Arrotolato di spinaci

INGREDIENTI

Per l’arrotolato 

80 g di burro ammorbidito, 3 tuorli d’uovo, 50 ml di panna

100 g di patate cotte e passate, 1 presa di noce moscata, 3 chiare d’uovo, sale, 60 g di farina

Ripieno 

30 g di cipolle, 1 spicchio d’aglio, 1 c di burro, 300 g di spinaci lessati e tagliati finemente,1 presa di noce moscata, 50 g di formaggio grana grattugiato, pepe, sale

Altro 

20 g di burro rosolato, 30 g di formaggio grana grattugiato, 400 ml di salsa di pomodoro, 2 C di basilico tagliato a striscioline

PREPARAZIONE

Per 4 persone

Rimestate il burro ed unite lentamente i tuorli d’uovo.

Aggiungete poi la panna liquida, le patate raffreddate, la noce moscata e il sale.

Montate le chiare d’uovo con un pizzico di sale ed incorporatele con la farina alla massa.

Riscaldate il forno a 180/200 °C – 160/180 °C e foderate una teglia con della carta da forno, versate poi la massa (con uno spessore di 5 mm) e infornate. Tempo di cottura: 8 – 10 minuti.

Fate raffreddare e toglietela dalla teglia.

Per il ripieno di spinaci sbucciate la cipolla e l’aglio e tagliate il tutto finemente.

Rosolate la cipolla e l’aglio nel burro e subito dopo aggiungete gli spinaci, condite con sale, pepe, noce moscata grattugiata e formaggio grana.

Stendete il composto sul biscuit di patate e arrotolate il tutto.

Riscaldate brevemente l’arrotolato, tagliatelo a fettine spesse 2 cm e servirlo con formaggio grana, burro rosolato, salsa di pomodoro e la julienne di basilico.

Per Hans il fairplay è il vero filo conduttore

Hans Peter Dalvai è stato “Re del fai-da-te” e imprenditore di successo bolzanino, ma è anche pallamanista per hobby. Abbiamo deciso di intervistarlo per scoprire tutti i suoi segreti.

Ciao Hans, raccontaci un po’ chi sei, qual è la tua storia.

Sono nato nel 1954 a Bolzano e sono cresciuto in una famiglia molto numerosa, ho 7 sorelle e 2 fratelli. Raggiunta la maggiore età mi sono trovato costretto a lasciare casa e non sapendo bene cosa fare ho interrotto gli studi e ho iniziato la carriera militare. Questa mia decisione mi avrebbe permesso di andare a Roma e giocare a pallamano con una squadra molto forte; squadra che nel ’72 mi ha permesso di diventare il primo campione italiano di pallamano nella provincia di Bolzano.
Il mio percorso con la pallamano è iniziato nel quartiere Don Bosco, dove ho giocato i primi anni della carriera, prima di partire per il servizio militare. Quando sono tornato ho finito gli studi e oltre al ruolo di giocatore sono diventato allenatore dell’SSV Bozen. Nel 1984 purtroppo ho interrotto la mia carriera di giocatore e allenatore per motivi professionali (avevo appena aperto il mio primo negozio, Holzmarkt Dalvai), ma sono sempre rimasto molto attaccato al mondo della pallamano; infatti, da quel momento faccio parte del consiglio d’amministrazione e sono sponsor della squadra.

Holzmarkt Dalvai è uno dei motivi per cui gli abitanti di Bolzano ti conoscono. Come è nata questa azienda?

Nel 1979, ho dovuto arredare la casa della mia ragazza ad Innsbruck e mi sono meravigliato di quanto fosse fornita la loro Bauhaus: riuscivo a trovare nello stesso negozio tutti gli articoli che cercavo. Questa cosa mi ha ispirato e ho deciso di aprire un posto simile a Bolzano. Ho fondato così Holzmarkt Dalvai, il primo negozio di articoli fai-da-te in Alto Adige.
È iniziato tutto nel 1979 in Via Maso della Pieve in un piccolissimo locale sotto ad un appartamento. Poi con il tempo sono riuscito ad ampliarmi fino a quasi 10.000 m2. 
In quegli anni ero il solo e unico negozio di fai da te in Alto Adige e si iniziavano a sentire voci che grosse catene del settore del fai da te volessero venire in regione con un loro negozio. Allora ho deciso di cercare un partner forte a cui affiliarmi e nel 2004 la mia azienda è diventata Obi. Non molti anni dopo ho deciso di cedere l’attività per altri motivi.
Nel 2012 con mia moglie, ci siamo dedicati al business degli articoli per animali e adesso l’azienda sta crescendo molto bene (abbiamo 4 negozi sul territorio: due a Bolzano, uno a Merano e uno a Lagundo).

Quali sono le tue più grandi passioni?

La pallamano è sicuramente una di queste, ho 68 anni e non ho ancora smesso. Ho sempre fatto diversi sport: regate, corse, giri in bici. 

Qual è la sinergia tra sport e lavoro?

Come nello sport anche nel lavoro è importante il fairplay. Ho dei collaboratori e devo trattarli come persone: non devo sfruttarli, ma formarli e informarli. È importante poter contare sui propri collaboratori, da soli non si va tanto lontani. 
Nel corso degli anni ho anche cercato di aiutare allenatori e giocatori del Bolzano (17 di questi, infatti, hanno lavorato per me). I tre giocatori che hanno fatto più gol nel Bolzano (Dean Turkovic, Nemer Horvat e Thomas Wiedenhofer) hanno lavorato minimo sei anni da me.

Autore: Niccolò Dametto COOLtour

La storia che sta dietro un sorriso

Il Sorriso-das Lächeln: dalla fondazione della cooperativa Il Sorriso Academy alla collaborazione con la Thun. Alessandra Marcucci ci racconta il loro percorso di crescita.

Com’è nata l’associazione, di cosa vi occupate?

L’associazione Il Sorriso-das Lächeln, di cui sono socia fondatrice, è nata dall’esigenza di unire famiglie con simili esperienze, riguardanti la trisomia 21. Ci supportiamo e sosteniamo a vicenda, oltre che creare cultura della disabilità sul territorio. Ci occupiamo di sostenere le famiglie e le coppie sin dalla prima comunicazione, post parto, e ogni volta che c’è bisogno.

Qual è il significato dietro al nome?

La scelta del nome “Il Sorriso” nasce dal voler immediatamente dare una connotazione positiva alla nostra esperienza di famiglie e genitori di figli con dis-abilità. Queste “diverse abilità” hanno come comune denominatore il meraviglioso sorriso dei ragazzi. Quando sono felici sono contagiosi, ed è una felicità che apre i cuori.

Quali progetti proponete?

Le proposte che offriamo sono alternative e di stimolo: come la musicoterapia, attività sportive e ludiche. Per proporre nuovi progetti a ragazzi maggiorenni e che hanno terminato il circuito scolastico, abbiamo deciso di fondare anche la cooperativa Sorriso Academy: abilità, arte e cultura. Le esigenze sono diverse e soprattutto dobbiamo occuparci dell’integrazione lavorativa e sociale. Noi crediamo nel loro diritto di diventare cittadini attivi, felici e sereni nelle loro diverse abilità.

Com’è nata la collaborazione tra Il Sorriso Academy e la Thun?

Negli ultimi anni abbiamo realizzato diversi progetti che, a cascata, hanno aperto altre incredibili strade, ed ora siamo approdati alla Thun grazie ad un articolo uscito sull’Alto-Adige un anno fa e grazie all’audacia di Lenet Group che ha saputo cogliere l’occasione e ha dato in gestione il famoso Bistrot “Caffè al Volo”alla nostra cooperativa. Abbiamo una bellissima sala che ci offre l’opportunità di realizzare molti sogni che avevamo nel cassetto.

Avete partecipato a un docufilm, di cosa si è trattato?

Qualche anno fa tra i tanti progetti abbiamo contribuito a sostenere un docu-film del regista Stefano Lisci: “Luca e Silvana”, che racconta del rapporto d’amore tra un uomo e una donna con sindrome di down e del loro faticoso percorso per arrivare a sposarsi in chiesa e poter vivere insieme! Un film che bisogna vedere!

Queste esperienze cosa vi lasciano?

Nei tantissimi progetti che abbiamo realizzato, ci siamo divertiti tanto! I nostri figli sono cresciuti insieme e abbiamo creato intorno a loro una bellissima rete di sostegno. Quindi ogni esperienza lascia qualcosa a noi come famiglie e ai ragazzi: un’enorme ricchezza fatta di incontri e amicizie pronte a durare per sempre.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour

Mercatini spaziali

La settimana scorsa Elon Musk è atterrato con il suo jet elettrico all’aeroporto Bolzano e, preso dalla sua passione per il Natale, ha deciso di acquistare tutti i Mercatini Originali Alto Adige Südtirol che da ora in poi si chiameranno “Christkindlmusk/Muskatini di Natale”. “Voglio portare questo format di successo a livello interplanetario aprendo il primo mercatino su Marte!” ha dichiarato l’amministratore delegato di Tesla. “Non avrete più problemi con le luminarie e la ruota panoramica sarà a levitazione magnetica. Non posso far nulla per i turisti: purtroppo andranno sempre in giro con le corna da renna e indossando i Moon Boot come se fossero in Lapponia”. 

Autore: Roberto Tubaro

Stop alle bici in Via Portici: un tema caldo

Inutile dire che da qualche giorno in città non si parla di altro che delle limitazioni alle biciclette nel centro storico. In una intervista al quotidiano Alto Adige, l’assessore Fattor spiega che la decisione di chiudere alle biciclette gran parte del centro e soprattutto l’asse che collega il Museo di Ötzi a Piazza Municipio, sia dovuto ai tanti turisti e visitatori presenti ormai tutto l’anno, non solo in occasione dei Mercatini di Natale. Si tratta di una affermazione grave, con la quale ai residenti viene fatto pagare il prezzo dei tanti visitatori in città e non solo, durante il mercatino di Natale. 

Da anni Bolzano si fa bella presentandosi come la “città della bicicletta” in cui gli spostamenti quotidiani che i bolzanini compiono in bicicletta sono quasi un terzo del totale, su di una rete di piste ciclabili che in città ammonta a quasi 50 chilometri: otto percorsi principali dotati di segnaletica e una fitta rete di piste ciclabili secondarie, consentono di viaggiare al riparo dal traffico lungo i fiumi Isarco e Talvera, collegando varie zone residenziali sfociando nella zona pedonale del centro storico.

Tutto vero. Chi si sposta in bici apprezza il grande sforzo sostenuto dal Comune in questo senso, tuttavia ci sono decisioni che fanno storcere il naso: pensiamo al “bike sharing”, il servizio di messa a disposizione di biciclette in diverse stazioni, che dà l’idea di essere una decisione di facciata, con un livello di fruizione da parte della cittadinanza basso, per la complessità di utilizzo del sistema, quando funzionante, poiché spesso inutilizzabile.

Riguardo alla convivenza tra pedoni e ciclisti nelle zone pedonali, da più parti c’è chi suggerisce, al posto dell’interdizione di via Portici alle biciclette, l’adozione di segnaletica orizzontale. Per esempio una striscia colorata come indicazione di percorso ciclabile, come quella rossa già esistente su via Piave. Questo anche in ragione del fatto che chi attraversa a piedi le vie del centro storico, spesso non sa (e non può sapere) che la via è anche ciclabile. La segnaletica orizzontale aiuterebbe in tal senso. Via Portici può essere vista come “una autostrada a tre corsie”, due porticate, più la via centrale. Lo spazio per prevedere una pista ciclabile c’è”. Si tratta di una convinzione esplicitata anche da Sylvia Hofer, la presidente (SVP) della circoscrizione Centro-Piani-Rencio, arrabbiatissima per il fatto che Caramaschi e Fattor abbiano deciso la linea, senza prima confrontarsi con la circoscrizione. Da noi interpellata, Sylvia Hofer ci ha comunicato che il settore alla mobilità del Comune incontrerà la Circoscrizione a metà dicembre. La sensazione è che la partita, sia lungi dall’essere chiusa.

L’ORDINANZA

Il sindaco Renzo Caramaschi e l’assessore alla mobilità Stefano Fattor hanno annunciato che, a partire da febbraio, ci sarà il divieto di transito per biciclette in piazza delle Erbe, via Museo e, novità, dalle ore 10.30 alle ore 20, anche in via Portici, nel tratto tra piazza del Grano e piazza Erbe. In vicolo delle Erbe, vicolo della Pesa, vicolo della Parrocchia, piazza Walther, nel vicolo tra la Galleria Walther e piazza del Grano divieto sarà h24.

I veicoli a tre o quattro ruote con alimentazione elettrica, cargo bike, velocipedi e piccoli veicoli elettrici delle dimensioni di una bicicletta, potranno accedere alla ZTL per le sole operazioni di consegna merci–pacchi, con esclusione delle vie in cui è interdetto il passaggio anche alle bici. 

Autore: Till Antonio Mola

Linguaggi differenti

QuiIntervista a Gianfranco Maffei. E’ nato il primo gennaio 1956 a Campo Sampiero in provincia di Padova. Si è laureato in pedagogia all’università di Bologna e ha lavorato per trentacinque anni presso il servizio handicap dell’A.S.S.B. Ha sempre avuto una grande passione politica ed è stato segretario della federazione provinciale di rifondazione comunista dal 2013 al 2016. Attualmente, dal 2021, è presidente del gruppo A.I.D.O. comunale di Bolzano, associazione che si occupa di sensibilizzare sul tema dei trapianti di organi, essendo lui stesso un trapiantato.

Il mio principale difetto.

Tendo a fare tutto all’ultimo momento.

Il mio momento più felice.

La nascita di mio figlio.

Da bambino sognavo di diventare…

Capostazione. Avevo una vera e propria passione per i treni.

La mia occupazione preferita.

La lettura. Sono un vorace lettore di romanzi.

Il luogo dove vorrei vivere.

A Bolzano, nella mia città.

Il mio piatto preferito.

Melanzane alla parmigiana.

Non sopporto…

Le ingiustizie e le prevaricazioni verso i più deboli.

L’ultima volta che ho pianto.

è stato quando è morto mio padre. 

Tre aggettivi per definirmi.

Molto curioso, pigro, coerente.

La prima cosa che faccio al mattino.

Accarezzo il mio cane.

Il mio film prederito.

Pane e tulipani.

Il mio attore preferito.

Jack Nicholson.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

La dimensione della città di provincia e le montagne.

Amo il mio lavoro perché…

Nonostante in questo momento sia in pensione, ho lavorato per trentacinque anni come educatore in un servizio per disabili. Ho amato il mio lavoro perché le relazioni umane avevano una parte preponderante e mi ha permesso di confrontarmi con linguaggi del tutto differenti dalla nostra normalità.

La persona che ammiro di più.

Papa Francesco.

L’oggetto a cui sono più legato.

I miei libri.

Se fossi un animale sarei…

Una tartaruga.

Il mio colore preferito.

Rosso come il sol dell’avvenire.

Il mio primo ricordo.

è mia nonna che prendeva l’acqua dal pozzo del cortile nella sua casa in campagna.

Nel mio frigorifero non mancano mai…

I cornetti Algida.