La via dedicata ai Ventafridda, in zona

Tra le vie minori in zona industriale vi è via Domenico e Vincenzo Ventafridda. Diamo qualche notizia sul secondo, per il ruolo che ebbe per Bolzano. Dopo aver contribuito al successo del complesso produttivo della Società “Falck A.F.L.”, nel 1941 giunse  a Bolzano con la nomina di procuratore speciale e il 29 maggio 1942 assunse la carica di direttore generale delle Acciaierie di Bolzano, che mantenne fino al 1966, rimanendo nel contempo vicedirettore della Falck di Milano. Dirigente industriale di alte doti, tecnico valente e preparato, diede notevole contributo al progresso della moderna elettro siderurgia per la fabbricazione degli acciai speciali. La sua opera permise, nei difficili anni dal 1943 al 1946, la conservazione degli impianti e, a guerra finita, il potenziamento e l’ammodernamento dei mezzi di produzione. Non svolse solamente la sua opera di tecnico, ma anche una intensa attività di assistenza morale e materiale  a favore degli italiani, specie dei lavoratori della zona industriale e degli internati nel locale Lager, conducendo a buon fine, nei difficili momenti, delicate trattative con le autorità di occupazione. Fu sempre interessato alla vita della città e in particolare ai problemi dei quartieri operai. Lavoratore instancabile, dinamico, appassionato del suo lavoro, è stato stimato e  amato dalle maestranze e da quanti ebbero modo di conoscerlo, apprezzandone le doti. A Bolzano ebbe  incarichi dirigenziali in vari ambiti; tra l’altro, oltre che dell’Associazione industriali, dell’Ospedale civile, della Croce Rossa Italiana, dell’Istituto tecnico industriale. Generale fu il cordoglio per la sua scomparsa; dopo le esequie, che si svolsero a Milano il 12 ottobre 1982, nella chiesa di Santa Francesca Romana, la salma proseguì per Bitonto (Bari) per la tumulazione nella cappella di famiglia. Grande fu la partecipazione agli eventi funebri, con varie attestazioni pubbliche, come quelle di A.N.L.A., A.V.I.S., UNITALSI, Conferenza San Vincenzo, Associazione Industriali, Dirigenti Acciaierie.

Autore: Leone Sticcotti

Discodex: i grandi successi diAndrea Beggio ed Emanuele Zottino

Le storie musicali di Emanuele Zottino e Andrea Beggio sono partite nei lontani anni novanta e fanno echeggiare nomi come Khalmo e Croma, formazioni che si muovevano un po’ al di fuori, sia musicalmente che come raggio d’azione, degli angusti confini di questa piccola provincia spesso autoreferenziale. Negli ultimi quindici anni, le loro strade si sono incrociate spesso e i due sono stati anima e cuore di band non scontate come Controfase e RCCM: i loro anni venti del ventunesimo secolo si aprono con un nuovo progetto denominato Discodex che ha appena pubblicato un lavoro intitolato ironicamente Greatest Hits e dedicato alla produzione di brani strumentali da discoteca, ma non solo. I brani in esso contenuti sono per lo più intitolati con nome di stelle o comunque legati all’astronomia. Abbiamo chiesto loro se ci sia un motivo particolare a riguardo.

“Questo è un disco strumentale – ci ha risposto Zottino –, e quando abbiamo iniziato a lavorarci avevamo l’esigenza di nominare i file. Così, senza pensarci troppo, abbiamo dato ai pezzi che nascevano titoli provvisori riferiti allo spazio. Ricordo che dopo aver finito i pianeti, eravamo arrivati a titoli scemi come Cratere, Antimateria o Black Hole. Poi, come accade, ci si affeziona e un paio di loro si sono incollati così bene ai relativi mood che li abbiamo tenuti. Venus e Andromeda infatti sono perfetti così!”

Proprio Venus e Vesper, tra i molti brani del disco, si distinguono per la loro struttura che va molto al di là della semplice definizione di disco music elettronica. Come per le altre composizioni sono stati usati dei campionamenti tratti da composizioni altrui.

“Nei nostri brani – spiega Beggio – i campioni non sono strutturali, il nostro scopo non è quello di cercare e assemblare materiale già suonato per creare qualcosa di nuovo quanto piuttosto di inserire uno o due sample che interagiscono con il resto delle parti. In alcuni casi, come ad esempio in Drive, Alfa Gt Junior e Take Me Out, il campione è lo spunto di partenza; in altri casi, come ad esempio in Danguard e in Deutsche Disco Republik, i campioni sono stati aggiunti a pezzo compiuto, come sfumatura di colore.”

Ovviamente la domanda che nasce spontanea è quella che riguarda chi possano essere i fruitori di questa produzione, il pubblico delle discoteche o anche un pubblico che ascolta la musica a casa, in cuffia.

“La musica è ispirata alla disco elettronica – è sempre Beggio a parlare –, pensiamo che possa essere apprezzata anche al di fuori delle discoteche e attraversare diverse fasce d’età. Oltre alle suggestioni disco c’è anche un po’ di pop e minimal, il che dovrebbe far apprezzare questa musica anche a chi come me, non ha mai messo piede in una discoteca!”

L’uscita di Discodex Greatest Hits ci consente di provare a tirare le somme sulla scena attuale alla luce delle molte esperienze dei due artisti.

“Difficile dire cosa sia cambiato dai Novanta a oggi – è ora Zottino a parlare –, perché ovviamente anche noi siamo cambiati e a giudicare le cose oggi non hai lo stesso atteggiamento che avevi trent’anni fa. Ma mi piace la scena musicale oggi, per quel che conosco, e mi piace molto l’approccio che i giovani hanno alla musica di adesso e alla musica di una volta: sono sicuramente più aperti e liberi di come lo ero io alla loro età! Per quanto riguarda invece il gestire un progetto musicale, quello che trovo faticoso oggi è la sovrabbondanza di comunicazione: se una volta per suonare in giro ti bastava avere qualche contatto telefonico, ora passi molto più tempo sui profili social e ad adottare varie strategie comunicative. Per uno che vorrebbe occuparsi quasi solo di cose creative, questa comunicazione può risultare molto dispendiosa.”

Differente invece il punto di vista di Beggio, comunque interessante e condivisibile: “I Khalmo potevano permettersi di non confrontarsi con la scena locale per girare i locali e i centri sociali e tornare arricchiti di esperienza umana e musicale. Oggi la scena locale mi sembra (come allora) costituita per lo più da gruppi che orbitano a stretto raggio fra i pochi locali che ci sono in provincia. Inoltre sembra che l’idea di suonare in giro non interessi molte le nuove generazioni come invece interessava le vecchie.”

Discodex vi aspetteranno per il concerto inaugurale – “Greatest Hits release party” il 25 maggio prossimo al Sudwerk di Bolzano.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Il sogno della ferrovia in paese

Un tempo, Laives era nota in tutta la Regione soprattutto per il clima insalubre. Nei mesi estivi i cittadini della vicina Bolzano evitavano accuratamente il paesino ai piedi del Montelargo e gli stessi Laivesotti non disdegnavano i “freschi” in luoghi di montagna come Nova Ponente e Monte San Pietro. Non tutti se li potevano permettere ma erano comunque molte le famiglie che portavano in altura la famiglia e bestiame. In autunno, il rischio di ammalarsi di malaria diminuiva e allora si riscendeva a valle. 

Anche i collegamenti viari tra Laives e Bolzano erano pessimi se non disastrosi. Prima dell’arrivo della ferrovia, non c’erano che i carri o i “postali”: ma la strada era talmente dissestata e pericolosa che solo chi doveva urgentemente spostarsi la percorreva. Certo, ogni giorno si sentiva il frastuono delle ruote dei carri trainati da buio che svolgevano il servizio di trasporto merci tra il porto fluviale sull’Adige e i mercati bolzanini ma questi, con i loro carichi pesanti, non facevano che peggiorare lo stato della strada.

Oltre all’arrivo della ferrovia a metà 800, fu la regolazione del corso dell’Adige a migliorare considerevolmente la situazione. A tal proposito, il 5 febbraio 1896 il giornale “Bozner Nachrichten pubblicò una lunga “Correspondenz” da Laives, che ben ci illustra la situazione in paese. Sorprendente la scoperta che in quel periodo ci si illudesse veramente che la linea ferroviaria appena inaugurata potesse essere spostata verso il paese per consentire in tal modo a Laives di ottenere collegamenti migliore e, addirittura, di diventare un centro sciistico.

“Il nostro paese – scrive il giornale – era malfamato tanto che chiunque ha certamente sentito parlare della temuta “morte di Laives” ovvero della febbre malarica che ha infestato per secoli il paese. Fino a quarant’anni fa, questa grave malattia era temutissima in Bassa Atesina ma oggi, grazie a Dio, la situazione è radicalmente cambiata grazie alla regolazione del fiume Adige. I terreni paludosi attraversati dalle lente acque del fiume sono stati trasformati in suolo fertile in cui cresce la vite di uva fragola che consente agli agricoltori di godere di un reddito sicuro. Anche la situazione del traffico è migliorata di molto: fino a dieci anni fa, nessuno avrebbe intrapreso una gita da Bolzano a Laives ma oggi la situazione è cambiata anche in questo senso. Nei giorni festivi e nelle belle domeniche primaverili e estive centinaia di escursionisti di entrambi i sessi visitano Laives, alcuni giungono in ferrovia, altri in sella ai cavalli e altri ancora per pedes apostolorum. Musicisti, sportivi, pittori e letterati si dirigono con piacere verso l’albergo Pfleg del signor Ebner. È un vero peccato che invece non si realizzino i sogni degli sciatori, sport che viene praticato anche dai giovani bolzanini. Il fatto che la Südbahn attraversi la valle e la stazione si trovi ad una notevole distanza dall’imbocco della Vallarsa, impedisce a questi sportivi di raggiungere comodamente le pendici montane. E purtroppo bisogna aggiungere, che il sogno dei cittadini di Laives di vedere spostata la linea ferroviaria sotto la montagna, in modo da avere finalmente la stazione in centro o addirittura ai piedi del Montelargo, pare definitamente spento. Anche i 3000 pellegrini che annualmente partono da Laives per raggiungere Pietralba dovranno continuare a recarsi dalla lontana stazione ferroviaria fino all’imbocco della Vallarsa a piedi. Siamo convinti che una fermata all’imbocco della Vallarsa sarebbe una vera e propria fortuna non solo per Laives e i turisti che la visitano ma anche per la vicina Bronzolo.”

Autore: Reinhard Christanell

Obiettivo Italia: anche Merano partecipa

Sono stati ben 82 i cittadini volontari che nel fine settimana del 6 e 7 maggio sono stati ritratti dai professionisti del FotoClub Immagine Merano Bfi nell’ambito del progetto Obiettivo Italia – Censimento Fotografico organizzato in tutta la Penisola. Gli scatti dedicati a questi 82 meranesi saranno esposti a Torino alle Gallerie d’Italia a partire dall’8 dicembre.

Il compito non era facilissimo, eppure i fotografi meranesi sono riusciti a riscuotere un buon successo in termine di adesioni. Il Fotoclub ha partecipato al nuovo progetto fotografico collettivo nazionale organizzato da Fiaf, Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica in occasione del 75° anno di attività. In contemporanea con gli oltre 550 Circoli Fotografici affiliati Fiaf, è stato allestito un set fotografico presso la sede in Via Vigneti 3 a Merano per raccogliere i ritratti degli Italiani e realizzare così il più ampio affresco corale della popolazione nazionale. 

Ogni cittadino è stato fotografato secondo uno schema iterato con metodo e rigore: inquadratura frontale, profondità di campo ridotta e ambientazione essenziale, affinché, in assenza di altre distrazioni visive, ciascun soggetto possa essere collocato con precisione nel tessuto sociale, diventando un tassello del mosaico finale.

L’ampio corpus di immagini che saranno raccolte, intatti, fornirà un ritratto dell’odierna società italiana e della sua composizione, con preziosi risvolti culturali, sociali e di costume.

“L’idea della Federazione è che la fotografia sia principalmente un fatto sociale, un eccellente strumento per raccontare la contemporaneità dove tutti siano protagonisti, come fruitori ma anche come parte integrante della rappresentazione – ha dichiarato Roberto Rossi, presidente Fiaf – Per questo, per festeggiare i 75 anni della nostra storia, con Obiettivo Italia vogliamo restituire alla collettività un mosaico fotografico della popolazione residente in Italia oggi realizzato da tutti noi, con decine di migliaia di volti per guardarci allo specchio come Paese, grazie alla Fotografia”.

Autore: Luca Masiello

La Dante premia160 nuovi e giovani “linguisti”

È stata una serata all’insegna della sostenibilità e della cultura italiana quella tenuta martedì 9 maggio all’auditorium Haydn di Bolzano in occasione della “Giornata della Dante”. Quest’anno sono stati 160 gli alunni delle scuole di tutti i gradi e di tutti e tre i gruppi linguistici della Provincia premiati dalla Società Dante Alighieri. Due le principali tematiche affrontate dalle scuole durante l’anno scolastico che si sta per concludere: gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e Alessandro Manzoni, per l’anniversario dei 150 anni dalla morte.

Oltre ai giovani “linguisti” che hanno ottenuto il premio Dante, sono stati premiati anche i due vincitori a livello provinciale delle Olimpiadi di italiano, Alex Beato e Sophia Crivellaro, provenienti da scuole di lingua tedesca. Premiati pure i 4 vincitori, su 96 partecipanti, del “Progetto Minecraft” che hanno utilizzato il celebre videogioco per raccontare il viaggio del Sommo Poeta all’inferno.

Un riconoscimento speciale, infine, è stato riservato a Zaccaria Dellai, insignito del titolo di Alfiere della Repubblica dal Presidente Mattarella per i suoi progetti culturali in favore degli anziani.

“Quest’anno è stato un ritorno alla normalità, sono riprese le certificazioni linguistiche Plida e le attività dei nostri giovani. Credo sia veramente importante che le scuole abbiano dedicato le proprie energie al tema della sostenibilità”, dice la Presidente Raffaella De Rosa. “Dante è amato da tutte le fasce d’età – prosegue Damiano Visentin – e il nostro compito, come gruppo Giovani dell’associazione, è quello di allargare le proposte riservate agli adulti a tutti i giovani interessati”.

Tra questi ultimi, c’è proprio Alex Beato, classificato al diciassettesimo posto tra i 40 finalisti alle Olimpiadi di italiano. “Come mai l’interesse per questa materia? Nonostante io frequenti la scuola in lingua tedesca, l’italiano rimane la lingua del cuore. Penso sia importante che proprio qui in Alto Adige continui ad essere coltivata. Le prove che mi sono state sottoposte le ho trovate stimolanti: è un’occasione che non capita tutti i giorni. Inoltre, non scrivo molti temi in classe, per cui questa è stata anche un’opportunità per esercitare la forma scritta”, racconta Beato.

Tra gli alunni saliti sul palco, anche una giovanissima studentessa delle scuole primarie che ha espresso così il suo rapporto con la lingua italiana: “Sono davvero contenta di essere arrivata fin qui. Mi è sempre piaciuto scrivere storie e, come a me, anche a molti miei compagni di classe”.

La premiazione è stata arricchita da 3 intervalli musicali che hanno visto Greta Marcolongo e Michele Giro esibirsi insieme al coro degli scolari delle Longon, nonché in duetto. 

La cerimonia ha testimoniato come la cultura italiana possa essere declinata in varie forme: dal mondo digitale a quello musicale fino alle maniere più classiche. L’evento è sicuramente destinato a ripetersi; la platea e i partecipanti, invece, ad essere sempre più numerosi.

Autore: Andrea Dalla Serra

Gli affreschi di Albert Stolz sulla facciata est e sud del municipio di Merano

Nel 1929 fervevano i lavori per la costruzione del nuovo municipio. Per le decorazioni pittoriche delle pareti esterne ed interne fu scelto e incaricato l’artista bolzanino Albert Stolz che decorò le facciate con tematiche e tecniche pittoriche differenti. 

Tanto l’edificio che le pitture suscitarono sentimenti contrastanti fra la popolazione del tempo ed è possibile coglierne le voci leggendo gli articoli redatti dal giornalista Albert Ellmenreich che ne diede un giudizio positivo. Ai suoi occhi infatti l’opera pittorica dello Stolz sulla facciata est dell’edificio, appariva intrinsecamente legata alla pittura tradizionale tirolese e specificatamente vicina al tratto tipico del pittore Albin Egger Lienz. 

“A metà tra pittura e plastica le figure, che ricordano i tratti di quelle di Albin Egger Lienz, rappresentano nell’odine, il Diritto, la Giustizia e il Governo, la Concordia il Lavoro, l’Agricoltura e il Commercio e, infine, il Turismo. Tali personificazioni sono affidate a figure piene di forza, dei quali lo stato può andare fiero.” 

Di fattura completamente diversa appare invece l’affresco raffigurante il Sant’Urbano e posto proprio sotto la torre dell’orologio del municipio. 

Il santo caro ai vignaiuoli si presenta in primo piano e, come in una istantanea, nell’atto di incedere: il braccio discosto dal corpo che apre ed amplifica le volumetrie della preziosa veste liturgica, la mano guantata salda sul vincastro. Il suo corpo è creato dagli ampi volumi del pregiato tessuto chiaro e cangiante del vestito, le cui ricche bordure decorate a ricamo e il razionale ne sottolineano i confini lasciando intravedere il biancore della sopraveste liturgica, col suo pizzo raffinato. Grappoli d’uva, i suoi attributi, ritornano più volte, sia in mano al santo che a decorare il pastorale, sia in primo piano a destra e a sinistra ai piedi del santo. Sullo sfondo uno scorcio della città circondata dalle sue vette innevate, con la sua parrocchiale, Monte Benedetto e la torre di Castel Ortenstein coi vigneti e, più in lontananza, Castel Tirolo. 

Sulla facciata sud, proprio a coronare la prima arcata dei portici, campeggia il terzo affresco di Albert Stolz. 

Esso si presenta suddiviso in riquadri, quasi l’insieme di fotografie giustapposte in un album dei ricordi. Al centro infatti spicca il monocromo con il palazzo rinascimentale demolito per far posto all’attuale edificio municipale. Sotto vi compaiono le date precise: 1317 – 1930. Le altre sono invece istantanee, tenuemente policrome, che rappresentano momenti diversi della sua costruzione.  Nella prima un ingegnere studia la nuova e dettagliata planimetria aperta dinnanzi a lui. Più sotto, un muratore è armato degli strumenti necessari per intonacare la parete. Sul lato opposto un carpentiere seduto su un’asse ma con una gamba già spinta nel vuoto sembra far leva sull’ascia col braccio muscoloso per spiccare il salto. Sotto di lui un muratore, piegato dal peso del sacco che porta in spalla, sta salendo una ripida scala. Sotto la scala si trova la firma dell’artista. Si legge: “Alb. Stolz Bolzano 1931”.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Musica e tanta cultura

Qui Intervista a Max Carbone. Pubblicista, copywriter, autore televisivo, musicista non professionista, Max Carbone è stato direttore artistico per 8 edizioni di AlpsKlang. Dal 2023 è direttore artistico di “ur-klang/music comes from everywhere”. è membro fondatore della piattaforma online OSKOWEBTV, per la quale cura la rubrica “linee aeree”. Vive con Delia e ha due figli, Alice e Tommaso.

La cosa che mi piace di me.

Le mani, le ho prese da mia madre. Poi riesco a ridere delle mie battute surreali. Sono creativo in cucina, con ottimi risultati. Potrei anche definirmi un soggetto con alta capacità di rimozione, ma è un’attività molto pericolosa perché quello che butti fuori dalla porta rientra dalla finestra.

Il mio principale difetto.

Questo lo lascio dire a chi mi conosce. Potrei dire di essere scarsamente empatico.

Il mio momento più felice.

La nascita dei miei figli. Meno poetica fu quella volta che, sui 15 anni, riuscii, prima del mio amico Fabio, a buttarmi di testa dal terzo trampolino del lido di Merano. Il coraggio me lo feci venire perché passava la ragazzina che mi piaceva.

Le persone che ammiro di più.

Tutte le persone capaci di disciplina, cosa che a me difetta. Anche coloro che hanno la capacità di dire di no.

Un libro sull’isola deserta.

La trilogia del potere di Juenger, Le scogliere di marmo, Heliopolis e Eumeswil  e la trilogia di Valis di Dick. 

La mia occupazione preferita.

Leggere libri e ascoltare musica. Ma più di tutto suonare il mio Fender Jazz con i miei amici musicisti.

Il paese dove vorrei vivere.

Sei mesi a Lizard, in Cornovaglia, e sei mesi a Napoli.

Il mio piatto preferito.

Tutto il pesce, a colazione compreso. Ho un amico che fa i canederli con le sarde, in questo caso resto perplesso e non li ho ancora provati.

Non sopporto…

Tutti i fanatismi. Poi, di sicuro, il fegato e la trippa. 

Per un giorno vorrei essere… 

Colui che è in grado di decidere la sorte di tutti i dittatori. 

La mia paura maggiore.

Le grandi navi, in altre vite sono certamente deceduto in un disastro navale.

Se fossi un animale sarei…

Una rondine, lassù a far casino d’estate con tutte le altre. E poi migrare. 

Mi sono sentito orgoglioso quando…

Forse quando alle elementari la maestra Riva decise di affidarmi il compito di andare col marito a consegnare i regali di Natale alle famiglie dei loro amici. Tornai a casa con una bella mancia, tante monete.

Il mio motto.

è assegnato a Pulcinella: dove c’è una catastrofe c’è sempre una via di uscita.

Il dono di natura che vorrei avere 

L’orecchio assoluto.