Un anno di notizie

Anche quest’anno abbiamo interpellato un giornalista di lungo corso, esperto del territorio, per ripercorrere gli avvenimenti più importanti dell’anno che si sta chiudendo. Si tratta di Toni Visentini, a lungo responsabile dell’Ansa di Trento e Bolzano.

Il 2022 era iniziato sulla scia di una grande aspettativa: vivere una ripresa dopo il biennio segnato a livello mondiale dall’emergenza Covid. L’illusione è durata neanche due mesi: in febbraio infatti l’improvviso precipitare della crisi in  Ucraina e la conseguente guerra ha gettato il mondo intero e anche la nostra realtà locale in una nuova cappa di incertezza. A seguire i vari eventi di cronaca e le prime elezioni nazionali celebrate alla fine di un’estate segnata dagli evidenti e preoccupanti cambiamenti climatici, ci hanno traghettato verso un autunno di incertezze incombenti. 

Dei vari eventi dell’anno che si va chiudendo ne abbiamo parlato con Toni Visentini, da anni editorialista su uno dei quotidiani locali e profondo esperto della realtà altoatesina, sulla quale ha scritto anche alcuni libri. Ecco cosa ci ha detto.

L’INTERVISTA

Qual è l’avvenimento più significativo e sorprendente in questo 2022?

Per me è il successo dell’FC Südtirol. Prima del calcio seguivo solo le grandi partite internazionali e gli scontri tra le squadre italiane più importanti. Ora invece guardo sempre e con grande piacere anche le partite del Südtirol. Ricordiamocelo: l’Italia è il paese in cui i grandi documentaristi quando parlano di Hitler lo chiamano fiurer. Quando Letta era presidente del consiglio venne a Bolzano chiamò l’ex Landeshauptmann Dürnwalder e la  stessa sorte è capitata a Lilli Gruber per anni è stata chiamata Lilli Grüber. Insomma: di solito gli italiani non sanno mai pronunciare la dieresi ovvero l’umlaut. Invece hanno tutti imparato a dire Südtirol, è davvero incredibile. Ci voleva davvero proprio il calcio per insegnare finalmente agli italiani le nostre giuste pronunce. 

In realtà poi se si passa ai nomi dei giocatori il problema persiste, basta sentire i telecronisti…

Beh, quella è un’altra cosa. Almeno il nome Südtirol finalmente è passato. In ogni caso la squadra sta facendo grandi cose con questo allenatore e io spero che continui così. 

Stanno andando così bene, che addirittura c’è la prospettiva – anche se remota – di una promozione in serie A, con conseguente problema di uno stadio di nuovo inadeguato…

Una cosa alla volta! Godiamoci il momento e poi si vedrà…

Il 2022 è stato anche l’anno della grande crisi interna alla SVP.

Sì e qui siamo davvero di fronte ad una crisi seria. C’è lotta interna molto forte che non credo si sia placata, quella attuale è solo una leggera tregua. Di sicuro si ricandiderà Kompatscher e questo credo sia un bene per tutti, per la provincia di Bolzano, per la stessa Volkspartei e per tutti gli equilibri, sia a livello nazionale che internazionale. Kompatscher è una persona seria e capace. Ha alcuni difetti di carattere, d’altronde nessuno è perfetto, da nessuna parte, men che meno in politica. Nella SVP c’è una guerra di corporazioni, fortissima, e che si combatte fino all’ultimo sangue. Forse si andrà avanti così fino alle elezioni, io spero di no, ma temo che sarà così. Un’altra questione fondamentale sarà poi chi andrà in giunta dopo le prossime elezioni provinciali. Naturalmente dipenderà da come andranno le elezioni. Spesso ci si dimentica che le elezioni provinciali non sono come quelle nazionali. Qui si vota con il sistema proporzionale puro, non ci sono alleanze di partito. Dopo il voto le giunte si fanno poi mettendo insieme tedeschi, italiani e ladini. I tedeschi ci sono, ma gli italiani chi li porterà e quanti saranno? Sulla base dei numeri la Volkspartei anche questa volta deciderà come fare la prossima giunta. 

Nella Volkspartei le tensioni interne ci sono sempre state, ma per quale motivo ora si è rotto il meccanismo che li portava sempre a ricompattarsi?

Secondo me in alcuni ruoli le persone ora non sono quelle giuste, ad esempio il segretario del partito non si è rivelato all’altezza del compito. Dal canto suo anche Kompatscher non fa parte di nessuna corporazione. Durnwalder invece veniva dal Bauernbund e aveva ottimi legami con il mondo dell’economia, cosa che Kompatscher ha solo in parte. Lui viene dai comuni, ma lì in realtà da sempre si riproducono le stesse dinamiche che ci sono nel partito.

Come giudica i rapporti intercorsi tra provincia di Bolzano prima con il governo Draghi e ora con la presidente Meloni?

La SVP in linea di principio ha sempre avuto una certa diffidenza per i governi tecnici come appunto quello di Draghi. I tecnici fanno le scelte seguendo logiche loro, mentre i politici invece agiscono molto di più sulla base delle opportunità. Con il governo Draghi la SVP non aveva la possibilità di far pesare i suoi voti, ottenendo in cambio competenze. Draghi aveva un gran nome ovunque e questo è stato un bene anche da noi. Ma con lui la SVP non aveva un feeling particolare. 
Con il governo Meloni c’era un pregiudizio in origine, che per il momento non è stato confermato. Finora dal governo Meloni sono state dette, non fatte, cose che alla Volskspartei non hanno dato fastidio. Per il futuro vedrà. Fratelli d’Italia è un partito italiano di destra e la base ha un suo peso. Per quanto la Meloni sembri simpatica, nel suo partito ci sono i nazionalisti, quelli delle bandiere tricolori dappertutto e che dicevano tornatevene in Austria. Vedremo…

Il 2022 è stato anche l’anno della guerra in Ucraina…

In Alto Adige le reazioni non sono state diverse rispetto al resto d’Italia e d’Europa. C’è stata molta preoccupazione e dolore per l’ingiustizia causata la guerra. Poi ci sono state le reazioni di tipo politico, a livello nazionale. A me ha colpito molto la posizione dell’Anpi, critica verso i rifornimenti di armi agli ucraini. Se gli inglesi e gli americani avessero detto ai partigiani “basta, non vi diamo più armi”, loro come avrebbere reagito?

Poi ci sono gli effetti economici della guerra…

Quelli si sentono dappertutto, anche se da noi forse un po’ meno perché abbiamo un sistema economico un po’ più forte, per fortuna. 

Poi c’è la crisi climatica che in estate si è fatta sentire e sta iniziando anche a provocare un ripensamento della crescita senza limiti del turismo. 

Hanno incominciato a lavorarci, ma il problema è come intervenire perché questi sono problemi che non possiamo risolvere da soli. Occorre un accordo a livello globale. Per quanto riguarda il turismo una crescita all’infinito non ci può essere, bisogna spostarsi su una crescita di qualità. Occorre specializzarsi e abbandonare man mano il turismo di massa. è chiaro: ci sono quelli che frenano. Ma la scelta non potrà che essere questa, non ci sono altre opzioni. 

C’è poi il caso del Twenty a Bolzano. Come andrà a finire? Il centro commerciale rischia di chiudere…

Spero che la questione venga risolta con il buon senso. C’è stato un grande pasticcio dal punto di vista legale con una serie di errori che è giusto vengono pagati. Ma a pagare non può essere il personale così come non è giusto che paghi chi è stato danneggiato a suo tempo da scelte sbagliate. Anche in questo caso un equilibrio sarà l’impresa della politica e anche della giustizia. 

Un altro tema dell’anno è stato il peggioramento ulteriore della crisi della mobilità nel capoluogo.

Mah. Secondo me non siamo messi poi molto peggio di altri. Forse è meglio che ci rendiamo anche di questo.

Poi c’è il problema del costo degli alloggi, che sta mettendo sempre più in crisi la società altoatesina. Anche in questo caso soprattutto a Bolzano. 

è uno dei problemi più gravi. Senza case a prezzi civili la società non va avanti. Non solo: così mettiamo un ostacolo in partenza alla nuova forza lavoro di cui abbiamo tanto bisogno, e anche quella che c’è rischia di andarsene. Questo problema va affrontato e dovranno rendersene conto anche i proprietari terrieri. Il suolo è scarso ma occorre per forza trovare spazio da qualche parte. è senz’altro vero che ci sono regole forse troppo severe su dove si può edificare. Io preferisco avere le case anche sopra le aziende e a fianco di essere. Anche perché, va detto, la zona industriale di Bolzano non è più quella di una volta, è davvero un altro mondo con servizi, collegamenti, negozi e tutto. Si può vivere bene anche lì. E poi dobbiamo ristrutturare facendolo bene. Ci vogliono piani, idee e coraggio di agire. Il timone della situazione ce l’ha sempre la Provincia che su Bolzano non ha mai avuto un occhio di riguardo, bensì un’attenzione davvero modesta. Con Kompatscher e Caramaschi va un po’ meglio rispetto al passato ma bisogna senz’altro fare di più.

Autore: Luca Sticcotti

La piazza dedicata ad Anita Pichler

Al centro del quartiere “Casanova” vi è, dal 2015, “Piazza Anita Pichler”. Chi era e cosa fece? Nata il 28 gennaio 1948 a Scenna, nei pressi di Merano, dopo gli anni di scuola a Merano e gli studi superiori a Trieste, si laureò in slavistica e germanistica alla Ca’ Foscari (Venezia). A Praga negli anni 1971/1972, tornò a Venezia, dove dal 1974 al 1976 lavorò come redattrice della casa editrice Marsilio; fu attiva come traduttrice e interprete. A Venezia ebbe l’incarico di lettrice dell’Università; ebbe tempo di dedicarsi alla scrittura.La sua vita fu alquanto movimentata; Anita Pichler amava la vita, le lingue, la scrittura, le montagne e le sue città (Venezia, Vienna, Berlino, Merano e Bolzano); amava fotografare, viaggiare ed osservare il mondo, amava le belle cose. 

Il primo libro, il racconto “Die Zaunreiterin”, la storia di una donna, apparve nel 1986. Tre anni dopo, il racconto “Wie die Monate das Jahr”, che accompagna nella sua leggenda Oswald von Wolkenstein, cavaliere medievale, avventuriero, guerriero, compositore, trovatore, poeta; tradotto in italiano, “Come i mesi l’anno” fu pubblicato da Marsilio nel 1991. 

Nel 1992 uscì “Die Frauen aus Fanis. Fragmente zur ladinischen Überlieferung”; sono frammenti di tradizione orale ladina. Fu nel febbraio 1995 che Anita venne a sapere di essere gravemente ammalata; si trasferì così a Bolzano, dove morì il 6 aprile 1997, attorniata da amiche e amici. 

Prima di morire Anita Pichler, la quale aveva suscitato grande interesse nel mondo letterario tedesco, aveva affidato a Sabine Gruber e Renate Mumelter l’incarico di amministrare la sua eredità letteraria. La tomba di Anita Pichler si trova a Solda, ai piedi del massiccio dell’Ortles. Con la montagna Anita ebbe un profondo rapporto sin dall’infanzia, in particolare proprio per Solda, dove anche da adulta si recava ogni anno per effettuare impegnative arrampicate.

Autore: Leone Sticcotti

Laeds: un capitolo due che è anche un capitolo tre

C’è voluto un po’ di tempo per avere tra le mani – si fa per dire, trattandosi di un disco disponibile per ora solo in formato liquido/digitale – il nuovo lavoro dei Laeds, band che si distingue, oltre che per bravura e originalità, per il fatto di avere tre fratelli tra i suoi componenti.

Si tratta del loro terzo sforzo discografico, ma è anche la seconda parte di un concept iniziato col lavoro precedente: Bone Cage, questo il titolo della recente uscita presentata a Bressanone, dove la band ha il suo quartier generale, e in forma acustica al Carambolage di Bolzano, è una gran bella conferma per il quintetto guidato da Emanuele Colombi, cantante e chitarrista. Se già con la prima parte del concept, risalente ormai al 2019, ci aveva conquistato, Bone Cage riesce ad andare oltre, innanzitutto, nonostante venga considerato dai Laeds un EP, per durata non lo è di certo, in secondo luogo pur rientrando pienamente nel genere prog rock, tende a sfuggire alle classificazioni troppo rigide, il che è sempre una buona cosa.

“Il fatto che i nostri brani siano di lunghezza mediamente alta – ci racconta Emanuele – ci impedisce di pubblicarlo con quella denominazione sulle piattaforme, ci era già successo col disco precedente (uscito anche in forma solida, n.d.r.), le piattaforme musicali hanno dei criteri per cui l’EP deve stare entro una certa durata, ma se i brani sono lunghi non ci si sta dentro… Bone Cage si aggira intorno alla mezz’ora. È stato un parto spaziale, ci abbiamo messo un sacco di tempo, in realtà buona parte del materiale era già scritto quando è uscito Homestage, ma poi siamo stati bloccati dalle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria”.

Bone Cage è caratterizzato da un suono decisamente godibile e accurato che mette in evidenza il talento di questi cinque ragazzi: oltre a Emanuele, ci sono i suoi fratelli Lorenzo (batteria e voce) e Damiano (violino, tastiere e voce), il bassista Gabriele Gege Munini e il chitarrista Raffaele Barberio, tutti irrinunciabili per tessere le trame sonore di un concept non scontato imperniato su problematiche molto attuali, con una ridefinizione dell’idea dei sette vizi capitali.

“Chi segue il genere musicale a cui facciamo riferimento – prosegue a spiegare Colombi – sa che i testi non devono essere qualunque cosa, o c’è una storia da raccontare o c’è una sorta di missione sociale, o meglio un’ambizione. Rispetto al prog rock delle origini, nel cosiddetto neo prog a cui ci rifacciamo c’è meno Tolkien, meno medio evo. Non abbiamo pretese di lanciare messaggi che sveglino la gente, come John Lennon per intenderci, ma crediamo che già il puntare il dito su determinate piaghe sociali, dal suicidio minorile all’alcolismo, argomenti un po’ pericolosi da nominare, quasi tabù per la stampa, sia importante. Magari il nostro genere non è seguitissimo, ma siamo convinti che affrontare questi temi sia una cosa da non sottovalutare, e lo facciamo come siamo capaci, a modo nostro”.

Per realizzare Bone, i Laeds si sono affidati anche stavolta alla produzione di Mattia Mariotti che li aveva seguiti già in Homestage: “Lo abbiamo voluto tenere in squadra – conclude il cantante – perché siamo amici da sempre e ci siamo trovati bene a lavorare con lui, così come con i ragazzi del Blue Noise Studio di Mattarello. Per il missaggio invece non essendo stati del tutto convinti dal  lavoro dello studio polacco che aveva fatto quello del disco precedente, ci siamo rivolti a Michele Quaini, insegnante al CPM di Milano. Il risultato è che il suono stavolta è molto più pieno, che è quello di cui avevamo bisogno essendo noi una band che pubblica su piattaforme come Spotify, dove si finisce in playlist mescolati con cose troppo differenti. Ma questo discorso è molto complesso e richiederebbe un ulteriore approfondimento”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Mercatini spaziali #2

I mercatini, anno dopo anno, si sono diffusi sempre di più. Ci siamo così abituati a mangiare il Würstel (o Viustel) a quello di Verona, a bere un Punch al Nocino a Bologna, il Vin Brulè col Sassicaia a Firenze, assaporare il canederlo cacio e pepe a Roma o il Bretzel con la mozzarella di bufala a Napoli. Il tutto con sottofondo tirolese e birra bavarese. Ma ora siamo andati oltre: ha aperto ufficialmente il primo Mercatino di Natale su Marte, direttamente nella centralissima piazza Matt Damon. Sono già disponibili vari tour dei mercatini targati SpaceX, con partenza da Bolzano e tappa sulla luna. Incluso nel prezzo un giro nel rover di natale.

Autore: Roberto Tubaro

Il sorriso della commessa

Qui Intervista a Gilda Spolsino. Il suo volto, ma soprattutto il suo sorriso, è stato per anni un punto di riferimento per tutti i meranesi che si recavano a far shopping in centro. Si parla al passato perché oggi Gilda Spolsino ha finalmente raggiunto la meritata pensione.

La cosa che mi piace di me.

Saper ascoltare il prossimo.

Il mio principale difetto.

Mi fido di tutti.

Il mio momento più felice.

La tanto desiderata nascita di mia figlia Antonella.

Le persone che ammiro di più.

Mia sorella Rosa e mia suocera Anna perché sono sempre disponibili.

Un libro sull’isola deserta.

“Una vita tutta mia” di Jill Cooper.

La mia occupazione preferita.

Stare in compagnia della mia famiglia.

Il paese dove vorrei vivere.

In un paese dove è sempre caldo…

Il mio piatto preferito.

I peperoni in tutti i modi.

Non sopporto…

Le persone che non sono sincere.

Per un giorno vorrei essere. 

Un angelo, per poter riabbracciare tutti i miei cari che non ci sono più.

La mia paura maggiore.

Non poter vivere abbastanza per vedere mia figlia realizzata in tutti sensi.

Nel mio frigo non manca.

Lo yogurt naturale.

Se fossi un animale sarei…

Un cavallo color nero corvino.

Mi sono sentito orgogliosa…

Il giorno in cui mia mamma ha visto l’appartamento che mio marito ed io siamo riusciti ad acquistare, dopo tatri sacrifici.

Il mio motto.

La pazienza è la virtù dei forti.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Visitare Parigi.

Il giocattolo che ho amato di più.

Un bambolotto che mi regalò mia sorella quando avevo otto anni: quando gli si premeva il pancino piangeva con delle lacrime vere.

I miei poeti preferiti.

Renato Zero, perché per me lui é un poeta.

Il dono di natura che vorrei avere .

Una bella voce per poter cantare.

Non sopporto… 

Le persone che urlano.

Dico bugie solo… 

Per non ferire le persone.

Dove mi vedo fra dieci anni.

Sdraiata al sole su una spiaggia con la sabbia bianca.

L’ultima volta che ho perso la calma.

La calma è la mia forza.

Da bambina sognavo… 

Di diventare una cantante pop.

Autore: Luca Masiello

Da trent’anni dalla parte degli “over”

È tempo di festeggiamenti per i tanti soci del Circolo parrocchiale anziani Santa Maria Assunta: sabato 17 dicembre l’intera comunità si riunirà per celebrare un importante traguardo, il trentennale del sodalizio.

Trent’anni a disposizione del prossimo, ed in particolare degli over del rione: un lungo periodo durante il quale un gruppetto di volontari ha mosso i primi passi per portare affetto e amicizia  e si è trasformato poi in un punto di riferimento per tutti. “I volontari scarseggiano, ma noi riusciamo comunque a portare a termine i nostri obiettivi. Speriamo comunque che il futuro ci riservi qualche mano aggiuntiva”, spiega il presidente Giuseppe Pino Storti.

Presidente Storti, come avete mosso i primi passi nella costituzione del Circolo?

Il circolo parrocchiale anziani S. M. Assunta è nato nel febbraio del 1991, e infatti – se non ci fosse stato l’ostacolo del Covid – i festeggiamenti per il trentennale si sarebbero dovuti tenere lo scorso anno, ma tant’è. L’ispirazione per la sua costituzione ci era arrivata dall’allora parroco don Luigi Bertoldi: quando stavano ristrutturando l’oratorio era stato demolito anche il cinema “Lux” e lui aveva avuto l’idea di creare in quel posto una sala polifunzionale che potesse accogliere tutta la comunità. Negli anni precedenti, infatti, un piccolo gruppo di meranesi si ritrovava dopo la Messa in una sala che chiamavano “Wojtyla”, l’attuale sala punto d’incontro giovani “Il Gabbiano”. Don Luigi ha dunque voluto riservare anche agli anziani la possibilità di incontrarsi, ed ha costituito il circolo parrocchiale. Un sodalizio che lavora in maniera indipendente e con uno statuto autonomo; non dipende dalla parrocchia ma deve autofinanziarsi attraverso i soci e i contributi pubblici. 

Lei è sempre stato presidente?

No, io sono presidente dal 2012, ma ho sempre gravitato nel Circolo. Prima di me c’era don Paolo Arnoldo, prima ancora Ermanno De Gasperi, ma ricordo Angelo Dal Farra e tanti altri. 

Che cosa fate per gli anziani del quartiere?

Ci troviamo da sempre una volta al mese di pomeriggio per stare assieme, organizziamo conferenze, qualche volta guardiamo un film, giochiamo a carte, a tombola e il pomeriggio termina sempre con un rinfresco. In primavera una volta al mese facciamo una gita fuori Merano, in aprile ci concediamo un soggiorno ad Abano e tra maggio e giugno andiamo tutti assieme al mare.  Un sabato al mese, poi, c’è il pranzo sociale.

Il prossimo pranzo sarà particolarmente interessante…

Già, perché sabato 17 dicembre 2022 andrà in scena il pranzo di Natale e contemporaneamente si celebreranno i trent’annni.  Ci saranno tutti i soci e moltissime autorità, fra cui il sindaco ed alcuni assessori. Io terrò un discorso in cui spiegherò brevemente la storia del Circolo e le sue funzioni, e ringrazierò il parroco, don Peter Peter Kocevar, che ci permette di svolgere le nostre attività fra le mura parrocchiali.

Voi siete tutti volontari. C’è un ricambio generazionale, fra le vostre fila?

Il più giovane di noi è il segretario Gianni Libardi, che ha 70 anni, ed è sempre attivo e pimpante. Altri “giovani” non ce ne sono, ed è un problema; d’altronde oggi prima dei 66 anni non si va in pensione, e a parte chi ha già dedicato parte della sua vita al servizio del prossimo, non è facile che una persona smetta di lavorare e decida di impegnarsi subito nel volontariato…

Lei è stato recentemente premiato proprio per il suo impegno nel volontariato…

È stata una bella soddisfazione: il vescovo Ivo Muser ha consegnato l’onorificenza diocesana a undici persone presenti nel consiglio parrocchiale dalla prima elezione negli anni ’70, e fra questi ci sono anch’io. Frequento la parrocchia da quando avevo 16 anni, e quando ne avevo 22 è iniziato il mio impegno nel consiglio parrocchiale come presidente o vicepresidente. 

Autore: Luca Masiello

A Bressanone brillano le stelle dello Yoseikan 

Quasi duecento atleti per un totale di venti associazioni provenienti da tutta la regione, da Arco ai confini più a nord della Val Pusteria: sono i numeri del torneo di San Nicolò (individuale) e della Südtirol Medaillen Cup (a squadre) di Yoseikan Budo, organizzato a Bressanone dalla squadra di casa, l’Ssv Brixen. Un’occasione per vedere il meglio dei giovani sportivi, e per le squadre del meranese di tornare nel dojo con un buon bottino di medaglie.

È stato l’Asv Lana ad aggiudicarsi il trofeo di San Nicolò 2022 grazie alla massiccia partecipazione dei suoi atleti; ma al di là dei riconoscimenti in coppe e medaglie, quella andata in scena nella palestra ex Coni del capoluogo della Valle Isarco è stata una grande festa dello sport. Gli incontri dei più grandi, gli under 18 ha lasciato gli appassionati con il fiato sospeso, ma quando sul tatami sono saliti gli under 8, impacciati nei budoji ma a loro agio sul tatami, il folto pubblico accorso per l’occasione non è riuscito a trattenere l’emozione. 

Ed è anche fra i più piccoli che il Lana ha portato a casa una medaglia d’oro nella  categoria -26 M con Manuel Paulmichl e nella stessa categoria femminile con Viktoria Kofler; fra gli under 8 ha brillato anche Peter Haller dell’Sc Merano nella categoria -34.

Da segnalare anche l’ottima prestazione di Bastian Tratter del Lana (categoria -63 M), Ilvy Flarer e Elisabeth Erb (oro e argento nella categoria U14 -55 F) del Merano, che hanno brillato anche nella categoria Multidisciplin. Le discipline previste per questo torneo erano Kumiuchi serie B per gli under 8 e 10, e per gli altri Kumiuchi serie A. Gli under 18 e 16 si sono confrontati nella disciplina atemi (Kick boxing a punti), e per ogni categoria una squadra per associazione poteva cimentarsi con la prova di kombo, la prova tecnica ed infine il kata.

I VINCITORI

U18. Open M: Robin Palma (Ssv Bruneck). U16. Open M: Leart Raci (Asv Niederdorf). – 63 kg M: Bastian Tratter (Asv Lana). – 52 kg F: Rrezarta Peci (Ssv Taufers). Team. U16 Multidisciplin (Emono , Randori, Kata): Paul Patzleiner, Leart Raci (Asv Niederdorf). Open M: Tobias Hartl (Asv Nals). – 60 kg M: John Simon Burger (Ritten). – 55 kg M: Laurin Röd (Ssv Taufers). -44 kg M: Benjamin Seiwald (Ssv Pfalzen). -55 kg F: Ilvy Flarer (Sc Meran). U14 Multidisciplin: Elisabeth Erb, Ylvie (Sc Meran). U12 Open F: Emely Dicone (Asd Arco). -50 kg F: Elisabeth Erb (Sc Meran). -42 kg F: Laura Mohana Tscholl (Asc Schlanders). -40 kg F: Anna Rofner (Asv Terenten). -36 kg F: Lea Rofner (Asv Terenten). Open M: Zeno Innerhofer (Asv Lana). -60 kg M: Michael Sitzmann (Asv Lana). -50 kg M: Julian Mairegger (Ssv Taufers). -40 kg M: Armin Kohajda (Ssv Heide Auer). -35 kg M: Tilo Stepperger (Ssv Bruneck). U12 Multidisciplin: Katharina Ranzi, Christopher Ranzi (Ssv Pfalzen). U10 Open M: Timoty Gobbi (Asd Arco). -50 Kg M: Jakob Winkler (Ssv Brixen). -44 kg M: Paul Wallnöfer (Asv Lana). -38 kg M: Nilay Thanai (Asv Lana). -35 kg M: Leonardo Vicari (Asd Arco). -33 kg M: Luis Girardi (Ssv Taufers).-31 kg M: Daniel Lerchner (Ssv Pfalzen).

-27 kg M: Arthur Masiello (Ssv Brixen). Open F: Nathalie Oberhofer (Asv Terenten). -38 kg F: Katharina Winkler (Ssv Pfalzen).

50 kg F: Mathilda Niederbacher (Ssv Pfalzen). -35 Kg F: Heidi Gamper (Ssv Brixen). -32 kg F: Saphira Gietl (Asv Niederdorf).U8 Open M: Raul Mihai Sandor (Asd Arco). -40 Kg M: Benjamin Oberhofer (Ssv Pfalzen). -34 Kg M: Haller Peter (Sc Meran). -32 Kg M: Renè Schmid (Asv Terenten) -30 Kg M: Pietro Faitelli (Asd Arco). -28 Kg M: Albin Porcile (Ssv Pfalzen). -26 Kg M: Manuel Paulmichl (Asv Lana). -24 Kg M: Darian Gietl (Asv Niederdorf). -22 Kg M: Aaron Tscholl (Asc Schlanders). Open F: Neda Constanzo (Asv Niederdorf).-38 Kg F: Emma Mair (Ssv Pfalzen). -30 Kg F: Beatrice Vicari (Asd Arco). -26 Kg F: Viktoria Kofler (Asv Lana). -24 Kg F:Anja Hofer (Ssv Pfalzen). U8 Emono: Ssv Pfalzen. 

Classifica associazioni: 1. Pfalzen; 2.  Lana; 3.Niederdorf. 

Autore: Luca Masiello

Arti marziali e vita Zen

Nato a Bolzano nel 1961, Rolando Pizzini in qualità di professore ha ideato e coordinato la ricerca italo-australiana che ha portato alla luce la vita del missionario Angelo Confalonieri, il primo bianco che scelse di vivere con e per gli aborigeni d’Australia. Ha tenuto lezioni e conferenze in varie località d’Italia e del mondo. È istruttore di Mma e di Shoot Boxe e direttore tecnico di Shoot Boxe Federkombat per il Trentino Alto Adige. Ha anche ispirato la creazione dello Sports College a Salorno e contribuito alla realizzazione di alcuni progetti nella scuola per bambini poveri Tia Fausta in Brasile.

La cosa che più mi piace di me. 

La continua ricerca in molti campi del sapere umano.

Il mio principale difetto. 

A volte non utilizzare al meglio il tempo.

Il mio momento più felice. 

La nascita delle figlie.

La persona che ammiro. 

La mia ex moglie. 

Un libro sull’isola deserta. 

“L’io come cervello” di Patricia Churchland.

La mia occupazione preferita. 

Arti marziali miste e libri.

Il paese dove vorrei vivere.

Roveré della Luna e Salorno.

Il mio piatto preferito. 

Spaghetti al dente.

Non sopporto. 

I cattivi e gli ipocriti.

Per un giorno vorrei essere. 

In grado di migliorare l’altruismo nel mondo.

La mia paura maggiore. 

Un aldilà non consistente.

Nel mio frigo non manca. 

Il mio frigo è sempre vuoto.

Mi sono sentito orgoglioso…

Quando ho scritto i miei due ultimi libri.

Il mio motto.

La spiritualità sta nella continua ricerca.

Il giocattolo che ho amato di più.

Il Lego.

I miei poeti preferiti. 

I poeti Zen.

I miei pittori preferiti. 

I pittori del Quattrocento.

Il dono di natura che vorrei avere.

Apprendere con facilità le lingue straniere.

Dico bugie solo… 

Sotto minaccia armata. 

Dove mi vedo fra dieci anni.

In palestra a praticare arti marziali miste e a leggere libri.

L’ultima volta che ho perso la calma. 

Quando mi hanno fatto perdere tempo in una riunione inutile.

Da bambino sognavo… 

Di avere dei cavalli.

Autore: Daniele Bebber

Un concerto tra le fontane

Un’atmosfera quasi natalizia, con delle lanterne appoggiate attorno alle fontane di Salorno per illuminarle e per riscaldare, metaforicamente, le voci dei coristi del Coro Bassa Atesina, che si sono esibiti con un programma di brani tematici. 

// Di Daniele Bebber

Una cinquantina in tutto, ad occhio, i cittadini prevalentemente salurneri che hanno voluto ascoltare la magia dei “Canti alle fontane”, iniziativa nata su per giù quattro anni fa, per omaggiare Santa Cecilia. “L’idea era quella di riportare i canti della tradizione con un concerto itinerante in giro per il paese e, al contempo, cambiare un po’ quest’idea del classico palcoscenico statico dentro ad una sala polifunzionale (che a Salorno manca). Soprattutto avevamo la necessità di offrire qualcosa di nuovo riguardo la celebrazione di Santa Cecilia”, afferma Lorenzo Girardi attuale presidente del coro Castel Bassa Atesina. 

Un primo esperimento in merito in realtà è stato fatto quattro anni fa ed è piaciuto a tal punto da riproporlo anche l’anno successivo. “L’idea delle fontane nasce dal fatto che il nostro paese ne ha davvero tante”, rivela Girardi. Ma nella serata in questione ne sono state visitate solamente cinque, le più note e le più prestanti, per poter essere inserite in un circuito pensato per permettere agli avventori di spostarsi in sicurezza, ovvero dotate di spazi per accogliere i presenti. 

Dopo i prim canti alla partenza in piazza Cesare Battisti, il coro ha proposto in piazza Municipio brani sul tema della guerra (un tema ricorrente nei canti di montagna). Davanti alla chiesetta di Loreto è stata invece omaggiata la madonna, per arrivare poi in piazza Sant’Andrea con canti tradizionali appositamente composti per il coro. 

Questa è solo l’ultima delle iniziative ideate da un gruppo musicale che affonda le proprie radici nel 1968. “In origine la formazione si chiamava coro del Castel di Salorno, e la sua nascita risaliva addirittura al 1938, sull’idea di una frangia del coro parrocchiale”.

Presidente Girardi, c’è stata una scissione?

No, semplicemente la storia ci spiega che alcuni elementi sentivano l’esigenza di far parte di un coro di montagna. 

E poi cos’è accaduto?

Il coro ha prevedibilmente iniziato ad espandersi, accogliendo gente da Ora e da altre località fino a Trento. Per questo motivo il nome è cambiato, diventando per appunto Coro Castel Bassa Atesina. 

Attualmente com’è composto l’organico? 

Dopo quest’ultimo periodo, piuttosto complicato per noi come molte associazioni, dal punto di vista dell’organico non abbiamo subito perdite ingenti. Siamo 23 elementi più la maestra Jessica Nardon. L’organico è variato molto negli anni. Nonostante non siamo un gruppo molto esteso rispetto ad altri, una cosa che ci rincuora sta nel fatto dell’essere una delle compagini con la più alta percentuale di giovani. Circa il 50% è sotto i 35 anni d’età e non è un fatto così scontato per un coro di montagna. Dall’altra abbiamo con noi anche la compagine dei coristi storici, il più anziano ha 89 anni, e questa è una cosa che trovo interessante.

Perché?

La convivenza fra generazioni così distanti non è sempre facile. 

Quali sono i vostri impegni di maggior spessore?

Se consideriamo il repertorio pre-covid, si potrebbero dividere gli impegni in ricorrenze annuali, trasferte ed eventi particolari e sporadici. Svolgiamo alcune attività anche sul territorio comunale: generalmente il concerto di San Valentino e uno per Santa Cecilia. Poi c’è il Castello di Salorno nel periodo pre-estivo e l’impegno natalizio con il concerto d’avvento. Nei paesi paesi limitrofi, ci sono poi il concerto d’avvento a Cortina d’Adige e un altro impegno a cui siamo sempre stati invitati è la rassegna corale di Magré, alla quale teniamo particolarmente. Prima che arrivassi io sono stati fatti tanti viaggi per concerti in molti paesi europei. E abbiamo partecipato a diversi gemellaggi. 

Come vedete il futuro?

La forza di un’associazione sta nella proposta della propria attività e nell’alimentare il proprio spirito nel farla. Prevediamo di avvicinarci maggiormente anche alle scuole.

La piazza di Pineta si trasferisce… al Polo

L’appello era stato lanciato nientemeno che da Babbo Natale in persona, che oltre un mese fa aveva pubblicato un video sul sito del Comune di Laives chiedendo ai bambini se una sua visita sarebbe stata gradita. Ed è così che un semplice gioco si è trasformato in un esempio di democrazia diretta: nel giro di pochissimo tempo all’indirizzo del Municipio sono state recapitate oltre cinquanta letterine elettroniche, tanto che giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 dalle ore 10.30 alle 17.30 Babbo Natale in persona siederà sul suo scranno nel villaggio appositamente creato per lui nella piazza di Pineta.

“Caro Babbo Natale, siamo Mattia e Chiara di Pineta. Abbiamo 7 anni e l’anno scorso ci siamo divertiti molto al tuo villaggio  e speriamo di rivederti  anche questo Natale”: la grafia in stampatello maiuscolo, scritta a matita sul foglio di un quaderno a quadretti, quasi stona con l’immagine che viene proiettata sullo schermo asettico di un computer; ma è in questo modo che a Laives è stato possibile contattare Santa Claus. Quella di Mattia e Chiara è una delle tante letterine che sono arrivate nelle scorse settimane all’indirizzo email dell’ufficio Sociale e Cultura del Comune di Laives, che aveva lanciato un videoappello tramite il suo sito per verificare la possibilità di ripetere l’evento dell’anno scorso, quando in piazza a Pineta era astato allestito un villaggio di Babbo Natale. 

La sorpresa degli addetti ai lavori è stata enorme: all’indirizzo sono pervenute in breve tempo oltre cinquanta mail, segno che l’esperimento era riuscito. Così, il prossimo fine settimana la piazza si trasformerà nuovamente in un angolo del Polo in cui elfi, renne e il barbuto portatore di doni inconteranno i più piccoli, per ascoltare le loro richieste ed intrattenerli. 

Oltre alla scenografia natalizia, i più piccoli avranno la possibilità di prendere parte a due laboratori, uno in cui potranno decorare dei biscotti alla cioccolata, l’altro in cui avranno la possibilità di piantare un alberello in un vaso e addobbarlo.

Non mancherà uno stand gastronomico, dove anche i genitori potranno rifocillarsi e stare insieme fra di loro.

Si tratta del quarto evento che è stato organizzato per donare della gioia ai più piccoli; durante l’avvento è andato in scena uno spettacolo di magia, una proiezione scientifica per ragazzi ed un recital in cui venivano narrate delle fiabe.

Autore: Luca Masiello