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Autore: Andrea Mercurio
Una canzone che cura
Recentemente ho fatto una serie di riflessioni, leggendo sui giornali della fatica che fa la sanità altoatesina a venire incontro alle esigenze dei suoi pazienti. Mi è venuto in mente un viaggio che feci in Brasile, una quindicina di anni fa. Lì, tra gli altri, ebbi occasione di visitare un missionario altoatesino allora attivo nella città di San Paolo, una megalopoli di decine di milioni di abitanti. Si occupava di una parrocchia di quartiere ed era molto brillante e amato dai suoi fedeli, ma viveva “asserragliato”, una condizione molto normale in una città nella quale ai semafori non ci si ferma col rosso per paura di essere rapinati. Quando gli chiesi cosa sarebbe successo se fosse stato male e avessero dovuto soccorrerlo con l’ambulanza, lui mi disse che questa cosa lì… non esisteva. Ebbene: questo avviene nella maggior parte del terzo mondo; lì il suono delle ambulanze tace… in partenza. Insomma: nel nostro primo mondo facciamo bene a lamentarci se i servizi non funzionano come promesso a fronte di tanti investimenti pubblici, ma è anche utile pensare che siamo comunque dei privilegiati, rispetto alla maggior parte degli altri abitanti sul pianeta terra.
Un’altra mia riflessione, in questi giorni, ha riguardato il significato più esteso della parola “cura”.
Tale termine nella nostra lingua va ben oltre al trattamento delle malattie. Ce lo ha insegnato ad esempio don Lorenzo Milani che, negli anni ’60 scrisse il suo motto “I care” sui muri della scuola di Barbiana, da lui fondata per strappare dall’analfabetismo i bambini del paese dove era stato esiliato dai vertici della sua diocesi fiorentina. In quel caso la parola stava a significare mi importa, mi interessa, ho a cuore, e tale messaggio successivamente è stato adottato da quella larga parte del mondo ecclesiale che si interessa alla promozione della persona umana e alla giustizia sociale.
“La cura” è anche il titolo di una bellissima canzone in cui Franco Battiato nel 1996 prosegue nel solco di un altro brano da lui scritto otto anni prima e intitolato “E ti vengo a cercare”. Entrambe le canzoni parlano d’amore, ma è proprio in “La cura” che Battiato, grazie anche ad una bellissima melodia, ci spiega con grande poesia quanto prendersi cura di se stessi e coltivare la propria anima possa diventare (anche) un instancabile accudimento dell’altro che ci sta a fianco. La canzone inizia dicendo “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie” e si conclude con un impegno: “Io sì, avrò cura di te”. è una canzone che cura.
Redattore: Luca Sticcotti
QuiBassa Atesina – nr 15 – 25.07.2024
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QuiMerano – nr 15 – 25.07.2024
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MUSICA A TUTTO VOLUME
Nei giorni in piazza Municipio ha avuto luogo uno spettacolo di BolzanoDanza, nello specifico SPEED dei Parini Secondo. Una performance basata sull’acquisizione attraverso tutorial video di sequenze coreografiche di Para Para (una danza sincronizzata iper-dinamica da clubbing) adattate alla musica proveniente dalle automobili che “abitano” lo spazio. Foto di Niccolò Dametto.













QuiBolzano – nr 15 – 25.07.2024
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Ravioli di barbabietola e caprino fresco
Ingredienti
Per 4 persone
Per la pasta
2 – 3 barbabietole rosse
400 g farina di frumento
3 uova
Olio oliva extravergine q.b.
Sale q.b.
Per il ripieno
200 g di caprino fresco
4 C di miele
40 g di noci tritate
1 uovo
Preparazione
Sbucciate le barbabietole rosse e grattugiatele. Mettetele in un setaccio a maglie strette, spremetele per bene con le mani e fate cadere il succo in un recipiente.
Riponete le barbabietole spremute in un sacchetto e surgelatele in modo da poterle usare per un’altra pietanza.
Impastate il succo di barbabietole con la farina, le uova e l’olio d’oliva. Appena avete ricavato un impasto liscio avvolgetelo in un foglio di pellicola trasparente e mettetelo a riposare per 2 ore in frigorifero.
Per il ripieno dei ravioli prendete il caprino e schiaccia-telo con una forchetta, poi mescolatelo con il miele e le noci.
Lavorate la pasta con la macchina per la pasta; deve risultare molto sottile, ma non deve rompersi. Ora adagiatela sul piano di lavoro infarinato e spolverate di farina. Ritagliate dei quadrati con i bordi di 6 cm circa di lunghezza.
Distribuite il ripieno con un cucchiaino nel centro di ogni quadrato.
Spennellate i bordi dei quadrati con l’uovo sbattuto.
Ripiegate a triangolo e chiudete per bene premendo con le dita.
Fate cuocere i ravioli per 1 – 2 minuti in abbondante acqua e sale.
Nel frattempo riscaldate l’olio in una padella capiente, aggiungete 1 cucchiaio di aghi di rosmarino e fate cuocere per qualche secondo.
Sgocciolate i ravioli e fateli saltare per 1 – 2 minuti nell’olio aromatizzato al rosmarino dove avete fatto sciogliere un po’ di caprino fresco.
Insaporite con sale e pepe e servite subito i vostri succulenti ravioli. Decorate in fine con dei fiori commestibili a vostro piacimento.
Alcuni fiori edili
Achillea, aglio selvatico, arancio, aneto, angelica, borragine, calendula, camomilla, caprifoglio, centaurea, crisantemo, cerfolio, dente di leone, dalia, fiordaliso, garofano, gelsomino, geranio, girasole, gladiolo, iris, ibisco, lavanda, lillà, magnolia, malva, margherita, menta, mirto, nasturzio, papavero, passiflora, pesco, primula, robinia, rosa, salvia, sambuco, senape, tiglio, trifoglio, tulipano, viola del pensiero, verbena odorosa, zucca, zucchina.
AL LOVERA CENA CON DELITTO
Venerdì 5 luglio, presso il Centro Lovera, è stato portato in scena uno spettacolo noir scritto e diretto da Lucas Da Tos; gli invitati alla cena, con l’aiuto dei giovani attori del Gruppo Emporium, hanno cercato di indovinare l’identità dell’assassino. Tra una portata e l’altra, gli attori fornivano sempre più dettagli utili per risolvere il caso. Le foto sono di Niccolò Dametto.













QuiBolzano – nr.14 – 11.07.2024
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QuiMerano – nr.14 – 11.07.2024
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