La targa dedicata a Wilhelmina von Kofler

Prima del civico 16 di via Vintler (Ufficio Anagrafe), vi è una targa, al civico 14, con la scritta “FONDAZIONE KOFLER STIFTUNG”.
Di cosa si tratta?

Il riferimento è alla benefattrice Wilhelmine Grätzl von Kofler (nata a Bolzano il 25 ottobre 1802), una delle più attive dame del Comitato, che aveva il compito di raccogliere i fondi necessari alla gestione dell’Asilo infantile fondato nel 1847.
Le dame erano chiamate “Bezirksfrauen”, con riferimento alla zona della città in cui ciascuna aveva il compito di raccogliere i fondi necessari alla gestione dell’Asilo; Wilhelmine, sposa dal 1829 del medico Josef Kofler, era competente per via Francescani e piazza Erbe.
La prima sede fu in un vecchio edificio (nel passato adibito a lazzaretto) nella Pfarrgasse (ora via Isarco); nuova sede fu poi trovata nella Maurergasse (ora via Vanga); ampliato l’edificio, nel 1853 fu istituito un orfanotrofio e nel 1854 fu allestita una scuola di maglieria.
Un altro trasferimento fu reso possibile dal lascito di Wilhelmine Kofler, deceduta il 14 aprile 1866. Dispose per testamento la devoluzione del patrimonio, suo e di quello ereditato dal padre Josef Anton Grätzl, dirigente commerciale, e dal proprio fratello Anton; consisteva in estesi terreni agricoli, presso Ponte Adige e a Gries.
In merito la Luogotenenza di Innsbruck promosse l’ istituzione della “Fondazione Wilhelmine Kofler”, avente per scopo di finanziare, con i redditi annui, le due Istituzioni eredi, l’Asilo infantile e la Casa dei poveri (via della Roggia).
Nel 1867 con la vendita di due terreni fu possibile il trasferimento nella nuova Hintergasse n. 14 (ora via Vintler).
L’immobile, acquistato nel 1872, fu ampliato nel 1878 con l’acquisto dell’edificio confinante, al n. 12.
Assunta dalla Provincia Autonoma la competenza sulle scuole per l’infanzia, fu istituito, poco distante, l’Asilo Weggenstein. L’ex asilo fu ristrutturato e adibito a collegio femminile, il moderno “Mädchenheim Kofler Stiftung”, fiore all’occhiello della Fondazione Kofler.

Autore: Leone Sticcotti

Quarant’anni spolpi

La storia andò diversamente: in occasione di un concerto a cui Madder non ebbe possibilità di prendere parte, il resto del gruppo, per non perdere l’ingaggio, decise di arruolare un altro front man, un DJ senza esperienze da cantante ma con una grinta e una capacità di calcare il palco davvero uniche. Quel DJ era Agostino Accarrino, gli Stary Most finirono lì e da lì – nel nome dello spirito del rock’n’roll – cominciò la storia della Spolpo Bluers Band.
Era il 1981, esattamente quarant’anni fa. Della Spolpo originale è rimasto solo Accarrino, ma dei suoi quattro soci attuali, a ben vedere, uno (il chitarrista Eric Siviero) è in formazione dal 1989, il batterista Jack Alemanno dal 1990, il bassista Haifisch Heidegger è con loro dal 1995 e l’ultimo arrivato Alex Trebo (tastiere e direzione d’orchestra) si è unito alla Spolpo nel 2000; e se la matematica non è un’opinione, vuol dire che la formazione è la stessa ormai da ben ventun anni, vale a dire oltre metà della propria esistenza.
La Spolpo Blues Band è la mischung ideale di cui l’Alto Adige avrebbe bisogno non solo a livello musicale, se la politica imparasse infatti dalla musica tutto sarebbe più facile. Nella Spolpo convivono infatti più culture e più etnie: italiani, tedeschi, ladini, mistilingui riescono a stare perfettamente in equilibrio generando energia che sul palco – a livello locale – fa ancor invida, al di là dei personali gusti dell’ascoltatore.


“Quando ci troviamo a fare le prove nella saletta ARCI di Vipiteno – ci racconta Accarrino – in realtà non diciamo che facciamo prove, diciamo facciamo musica, perché la voglia di suonare insieme è tale che riusciamo ad andare avanti per tre ore senza fermarci. Soprattutto ci divertiamo e ci facciamo delle gran risate. E i brani che abbiamo suonato in tutti questi anni sono talmente tanti che a volte non ci ricordiamo neppure di averli mai eseguiti. Certo prima suonavamo molto in giro, ora ognuno di noi è coinvolto in altre realtà musicali affini alla Spolpo, ma tutte con una propria peculiarità che le rende indipendenti da quello che facciamo quando siamo noi cinque. Se siamo noi cinque è come se si scatenasse una reazione chimica unica e irripetibile. È la Spolpo e non ci sono altri termini per definirla”.
È lo spirito del rock’n’roll, puro e semplice, vissuto come lo si viveva dagli anni settanta in poi, qualcuno lo chiama classic rock, qualcun altro lo giudica una musica finita o quanto meno senza più nulla da dire. A molti però continua piacere, e non è solo una questione anagrafica. Per questo la Spolpo Blues Band per festeggiare i suoi quarant’anni di concerti ha deciso di organizzare un mini tour regionale di quattro date, col proposito di riproporsi al suo variopinto e fedelissimo pubblico pescando nell’immenso catino del rock-blues, sia esso di marca sudista, virato verso l’hard britannico o verso certa musica californiana.
Il primo concerto del tour sarà quello di Merano venerdì 3 settembre, con inizio alle ore 18, col duo Ghirardini/Biscuola e il trio di Lukas Insam in qualità di gruppi spalla: sede dell’evento il Pido DFL (già dopolavoro ferroviario il Pidocchietto).
Si prosegue domenica 5 alle ore 11 a Monte Cavallo, sopra Vipiteno, presso il rifugio Sterzingerhaus, anche stavolta con il Lukas Insam Trio ad aprire le danze.
Sabato 11 settembre la Spolpo sarà invece, senza opening act, al teatro tenda di Laives per il concerto Stop AIDS, inizio alle 21.30.
Ultima data del tour domenica 12, quando il gruppo tornerà ad esibirsi in altura, alle 12, al rifugio alpino Ütia de Börz, a Passo delle Erbe, con apertura a cura di Manuel Rainer e del trio Insam.
“Il repertorio – conclude Accarrino – è naturalmente quello che ci si può o deve attendere da noi, con qualche rispolverata, tipo brani degli ZZ Top, in onore del loro bassista Dusty Hill, mancato poche settimane fa”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Sempre in orario, con la mia arpa

QuiIntervista a Francesca Bolognese. Nata a Bolzano il 31 ottobre 1980, lavora come insegnante di scuola dell’infanzia a Laives, ma nel contempo è anche arpista. Ha iniziato il suo percorso di studi all’età di 7 anni frequentando l’Istituto Musicale e successivamente il Conservatorio Claudio Monteverdi di Bolzano. Parallelamente agli studi classici, ha sempre nutrito un vivo interesse per la musica etica e pop. Collabora con diversi musicisti locali sia in ambito classico che di musica leggera. Parteciperà tra poche settimane alla finale di Sanremo Rock con il gruppo Giardini di Pietra.

La cosa che mi piace di più di me stessa.
Sono una persona molto determinata.

Il mio principale difetto.
Prima di affrontare una situazione mi agito sempre.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Due giorni fa perchè ero un po’ in ritardo a un appuntamento…

La volta in cui sono stata più felice.
Il giorno in cui sono nati i miei bambini.

Da bambina sognavo di diventare…
Ho sempre pensato che sarei diventata una maestra.

L’errore che non rifarei.
Ci sono tante cose che forse non ripeterei… ma se non fossero successe non sarei quella che sono ora.

La mia occupazione preferita.
Condividere la mia passione per la musica con gli altri è la cosa che mi dà più soddisfazione.

Il colore che preferisco.
Assolutamente il rosso.

Il mio fiore preferito.
La rosa rossa.

Il mio musicista preferito.
Ce ne sono tanti… ma adoro Ravel e Debussy.

Il mio pittore preferito.
Renoir.

Non sopporto…
Essere in ritardo…. e nemmeno i ritardatari.

Il giocattolo che ho amato di più.
Una bambola che mi è stata regalata dai miei genitori quando avevo 3 anni. Si chiama Tea, mi ha fatto compagnia per buona parte della mia infanzia.

L’oggetto a cui sono più legata.
Indubbiamente le mie due arpe.Mi accompagnano da sempre e non potrei separarmene. 

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
A 17 anni ho suonato in un concerto per Arpa e Orchestra  Le Danze Sacre e Profane di Debussy… tutti si sono alzati in piedi ed ero davvero molto fiera di me.

Il mio motto.
Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo. (Picasso)

Il mio primo ricordo.
Avevo circa un anno e mezzo e ricordo l’immagine di un orso in un cartello appeso al supermercato.

Dove mi vedo tra 10 anni.
I miei figli saranno grandi e con mio marito farò moltissimi viaggi.

Nel mio frigo non manca mai…
Una bottiglia di buon prosecco per le occasioni speciali.

Se fossi un animale sarei…
Un gatto, adoro i gatti.

La sfida di Corso Libertà, il secondo “centro”

La zona della città che si estende da Ponte Talvera a Piazza Gries attende da anni un rilancio che non è ancora giunto. La pandemia in questo senso avrebbe potuto dare il colpo di grazia a molti esercizi commerciali situati sotto i secondi portici di Bolzano, ma i proprietari sono stati in grado di tirare fuori le unghie, rinnovando il loro patto con i residenti. Ora però è il momento di guardare avanti e rilanciare la richiesta di far diventare Corso Libertà un luogo accogliente, soprattutto per gli abitanti del rione, ma non solo.

“Corso Libertà continua a sentirsi il secondo centro di Bolzano, ma è un centro ancora incompiuto, nelle politiche di sviluppo della città. In ogni caso noi pensiamo positivo, è il nostro modo di reagire e di rispondere alla grande sfida di questo periodo complicato”.
A prendere la parola è Wolfgang Schweigkofler, titolare del negozio Pediform di Corso Libertà, che da decenni sostiene i propri clienti sulla scia di un motto che è tutto un programma: “le due cose più importanti della vita sono un buon letto e un bel paio di scarpe, quando non sei nell’uno, sei nelle altre”.
Il signor Schweigkofler è convinto che la sfida di reggere all’impatto del lungo lockdown dovuto al Coronavirus è stata vinta dagli esercizi commerciali del rione grazie alla consapevolezza da parte dei gestori/proprietari di essere non solo dei venditori ma anche dei prestatori di servizi. Ne è un esempio Pediform, che offre anche i servizi di calzoleria oltre alla vendita di calzature.
“Noi non lavoriamo con il turismo e quindi abbiamo sentito poco l’assenza degli ospiti durante il lockdown”, ricorda il signor Wolfgang osservando che durante questo periodo è stato davvero fondamentale il rapporto stretto con i clienti affezionati che hanno riconosciuto il cuore che viene messo da negozianti e artigiani nel loro lavoro.
Insomma: appena hanno potuto i clienti sono tornati dai loro negozianti, anche perché avevano bisogno di loro.
Nello specifico il negozio di Corso Libertà che abbiamo preso come esempio per tutti, ha aiutato i residenti a restare in piedi, davvero in tutti i sensi…

Ma il vostro quartiere e in particolare il rione che fa capo a Corso Libertà è in una fase di grandi cambiamenti. Con la nuova ciclabile appena inaugurata e nel prossimo futuro il parcheggio di Piazza Vittoria e poi il Polo Bibliotecario…
Mah. Secondo noi la situazione non cambierà gran che. Perché il problema di fondo è che ancora oggi tutti gli eventi e le manifestazioni si concentrano sempre nel centro storico. Poi va anche detto che oltre a Piazza Vittoria anche la Piazza Mazzini è tutt’altro che accogliente. Anche lì prima o poi si dovrà intervenire.

Sì, ed è un peccato perché Piazza Mazzini è molto grande e qualche spazio per eventi in realtà ci sarebbe, ma viene fatto molto poco in questo senso. E si è anche parlato di rendere pedonale prima o poi Corso Libertà. Lei cosa ne pensa?
Anche su questo noi siamo critici. Abbiamo molti clienti che vengono dall’Oltradige e per loro è molto importante arrivare, fermarsi un attimo e ritirare qualcosa al volo da noi. Già ora questo è molto più difficile di prima. E con la strada pedonale lo diventerebbe ancora di più. La stessa cosa poi varrebbe anche per i tanti artigiani che rendono il quartiere davvero autosufficiente, come fiorai, puliture a secco, parrucchieri, meccanici di biciclette, ottici, estetiste, ecc.

Le associazioni di rappresentanza vi aiutano?
Poco. Sembra che tutti si fermi al Ponte Talvera. Le persone arrivano lì dal centro e poi tornano indietro.

Durante il lockdown avete ricevuto aiuti economici?
La prima volta sì, la seconda no.

Ma ci avete detto che volete comunque essere positivi e ottimisti. Come possiamo dunque concludere con questo spirito la nostra breve chiacchierata?
Beh… una speranza ci giunge dalla costruzione delle case nuove in piazza Gries. Arriveranno nuove famiglie, siamo pronti ad accoglierle e aiutarle. E questo forse aiuterà anche noi a far diventare Corso Libertà finalmente il “secondo centro” di Bolzano.

Autore: Luca Sticcotti

Un salto dentro il mondo dell’associazionismo universitario

Verrà inaugurata a breve la seconda sede di Bolzano dell’associazione universitaria sudtirolese SH.ASUS – l’organismo di rappresentanza degli studenti altoatesini, che comprende sia chi sceglie di venire a studiare in Alto Adige da altre regioni, sia i numerosi ‘fuori sede’ sparsi per l’Europa – che conta ad oggi varie sedi in Italia (Trento, Bologna, con contatti anche a Milano e Verona) e in Austria (Vienna, Graz, Salisburgo e Innsbruck). Julian Nikolaus Rensi, il vice-presidente, ha fatto luce su alcune problematiche legate al mondo universitario locale. L’associazione è presente in Via dei Cappuccini 2, dove sarà situata anche la nuova sede, inoltre, offre delle consulenze a tutti gli studenti interessati, con la possibilità di confrontarsi gratuitamente con una psicologa.

L’importanza della scelta universitaria
Ad essere di centrale importanza per i rappresentati degli studenti è l’attività di orientamento universitario. “Credo si debba lavorare di più in questa direzione, vediamo troppi studenti che chiedono a noi che cosa possono andare a studiare e dove, senza avere nessuna idea o proposta per la testa. Si dovrebbero consentire dei corsi di orientamento universitario all’interno degli istituti scolastici – spiega Rensi – noi per primi siamo spesso andati nelle scuole a raccontare le nostre esperienze e abbiamo ricevuto sempre ottimi feedback, quindi siamo convinti che queste iniziative vadano incentivate. Alcuni Dirigenti ci accolgono, altri invece ci dicono chiaramente che non sono interessati ‘perché l’informazione non si fa durante le ore di lezione’; e questo danneggia fortemente i singoli studenti. Con il tempo – continua Rensi – ci siamo resi conto quanto importante sia conoscere gli strumenti per andare a studiare all’estero. Spesso si va incontro a delle problematiche e a degli aspetti tecnici ai quali in quinta superiore non si pensa, come al riconoscimento del titolo di studio una volta diplomato o, successivamente, laureato.”

Borse di studio e affitti
Il recente taglio delle borse di studio per merito lascia molto amareggiata l’associazione: “solitamente la collaborazione con gli assessorati funziona bene; la misura che sospende le borse di studio per merito, però, è stata presa rapidamente e senza nessun confronto con i diretti interessati. Crediamo che il merito vada valorizzato, anche in tempo pandemia e che il sostegno economico sia fondamentale. Per questo siamo contenti che le borse di studio per reddito, che secondo le stime riguardano circa il 25-30% degli studenti altoatesini, siano rimaste” evidenzia Rensi.
Gli altri nodi riguardano “la vita studentesca che non esiste e il costo degli affitti; due muri da abbattere”. “Oggigiorno – conclude Rensi – gli studenti non scelgono l’Università solo in base all’offerta del corso di laurea, ma considerano anche la vita al di fuori delle aule e le spese economiche da sostenere. A Bolzano il costo degli affitti è elevato, e questo sfavorisce la crescita di Bolzano come città universitaria… per non parlare poi delle polemiche sulla vita serale dei giovani.”

Green Pass
“Condividiamo la scelta del Governo di introdurre come requisito per partecipare alle lezioni in presenza all’Università il Green Pass europeo – non necessario invece agli studenti delle scuole medie e superiori. La misura è frutto di un compromesso tra l’esigenza di ritornare nelle aule da parte di noi studenti e la tutela della salute pubblica. Questo, insieme ad un costante monitoraggio della situazione pandemica, può garantire un ritorno alla normale vita universitaria. Ci tengo però a sottolineare – conclude Rensi – che nel caso alcuni studenti non siano riusciti a ricevere la prima dose di vaccino, anche per ragioni oggettive e di organizzazione, potranno lo stesso avere accesso all’Università se si sottoporranno ad un tampone rapido. La garanzia di tornare a svolgere esami e lezioni in presenza in piena sicurezza, grazie ad una maggiore tutela della salute pubblica, crediamo siano i giusti punti da cui possono partire eventuali riflessioni degli studenti all’interno della nostra associazione.”

Autore: Andrea Dalla Serra

“Questo è il momento per rilanciare il commercio di vicinato”

Il quartiere Europa Novacella da anni ospita una realtà che promuove il commercio di vicinato, secondo il concetto del centro commerciale naturale. Si tratta del progettto For You coordinato da Elena Bonaldi. L’abbiamo incontrata per fare il punto della situazione e per capire se questo periodo ha visto un rilancio del patto tra residenti ed esercenti, nell’ottica della vitalità del quartiere. A lei abbiamo anche chiesto se sono in programma iniziative per il prossimo autunno e se in qualche modo è stato posto un freno all’epidemia di negozi sfitti, che si era manifestata in modo preoccupante negli ultimi anni.

Elena Bonaldi, come giudica l’attuale situazione? Riete riusciti a riprendervi dopo il lungo e difficile periodo del lockdown?
La situazione è differente a seconda delle categorie merceologiche, ma registriamo comunque una voglia graduale di ritorno alla normalità e una ripresa. Non so se ciò è dovuto al vaccino, ma comunque si respirà un po’ più di serenità. 

Come For You state cercando di organizzare di nuovo delle iniziative?
Sì. In particolare stiamo cercando di organizzare di nuovo il mercatino di Natale in piazzetta Casagrande, cosa che l’anno scorso avevamo già deciso di non fare a luglio, perché avevamo immaginato quello che poi è successo. Quest’anno invece il mercatino crediamo di poterlo portare a casa. Quindi il primo weekend di dicembre (il 4 e il 5) lo proporremo sia in piazzetta Casagrande che a Don Bosco.
Ci sarà un trenino che collegherà i due mercatini, per dare la possibilità ai residenti di Don Bosco e Europa Novacella di visitarli entrambi. I mercatini saranno gestiti solo da commercianti del quartiere, non ci saranno associazioni. Ci saranno  anche degli eventi molto imponenti, particolari e nuovi per la città. 
Oltre a questo non si può fare molto altro, oltre a gestire al meglio la pagina facebook di For You Bolzano in modo da fornire sempre informazioni aggiornate e fresche per ogni negozio. 
Dalla promozione alle variazioni degli orari, senza dimenticare tutte indicazioni aggiornate in merito alla sicurezza. 

Per il mercatino di Natale servirà il Green Pass?
Non lo sappiamo ancora e così diventa molto difficile organizzare degli eventi, ma noi ci proviamo.

Tutto dipende da come si evolverà la situazione, che al momento è molto… fluida.
Per organizzare un evento per Natale occorre per forza muoversi già adesso, sapendo però che potrebbero essere energie e risorse investite per poi non fare nulla. 
La voglia di mantenere il quartiere vivo ci spinge comunque a rischiare e a  investire il nostro tempo. Come For You lo facciamo da anni, nel 2022 ci sarà il decennale e non vogliamo mollare proprio adesso. 

Il Comune e le associazioni di rappresentanza vi stanno sostenendo?
Il Comune ci sostiene da quando siamo nati e di questo bisogna dargli atto.
Per quanto riguarda le associazioni di categoria noi nasciamo con Confesercenti. 
Di fatto siamo una loro costola, quindi soprattutto in questo periodo di pandemia abbiamo ricevuto un grande sostegno a 360° che continua ad esserci. Non siamo stati mai abbandonati. 

Sul versante dei negozi e dei locali sfitti com’è la situazione?
In realtà in Via Dalmazia nel negozio a fianco del mio che era chiuso da anni sta per aprire un frutta e verdura. E ho visto movimenti in questo senso anche in Via Torino.  Si tratta di segnali assolutamente positivi e rincuoranti. Durante il lockdown ci sono state anche chiusure fisiologiche, ad esempio di gente che stava per andare in pensione. 
Va anche detto che un vero bilancio sulle chiusure si farà da adesso in avanti, perché fino ad oggi sono state posticipate le tasse, ad esempio. 
In realtà il commercio avrebbe più bisogno di sostegno adesso, piuttosto che prima. 

Il vostro quartiere ha in piazza Matteotti il suo cuore. Lì com’è la situazione?
A noi era stato presentato un progetto, che era più o meno piaciuto, ma che poteva avere un senso. 
Nel momento in cui il progetto non resta lo stesso, a quel punto la piazza resta un ibrido. Questo dispiace, è chiaro, perché la piazza è realmente il cuore del quartiere. Un cuore malato, in questo momento. Io comprendo le difficoltà che il Comune ha incontrato sulla scia di una serie di problematiche, però so anche che sia residenti che negozianti richiedono a gran voce una risoluzione della questione. 
Questo non è più neanche il progetto iniziale. è un lavoro fatto a metà che chiaramente va concluso. Senza il portico che ripara dalla pioggia e dal sole il progetto perde tutto il suo interesse. Finisce per essere più accogliente la piazzetta Casagrande che in realtà è grande un quarto di piazza Matteotti. 
In ogni caso ancora una cosa va detta.

Quale?
Il lockdown ancora una volta ha dimostrato qual è l’importanza del commercio di vicinato nella vita del quartiere. 
I piccoli alimentari sono rimasti aperti e hanno svolto un ruolo davvero fondamentale per le persone. 
Per questo motivo il commercio di vicinato non può essere dimenticato proprio ora che magari ha più bisogno di sostegno, per riuscire a restare in piedi. 

Autore: Luca Sticcotti

Christian Ronaldo

Storie dal multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

“Ero venuto a Bolzano per un colloquio nell’FC Südtirol ma il destino mi ha portato verso un’altra meta”, ha affermato Cristiano Ronaldo sorseggiando un Holundersaft nel suo nuovo maso nel Burgraviato. Il pluri Pallone d’Oro ha deciso di lasciare il mondo del calcio e aprire una nuova attività. “Il mio Ronaldenhof Sieben è il luogo perfetto per il mio stile di vita, produrrò un latte da Champions. Dannke Südtirol!”

Ztl a Bolzano, futuro incerto per i pendolari

La proposta di attivare una Ztl modulabile per ridurre il traffico nel centro di Bolzano e vietare l’ingresso alle auto dei non residenti ha già infiammato il dibattito pubblico e istituzionale.
L’idea, avanzata qualche giorno fa dall’assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider, nasce dall’osservazione del sistema a tre fasce, già adottato dalla Città di Milano per controllare il flusso di macchine sulle strade della metropoli. Lì le zone Ztl sono divise in tre fasce: una fascia A non accessibile, e due fasce B e C a pagamento. A dare manforte a questa idea c’è anche l’installazione di una serie di nuove telecamere, che permetterebbe di aiutare a riconoscere le targhe dei veicoli in entrata e in uscita, controllando così chi è autorizzato ad accedere oppure no. Un provvedimento che mira a fronteggiare il forte traffico generato da orde di turisti che ha intasato strade e località dell’Alto Adige, ma che, dall’altra, inciderebbe non poco sui tanti pendolari che quotidianamente raggiungono il capoluogo altoatesino, come quelli della vicina Laives e San Giacomo e più in generale della Bassa. Uno dei grandi punti in sospeso, in attesa di ulteriori sviluppi dopo l’incontro tra Provincia e Comune di Bolzano di inizio settembre, è quello di capire a chi sarà destinata la nuova organizzazione: solo ai turisti o anche ai pendolari? Ci saranno deroghe? È qui che si giocherà gran parte della fattibilità politica del progetto.
Una prima reazione è arrivata dal sindaco di Laives Christian Bianchi, che ha commentato così la notizia: “La proposta deve essere applicata in primis ai turisti. Quando entri in città non c’è nulla di più comodo che lasciare la macchina fuori e usufruire degli autobus per raggiungere il centro. Ciò comporta zero stress e grande beneficio per tutti. Non è possibile vedere le vie del centro assediate dalle targhe straniere, e i lavoratori pendolari perdere ore bloccati in mezzo al traffico, è inaccettabile”. Il primo cittadino sottolinea poi quale sia l’opera prioritaria da dover realizzare per risolvere il problema del traffico: “Credo sia necessario procedere subito con la progettazione e realizzazione della variante in galleria. Sono contento che anche le associazioni imprenditoriali siano allineate su questa posizione. Senza la variante alla SS12 la mobilità di Bolzano è destinata a questa continua congestione, con blocchi, ed incredibili costi per tutti”.

Il sindaco di Laives Christian Bianchi

Non solo Bolzano ma tutto l’Alto Adige convive ormai da anni con un sovraffollamento esagerato di turisti, i cui effetti si ripercuotono sull’ambiente, sulla vita dei residenti e sulla qualità dell’offerta turistica stessa. Per questo è necessario adottare misure alternative, come le limitazioni agli ingressi giornalieri in un’attrazione, la chiusura totale di alcuni siti e regolamenti mirati per ridurre i disagi causati dai turisti. Esattamente come accade in tante grandi città Europee. Nel concreto però, il grande nodo che le amministrazioni devono tentare di sciogliere è quello di riuscire a fornire ai cittadini locali mezzi di trasporto efficienti che siano alternativi all’auto privata (in Alto Adige ce ne sono la bellezza di 925 ogni 1.000 abitanti), perché l’offerta dei mezzi pubblici non è del tutto adeguata alle esigenze della popolazione. Con il ritorno in classe degli studenti a partire dal 6 settembre gli autobus torneranno a riempirsi in maniera inverosimile e lo stesso si può dire per tutti i treni regionali che transitano lungo le stazioni della Bassa Atesina. È quindi necessario investire sia in un maggior numero di corse e linee, che in una maggiore sensibilizzazione all’uso della bicicletta (visto anche l’ottimale collegamento ciclabile tra Bolzano e Laives) o del monopattino elettrico, magari favorendo incentivi all’acquisto. I dati dicono che negli ultimi mesi estivi, complice l’arrivo di molti turisti, è aumentata la richiesta di e-bike per muoversi lungo il territorio. Un trend che andrebbe intercettato e riconvertito anche a favore dei residenti, fornendo ai cittadini possessori di tali mezzi ciclabili un’ulteriore estensione delle piste ciclabili e posti sicuri dove parcheggiarle, specie se pendolari, per raggiungere il luogo di lavoro a Bolzano in sicurezza.

Autore: Alexander Ginestous