La forza del teatro per non dimenticare

Anche quest’anno, la città di Merano vuole ricordare le vittime della follia nazista in occasione del Giorno della Memoria; e per questa occasione sarà la magia del teatro a dare forza alla celebrazione: all’indirizzo youtu.be/9wYM94kyDGk verrà infatti trasmesso lo spettacolo intitolato “Dal campo di calcio ad Auschwitz”, che è stato registrato in un teatro di Bergamo. Scritto e interpretato da Davide Giandrini, poeta a regista teatrale – narra la storia di Árpád Weisz (1896 – 1944), giocatore e poi allenatore di calcio conteso a suo tempo dalle squadre più titolate del massimo campionato italiano. Il suo Agc Bologna aveva conquistato due scudetti consecutivi, nel 1936 e nel 1937, e nel 1938 era primo in classifica.

Árpád Weisz

Ma con la promulgazione delle leggi razziali, Árpád, ebreo ungherese, dovette lasciare il lavoro e l’Italia assieme alla moglie Elena e ai figlioletti Roberto e Clara.
La famiglia riparò prima a Parigi, e poi a Dordrecht, una cittadina dei Paesi Bassi dove Árpád poté allenare la piccola squadra locale. In seguito all’occupazione dell’Olanda da parte delle truppe tedesche, il 2 agosto del 1942 la famiglia Weisz venne arrestata dalla Gestapo e Árpád fu costretto a separarsi dai suoi congiunti. La moglie (34 anni) e i figli (rispettivamente di 12 e di 8 anni), furono deportati ad Auschwitz dove trovarono la morte nelle camere a gas. Árpád venne invece assegnato a un campo di lavoro dell’Alta Slesia. Rimase ancora in vita per altri quindici mesi, fino a trovare la morte, per freddo e per fame, ad Auschwitz.
Il racconto teatrale dura circa 60 minuti ed è accompagnato da videoproiezioni e musiche originali suonate al pianoforte.

Matteo Corradini

Le altre iniziative

“La Shoah delle ragazze”: così si intitola il progetto di Matteo Corradini, ebraista e scrittore, che la biblioteca civica proporrà sul suo profilo facebook. Si tratta di un racconto con letture e immagini che vuole rappresentare lo sterminio attraverso le voci di donne e capire se c’è uno specifico femminile quando si parla di Shoah. Verranno proposte le parole e le riflessioni di Anne Frank e di Esther Hillesum. Inoltre ci sarà l’opportunità di ascoltare le testimoniane di Ilse Weber, musicista suo malgrado nel ghetto di Terezin, di Inge Auerbacher, sopravvissuta allo stesso ghetto, e di tante altre bambine, ragazze e donne che hanno vissuto la Shoah.
In collaborazione con il “Theater in der Altstadt”, la biblioteca ha realizzato anche un breve video intitolato “AnDenken. 27. Januar Tag des Gedenkens”, con testi di Peter Weiss ed Erich Fried e la partecipazione di Karl Prossliner, Daniel Mazza, Christina Khuen e Johanna Porcheddu. Anche questo progetto verrà pubblicato sulla pagina facebook della biblioteca nonché su quella del Theater in der Altstadt.

In foto principale: Davide Giandrini, copyright: davidegiandrini.it

A dialogo con il Sommo Poeta per il giubileo

In occasione del settimo centenario della scomparsa di Dante Alighieri (1321-2021), l’Accademia di studi italo-tedeschi di Merano promuove un ciclo di dodici incontri pubblici: i “Dialoghi Danteschi”.
Gli incontri si terranno di sabato mattina dalle ore 11 alle 13, due volte al mese da gennaio a giugno, e saranno rivolti a tutti gli appassionati di letteratura e di cultura. Ciascun incontro prenderà l’avvio dalla lettura ad alta voce di un passo della “Commedia” a cui seguiranno due brevi interventi e quindi un dialogo tra due esperti di letteratura italiana. Quando sarà possibile svolgere gli incontri in presenza si terminerà con una discussione con il pubblico. Parteciperanno studiosi sia di lingua italiana che di lingua tedesca: l’iniziativa mira così a una fertile simbiosi di opinioni scaturenti da differenti percorsi formativi e da distinti approcci esegetici.
Ciascuno degli appuntamenti in programma prenderà spunto da una personalità incontrata da Dante – personaggio nel corso della “Commedia”, soppesando la forma lessicale, il valore estetico e il significato etico dell’incontro specifico, tanto come episodio individuale quanto all’interno dell’opera considerata nel suo insieme. Lo sguardo critico si focalizzerà su episodi tratti da ognuna delle tre cantiche del poema.
L’iniziativa si rivolge a un pubblico interessato ma non necessariamente esperto di esegesi dantesca, prefiggendosi soprattutto la finalità di rafforzare – tra i residenti della provincia di Bolzano, nonché dell’Euregio, – la comprensione e l’apprezzamento nei confronti del massimo capolavoro della letteratura italiana, nel settimo centenario della scomparsa del suo autore.

Il programma

13 febbraio. “Ulisse” (Inf. XXVI), Giovanna Corazza e Valentina Gallo. 27 febbraio. “Il conte Ugolino” (Inf. XXXIII), Marco Sirtori e Thomas Persoco. 13 marzo. “Manfredi” (Purg. III), Paolo Pellegrini, Franziska Meier) 27 marzo. “Sordello” (Purg.VI – VIII), Francesco Sberlati e Paolo Rambelli) 10 aprile. “Oderisi da Gubbio” (Purg. XI). Giorgio Zanmetti e Albero Bertoni
24 aprile. “Guido Guinizzelli” (Purg.XXVI), Giorgio Barachini e John Butcher. 8 maggio. “Piccarda Donati” (Par. III), Luca Lombardo e Guiglielmo Barucci.22 maggio. “Folchetto di Marsiglia” (Par. IX), Hans Honnacker e Giovanni Fiesoli. 12 giugno. “Cacciaguida” (Par.XV – XVIII), Raffaele Giglio e Elena Laureti. 26 giugno. “Pier Damiani” (Par.XXI), Ester Pietrobon e Matthias Bürgel.


Il primo incontro dei Dialoghi Danteschi (“Francesca da Rimini”) è visibile su Youtube e Facebook; per informazioni: www.adsit.org.

Il mistero del volto di Dante

“L’Italia è il Bel Paese”, “non mi tange”, “senza infamia e senza lode” . Sono frasi che vengono utilizzate nel linguaggio comune, ma hanno origine da una delle menti più eccelse della nostra letteratura, il Sommo Poeta. Dante Alighieri – che in realtà si chiamava Durante Alagherii de Alagheriis – è parte della nostra cultura tricolore, nonché padre riconosciuto della lingua che parliamo oggi. Ha ispirato poeti, scrittori, registi, fumettisti, astronomi e creatori di videogiochi; il suo volto è comparso sulle monete da 2 euro, e sin dalla metà dell’Ottocento sulle latte di una nota marca di olio di oliva che veniva esportato nelle Americhe, destinato alle comunità di emigrati italiani. Già, il volto di Dante, quel profilo riconoscibilissimo incorniciato da un cappuccio rosso, la corona d’alloro e un gran nasone. Era stato il suo collega Giovanni Boccaccio, suo più grande estimatore, a tramandarci la sua fisionomia: di mediocre statura, un po’ gobbo, con un naso aquilino, gli occhi grandi, una mascella pronunciata e avanzata rispetto al labbro superiore, con un volto sempre malinconico e pensoso. Insomma, una descrizione che ha lasciato pensare a tutti noi che il Sommo Poeta non assomigliasse esattamente a Brad Pitt.
In realtà Dante non era brutto. Si, beh, non era esattamente un bell’uomo, ma era meno brutto di quanto si sia sempre creduto.
Almeno questo è risultato da uno studio realizzato qualche anno fa da una squadra guidata da Giorgio Gruppioni, antropologo dell’Università di Bologna, che riuscì a realizzare al computer un volto i cui tratti somatici corrisponderebbero al 95 % a quello reale. I tecnici del laboratorio di realtà virtuale della II Facoltà di ingegneria della sede distaccata di Forlì dell’ateneo hanno creato addirittura vari possibili aspetti dell’aspetto del poeta, ma sempre e comunque senza il mento prominente che tutti disegnano. E col naso grande e storto, ma non proprio aquilino, pare a causa del setto deviato: il classico “profilo dantesco” è sparito quasi del tutto.
È attendibile questa ricostruzione? Pare proprio di sì, perché esiste un altro ritratto che lo riproduce giovane e bello: una tavola del 1470, proveniente dallo stacco di un affresco del Trecento, passata nel corso dei secoli nelle mani di numerosi nobili e collezionisti e finalmente giunta a noi per rivelare la sua identità. Attribuita al giottesco Puccio Capanna, la tavola mostra un Dante giovane e affascinante, “dai tratti dolci e dalle sembianze aristocratiche, con un viso sfilato dai grandi occhi riflessivi”, come spiegato dall’esperto Andrea De Liberis.
Bello o brutto che fosse, il Sommo Poeta ci ha lasciato un’eredità inestimabile, quella che la maggior parte di noi riesce apprezzare soprattutto “nel mezzo del cammin di nostra vita”.
A proposito: “Bel Paese” è l’espressione che usa per definire l’Italia nel canto XXXIII dell’Inferno. “Non mi tange” è una frase che Beatrice dice a Dante per tranquillizzarlo nel Canto II dell’Inferno. “Senza Infamia e senza lode” viene utilizzata dal Sommo poeta nel III canto dell’Inferno per indicare gli ignavi, quelle persone che si rifiutano di prendere una posizione.

In foto: La tavola del 1470 e la ricostruzione al computer del volto di Dante

Autore: Luca Masiello

Gli originali presepi di Carlo Margoni

Da ormai 5 anni, Carlo Margoni, che vive a Pineta di Laives, ha 65 anni ed è un ex carpentiere in ferro, costruisce presepi. L’idea, racconta, gli venne quando suo cognato gli chiese di costruire una capanna. “In famiglia siamo sempre stati portati per i lavori manuali. Così è nata questa nuova passione”. Col tempo, le sue opere sono diventate più elaborate. “Costruisco io anche i personaggi che animano i miei presepi. Ma se le capanne e le strutture riesco a costruirle con relativa facilità, i vestiti, per me, sono più difficili. Fortunatamente ho trovato il supporto di una persona che ha deciso di aiutarmi a prepararli. E di recente ho anche collaborato con la cooperativa sociale Kaleidos di Bolzano. Mi hanno dato un contributo prezioso, preparando i vestiti per dieci personaggi del presepio dei musicisti”. Quella di Margoni è una passione che non ha scopo di lucro.

“Mi piacerebbe, quando si potrà, che qualcuno venisse a farmi visita per vedere i miei presepi. Per ora, non li ho ancora esposti. Sia per la situazione di questo periodo, che per la difficoltà di trasportarne fuori di qui alcuni. I personaggi sono grandi venti centimetri: sarebbe un bel lavoro dover riassemblare tutto, dopo”. Ma la speranza di Margoni è di poter coronare, un giorno, questo sogno. “Per me, costruire presepi è un’attività molto importante, che mi ha accompagnato a lungo. Per diverso tempo non ho costruito nulla: ho anche la passione per la fotografia, e dedicavo il mio tempo a visitare l’Alto Adige. Adesso, invece, mi capita di vedere da qualche parte, per esempio nei musei, qualcosa che voglio riprodurre, e a quel punto continuo a pensarci. Sono arrivato perfino a sognarmelo, da quanto ci tengo”. Chiunque fosse interessato ad affiancare Margoni nella produzione dei vestiti degli omini, oppure a vedere dal vivo le sue opere, può contattarlo al numero 3477309511.

Si sono conclusi i lavori di ristrutturazione

In foto: Durante l’innaugurazione

LAIVES Si torna finalmente a nuotare nella piscina coperta di Laives. Si sono infatti conclusi i lavori di ristrutturazione dell’impianto natatorio in zona scolastica, che è tornato a disposizione delle società sportive cittadine e che presto dovrebbe essere aperto anche al pubblico.
La mattina del 13 gennaio, l’intera giunta comunale ha voluto tenere a battesimo la struttura, che è stata rinnovata completamente. I lavori sono costati complessivamente circa tre milioni di euro, e ora gli appassionati del nuoto possono contare su una nuova vasca con cinque corsie (una in più rispetto al passato) e impianti tecnologici di ultima generazione.
“È stato un anno difficile per lo sport e tutte le società ne hanno sofferto”, ha esordito il sindaco Christian Bianchi. “Il mio auspicio è che l’apertura della piscina ristrutturata sia un segnale importante per la ripresa delle attività e che le nostre associazioni possano tornare a vivere e a far fare sport ai loro ragazzi. E questo è solo il primo passo, visto che siamo molto impegnati a dare a Laives strutture sportive all’avanguardia: nei giorni scorsi abbiamo approvato il progetto esecutivo per l’ampliamento della zona Galizia, che costerà 4,5 milioni di euro, e a breve approveremo la copertura della pista di pattinaggio, per la quale è previsto un investimento di 2,5 milioni. Il tutto a conferma della nostra convinzione di quanto sia importante lo sport per tornare alla normalità”.
La piscina coperta è stata ristrutturata in due lotti. Il primo, avviato circa due anni fa, riguardava il rifacimento degli spogliatoi, delle docce e soprattutto delle strutture portanti (è opportuno ricordare che sopra la piscina si trova il palazzetto dello sport).
“Con il secondo lotto – spiega l’assessore ai lavori pubblici Raimondo Pusateri – siamo intervenuti sulla vasca e sugli impianti, rinnovandoli completamente. In questo modo, adesso possiamo contare su una struttura moderna, con impianti tecnici di ultima generazione, sia per quanto riguarda la sanificazione dell’acqua, che per quanto riguarda il controllo del cloro e la temperatura. Originariamente era prevista la posa di una vasca in acciaio, ma mi sono battuto affinché venisse realizzato un rivestimento in piastrelle azzurre, perché anche l’occhio vuole la sua parte: così, la struttura è sicuramente più gradevole”.
Molto soddisfatto anche l’assessore allo sport, Luca Dallago, che ha ricordato quanto la giunta comunale sia sempre vicina alle esigenze di tutte le associazioni. “Per l’Ssv e per tutti i nuotatori di Laives è stato un anno molto difficile, ma ora spero che si possa ripartire a pieno ritmo”. “L’Ssv – prosegue Dallago – ha inoltre messo a disposizione una speciale sedia che consente ai disabili di entrare e uscire dalla vasca comodamente seduti”.
Nel prossimo futuro, l’obiettivo dell’amministrazione comunale è di riaprire al pubblico la piscina, prevedendo un paio di aperture alla settimana, presumibilmente una volta alla sera e una al mattino presto.

Comunità Amiche: primo bilancio

In foto: Progetto sulla gratitudine

Si è da poco concluso il 2020 e con esso, nel mese di dicembre, anche i Sente-mente®Laboratori per famigliari delle persone che vivono con la demenza. Un progetto che ha visto la partecipazione di 15 famigliari determinati a imparare a far accadere cose belle nella propria vita e in quella dei propri cari e a crescere in un’idea diversa di malattia, che metta in risalto non quello che la persona inevitabilmente perde, ma quello che continua a vivere nonostante la diagnosi.
Un cammino iniziato a settembre e portato avanti in presenza fino al settimo incontro, quando le circostanze ci hanno condotti alla scelta di svolgere i 5 che mancavano online. I nostri partecipanti non hanno desistito, e si sono affacciati con successo a quello che per molti di loro è stato un primo passo nel mondo dei computer. Hanno saputo trasformare la difficoltà in opportunità.
Il viaggio in 12 passi ci ha condotti a esplorare questa malattia da nuove prospettive, ritrovando il valore delle piccole cose, che forse nella vita quotidiana ignoriamo perché diamo per scontate ma che, se apprezzate, possono restituire molta gioia. Abbiamo lavorato sulla consapevolezza del nostro “fare”, abbiamo riscoperto il potere della gratitudine e la forza del perdono. Un percorso che ci ha resi capaci di stare accanto alla persona di cui ci prendiamo cura, proprio come “compagni di viaggio”.
Riportiamo di seguito alcune impressioni dei partecipanti:
“Il laboratorio è stata un’esperienza formativa molto interessante. Entra in questa malattia in punta di piedi e permette di aprire nuove finestre grazie alle quali scopri che vicino a te c’è una persona nuova che ti chiede di essere accettata nella sua “nuova vita”.”
“Mi ha insegnato ad avere più rispetto nei tempi, nei modi, ad avere un approccio meno impulsivo e più dolce con il mio caro. Ho acquisito mezzi per affrontare il percorso che la mia famiglia e io stiamo intraprendendo.”
“Il corso che abbiamo fatto mi hai dato molti spunti, sono stata soddisfatta. Mi sono piaciuti diversi argomenti, per esempio il dire “grazie”. Vedo che mio marito è molto contento ed è soddisfatto quando gli dico grazie perché ha fatto qualcosa, si sente apprezzato. Poi ho sperimentato il valore del contatto, se gli prendo la mano e lo abbraccio vedo che si rilassa ed è più sereno e tranquillo. Ho imparato che è importante che noi, che assistiamo i nostri cari, siamo sereni e tranquilli anche quando abbiamo mille cose per la testa… Prima di rivolgerci a loro, abbiamo imparato a fare la respirazione che ci aiuta a essere più rilassati”.
“Il percorso del laboratorio è stato innanzitutto una bella esperienza a livello personale; inoltre, mi ha fatto capire che tante altre persone vivono i miei stessi problemi. Ho imparato che prima di tutto devo essere sereno e tranquillo io stesso, se voglio trasmettere serenità a qualcun altro. Inoltre, ho capito che sono io a dover entrare nel mondo della persona malata, dal momento che il contrario è impossibile, e cercare di apprezzare quel che c’è nella persona, quello che riesce a trasmettere. È stata una bella esperienza anche potersi confrontare con altre persone”.
“Grazie a questi incontri sento di aver migliorato l’approccio con mio padre e ho acquisito maggior consapevolezza delle possibilità di relazione che esistono nonostante la malattia. Ho potuto essere di aiuto anche a mia madre, alla quale ho spiegato come mettere in pratica gli esercizi e le nozioni imparate al corso.”
“I laboratori ci hanno dato delle armi semplici ma potenti (come la grande forza della gratitudine, l’importanza delle parole, il respiro consapevole, la posizione del nostro corpo), che ci aiutano a sentirci bene, e quindi a far sentire bene anche le persone che ci stanno accanto. Ci ha dato degli strumenti per poter andare avanti, anche da soli, e affrontare nuove situazioni con i nostri cari. Abbiamo fatto degli esercizi insieme. Non mi sento più sola. Proprio in questo periodo di CovidOVID, il corso è stato un grande aiuto per “non sentirsi abbandonati” nelle nostre lotte quotidiane con la malattia dei nostri cari. Ci siamo allenati insieme per stare bene con noi stessi, per renderci più forti, più resilienti, anche più benevoli nei nostri confronti (Roberta dice che siamo noi i giudici più severi di noi stessi). Ho capito meglio cosa succede ai nostri cari, come vivono in modo diverso il presente, l’importanza fondamentale dei sentimenti quando la mente “inizia a perdere colpi”. Un grosso grazie per tutto questo.”
Una pioggia di parole speciali ha innaffiato il nostro ultimo incontro: supporto, arricchimento, consapevolezza, serenità, sicurezza, fiducia, condivisione, energia, coraggio, accoglienza. Parole che, come semi, sono state piantate dentro di noi e, se ne avremo cura, sapranno far germogliare una nuova cultura intorno alla demenza.

Roberta Lenzi
Sente-mente felicitatrice

Laives, raccolta dell’organico

In questi giorni, Seab sta posizionando i primi contenitori per l’organico a Laives. La grande maggioranza dei cittadini, nel frattempo, ha già ricevuto il kit di raccolta e la lettera contenente la chiave classica oppure il “tag” elettronico. Nelle lettere personalizzate, ogni cittadino trova anche la posizione del “suo” contenitore. Tutti i cittadini che dispongono di una chiave potranno quindi iniziare a fare la raccolta appena troveranno il loro contenitore posizionato.
Entro il mese di gennaio saranno posizionati tutti i contenitori e distribuiti gli ultimi kit con le chiavi (per esempio ai cittadini trasferitisi di recente). La raccolta sarà avviata sull’intero territorio comunale.
Per sostenere la fase finale dell’introduzione del nuovo servizio, Seab, in cooperazione con il Comune di Laives, ha proposto anche un breve video che risponde ancora una volta alle domande più importanti: cosa si raccoglie e cosa no? Come si utilizza il kit di raccolta? Dove devo portare i miei rifiuti organici? E altri dubbi di questo tipo.
Il video è stato realizzato anche per sostituire, almeno in parte, le serate informative annullate a causa delle restrizioni Covid, ed è disponibile sul canale YouTube “Seab Bolzano Bozen”.
Sul sito internet www.fabiofabio.it, dedicato alla raccolta dell’organico a Laives, i cittadini possono inoltre trovare le risposte alle domande più frequenti, per esempio: “Faccio il compostaggio dei miei rifiuti organici. Posso disdire la partecipazione alla nuova raccolta?” oppure “A quanto ammonta la tariffa dell’organico?”. Questa sezione verrà aggiornata regolarmente in base alle domande che i cittadini porranno a Seab tramite il modulo di contatto presente sul sito.

Vizi immobile dopo l’acquisto: che fare?

La legge prevede che il venditore di un immobile debba garantire l’acquirente da tutti i vizi che impediscano di usare l’immobile per come convenuto o che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore.
Specularmente, è prevista una serie di tutele in favore dell’acquirente, finalizzate a ottenere la restituzione di una parte del prezzo pagato o, nell’ipotesi di vizi particolarmente gravi, lo scioglimento del contratto e la restituzione di tutte le somme già corrisposte.
La garanzia del venditore copre tutti i vizi dell’immobile, sia quelli cosiddetti “apparenti” (riconoscibili con l’uso della normale diligenza), sia quelli cosiddetti “occulti” (non riconoscibili a un esame immediato del bene o che sono rilevati solo dopo che ne sia iniziata l’utilizzazione, quali, ad esempio, infiltrazioni, difetto di insonorizzazione acustica, rumori provenienti da impianti di ascensore).
La garanzia del venditore non opera per i vizi che l’acquirente conosceva al momento del contratto.
Non appena scoperti i vizi, l’acquirente deve inviare al venditore la cosiddetta denuncia dei vizi: si tratta di una contestazione formale, anche se dal contenuto generico, in cui vengono indicati i difetti dell’abitazione.
Il compratore deve denunciare i vizi del bene comprato entro 8 giorni, decorrenti dal giorno in cui egli è stato in grado di esaminare l’immobile o, per i vizi occulti, dal giorno della loro scoperta.
Secondo la legge, due sono le azioni che l’acquirente può esercitare attraverso l’ausilio di un avvocato: a) chiedere la risoluzione (ossia lo scioglimento) del contratto, in presenza di vizi particolarmente gravi. Per effetto della risoluzione, l’acquirente deve restituire l’immobile, mentre il venditore deve ridare i soldi incassati. L’acquirente può, inoltre, chiedere il risarcimento delle spese sostenute e degli ulteriori danni subiti; b) chiedere la riduzione del prezzo (se ha comunque interesse a tenere l’immobile), parametrata alla riduzione del valore del bene, che viene solitamente calcolata attraverso una perizia tecnica.

Autore: Avv.to Dott. Massimo Mira

Vaccino: strumento necessario a proteggere se stessi e gli altri

Una delle cose più difficili da capire, in questo inizio del 2021, è come mai una percentuale non bassa di persone non stia aderendo alla campagna vaccinale a protezione dal coronavirus. Si fa fatica a comprendere dopo un anno tragico per i disagi, le sofferenze, la morte, causati dal contagio che tiene in scacco il mondo intero.

Il vaccino è l’unico strumento per contrastare e fermare il Covid-19, a meno che non si pensi che il morbo se ne andrà così come è arrivato o che non si voglia continuare a passare da un lockdown all’altro, sacrificando la vita sociale, le relazioni, il buon lavoro e l’economia.

Nessuno, al momento, intende togliere alle persone la libertà di vaccinarsi, anche se è inconcepibile che chi opera a contatto con persone che potrebbero ammalarsi e morire non sia tenuto a darsi questa forma di protezione. È stato detto giustamente che “comunicare i vaccini è una sfida ardua, che va a impattare sulla sfera emotiva delle persone, sulle loro paure”. Ciò però non vale certo per gli addetti ai lavori. Il vaccino serve soprattutto per tutelare le fasce deboli della società e coloro che, per motivi medici, il vaccino non possono farlo davvero. Ma questo non sembra ovvio, tanto che sono dovuti scendere in campo, tra gli altri, il presidente Mattarella (“Dal vaccino segnali di speranza”) e papa Francesco (“È un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri”).

Il rifiuto del vaccino è anche, almeno in parte, espressione di quell’individualismo esasperato che è, a sua volta, un virus difficile da sradicare. È l’atteggiamento che induce a pensare di poter vivere come se gli altri non ci fossero. Al contrario le nostre scelte hanno sempre una ricaduta sugli altri. Come il vaccino: posso farlo per proteggere me stesso, ma anche pensando di proteggere gli altri. In tal caso ho capito di avere una responsabilità in più (che non vuol dire meno libertà).

Autore: Paolo Bill Valente

Malattie fungine: curare l’oidio

L’oidio, detto anche mal bianco, è una grave patologia che può avere un impatto significativo sulle rese. Segnalato per la prima volta nel 1847 a Parigi, l’oidio si diffuse rapidamente in tutta Europa e giunse in Italia nel 1851. È una malattia causata da funghi Ascomycota della famiglia delle Erysiphaceae: si presenta con macchie miceliche polverulente, ovvero patine di colore bianco-grigiastre, a contorni indefiniti, simili alla farina, che ricoprono foglie, germogli, fiori e frutti. Le foglie colpite arrestano lo sviluppo, si accartocciano, ingialliscono e cadono, mentre i germogli hanno una crescita stentata e i bottoni fiorali originano fiori piccoli e malformati. I frutti attaccati da muffe e funghi non sono utilizzabili e il loro odore diventa sgradevole. L’oidio manifesta 1) infezioni primarie: avvengono in primavera con determinate condizioni climatiche (10°C e in presenza di piogge leggere – almeno 2,5 mm – con 15/20 ore di bagnatura fogliare, e sulle cui lesioni si producono dei conidi (spore) 2) infezioni secondarie: tipiche della stagione estiva e autunnale sono prodotte dalle spore del micelio svernante, che da quello sviluppatosi nelle infezioni primarie con determinate condizioni meteo (siccità 6/8 giorni, assenza precipitazioni > 25 mm, temperature medie 18/30° C con umidità relativa > del 40 %). Attacca salvia, zucchine, zucche, pomodori, bietole, cetrioli, radicchio, indivia, carote, sedano, prezzemolo, finocchio e anche i cereali come il grano saraceno e l’orzo, oltre che gli alberi da frutta, melo, pero, vite, pesco, fico, albicocco e piante ornamentali quali rose, begonie, dalie, calendule, alloro e ortensie.

Rimedi: 1) evitare ristagni umidi intorno alle piante; 2) evitare innaffiature sulle foglie; 3) rimuovere il fogliame verde in eccesso per favorire la circolazione dell’aria ed eliminare quello ormai secco o colpito; 4) macerato di equiseto, nel terreno; 5) infuso di tanaceto, nel terreno; 6) nebulizzatori fogliari con acqua, aceto di mele e bicarbonato di sodio, oppure con bicarbonato di potassio con olio di neem e cannella, la mattina presto; 7) acido lattico: cambia il pH sulla superficie delle foglie e ne contrasta la diffusione. Per la preparazione è consigliato usare 1 parte di latte in 2 di acqua. Il trattamento è da eseguirsi con uno spruzzino, al mattino presto, prima che il sole possa farlo evaporare velocemente. Effettuate questa operazione almeno 2 volte a settimana. È consigliabile, entro qualche ora dal trattamento, risciacquare con acqua le zone trattate; 8) fungo antagonista (Ampelomyces quisqualis), che invece di attaccare la piante si nutre del suo simile. Si miscela con olio minerale e si somministra preferibilmente in autunno, quando i resti dell’oidio cominciano la loro azione parassitaria sulla pianta.

Autore: Donatello Vallotta