Formazione e informazione per una città inclusiva e diversa

Puntano sull’inclusione – reale e partecipata – gli attori che, dopo la prima stagione di progettazione dell’anno scorso, hanno deciso di proseguire nei ragionamenti per rendere Bolzano una città più semplice da abitare, anche per i nuovi cittadini e per le nuove cittadine.

“Formare, Informare, Abitare” è nato nel 2021 da un’idea dell’Assessorato all’Ambiente, alla Cultura, alle Politiche di integrazione e Pari Opportunità del Comune di Bolzano, con il cofinanziamento della Provincia Autonoma di Bolzano e tramite il Servizio di Coordinamento per l’Integrazione. Ha visto coinvolti diversi enti e associazioni, tra cui La Strada – der Weg, la cooperativa sociale Studio Comune e EURAC Research, che insieme hanno costruito un ricco percorso, articolato in modo ramificato. Erano previsti, infatti, degli incontri di approfondimento su diverse tematiche (l’accesso ai servizi essenziali del territorio, a quelli culturali, al lavoro e alla formazione, così come all’alloggio) dedicati ai nuovi cittadini, con l’obiettivo di accrescere la conoscenza delle opportunità presenti sul territorio per un’inclusione reale; dei tavoli di lavoro per enti pubblici e privati sul tema dell’abitare la città, in un’ottica di analisi e scambio di buone pratiche; incontri aperti al pubblico, per implementare le idee e la ricerca di soluzioni sul tema dell’alloggio e infine, la creazione di video di facile fruizione, presenti sul web, per aiutare i nuovi cittadini nell’orientamento ai servizi presenti sul territorio.
L’interesse concreto degli enti pubblici, delle associazioni e degli attori coinvolti nel dare seguito a questa iniziativa è confluito quest’anno in “Formazione e Informazione per una città aperta e inclusiva”. “Ad aprire il progetto”, spiega Irene Visentini – tra le fondatrici di Studio Comune – “ci sono stati due focus group dedicati ai bisogni dell’associazionismo migrante, per un’analisi dei fabbisogni formativi come associazioni di rappresentanza, che poi porteranno alla creazione di un workshop, in autunno. Questi incontri hanno dimostrato come sia ricco il tessuto associativo migrante e quale sia la varietà dei servizi che offre”. Continuerà inoltre il tavolo di lavoro di rete, non più solo sul tema dell’abitare, chiarisce Visentini “ma sul vivere e convivere, sul tema dell’inclusione culturale, con il coinvolgimento delle biblioteche comunali che già l’anno scorso si sono dimostrate interessate e già attive sul tema dei servizi inclusivi. Ci saranno due open space rivolti alla cittadinanza e anche un progetto pilota, che emergerà durante le attività e sarà co-progettato con chi parteciperà”. L’idea è quella di creare uno spazio di incontro e confronto strutturato tra soggetti del territorio interessati alle politiche e interessati dalle politiche di integrazione e dalle misure di inclusione. Si tratta quindi di un progetto di rete e di partnership, di attivazione del territorio a diversi livelli per far emergere quali sono i bisogni, ma anche quali sono le opportunità che il territorio offre, in un clima di reciprocità. “è molto importante – conclude Irene Visentini – inoltre la collaborazione stretta tra privato, Terzo Settore, pubblico e cittadinanza. Questo è il cardine del progetto e può essere una leva per affrontare le criticità e le opportunità insieme, tenendo conto delle prospettive e delle visioni diverse e consapevoli”.

Autrice: Ana Andros: COOLtour

Friends?

Dopo le ultime avvincenti vicende politiche locali, gli amanti delle serie tv saranno entusiasti nel sapere che è stata annunciata “Friends?”, una nuova sitcom ambientata a palazzo Widmann. Come nella vecchia “Friends” i sei personaggi principali verranno investiti da un incredibile ciclone di eventi tragicomici, infarciti di incomprensioni, equivoci ad alta temperatura sentimentale, accompagnati da un ricco assortimento di situazioni imbarazzanti, battute fulminanti e sensazionali espressioni facciali.

Autore: Roberto Tubaro

Baci di dama

INGREDIENTI

25/30 Baci
90 g olio di semi di girasole
50 g latte vegetale
70 g zucchero di cocco
200 g farina 00
100 g farina di nocciole
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 punta di vaniglia
Ripieno
Cioccolato fondente da sciogliere

PREPARAZIONE

In una ciotola con le fruste sciogliete lo zucchero nel latte insieme all’olio.
Aggiungere la farina di nocciole (basta prendere 100 g di nocciole e frullarle molto finemente ed otterrete una farina un po’ oleosa) e la vaniglia; continuate con le fruste finché non è tutto amalgamato.
Aggiungete la farina e il lievito fino a creare un panetto lucido e omogeneo.
Create delle piccole palline un po’ schiacciate e ponetele su una teglia ben distanziate.
Le palline devono essere pari, circa 50/60 palline.
Ora mettetele in forno statico a 180 gradi per 20 minuti.
Quando li sfornerete, i baci saranno ancora morbidi, ma appena si saranno raffreddati diventeranno sodi e saranno pronti per essere farciti.
Spezzettate il cioccolato fondente e mettetelo in una ciotola.
Fate scaldare un pentolino con acqua e, quando bollirà, metteteci sopra la ciotola con il cioccolato. Mescolate delicatamente. Ricordate che la ciotola non deve mai toccare l’acqua bollente, ma solo essere vicina e scaldarsi con il calore.
Ora prendete ogni pallina cotta, immergetela leggermente nel cioccolato e unitela con un’altra. Il gioco è fatto!

Con il “Gandhi” nel cuore

Qui Intervista a Valeria Garzisi, la storica bidella dell’istituto Gandhi di Merano. Chi negli ultimi 26 anni ha frequentato quella scuola, di certo non può non avere un piacevole ricordo di lei. Oggi è felicemente in pensione e dedica il tempo alle sue gioie più grandi: i suoi nipotini. Ama trascorrere le giornate con le sue amiche, fare delle belle passeggiate e fare volontariato.

Il tratto principale del mio carattere.
L’ottimismo.

La cosa che più mi piace di me.
L’altruismo.

Il mio principale difetto. 
Sono permalosa.

L’incontro che mi ha cambiato la vita.
Mia suocera, perché mi ha presentato mio marito.

La volta in cui sono stata più felice.
Alla nascita delle mie figlie.

E più infelice…
La perdita dei miei genitori. 

Da bambina sognavo di diventare…
Infermiera.

L’ultima volta che ho pianto.
L’ultima volta che ho guardato le notizie della guerra in Ucraina.

Non sopporto…
L’arroganza e la cattiveria delle persone.

Il giocattolo più amato.
La mia bambola Angelita. 

Il cantante preferito.
Gianni Morandi.

La mia paura maggiore.
La guerra. 

L’oggetto a cui sono più legata.
Un orsetto di peluche regalato dal marito.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
Sono andata in pensione dopo 42 anni di lavoro.

Dove mi vedo tra dieci anni. 
A Merano in perfetta salute. 

Se fossi un animale sarei…
Un uccellino libero.

In famiglia mi chiamano.
Ieia.

Il capriccio che non mi sono mai tolta. 
Andare a Ischia. 

La mia occupazione preferita. 
Fare la nonna.

La canzone che canto sotto la doccia. 
“Brutta” di Alessandro Canino. 

Per un giorno vorrei essere…
Alle Maldive, ma senza prendere l’aereo… con il teletrasporto.

Il mio primo ricordo… 
In Abruzzo nel mio paese a Celenza sul Trigno, con i miei cugini.

Di Merano apprezzo…
I giardini.

Di Merano non mi piace…
L’immondizia che si trova in giro. 

L’ultima volta che ho perso la calma…
Parlando con i novax. 

Del mio aspetto non mi piacciono…
I capelli. 

Il dono di natura che vorrei avere. 
Essere alta e magra.

Autrice: Chiara Caobelli

Non fermarsi mai

Valentina Scianamè è di Pineta e lavora come educatrice al Gruppo Giovani Flowers ODV Jugendgruppe EO dove si occupa principalmente di progetti e adolescenti. Ma Valentina non ama identificarsi in terminologie ed etichette, perché si considera in continua evoluzione “lavoro costantemente su me stessa”, ci ha detto. Questa apertura all’esperienza e alla conoscenza le permette di portare con sè i “suoi” ragazzi. Vedere gli occhi dei giovani che si illuminano e avvertire i passi verso il cambiamento interiore è una magia impagabile, che la motiva ogni giorno ad andare avanti.

La cosa che mi piace di più di me.
Il senso artistico. 

Il mio principale difetto.
La pignoleria…l’occhio vuole la sua parte, eh.

La volta che sono stata più felice.
Gli abbracci dei miei nonni. Sono casa.

L’errore che non rifarei.
Tanti. Ma tutti sono serviti a migliorare.

La persona che invidio di più.
Quella che è in pace con se stessa. 

La persona che ammiro di più.
Chi sa concretizzare i propri desideri.

Un libro da portare sull’isola deserta.
Uno solo?! Tutta la mia libreria non posso? 

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Andare in Islanda, Scozia e Nuova Zelanda. 

L’ultima volta che ho perso la calma.
Un giorno sì e uno no. Meglio meditarci su!

La mia occupazione preferita.
Creare.

l Paese/luogo dove vorrei vivere.
Trentino Alto Adige, la mia Heimat da sempre. 

Il mio musicista preferito.
Cesare Cremonini.

La mia paura maggiore.
Di non evolvere abbastanza. 

L’ultima volta che ho pregato.
Ogni qual volta che riesco. Spesso.

Il giocattolo che ho amato di più.
La mia gattina di pezza fatta da mia mamma, che ho ancora. 

La disgrazia più grande.
Stare nell’immobilità.

L’oggetto a cui sono più legata.
Il ciondolo a forma di cuore di mia nonna materna.

La massima stravaganza della mia vita.
Vedermi truccata! Basta ben…

Il mio primo ricordo.
La casa di mia nonna materna. 

Il mio più grande rimpianto.
Non aver fatto più esperienze possibili.

Per un giorno vorrei essere…
Un’aquila, volare ovunque io voglia andare.

Nel mio frigorifero non manca mai…
Le piadine. Veloci da fare… che sono sempre di fretta!

Se fossi un animale, sarei…
Un bradipo. Va-lentina…non per niente!

In famiglia mi chiamano.
Vale, alle volte “Va bene capo”, “Sì, capo!”.

Il mio motto:
“Fiorisci a modo tuo!”

Autrice: Caterina Longo

Una radio e sette galline

La storia, si sa, non è fatta di soli eroi (positivi o negativi) e di eventi memorabili. Spesso sono i personaggi minori e la grigia quotidianità a restituirci il quadro migliore di un’epoca. Sfogliando le pagine del quotidiano fascista in lingua tedesca “Alpenzeitung”, pubblicato dal 1926 al 1943, si trovano, accanto alle consuete celebrazioni dei successi del regime, molti articoletti concernenti vicende marginali e, per quanto riguarda Laives, un sorprendente numero di corrispondenze riguardanti piccoli episodi di cronaca nera: furtarelli, truffe, incidenti stradali, accoltellamenti e risse nei locali pubblici.
Il 18 marzo 1927 appare una breve notizia edificante: “Inaugurati i corsi d’italiano per adulti”. Apprendiamo che ben trentadue “Dopolavoristen” locali apprenderanno – volontariamente, immaginiamo – i rudimenti della lingua italiana grazie agli insegnamenti impartiti dal maestro Tommasini e da una certa signorina Anesi. Non solo: sempre in ambito scolastico, il commissario prefettizio avvocato Gueli è lieto di annunciare che “alla scuola della remota frazione di Costa” (Seit) è stato donato un apparecchio radio che “sarà di grande ausilio nell’attività didattica della maestra signorina Giovanna Chiesa e permetterà anche agli adulti (sempre di Seit) di sapere cosa accade nel mondo. Questa notizia è stata accolta con grande entusiasmo da tutti gli amanti del progresso e dell’arte”. Non poteva che essere così.
Significativa anche la notizia pubblicata il 26 febbraio 1928 sotto il titolo “Hennendiebstahl”, furto di galline. Evidentemente, all’epoca le galline rivestivano un ruolo importante nell’immaginario collettivo e, a quanto pare, anche nel menu dei Laivesotti. Si può dire che il furto di galline fosse quasi un classico, da queste parti. Tale ing. Luis Ebner era fiero proprietario di un numero imprecisato di galline. La notte del 25 febbraio, un ignoto ladruncolo irruppe nel suo pollaio per sottrargli, in un colpo solo, ben sette galline e due galli. Né le prime né i secondi lanciarono i tipici segnali d’allarme. Il danno del furto, secondo le prime stime, ammontava a 135 Lire.
L’ingegnere denunciò seduta stante il furto ai reali carabinieri che inviarono sul posto il maresciallo Berardi e un appuntato. Dopo accurata indagine, gli stessi accertarono che l’ingresso del pollaio era stato forzato “da mano ignota”. I sospetti caddero su tale Roberto Hofer, “recidivo”, domiciliato nelle vicinanze del luogo del misfatto. Lo stesso si era però dato alla latitanza e i carabinieri dovettero rinunciare alla rituale perquisizione domiciliare. In seguito, i due carabinieri si recarono presso la locanda “Grappolo d’Uva”. Per sorprendere i gestori con le mani nel sacco, decisero di entrare non dall’ingresso principale ma da quello secondario. Scelta oculata, giacché in cucina individuarono tale Giulietta Chizzola, cuoca, nel mentre arrostiva una gallina appena spennata. La malcapitata spergiurò di essere la legittima proprietaria del volatile che stava cucinando “per due finanzieri”. Dopo un serrato interrogatorio, ammise che era stato proprio il Hofer a cederglielo. A questo punto, il maresciallo, incurante delle aspettative culinarie dei due finanzieri, sequestrò il corpo del reato e, ancora fumante, lo riconsegnò al legittimo proprietario ing. Ebner.
Delle altre sei galline e dei due galli si era invece persa ogni traccia.

Autore: Reinhard Christanell

Vigili del Fuoco, un anno davvero impegnativo

Non solo incendi: ogni giorno i Vigili del fuoco di Laives intervengono per incidenti sulle strade, salvataggio di persone e in caso di eventi meteorologici straordinari, come nevicate e tempeste. Il 2021 è stato un anno intenso con ben 271 interventi effettuati.

I Vigili del Fuoco di Laives tirano le somme sull’anno passato, che, è proprio il caso di dirlo è stato un anno “caldo” di impegno e interventi per l’affiatata squadra laivesotta. Guardando ai numeri, a fine 2021, il corpo contava un totale di 55 pompieri attivi, con un nuovo arrivo (Manuel Gamper) e i due colleghi Alois Defranceschi e Helmuth Pfeifer, che invece sono passati a membri fuori servizio e continueranno a sostenere i vigili del fuoco come alfieri in tutte le occasioni di festa. Con un’età media di 35,2 anni e una media di 16 anni di servizio, l’unità può contare su molta esperienza, spinta e motivazione nelle proprie file. Motivazione che è necessaria ogni giorno per poter coprire il grande carico di lavoro nell’ambito della protezione civile del comune di Laives. Nell’anno solare 2021 ci sono stati infatti 271 interventi con un totale di quasi 7500 ore di lavoro da svolgere. Così riportano in un comunicato i Vigili: “L’anno scorso, il numero di incendi nel territorio comunale è aumentato leggermente, anche se veniamo chiamati più volte ad assistere a incendi fuori dal territorio comunale. Ricordiamo l’incendio di un alveare con un incipiente incendio boschivo a La Costa, l’incendio nella discarica Frizzi Au, così come l’incendio della capriata del tetto ad Ora nel luglio dello scorso anno. Tuttavia, la maggior parte dell’attività lavorativa nel 2021 è stata dedicata agli interventi tecnici, ovvero aperture porte, il salvataggio di persone da ascensori, incidenti o danni da tempesta. Anche quest’anno sono successi diversi incidenti mortali sulle strade, anche se l’intervento più impegnativo a livello emotivo è stato sicuramente la ricerca della coppia scomparsa Neumair/Perselli. Un impegno durato diverse settimane, per cui siamo stati chiamati più volte con gli altri corpi dei VVF lungo il fiume Adige”. E poi ci sono gli eventi meteorologici straordinari. Continuano i VVF: “Anche se in misura minore, le tempeste dell’anno scorso hanno richiesto un certo numero di ore di lavoro. Mentre i primi mesi dell’anno sono stati caratterizzati da forti nevicate, la metà dell’anno è stata segnata da diverse forti tempeste che si sono abbattute sul nostro Comune. Verso la fine del 2021 c’è stata poi una grande frana sulla strada per La Costa, e siamo quindi intervenuti per le prime messe in sicurezza”. Ulteriore punto importante: alcuni dei vigili del fuoco di Laives hanno fornito supporto lo scorso agosto durante i grandi incendi boschivi nel sud dell’Italia. Il comandante Patrick Thaler e il pompiere Thomas Zampieri, insieme a compagni di San Giacomo si sono recati sul posto, in sostegno della protezione civile locale nella lotta contro gli incendi selvaggi nella vegetazione secca della Sicilia.
Le ore di lavoro comprendono anche le ore investite in esercitazioni, servizi di sicurezza e prevenzione incendi, corsi e addestramenti per essere in grado di garantire un intervento veloce, sicuro ed orientato agli obiettivi in qualsiasi momento. Il bilancio annuale è anche un’occasione per ringraziaredi cuore tutti i sostenitori , perchè questo ” motiva a continuare ad aiutare la popolazione con gioia ed energia in ogni situazione” concludono i VFF.

Autrice: Caterina Longo

Donne “Coltivatrici” di sogni e vai

L’Associazione delle Donne Coltivatrici di Cortaccia, Penone, Corona e Niclara hanno compiuto un grande gesto di generosità. Il guadagno ottenuto nel dicembre scorso durante il mercatino di natale è stato infatti dato in beneficienza al servizio “Sogni e vai”. Durante una visita a Bolzano è stato consegnato l’assegno e le donne hanno avuto la possibilità di ispezionare l’ambulanza. e ascoltare le parole di chi ha esaudito i desideri.
“Di volta in volta vediamo quanto interesse suscita il nostro servizio tra la popolazione. Questo ci incoraggia a offrire il nostro servizio con gioia e impegno”, dice Armin Oberkofler, uno dei circa 40 volontari del progetto Sogni e vai. “Ci sorprende sempre di più in che modo creativo le associazioni altoatesine organizzano eventi per sostenere il nostro servizio”. Anche le donne dell’Associazione delle Donne Coltivatrici di Cortaccia, Penone, Corona e Niclara si sono dette molto soddisfatte della donazione: “Noi organizziamo ogni anno il nostro mercatino di Natale e con il profitto cerchiamo di sostenere progetti e servizi di carità locali” racconta la responsabile Monika Torggler Anrather. “E nel 2021 abbiamo deciso a favore del servizio Sogni e vai, perché il progetto ci ha convinto. E forse il progetto potrà realizzare un desiderio ad una persona bisognosa della Bassa Atesina”. Per la cronaca, al mercatino di Natale le donne coltivatrici avevano offerto diverse preblibatezze culianrie: milanese, minestra di gulasch, un notevole buffet di dolci e momenti piacevoli allo stand del vin brulé. “A nome di tutta la nostra squadra, vorrei ringraziare l’associazione per il loro sostegno. Siamo felici della loro donazione e la useremo alla prossima occasione per la realizzazione di uno speciale desiderio”, ha detto Anita Tscholl, responsabile del servizio Sogni e vai presso la Caritas. Si ricorda che il progetto “sogni e vai” esaudisce i desideri di persone gravemente malate. “Sogni e vai” aiuta le strutture sanitarie e le famiglie, che spesso non hanno né i mezzi né le possibilità, a realizzare i sogni dei propri cari. Ulteriori informazioni: www.sognievai.it
Nella foto: Anita Tscholl (da sinistra), Sonja Trockner Hauser, Christine Ruatti Weger, Elena Bonfrisco e Armin Oberkofler della squadra del servizio Sogni e vai, la responsabile dell’Associazione delle Donne Coltivatrici di Cortaccia Monika Torggler Anrather, Petra Weger, Inge Nussbaumer Sanin, Sibylle Solderer Kofler e Stephanie Zardini.

Autrice: Caterina Longo

Mirijam Heiler al Kunstforum di Egna

Nasce dall’esigenza di ripensare il nostro rapporto con la natura e con l’ambiente la mostra “On touching” di Mirijam Heiler, visibile al Kunstforum di Egna fino al 23 aprile prossimo. La giovane artista brissinese, che è anche un’appassionata scalatrice, rivendica l’importanza “dell’esserci nel momento presente, reale. Come solo un contatto fisico può fare”– di qui il titolo della mostra “On touching”. La mostra inizia con un’immersione in una piccola giungla di piante e continua con collage fotografici, dipinti e installazioni (tutte inedite) che incarnano incontri e commistioni – tra corpi umani, la natura e la tecnologia. L’incontro tra essere umano e tecnologia non è nuovo – basta pensare al cellulare che teniamo attaccato costantemente al nostro corpo o alle lenti a contatto, impianti e protesi, che sono ormai parte di noi. Tecnologia al nostro servizio, almeno così crediamo. Ma cosa accade se la tecnologia prende le forme di delicate antenne metalliche, che come quelle di una lumaca reagiscono alla nostra presenza, come avviene nell’installazione concepita da Heiler? O se è la natura a “invadere” noi e non viceversa?


È quanto vediamo nei collage fotografici dell’artista, in cui schiene, gambe e braccia sono percorse da conformazioni di cespuglietti muschiosi o sassi. Altre installazioni hanno l’aspetto di una colonna vertebrale, rosea, perfetta, come quelle che vediamo nelle illustrazioni dei libri di scienze; peccato però che ci siano parti strane, prolungamenti anomali, che “non tornano”. Heiler costruisce così immagini pure, pulite, che però ci lasciano addosso una sottile inquietudine. E non solo perchè gli arti appaiono mutilati e i corpi sembrano aver perso i rispettivi proprietari/e, che non hanno volto.
Un’atmosfera di freddezza attraversa i corpi asettici in queste immagini perfette. Forse è necessaria per guadagnare uno sguardo più distaccato e asciutto. Perchè non c’è nulla di “caldo” nel contatto raccontato dall’artista; forse per suggerici che l’incontro tra essere umano e natura non è scontato, e potrebbe farsi minaccioso. Il punto di partenza dell’artista, a livello teorico, è il pensiero della filosofa americana Donna Haraway, le cui teorie hanno avuto e stanno avendo grande influenza su molte generazioni di artisti. Semplificando, la studiosa auspica – tra l’altro- il superamento della contrapposizione essere umano/natura, o meglio del dominio dell’essere umano sulla natura, che si sente al centro dell’universo. Eppure, facendo salti indietro nella storia e nelle culture, nell’antichità questo rapporto non è sempre stato giocato sulla contrapposizione. L’arte e la letteratura ne sono lo specchio. Basti pensare alle tante storie raccontate nei miti greci, alle tante divinità che – per amore o per sfuggire a qualche punizione- si trasformano in piante o animali. Una fra tutte, la bella Dafne, che per sfuggire alle brame amorose di Apollo si trasforma nell’albero di alloro. Per secoli pittori e scultori hanno immortalato queste storie di trasformazioni in dipinti, affreschi e sculture, facendole sembrare “naturali”. Oggi il mito è lontano, la tecnologia avanza e l’incontro uomo /natura non ha più nulla di fluido. Èinevitabile che le opere di arte contemporanea restituiscano questa difficoltà e “freddezza”, per essere da sprono verso un ripensamento. E certo non guasta che artiste come Heiler lo sappiano fare anche con un tocco di sofisticata e surreale eleganza.
Info: Mirijam Heiler, On touching, Kunstforum Unterland – Galleria della Comunità Comprensoriale Oltradige – Bassa Atesina, Portici 26, Egna.
Dal 9 al 23 aprile, da martedì a sabato, ore 10-12 e 16-18. Inaugurazione il 09.04.2022, ore 2. L’ingresso alla mostra e all’inaugurazione è libero e gratuito. Durante la mostra saranno osservate tutte le linee guida anti-Covid19 in vigore.

Autrice: Caterina Longo

La lingua di Caldaro e i primi abitati

Lungo la strada che da Bolzano conduce nell’Oltradige, nei pressi del bivio di Riva di Sotto si abbandona l’ampia “caldera” bolzanina per affrontare, nella gola di S. Paolo (Paulsner Höhle), uno scenario e, per certi versi, un’era geologica completamente differenti. Dal fuoco dei vulcani e dalla classica roccia di porfido rosso che recinta la città capoluogo si passa al gelo dei ghiacciai con un terreno di argilla e sabbia frammisto a pietrame dolomitico precipitato dal massiccio Macaion.
Le molteplici colline e vallette moreniche ai bordi della strada rievocano vagamente un paesaggio di dune desertiche e presentano, accanto a una scarna vegetazione boschiva, una sempre più estesa copertura a vigneto. Una “tessitura” ordinata e meticolosa, questa, che ha trasformato la terra selvaggia dell’Oltradige in un’enorme oasi antropizzata, dove la mano dell’uomo, nel corso degli ultimi secoli, ha inciso pesantemente sulla morfologia del paesaggio.
L’intera gola, un canalone levigato tra la catena della Mendola e la valle di Lavason, risale all’ultima deglaciazione avvenuta circa 15000 anni fa. Il ghiacciaio dell’Adige (Etschgletscher), che dai monti della Venosta raggiungeva il Lago di Garda, rivestiva la regione di una coltre di ghiaccio spessa quasi 2000 metri nella zona di Bolzano. Da Castel Firmiano fino al Lago di Caldaro si sviluppava invece un suo ramo laterale chiamato la “lingua di Caldaro”. Lo stesso idilliaco lago è l’ultimo residuo di quei ghiacci che, ritirandosi, hanno modellato l’intero territorio dell’Oltradige.
In quel periodo post-glaciale, il fiume chiamato paleo-Adige non scorreva verso la pianura veneta attraverso Bolzano, Trento e la Val Lagarina, ma da Terlano si dirigeva verso Appiano e Caldaro per poi raggiungere la conca di Lavis e la valle dei Laghi, la valle del Sarca e il Garda. La massa d’acqua ha non solo formato valli e conoidi, levigato colline e monti ma, soprattutto, riempito il fondovalle con alcune centinaia di metri di materiale. Le misurazioni effettuate in vari luoghi ci danno il vero fondovalle “roccioso” a circa 450 metri sotto il livello del mare, dunque circa 250 metri sotto l’attuale fondovalle.
In questo sorprendente paesaggio storico (Kulturlandschaft), gli archeologi hanno trovato traccia di molti insediamenti umani risalenti a diverse epoche e culture dal tardo neolitico all’età del bronzo e del ferro. Sappiamo che inizialmente, nel mesolitico, i cacciatori della valle dell’Adige saliti dal Trentino privilegiavano invece la caccia in altura sulla catena della Mendola. La foresta di Monticolo, allora estesa da un lato all’altro della vallata, era molto fitta e difficile da percorrere – tanto che ancora viaggiatori del secoli più recenti hanno descritto le difficoltà di un suo attraversamento.
I luoghi di particolare interesse storico-archeologico raccolti attorno all’odierno paese di San Paolo sono diversi: dalle colline di Fuchsberg e Altenburg (di cui rimangono poche rovine) al colle maestoso di Castel Guardia, dal Riegelbühel al Putzer Gschleier. Significativa anche la zona attorno all’odierna giardineria Gamberoni in località Siechenhaus. Dal Bronzo in poi, abbiamo testimonianze (ceramica, industria litica in selce, utensili, sepolture, gioielli, capanne eccetera) di “abitati” sempre più stabili e organizzati nonché dello sfruttamento delle ricche risorse ambientali. Accanto al disboscamento, si sviluppano i fenomeni di ciglionamento e terrazzamento che caratterizzano il panorama dell’Oltradige fin nella zona di Termeno. Con ogni probabilità, in questa zona è avvenuto il graduale passaggio dalle culture tardomesolitico-neolitiche a quelle dell’era dei metalli e un’organizzazione della vita e delle attività umane secondo canoni arrivati, attraverso cinque o sei millenni, fino ai giorni nostri.

Autore: Reinhard Christanell