La proposta: apriamo gli orti comunali a tutti

In città siamo abituati a pensare gli orti urbani in stretta connessione con la terza età. Ma in realtà ci sono molti giovani che gradirebbero fare questa importante esperienza di contatto con la terra e la natura anche nel contesto cittadino. Forse nel prossimo futuro qualcosa si potrà muovere, a Bolzano, in questo senso.

Un luogo di incontro, di dialogo, di scambio di opinioni. Un ambiente finalizzato, tra le altre cose, a contrastare l’isolamento sociale, specie dopo i duri e diversi lockdown.
All’interno degli orti comunali non si curano solo le proprie verdure, ma si coltivano relazioni. Inoltre, i campi che vengono assegnati alle associazioni come, ad esempio quello presente alle Semiruarali, consentono scambi culturali e progetti di integrazione. Ci sono poi quelli riservati alle persone disabili, il 3% della totalità disponibile, mentre, la fetta maggiore, va agli over 60 – questa l’età minima per fare domanda. Tra gli altri requisiti, che forniscono punti in graduatoria e offrono così maggior possibilità di vedersi assegnata la gestione di un orto comunale – ci sono: 1 punto per ogni anno di anzianità (fino a un massimo di 15, pari a 75 anni), la fascia di reddito e la vicinanza della propria abitazione al terreno richiesto. Per garantire una ciclicità nell’assegnazione, la durata massima della concessione è di 9 anni, il costo annuale, invece, di 42 euro.

FARE SPAZIO AI GIOVANI

In queste settimane il Consiglio Comunale sta discutendo la proposta di aggiungere ulteriori punti in graduatoria a coloro che hanno la residenza a Bolzano. In questo quadro Matthias Cologna, 29 anni, studente di dottorato in economia e consigliere comunale, si pone un’altra domanda strettamente collegata al tema, ma separata dalla mozione in discussione: “ha senso mantenere l’età minima a 60 anni?”.
“Prima di affrontare la mia proposta, vorrei fosse chiaro che il mio non è un invito a uno ‘scontro generazionale’, al contrario penso invece che serva equità tra i cittadini più giovani e i più anziani. Ad oggi – dice il consigliere Cologna – non solo si escludono a priori gli individui sotto i 60 anni, ma si fornisce un punteggio maggiore all’aumentare dell’età. L’orto nasce come punto di aggregazione per le persone anziane, ma credo sia bello allargare la proposta a tutti, non escludendo nessuno. Bolzano è una città già molto divisa, l’idea che sta alla base degli orti è propositiva e può contribuire a far nascere nuove relazioni tra i cittadini.”

ORTI URBANI E CONTATTO CON LA LATURA

Che la coltivazione dei campi non interessi solo alle persone più anziane, lo si è capito anche da altri Comuni d’Italia che, recentemente, hanno dato ai più giovani questa occasione. A livello locale, gli studenti dell’Università di Bolzano hanno allestito dei grandi vasi consentendo la creazione di piccoli giardini urbani. “Questo è certamente un modello accattivante che fa capire quanto anche i giovani possano avere un interesse in ambito agrario. I tempi cambiano – spiega Cologna – e il desiderio di avere un contatto diretto con la natura è un fenomeno sempre più frequente.” Concludendo, Cologna afferma: “Gli spazi non sono molti quindi, di pari passo con la mia proposta, spero aumenti anche l’impegno dell’Amministrazione ad ampliarli”.

Autore: Andrea Dalla Serra

Temi forti nella scrittura: l’esperienza di Jacopo

Dipendenze e salute mentale nella testimonianza del bolzanino Jacopo “Fanchi” Schiesaro, veicolata attraverso il suo nuovo blog. Schiesaro è anche un raffinato cantautore, nonché promotore di eventi di aggregazione culturale.

 “Tra droga e sentimenti” è un blog all’apparenza anonimo, che è andato diffondendosi in rete con il passaparola e qualche articolo sulla stampa locale.  È ambientato a Bolzano e la sua lettura incalzante richiama alla mente la narrazione con voce fuori campo di Trainspotting, film culto britannico del 1996, che raccontava la vita a dir poco scombussolata di un gruppo di tossicodipendenti scozzesi.
Dietro al blog si cela Jacopo “Fanchi” Schiesaro, 31 anni, bolzanino, musicista e cantautore, con 2 EP all’attivo, un singolo in uscita in questi giorni, cui a maggio seguirà un album prodotto da Thomas Traversa.
Segno particolare: tra i molti suoi tatuaggi ne spicca uno, una testa di gufo, tatuata sul collo di Jacopo che da lì fissa i suoi interlocutori.
Abbiamo incontrato Jacopo nella biblioteca dell’AIAS, dove lavora e si occupa di tematiche legate alla diversità, per parlare della sua passione per la scrittura, di cosa lo spinga a trattare in maniera così leggera di tematiche tanto forti.

Come nasce la tua passione per la scrittura?
Ho studiato filosofia all’Università di Padova e lì ho cominciato ad appassionarmici, anche se devo molto ad Erika Calliari, che è stata redattrice di QuiBolzano nel periodo in cui ho collaborato con il quindicinale

Il blog parla di tossicodipendenza… 
Il blog è fortemente autobiografico e le storie di cui scrivo sono tutte reali. Ho voluto creare dei personaggi in cui mischiare le caratteristiche delle persone a cui pensavo, così da rispettarne l’anonimato. 

Dalla tossicodipendenza arrivi gradualmente ad affrontare la tematica della salute mentale… 
La dipendenza per me è stata una esperienza iniziata alla fine delle scuole superiori, avevo tra i 19 ed i 20 anni. Ti rendi conto di ogni cosa, ma non riesci ad avere alcun tipo di controllo, subisci i tuoi impeti emotivi e ti fai travolgere da tutto. Arrivi ad un punto in cui, se hai fortuna, succede un qualcosa che ti salva e che allo stesso tempo ti fa capire che stai rischiando tanto. 
La mia fortuna è stata quella di trovare un terapeuta con cui sono entrato in relazione e che mi ha aiutato a dare un significato a ciò che è successo. La terapia serve ad elaborare, a me ci sono voluti dieci anni per farlo. Il blog è il mio modo di mettere ordine nell’esperienza che ho vissuto.

Ti fermerai al blog? 
Questo blog si trasformerà in uno spettacolo teatrale per le scuole sul tema della salute mentale: il malessere psicologico e le derive a cui questo può portare nel caso in cui non vengano affrontate. Di sicuro una è la tossicodipendenza, ma ci sono anche l’autolesionismo, i disturbi alimentari, la depressione. 
Uno dei motivi per cui ho voluto scrivere il blog è che negli ultimi 5 anni ho dovuto richiedere 3 TSO per dei conoscenti. Quando qualcuno sta per togliersi la vita, manda dei segnali e sta a te saperli riconoscere. Se un conoscente ti ha confidato che sta pensando al suicidio e noti che si sta isolando, e spegne tutti i dispositivi, allora non c’è tempo da perdere.
Il TSO, acronimo che sta per Trattamento Sanitario Obbligatorio, è un prelievo forzoso a casa dopo una segnalazione. In quel caso le forze dell’ordine e i sanitari si fidano della persona che segnala. Il punto cruciale è che il rischio di suicidio tra i giovani è davvero reale.

Una ultima curiosità, parlami del tatuaggio del gufo… 
Il gufo per me ha un valore particolare in quanto è l’animale preferito di una persona che mi ha aiutato a vederci chiaro. Nella mia esperienza i tatuaggi sono in forte relazione con il dolore che ho provato.

tradrogheesentimenti.wordpress.com

Instagram: tra_droghe_e_sentimenti

Autore: Till Antonio Mola

I giorni delle gabbie

A quarant’anni dalla battaglia sul censimento etnico in Alto Adige/Südtirol, Maurizio Ferrandi ripercorre la cronaca e i momenti più significativi e drammatici di quelle vicende, ricostruendo una storia che va riletta e riscoperta per capire l’Alto Adige di oggi, le sue specificità e contraddizioni.
All’autore del libro, uscito di recente per le Edizioni alphabeta Verlag, abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio qual è l’importanza, oggi, di conservare la memoria di quei giorni.

Cosa avvenne 40 anni fa e perché è importante ricordare?
Più che un dibattito fu uno scontro politico piuttosto forte. Fu il culmine di un processo critico sull’autonomia che ha portato poi successivamente a cambiare le carte in tavola e plasmare la nostra realtà per renderla quella di oggi. 

I cambiamenti intervenuti negli ultimi 40 anni di fatto hanno superato quelle scelte divisive o in qualche modo le hanno confermate?
Tutte e due le cose. L’impianto di attuazione di quell’autonomia nelle sue caratteristiche fondamentali – basti pensare alla proporzionale di cui il censimento etnico è un elemento costitutivo indispensabile – è senz’altro rimasto. Però è cambiato molto il modo con cui questo principio è stato applicato. Le cose che chiedevano gli avversari del censimento e della conta etnica, con gli anni sono state poi concesse. Ma lo schema di fondo di per sé  è rimasto.

Il volume si basa su due pilastri: la consultazione di documenti d’archivio e la testimonianza di  alcuni protagonisti di quella battaglia. Qual è il ricordo che hanno di quei giorni?
Ci sono diverse posizioni. C’è chi ritiene si siano fatti dei passi in avanti e chi invece pensa ancora oggi che il sistema vada contro il diritto delle persone alla propria identità. 

Nel panorama politico altoatesino c’è ancora oggi un partito, I Verdi, erede della sinistra alternativa che all’epoca si battè contro il censimento etnico. Cosa ne resta dell’approccio politico interetnico di allora?
L’interetnicismo è rimasto una posizione costitutiva dei Verdi. Nel ‘78, ai tempi della nascita di Nuova Sinistra Neue Linke, l’aspetto ideologico alternativo e interetnico era l’elemento chiave. Oggi questo elemento si sposa ovviamente con la scelta ambientalista. Nella visione di Alexander Langer le due cose non erano in contraddizione, naturalmente. Erano entrambi approcci alternativi, che comportavano scelte radicali. Oggi gli alternativi sono diventati ambientalisti, ma mantengono naturalmente la loro posizione in una situazione in cui il conflitto etnico è meno marcato. Anche se in Alto Adige anche oggi come sempre ci sono forze politiche che su questo conflitto vivono. 

I libri che lei sta pubblicando man mano sono il risultato di un’operazione culturale. Si tratta di volumi che seguono un solco narrativo, facendo memoria dei dibattiti sulla questione altoatesina e della sua complessità. Possono interessare tutti, naturalmente, ma forse risulterebbero fondamentali soprattutto per i giovani che cercano di capire il perché dell’attuale nostro “sistema”. 
Nella nostra terra abbiamo avuto un forte elemento di conflitto. Se ci guardiamo intorno in questi giorni ci possiamo ben rendere conto di cosa possono provocare i conflitti etnici e religiosi. Noi siamo stati protagonisti e soggetti al tempo stesso di una di queste vicende. Una vicenda che si è risolta in una maniera molto diversa, perché è stata condotta politicamente. Capire perché e capire che cosa, andare indietro e ripercorrere i vari passaggi, è davvero fondamentale, perché ci permette di capire perché siamo al punto in cui siamo. La nostra particolarissima realtà va studiata e capita, e anche criticata naturalmente, perché no. Per i giovani oggi è davvero importante capire come siamo arrivati alla situazione attuale, per poter operare la scelta consapevole di vivere in Alto Adige. Ed evitando magari frustrazioni che possono avere effetti negativi.

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Sognando una palestra propria

Qui Intervista a Lisa Ladurner, donna ambiziosa con una passione sfrenata per il suo sport, è l’allenatrice e caposezione della società Sportclub Merano di ginnastica artistica. Il tempo lo dedica alle sue due famiglie: a suo marito e ai suoi figli ma anche alla ginnastica. Lisa ama mettersi in gioco, non si tira mai indietro e pensa che ad ogni problema sia possibile trovare una soluzione.

Il tratto principale del mio carattere.
Sono una persona molta aperta e mi piace interagire con la gente, sia adulti che bambini.

La cosa che più mi piace di me.
La mia grinta. 

Il mio principale difetto.
Faccio fatica a dire di no, anche se a volte ho le “pile scariche”. 

L’incontro che mi ha cambiato la vita. 
L’incontro con la ginnastica. Questo sport mi ha insegnato a non arrendermi mai e mi ha regalato bellissimi ricordi e grandi amicizie. 

La mia gioia più grande.
La mia famiglia.

La volta in cui sono stata più felice.
Quando ho abbracciato per la prima volta i miei figli. 

E più infelice.
Il funerale di mia nonna. 

Da bambina sognavo di diventare…
Una veterinaria.

Non sopporto…
La guerra. 

Un libro che porterei su un’isola deserta.
Fifty Shades Of Grey.

Il giocattolo più amato.
Un cavallino.

Il mio cantante preferito.
James Blunt. 

Il pittore che amo.
I miei figli. 

L’oggetto a cui sono più legata.
La fede.

Il mio motto.
“Ogni volta che un ostacolo ti sembra insormontabile, girati a guardare tutti quelli che hai già saltato”. 

Il piatto preferito.
La Tartare.

Dove mi vedo tra dieci anni.
In giro con il camper. 

Il paese dove vorrei vivere.
Sto bene qui! 

La persona che ammiro di più.
Mia nonna.

La mia occupazione preferita. 
Fare l’allenatrice. 

Per un giorno vorrei essere…
Alle Maldive. 

Di Merano apprezzo…
Il fatto che sia una città tra le montagne, ma non troppo lontana dal mare.

Di Merano non mi piace.
La violenza tra i giovani.  

L’ultima volta che ho perso la calma.
Quando mio figlio ha buttato la palla nella pentola e tutta la casa era piena di sugo. 

Un sogno nel cassetto.
La realizzazione di una palestra dedicata alla nostra società: una casa per la nostra grande famiglia.

Autrice: Chiara Caobelli

Il premio va a Schrott e Conti

C’è stato il commissariamento, e poi la pandemia: periodi non facili per l’organizzazione di cerimonie, ma quest’anno finalmente si è tornati ad assegnare il Premio Solidarietà. Istituito nel 1991, il Comune di Merano dà un riconoscimento a coloro che operano volontariamente in campo sociale. Per l’anno 2020 è stato assegnato Oliver Schrott, per il 2021 invece a Ilia Conti. Ilia Conti assiste da anni in casa la madre lungodegente, un compiuto certo non facilissimo che rappresenta un alto esmpio di coraggio civile. Oliver Schrott è attivo da oltre trent’anni presso lo Jugenddienst ed è stato premiato in particolare per il suo impegno durante i periodi più duri della pandemia
In passato del Premio, che consiste in un attestato e in un assegno di 3.000 euro, sono stati insignite le seguenti persone/associazioni: Barmherzige Schwestern Gratsch (1991), Avuls Associazione volontariato nelle unità socio-sanitarie (1992), Josef Trafojer (1993), Maria Bomé (1994), Verband Angehörige und Freund psychisch Kranker (1995), Conferenza di San Vincenzo Santo Spirito (1996), Vinzenzvereine (1997), Mario Debortoli (1998), Katholischer Verband der Werktätigen Bezirk Meran (1999), Centro di aiuto alla vita (2000), Aiutami-Hilf mir (2001), Frauen helfen Frauen (2002), Etica mundi (2003), Anna Marx (2004), Tullio Mantovan (2005), Schwester Gabriella (2006), Gina Abbate (2007), Weisses Kreuz Jugend Sektion Meran (2008), Comitato organizzazione eventi Pro Emergency (2009), Margreth Schwemmbacher (2010), Paola e Anselmo Aderenti (2011), Wilfried Erckert (2012), Alpidio Balbo (2013), Herta Vitroler (2014), Asci Esploratori d’Italia Merano 3, Guide e Scout Cattolici d’Europa Agesci Merano 1 (2015), Linda Sulzenbacher ed Edeltraud Kofler (2016), associazione Circle e Centro d’Ascolto Decanale della parrocchia San Vigilio di Maia Bassa (2017), Roberta Fontanari e Maria Theresia (2018), Rodolfo Zanon e Johanna Hofer (2019).

Tre discipline sportive nel nome di Ötzi

Dai fiori al ghiacciaio: questo è lo slogan lanciato dagli organizzatori dell’Asd Senales per la sfida più estrema che culminerà sulla cima del ghiacciaio Grawand a 3212 metri di quota.

Prima il duathlon ed il triathlon
La “Ötzi Alpin Marathon” è sia duathlon che triathlon e in Alto Adige nel grazioso paese di Naturno, circondato dai meleti in fiore, il 9 aprile scatterà la prima frazione in mtb del triathlon che prevede un percorso totale di 42,2 chilometri e 3447 metri di dislivello, seguiranno poi i tratti da affrontare di corsa e con gli sci d’alpinismo.
Nel paesaggio pittoresco di Madonna di Senales (1508 metri) avvolto dagli immensi prati verdeggianti gli atleti poseranno la mtb e si diletteranno nel tratto di corsa di 10,6 chilometri e con un dislivello di 503 metri.
Madonna di Senales sarà inoltre sede di partenza per chi opterà per il duathlon, la nuova proposta lanciata dagli organizzatori.

Gli atleti immersi nella natura
Si inizia a salire di quota, l’atmosfera e i paesaggi cominciano a cambiare e tra i sentieri nel bosco si intravedono il lago artificiale di Vernago (1689 metri) che, come quello di Resia, nasconde nelle sue acque il campanile dell’antica chiesa di “Leiter” costruita nel Settecento, e il suggestivo passaggio lungo il ponte tibetano in Val Senales.
L’ultima fatica è tutta sugli sci e a Maso Corto (2011 metri) i partecipanti si infileranno gli scarponi e pronti via alla conquista della cima Grawand sul ghiacciaio della Val Senales. Saranno gli ultimi 6,5 chilometri e 1201 metri di dislivello più emozionanti della gara, sull’erta pista dei “Contrabbandieri” che porterà in cima all’area sciistica Alpin Arena Senales (3212 metri) dove la natura regalerà uno spettacolo pazzesco.

Una gara internazionale di monociclo
Venerdì 8 aprile nel pomeriggio è in programma “Cyclocross Expert”, la gara internazionale di monociclo che sfilerà sulla via Municipio nel centro di Naturno.
Il gardenese Georg Piazza, vincitore di ben due edizioni nel 2016 e nel 2012, ha già prenotato il pettorale così come Laura Mazzucco che ha centrato la vittoria nel 2007 e nel 2008. Scorrendo la lista iscritti troviamo anche Andreas Crivellin e Anton Steiner, che si erano classificati rispettivamente settimo e decimo nell’edizione del 2019.
A meno di un mese dal via dell’atteso evento sono già in molti ad aver confermato l’iscrizione.
“Naturno…e io ci torno!” si leggeva in uno striscione posto all’arrivo nella scorsa edizione, tutti restano ammaliati dalle meraviglie che si trovano lungo il percorso e in molti non vogliono farsele scappare nemmeno quest’anno.

Artista nei territori sconfinati del colore

Qui Intervista a Rolando Tessadri, un artista che vive a Salorno da sempre. Ha due figli di 17 e 21 anni che gli danno tante soddisfazioni e qualche grattacapo. È insegnante e ama ascoltare le sue studentesse e i suoi studenti. Dipinge da quando era bambino e nel corso degli anni ha esposto in molti spazi pubblici e gallerie private, sia in regione che nel territorio nazionale. Si è occupato anche di tecniche della vetrata. Di recente la Provincia di Bolzano ha acquisito una sua opera, che sarà messa a disposizione della collettività attraverso Artoteca.

La cosa che mi piace di più di me.
La mia pazienza.

La volta che sono stato più felice.
Quando sono nati i miei figli.

Da bambino sognavo di diventare… 
Un artista, naturalmente.

La persona che invidio di più.
Penso che gli artisti in genere nutrano invidia verso tutti i propri colleghi, ma siano anche molto abili nel dissimulare questo loro stato d’animo.

Un libro da portare sull’isola deserta.
Porterei un film: Il posto delle fragole.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Non me lo ricordo.

La mia occupazione preferita.
Dipingere.

Il Paese/luogo dove vorrei vivere.
Un Paese caldo, dove non viene mai inverno.

Il colore che preferisco.
Se devo scegliere, scelgo il rosa.

Il fiore che amo.
La rosa, ovviamente.

Il mio piatto preferito.
Mi piace la cucina orientale.

ll mio musicista preferito.
Il mio quasi compaesano Anton Webern.

Il mio pittore preferito.
Malevic.

Del mio aspetto non mi piace.
Che sto invecchiando.

Non sopporto…
I conflitti.

Dico bugie solo…
A me stesso, ogni tanto.

La mia paura maggiore.
“Che il cielo mi cada sulla testa”.

Il giocattolo che ho amato di più.
La spada di Zorro il giustiziere.

La disgrazia più grande.
Crescere troppo in fretta.

L’oggetto a cui sono più legato.
I miei occhiali da lettura.

Il mio primo ricordo.
Il tavolo dei pastelli, alla scuola materna.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Mi auguro di poter essere ancora nel mio studio a dipingere.

Per un giorno vorrei essere…
Zorro!

Se fossi un animale, sarei…
Sicuramente un gatto d’appartamento.

Autrice: Caterina Longo

Skatepark e streetbasket per i giovani

Creare uno spazio d’incontro informale e libero per i giovani: con questa intenzione il Comune di Laives sta allestendo una serie di strutture ispirate alla “cultura di strada”. A fine aprile sarà pronta, presso l’impianto sportivo “Engel Ossanna”, la nuova pista da skateboard, a cui si aggiungeranno anche dei canestri per “streetbasket”, un tipo di pallacanestro giocato principalmente per strada in campetti fatti di asfalto o cemento – quello tipico di molte scene da periferia urbana, che si vede spesso in serie e film, per intenderci. Le strutture vogliono offrire occasioni di ritrovo e socializzazione, anche per prevenire il disagio giovanile, che può portare, come dimostrano i fatti degli ultimi mesi e settimane, ad episodi di vandalismo. Le strutture sono quindi necessarie, ma non bastano a garantire che l’obiettivo venga raggiunto, perché gli spazi vanno poi gestiti. Un aspetto da non sottovalutare insomma, e proprio in quest’ottica il Comune ha pubblicato un avviso pubblico per avviare una collaborazione “con un’organizzazione senza scopo di lucro, in grado di garantire che la fruizione degli spazi avvenga, seppur in un contesto libero e informale, nel rispetto delle principali regole di civile convivenza, fornendo anche un contributo educativo e formativo.” si legge nel testo dell’avviso. “Vorremmo creare un posto informale più libero, in cui i giovani abbiano una figura di riferimento che sentono autorevole, ma vicina a loro, che parli con il loro linguaggio.” fa sapere Paolo Brunini, direttore dell’ufficio sociale e cultura del Comune di Laives e responsabile di questo progetto, che vede la stretta collaborazione dell’assessora al sociale Furlani e dell’assessore allo sport Luca Dallago. L’idea è anche allargare gli orari di apertura alla sera. Insomma, dei passi importanti per creare uno spazio informale che parla il linguaggio dei ragazzi e delle ragazze di oggi, ma anche un punto in cui i giovani possano incontrarsi e “sfogarsi” in una dimensione fisica e reale – quello che, per molte generazioni passate, era il classico cortile, o muretto in cui ritrovarsi. Continueremo a seguire gli sviluppi del progetto, che speriamo possa “fiorire” con la primavera in arrivo. Su tutt’altro fronte, dovrebbe essere ultimato invece entro maggio il campo di padel.

Autrice: Caterina Longo

Capitoli di vita tradotti in canzoni

Per Isabella Magnanini, in arte Isa, la musica ricopre da sempre una parte fondamentale nella sua vita. Tanto da volerne fare un lavoro a tutti gli effetti. E lo ha capito sin da subito, quando tanti anni fa ha preso per la prima volta in mano una chitarra e ha iniziato a dare fiato alla sua voce, potente ma delicata allo stesso tempo.

Ventisette anni, di Laives, Isa ha alle spalle diverse esperienze nel mondo musicale, ma solo recentemente ha pubblicato il suo primo progetto ufficiale, che ne segna una sorta di debutto all’interno della scena altoatesina.
“Mi presento” è il titolo del suo EP composto da cinque tracce e disponibile sui classici store digitali. Un prodotto pop, ma che presenta contaminazioni e influenze blues e jazz. Melodie eclettiche che fanno da tappeto alle parole di Isa, e che fungono da biglietto da visita verso il pubblico. “Considero questo lavoro come un curriculum vitae musicale. Qua dentro ho raccolto tutte le esperienze più significative della mia vita”. 

Da dove nasce l’idea di questo EP?
Ho iniziato a concepire il disco durante il primo lockdown perché avevo finalmente del tempo libero per concentrarmi sulla scrittura delle canzoni. Così è nato “Cura”, il mio primo singolo. Da lì ci ho preso gusto e a ruota sono nati tutti gli altri pezzi. Per le produzioni e le registrazioni mi sono appoggiata a uno studio di Torino, che ha saputo tirar fuori il meglio di me, anche se gran parte del lavoro si è svolto a distanza.

Cosa ci raccontano queste tracce?
“Mi presento” svela tutti quei lati di me che ho sempre tenuto nascosti e che non tutti conoscono. Ho svolto un grande lavoro di introspezione che mi ha permesso di produrre questi “capitoli” della mia vita tradotti in canzoni. Dalla mia fuga all’estero all’incontro con il mio ragazzo, passando per i miei dubbi e le mie debolezze, fino all’omaggio a mia madre. È stato un percorso emozionante, come farsi un giro sulle montagne russe…

In che senso?
Creare delle canzoni che parlano della propria vita cercando di mantenere allo stesso tempo un imprinting positivo e propositivo non è stato semplice. Ma ho voluto fortemente unire questi due aspetti che credo si fondano bene insieme. E i feedback mi stanno dando ragione.

Possiamo dire che sei nata con la musica nelle vene…
La mia è una famiglia artistica, mio padre canta in un coro e mia mamma fa teatro per passione. Io già da piccola cantavano le canzoni de “Lo zecchino d’Oro”, poi sono arrivati i primi concorsi e le esperienze con band e canzoni in lingua inglese. Ora continuo a coltivare il mio sogno di vivere di musica.

In passato hai vissuto a Londra. Cosa ti porti dietro da questa esperienza? 
Londra mi ha aperto gli occhi perché mi ha introdotto al mondo degli adulti. Ci sono andata a diciannove anni e lì ho imparato a gestire molti aspetti importanti della vita. È una città che ti aiuta a credere in quello che fai, è molto meritocratica e questo è un insegnamento importante. Dal punto di vista musicale ho avuto l’opportunità di ascoltare band che non venivano mai a suonare in Italia e a confrontarmi con sonorità nuove che mi hanno permesso di aprire una finestra su generi che non conoscevo.

In Alto Adige c’è futuro per i giovani?
Credo che vengano aiutati troppo poco. C’è bisogno di un maggiore supporto nei confronti dei ragazzi, perché sono il futuro del territorio. Spesso succede che o hai delle buone conoscenze oppure è difficile ritagliarsi il proprio spazio, in qualsiasi ambito. Molti artisti emergenti ad un certo punto escono dall’Alto Adige cercando fortuna da un’altra parte. Per vivere di musica in questa provincia a volte devi scendere anche a compromessi. E non tutti sono disposti a farlo.

Autore: Alexander Ginestous

Monitoraggio della biodiversità a Egna

Studiare uccelli, farfalle, pipistrelli, cavallette, piante e organismi del suolo e verificarne la presenza sul territorio provinciale: è questo lo scopo del Monitoraggio della biodiversità in Alto Adige, che dalla prossima primavera farà tappa ad Egna. Gli abitanti di Egna potrebbero quindi vedere aggirarsi, nel territorio comunale, personaggi equipaggiati con binocolo, corda e retino entomologico (il classico retino per farfalle, per capirci): sono i ricercatori e le ricercatrici di Eurac Research, che saranno sul campo nella cittadina della Bassa per studiare la flora e la fauna della zona. L’attenzione dei ricercatori si concentra su gruppi di animali e piante che reagiscono sensibilmente ai cambiamenti nel loro ambiente, come il cambiamento di uso del suolo ed il cambiamento climatico. Il team di ricerca sta rilevando la loro presenza negli habitat più importanti e caratteristici della nostra provincia: campi coltivati e colture permanenti, prati e pascoli, boschi, acque correnti, aree umide e habitat alpini, ma anche aree urbane. industriale.
Ma cosa faranno nei dettagli? La ricercatrice Julia Strobl ha raccontato “L’ornitologo Matteo Anderle non ha bisogno di strumenti troppo particolari per i suoi rilievi. Il suo strumento più importante sono le orecchie. Per 10 minuti ascolta gli uccelli in un raggio di 100 metri intorno al punto di rilevamento e li determina dal loro canto. Ogni tanto prende il suo binocolo per identificare le specie di uccelli lontani o silenziosi.” Chiara Paniccia è invece esperta di chirotteri, comunemente conosciuti come pipistrelli “La ricercatrice Paniccia attiva per la durata di tre notti consecutive un dispositivo di registrazione a ultrasuoni chiamato “batlogger”. Il batlogger utilizza un microfono per registrare i suoni nella gamma ultrasonica, come proprio i versi dei chirotteri. Il dispositivo riproduce poi i suoni registrati sul computer tramite onde e rende così i suoni riconoscibili anche all‘uomo. È così infatti che Paniccia può identificare le specie di pipistrelli.”continua il racconto Julia Strobl. Delle farfalle si occupa invece Elia Guariento. Con un retino entomologico, egli percorre lentamente un transetto (linea retta segnata) di 50 metri e cattura le farfalle nelle vicinanze, ne determina la specie e poi le rilascia immediatamente in natura. Anche Andreas Hilpold usa un retino entomologico per monitorare le cavallette. Il botanico, invece, rileva tutte le piante vascolari lungo un tratto di strada di 100 metri nelle zone di insediamento, dall’albero al più piccolo ciuffo d’erba. Per fare questo, ha bisogno di una corda metrica e di una lente d’ingrandimento per poter identificare al meglio le piccole piante.
Le indagini sugli uccelli iniziano in aprile, durante la stagione riproduttiva, quando gli uccelli sono attivi nella difesa dei loro territori, nel corteggiamento e nella costruzione del nido. Inoltre, questo permette all’ornitologo di escludere la maggior parte degli uccelli migratori, che si dirigono di nuovo a nord dopo i mesi invernali, e di rilevare solo gli uccelli che si riproducono in provincia. I suoi colleghi ricercatori verranno poi a Egna in estate.
Gli organizzatori fanno sapere che i ricercatori saranno felici di rispondere alle domande dei cittadini e di raccontare del loro lavoro.
Il progetto è realizzato da Eurac Research, in collaborazione con il Museo di Scienze Naturali ed i dipartimenti provinciali di agricoltura, natura, paesaggio e sviluppo del territorio.

Autrice: Caterina Longo