Dal 11 febbraio via le mascherine all’aperto e si ritorna a vedere i sorrisi delle persone per strada. Questa gallery vuole dare spazio ai vostri volti di nuovo “completi” e ai vostri sorrisi. Questi scatti sono stati realizzati da Asuda Kawa Mahmood di COOLtour.
Walter, Luis, Giacomo e MichlValmira, Elvira e ArlindaSonia, Barbara e NicolaSilvia con PaoloRosetta e MonicaAntonio, Ada, Bruno e PaoloPiero con AnnalisaMichl con NadineGretiFrediana con GianFabio e MariarosaDiego insieme a VittoriaBianca con MarieAmelie e AmiraYvanne con Hanna
Per San Valentino le signore delle Pari opportunit e dell’associazione Donne contro la violenza sono tornate in piazza della Rena per ribadire il proprio no alla violenza. E lo hanno fatto proponendo l’installazione “On Remembrance”, ideata dall’artista altoatesina Laura Volgger. Ecco alcune immagini negli scatti di Nicholas Rizziero.
L’editoria locale o legata in un modo o nell’altro alla nostra terra è particolarmente prolifica, come sappiamo. Sulla pagine dei nostri giornali QuiMedia spesso questi libri hanno fatto capolino, ma ora abbiamo deciso di riservare loro uno spazio specifico, pensato da una lato per segnalare le opere più significative nel loro genere, e dall’altro per mettere a disposizione delle diverse case editrici una sorta di vetrina per le loro novità. Non mancheranno naturalmente gli incontri con gli autori e anche momenti riservati ai privati cittadini che di tanto in tanto si autoproducono i loro lavori, con risultati assolutamente degni di nota. Buona lettura!
Soldati di Sventura Autore: Luca Fregona Editore: Athesia “Hai ucciso?, è una domanda stupida da fare a un soldato in guerra. Ho fatto quello che andava fatto ma senza eccedere”. È una delle tanti frasi che arrivano direttamente al cuore contenute in “Soldati di sventura” (ed. Athesia), il libro di Luca Fregona. Un volume giunto alla terza ristampa che raccoglie testimonianze di un conflitto dimenticato, come tutte quelle guerre che “non ci riguardano” e che la coscienza collettiva rimuove. Solo che questo conflitto – quello fra una Francia colonialista e un’Indocina che voleva l’indipendenza – è in qualche modo parte della storia dell’Alto Adige. La storia di Beniamino Leoni ha dell’incredibile, la sua è una vita che ne contiene altre mille; quando si trova suo malgrado a doversi arruolare nella Legione ha da poco passato la ventina di anni, ma è già stato all’inferno ed è tornato più volte. Ed è solo l’inizio, perché poi vive l’addestramento, il trasferimento sul fronte in Indocina, e da qui una serie di vicende che attraversano la sua esistenza fino al suo ritorno a casa 10 anni dopo. Nel secondo racconto il protagonista è Emil Stocker, figlio di un sottufficiale dei Kaiserjäger che nel ’39 opta per la Germania. Il piccolo Emil finisce nella Hitlerjugend, dopo la guerra torna in Alto Adige e si arruola nella Legione. L’autore trasporta il lettore in pieno fronte, lo fa scivolare nei bunker e gli fa sentire le pallottole fischiare. Emil è una macchina da guerra, ma pagina dopo pagina fa tenerezza, perché pur essendo uno dei “cattivi” riesce a dimostrare che la guerra (soprattutto se inizia fra le mura di casa) porta l’uomo a trasformarsi in qualcosa contro natura. Terzo personaggio: la storia è quella di Rodolfo – Rudi Altadonna narrata attraverso il ricordo del fratello Guglielmo – Willy. Perché Rudi è scomparso, inghiottito dai flutti di quella guerra senza patria. Le sue lettere dal centro di addestramento e poi dal fronte sono strazianti, e a renderle ancora più vive sono le scansioni di queste missive pubblicate fra le pagine del libro. Quella di Fregona è una grande opera contro la guerra. Ci si immerge come in un romanzo d’avventura, ci si lascia coinvolgere da atmosfere esotiche che fanno sognare, ci si immedesima con i protagonisti del libro perché sono dei duri, ma parlano la nostra lingua. E lascia un forte amaro in bocca, perché il lettore riesce a capire che ogni proiettile sparato è una vita che si spezza, e ogni dito che preme il grilletto è un’anima rotta.
Luca Masiello
La maestra silenziosa Autrice: Petra Cola Editore: Rizzoli L’autrice di questo libro è una giovane bolzanina che negli ultimi anni ha avuto un significativo successo come influencer digitale freelance. Per i non esperti in materia: attraverso le sue pubblicazioni sul social network Instagram la giovane altoatesina amante della montagna è riuscita a sommare (finora) ben 111mila follower, ovvero persone che seguono con passione il suo “profilo”. Si tratta di un successo senza precedenti per un’altoatesina e Petra, ottima fotografa e sportiva a tutto tondo, è riuscita a sbarcare anche nell’editoria, realizzando un libro in cui racconta il suo percorso personale e l’amore per le montagne della sua terra. In particolare Petra Cola ha scritto un libro “al femminile”, indicando la montagna come sua “maestra” silenziosa” e spiegando cosa vuol dire secondo lei vivere la montagna in quanto donna. Nel libro Petra collega di continuo tradizione e innovazione, facendo perno anche sulle conoscenze acquisite come testimonianal di alcune aziende di punta del settore. Grande importanza, soprattutto nella prima parte del libro, è riservata ai valori immutabili della montagna, che vengoni rilanciati in ottica terzo milliennio, tra orizzonti e libertà. Petra Cola non dimentica di spiegare cosa significa praticare lo sport in alta quota, al di là dell’aplinismo e dell’escursionismo. Prendendosi anche gli opportuni spazi per segnalare ai lettori del resto d’Italia (il libro è ben distribuito a livello nazionale) alcuni aspetti della storia dell’Alto Adige. E sappiamo tutti quando ce ne sia sempre bisogno. Il libro è infine un ottimo spunto anche per le escursioni. Sono infatti una ventina quelle segnalate, tutte in provincia di Bolzano e tutte raccontate anche attraverso una serie di belle foto che ritraggono l’autrice.
Luca Sticcotti
Processi a Bolzano Autore: Ettore Frangipane Editore: Reverdito L’ultima fatica letteraria di Ettore Frangipane getta una nuova luce sull’attività del Tribunale Speciale che, durante l’occupazione tedesca, a Bolzano giudicava i resistenti al nazismo. Tutti gli atti dei processi vennero distrutti, ma l’autore è riuscito in parte a ricostruirli attingendo alle notizie apparse sul giornale Bozner Zeitung e al diario dell’allora cappellano del carcere Don Giovanni Nicolli.
2 rotoli di pasta sfoglia (rettangolare o tonda) 400 gr circa di patate 2 scatole di tonno da 240 gr 1 scalogno piccolo
Per decorare: olive nere
PREPARAZIONE
Lessate le patate e schiacciatele quando sono ancora tiepide. Incorporate alle patate il tonno sgocciolato e lo scalogno tritato finemente. Aggiustate il sale secondo il vostro gusti. Stendere un rotolo di pasta sfoglia e adagiarvi sopra l’impasto formando una sorta di pesce e tagliando le parti in più. L’altro rotolo serve per le decorazioni (squame, pinne, ecc…). Qui e là porre delle olive seguendo la propria fantasia. Cuocete in forno ventilato a 175 °C per circa 20/25 minuti. Con i ritagli avanzati potete fare dei salatini da infornare con il vostro pesce finto.
Tortiera diametro 25 cm 280 g circa di pane raffermo 300 ml circa di latte tiepido (la quantità varia a seconda di quanto è secco il pane) 2 cucchiai di zucchero di canna 3 mele 1 cucchiaio di cannella, cardamomo (facoltativo), uvetta (bagnata in acqua o rum) pinoli 3 cucchiai di farina 2 cucchiai di olio evo
PREPARAZIONE
Mettete in un contenitore il pane con il latte e lo zucchero e lasciate che si ammorbidisca (non deve essere inzuppato ma deve rimanere un po’ appiccicoso).
Lasciate riposare e nel frattempo preparate in un’altra ciotola le mele tagliate a dadini, con l’uvetta rinvenuta nel liquido scelto, strizzandola un pochino, i pinoli, la cannella e il cardamomo.
Aggiungete le mele così preparate all’impasto del pane e amalgamate il tutto.
Versate la farina e un cucchiaio di olio evo.
Mescolate fino ad ottenere un impasto abbastanza omogeneo, un po’ appiccicoso, non molle. Ponetelo nella tortiera precedentemente ricoperta da carta forno.
Livellate la superficie, distribuite un cucchiaio di olio evo sulla superficie e spolverate con lo zucchero di canna.
Infornate a 175 – 180 °C in forno ventilato per circa 35 – 40 minuti. E la torta è fatta!
Per 8 persone: 1 Kg farina 00 110 g strutto 270 ml acqua 80 ml vino bianco secco 10 g sale 1 cucchiaino zucchero
Per il ripieno “tradizionale” 250 g tuma fresca o primo sale siciliano Acciughe sott’olio 2 cespi di scarola riccia Sale Pepe nero Olio di oliva 10 pomodorini
PREPARAZIONE
Versate su un piano da lavoro farina, sale e zucchero. Unite a poco a poco a poco l’acqua e il vino e iniziate a impastare. Verrà fuori un impasto grossolano. Aggiungete lo strutto e impastate per circa 15 minuti. L’impasto diventerà liscio ed elastico. Avvolgete il panetto per l’impasto in uno strofinaccio e fatelo riposare, a temperatura ambiente, per circa 60 minuti. Mentre l’impasto lievita, preparate il ripieno. Lavate la scarola, eliminate le foglie rovinate e staccate le altre. Asciugatele con un panno o una centrifuga. Tagliate la scarola in pezzettini piccoli. Conditela con olio di oliva abbondante (deve diventare lucida), sale, pepe nero e qualche pomodorino tagliato a cubetti. Tagliate il formaggio a dadini. Prendete il panetto e piegatelo su se stesso (questo passaggio, se fatto bene, darà una sfogliatura al pitone/pidone). Mettetelo su un piano da lavoro infarinato e appiattitelo con il matterello, ricavando un rettangolo.Ripiegate la pasta verso l’interno, e poi su se stessa. Ripetete questi passaggi per almeno 3 volte. Tagliate la pasta a pezzi e appiattiteli con il matterello. Dovete preparare delle sfoglie sottili. Adagiate al centro della pasta un po’ del ripieno a base di scarola, acciughe a pezzetti e tuma/formaggio. Ripiegate la pasta, richiudendo il ripieno. Sigillate bene, pressando con il dito sull’impasto, e tagliate la pasta in eccesso con una rotella. Si dovranno ottenere dei ravioli giganti. Chi vuole, può farcire i piduni con prosciutto cotto e formaggio, piacciono di più ai bambini. Riscaldate abbondante olio di semi in una padella e friggete i piduni preparati, facendoli dorare da entrambi i lati. Li vedrete subito gonfiarsi e diventare pieni di bolle. Fateli riposare su carta assorbente. Serviteli ancora caldi e filanti.
Accompagnateli con Birra Messina o Birra dello Stretto, ideali per i cibi dello street food messinese.
Secondo le ultime rilevazioni Astat, si stima che in Alto Adige il 56% degli alloggi non occupati siano vuoti (circa 15.000 abitazioni). Eppure sono numerose le persone che non hanno una casa, che faticano a trovarne una o che rischiano di perderla. Per questo motivo la Caritas ha deciso di mettere il tema dell’abitare al centro della campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”, con il duplice obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui bisogni delle persone con problemi abitativi, e di raccogliere donazioni in vista del 14 novembre: Giornata Mondiale dei Poveri e domenica della Carità.
In questo periodo dell’anno, con l’arrivo dei primi freddi vengono allestiti piccoli e grandi dormitori temporanei, che rimangano aperti generalmente fino alla primavera, per fornire protezione notturna a chi non ha un posto caldo dove andare. È la cosiddetta “emergenza freddo”, ma di improvviso e imprevedibile ha ben poco: la realtà di chi dorme per strada è un fenomeno noto in Alto Adige, d’estate come d’inverno, e costituisce solo uno dei molti volti della povertà abitativa.
Da anni la Caritas chiede di uscire da questa logica emergenziale, promuovendo interventi più strutturali, capaci di incidere sulle dinamiche economiche e sociali che generano e riproducono disuguaglianze. Ma questo impone di farsi carico di un problema più ampio e sfaccettato. Alle situazioni di persone senza dimora, andrebbero aggiunte quelle di chi non ha una casa perché vive in strutture residenziali temporanee come i richiedenti asilo, di chi vive in sistemazioni insicure e non garantite spesso teatro di violenza domestica, e anche chi vive in edifici non a norma, sovraffollati, non aderenti ai minimi standard abitativi. “Secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (articolo 25), ogni persona ha diritto ad avere un alloggio adeguato. Ma per molti è difficile trovare una sistemazione dignitosa o accessibile. La povertà abitativa è un fenomeno in aumento e ha un impatto maggiore sulle persone più vulnerabili, con problemi di dipendenza, senza un lavoro, sui genitori single, gli anziani o le persone con disabilità o con un passato di migrazione. In assenza di una sistemazione adeguata, sono minacciati anche molti altri diritti umani, come il diritto alla salute e alla vita, il diritto alla partecipazione e il diritto alla famiglia”, dice il direttore della Caritas Paolo Valente.
L’AIUTO DELLA CARITAS La Caritas lavora da tempo per contrastare povertà ed esclusione, gestendo 11 strutture per senzatetto e senza dimora in grado di ospitare circa 600 persone all’anno. Ma solo un letto e un pasto caldo non sono sufficienti. Tutti hanno bisogno di un luogo da chiamare ‘casa’, che offra protezione e sicurezza, dove trovare spazio per gli oggetti personali e i ricordi, in cui poter vivere una vita dignitosa. Come racconta Danilo Tucconi, responsabile dell’area “Abitare” della Caritas, per raggiungere questo scopo bisogna adottare un approccio “Housing First” in cui l’abitazione è il punto di partenza e non di arrivo. Puntando sulla capacità della persona di vivere nella propria casa come membro di una comunità, vengono quindi attivati interventi per migliorarne le relazioni sociali, il livello di salute e benessere, l’autonomia. Con questo spirito è stato lanciato il progetto “Domus” che comprende uno sportello di ricerca casa e lavoro e mette a disposizione di singoli e famiglie degli alloggi a Merano, Bressanone e Caldaro. “In queste abitazioni sviluppiamo progetti di ‘training abitativo’ con l’obiettivo di reinserire gli ospiti nella società, rafforzando le competenze in vista di una vita autonoma” spiega Tucconi.
Purtroppo però anche dopo questi percorsi, trovare un alloggio non è facile, e spesso i privati preferiscono lasciare vuoti i propri appartamenti piuttosto che affittarli a persone in apparenza problematiche o con un passato migratorio. Questo diventa un problema di difficile soluzione anche per le famiglie che faticano a trovare alloggi dalle dimensioni adeguate. “Col passare del tempo, si rivolgono alla Caritas anche persone che non fanno parte del bacino di utenti già assistiti – racconta Gertrud Rungaldier che si occupa del servizio di Accompagnamento abitativo della Caritas – Il nostro obiettivo è quello di evitare che le persone sperimentino la condizione di senza tetto o che trovino rifugio solo in alloggi d’emergenza”. Con l’accompagnamento abitativo la Caritas agisce come un mediatore per risolvere le controversie di vicinato, e come un punto di riferimento per i proprietari di casa e per i loro inquilini, seguendo le persone anche dopo la firma di un contratto di locazione. “Dal 2020 a oggi, abbiamo accompagnato con successo 10 famiglie e 55 persone singole nella ricerca di un alloggio e di una sistemazione” conclude Rungaldier.
Il disagio abitativo non ha a che fare solo con la mancanza di alloggi. In alcuni casi le persone vivono crisi finanziarie dovute alle conseguenze della pandemia o per motivi di salute o altro ancora. In queste situazioni diventa difficile pagare l’affitto, visti i canoni elevati in Alto Adige, ma anche sostenere spese accessorie come le bollette. Di conseguenza molte persone ricevono provvedimenti di sfratto (200-300 ogni anno). A testimonianza di ciò, i servizi di Consulenza per debitori e il Centro d’ascolto della Caritas hanno visto aumentare i propri interventi di sostegno e aiuto, anche finanziario, svolgendo un importante ruolo di “ammortizzatori sociali”. Tali consulenze inoltre fungono da “antenne” dei diversi bisogni del territorio, rilevando le diverse sfumature del disagio alloggiativo.
“Per portare avanti tutto questo, naturalmente, abbiamo bisogno del sostegno della popolazione”, dice il direttore della Caritas Paolo Valente, “sia in termini di fornitura di alloggi per le persone che vivono un disagio abitativo, sia attraverso donazioni per consentire ai nostri servizi di aiutare le persone in difficoltà, rendendo effettivo il diritto fondamentale alla ‘casa’. Ma abbiamo bisogno soprattutto di persone capaci di mettersi al servizio degli altri, contribuendo con la propria attenzione a prendersi cura di tutta la comunità, a partire dai più bisognosi”.
La Caritas aiuta le persone in difficoltà a trovare una casa. Aiutaci anche tu!
Con la causale “Caritas” è possibile sostenere il lavoro della Caritas. Per far sì che il diritto all’abitazione diventi una realtà per tutti. In occasione della campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”, dedicata alle persone che vivono un disagio abitativo, aiutaci ad aiutare! Ogni piccola donazione è preziosa.
Brigitte Matthias è cresciuta a Egna e dopo la scuola per insegnanti a Merano ha studiato a Innsbruck storia dell’arte e germanistica. Per diversi anni si è dedicata all’insegnamento nelle scuole elementari, medie e superiori, coordinando anche progetti artistici nelle scuole dell’infanzia. Dal 1997 Matthias è alla guida del Kunstforum Unterland, dove organizza mostre temporanee con l’obiettivo di avvicinare le persone all’arte contemporanea. Del resto, le visite a mostre e musei sono la sua passione un po’ ovunque.
La cosa che mi piace di più di me. La mia creatività.
Il mio principale difetto. Voler bruciare le tappe.
Da bambino sognavo di diventare… Pittrice.
L’errore che non rifarei. Sbagliando s’impara.
La persona che invidio di più. L’invidia non mi appartiene.
La persona che ammiro di più. Ognuno ha i suoi difetti.
Un libro da portare sull’isola deserta. Le lettere di Vincent van Gogh.
La mia occupazione preferita. Leggere (di tutto e di più).
Il Paese/luogo dove vorrei vivere. Santa Fe, New Mexico.
Il colore che preferisco. Per i vestiti: il nero.
Il fiore che amo. Calla.
Il piatto preferito. Mamma pusterese e padre germanico, perciò patate in tutte le salse.
Il mio musicista preferito. Leonard Cohen.
Il mio pittore preferito. Jean Michel Basquiat.
Non sopporto… La prepotenza.
La mia paura maggiore. Soffrire, il dolore.
Il giocattolo che ho amato di più. Un orsacchiotto di peluche che ho ricevuto a 2 anni.
La disgrazia più grande. L’ingiustizia nel mondo.
L’oggetto a cui sono più legata. Meglio non avere legami.
Il mio primo ricordo. La colla bianca per i lavoretti al asilo.
Il mio più grande rimpianto. Non avere insistito con le lezioni di chitarra.
Dove mi vedo fra dieci anni. Pensionata per la seconda volta.
Per un giorno vorrei essere… Nell’universo.
Nel mio frigorifero non manca mai… Rose of dolomites.
Se fossi un animale, sarei… Non lo sarei perché mi fanno tutti paura.
Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando… Abbiamo festeggiato i 20 anni del Kunstforum Unterland con una marea di artisti ed i loro autoritratti.
Per Tiziano Rosani, l’attuale curatore del Palais Mamming Museum di Merano, l’attenzione per l’arte e la storia è fondamentale. Conseguita la laurea in Conservazione dei beni culturali, Rosani ha deciso di fare ritorno nella sua “Heimat” – come la chiama lui – collaborando per vent’anni come free lance con svariati musei, tra organizzazione di mostre e scrittura di libri e cataloghi. Oggi spende le sue energie per il Museo Civico organizzando mostre e dedicandosi alla comunicazione. “Il mio chiodo fisso è far sì che i meranesi di ogni lingua e provenienza comprendano appieno le potenzialità di questo loro Museo e ne rendano così possibile l’ulteriore crescita”.
Il tratto principale del mio carattere. Tendo a non mollare facilmente la presa. Non che questo, sia chiaro, rappresenti sempre un pregio.
Da bambino sognavo di diventare… In un primo tempo macchinista, poi geologo.
L’ultima volta che ho pianto. Non ricordo la circostanza esatta, capita però spesso perché mi emoziono facilmente.
Non sopporto… Chi propone soluzioni rapide su tutto: la storia ci insegna che quasi mai la risposta al volo si rivela essere poi quella giusta.
Un libro su un’isola deserta. In attesa di una nave di passaggio, che chissà quando arriverà, penso sarebbe utile disporre di un’enciclopedia a più volumi.
La qualità preferita in un uomo. L’umanità, l’intelligenza e la lungimiranza.
… e in una donna. L’umanità, l’intelligenza e la lungimiranza, associate alla dolcezza.
Dico bugie solo… Per evitare a qualcuno/a inutili sofferenze. Di esse ne abbiamo già in abbondanza, meglio ridurne il numero.
La mia paura maggiore. Non riuscire a dare, per mancanza di tempo o per circostanze sfavorevoli, senso pieno alla vita.
Il fiore che amo. Tutte le specie di rose. Forse “Rosani” non è cognome casuale…
La disgrazia più grande. Perdere anche la speranza.
Il mio motto… È in realtà una citazione: “[…] giudico potere esser vero, che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ancora ella ne lasci governare l’altra metà a noi. […]”.
Il paese dove vorrei vivere. In verità è una città: Merano.
Il mio primo ricordo… È un flash, uno dei pochissimi rimasti, di mia mamma, davanti alla casa dove abitavamo. Può anche darsi che me lo sia semplicemente sognato in seguito, non sono mai riuscito a capirlo.
La mia occupazione preferita. Fuggire da Merano, anche solo per poche ore o pochi giorni: torno regolarmente rigenerato.
Nel mio frigo non manca mai… L’insalata, nelle sue molte declinazioni.
L’ultima volta che ho perso la calma… Sarà stato sicuramente in auto, in coda.
L’errore che non rifarei. Sopravvalutare la volontà degli uomini.