La Bassa Atesina tra Romani e Teutisci

La punta sud-occidentale dell’area linguistica tedesca in Bassa Atesina si estende dalla catena della Mendola fino al corso del fiume Adige. Ad eccezione del paese di Cortina, che forma un’isola in mezzo alla valle, gli altri comuni sorgono sui conoidi alluvionali ai piedi della montagna come Termeno, Cortaccia e Magrè oppure su terrazzamenti più o meno estesi come Sella, Ronchi, Corona, Niclara, Penone e le due frazioni di Favogna – località un tempo comprese nella grande parrocchia di Caldaro. 

Ovviamente non sempre in quel lembo di terra vivevano “parlanti teutisci”, come venivano chiamati all’epoca dei Franchi di Carlo Magno. I teutisci (da cui il dialettale todeschi) arrivarono gradualmente e in piccoli gruppi a partire probabilmente dal IX secolo e si stabilirono qui come già nel resto della zona alpina per lavorare la terra o per trovare occupazione nelle miniere. Avvenne allora, anche in Bassa Atesina, quella che oggi, con un termine terribile, qualcuno chiama “sostituzione etnica” – in realtà una naturale alternanza di popoli dovuta a vari fattori quali il clima, le guerre, le carestie, la scarsa natalità eccetera. La vecchia popolazione romano-bizantina, insediata da mezzo millennio, sfiancata e decimata dalle guerre con gli invasori, non era più in grado di affrontare da sola le sfide del tempo. Le prestigiose villae continuarono a esistere ma progressivamente vennero a mancare le “braccia”: i contadini, i soldati, poi anche gli artigiani, i servi e gli schiavi. Un fenomeno molto lento ma inarrestabile, che inevitabilmente attirò popolazioni migranti in cerca di spazio vitale. 

I Longobardi si insediarono massicciamente in questa terra che stava perdendo la propria forza e infatti la tradizione longobarda rimase in vita a lungo ed è ancora oggi riconoscibile. I Longobardi arrivati in Italia nel 568 sotto la guida di Alboino erano un popolo di migranti, partiti nel II secolo dall’Europa settentrionale per approdare in Pannonia nel VI secolo. Erano un piccolo popolo di qualche migliaio o decina di migliaia di persone. Trovarono una situazione dissestata e favorevole all’invasione in quanto le guerre tra Bizantini, eredi dei Romani, e Ostrogoti, a loro volta un popolo germanico insediatosi nell’Italia settentrionale, aveva dissanguato il paese. Insomma, quella che oggi viene chiamata “denatalità”, contribuì anche allora all’arrivo massiccio di popoli migranti, quasi tutti provenienti dalla zona scandinava o dell’Europa orientale.

Conosciamo pochi dettagli documentati sull’epoca ostrogoto-longobarda, ma certamente per quanto riguarda il territorio della Bassa Atesina occidentale la presenza dei Longobardi fu un fattore di grande rilievo – tanto che successivamente – dopo l’anno 1000 – anche i principi-vescovi di Trento mantennero in vita il sistema amministrativo e giurisdizionale dei loro predecessori. Insomma, in questa parte dell’Unterland si continuò a lungo a vivere secondo le leggi longobarde. La gastaldia di Termeno-Cortaccia-Magrè era retta da un gastaldo nominato dal vescovo di Trento con il compito di amministrare la giustizia e, soprattutto, riscuotere le tasse.  Si trovavano in quel territorio gli stessi paesi di oggi, fondati molti secoli prima, ma la loro dimensione era ridottissima, in molti casi non più di alcuni masi direttamente derivati dalle antiche villae romane. C’era quindi l’estremo bisogno di ripopolare la zona e probabilmente per questa ragione i Longobardi del nascente ducato di Trento favorirono lo stanziamento massiccio di migranti proprio tra la vecchia Metz (poi Kronmetz / Mezza Corona) nella Piana Rotaliana e la punta meridionale del Monte di Mezzo, sulla riva destra dell’Adige. 

Al posto delle vecchie ville romane lentamente arrivarono le curtes longobarde. Non a caso qui abbiamo i paesi di Cortina e Cortaccia, che ricordano proprio questo tipo di insediamento. Le curtes longobarde occupavano e amministravano vasti territori presidiati da arimanni, contadini liberi armati. Non erano semplici tenute agricole ma complessi sistemi di insediamenti agricoli e residenziali che costituivano l’unità di base dell’organizzazione sociale ed economica del territorio. 

Autore: Reinhard Christanell

“Il privilegio del mio lavoro? Il lato umano dei campioni” 

Uno dei decani del giornalismo sportivo italiano è un cittadino di Bolzano. Per quasi  due decenni, Ezio Zermiani è stata la voce e il volto delle telecronache delle competizioni motociclistiche e automobilistiche sulla RAI. Ha interpretato il suo ruolo di inviato in pista con estro e inventiva, guadagnandosi sul campo la stima e l’amicizia dei tanti fuoriclasse raccontati in una carriera ricca di soddisfazioni. La nostra intervista.

Zermiani, come nasce la Sua passione per il giornalismo? 

Parte tutto dalla mia città, Bolzano. All’epoca degli studi universitari – studiavo Ingegneria a Bologna – avevo cominciato a collaborare come esterno con la sede Rai di piazza Mazzini. In quegli anni collaborai anche a programmi radiofonici famosi come “Chiamate Roma 3131”. Quando venni assunto in pianta stabile, nel ’75, cominciai ad occuparmi di cronaca nera e giudiziaria ed ebbi la possibilità di affrontare alcuni casi di cronaca che ebbero eco mediatica nazionale. 

Ci aiuta a ricordare quali?

Ad esempio, il delitto della perpetua della Val d’Ultimo, il cui processo venne rifatto tre volte. Poi mi interessai dei delitti di Marco Bergamo. Grazie alle mie inchieste, venne scagionato un portiere di notte che era stato inizialmente accusato di essere il responsabile dell’uccisione di una prostituta che in realtà era stata vittima di Bergamo. In seguito a questi casi, nel ’78 venni chiamato a Milano da Sergio Zavoli che aveva fondato il GR1. Non ci pensai due volte a trasferirmi in Lombardia.  

Lì ebbe inizio la sua seconda carriera, quella che la rese il giornalista per eccellenza del mondo dei motori.

In precedenza, ovviamente, avevo già fatto incursioni nel territorio del giornalismo sportivo. Ero appassionato di moto e macchine e chiesi se interessavano contributi per la Domenica sportiva. Iniziai con servizi sulla sicurezza nel mondo delle gare di motociclismo: un aspetto del tutto trascurato all’epoca, i piloti morivano come mosche. Quando cominciai, a fine anni ’70, era l’epoca dominata da Niki Lauda. Dai primi anni ’80 in avanti, ero sempre in trasferta per fare le telecronache di moto e F1. Posso affermare tranquillamente di aver fatto almeno una volta il giro del mondo. 

Qual è lo sportivo che più l’ha colpita?

Ho avuto modo di entrare in confidenza con grandi campioni come Prost, Piquet, Nannini, Alboreto, anche Alonso, tra i tanti. Ma il più grande per me rimane Ayrton Senna che purtroppo non è più tra noi.  

Chi era Senna, una volta smessi i panni del pilota di Formula Uno?

Era un uomo a tutto tondo. Non era solo il grande campione dell’automobilismo che tutti conosciamo. Dava una mano ai bambini di strada brasiliani, pagando loro cibo e istruzione, come oggi continua fare la fondazione che porta il nome. Era un pilota dall’animo nobile che faceva un lavoro pericoloso non per i soldi o la fama ma per aiutare chi ne aveva bisogno. Altri bei ricordi mi legano all’amico Michele Alboreto, purtroppo prematuramente scomparso, con cui facevamo una trasmissione insieme. Una volta, tra Natale e Capodanno dell’87, ci incontrammo a Maranello a provare in pista la nuova Ferrari da strada, la F40. Poi si decise di usare la macchina, non ancora omologata, per andare dalla famiglia di Michele e facemmo un servizio su quel folle viaggio da Modena a Milano. Il grande vecchio, Enzo Ferrari, si infuriò. Poi vide il servizio e mi mandò una nota per complimentarsi.  

Com’era il mondo del giornalismo sportivo, a quei tempi?

Era completamente diverso da oggi. Allora si viveva in simbiosi con i campioni sportivi, si riusciva a coglierne il lato umano, a conoscere le loro famiglie e le loro storie. Ti affidavano segreti e confidenze e tu dovevi scegliere di non raccontare alcune cose perché era un rapporto basato sulla correttezza, la fiducia e l’amicizia. A volte, con le loro famiglie e le nostre, facevamo le ferie insieme. Io ero solito intervistare i piloti sulle griglie di partenza, pochi secondi prima che schiacciassero l’acceleratore. Adesso è inimmaginabile. Ora ci sono conferenze stampa e interviste uguali per tutti, anche perché una parola di troppo, pronunciata nel momento sbagliato, può causare disastri finanziari. Noi abbiamo consumato tante suole delle scarpe per scovare le notizie e raccontarle. Oggi il pc e internet, che sono molto utili, forse ci hanno reso un po’ più pigri. Io rimango convinto però che il giornalismo vada fatto recandosi sui luoghi degli avvenimenti in prima persona, per vedere con i propri occhi e ascoltare i testimoni, come mi ha insegnato Sergio Zavoli.  

Autore: Nilo Ruggeri

Alloggi per gli universitari

Consapevole dell’alto costo degli affitti e delle difficoltà che gli studenti affrontano nel trovare alloggi adeguati, la Provincia di Bolzano ha sviluppato la StuTent. L’affitto sarà di soli 1175€ al mese e comprende una serie di servizi in grado di garantire un ambiente confortevole e rilassante dopo una giornata di studio intenso. Questi servizi tengono conto ovviamente degli standard abitativi basilari del nostro territorio: aria condizionata, Jacuzzi, letto matrimoniale, birra Forst, abbonamento al Dolomiten, televisore di ultima generazione, sauna e bagno turco. A breve le graduatorie per la loro assegnazione!

Autore: Roberto Tubaro

La Dante premia160 nuovi e giovani “linguisti”

È stata una serata all’insegna della sostenibilità e della cultura italiana quella tenuta martedì 9 maggio all’auditorium Haydn di Bolzano in occasione della “Giornata della Dante”. Quest’anno sono stati 160 gli alunni delle scuole di tutti i gradi e di tutti e tre i gruppi linguistici della Provincia premiati dalla Società Dante Alighieri. Due le principali tematiche affrontate dalle scuole durante l’anno scolastico che si sta per concludere: gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e Alessandro Manzoni, per l’anniversario dei 150 anni dalla morte.

Oltre ai giovani “linguisti” che hanno ottenuto il premio Dante, sono stati premiati anche i due vincitori a livello provinciale delle Olimpiadi di italiano, Alex Beato e Sophia Crivellaro, provenienti da scuole di lingua tedesca. Premiati pure i 4 vincitori, su 96 partecipanti, del “Progetto Minecraft” che hanno utilizzato il celebre videogioco per raccontare il viaggio del Sommo Poeta all’inferno.

Un riconoscimento speciale, infine, è stato riservato a Zaccaria Dellai, insignito del titolo di Alfiere della Repubblica dal Presidente Mattarella per i suoi progetti culturali in favore degli anziani.

“Quest’anno è stato un ritorno alla normalità, sono riprese le certificazioni linguistiche Plida e le attività dei nostri giovani. Credo sia veramente importante che le scuole abbiano dedicato le proprie energie al tema della sostenibilità”, dice la Presidente Raffaella De Rosa. “Dante è amato da tutte le fasce d’età – prosegue Damiano Visentin – e il nostro compito, come gruppo Giovani dell’associazione, è quello di allargare le proposte riservate agli adulti a tutti i giovani interessati”.

Tra questi ultimi, c’è proprio Alex Beato, classificato al diciassettesimo posto tra i 40 finalisti alle Olimpiadi di italiano. “Come mai l’interesse per questa materia? Nonostante io frequenti la scuola in lingua tedesca, l’italiano rimane la lingua del cuore. Penso sia importante che proprio qui in Alto Adige continui ad essere coltivata. Le prove che mi sono state sottoposte le ho trovate stimolanti: è un’occasione che non capita tutti i giorni. Inoltre, non scrivo molti temi in classe, per cui questa è stata anche un’opportunità per esercitare la forma scritta”, racconta Beato.

Tra gli alunni saliti sul palco, anche una giovanissima studentessa delle scuole primarie che ha espresso così il suo rapporto con la lingua italiana: “Sono davvero contenta di essere arrivata fin qui. Mi è sempre piaciuto scrivere storie e, come a me, anche a molti miei compagni di classe”.

La premiazione è stata arricchita da 3 intervalli musicali che hanno visto Greta Marcolongo e Michele Giro esibirsi insieme al coro degli scolari delle Longon, nonché in duetto. 

La cerimonia ha testimoniato come la cultura italiana possa essere declinata in varie forme: dal mondo digitale a quello musicale fino alle maniere più classiche. L’evento è sicuramente destinato a ripetersi; la platea e i partecipanti, invece, ad essere sempre più numerosi.

Autore: Andrea Dalla Serra

Musica e tanta cultura

Qui Intervista a Max Carbone. Pubblicista, copywriter, autore televisivo, musicista non professionista, Max Carbone è stato direttore artistico per 8 edizioni di AlpsKlang. Dal 2023 è direttore artistico di “ur-klang/music comes from everywhere”. è membro fondatore della piattaforma online OSKOWEBTV, per la quale cura la rubrica “linee aeree”. Vive con Delia e ha due figli, Alice e Tommaso.

La cosa che mi piace di me.

Le mani, le ho prese da mia madre. Poi riesco a ridere delle mie battute surreali. Sono creativo in cucina, con ottimi risultati. Potrei anche definirmi un soggetto con alta capacità di rimozione, ma è un’attività molto pericolosa perché quello che butti fuori dalla porta rientra dalla finestra.

Il mio principale difetto.

Questo lo lascio dire a chi mi conosce. Potrei dire di essere scarsamente empatico.

Il mio momento più felice.

La nascita dei miei figli. Meno poetica fu quella volta che, sui 15 anni, riuscii, prima del mio amico Fabio, a buttarmi di testa dal terzo trampolino del lido di Merano. Il coraggio me lo feci venire perché passava la ragazzina che mi piaceva.

Le persone che ammiro di più.

Tutte le persone capaci di disciplina, cosa che a me difetta. Anche coloro che hanno la capacità di dire di no.

Un libro sull’isola deserta.

La trilogia del potere di Juenger, Le scogliere di marmo, Heliopolis e Eumeswil  e la trilogia di Valis di Dick. 

La mia occupazione preferita.

Leggere libri e ascoltare musica. Ma più di tutto suonare il mio Fender Jazz con i miei amici musicisti.

Il paese dove vorrei vivere.

Sei mesi a Lizard, in Cornovaglia, e sei mesi a Napoli.

Il mio piatto preferito.

Tutto il pesce, a colazione compreso. Ho un amico che fa i canederli con le sarde, in questo caso resto perplesso e non li ho ancora provati.

Non sopporto…

Tutti i fanatismi. Poi, di sicuro, il fegato e la trippa. 

Per un giorno vorrei essere… 

Colui che è in grado di decidere la sorte di tutti i dittatori. 

La mia paura maggiore.

Le grandi navi, in altre vite sono certamente deceduto in un disastro navale.

Se fossi un animale sarei…

Una rondine, lassù a far casino d’estate con tutte le altre. E poi migrare. 

Mi sono sentito orgoglioso quando…

Forse quando alle elementari la maestra Riva decise di affidarmi il compito di andare col marito a consegnare i regali di Natale alle famiglie dei loro amici. Tornai a casa con una bella mancia, tante monete.

Il mio motto.

è assegnato a Pulcinella: dove c’è una catastrofe c’è sempre una via di uscita.

Il dono di natura che vorrei avere 

L’orecchio assoluto.

Fuori! Il Teatro fuori dal Teatro

INSERZIONE PUBBLICITARIA Fino al 30 giugno la stagione estiva dello Stabile di Bolzano invade la provincia con più di 100 appuntamenti gratuiti.
A Bolzano il cuore pulsante della rassegna sarà l’anfiteatro nel Parco delle Semirurali. Neri Marcorè, Stefano Bollani e Irene Grandi tra i protagonisti.

Dal 23 maggio al 30 giugno FUORI! Il Teatro Fuori dal Teatro, la stagione estiva gratuita dello Stabile di Bolzano, torna a invadere il capoluogo. FUORI! offre gratuitamente un teatro professionale di qualità, diffuso e partecipato, distribuito capillarmente sul territorio e ideato per il coinvolgimento diretto dei cittadini. 

FUORI! è un progetto del Teatro Stabile di Bolzano e del Dipartimento alla Cultura italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, con il patrocinio del Comune di Bolzano e di tutti i comuni che ospiteranno le iniziative.  

La stagione estiva del TSB porta gli artisti ad interagire attivamente con la popolazione, giocando con i generi artistici e narrativi. 

ANFITEATRO DELLE SEMIRURALI

A Bolzano, l’epicentro della stagione estiva sarà l’Anfiteatro delle Semirurali. A inaugurare la programmazione nel parco che ospita le rovine della chiesa Medioevale di Santa Maria in Augia il 28 maggio alle 20.30 sarà Neri Marcorè, con lo spettacolo “Duo di Tutto. Canzoni Belle e Buone”, che lo vede affiancato dal polistrumentista Domenico Mariorenzi.

Il 17 giugno sempre alle 20.30 il fuoriclasse del pianoforte Stefano Bollani sarà protagonista di “PIANO SOLO”, recital in cui rende omaggio all’arte dell’improvvisazione in un mirabile viaggio che si rinnova ogni sera.

Una sferzata di energia, sorprendente e irresistibile: la sera del 25 giugno Irene Grandi presenterà “Io in blues”, appassionante itinerario blues alla scoperta dei miti della cantante fiorentina. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano in occasione dei 30 anni dalla sua nascita. Anche in questo caso l’ingresso è gratuito previo ritiro dei biglietti presso la sede di Via Talvera 18 a Bolzano. Tel. 0471/316017 ed e-mail: berger@stiftungsparkasse.it

PRODUZIONI ITINERANTI, 

TEATRO D’INCIAMPO

Nell’arco di un mese, nell’Anfiteatro delle Semirurali faranno tappa tutti i progetti e gli spettacoli previsti dalla programmazione di FUORI!, come le due produzioni itineranti: “Spotifai Teatrale” (il 18 e il 19 giugno) e “Bolzano Sud Quiz Show” (30 giugno). Scritto e diretto da Roberto Cavosi, “Spotifai Teatrale” è un format basato sulla rivisitazione dei classici e sull’offerta al pubblico di pillole teatrali “a richiesta”. Sempre sul palco dell’Anfiteatro si svolgerà l’appuntamento conclusivo di “Bolzano Sud Quiz Show”, format teatrale ideato e diretto da Francesco Ferrara e Salvatore Cutrì. Domande a raffica, un pulsantone e premi in palio: lo spettacolo permetterà di incontrare le persone che abitano o hanno abitato quella zona della città che si sviluppa intorno a via Milano – e che un tempo veniva chiamata “Sciangai”. 

STIVALACCIO TEATRO – COMMEDIA DELL’ARTE

Il 13 giugno alle 20.30 il Parco delle Semirurali ospiterà la Compagnia Stivalaccio Teatro con lo spettacolo “Romeo e Giulietta. L’amore è saltimbanco” che rende Shakespeare materia viva per portare sul palco, attraverso il teatro popolare, le grandi passioni dell’uomo. 

SPETTACOLI PER BAMBINE/I VITAMINE TEATRALI

L’anfiteatro ospiterà inoltre i cinque appuntamenti pomeridiani (h. 17) con il teatro per bambine/bambini selezionati nell’ambito del progetto “Piattaforma Regionale per la Circuitazione dello spettacolo dal vivo” sostenuta dalla Regione Trentino-Alto Adige. “I tre porcellini di Pian del Porco” della Compagnia Teatro a Dondolo (10 giugno), “La Battaglia dei Calzini” della Cooperativa Teatrale Prometeo (11 giugno), “Alla ricerca di gocciolina” di Chiara Sartori e Max Meraner (12 giugno), “La Magia delle Onde” di Sagapò Teatro (14 giugno), e la “Guerra delle bolle di Sapone” di Contro Tempo Teatro (15 giugno). Da questa edizione, gli spettacoli per bambine e bambini rientrano nella nuova iniziativa del TSB realizzata in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano intitolata “Vitamine Teatrali” e potranno essere simbolicamente prescritti dai pediatri che aderiscono al progetto. 

Al Centro Trevi si svolgeranno due appuntamenti della rassegna “Wordbox”: “Il Fuoco invisibile”, che verrà proposto in forma di lettura dall’autore Daniele Rielli (23 e 24 maggio, h. 18) e “Beata oscenità” di Massimo Sgorbani, nella lettura scenica di Gianluca Ferrato diretta da Andrea Bernard (18 e 19 giugno, h. 18). 

Non solo! le produzioni itineranti, le commedie di “Stivalaccio Teatro”, i Concerti di “Musicantiere”, gli spettacoli gratuiti per bambine/i della Compagnia TeatroBlu, faranno tappa al Teatro Cristallo, in Piazza Lino Ziller e Anita Pichler, allo Spazio Costellazione/ Circolo Culturale Oltrisarco, al Centro Ermete Lovera, passando per il Parco delle Inglesine, La Rotonda/ COOLtour, l’Area Ristoro Via Genova, i Prati del Talvera e il centro Storico con Piazza del Grano e Piazza Municipio. Ma gli spettacoli di FUORI! coinvolgeranno tutta la provincia!

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Lentezza

Anche quest’anno si sono ripetute frastornandoci, le dinamiche che si innescano in occasione della festa dei lavoratori. Se è una festa bisogna festeggiare, è logico. Ma anche quest’anno s’è detto – ancora una volta e per molti motivi – che in realtà non c’è molto da festeggiare.
è forse per questo che, allora, mi sono ritrovato a consultare una volta in più la lista delle “giornate” dedicate a questo o quell’argomento che – di fatto – lascia libere ben poche caselle del calendario, per cercare un’altra “sfumatura” per questo uggioso inizio di maggio.
Ebbene: mi sono sorpreso, positivamente, scoprendo che nei pressi del primo lunedì di questo mese, già da diversi anni, si celebra “anche” la “giornata della lentezza”. “La lentezza di lunedì?”, mi sono domandato in prima battuta. Ma poi ho subito pensato che una giornata della lentezza celebrata di lunedì e per di più il primo maggio può di fatto avere anche un senso profondo.
La giornata della lentezza ci richiama una serie di questioni che, a ben vedere, sono tutt’altro che di poco conto, anzi. I ritmi frenetici che caratterizzano la nostra quotidianità e lo stress che ne consegue, spesso pongono dei grandi limiti alla qualità della nostra vita. Una vita che – dobbiamo tenerlo a mente – è appunto “una” e non ripetibile. Si tratta, insomma, della sola occasione che abbiamo per fare le cose che più ci aggradano, come lo stare con i nostri familiari, gli amici e le persone a cui teniamo.
Il motto della giornata mondiale della lentezza è “relax, take it easy”, ricordando che lentezza fa rima con leggerezza, ma non con superficialità. La leggerezza di cui parliamo è quella che ci consente di apprezzare le piccole cose e – quindi – anche rivolgere i nostri pensieri a una dimensione più retrospettiva in cui, spesso, un po’ di silenzio e una “pausa”, sono in grado di donarci la sensazione di esserci nuovamente connessi con il nostro vero “noi”. Magari dando poi il via o – meglio – creando le condizioni per un momento di riflessione. Per fermarci a osservare dove siamo, cosa stiamo facendo e quindi in definitiva anche “chi siamo”. Se rallentiamo la nostra corsa, il nostro respiro, il flusso dei nostri pensieri, siamo quindi anche in grado di modificare la nostra percezione del valore del tempo. Fino a giungere, quasi, a sorridere della contraddizione insita in una delle frasi che, forse, pronunciamo di più, ovvero “non ho tempo”.
La lentezza è uno strumento formidabile per tornare ad alimentare in noi stupore, meraviglia e gratitudine per quello che siamo e abbiamo. Diamole dunque una chance in più, ogni tanto.

Autore: Luca Sticcotti

Scuola di musica Vivaldi: aperte le pre-iscrizioni. Ecco le novità

INSERZIONE PUBBLICITARIA Dal 2 al 31 maggio riaprono le pre-iscrizioni alla Scuola di Musica Vivaldi. Si può far domanda di iscrizione sul sito delle scuole di musica della Provincia di Bolzano.

Ormai è nota l’ampia offerta della Scuola di Musica Vivaldi della Provincia Autonoma di Bolzano che spazia dai corsi per bambini a partire dai 4 anni, ai corsi di strumento e canto rivolti a tutti, dagli 8 ai 90 anni. I corsi offerti – oltre ai classici strumenti quali pianoforte, chitarra, percussioni, canto lirico e moderno – coprono anche strumenti meno conosciuti, ma ugualmente interessanti come il mandolino, l’arpa, la fisarmonica, l’organo. Presso la Scuola di Musica è possibile frequentare corsi su strumenti elettronici, ma anche corsi per gli amanti della musica rinascimentale e barocca come flauto dolce/traversiere, clavicembalo, viola da gamba e da quest’anno si è aggiunto il liuto. Particolarmente interessante è inoltre l’iscrizione agli strumenti ad arco e a fiato, che consentono agli allievi di suonare nell’orchestra e nelle bands della scuola, presenti in numerose manifestazioni pubbliche. I nostri punti di forza sono infatti i corsi di musica d’insieme e i cori, che danno l’opportunità di condividere la passione per la musica sia con i compagni di corso che con il pubblico.

Ricordiamo infine il laboratorio di Teatromusical, che dà l’opportunità a giovani dai 15 ai 30 anni di cimentarsi con canto, danza e teatro.

Le novità di quest’anno?

Oltre all’apertura a Bolzano dei corsi di tuba, liuto e musica elettronica, dall’anno prossimo sarà possibile per i più piccoli cantare nel coro di voci bianche di Merano e di Bressanone. Prosegue inoltre il corso Suono x 4 a Merano, la cui apertura ha riscosso notevole successo. 

Chi invece è amante della musica, ma non è necessariamente musicista, a partire dall’autunno potrà seguire il ciclo di conferenze aperto a tutti dal titolo “La musica più bella di sempre”, tenuto dal musicologo Mauro Franceschi.

Dove è presente la scuola di musica Vivaldi?

La Scuola Vivaldi è presente in 12 sedi su tutto il territorio provinciale: Bolzano, Merano, Laives, Bronzolo, San Giacomo, Ora, Egna, Salorno, Bressanone, Vipiteno, Brunico e San Candido.

Istruzioni per l’uso 

Quali sono i passi da fare se ci si vuole pre-iscrivere?

In primo luogo è utile visitare il sito del Vivaldi https://scuole-musica.provincia.bz.it, dove si trovano tutte le informazioni sui corsi attivati e il link al sito per le pre-iscrizioni, ossia 

https://provincia.bz.it/iscrizione-scuola-musica

La pre-iscrizione si compila on line. Bisogna essere in possesso dello spid o della carta di identità elettronica.

Le iscrizioni sono subordinate al numero dei posti disponibili per ogni corso e verranno accettate in base all’ordine di arrivo. Coloro che per mancanza di posti disponibili non potranno iscriversi ai corsi rimarranno in lista d’attesa e potranno essere contattati anche nel corso dell’anno, nel caso si liberassero dei posti; inoltre avranno la precedenza nelle iscrizioni per l’anno successivo.

Dove possiamo ascoltare gli allievi del Vivaldi in azione?

Numerosi sono gli appuntamenti in calendario. Tra i più importanti vogliamo ricordare l’appuntamento con la nuova produzione del laboratorio di teatromusical “Sbiancaneve” che andrà in scena al Teatro Cristallo di Bolzano il 12 maggio alle 20.30 e il 13 maggio alle ore 17 e alle 20.30 e il concerto finale delle Band del Vivaldi “Fiati in festa” sempre al Teatro Cristallo il 19 maggio.

Per gli amanti della musica classica gli appuntamenti saranno il 7 e 8 giugno a partire dalle ore 17 a Castel Mareccio ed il 13 e 14 giugno nella Sala Michelangeli del Conservatorio Monteverdi di Bolzano, nell’ambito della rassegna Classicall.

Il pubblico meranese potrà ascoltare i giovani musicisti al Teatro Puccini il 24 maggio. Sempre il 24 maggio si potrà assistere al saggio finale degli allievi di Bressanone al Centro Don Bosco.

La musica jazz troverà il suo spazio il 12 giugno a Laives al Centro Don Bosco e il 13 giugno a Bolzano al Waag Cafè.

Gli eventi della Scuola di Musica si possono seguire anche sui suoi canali social Facebook e Instagram.

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Vite fragili e sguardi distratti

La notizia del ritrovamento del corpo esanime di una bimba neonata in un cassonetto per la raccolta degli indumenti usati in zona Città Studi a Milano ha fatto rapidamente il giro del Paese. Di fronte alla drammatica evidenza di una morte non spiegabile, s’impongono le domande sulla fragilità e sul valore della vita.

Un contenitore giallo come tanti altri, come ovunque, destinato alla raccolta di indumenti usati, il ricavato della cui vendita va a sostegno delle opere di una Caritas diocesana. Attività capace di dare lavoro, in questo caso agli operatori della cooperativa Città e Salute. Forse non è un caso che sia stato scelto proprio uno di questi cassonetti come luogo a cui consegnare il piccolo cadavere. Quasi un tardivo grido di aiuto. O la ricerca, a tempo ormai scaduto, di un frammento di prossimità.

Tra i primi a reagire al triste evento Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana: “Abbiamo appreso con sgomento dai media la triste notizia”, ha detto. “Esprimiamo il nostro dolore più profondo per quanto accaduto e la nostra preghiera per la piccola vita perduta, oltre che per le persone coinvolte”. Ha ricordato come “i nostri Centri d’ascolto e i nostri servizi quotidianamente accompagnano e sostengono, spesso collaborando con i Centri di aiuto alla vita, genitori e madri alle prese con maternità indesiderate o difficili”. E ha concluso: “Avvenimenti dolorosi, come quello avvenuto ieri, ci confermano nell’impegno per la tutela e per la promozione della vita nascente e per il sostegno a nuclei familiari in difficoltà, e ci spronano a intensificare tale attenzione”.

L’appello a una maggiore attenzione e a un rinnovato impegno è forse l’unica reazione consona di fronte a una realtà che per il resto suggerisce silenzio e raccoglimento. Per chi vuole: la preghiera. Sapendo che l’unica preghiera degna di questo nome è quella che riconduce nella realtà, nella storia, sulla strada, con tutte le sue povertà, con i suoi bisogni ai quali ognuno, e non solo la Caritas o altre organizzazioni, è chiamato a dare risposta.

La veglia di domenica sera, ha detto il parroco del quartiere, è “per la mamma, il cui pancione al nono mese non è stato notato nella Milano presa dal Salone del Mobile”. Si è pregato anche “per tutte le altre persone coinvolte in questa triste vicenda. Anche noi lo siamo. Non possiamo restare indifferenti”.

Autore: Paolo Bill Valente

La strada dedicata ad Antonio Stradivari

Capita che qualcuno vedendo un violino si chieda: “È uno Stradivari?”. Dire Stradivari è infatti dire violini. E Bolzano ad Antonio Stradivari, noto come costruttore di strumenti a corda, ha dedicato una via nella zona produttiva. Nato a Cremona nel 1643 da Alessandro e Anna Moroni, dal 1667 al 1679 fu allievo di Nicola Amati (1596-1684), il personaggio più carismatico della produzione liutaria della città. Nel 1680 Antonio Stradivari aprì la propria bottega in piazza San Domenico. Morto Nicola Amati, le commesse più importanti passarono a Stradivari, la cui produzione, mentre iniziava a scostarsi dal modello Amati, aumentò considerevolmente. L’originalità di Stradivari emerse prepotentemente; ciò che lo rese famoso erano le particolari tecniche di lavorazione degli strumenti a cui dava vita, ai quali applicava specifici trattamenti. Gli “Stradivari” debbono la loro particolarità alla qualità costruttiva e al suono impeccabile. Si è stimato che Antonio Stradivari nella sua lunga carriera abbia realizzato circa 1116 strumenti, di cui 960 violini. Lo aiutarono Francesco e Omobono, due dei cinque figli che Stradivari ebbe dal matrimonio nel 1667 con Francesca Ferraboschi; morta Francesca nel 1698, dal matrimonio di Antonio nel 1699 con Maria Zambelli Costa nacquero altri cinque figli. Nel corso degli anni sono emerse, da ricerche particolari, diverse teorie sui segreti di questi preziosissimi oggetti da collezione. Oltre ai violini, Stradivari realizzò anche arpe, chitarre, viole, violoncelli, bassetti, liuti, tiorbe, viole da gamba, mandole e mandolini, pochette. Stradivari continuò a lavorare finché morì, a 93 anni, il 18 dicembre 1737. Fu sepolto nella basilica di san Domenico, nella tomba di famiglia che si trovava all’interno della cappella del Rosario. Alla vita di Antonio Stradivari, interpretato da Antony Quinn, è dedicato il film “Stradivari” del 1988, regia di Giacomo Battiato.

Autore: Leone Sticcotti