quali il Consiglio d’Europa ne hanno analizzato le conseguenze soprattutto sui soggetti più fragili e sulle categorie più discriminate. Faloppa si sofferma quindi sulle definizioni alla base delle misure in via di adozione per contrastare il fenomeno. 

Il saggio di postfazione di Gabriele Di Luca, che stabilisce una sorta di dialogo a distanza con l’autore, offre ulteriori spunti di riflessione, declinando la tematica sulla realtà altoatesina, ancora attraversata dalla cosiddetta “faglia etnica”: qui le questioni legate all’identità, all’appartenenza linguistica, alla toponomastica, a una supposta egemonia culturale, nutrono tutt’oggi il dibattito pubblico di messaggi e contenuti spesso caratterizzati da toni violenti e discriminatori. 

Ma il libro non è solo un riepilogo di casistiche negative e fatti di cronaca tristemente noti: l’autore pone l’accento anche sul potenziale curativo delle parole, conducendo il lettore attraverso esempi tratti dalla letteratura, dall’antropologia, dalle pratiche religiose, e descrivendo una predisposizione culturale alla comunicazione e all’ascolto come strumenti terapeutici. Un percorso che rivela come il rischio principale risieda proprio nella “perdita” del linguaggio, nello svuotarsi dei significati e nel dimenticare il fondamento collettivo della parola.

La farmacia del linguaggio. Parole che feriscono, parole che curano è l’ultimo libro uscito in casa Edizioni alphabeta Verlag ed è nato in collaborazione con la Fondazione Langer e con l’A.N.P.I.

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La via dedicata a Leopoldo di Bebenberg

Una via in aperta campagna: è, tra Stradella San Maurizio e via Castelfirmiano, via San Leopoldo. Chi era e cosa fece? Leopoldo di Babenberg, figlio di Leopoldo II, margravio (titolo nobiliare tedesco) della Marca d’Austria (retta dal 976 al 1246 dal casato dei Babenberg), era nato nel 1073 a Melk (Austria Inferiore). Educato dal monaco Altmann, santo vescovo di Passau, succedette sul trono al padre nel 1095. Leopoldo III governò con grande energia e avvedutezza, prodigandosi per la Chiesa, proteggendone i diritti e promuovendo un’azione di riforma atta a rinnovare lo spirito e i costumi ecclesiastici, elargendo cospicue elemosine, aiutando il monastero della sua città natale e fondando quello di Neuburg. Coinvolto nelle lotte per le investiture, rimase fedele all’alleanza con l’Imperatore di Germania, Enrico IV,  e poi con il figlio, Enrico V, pure lui Re di Germania e Italia, nonché Imperatore del Sacro Romano Impero; ne sposò la sorella Agnese di Weiblingen, vedova di Federico I di Svevia, detto il Vecchio. Leopoldo visse con Agnese una vita di fede profonda; ebbero diciotto figli, i quali, vissuti in un’atmosfera ascetica, scelsero poi chi il convento, chi il monastero, chi il vescovado. Leopoldo III dal 1095 regnò per 40 anni con giustizia, dando al suo regno un periodo di fecondità e di pace, sia pur parziale, avendo dovuto combattere sconfiggere i Magiari. Alla morte di Enrico V nel 1125, Leopoldo rinunciò all’offerta di divenire Imperatore di Germania. Leopoldo III d’Austria, morto il 15 novembre 1136, fu sepolto nel monastero di Klosterneuburg, da lui fondato nel 1108. Leopoldo di Babenberg fu proclamato santo il 6 gennaio 1485 da papa Innocenzo VIII. San Leopoldo divenne il patrono dell’Austria, oltre che della dinastia degli Asburgo, poi Asburgo-Lorena. San Leopoldo è patrono anche di Follonica (Grosseto), ma è venerato anche a Pistoia, nonché a Vada e Cecina (Livorno).

Autore: Leone Sticcotti

Trento vi aspetta per trascorrere Feste ‘spettacolari’ a teatro

Le festività natalizie sono oramai alle porte e il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento vi aspetta a teatro con una programmazione a tema per le famiglie, tra musica, comicità, acrobazia, balletto classico e grande intrattenimento. Un’occasione da non mancare per trascorre a teatro la magia del Natale.

Si comincia il 6 dicembre dal Teatro Sociale con Loredana Cont e il suo Te’n conto una… anzi doe, spettacolo in dialetto del 2005, riportato ora sul palco dall’attrice e comica trentina e adeguato ai tempi e alla società che in questi anni sono decisamente cambiati, inserendo parti nuove e facendo riflessioni ironiche sul nostro modo di vivere, sulle nostre ansie, sul matrimonio e su tanto altro. Uno spettacolo che diventa il pretesto per ridere di noi sul filo dei ricordi e sull’attualità cercando di trovare motivi per essere ottimisti per il futuro.

Il 20 dicembre, invece, sul palco del Sociale approderà un classico come “A Christimas Carol”, racconto capolavoro di Charles Dickens proposto in musica in forma di radiodramma dal vivo dalla Piccola Orchestra Lumière – ensemble di musicisti di estrazione classica con contaminazioni pop, jazz e etniche – e dall’attore Marco Alotto. Realizzato dall’Associazione Culturale Il Vagabondo con il compositore Nicola Segatta, A Christmas Carol è una fiaba in musica per bambini e adulti. Un concerto con il cappello a cilindro e l’orologio che corre all’indietro, tra i natali passati e i natali futuri, a raccontare tutte le età, a dire qualcosa ad ognuna.

E proseguendo con i comici, il 22 dicembre (sempre al Sociale) toccherà ad un attore particolarmente amato dal pubblico regionale come Andrea Castelli, che dopo trentasei anni riporterà in scena lo storico spettacolo Sol, rivisitato grazie ad un “remix” dei pezzi più iconici di questo suo primo monologo. La distanza temporale farà in modo che i divertenti episodi raccontati allora, tornino quasi intatti a mostrare però un mondo che, forse, non c’è più o che comunque ha perso tanta semplicità.

Considerato l’icona dei balletti classici ottocenteschi, Il Lago dei cigni è una storia d’amore, tradimento e trionfo del bene sul male. Pieno di romanticismo e bellezza, da più di un secolo questo balletto delizia il pubblico di tutto il mondo. La messa in scena del Balletto di Mosca approderà sul palco dell’Auditorium S. Chiara venerdì 23 dicembre con una versione capace di esaltarne la poesia romantica, presentando una produzione con sontuose scenografie, raffinati costumi e un cast guidato da stelle dello scenario internazionale del balletto. Un classico senza tempo in cui il prestigio e la notorietà raggiunti sono esaltati dalla musica ispiratrice di Pyotr Tchaikovsky e dalla grande inventiva ed espressività delle coreografie di Marius Petipa. La genialità del suo potenziale coreografico e artistico culmina nel tradurre la relazione tra il corpo umano e le movenze dei cigni.

Dalla Vigilia di Natale e fino al 26 dicembre il Teatro Sociale ospiterà “il più grande clown classico del nostro tempo”. David Larible è forse l’unico comico vivente in grado di esibirsi sia per il pubblico intimo dei teatri sia davanti a platee come quella del Madison Square Garden, dove è stato visto da oltre 120.000 persone in un solo week-end. Un successo strabiliante che da anni ormai i suoi show continuano ad avere nei teatri di tutto il mondo.  Poetico ed esilarante, malinconico e dirompente, col suo personaggio ispirato al monello di The Kid di Chaplin, Larible sa conquistare il pubblico d’ogni età e nazione grazie alla magia irresistibile della sua comicità. Larible sarà a Trento per tre giorni con Il Clown dei Clown, il suo one man show teatrale, la summa dei suoi migliori numeri comici. Il racconto di un uomo delle pulizie del teatro che sogna di diventare clown… e ci riesce!

Per l’ultima serata dell’anno, l’appuntamento è al Teatro Sociale con la eVolution dance theater (compagnia fondata dal coreografo americano Anthony Heinl) ed il loro Blu Infinito, per salutare il 2022 con uno spettacolo di grande intrattenimento in cui si fondono meravigliosamente danza, arte, acrobazia, magia, illusione, giochi di laser e specchi, dando vita a mondi in cui le ombre dei danzatori si muovono e comunicano. Blu Infinito è un’occasione da non perdere per lasciarsi trasportare in un mondo in cui non esistono limiti all’immaginazione. Lo spettacolo sarà in replica anche domenica 1 gennaio. 

E per il giorno della Befana, tutti al Teatro Sociale con la mitica nonna Nunzia in Una nonna di troppo. L’attore e comico trentino Mario Cagol catapulterà la nonna più amata della regione in una spassosissima storia che la vedrà grande protagonista. Un mix fra thriller e comicità che saprà far divertire grandi e piccini. La storia racconta le vicissitudini della nonna Nunzia e di un’eredità arrivata dall’America, come nelle migliori storie di fortune improvvise raccontate in tanti film e leggende metropolitane. 

Per maggiori informazioni su offerte di acquisto (Gift Card) e orari visitare il sito
www.centrosantachiara.it

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Il mondo elettrico di Zelda Mab

All’anagrafe si chiama Gloria Abbondi, ma nell’ambito musicale in cui si è fatta strada è per tutti Zelda Mab, un nome che è l’insieme di due entità concettuali e oniriche, risalente a un social media ormai dimenticato chiamato myspace: il nome con cui ha deciso di dare alle stampe il suo EP di debutto come solista, una raccolta con cinque brani originali che alla fine di ottobre è stata pubblicata da Riff Records. 

Zelda Mab, con un background di musicale di stampo classico, a vent’anni si è fatta le ossa in una band garage punk, e dal 2014, per cinque anni è stata la bassista dei Sick Tamburo, band nazionale nata dallo scioglimento dei Prozac+.

“Scrivere, arrangiare, produrre il mio primo EP – ci racconta – è stato un viaggio meraviglioso pieno di ostacoli e meravigliose soddisfazioni: lo rifarei anche domani. Poi per la fase finale della post-produzione / mix e mastering mi sono affidata a due professionisti, come Andrea Sologni e Claudio Marciano già noti nel mondo musicale. Non sono mai stata sola, ho avuto il sostegno della ripartizione cultura italiana di Bolzano, di Paolo della Riff Records e di tanti altri amici che con tanti piccoli grandi gesti mi hanno accompagnato lungo il percorso. Poi comunque arriva il momento in cui devi confrontarti con il mondo per concludere il lavoro e trovare le persone con la giusta sensibilità e onestà intellettuale che portino a termine il tutto, compresa la veste grafica del CD”.

I cinque brani che compongono Elettricità (questo il titolo del lavoro) sono stati composti durante un lungo periodo in cui Zelda Mab ha viaggiato tra Bolzano, Roma e New York, un viaggio che l’ha portata in giro, per la pura voglia di qualcosa di nuovo, che si distaccasse da tutto quello che fino ad ora l’aveva circondata. “Ho viaggiato per capire me stessa – prosegue –, alla ricerca di quello che sono, al di fuori di ogni canone o etichetta, per poi ritrovarmi tra le note delle mie canzoni e capire che il viaggio più importante per cambiare è quello che si fa dentro di sé. La musica mi ha permesso tutto questo ed io la ringrazio infinitamente. Quando mi chiudo in studio a suonare viene tutto da sé, musica e testi, non cerco ispirazione da qualcuno in particolare, è come se fosse già tutto dentro di me. Nella mia vita ho suonato e ascoltato molta musica, probabilmente questo mi ha permesso di avere un bagaglio abbastanza ampio da imprimere nelle mie corde quello che suono adesso. Ho un’impronta classica, rock, elettronica, punk, ma il mio Eroe personale è David Bowie”.

A parte l’aiuto dei collaboratori cui si è affidata per post produzione e mastering, Zelda Mab ha fatto tutto da sola, oltre ad aver scritto le canzoni, si è suonata tutti gli strumenti e ha cantato. Si è occupata anche della grafica del booklet, mettendo a frutto l’aver frequentato la facoltà di design e il fatto che per vivere si occupa di Graphic Design. Per le presentazioni live del disco dice che si adatterà alle circostanze, con la preferenza però per il poterle fare in versione full band.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Allenarsi per rinforzare il muscolo migliore

Sport per divertirsi e tornare a vivere dopo un duro colpo. Forse è una frase un po’ azzardata, a tratti esagerata, ma probabilmente non per chi si sta riprendendo da patologie cardiache, talvolta gravi. E proprio su questo concetto di coniugare l’attività sportiva al divertimento e quindi al benessere psicofisico, si rifà il gruppo sportivo cardiologico di Salorno.

L’associazione è la nuova costola della più grande fondazione “Cuore di Bolzano”, che “si occupa soprattutto di sensibilizzare le persone sulla riabilitazione cardiologica” anticipa di primo acchito il fondatore, Pier Luigi Simari, stimato medico di base pensionato di fresco.

Dottor Simari, partiamo dal principio, chiedendole dettagli su questo gruppo sportivo cardiologico…

La particolarità è nel fatto che c’è un allenatore addestrato proprio per fare la riabilitazione per lo sport cardiologico, affiancato da un medico, in grado di controllare che le persone che arrivano possano fare l’attività sportiva. Per essere iscritti al gruppo bisogna presentare una documentazione clinica che non abbia controindicazioni.

In Bassa Atesina siete l’unico gruppo? 

Certo che no, però ci sono persone che credono molto nella nostra attività e quindi si spostano: alcuni vengono dai vicini paesi di Magrè, Laghetti, altri da Selva Gardena, e mi preme sottolineare che alcuni arrivano anche dal vicino Trentino. Siamo un gruppo affiatato.

In cosa consiste la ginnastica cardiologica? 

Ginnastica, sport e divertimento sono cose che possono andare insieme. Queste persone non vengono qui per aumentare la prestanza fisica, ma per mantenere un tono – atrofismo muscolare e una filosofia – psicologia rilassata nei confronti del tema del cuore.

In che senso? 

Molti quando dopo un infarto o comunque un problema cardiaco, cominciano a limitarsi nelle cose che possono fare, rischiando di cadere in depressione. Invece, nel gruppo sportivo cardiologico, si può socializzare. Quindi non si fa solo attività sportiva, si può anche giocare. Bisogna pensare che non si tratta di persone che frequentano palestre.

E cosa proponete?

In genere è strutturata i una prima parte basata sul movimento, la ginnastica e il gioco; nella seconda parte invece si punta su esercizi di controllo muscolare e della postura.

Il vostro gruppo è abbastanza recente…

Lo ho fondato io nel 2019 e allora avevamo una ventina di assistiti. Poi è arrivato il Covid e attualmente sono undici, ma qualche volta qualcuno non viene. Oltre le venti unità in realtà bisogna sdoppiarlo, perché l’allenatore (Thomas Fauster) durante l’ora di attività deve seguire personalmente un po’ tutte le persone. L’allenatore è un istruttore di ginnastica di professione, che però ha dovuto fare un corso specifico in Germania.

Per il futuro cosa vi aspettate?

Che vengano altre persone, perché vorremmo raggiungere l’obiettivo di sdoppiare il corso. Il ritrovo è nella palestra della scuola media locale, una volta alla settimana per un’ora piena e alla fine facciamo uno scambio di esperienze. Ma l’idea è anche quella di organizzare uscite all’aperto

Autore: Daniele Bebber

Due libri e un film per il giubileo di Anterivo

Se ci si fermasse un momento a riflettere su quanto può accadere nell’arco di un’ora, diventerebbe assai difficile immaginare cosa potrebbero essere sette secoli. Con il senno del poi non è stato così per l’abitato di Anterivo, che ha da poco concluso un’importante giubileo per i propri settecento anni di storia.

Ed anche qualcosa in più, dato che era il 1321 quando il conte Gottschalk di Bolzano, giudice di Enn (un castello a Montagna) chiese ed ottenne il permesso da Enrico di Carinzia (all’epoca signore del Tirolo) di poter erigere dieci masi. Strutture rurali che potremmo anche chiamare fattorie e che con l’andare avanti degli anni, dei decenni e dei secoli, andarono a costituire l’attuale centro abitato di Anteriv. O Antereu come si chiamava originalmente il luogo. Certo, quanto appena riportato è solo una sintesi piuttosto sbrigativa di una linea del tempo molto più lunga ed articolata, riassunta nei due volumi prodotti dal Comune, per portare a compimento un anno di festeggiamenti e lasciando anche una traccia scritta. “Con queste due pubblicazioni chiudiamo un anno di giubileo – rimarca Gustav Mattivi, sindaco nel comune di Anterivo -. I libri abbiamo deciso di farli sia in lingua tedesca che in lingua italiana. Nel primo volume dal titolo ‘Altrei/Anterivo e il singolare caso dell’Hornberg/Monte Corno’ raccontiamo una particolare storia, quella del Monte Corno e quindi della nascita dei masi e di questo abitato. Per il secondo volume, intitolato ‘Le particolarità de n’Antariu bon par la vita e l’anima’, abbiamo pensato ad un ricettario”. Non sembra però il solito libro di cucina, ci dice il sindaco. “In modo originale abbiamo raccontato la nostra storia anche attraverso le nostre tradizioni, ad esempio attraverso la famosa preparazione del caffè di Anterivo”. Ma se le parole inchiostrate nelle pagine di due libri sono pregnanti, dense, ma al contempo sintetiche, nella narrazione di una lunga storia, appunto, raccontata anche dalla sapiente voce delle tradizioni, è invece un film il tassello che si potrebbe definire la ciliegina sulla torta. “Anche il film che abbiamo realizzato riporta una storia, ma circoscritta alla vita del paese nell’ultimo anno – rivela il primo cittadino -. Per colpa del Covid19 il periodo si ì allungato, però l’idea in campo era proprio quella di fare una fotografia della vita di un paese nell’arco di un anno. E credo ci siamo riusciti”. La “pellicola”, come entrambe le pubblicazioni, sono state presentate il 25 novembre scorso cogliendo l’occasione della sagra di Santa Caterina, e sono state quindi accompagnate dai balli di un gruppo folkloristico locale e dal corpo bandistico cittadino. Di fatto una grande giornata di festa è già stata celebrata lo scorso 11 settembre. “C’era davvero tantissima gente e, cosa importante, si è svolto tutto perfettamente – chiosa Mattivi -. È venuto a trovarci il presidente della provincia e assieme a lui molti altri funzionari, provinciali e dei comuni vicini (anche della Valle di Fiemme) assieme a parecchie persone”.

Autore: Daniele Bebber

Un mercatino per donare amore e solidarietà

L’Alto Adige non è solo la capitale del kitch natalizio; “quella vera atmosfera” che i turisti infagottati ricercano dopo levatacce al mattino per giungere in pullman nelle località turistiche non si trova solo nelle lucine ammiccanti, nei Glockenspiel che sembrano voler reclamare un altro giro di vin brulé e nei Santa Claus che sorridono dalle vetrine dei negozi del centro. Il Natale, quello puro, si trova nell’amore, quello che offrono piccole comunità come quella di San Giacomo, che nei giorni scorsi ha organizzato l’ormai tradizionale mercatino della solidarietà.

A rischio di voler sembrare banali, cosa c’è di meglio che donare, per celebrare la festa del 25 dicembre? Ed ecco che a San Giacomo, nel parco di fronte alla caserma dei vigili del fuoco, da anni i sodalizi locali allestiscono un mercatino in cui si dona solidarietà. Già, perché qui quello che entra nelle casse viene direttamente investito in donazioni per i meno fortunati. E in cambio ai visitatori viene offerto un programma di intrattenimento interessante. Una delle anime e motori della kermesse è Irene Anesi, una persona davvero attiva nel mondo associazionistico locale.

Irene Anesi, il mercatino di Natale torna a San Giacomo?

Finalmente, direi: due anni fa era saltato causa Covid, l’anno scorso eravamo titubanti, a riguardo, così ci siamo limitati ad addobbare l’albero. Questo è l’anno della ripartenza.

Chi organizza l’evento, chi sono gli attori principali?

Il gruppo teatrale, la Heimatbühne di San Giacomo, di cui sono presidente. Chiamiamo a raccolta il mondo associazionistico, artistico e anche qualcuno del settore commerciale: siamo una grande famiglia. Nelle casette vengono proposti lavoretti artigianali, la maggior parte a tema natalizio, naturalmente, e ci sono anche diversi stand gastronomici. Questa è la prima volta che lo organizzaiamo nel parco, di solito lo organizzavamo nella zona Amonn, dove al momento stanno costruendo un centro residenziale e dove verrà creata la nuova piazza. Chissà, magari al termine dei lavori potremo spostarci lì. 

Che associazioni si possono trovare?

Ci sono le donne rurali, il comitato cimiteriale, il bar e il negozio di ortofrutta che si che si occupano della gastronomia. E poi molte altre associazioni che si occupano del prossimo, come la Lega Fibrosi cistica, che presiedo, o l’associazione Archimede, formata da un gruppo di diversamente abili. Noi riserviamo l’incasso al sostegno dei bambini malati, delle loro famiglie e alla ricerca; Archimede quest’anno sta raccogliendo fondi per acquistare un furgoncino per potersi spostare. Con loro e con i bambini delle scuole elementari di lingua italiana e tedesca abbiamo creato gli addobbi per l’albero di Natale.

C’è anche un programma di contorno? 

Ogni fine settimana abbiamo degli artisti diversi: dal “J & G Duo” (che si esibisce il 3 alle ore 16 e il 4 alle 11) al “Coro Voci di Passaggio” (l’8 alle ore 15), dai “Breeze of sound” (l’11 alle ore 11) al “ChorIssimo” di Frangarto (il 17 alle ore 11) al Coro Regina Pacis (il 18 alle ore 15): insomma, l’intrattenimento non manca proprio.

Pare proprio che ci siano tutti gli ingredienti per un mercatino di Natale in piena regola…

Sì, ma il nostro non è un mercatino “normale”, e non sto solo parlando dello scopo umanitario dell’evento: noi abbiamo voluto coinvolgere l’intera cittadinanza, e tutti hanno aderito, ognuno ha dato una mano: dai collaboratori del cantiere comunale ai vigili del fuoco, dai contadini ai singoli cittadini, tutti hanno aiutato ad abbellire il parco addobbandolo a festa. Vogliamo fare qualcosa per il paese, ci piace l’idea di riuscire a portare le persone fuori di casa: due anni di pandemia ci hanno impigrito, bisogna riscoprire il piacere di stare in una comunità.

Autore: Luca Masiello

Le opere di Petra Polli all’evento “Carte Blanche”

L’artista Petra Polli ospite di “Carte Blanche” l’evento di arte contemporanea dell’Hotel Aurora, giunta alla sua sesta edizione. 

Mecenati e appassionati d’arte, musica e letteratura, i membri della famiglia Aukenthaler – i genitori prima e i figli oggi – da anni favoriscono lo sviluppo delle arti, contribuendo notevolmente a far conoscere numerosi artisti ad un pubblico locale ed internazionale; ospitando infatti nell’ Hotel in riva al Passirio, le loro opere e creando quelle occasioni di incontro con potenziali acquirenti. Sono davvero numerosi gli artisti che hanno goduto del loro favore e patrocinio. Il lavoro svolto dalla famiglia Aukenthaler in questi anni è della massima importanza, un raro esempio di mecenatismo contemporaneo e di sostegno alle arti che andrebbe preso a modello.

I figli Melanie e Philipp frequentando assiduamente il mondo dell’arte contemporanea hanno deciso di sostenere gli artisti locali e internazionali creando per loro un format che funga da base e da spinta per quei creativi che di volta in volta vengono scelti e invitati. 

Doppia opportunità

È nata così “Carte Blanche” una vera e propria piattaforma per l’arte contemporanea costituita da due diverse opportunità espositive: una virtuale on-line e una reale negli spazi dell’Hotel Aurora. Ospitare arte negli spazi dell’Hotel ha anche la duplice funzione di donare armonia e bellezza agli ospiti, un prezioso valore aggiunto. L’Hotel Aurora è noto per il design artistico dei suoi interni, per i pezzi singoli che impreziosiscono le sale e le stanze che, con “Carte Blanche”, entrano in dialogo e sinergia con le opere in mostra. “Carte Blanche” ospita circa quattro mostre d’arte all’anno e desidera dare agli artisti l’opportunità di creare anche opere “site specific” per l’hotel, che sono poi esposte permanentemente. Le edizioni d’arte delle opere esposte sono disponibili presso l’art corner. Per la propria piattaforma, Melanie e Philipp Aukenthaler, hanno voluto accanto una curatrice e hanno trovato la loro partner Eva von Ingram Harpf, classe 1987, laureata alla Bocconi con una tesi in Art Banking, e con un master in arte contemporanea ottenuto presso Sotheby’s, 

Le “Tracce” dell’artista 

Quella appena andata in scena era la sesta edizione di Carte Blanche e, su invito, sono intervenuti numerosi curatori di mostre, galleristi, collezionisti e amanti dell’arte.  Questa sesta edizione ha visto come ospite l’artista Petra Polli che, con un entusiasmo coinvolgente, ha spiegato il proprio lavoro, le proprie opere, le tecniche di volta in volta utilizzate e ha presentato l’installazione creata apposta per l’Hotel Aurora intitolato “Tracce”

Petra Polli, classe 1976, diplomata in pittura a Lipsia, sa trovare la propria ispirazione nella quotidianità e negli eventi che la colpiscono trasformando tutto questo in opere.  Per i suoi dipinti usa la tecnica del multistrato della sovrascrittura e del grattage. Per le sue sculture usa il cemento ma anche la luce con la quale riesce ad esprimere sentimenti e concetti. Cosi per Carte Blanche #6, Petra Polli ha portato alcune opere realizzate in tempi diversi e con tecniche diverse riuscendo a dare al fruitore la possibilità di comprendere il suo sviluppo tecnico e il suo cammino artistico. Per l’opera commissionata dagli Aukenthaler e collocata nel piano interrato del Club Sketch, Pietra Polli ha creato una struttura di duttili tubi a Led, alludendo alle tracce che ognuno di noi lascia con l’utilizzo del digitale. L’effetto di luce è straordinario e capace di dialogare con la struttura architettonica fino a trasformarla in qualcosa di impalpabile e illusorio.

Autrice: Rosanna Pruccoli

La solidarietà che scalda il cuore

Donare al prossimo per puro altruismo, fondare una rete per creare della solidarietà e aiutare così, in gruppo, chi ha bisogno di un sostegno. È tutto (e molto altro) ciò che anima i volontari del Progetto Scaldacuore, nato prima ancora dell’emergenza Covid fra le case del quartiere di Maia.

Era il 2019, quando alcune signore che fanno parte di un gruppo di ricamo del comitato di quartiere Maia – Mais, hanno deciso di usare la loro passione e il loro talento per un progetto di beneficenza; e considerato l’alto numero di casi registrati di violenza domestica, hanno ben pensato di aiutare il Centro antiviolenza di Merano. 

Il loro appello non è certo andato deserto, anzi: oltre un centinaio di signore si sono messe all’opera e nel giro di neppure troppo tempo sono riuscite a realizzare più di 450 coperte. Alcune hanno fatto delle coperte complete, altre alcuni quadrati di lana da assemblare, chi non aveva particolare abilità con ferri e uncinetto si è impegnata a raccogliere lana e ferri da mettere a disposizione. Poi, a causa dell’emergenza pandemica è andato tutto un po’ a rilento, ma finalmente nel giugno dello scorso anno questi manufatti sono stati esposti pubblicamente in via Matteotti, ricoprendola quasi completamente, e sono stati messi in vendita dietro offerta. Non essendo state vendute tutte in quel giorno si sono cercate altre occasioni, come ad esempio il mercatino di Natale. Nel frattempo la Casa delle donne stava progettando un angolo nel quale intrattenere i bambini quando accompagnano le loro mamme per una consulenza: nei giorni scorsi questo spazio è stato finalmente completato e le signore che hanno collaborato al progetto sono state invitate a visitarlo. 

Al progetto hanno collaborato anche alcune ospiti del Seniorenheim di via Palade, alle quali sono stati regalati e consegnati alcuni giochi da tavolo e altro materiale di cui avevano bisogno.

Autore: Luca Masiello

Elisa, la campionessa di gigante

Elisa Platino, meranese classe ’99, è tra le migliori 65 al mondo nello slalom gigante. Medaglia d’oro agli ultimi campionati assoluti italiani veste oggi la maglia del centro sportivo dei Carabinieri. Il 13 ottobre ha prestato giuramento all’Arma e oggi indossa la divisa. “Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono”, afferma la sciatrice.

I primi passi sugli sci a 4 anni, poi la maglia della Nazionale e ora la divisa dei Carabinieri. Elisa, racconta la tua ricca carriera sciistica. 

Il mio primo corso di sci l’ho svolto durante le vacanze di Natale perché i miei genitori volevano che io imparassi a sciare. Subito mi è piaciuto molto: a 6 anni ho iniziato con i primi allenamenti e a 8 le prime gare con la società Scm. In seguito ho frequentato il liceo sportivo di Malles e a 15 anni sono entrata nel comitato regionale Alto Adige con cui mi sono allenata per tre anni. 
Nel 2018 una grande vittoria: mi sono classificata prima al Gran Premio d’Italia, conquistandomi così un posto nella squadra azzurra. Grazie a questo risultato, il Comitato Sportivo dei Carabinieri ha deciso di tesserarmi con la loro squadra e così ho iniziato la mia vera e propria carriera: il primo anno con la giovanile C e poi un anno in B, il team destinato alla partecipazione della Coppa Europa. 

Quale è stata la delusione più grande durante il tuo percorso?

Purtroppo nel 2020 le mie prestazioni non hanno soddisfatto le aspettative. In aggiunta è arrivato il Covid che ha messo molte realtà sportive in difficoltà. Purtroppo, così, sono stata esclusa dalla nazionale: una grande delusione per me e molta amarezza. All’improvviso non sapevo più come proseguire, anche perché i costi da sostenere erano molto elevati. 

Come sei riuscita a tornare in pista più forte di prima?

Per fortuna il gruppo sportivo dei Carabinieri mi ha accolto permettendomi di allenarmi con loro. Non ho mai mollato, anche quando i ritmi degli allenamenti erano veramente duri. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto e così non ho mai perso di vista il mio obiettivo: far diventare la mia passione il mio lavoro. 

Quali sono stati i risultati migliori che hai raggiunto?

Il risultato di cui vado più fiera è l’8° posto della Coppa Europa ottenuto quest’anno a febbraio. Il 26 marzo invece, sono salita sul gradino più alto del podio ai campionati italiani a Sestriere, in Piemonte. Una vittoria del tutto inaspettata perché ad aggiudicarsi le prime posizioni solitamente ci sono le grandi Marta Bassino e Federica Brignone. Quest’anno però, la medaglia d’oro l’ho vinta io e ancora oggi non posso crederci. 

Cosa rappresenta per te questa medaglia?

Questa vittoria è un grande riscatto per tutti i miei sacrifici, le lacrime e il sudore versato. Sono molto orgogliosa di me e del lavoro svolto, grazie anche a tutti coloro che mi hanno seguita e sostenuta sempre.

A cosa pensi prima della discesa?

Non ho qualche gesto scaramantico in particolare, anche perché praticando uno sport con molte variabili (meteo, neve e piste), se qualcosa non dovesse rispecchiare ciò che mi ero immaginata, entrerei in panico. Solitamente prima delle gare sono abbastanza tranquilla e fino all’ultimo mi piace scherzare. Quando poi sono davanti al cancelletto mi concentro e cerco di dare tutta me stessa. 

Ora oltre che la tuta da sci, indossi la divisa dei Carabinieri. Come è stato il periodo di arruolamento e cosa ti ha lasciato?

Ad agosto ho vinto il concorso e il 5 settembre a Torino ho iniziato il periodo di arruolamento per l’Arma dei Carabinieri. È stata un’esperienza unica: un percorso di addestramento di sei settimane, ricco di lezioni di diritto penale e costituzionale, lezioni di marcia ed esami al poligono. 
Il 13 ottobre ho prestato giuramento: un’emozione indescrivibile. Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono. Per me è un vero onore oggi poter portare in alto i colori del centro sportivo dei Carabinieri e indossare la divisa.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti sportivi?

A novembre sono iniziate le prime gare della nuova stagione. Dopo sei mesi tra palestra e atletica, è arrivato il momento di focalizzarmi sulla Coppa Europa. Spero in buoni risultati e sogno la Coppa del Mondo.

Autrice: Chiara Caobelli