Lady Gamper

Storie del Multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove gli eventi passati non sono proprio uguali a come ce li ricordiamo.

Artista camaleontica nota per i suoi modi eccentrici, Lady Gamper Gasser, conosciuta da tutti come Lady GaGa, è una delle artiste più in voga nel panorama musicale altoatesino. Tra i suoi più grandi successi ricordiamo Watten Face, Bad Romanze e Alexander. Negli anni è stata soggetto di numerosi scandali, come quando nel 2014 si esibì con il dildo comprato dai Freiheitlichen sotto il vestito. “Devo ammettere però che uno dei miei ricordi più cari” ha dichiarato la cantante “è quando ho avuto l’onore di cantare Dem Land Tirol die Treue al giorno dell’inaugurazione del governo Kompatscher”.

Un tesoro nella Canonica della chiesa di Santa Maria del Conforto

Nella Canonica della chiesa di Maia Bassa, dedicata alla Vergine del Conforto, è nascosto un tesoro artistico e architettonico, forse sconosciuto ai più.
Si tratta della Sala di San Valentino realizzata nello stile del tardo barocco ad opera del pittore Josef Wengenmayr nell’anno 1756. A lui si devono anche gli affreschi della volta della parrocchiale di San Giorgio a Maia Alta e quelli della cappella di Castel Rubein. L’interno della canonica è interamente dipinto, non vi è alcun spazio ove lo sguardo si possa posare che ne sia privo. Si tratta di un “ theatrum sacrum”, come veniva chiamato in epoca barocca, uno spazio dove il soggetto, a carattere sacro, poteva essere rappresentato in forma quasi teatrale. Ecco quindi che l’artista si inventa un fondale scenografico su quattro lati, ricco di colonne dipinte, lesene, trabeazioni, ghirlande pendenti, medaglioni, riquadri, motivi floreali, mascheroni, vasi ricolmi di fiori ecc.

La Sala di San Valentino
La Sala di San Valentino

La sala, di forma rettangolare, ha un soffitto ribassato a carena di nave ed esso è in continuità pittorica con le strutture dipinte sottostanti.
I vari medaglioni presenti alle pareti raffigurano scene della vita di San Valentino, mentre al centro della sala, sulla volta affrescata, viene raffigurata “l’allegoria di san Valentino in gloria”. Anche qui il modello è lo sfondamento scenico, con la volta celeste dipinta alla maniera di Piero da Cortona e degli altri artisti del seicento e settecento. Alle pareti compaiono anche le allegorie della Fede e di Cristo con il simbolo del pellicano (secondo la tradizione popolare, esso si strappa la propria carne per dare da mangiare ai propri piccoli).
A completamento della sala il pavimento presenta un ricco motivo ligneo, con una stella poliedrica inserita all’interno di un ottagono (simbolo della perfezione e della Resurrezione).
La Canonica è un piccolo gioiello dell’arte e dell’architettura altoatesina presente a Merano, tutto da vedere e da gustare con lo sguardo.

In foto principale: ManfredK

Autore: Flavio Schimenti

San Nicolò, la vecchia parrocchiale

Anche il recente disinnesco di una bomba inesplosa rinvenuta in piazza Verdi ha mosso molti a ricordare “gli anni delle bombe” in Trentino -Alto Adige: anche a Bolzano, gli ordigni bellici causarono morte e distruzione con le diverse incursioni aeree dal 2 settembre 1943 al 28 aprile 1945; fu micidiale in particolare il bombardamento del 13 maggio 1944, che danneggiò seriamente il Duomo; fu “spaccato in due”, secondo un testimone del tempo, Padre Bertoldo Röllin, dei Benedettini di Gries. Ma accanto al Duomo vi era la chiesa di San Nicolò, la “Vecchia Parrocchiale”. Menzionata nel 1180 (anno in cui fu consacrato il Duomo), documentata dal 1237 come chiesa di San Nicolò, tale chiesa, danneggiata dalle bombe fino ai muri maestri, fu in seguito demolita, con il trasferimento nel Duomo delle opere d’arte sopravvissute; tra l’altro ricordiamo il grande crocifisso gotico risalente alla prima metà del XIV secolo. Memoria di ciò vi è, oltre che nella pavimentazione di Piazza Parrocchia, nella targa trilingue che si può vedere passando di fianco alla canonica parrocchiale per raggiungere la curia vescovile: “San Nicolò – Di origine medievale (documentata dal 1180), venne danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e in seguito demolita: il suo perimetro è ora evidenziato nella pavimentazione della piazza. Conservava affreschi del XIV e del XVIII secolo. L’altare maggiore barocco è ora collocato nel Duomo, sopra l’ingresso della Cappella delle Grazie. Accanto a San Nicolò vi era una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena”. Ricordiamo la Vecchia Parrocchiale, con l’adiacente deposito per i gonfaloni usati per le processioni, anche per un altro motivo, per un particolare evento: il 26 maggio 1942 nella chiesa di San Nicolò si celebrò il matrimonio di Josef Mayr-Nusser (1910-1945), martire
del nazismo beatificato il 18 marzo 2017, con Hildegard Straub (1907-1998).

Foto: La chiesa di San Nicolò intorno al 1940

Autore: Leone Sticcotti

Successioni: i familiari del coniuge deceduto sono eredi?

Analizzo, in questa sede, un caso che è stato posto qualche settimana fa alla mia attenzione.
Si è rivolta al sottoscritto una signora, esponendo che la zia materna, senza figli e con genitori deceduti, ha ereditato dal defunto marito parte della casa a lui intestata. Tale zia ha una sorella ed un unico nipote, mentre il marito defunto aveva due fratelli, che hanno, pro quota, partecipato all’eredità, acquisendo parte della casa.
Il dubbio della signora è il seguente: nel caso in cui sua madre, sorella della zia, dovesse decedere prima della zia, chi partecipa alla successiva eredità in morte della zia? Anche i parenti del defunto marito?
Per rispondere al quesito si deve, innanzitutto, far riferimento all’articolo 565 del codice civile, secondo cui, in assenza di testamento, l’eredità si devolve solo in favore dei parenti del defunto (oltre che del coniuge, quando esiste) sino al sesto grado; in ultima istanza in favore dello Stato.
I parenti del coniuge (defunto) non sono parenti dell’altro coniuge (superstite), ma sono, secondo il diritto, “affini”. Ed infatti, non è parentela, ma affinità il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge.
Pertanto, nel caso sopra descritto, alla successione della zia, in assenza di coniuge (già deceduto) e di figli, nonché di genitori o altri ascendenti, succederà esclusivamente sua sorella. Nel caso in cui la sorella non possa o non voglia accettare l’eredità, ad esempio perché già defunta, saranno chiamati alla successione i figli di lei a norma degli articoli 571 e 572 del codice civile, nonché a norma dell’articolo 467 del codice civile (che disciplina la cosiddetta “rappresentazione”, secondo cui all’ascendente che non può o non vuole accettare l’eredità, subentrano i suoi discendenti legittimi o naturali). Questi ultimi soggetti subentreranno, chiaramente, nella quota di proprietà della zia e si troveranno, pertanto, in regime di comproprietà con i parenti del marito defunto di quest’ultima.

Autore: Avv.to Dott. Massimo Mira

L’oziorrinco

L’oziorrinco è un genere di coleotteri curculionidi, fitofagi notturni, che comprende oltre 1500 specie, diffuse nella zone dell’Europa meridionale, dell’Africa settentrionale e dell’Asia a nord dell’Himalaya. Sebbene l’appellativo ne richiami una certa ironia, in virtù dell’accezione ‘ozio’ e dell’aggettivo ‘rinco’, questo coleottero è tutt’altro che innocuo. La sua presenza si riscontra dalla forma dentellata che acquisisce il fogliame dopo il suo passaggio.
In Trentino-Alto Adige ne esistono 11 specie. Le varie specie si differenziano soprattutto per dimensioni, sottigliezze di colore, lucentezza, orari di attività e dal tipo di piante di cui, larve e adulti, hanno deciso di cibarsi. L’esemplare adulto è caratterizzato da una testa allungata con antenne prolungate in avanti, l’addome e il torace di forma sferica con finale dolcemente appuntito e sei zampe. Cammina sui rami, sugli steli, sui fusti e si arrampica sui sostegni, ma è un pessimo volatore. I danni dei coleotteri adulti sono generalmente piuttosto marginali, a meno di gravi infestazioni. L’oziorrinco compie di norma una sola generazione l’anno. Sono le larve il vero tallone d’Achille! Esse vivono nel terreno, penetrano nell’apparato radicale scavando vere e proprie gallerie, si cibano dei tuberi, erodono le radici fino ai colletti: le piante colpite presentano un accrescimento stentato, appassiscono, avvizziscono fino a soccombere. L’attacco arriva subdolamente dal sottosuolo, quindi non si vedono arrivare né bruchi, né farfalline. Il danno delle larve è tipicamente estivo, nel BalconORTO di luglio, agosto e settembre. Al pari della temibile cimice asiatica, l’oziorrinco si rivela un nemico arduo da debellare, a causa della sua corazza esterna, nonché dal fatto che le larve stazionino nel terreno ad un profondità tale che nemmeno l’impiego di insetticidi chimici ci garantisca il successo nella lotta. Colpisce fragola, lampone, cavolo, pomodoro, peperone, patata, lattuga, mais, topinambur, zucchina, zucca, pesco, albicocco, ulivo, vite, ginepro, alloro, agrifoglio e piante ornamentali e forestali.
Rimedi: 1) cattura manuale, tramite battiture serali delle piante; 2) galline nell’orto; 3) frequenti zappettature e sarchiature del terreno, per prevenire l’insediamento delle uova; 4) insetticida biologico Botanigard 22wp a base di spore di Beauveria bassiana; 5) uso specifico di nematodi entomopatogeni: A) Heterorhabditis megidis o bacteriophora: attivo con una T° del terreno > ai 10° C e T° max di 25° C; ha bisogno di un velo d’acqua per muoversi, ma è in grado di ricercare attivamente la preda; B) Steinernema kraussei: attivo con una T° del terreno > ai 6° C e aspetta la preda senza il bisogno di un velo d’acqua (fonte: Notiziario tecnico Iasma del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario di S. Michele all’Adige).

Autore: Donatello Vallotta

Vent’anni dietro il mixer e un album nuovo di zecca

Il cantante e fonico di Laives recentemente ha pubblicato un lavoro che lo vede protagonista come autore, attorniato da un gran numero di musicisti della scena locale. Il risultato è un disco vario, ben fatto, partecipato. Citare dei titoli vorrebbe dire trascurarne ingiustamente altri, ma è l’insieme il punto forte di questo progetto il cui trait d’union è proprio Carmelo Giacchino, con le sue idee abbozzate e col suo grande spirito sciamanico che sovrintende sapientemente l’insieme.

Qualche anno fa, Carmelo Giacchino ha realizzato che erano ormai quasi vent’anni che aveva deciso di passare la barricata nel mondo musicale, da membro di un gruppo a fonico, specializzandosi in particolare in produzioni indie, ma senza mai rifiutare i propri servigi e la propria esperienza a nessuno e ospitando nel proprio studio (nelle sue varie mutazioni geografiche e eponime) un sacco di artisti di ogni estrazione ed età.
“Gli inizi sono stati davvero avventurosi – ci racconta Giacchino – con i miei amici Luca Predenz e Michele Zambai nello studiolo allestito dentro un garage di viale Europa. Ci eravamo sbattuti parecchio per insonorizzarlo e renderlo idoneo alla bisogna, solo che in un garage vicino aveva fatto la sala prove un gruppo che non si era minimamente preoccupato di fare lo stesso, così il condominio soprastante li fece sloggiare in men che non si dica. E per non saper né leggere né scrivere, fecero sloggiare anche noi”.
Dopo di allora Giacchino e soci rilevarono il vecchio studio di Loredano Andreasi, a Oltrisarco, poi ci fu lo ZEM Studio ai Piani, ed ora, da un bel po’ di tempo e col nome di NoLogo, la sede del fonico/produttore è stabile a Laives, dove lavora con Fabione Sforza, occupandosi non solo di musica, ma questa è un’altra storia, pur se strettamente collegata.
Complici le nuove tecnologie, che permettono di metter giù una traccia per un brano anche col solo uso di uno smartphone, Giacchino ha cominciato a – per così dire – prendere appunti, strimpellandoli con la chitarra mano a mano che gli venivano idee da poter condividere con gli amici e gli artisti con cui e per cui ha lavorato nei suoi vent’anni di attività dietro il banco di regia. Tra una cosa e l’altra però, anche se le bozze c’erano quasi tutte allo scadere dei fatidici vent’anni, il lavoro ha richiesto molto più tempo del previsto, complici gli impegni di ciascuno. Ora però il lavoro è terminato e disponibile, in forma download e di chiavetta USB con tanto di booklet, col titolo di 21 Years, con riferimento alle ventun tracce di cui si compone e col fatto che è stato deciso di farlo uscire il primo gennaio 2021.
“Ho girato a diversi cantanti – prosegue il soundman – i file con gli abbozzi delle canzoni, chiedendo a loro di sviluppare dei testi e di contribuire all’arrangiamento, sfidandoli a trovare una dimensione più interiore, un qualcosa che recuperassero da un’emozione o da un sentimento. Da ex cantante, anche se in questo lavoro sono tornato anche a cantare in un paio di occasioni, riesco a sviluppare una certa empatia con chi sta dietro al microfono al di là del vetro. Con certe cantanti come Annika Borsetto, Tea Ducato, Petra Dotti, Monika Callegaro è stato davvero molto naturale portare a termine i brani. Con Monika ci eravamo anche riproposti di fare un intero disco assieme. Con qualcuno la lavorazione si è protratta quasi fino all’ultimo momento: con Tea e con Bertrand Risè ci siamo ritrovati a terminare le registrazioni poco prima di Natale”.
Il parterre di 21 Years è immenso, Carmelo è riuscito a coinvolgere davvero una schiera di amici e colleghi senza fine, nominarli tutti prenderebbe troppo spazio, ma possiamo almeno fare qualche nome: Akku, Bombardato, Luca Sticcotti, Rino Cavalli, Sandro Giudici, Michael Monteleone, Lorenzo Barzon, Gabriele Stegher, Katrin Tartarotti, Ictus Trentini.
“Mi è venuto naturale di pensare a delle collaborazioni – continua Giacchino – perché l’aver fatto parte per anni di varie band era dovuto al fatto che mi piaceva lavorare con gli altri. Sia con gli Ansia che con gli Jagoda, e poi coi Mida, ho sempre partecipato al team creativo, anche non essendo necessariamente sempre il cantante. Nel disco, chiamiamolo così, ci sono cose diverse, da intuizioni metal ai Massive Attack, musica etnica, reggae, rock. Facendo il fonico lavori con tanta gente e inevitabilmente allarghi i tuoi orizzonti musicali. In particolare comunque sono stati fondamentali le presenze di Lorenzo Scrinzi, che fino ad un paio di anni fa lavorava nello studio come arrangiatore e produttore e quindi era sempre lì, disponibile a piazzare un intervento di chitarra in un brano o nell’altro, e di Fabio Sforza, che in un brano suona quasi tutto e canta: loro due appaiono in molti brani e mi hanno dato una grossa mano. E poi c’è la sezione ritmica di Mirko Giocondo e Thiago Accarrino, che abbiamo usato più volte nel progetto”.
Il risultato è un disco vario, ben fatto, partecipato. Citare dei titoli vorrebbe dire trascurarne ingiustamente altri, ma è l’insieme il punto forte di questo progetto il cui trait d’union è Carmelo Giacchino, con le sue idee abbozzate e col suo grande spirito sciamanico che sovrintende sapientemente l’insieme.

Autore: Paolo Crazy Carnevale – musicofilo

Un gattino per comprendere i bimbi

Nella loro quotidianità si occupano di studiare e aiutare i più giovani nella loro formazione, e dunque i genitori nell’affrontare il mestiere più bello e più difficile al mondo. Sono due psicoterapeuti dell’età evolutiva, quindi chi più adatto di loro a scrivere un libro per bambini? Giuseppe Pino Maiolo e Giuliana Franchini sono due nome noti anche nel campo letterario, e per questa stagione hanno ben pensato di proporre in versione rinnovata il più recente capitolo delle avventure di un gattino che negli ultimi anni ha saputo conquistare le simpatie di bambini e genitori.

Giuliana Franchini
Giuseppe Maiolo

Con “Ciripò in un mare di emozioni” (ed. Erickson, 92 pagine) il piccolo felino antropomorfo, pigro e fifone, entra di diritto nel filone dei personaggi delle fiabe moderne, divertendo ed educando sia i grandi che i piccini. Già, perché se da un parte le splendide illustrazioni di Raffaella Bolaffio (che con la sua delicata matita riesce a donare una vita propria ai vari personaggi) e il font utilizzato per la pubblicazione rendono il volume fruibile anche ai lettori ai primi passi, i cinque capitoli rendono il meglio se letti a voce alta da mamme e papà. In cinque diverse avventure, il protagonista affronta dei plot che lo portano a confrontarsi con diverse situazioni difficili, e i nemici da combattere si rivelano essere quelle piccole emozioni che affondano l’animo dei piccoli umani: dalla svogliatezza che può portare all’apatia, al timore di non essere accettati dagli amici, dalla paura del buio alla difficoltà di tenere fede alle promesse fatte o di badare i fratelli più piccoli.
Le storie si diramano in maniera semplice e divertente, intrattenendo i piccoli ma allo stesso tempo istruendoli, e lasciando scoprire ai genitori – anche nell’osservare le reazioni dei figli – che quel mondo spensierato dei propri bambini, troppe volte così spensierato non è.

Luca Masiello

“L’economia guarda al futuro”

Il 2020 è stato caratterizzato da un tema in tutti i settori economici, ossia la pandemia da Coronavirus. Il virus ha provocato gravi danni anche nelle imprese altoatesine e la Camera di commercio ha dedicato la 10a edizione degli incontri di inizio anno a queste nuove sfide, con il motto “L’economia guarda al futuro!”.
“Per la Camera di commercio di Bolzano è molto importante sostenere le aziende altoatesine in questo periodo difficile. Con gli incontri di inizio anno abbiamo voluto dare a imprenditori, imprenditrici e aziende degli input ed esempi pratici di come è possibile gestire questa crisi”, dichiara il Presidente della Camera di commercio Michl Ebner.
Dopo le manifestazioni di Bressanone e Bolzano, gli incontri di inizio anno sono stati ospiti della cooperativa frutticoltori Cafa a Merano. L’ospite d’onore della serata conclusiva era il presidente della Provincia Arno Kompatscher, che ha parlato di ciò che accomuna economia e politica in questa fase delicata della pandemia:
“Attualmente dobbiamo tutti confrontarci con una situazione di cui non abbiamo esperienza. Così come succede a molti imprenditori e imprenditrici, spesso anche la politica naviga a vista, con la stessa necessità di flessibilità, massima vigilanza e modifiche in corso d’opera. Nel 2021 dobbiamo riuscire insieme a stabilizzare la situazione a livello di politica sanitaria ed economia, in modo tale da poter avere più sicurezza nella pianificazione e riprendersi il più velocemente possibile da questa crisi.”
Uno degli ultimi due interventi è stato quello di Karlheinz Schönweger, amministratore di Cafa Merano. Con il titolo “Un modello di business in tempi di crisi” ha provato a dare risposta alle seguenti domande: come si può mantenere un’attività adeguata in azienda durante una fase di picco del Coronavirus? Come si possono tutelare al meglio i collaboratori e le collaboratrici? Quale contributo può dare un’azienda di medie dimensioni alla società?
In seguito, il direttore generale della Provincia Alexander Steiner ha tenuto un discorso sugli sviluppi futuri della pubblica amministrazione dal titolo “Pubblica amministrazione – Quo vadis?”, in cui ha parlato della sfida di come conciliare la continua crescita della digitalizzazione e lo smart working con la necessità di riorganizzare i servizi per aumentare l’efficienza a favore dei cittadini e delle imprese.

In foto: da sinistra Michl Ebner, Karlheinz Schönweger, Alfred Aberer e Alexander Steiner

Il dono della Bassa ai bambini del Caguán

Un’iniziativa che esprime valori di solidarietà e voglia di aiutare il prossimo, quella organizzata da diversi volontari della comunità di Pochi che hanno voluto rendere felici altre persone, in particolare i bambini meno fortunati. Lo scorso novembre, infatti, a Pochi è giunto un messaggio da Padre Emilio, parroco che nel 2019 è rimasto per un periodo alle parrocchie sia di Pochi che di Salorno e nelle quali ha lasciato un segno indelebile. In questo messaggio Don Emilio, che dal 2011 opera a Villa Remolino del Caguán, la parrocchia più a sud della Colombia immersa nella foresta amazzonica e raggiungibile solamente via fiume, annunciava i suoi immediati progetti: “Il prossimo 30 novembre inizierò il mio viaggio lungo il fiume per visitare tutti i piccoli villaggi e condividere con loro il Natale.

Di solito porto ai bambini un piccolo pensiero, ma quest’anno è stato molto difficile”. È così che il gruppo Filopochi, il coro Sant’Orsola, il gruppo “Frittelle di mele” e numerosi privati hanno deciso di aiutare Padre Emilio raccogliendo delle offerte. L’artista Giorgio Panizza ha messo a disposizione dei meravigliosi biglietti dipinti a mano che sono stati “acquistati” dalle persone attraverso delle donazioni. La soddisfazione è stata grande, quando si è scoperto che la cifra totale raccolta ammontava a oltre 2.300 euro, somma interamente affidata a Padre Emilio per i bambini del Caguán. Il regalo più bello è stato ricevere le foto inviate da Don Emilio con i bambini felici intorno a lui, accompagnato dal messaggio: “Grazie ai vostri contributi tutto questo è possibile”.

Erica Nardin