I gioielli: preziosi particolari nei ritratti del Settecento

I ritratti del passato, con il loro fascino evocativo racchiudono in sé informazioni importanti sugli usi e costumi, mode e manie di una società che riteneva comunque opportuno tramandare le proprie sembianze. I ritratti riscuotono a tutt’oggi molto interesse e, grazie anche alla ricchezza e all’accuratezza del dettaglio, essi possono farsi antologia degli stili tanto degli abiti che dei preziosi accessori: i gioielli. 

Le fonti iconografiche documentano l’evoluzione stessa dei gioielli siano essi anelli, bracciali, orecchini, collier, vezzi o spille. Nella ritrattistica settecentesca il gioiello è il simbolo degli sfarzi, anche smodati, dell’aristocrazia ed esemplificano inequivocabilmente il divario fra le classi sociali.

È la Francia e la sua corte ad imporre al resto del mondo il gusto e l’esigenza che tutto fosse “prezioso” dalle bottigliette per i sali, alle tabacchiere, dai pomoli da bastone, alle fibbie da scarpe e cinture fino ai fermagli per i capelli. È nel secolo dei lumi che il diamante divenne di gran moda soprattutto nel nuovo stile di sfaccettatura a brillante. 

Le pietre provenienti dal Brasile venivano inviate ad Amsterdam – il maggior centro del taglio – per essere lavorate e quindi rimesse sul mercato per essere incastonate. Per un lungo periodo essi vennero montati sull’argento giacché non si conosceva ancora la lavorazione dell’oro bianco, mentre le pietre preziose colorate trovavano spazio in castoni d’oro giallo. 

Montati su orecchini a girandoles, i brillanti erano particolarmente apprezzati per il loro chiarore intermittente nelle serate danzanti al lume di innumerevoli candele. 

Anche nell’area tirolese le linee moda si erano sviluppate nel segno della semplificazione da un lato e della diversificazione tra zona rurale e urbana e tra ceti sociali dall’altra. I pittori tirolesi ne diedero un autentico saggio e con maestria restituirono insieme ai tratti somatici i gioielli di quelle donne e di quegli uomini che avevano voluto tramandare ai posteri il loro essere e il loro status. Efficace in proposito è il ritratto di Maria Johanna Scolastica Strellin, dipinto nel 1776 da Franz Anton Zeiler. La dama ritratta incarna lo stile di metà Settecento, i gioielli che indossa ricalcano la moda delle maggiori città d’Europa; splendida la châtelaine con l’orologio che, fissata alla cintura, fa mostra di sé trasformandosi da curioso strumento scientifico a preziosa decorazione per donne e uomini. 

Fra le classi agiate di area urbana, infatti, più ampio fu l’assortimento dei modelli, dei materiali e delle tipologie e non mancarono esempi d’alta oreficeria e dell’uso non solo di gioielli abbinati ma anche di vere e proprie parure. 

Nel resto delle zone tirolesi, come nel resto dell’arco alpino, si privilegiarono i granati e i coralli e si portavano soprattutto orecchini, collane ed anelli e spille mentre più limitata era la richiesta di bracciali. Ricco inoltre era l’assortimento di pettini e spilloni da acconciatura creati in osso, ferro, argento e a filigrana. I gioielli, fossero essi di grande o di modesto valore venale, molto spesso segnavano le tappe della vita e le diverse gradazioni di status, così il metallo veniva accostato all’oro di bassa lega, agli strass, alla marcassite o alla pasta di vetro, ai coralli, al granato o alle pietre dure. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

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