Manifestare e governare

A fine febbraio sono rimasto molto colpito dalla civiltà con cui, nel capoluogo, si sono svolte le due manifestazioni pro e contro la cosiddetta remigrazione. Non era scontato. Altrove nel passato, anche recente, simili iniziative sono purtroppo generate in scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti della cosa pubblica, eccetera. A Bolzano non è successo ed è un bene. La proposta – estrema – di rendere in qualche modo legittima l’espulsione di massa di stranieri ha avuto modo di essere per così dire spiegata, sia per strada che alla stampa. Allo stesso modo un numero ben più ampio di residenti ha potuto esprimere la propria contrarietà a tale approccio, partendo da motivazioni, sensibilità e diverse esperienze. Sullo sfondo da una parte è stata rivendicata la necessità di difendere l’identità nazionale, un concetto oggi quanto mai sfumato rispetto al passato, sulla scia di una modernità che procede trasformando ad alta velocità il nostro presente. Soprattutto nella nostra terra plurale per definizione, verrebbe da dire. Dall’altra sono stati invece richiamati valori quali diritti umani, uguaglianza, libertà, solidarietà e – ancora una volta – antifascismo quale valore fondante della nostra Repubblica. 

Alla manifestazione “contro” la remigrazione hanno partecipato anche alcuni politici locali, sulla scia della condivisione dei valori appena richiamati. Altri politici hanno invece criticato sia le manifestazioni che la partecipazione dei loro colleghi alla manifestazione “contro” la remigrazione. Alcuni di loro hanno osservato l’inopportunità di schierarsi su versanti definiti entrambi radicali ed estremi. Ma facendo questo hanno posto sullo stresso piano la manifestazione per la remigrazione con quella che vi si opponeva, quando la seconda nella maggior parte dei casi non faceva che riaffermare principi fondanti della nostra Costituzione. Altri addirittura sono arrivati a dire che non è con le manifestazioni che si governa un fenomeno quale quello dell’immigrazione necessario per il futuro della nostra economia, ma anche spesso portatore di insicurezza e criminalità, non solo micro. Questi politici forse si sono dimenticati che le manifestazioni e le riunioni in Italia sono regolate dalla Costituzione, che ne garantisce il diritto fondamentale all’interno di una cornice democratica, sulla scia della libertà d’opinione sancita dall’Art. 17. Se ritengono poi che regolare l’immigrazione sia compito della politica, allora – verrebbe da dire – è il caso che facciano finalmente – e meglio – il loro lavoro. Noi cittadini intanto cercheremo di fare il nostro, nelle scelte elettorali ma anche e soprattutto nella vita reale di tutti i giorni. 

Autore: Luca Sticcotti

Tutta la comunità unita per il trasloco dell’asilo

Quando si parla di trasloco si pensa quasi sempre a fatica, costi e stress. A Vadena, invece, il trasferimento delle scuole dell’infanzia, per quanto abbia richiesto impegno, si è trasformato anche in un momento di festa e di convivialità, in grado di unire le comunità italiana e tedesca in un grande gesto collettivo di collaborazione.

Erano le 8 del mattino di un sabato quando la comunità di Vadena si è rimboccata le maniche per contribuire a svuotare gli spazi all’ultimo piano del Municipio e dell’edificio vicino, che negli ultimi due anni e mezzo hanno ospitato in via del tutto provvisoria le attività didattiche delle scuole dell’infanzia italiana e tedesca. 

Genitori dei bambini iscritti, cittadini senza figli a scuola, amministratori e persino qualche alunno hanno deciso di partecipare per dare una mano. Sono servite circa un paio d’ore di dedizione senza sosta dedicate al trasloco degli arredi, per spostare scatoloni, il materiale didattico e pure i giochi. 

Un aiuto da tutti, anche dai più piccoli

Qualche bambino ha partecipato entusiasta, trasportando piccoli pacchi e rotoli di carta, sentendosi in questo modo parte attiva di un momento importante per la propria scuola. Accanto ai volontari c’erano anche la vicesindaco Martine Parise e gli assessori Mario Grenga e Josef Untersalmberger, assieme alla coordinatrice Ornella Simoncelli e alla dirigente Roberta Lubiato. 

“Abbiamo avuto a disposizione anche dei mezzi agricoli – racconta la vicesindaco -. Alcuni contadini ci hanno supportato guidando i trattori con i rimorchi carichi di tutto il necessario: mobilio, scatole, materiali, giochi. È stata un’immagine bellissima. Grazie di cuore a chi è riuscito ad esserci. Ogni gesto è stato importante e soprattutto prezioso. È stata una bellissima dimostrazione di amore per la comunità”. 

E in effetti la giornata ha assunto ben presto il tono di un momento conviviale. Una volta concluso il tutto, i presenti si sono fermati per una merenda improvvisata “sul carro” alla quale ognuno aveva portato qualcosa, una thermos di caffè, dei dolcetti. “Oltre ad essere stato un lavoro è stato un momento di gioia – commenta Parise -. Abbiamo finito il trasloco e poi siamo rimasti altre due ore a chiacchierare. In un mondo dove ci sono sempre più regole, quest’attività è stata spontanea, volontaria, partecipata. E questo è il bello, ci racconta queste realtà sono ancora possibili.” 

Un aspetto significativo è stata la partecipazione congiunta delle due realtà linguistiche del paese. “Tutti i volontari erano insieme, sia della scuola tedesca sia di quella italiana, senza divisioni. Ci tengo a sottolineare che, come amministrazione, cerchiamo di comunicare positività e unione, perché questo clima poi si riversa sul paese”, continua la vicesindaca Parise.

Di nuovo fra i banchi dopo una passeggiata

Il ritorno tra i banchi risale allo scorso lunedì 9 febbraio, quando bambini e insegnanti hanno raggiunto la nuova scuola con una passeggiata simbolica, culminata nel taglio del nastro affidato proprio ai più piccoli, tra palloncini e sorrisi. 

Per l’inaugurazione ufficiale, però, pare che bisognerà attendere ancora un po’, si stima in primavera quando verranno completate la mensa e la microstruttura Kita, strutture che garantiranno ulteriori spazi e servizi. La nuova scuola rappresenta però anche un traguardo atteso da anni. “Le nascite sono aumentate e con esse la richiesta di posti. Adesso la struttura può contare anche su un’ulteriore piano rialzato” spiega Martine Parise, ricordando un risultato divenuto possibile per merito dei fondi Pnrr, che hanno concesso di approntare un intervento atteso e assai necessario per restituire ai propri giovanissimi concittadini, finalmente, una struttura moderna e più ampia”.

Autore: Daniele Bebber

Più prevenzione e meno incidenti

Più ritiri di patente per l’uso del cellulare, ma meno per l’abuso di alcool. Più incidenti, ma meno feriti. Sono i dati del bilancio delle molteplici attività svolte dal Corpo della Polizia locale Merano –  Burgraviato nel corso del 2025. Si tratta di dati che sorprendono, sia in positivo che in negativo, ma che testimoniano anche una maggior presenza delle forze dell’ordine locali sul territorio.

Osservando i grafici ci si chiede che cosa possa essere successo  nell’arco di questi ultimi anni: i casi di guida in stato d’ebrezza si sono più che dimezzati dal 2019 a oggi, e dalle quasi 5.400 infrazioni per eccesso di velocità del 2022 si è passati a poco più di 250. “Sono risultati che confermano una maggiore presenza operativa della Polizia locale sul territorio, un progressivo aumento dei controlli nei luoghi più sensibili (scuole, parchi e centro città), l’impegno costante nella prevenzione, nel controllo della velocità e nel contrasto ai comportamenti pericolosi alla guida”, spiega la sindaca Katharina Zeller, a cui risponde il comandante della Polizia locale Merano – Burgraviato Alessandro De Paoli. “Nelle zone scolastiche – ha spiegato – sono stati effettuati 291 controlli (276 nel 2024), con 141 sanzioni complessive. Anche nei parchi pubblici si è registrato un forte incremento delle attività preventive: 847 controlli (663 nel 2024), con 2 sanzioni per violazioni del regolamento di Polizia urbana”.

Sicurezza stradale

“Nel 2025 abbiamo rilevato 389 incidenti stradali, in crescita rispetto al 2024 (368) e al 2023 (355). Tra questi non vi è stato  nessun incidente mortale, registrando una diminuzione rispetto agli anni precedenti (1 nel 2023 e nel 2024). Ci sono stati poi 134 incidenti con lesioni (dato stabile rispetto al 2024), 238 incidenti con soli danni e 5 incidenti che hanno coinvolto pedoni (dato in calo rispetto agli anni precedenti). La diminuzione degli infortuni gravi si accompagna all’aumento della presenza sul territorio e dei controlli mirati alla prevenzione”, ha sottolineato De Paoli.

Ritiri patente per uso del cellulare 

Nel 2025 sono stati registrati 119 ritiri di patente per violazioni gravi del Codice della Strada, 299 ritiri ai sensi dell’art. 173 (uso del cellulare alla guida), con oltre 6.978 punti patente decurtati complessivamente. “L’uso del cellulare alla guida – ha ribadito il comandante – continua a rappresentare una delle principali cause di distrazione: le violazioni accertate sono infatti più che raddoppiate rispetto al 2024.

Guida in stato di ebbrezza 

Nel corso dell’anno le violazioni per guida in stato di ebbrezza sono scese a 53 (erano 76 nel 2024), mentre le violazioni per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti sono aumentate a 7 (da 2 nel 2024).

Controlli velocità

Il numero di infrazioni accertate tramite autovelox e telelaser è diminuito drasticamente, passando da 1.336 nel 2024 a 261 nel 2025, anche soprattutto in conseguenza delle più recenti norme che hanno imposto regole più severe per l’utilizzo degli apparecchi autovelox nei centri urbani.

Attività sanzionatoria 

Nel 2025 sono state elevate 27.162 sanzioni, un dato in aumento rispetto alle 24.371 del 2024. Tra le principali tipologie: 10.063 sanzioni per sosta irregolare, 12.181 violazioni della Ztl, 1.296 violazioni per il mancato rispetto di semafori e segnaletica, 309 sanzioni per uso del cellulare alla guida, 69 violazioni in materia assicurativa.

Veicoli rimossi o sequestrati 

Nel 2025 sono stati rimossi 936 veicoli per sosta irregolare, mentre sono stati effettuati 27 fermi amministrativi, 55 sequestri amministrativi e 2 sequestri penali. Inoltre sono stati recuperati 3 veicoli oggetto di furto e rimossi 47 veicoli abbandonati (un dato, questo, in forte aumento).

Polizia giudiziaria

L’attività di Polizia giudiziaria conferma un impegno costante: 87 informative all’Autorità Giudiziaria, 3 persone arrestate, 49 sequestri per stupefacenti, 569 atti delegati dall’Autorità Giudiziaria, 75 denunce di smarrimento documenti, 314 accertamenti anagrafici.

Autore: Luca Masiello

Coerenza – Competenza – Collaborazione

“A un certo momento della nostra esistenza, perdiamo il controllo della nostra vita, che comincia così ad essere regolata dal destino. Questa è la più grande menzogna della vita.” Con questa citazione di Paolo Coelho tratta da “L’alchimista”, “mamazone – Donne e ricerca contro il tumore al seno” in Alto Adige ha dato il via a una delle sue prime campagne nel 2007 e da allora continua a distinguersi con progetti poco convenzionali.

Gli inizi 

Grazie alla collaborazione tra Ursula Goldmann Posch, Martina Ladurner ed Erika Laner, nell’estate del 2007 mamazone è stata fondata anche in Alto Adige. Nel 1999 Ursula Goldmann Posch, giornalista originaria di Bolzano, sulla base della sua esperienza personale come paziente con tumore al seno, ha fondato in Germania l’iniziativa delle pazienti con tumore al seno, che oggi conta oltre 2000 membri. La sua visione: le donne affette da carcinoma mammario, medici, ricercatrici e ricercatori scientifici devono unirsi con l’obiettivo di migliorare in modo decisivo le prospettive di vita e di sopravvivenza delle donne con cancro della mammella. Come sostenitrici di una migliore diagnosi e cura anche in Alto Adige, Erika Laner, lei stessa affetta da un tumore al seno diagnosticato per caso, Martina Ladurner, all’epoca deputata del Consiglio provinciale particolarmente impegnata nella salute delle donne, e Ursula Goldmann Posch, hanno avviato il progetto “transfrontaliero”.

Prendere in mano il proprio destino

Il via di “mamazone” (acronimo che sta per mammella e amazzone) è stato dato con una conferenza stampa il 1° ottobre 2007, accompagnata da una campagna pubblicitaria molto discussa, con la quale l’associazione ha lanciato un messaggio chiaro: il tumore al seno non fa distinzioni! 

Da allora, mamazone interviene con competenza e coerenza, con le più svariate iniziative, informando l’opinione pubblica sul tema attraverso diverse campagne di sensibilizzazione e incoraggiando le donne a prendere in mano il proprio destino. 

Una donna su otto 

Il tumore al seno è il tumore più frequente nelle donne; una donna su otto ne è affetta. In Italia, all’anno, sono 55.000 le donne (ma ci sono anche ca. 500 uomini) che ricevono la diagnosi di tumore al seno, mentre in Alto Adige sono circa in 400. 

A livello mondiale il numero dei casi è in costante aumento. Allo stesso tempo, però, si è riusciti a ridurre la mortalità per cancro al seno. Ciò è possibile grazie a una diagnosi precoce dagli elevati standard qualitativi e al trattamento con farmaci antitumorali all’avanguardia, di nuovissima generazione. 

Mamazone Alto Adige rinnova quindi la richiesta di uno screening mammografico a livello provinciale per le donne a partire dai 40 anni in centri senologici certificati. Il fatto che sempre più donne giovani si trovino ad affrontare una diagnosi di cancro al seno sottolinea l’importanza di questa richiesta.

Mamazone pone inoltre l’accento su trattamenti e terapie conformi alle linee guida e su un’assistenza post-terapeutica individualizzata delle pazienti. L’associazione sostiene le donne con tumore al seno e promuove un approccio attivo, informato e autonomo da parte delle pazienti, e promuove l’approccio interdisciplinare garantito in centri senologici certificati. Inoltre, mamazone – Donne e ricerca contro il tumore al seno si impegna affinché venga estesa la fascia di età dello screening mammografico fino a 75 anni.

Campagne di sensibilizzazione 

Mamazone lancia regolarmente campagne di sensibilizzazione per richiamare l’attenzione sull’importanza di una corretta gestione della propria salute mammaria e invita tutte le donne ad avvalersi dell’offerta di screening, perché è l’unico modo per individuare e curare il tumore al seno in fase precoce. 

Queste campagne di sensibilizzazione vengono promosse mediante volantini, opuscoli, interventi radiofonici, televisivi e social media, nonché con iniziative come “Insieme contro il tumore al seno”, e la recente campagna di informazione “Check yourself – la diagnosi precoce ti salva la vita”, promossa su facebook e Instagram.

Diventare esperte

Con la conferenza sul tumore al seno DIPLOMPATIENTIN/PAZIENTE DIPLOMATA, fiore all’occhiello di mamazone, donne sane e malate ricevono una grande quantità di informazioni sul cancro al seno in forma compatta e comprensibile. Relatori di alto livello provenienti dall’Italia e dall’estero si danno appuntamento presso l’Eurac di Bolzano e riferiscono in un linguaggio alla portata delle pazienti sulle ultime scoperte scientifiche e sulle possibilità di trattamento, nonché sugli ultimi sviluppi e risultati nella diagnostica e nella terapia del carcinoma mammario. L’obiettivo di questa campagna di sensibilizzazione è quello di trasformare le donne da pazienti in cura a donne che si prendono cura del proprio seno, non trincerandosi dietro al tabu, diventando attive senza temere il camice bianco e non facendosi prendere dall’ansia, perché oggigiorno del tumore al seno non si deve più avere paura. Grazie a terapie individualizzate il tumore al seno infatti non è più una condanna di morte. 

Quest’anno siamo alla 19esima edizione della conferenza sul tumore al seno PAZIENTE DIPLOMATA che è in programma sabato 17 ottobre 2026 sempre all’Eurac di Bolzano. Alla conferenza è possibile parteciparvi sia in presenza che online. Per informazioni e il programma consultate il sito www.mamazone.it 

L’appello di mamazone – Donne e ricerca contro il tumore al seno è di non trincerarsi dietro al tabu e di prendere in mano il proprio destino perché la salute è nelle “TUE mani”! Se preso per tempo, in fase iniziale, il tumore al seno non deve fare paura perché oltre il 90% sopravvive alla diagnosi. “La diagnosi precoce è l’arma più efficace nella lotta contro il tumore al seno”, sostengono Erika Laner e Martina Ladurner, responsabili di mamazone in Alto Adige.

(inserzione pubblicitaria)

Gries e Bolzano, cento anni dopo: la fusione che cambiò la città

Giusto 100 anni fa la città di Bolzano assunse la forma territoriale che la caratterizza ancora oggi. Questo avvenne grazie all’unificazione con il comune di Gries, che fece seguito a quella di poco precedente con il comune di Dodiciville. Ne abbiamo parlato con lo storico Hannes Obermair.

Nel novembre 2025 è ricorso il centenario dell’inclusione di Gries — allora comune rurale con una forte vocazione agricola e meta di soggiorno climatico per la cura delle malattie polmonari — nel Comune di Bolzano. 
Si trattò di un passaggio amministrativo che segnò una svolta decisiva per lo sviluppo urbanistico e demografico del capoluogo altoatesino. 
Quella fusione, sancita in pieno periodo fascista, non fu soltanto un atto formale: aprì la strada al progetto della “Grande Bolzano”, ridisegnando equilibri, spazi e simboli della città. 
Per comprendere meglio quel momento storico e le sue conseguenze, abbiamo intervistato Hannes Obermair, senior researcher dell’Accademia Europea di Bolzano ed esperto di storia cittadina.

L’INTERVISTA

Professor Obermair, cosa accadde un secolo fa?

Proprio cento anni fa, tra il 1925 e il 1926, Gries veniva fusa con Bolzano con un atto del governo fascista. I tentativi di inglobamento erano però più antichi: risalgono già al periodo del sindaco Perathoner, molto conosciuto per la sua attività modernizzatrice. Allora non andarono a buon fine. Nel 1911 venne inglobata Dodiciville, ma Gries rimase fuori, anche per una sua resistenza a mantenere il proprio stato di comune rurale agricolo e di importante luogo di cura dell’ultimo impero austro-ungarico.

Quali erano i collegamenti tra le due realtà?

Il tram che allora esisteva collegava la stazione centrale di Bolzano — inserita nella rete ferroviaria dell’Impero austro-ungarico e collegata direttamente alla capitale Vienna — con il cuore di Gries, fino a piazza Gries e oltre. La stazione si chiamava peraltro Bozen-Gries, e già questo nome è quasi una spia della volontà di unire queste due realtà sociali ed economiche. Il tram rappresentava una sorta di spina dorsale del turismo di allora.

Come si arrivò formalmente alla fusione?

Ci fu un regio decreto del novembre 1925, controfirmato da Federzoni e Rocco, cioè dai grandi gerarchi fascisti, ed emanato da Vittorio Emanuele III. Decretava la fusione di Gries a Bolzano. Venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e seguì l’autoscioglimento del Consiglio comunale di Gries, che aveva sede nella casa Altmann in piazza Gries.

Cosa rappresentò politicamente questa decisione?

La logica profonda della fusione, decretata dall’alto e non voluta dalla Gries di allora, era creare lo spazio di espansione di cui la città di Bolzano aveva bisogno per arrivare all’estensione che vediamo oggi. Nella pianificazione del regime fascista, Bolzano doveva diventare una sorta di fiore all’occhiello della nuova provincia e doveva raddoppiare i suoi abitanti, cosa che fece nel volgere di pochi decenni.

È qui che nasce il progetto della “Grande Bolzano”?

Sì. Ogni centralità di quello che oggi è il centro storico doveva passare al di là del Talvera, attorno al Monumento alla Vittoria, che fungeva da volano di nuovi boulevard e assi magistrali: corso Italia, allora viale Giulio Cesare. L’architetto Marcello Piacentini fu la mente urbanistica e architettonica di questo disegno, mentre la mente politica era Mussolini. Ancora oggi questo impianto è leggibile negli edifici e nella disposizione urbanistica.

Che cosa ci insegna oggi questa vicenda?

Fa capire come in una storia regionale vi siano tracce di qualcosa di molto più grande. La storia della fusione tra Gries e Bolzano è il riflesso di decisioni e di un contesto molto più ampio, che è giusto ricostruire per comprendere in profondità ciò che è accaduto.

Autore: Till Antonio Mola

“Ambientalista, pacifista, filosofo della convivenza”

Roma ricorda Alexander Langer. A due giorni da quello che sarebbe stato il suo ottantesimo compleanno (22 febbraio), sulla parete che dà sul cortiletto esterno dell’istituto Darwin, sulla via Tuscolana, è stata inaugurata una lapide che ricorda una presenza mai dimenticata, malgrado sia passato ormai mezzo secolo.

Non tutti sanno che Langer fu professore in un liceo romano. Lui stesso ne parla in un suo scritto autobiografico. “Svolgo con grande impegno e passione il compito di insegnante. In due periodi (1969-’72, 1975-’78) la scuola mi assorbe con particolare intensità. Insegno filosofia e storia, nei licei classici di lingua tedesca a Bolzano e Merano, in un liceo scientifico della periferia di Roma”. Aggiunge: “La mia vita nella scuola non è facile, costellata di trasferimenti punitivi, di note di qualifica con ‘sufficiente’ e ‘buono’, con frequenti interventi repressivi di presidi e provveditori. Mai un appunto sulla qualità della mia preparazione o dell’insegnamento, o un richiamo per scorrettezze disciplinari. Mi si rimprovera di ‘fare politica’ e di non rispettare i ruoli prestabiliti”. Langer è uno che crede davvero nella scuola come luogo di riscatto e di crescita. Insieme. Tanto da aver tradotto in tedesco la “Lettera a una professoressa”, scritta dagli alunni del maestro don Milani.

Se con i superiori non c’è piena intesa, “il rapporto con gli alunni, invece, è gratificante e durevole”. “A Roma si vive tra collettivi, cortei, assemblee ed occupazioni. Anche lì un passaggio decisivo nella socializzazione degli alunni si compie a scuola. Credo – immodestamente – che la maggior parte dei miei studenti con me abbia imparato qualcosa di interessante e di importante, e ne serbi un buon ricordo. Con molti di loro il rapporto è ancora vivo”.

È proprio così, anche a decenni di distanza. Ecco il testo della targa: “Ambientalista, pacifista, filosofo della convivenza. Insegnò storia e filosofia in questo liceo (1975-1978). Il suo insegnamento e il suo esempio rimangono testimonianza per chi in questa scuola studia e lavora, nel ricordo collettivo di ex alunni, dei colleghi del municipio VII e della comunità scolastica dell’istituto C. Darwin”.

Quando nel 1995 se ne andò, ex colleghi e studenti, scrissero: “Arricchiti dalla fortuna di averti conosciuto e amato, continueremo a lottare e sperare ‘in ciò che è giusto’”.

Autore: Paolo Bill Valente

Un tè, anzi un caffè, per due: Geena e Rufus

Tea for two, proprio come il titolo di una vecchia canzone: così dopo aver dato una sforbiciata ai loro nomi d’arte (in precedenza Geena B. Valentine & Andy Rufus), i due musicisti/creativi della Bassa Atesina hanno voluto intitolare il loro nuovo disco, per ora disponibile solo in formato digitale sulle piattaforme usuali.

Geena e Rufus sono sulla breccia da diversi anni, anni trascorsi cercando di trovare la loro via musicale battendo vari sentieri. Per loro stessa ammissione, però, dicono di preferire una tazza di caffè a quella di tè del titolo. Scherzi a parte, il disco, che è uscito un po’ alla volta nel corso dell’ultimo anno sotto forma di vari singoli, ascoltato nella sua interezza è una notevole sorpresa perché è proprio nell’ascolto complessivo che si può apprezzare la ricerca sonora effettuata dal duo.

“Il titolo – ci racconta Geena – era nel nostro cassetto già da tanti anni. È la conseguenza dell’essere riusciti a trovare il nostro sound, che direi che è quello quasi definitivo, anche se si sta evolvendo ancora. La novità è che ci sono tante ballate cantate in due, una cosa nuova visto che negli altri album cantavo più io. Adesso abbiamo messo Rufus un po’ più davanti al microfono, a prendersi le sue responsabilità”.

“Un tè per due – aggiunge Rufus – è anche una parafrasi per dire che abbiamo fatto tutto da soli, cantiamo e suoniamo tutto noi due. In due abbiamo scritto tutto e per quanto riguarda la parte tecnica siamo indipendenti, nessun fonico, nessuno studio, tutto registrato in soggiorno, coi mezzi a nostra disposizione. Quindi in un posto dove si può trovarsi anche a bere il tè. Ci piaceva l’idea di una coppia seduta a bersi il tè, leggendo il giornale e in base a quello che legge nel giornale inventa le canzoni. E il giornale in questione l’abbiamo fatto davvero, un giornale che descrive, che proviene dalle canzoni, che provengono dal giornale, che proviene dalle canzoni. Una cosa che gira e che portiamo ai concerti così la gente può sfogliarlo ed entrare nel mood. Non scrivo di metafisica nelle canzoni, prendo ispirazione dalla quotidianità e la filtro attraverso l’ironia. Ad esempio, c’è una canzone intitolata When You Are Not Here, in cui un marito deve pitturare la casa; quando la moglie torna però, lui non ha finito perché pitturando gli è venuta l’ispirazione e ha scritto la canzone per lei, una canzone d’amore. Lei gli fa i complimenti, però gli fa notare che comunque non ha finito di pitturare e ha sbagliato colore. Così conclude dicendogli: ti do un’altra occasione per essere ispirato. Vado di nuovo in ferie e tu pitturi la casa!”.

Il suono creato dal duo è molto essenziale, ci sono momenti in cui vengono in mente certe canzoni di Badalamenti cantate da Julie Cruise per i film di David Linch, ma quando alla voce di Geena si affianca quella di Rufus, le tinte variano, rievocando anche echi di un Tom Waits meno rauco e più indie. E con un po’ d’ironia. Il suono è molto essenziale, senza virtuosismi, realizzato con quello che c’è a disposizione. “Io suono più o meno tutti gli strumenti – prosegue Rufus – e non ne ho imparato nemmeno uno, più che altro li uso per suonare la canzone: non sono né pianista né chitarrista, nulla di tutto ciò, però mi piace suonare la canzone. Vecchia scuola si chiama. Registro la cosa e non sto lì a cercare più di tanto, ho strumenti che costano a dir poco un niente, la chitarra base in quasi tutte le canzoni è quella del ragazzo di mia figlia comprata a suo tempo alla Lidl”. La musica del duo aveva anche acceso qualche interesse da parte dell’industria discografica d’Oltralpe, ma non ne è venuto fuori nulla. “Avremmo avuto – conclude – la possibilità in Germania… Poi però vien fuori che la canzone non deve durare più di trenta secondi, il ritornello deve essere entro i primi quaranta, la voce deve entrare nei primi quindici e poi ti dicono anche i loops che devi mettere. I loops sarebbero i punti cardinali quando fai il mastering dei bassi e degli alti. Poi guardi quelle tracce sullo spettrometro e vedi una riga nera. Non ci sono più alti e bassi. Non c’è più dinamica, non c’è niente. E a noi di queste cose non ce ne importa proprio. Lavoriamo a modo nostro, non vogliamo cambiare. Preferiamo proprio la sporcizia che abbiamo noi sul nostro disco, addirittura si sente il gallo del vicino in due o tre canzoni in sottofondo!”

Per il futuro Geena e Rufus hanno già dei concerti in cantiere, un paio a Vienna, una al bunker di Malles, e l’allargamento della formazione, con l’inserimento della chitarra di Roland Novak e di una sezione ritmica, per poter riprodurre dal vivo il sound creato in soggiorno.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Dove il fiume Adige diventava navigabile

Quando si parla di navigazione sull’Adige, l’immaginario corre alla pianura veronese. Eppure uno dei tratti più strategici del fiume si colloca molto più a nord, in Bassa Atesina. Qui, tra Bronzolo/Vadena ed Egna, l’Adige segnava già dalla fine dell’ultima era glaciale — e con maggiore evidenza a partire dall’età del Bronzo — il limite settentrionale della navigabilità stabile all’altezza dell’abitato di Birti.

Le fonti medievali e moderne collocano il centro operativo della navigazione presso l’attuale ponte di Vadena, al confine tra i comuni di Laives, Bronzolo e Vadena. A nord, la maggiore pendenza e la marcata variabilità stagionale rendevano difficile un traffico regolare. Non si trattava di una frontiera rigida, bensì di una soglia funzionale: qui si concentravano le operazioni di carico, scarico e smistamento delle merci sotto gli occhi vigili dei doganieri.

La discesa verso Verona avveniva seguendo la corrente. Le zattere — composte da tronchi provenienti dai boschi della Val d’Ega o di Fiemme, accatastati sulle diverse Reif — potevano coprire in pochi giorni il tratto fino alla pianura. In condizioni favorevoli, da Egna a Verona si impiegavano due o tre giorni. Il traffico era stagionale: le piene primaverili e autunnali facilitavano il trasporto, mentre in estate inoltrata o in inverno il livello poteva risultare insufficiente o troppo rischioso.

La risalita era più complessa. I barconi o burchi destinati al viaggio di ritorno venivano trainati da riva tramite funi, con uomini o animali lungo appositi sentieri d’alzaia (Etschdamm, da cui il termine dialettale Domm de l’Ades). I tempi si dilatavano sensibilmente: ciò che in discesa richiedeva pochi giorni poteva richiedere settimane in risalita. Non sorprende che le zattere fossero concepite per un solo viaggio: giunte a valle, venivano smontate e il legname venduto.

Il legname era infatti la merce dominante nel traffico nord-sud. Dalle valli alpine scendevano tronchi di abete e larice destinati all’edilizia, alla cantieristica fluviale e marittima, nonché alla produzione di travature e palificate per la pianura padana e l’area veneziana. Insieme al legname viaggiavano anche carbone di legna, pece, calce, pietre da costruzione e, in alcuni periodi, minerali provenienti dall’arco alpino.

Ma, come detto, il fiume non era unidirezionale. Da sud risalivano vino veronese, olio gardesano, sale, spezie e derrate coloniali giunte dai porti adriatici, oltre a tessuti, manufatti metallici e prodotti artigianali destinati ai mercati d’oltre Brennero. L’Adige funzionava dunque come un corridoio commerciale bidirezionale, capace di integrare economie complementari e di collegare stabilmente Mediterraneo ed Europa centrale.

In questo sistema, Vadena ed Egna svolgevano un ruolo chiave. L’area controllava il punto di raccordo tra traffico terrestre e fluviale, configurandosi come nodo logistico di primaria importanza. Non è casuale che già l’insediamento protostorico di Vadena, di cui conosciamo soprattutto la straordinaria necropoli, sorgesse in posizione dominante sul fondovalle.

Più a sud, Egna divenne nel pieno Medioevo un centro mercantile dotato di porto e di funzioni doganali. Documenti attestano la riscossione di dazi legati ai traffici fluviali: il controllo del fiume significava controllo fiscale.

Tra questi poli si colloca anche Laives. La comunità locale deteneva il monopolio sui trasporti terrestri tra il porto e i mercati di Bolzano. Le merci che giungevano via fiume a Vadena — legname, vino, sale, derrate — venivano caricate su carri e affidate ai trasportatori locali per l’ultimo tratto verso Bolzano, centro mercantile di primaria importanza nell’area alpina.

La Bassa Atesina non fu dunque una periferia marginale, bensì una soglia dinamica: il luogo in cui l’Adige diventava realmente navigabile e dove si organizzava l’incontro – anche culturale – tra mondo alpino e pianura padana. Un sistema portuale senza monumentalità, certo, ma essenziale per collegare nord e sud d’Europa per molti secoli.

Autore: Reinhard Christanell

All’Oratorio cresce la voglia di festeggiare

Anche quest’anno il periodo di carnevale ha trovato ben preparata la cittadinanza di Laives e dintorni: giochi, maschere, spettacoli e delizie per il palato sono state le protagoniste di questa fine di febbraio, tutta all’insegna del divertimento.

Ennesima edizione di successo dell’ormai consueta festa di giovedì grasso organizzata dall’Oratorio Santiago nel piazzale della parrocchia. I tanti volontari sempre in prima linea per rendere queste occasioni speciali sono stati contagiati questa volta dallo spirito olimpico: sul piazzale sono magicamente comparsi i 5 cerchi olimpici e ben 150 tra bambini e ragazzi si sono fatti altrettanto contagiare, iscrivendosi al torneo e sfidandosi in maschera nei tanti giochi proposti. Alla fine, tutti gli “atleti” hanno potuto ritirare il loro premio di partecipazione mentre il vincitore ha potuto alzare al cielo la fiaccola e…portarsela a casa. Non sono mancati come sempre krapfen, strauben e zucchero filato, non proprio in ottica agonistica, ma immancabili senz’altro a carnevale.

Domenica 15 febbraio invece, l’oratorio ha aperto le porte al pranzo per il gruppo anziani, per festeggiare gli anniversari di matrimonio tra cibo, buona compagnia e risate, grazie anche all’intrattenimento dell’instancabile Elena.

Il Santiago si conferma punto di riferimento fisso per tutta la popolazione di San Giacomo, richiamando per eventi come il carnevale anche persone da zone limitrofe. Il calendario degli appuntamenti prosegue fitto nel mese di marzo, che porterà appuntamenti per i più piccoli come i clown il 10 marzo e l’attesissimo torneo di burraco previsto per il giorno 21.

Autrice: Raffaella Trimarchi