La strada dedicata a Castel Firmiano

Via Castel Firmiano: è per tale via che, uscendo dalla città verso ovest per il viale Druso, varcando l’Adige per imboccare poi a sinistra la strada che sale verso Cornaiano, si accede agli imponenti ruderi di Castel Firmiano, in tedesco Sigmundskron. Dopo mezzo chilometro si trova a sinistra la diramazione  che porta in breve davanti al castello. La prima testimonianza, col nome di Formicaria, risale al 945, quando esso sbarrò la strada all’esercito di Berengario II d’Ivrea (900-966), che scendeva dalla Val Venosta. Dopo “Formicaria” il nome del maniero fu Formian, quindi Firmian, denominazione che nelle fonti del 1144 fa riferimento ad un ministeriale trentino di nome Jordan von Firmian;  ministeriale era chi esercitava le funzioni amministrative. Il castello, proprietà appunto dei ministeriali del vescovo di Trento, i quali nel tempo si divisero in vari rami, fu frazionato nel 1370; una parte fu venduta agli arciduchi  d’Austria, Alberto III (1349-1395) e Leopoldo II (1351-1386). La restante parte fu acquistata dall’arciduca Sigismondo (1427-1496), conte del Tirolo; detto il Danaroso grazie alla riforma del denaro (1482-1486), dopo il 1473 diede alla fortificazione il proprio nome, Sigmundskron (Corona di Sigismondo).  La trasformazione del castello medievale in potente fortezza moderna fu realizzata anche per difendersi da un eventuale attacco della Repubblica Veneta. Nel 1484 Sigismondo spostò la zecca da Merano a Hall  in Tirolo. Nel 1490 dovette cedere la gestione del governo a Massimiliano I del Sacro Romano Impero (1459-1519). Sigismondo, nato il 26 ottobre 1427 a Innsbruck, nella stessa città morì il 4 marzo 1496; fu sepolto nella cripta dell’Abbazia di Stams. Il castello si avviò ad una progressiva decadenza. Nel 1996 fu la Provincia di Bolzano ad entrare in possesso della rocca. Dal 2006 ospita il MMM Firmian, il quarto museo di Reinhold Messner.

Autore: Leone Sticcotti

Andare ai concerti non è così… facile

Siria Stenico è un’appassionata di musica e ci racconta come negli ultimi anni l’inflazione sui prezzi dei concerti degli artisti più importanti — che dagli anni 80 ad oggi hanno visto un incremento di più del 400% — stia portando molti giovani ad avere difficoltà ad accedere a questo tipo di esperienze culturali.

Siria: i prezzi dei concerti sono ancora accessibili?

Incontrare un artista in live è un’esperienza unica e fino a qualche anno fa era ancora economicamente accessibile. Oggi la situazione è cambiata. Non si tratta più solo di organizzare il proprio tempo, ma di capire quanto tempo prima bisogna iniziare a risparmiare per potersi permettere un concerto.

Qual è il costo reale per partecipare a un concerto?

Il costo del biglietto, già molto alto, è solo una parte della spesa. Per chi vive in Alto Adige  la tappa più vicina per i grandi artisti internazionali è quasi sempre Milano. Per questo bisogna aggiungere i costi del viaggio, giorni di ferie e spesso il pernottamento. Diventa quasi una vacanza forzata. Bolzano è collegata poco e male con Milano. Anche scegliendo l’auto, bisogna considerare benzina, autostrada, parcheggio e la stanchezza, soprattutto se si guida di notte. I mezzi pubblici non sono sempre economici né pratici e – spesso  finiti i concerti, le metropolitane cittadine non vengono potenziate creando ulteriori problemi logistici. Le alternative non sono alla portata di tutti.

Quanto pesano questi fattori?

Moltissimo. Alla questione economica si aggiunge anche lo stress fisico e mentale che si accumula in luoghi come gli ippodromi, dove la visuale è scarsa, e il contesto impegna fisicamente. Ma è stressante anche l’acquisto dei biglietti, tra prevendite, bot, file virtuali di ore e pagine che si bloccano; il tentativo di acquisto si trasforma in una giornata di ansia che non garantisce comunque l’accesso al biglietto. Molte persone rinunciano o decidono di andare all’estero. Spesso infatti, con gli stessi soldi, si può fare una trasferta in una città europea dove è spesso più facile trovare biglietti. Monaco, ad esempio, è una meta privilegiata per i bolzanini.

I giovani rischiano di rinunciare ai concerti?

Sì, molti iniziano a vedere i concerti come qualcosa di irraggiungibile, non più come un’esperienza culturale normale.

Quali potrebbero essere le soluzioni?

Avvicinare i concerti. A Bolzano io ho assistito ai concerti di Mika, Bryan Adams e Laura Pausini. Anche se in Alto Adige non esistono venue come San Siro ciò non significa che l’offerta culturale debba essere ridotta. Una soluzione per aiutare a raggiungere i concerti più grandi sarebbe quella di potenziare i collegamenti, ad esempio con pullman organizzati. Bolzano è sprovvista di questi servizi e quei pochi che esistono partono da Trento, il che implica uno spostamento non facile, considerando che al ritorno i collegamenti notturni per tornare a Bolzano sono scarsi o nulli.

Perché è importante che la musica non diventi un privilegio?

La musica unisce. Mette insieme persone diversissime che condividono la stessa passione. Durante un concerto le differenze scompaiono e ci si sente parte di qualcosa di più grande. È un’esperienza che arricchisce, crea ricordi che restano per tutta la vita e rafforza legami. Non può e deve diventare un’esperienze elitaria.

Autrice: Anna Michelazzi

Roland Fischnaller: 24 anni di Olimpiadi

Lo snowboarder altoatesino Roland Fischnaller, ha partecipato a ben sei edizioni dei Giochi Olimpici, a partire da quelli di Salt Lake City nel 2002. Ora sta per affrontare la sua seconda Olimpiade casalinga dopo Torino 2006.

Milano–Cortina si avvicina sempre di più: come si sente ad affrontare le Olimpiadi “in casa”?
È certamente è un’emozione fortissima, ma io l’approccio come una gara normale della Coppa del Mondo e non mi faccio stressare dai fattori che non posso controllare.

Guardando indietro alla sua carriera, c’è un momento che considera decisivo per diventare l’atleta che è oggi?
Ci sono stati tanti momenti che mi hanno fatto crescere, ho imparato tantissimo dalla mia vita da atleta, però, nella mia esperienza, sono state le sconfitte a darmi di più. Certo, vai a casa deluso, ma quello ti obbliga a creare un piano per migliorare nella prestazione seguente e questo mi ha fatto sempre migliorare moltissimo.

Dopo tanti anni ad altissimo livello, cosa la motiva ancora ogni giorno ad allenarsi e a competere?
Cerco ancora il mio grande stimolo: migliorare me stesso ogni giorno. Questa secondo me è la chiave più importante che un atleta può avere alla mia età.

Si sente un punto di riferimento per i giovani snowboarder italiani?
Assolutamente. Grazie alla mia carriera così lunga do consigli agli atleti più giovani che mi scrivono sui social o vengono al mio agriturismo in val di Funes in vacanza. Quando sono miei ospiti vengono ad allenarsi con me, e li aiuto come posso.

C’è mai stato un momento in cui ha pensato di smettere?
A 24 anni ho pensato di smettere a causa del dolore alle ginocchia, ma grazie a mia mamma ho continuato e la stagione seguente sono salito su due o tre podi in Coppa del Mondo. Quei momenti di sconforto sono passati molto velocemente.

Qual è stato il momento più alto della sua carriera?
L’anno scorso a St. Moritz in Svizzera dove ho vinto i mondiali davanti ai miei bambini; per me è stata un’emozione enorme. Ora sono grandi e posso regalare loro tante emozioni e questa per me è una gioia incommensurabile.

Oggi si confronta con avversari molto più giovani: quale pensa sia il suo vantaggio competitivo?
La mia esperienza. So gestire le situazioni e riesco a leggere bene la gara; ho vissuto tutte le situazioni possibili in questo sport e ho la risposta giusta per ogni circostanza.

Sarà uno dei pochi atleti a partecipare sia a Torino 2006 che a Milano–Cortina 2026. com’è cambiato il suo ruolo all’interno della squadra?
Sì, siamo solo quattro atleti ad aver partecipato anche a Torino 2006. Sicuramente il mio ruolo è cambiano. Nel 2006 ero il più giovane e ora sono il più vecchio. I miei compagni sono furbi, chiedono consigli, guardano e copiano. Siamo diventati la squadra più forte al mondo, nella federazione abbiamo fatto più podi di tutti, e questo è molto bello. Potrei dire di essere ormai diventato il capitano.

Vent’anni ad altissimo livello sono una rarità: qual è stato il suo segreto per durare così a lungo?
Vent’anni in Coppa del Mondo non sono molto comuni, per me quello che conta e quello che ho sempre in mente ovvero migliorare me stesso, ogni giorno.

Autrice: Anna Michelazzi