Capitale degrado

Sono già passati 20 anni dall’abbandono del cantiere del Waltherpark e, senza dubbio, nessuno a quel tempo avrebbe mai detto che Bolzano sarebbe riuscita ad ottenere l’ambito riconoscimento di “Capitale Mondiale del Degrado UNESCO”. Da quando lo scheletro dell’edificio multifunzionale è stato occupato da migliaia di senzatetto provenienti da tutto il mondo, la sua destinazione d’uso è decisamente cambiata, diventando meta di migliaia di turisti affascinati da questo perfetto connubio tra uomo e natura. Non ci resta che festeggiare, in attesa dell’inizio dei lavori dell’areale ferroviario e delle circonvallazioni, previsti non prima della primavera del 2123.

Autore: Roberto Tubaro

La creatività di Mike Fedrizzi

Creatività senza regole. O, per meglio dire: dettata dalle regole emozionali della musica nel trasmettere messaggi concreti sulla base di un lavoro improvvisato e in continuo divenire. Si tratta di un concetto forse complesso, ma in grado di rispecchiare l’essenza di Mike Fedrizzi e dei messaggi contenuti nella mostra d’arte “Gif – Generic Identity Format”, recentemente allestita a Vadena.

In questi ultimi anni Gif è stata portata in diversi comuni sudtirolesi. “L’essenza più profonda sembra non interessare poi molto, il nostro Essere sostituito dal nostro Avere, con un Formato di Identità Generica” è stata l’affermazione dell’artista, durante la presentazione a Vadena, nell’ottobre scorso con il Kuka Museum di Lukas Zanotti, con cui si pone di avvisare lo spettatore a guardare meno all’apparenza dettata dal mondo moderno e più alla sostanza.
“Una serie di tavole su carta, in cui le figure rappresentate racchiudono una sagoma umana, prigioniera di un’estetica insostenibile, che immobilizza, appiattisce e rende tutto simile”, è la definizione scelta dall’artista per quei fogli realizzati con pennarello e rapidograph durante un viaggio in Vietnam. Opere che a Vadena hanno riscosso un ottimo successo: “La prima volta ho presentato questa mostra a Laives in occasione dell’Identiti Motion Festival – rivela Fedrizzi – poi alla mediateca multilingue di Merano nel 2021, entrambe grazie all’associazione lasecondaluna di Laives”.

Mike Fedrizzi, parlava d’un viaggio in Vietnam, ma da dove sono arrivati gli stimoli per realizzare queste particolari opere?
Su questo genere lavoravo già da diversi anni: il viaggio è stato un caso, si è rotto il mio e-book e ho scelto di tenermi in esercizio cominciando a disegnare dei primi piani, ma sono lavori fatti nei ritagli di tempo del viaggio e poi conclusi a casa. Poi ho iniziato a fotografarli e a farne delle Gif, delle Grafic Interchange Format. Ho visto che potevano funzionare, così mi sono messo al computer sviluppando l’animazione, che è il cuore della mostra. Considerata la stagione, mi piaceva l’idea di appendere le opere, anche per dare un senso di precarietà, come nella poesia di Ungaretti “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.

Da quanti anni si occupa di arte?
Ho la passione del disegno fin da bambino, ma d’altronde l’artista è un bambino sopravvissuto all’età. Ho frequentato l’istituto d’arte di Trento e dopo la qualifica dei tre anni ho iniziato a lavorare in uno studio grafico. Allora si usava il fotolito, le camere oscure, il rapidograph (strumento per il disegno tecnico) e via dicendo. Mi sono sempre occupato di grafica, ma l’avvento delle nuove tecnologie ha stravolto il mio lavoro, portandomi nella decorazione pubblicitaria, imparando varie tecniche con l’aerografo. Ma la musica è cambiata anche qui: il digitale consente di stampare un adesivo da progetto grafico e anch’io mi sono dovuto adattare, nonostante ami molto più lavorare a mano.

Ha fatto altri lavori?
Nel 2001 ho iniziato ad appassionarmi alla video arte e sono arrivato a formarmi digitalmente nello sviluppo di video-scenografie. Con una piccola videocamera riprendevo ciò che mi era intorno: usavo la telecamera come occhio digitale per un gioco con liquidi, cristalli, sabbie. Si tratta di un’idea che ho portato avanti per quattro o cinque anni assieme ad un gruppo musicale.

Quando, e come, ha capito che l’arte era la sua vocazione?
Da bambino sognavo di fare l’artista. L’arte è un linguaggio e io cerco di usare il mio per comunicare il mio punto di vista sulle cose.

Quanto serve, o è servito, per creare un’opera?
Un disegno equivale a mezz’ora, quaranta minuti di lavoro, al massimo un’ora. In esposizione ne porto settantadue, i più belli. In tutto sarebbero centocinquanta.

Sta lavorando a qualcosa di nuovo?
Sempre: ho abbandonato il rapidograph, molto pratico in viaggio, per l’inchiostro e quindi pennino e china, che danno possibilità diverse. Sto lavorando ad una serie di disegni che porterò in mostra. La musica è l’elemento trainante del mio lavoro, soprattutto il jazz sperimentale: mi piace combinare più discipline artistiche.

Autore: Daniele Bebber

l’Autunno e i suoi colori

Il nostro Niccolò Dametto ha fatto un giro per le vie e le passeggiate del capoluogo, per ritrarre questo momento della stagione con le sue atmosfere, i suoi profumi e – soprattutto – i suoi colori. L’autunno ha un grande fascino e da molti non è vissuto solo momento di passaggio tra l’estate e l’inverno, ma come la stagione più amata.

Lasagne arcobaleno vegetariane

Ingredienti

2 scatole di lasagne di lenticchie verdi

Strato di pomodoro
Mezza mozzarella vegana
300 g di salsa di pomodoro

Strato di spinaci
230 g di foglie di spinaci
77 ml di acqua
155 g di formaggio cremoso

Strato di patate dolci
1 piccola patata dolce cotta
173 ml di acqua
155 g di formaggio cremoso

Strato di barbabietole
Mezza barbabietola piccola tagliata a dadini
173 ml di acqua
155 g di formaggio cremoso

Strato superiore
75 g di crema di formaggio vegana
154 ml di tazza di acqua
230 g di mozzarella

Per la crema di formaggio di anacardi
460 g di anacardi ammollati per 8 ore
2 cucchiai di lievito alimentare
1 cucchiaio di aglio in polvere
1 cucchiaino di origano secco
Mezzo cucchiaio di sale
Succo di 1 limone
15 ml di acqua

Preparazione

Preriscaldate il forno a 200 gradi
Nella teglia per lasagne spalmate la salsa di pomodoro, Aggiungete uno strato di pasta e spingetela verso il basso in modo che il sugo fuoriesca dai lati.
Ricoprite con la mozzarella.
Aggiungete un altro strato di pasta.
In una ciotola, mescolate il formaggio cremoso, gli spinaci e l’acqua fino a formare una salsa. Distribuitela sulle tagliatelle. Aggiungete poi un altro strato di pasta.
In un’altra ciotola schiacciate le patate dolci con il formaggio cremoso e l’acqua fino a ottenere una salsa cremosa. Distribuitela poi sulla pasta. Aggiungete un altro strato di pasta.
In una ciotola unite le barbabietole, il formaggio cremoso e l’acqua e mescolate. Versate sulla pasta e aggiungete uno strato ulteriore di pasta.
In una ciotola, mescolate il formaggio cremoso e l’acqua per ottenere una salsa e distribuitela sulla pasta. Ricoprite infine con la mozzarella.
Infornate per 35 minuti, finché le tagliatelle non saranno morbide e cotte.

Suggerimento
Quando si prepara la crema di formaggio e acqua, il risultato dovrebbe essere una salsa bianca e densa. Questa salsa è quella in cui cuoceranno le tagliatelle. Se il composto è troppo fluido, aggiungete altra crema di formaggio; se è troppo denso, aggiungete altra acqua.

Due calzini diversi…

Gandini Marco (Mago Spillo), classe 1963, lavora come geometra presso l’ispettorato del catasto di Bolzano. Insieme a sua moglie Valeria e il figlio Davide, per 10 anni ha rappresentato la Magic Family. Successivamente la magia e sui palchi ora Marco è il Mago Spillo. Nominato Cavaliere della Confederazione Internazionale Guardiani di Pace CIKP ad Assisi la scorsa primavera, Mago Spillo mette a disposizione la sua bacchetta magica a progetti a scopo benefico, tra cui il gala della magia di Bolzano

La cosa di me che mi piace di più.
Dire sempre quello che penso.


Il mio principale difetto.
Dire sempre quello che penso.


Il mio momento più felice.
La nascita di mio figlio.


Da bambino sognavo di diventare…
Un ingegnere navale.


La mia occupazione preferita.
Fare il mago illusionista.


Il luogo dove vorrei vivere.
Una casa isolata con tanto terreno dove poter ospitare i cani che adotterei.


Il mio piatto preferito.
I dolci.


Non sopporto…
Chi passa la vita a lamentarsi di ogni cosa e a criticare tutto e tutti.


Per un giorno vorrei essere…
Invisibile.


Nel mio frigorifero non manca mai…
Il freddo.


Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che…
In occasione del terremoto di a Finale Emilia ho organizzato una maratona magica facendo arrivare lì 69 maghi da tutta Italia e raccogliendo un sacco di soldi da devolvere all’associazione Mani Tese.

Il mio film preferito.
L’uomo ragno.


Il superpotere che vorrei avere.
Il teletrasporto.


Il mio sogno ricorrente.
Cado in uno spazio senza fine e incontro altra gente che cade…


Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo.
Poter girare la città a piedi senza necessariamente utilizzare un mezzo di trasporto.

Il mio motto.
La laurea fa laureati ma non necessariamente intelligenti.

La massima stravaganza della mia vita.
Non metto mai due calzini uguali.

La mia maggiore paura.
Perdere la vita.

Il mio primo ricordo
Il mio matrimonio, l’inizio della mia seconda vita.

Un vulcano di energie

Giancarlo Schiavon è nato a Brescia ma altoatesino di adozione dal 1987. Da molti definito un vulcano di energie: maresciallo dei Carabinieri in pensione, presidente del Centro don Bosco di Laives, impegnato in mille attività di volontariato con giovani e meno giovani. Ovvero quelli che lui non chiama anziani, ma “le mie ragazze e i miei ragazzi” e che sa coinvolgere con entusiasmo irresistibile, al ritmo di musica, come insegnate di ballo liscio, balli di gruppo e disco fox.

La cosa che mi piace di me.
La disponibilità verso gli altri.

Il mio principale difetto.
Difetto? Quale difetto? A parte gli scherzi, in passato ero molto irascibile, ora ho imparato a contare fino a 10, anche 100 alle volte, ma ogni tanto mi arrabbio troppo facilmente.

Il mio momento più felice.
Stare in mezzo alla gente e condividere con loro passioni e momenti di spensieratezza.

La persona che ammiro.
Mia figlia Valentina.

Un libro sull’isola deserta.
“Le parole che non ti ho detto”.

La mia occupazione preferita.
Ballare e far ballare le persone.

Il paese dove vorrei vivere.
Italia senza ombra di dubbio.

Il mio piatto preferito.
Minestre di ogni genere in autunno e inverno; frutta, verdura e pesce nel resto dell’anno.

Non sopporto…
Coloro che pretendono di essere rispettati senza rispettare a loro volta gli altri. Coloro che sono convinti di avere ragione, e forse ce l’hanno pure, ma non hanno il ben che minimo rispetto verso l’opinione degli altri.

Per un giorno vorrei essere…
Invisibile, ma non per fare cose strane e di nascosto, ma solo per vedere come si muoverebbe il mondo attorno a me senza che io ne possa prendere parte.

La mia paura maggiore.
Cadere nel vuoto.

Nel mio frigo non manca…
Il mio frigo è perennemente vuoto!

Mi sono sentito orgoglioso…
Quando ho superato, contro ogni aspettativa, alcuni concorsi pubblici molto impegnativi.

Il mio motto.
Vivi e lascia vivere.

Il giocattolo che ho amato di più.
I miei soldatini di plastica.

Il dono di natura che vorrei avere.
La pazienza.

Non sopporto…
I saccenti.

Dico bugie solo…
A fin di bene (forse).

Dove mi vedo fra dieci anni
Dove sono ora con 10 anni in più.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Qualche giorno fa.

Da bambino sognavo…
Di restare bambino.

Autrice: Raffaella Trimarchi