Optimist: i velisti di domani si fanno le ossa a Caldaro

Ogni anno, il 2 giugno, il lago di Caldaro si riempie di quasi un centinaio di piccole vele bianche. Sono i bambini e i ragazzi dell’Optimist, la piccola barca monoposto con cui cresce ogni piccolo velista. A guardarla bene sembra un po’ una vasca da bagno, e non pare assomigliare molto agli scafi che in osserviamo in mare dalle spiagge o in televisione. Ha una sola vela, una prua quasi quadrata, e si ribalta facilmente. Eppure, per saperla portare, bisogna conoscere tutti i principi fondamentali della navigazione: leggere il vento e regolare la vela, trovare la propria rotta tra angoli e geometrie, meccanica e fisica. Prendersi cura della propria barca, lavarsi i propri vestiti.

La vela è uno sport un po’ diverso: la natura è sempre più forte e per avere successo bisogna saperla comprendere. Ci vuole pazienza, coraggio e determinazione. La testa vince sempre sulla forza bruta, il genere non conta. Così, queste piccole derive sparse in tutto il mondo, insegnano a bambini e ragazzi tra 7 e 14 anni a vivere gli elementi dell’acqua e dell’aria. Per imparare ad andare in barca non serve nient’altro: basti pensare che Marco Gradoni, il campione del mondo, è passato direttamente dalla piccola vela dell’Optimist al timone della barca più iconica di tutti gli sport del mare: Luna Rossa, il gioiello volante di Prada, che compete per la Coppa America. 

Tornando a noi, ai venti di montagna dell’Alto Adige, potrebbe sembrare difficile praticare un simile sport a due passi dalle Dolomiti. Per gli appassionati però c’è un piccolo rifugio, uno specchio d’acqua tra le vigne del Lagrein che è una fortuna immensa.

 L’Associazione Vela del Lago di Caldaro (Svks) organizza nei mesi di giugno e di luglio corsi settimanali per principianti ed esperti. Alla scuola vela possono partecipare ragazze e ragazzi tra i 7 e i 14 anni, che devono saper nuotare. Per i ragazzi dell’Optimist è attiva anche una squadra agonistica e una pre-agonistica, che si allenano sul lago e si muovono anche in trasferta per disputare allenamenti e regate sul Lago di Garda e in tutto il Nord Italia. Per i più grandi il passaggio naturale è alla squadra ILCA (Laser): il monoposto di classe olimpica. Il clima familiare del circolo è anche una palestra linguistica: un contesto perfettamente bilingue pieno di occasioni per imparare. I ragazzi più grandi della squadra agonistica si preparano da mangiare nella cucina comune, attendono il vento facendo piccoli lavori fai da te come piccole riparazioni alle barche e alle manovre, cucendo ad esempio vecchie vele o inventando nuovi trucchi per guadagnare un po’ di velocità in più sull’acqua. In un tempo dominato dalle nuove tecnologie e dove la soglia di attenzione dei ragazzi è sempre più bassa, il circolo velico e più in generale lo sport della vela sono una voce fuori dal coro: per portare a casa il risultato serve tempo, pazienza e tanto ascolto. Per chi resta c’è forse una lezione ancora più grande: in navigazione coesistono la passione e la poesia del rapporto con la natura, con la scienza, la tecnica e l’ingegno del reale. La scuola e il mondo li chiamerà presto a prendere una scelta tra due reami (quello scientifico  o quello  umanistico?) che nella vela e nel mare sono inscindibili. 

Autore: Niccolò Dametto

Valentina: “Oltrisarco? è casa mia!”

Valentina Leonardi ha 23 anni e frequenta il secondo anno del corso magistrale in Storia dell’arte e Studi museali all’università di Trento. Si è trasferita nel quartiere di Oltrisarco all’età di tre anni e da quel momento è rimasta casa sua.

Com’è stato crescere a Oltrisarco? 

Per me crescere a Oltrisarco è stato molto bello. È un quartiere che ha tutto, i parchi sono una delle cose che apprezzo di più; grazie alla scuola e ai vari progetti che offre ho conosciuto tanti coetanei che tutt’ora sono miei amici. Ho imparato a conoscere il quartiere come le mie tasche e ho sempre trovato interessante vedere come si sia modificato nel tempo, perché ai miei occhi per quanto sia sempre lo stesso luogo al contempo appare ogni volta come un luogo diverso, è come se crescessimo insieme.

È un quartiere che offre attività per i giovani? 

Offre molte attività per i giovani dal mio punto di vista; inizialmente erano principalmente offerte dalla Chiesa, ma col tempo sono nati sempre nuovi progetti e spazi dedicati agli incontri e alle attività per i giovani di ogni età. 

Lo stereotipo che vede Oltrisarco come “ghetto” della città è fondato? 

Oltrisarco è sempre stato visto come un “ghetto” e posso capire da dove derivi questo stereotipo. Ci sono delle zone di Oltrisarco più tranquille e zone che ancora oggi non sono sicure. Non è di certo un ghetto, ma si sente comunque ancora il bisogno di più sicurezza. Col tempo il quartiere è cambiato tanto e spero che vada man mano migliorando sempre di più come si sta cercando di fare. 

Se tu potessi scegliere ti trasferiresti in un altro quartiere?

No, Oltrisarco ha tutto quello che serve, è vicino al centro ed è ben collegato. In più lo conosco quasi perfettamente, è la mia casa.

Cosa manca e cosa invece funziona?

Oltrisarco ha molti spazi disponibili per qualsiasi tipo di attività e spesso ospita vari progetti che rendono la zona più viva. Quello che manca però dal mio punto di vista è forse un senso di comunità che rispetto a qualche anno fa si sente meno, perché spesso queste iniziative non vengono sponsorizzate abbastanza e di conseguenza non se ne viene a conoscenza; c’è poca comunicazione e questo secondo me penalizza la possibilità di creare rete e comunità nel vicinato.

Cosa secondo te si potrebbe fare per migliorare la vita nel quartiere? 

Aggiungerei degli spazi per uscire la sera, dove trovarsi con gli amici per chiacchierare, abbiamo solo un ristorante e una gelateria che sono spesso punti di ritrovo, ma oltre a quello non c’è molto altro: siamo sempre costretti a spostarci in centro anche se ci piacerebbe poter fruire del nostro quartiere anche in questi termini. 

Autrice: Anna Michelazzi

A tu per tu con il commercio di vicinato

“SeiLeiferser”: le istituzioni e le associazioni di Laives insieme per creare rete e valorizzare il commercio di vicinato agli occhi delle nuove generazioni.

Si è concluso con la premiazione degli studenti partecipanti presso il Comune di Laives, il progetto pilota “SeiLeiferser”, che ha visto coinvolti per diverse settimane Unione Commercio con svariate attività commerciali della città, Comitato comunale di Laives, Istituto comprensivo di Laives con le classi delle scuole primarie di secondo grado in lingua italiana e tedesca, centri giovanili e associazioni locali. 

Obiettivo comune: far conoscere alle nuove generazioni cosa si cela dietro a una attività commerciale, quanto lavoro, passione e competenza vengono messe in gioco, ma anche come tali attività possano rappresentare un futuro professionale per i nostri giovani. Il tutto è partito con la consegna alle scuole di un gioco da tavolo molto particolare: un tabellone – creato dalla cooperativa Logos –  che ricrea la rete commerciale di Laives, con all’interno gli esercizi aderenti al progetto, in cui i ragazzi hanno potuto calarsi nei panni dei commercianti, con una seconda fase in cui questo calarsi nei panni si è tradotto in realtà. I ragazzi infatti, hanno potuto avvicinarsi direttamente al lavoro degli esercenti svolgendo degli stage all’interno delle attività stesse, mentre gli esercizi impossibilitati a ospitare i ragazzi hanno ricevuto il supporto dei centri giovani Fly e Don Bosco per portare da loro le proprie attività. 

L’ultima fase del progetto totalmente bilingue si è conclusa con la premiazione dei 40 studenti di 7 classi,  nonché l’ideazione e creazione di elaborati sotto forma di video, temi e altri formati. In palio, interessanti premi messi a disposizione da alcune associazioni cittadine. Soddisfazione espressa dalla responsabile del progetto, Raffaella Defant, anche lei commerciante a Laives, che ha potuto constatare come i giovani abbiamo compreso le difficoltà legate al portare avanti una attività commerciale, soprattutto in relazione al sempre crescente fenomeno degli acquisti online, ma anche quali siano i vantaggi dell’acquistare in un negozio di vicinato rispetto al commercio online. Dal canto loro, i responsabili del progetto hanno potuto cogliere preziosi suggerimenti su come diventare più attrattivi e migliorare la professionalità dei commercianti. Nel complesso, si è trattato di un esperimento che ha soddisfatto tutte le parti coinvolte, tanto che si sta già lavorando per poterlo riproporre anche il prossimo anno.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Nella zona “Raif” un’oasi di benessere 

Un’area verde dedicata a benessere, salute e valorizzazione del territorio: è con questi presupposti che nei giorni scorsi è stato ufficialmente inaugurato il Parco Kneipp a Salorno in zona “Raif”, dove un tempo sorgevano le segherie.  

Seguendo il metodo di Sebastian Kneipp, pioniere dell’idroterapia, che trovò nelle cure naturali una risposta ai suoi problemi di salute, nella nuova zona dedicata a questa terapia sono state allestite vasche d’acqua per il trattamento del corpo. Il progetto esiste grazie all’impegno congiunto del Comune, dello studio della coordinatrice della specializzazione della scuola di giardinaggio del Centro di Sperimentazione di Laimburg, Helga Salchegger, con alcuni suoi studenti, e da Rolando Schaffler, che con la collaborazione degli studenti della Scuola Professionale Einaudi ha effettuato i primi rilievi dell’area. 


Nel corso dell’inaugurazione è stata sottolineata l’importanza dei cinque elementi della filosofia di Kneipp, ovvero acqua, movimento, alimentazione, equilibrio interiore ed erbe officinali. Il sindaco di Salorno Roland Lazzeri ha lanciato un appello agli abitanti del vicinato a prendersi cura, in futuro, di un piccolo orto di erbe aromatiche per completare l’esperienza sensoriale e curativa del parco. Il Comune ha garantito che fornirà le piante, ma servirà l’impegno collettivo per mantenerle. “Questo è un luogo dove corpo e spirito possono trovare armonia – la chiosa del primo cittadino -. Un invito a vivere la natura, a rispettarla e proteggerla. Speriamo che molti possano trascorrere qui momenti sereni e rigeneranti”.


Il parco sorge in una zona significativa per la comunità: la cosiddetta “Raif”, termine dialettale derivante probabilmente dal latino “riva”, che indicava gli spiazzi lungo i fiumi, un tempo utilizzati per l’ammasso dei tronchi. Questi luoghi, oggi quasi scomparsi, conservano ancora il nome che ne racconta la storia.  A Salorno la “Raif” è situata accanto al Rio Molini, corso d’acqua che in passato alimentava una storica segheria, motore economico della zona. Ritratta in una foto del 1920 e pubblicata su uno dei pannelli informativi nel parco, è un esempio delle cosiddette “segherie veneziane”, così chiamate perché ispirate a quelle della Serenissima. Qui si lavorava il legname proveniente dai boschi in quota.

Autore: Daniele Bebber

All’Oratorio per imparare a difendersi

Difendersi dai malintenzionati e capire come comportarsi in caso di soffocamento: all’Oratorio Santiago si supporta la comunità locale, insieme a carabinieri e Croce rossa.

Anziani e persone fragili sono sempre più spesso oggetto delle truffe più fantasiose da parte di delinquenti senza scrupoli. Accanto alla classica truffa di suonare alla porta fingendosi figure professionali o forze dell’ordine per potersi intrufolare nell’abitazione, sono sempre più frequenti e diversificate le truffe telefoniche e non mancano i tentativi di estorcere dati personali preziosi attraverso finti messaggi o e-mail che sembrano provenire, ad esempio, dal proprio istituto di credito. 

Come è possibile riconoscere e difendersi da queste truffe? Nei giorni scorsi ne hanno parlato presso l’Oratorio Santiago di San Giacomo i carabinieri della sezione di Laives, davanti a una sala gremita non solo di anziani poiché, appunto, queste truffe possono riguardare tutti noi. 

Diversi gli argomenti affrontati con esempi concreti che aiutano le persone a riconoscere più facilmente queste situazioni. Tante anche le domande rivolte ai militari dell’Arma che, con grande professionalità, hanno aiutato a fugare i dubbi dei presenti. 

A seguire, il giorno successivo si è svolto il corso di disostruzione delle vie aeree, in cui membri della Croce Rossa hanno insegnato ai neogenitori e a tutti gli interessati le importantissime manovre salvavita in caso di soffocamento. Questo appuntamento si è inserito all’interno del progetto “Amabimbi”, che proseguirà con altre proposte dedicate alla prima infanzia a partire dal mese di settembre. Nel complesso, si tratta di una serie di incontri programmati e organizzati dal Santiago in collaborazione con istituzioni e associazioni locali, per creare sempre di più un ponte con tutta la popolazione della frazione, attraverso proposte che non si limitano alle feste e allo spettacolo, ma vertono proprio in direzione di un aiuto concreto su temi molto sentiti e importanti.

Un’attività intensa che dura tutta la stagione dai primi di settembre ad oggi quella dell’Oratorio insieme naturalmente alla Parrocchia locale, coronata domenica 25 maggio dalla Festa della Parrocchia, svoltasi insieme alle famiglie e la popolazione. Dopo la Santa Messa, grazie alla collaborazione del Gruppo Alpini e dei Vigili del Fuoco con gli instancabili volontari dell’oratorio, i presenti hanno potuto pranzare nel piazzale della chiesa e partecipare a tanti giochi insieme.

è un lavoro costante quello della parrocchia e del gruppo volontari Santiago, volto a creare sempre più comunità all’interno di una frazione che vive senz’altro delle criticità dovute a un aumento della popolazione che non corrisponde però a un parallelo aumento dei servizi, rischiando quindi di trasformare la località in dormitorio di Bolzano. 

Per questo l’attività dell’Oratorio non si ferma neppure nei mesi estivi, quando continuerà a proporre eventi e attività da vivere insieme.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Non solo libri: la vita sociale in biblioteca

A Vadena la biblioteca unisce comunità e innovazione, distinguendosi come uno dei pilastri culturali tra i più dinamici del territorio. Un luogo di libri, certo, ma anche uno spazio di scambio, inclusione e crescita personale. Insomma, qui la cultura prende forma tra scaffali, laboratori, eventi e incontri che parlano italiano, tedesco e soprattutto il linguaggio universale della condivisione.

Sfruttando la vicinanza alle scuole, la biblioteca ha rafforzato i legami con i più piccoli, accogliendo regolarmente i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria. Collaborazioni fondamentali, con spazi e risorse messi a disposizione per incentivare l’apprendimento, il gioco e la scoperta. 

Ma l’orizzonte va ben oltre i confini scolastici, nel ritagliarsi un ruolo di primo piano nella promozione culturale dell’intera comunità, grazie ad una fitta rete di sinergie con associazioni, istituzioni ed altre biblioteche del territorio. Fra le attività più significative dell’anno passato, c’è il laboratorio bilingue “Parole e Fulmini”, realizzato da Barbara Gramegna e Verena Cassar in collaborazione con la scuola primaria in lingua italiana, unendo gioco e creatività. Di forte impatto anche “Found Poetry” guidato dal collettivo out-box e dalla filosofa Sonia Lisco, culminato nel costruire la suggestiva “colonna della cultura”, opera dell’artista Egeon, creata con libri destinati al macero. Un gesto simbolico ma potente di trasformazione dello scarto in valore. 

La biblioteca si è confermata però anche un luogo di studio e sostegno concreto per le famiglie, portando avanti il servizio gratuito d’aiuto compiti e ripetizioni, “un punto fermo per molti studenti”. Al contempo è sempre più spazio di socializzazione dove si può semplicemente leggere, scambiare due chiacchiere o immergersi in nuove conoscenze. 

Anche la comunicazione delle iniziative ha fatto un deciso salto di qualità, dovuto al supporto del Comune, nel garantire ampia visibilità tramite social, web e materiali informativi, riuscendo a incrementare la partecipazione agli eventi. Al passo con i tempi è stata convintamente abbracciata la trasformazione digitale. 

“La lavagna interattiva mobile, due postazioni Pc, proiettori e schermi per eventi, permettono di organizzare attività sempre più interattive e coinvolgenti – spiegano i dirigenti -. Si tratta di strumenti che aggiornano il modo di fare cultura, avvicinano nuovi soggetti e stimolano nuovi modi di apprendere. E infatti nella prima seduta del 2025 il Consiglio di biblioteca ha espresso piena soddisfazione per il lavoro svolto nell’anno appena trascorso, riferendo che la missione rimane chiara “promuovere l’apprendimento permanente e lo sviluppo culturale di individui e gruppi sociali, con una visione che mette al centro le persone, e non solo i libri”.

Aperta 18 ore a settimana, dal lunedì al venerdì, la biblioteca ha un orario ridotto nei mesi estivi. Novità di quest’anno è senz’altro l’apertura straordinaria un sabato mattina al mese, su base volontaria, per avvicinare anche chi, in settimana, non riesce a frequentarla. Confermata anche la presenza della bibliotecaria Claudia Parise.

Accanto alla valorizzazione del patrimonio librario (con una forte presenza di libri per l’infanzia e l’adolescenza), sono in calendario progetti che intrecciano teatro, arte, ceramica e musica, assieme ad iniziative come il “Bus-Teatro Bassa Atesina”, in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano, o il gruppo di ceramica. La partecipazione ai programmi “Nati per leggere” e “Bookstart”, il concorso mensile “Leggi e Vinci” e l’adesione alle proposte dell’Ufficio Biblioteche provinciali, sono ulteriori tasselli di un mosaico sempre più ricco, vitale e vivace. Insomma, a Vadena la volontà è quella di andare oltre il concetto tradizionale di biblioteca.

Autore: Daniele Bebber

L’eccidio del 3 maggio: una ferita rimossa

L’8 maggio 2025 il Circolo cittadino di Bolzano era gremito per la presentazione di Italiani Kaputt. La strage degli operai. Storia di un eccidio a guerra finita, nuovo libro del giornalista e scrittore bolzanino Luca Fregona.

L’opera, costruita su fonti e testimonianze reali, ricostruisce una pagina tragica rimasta a lungo ai margini della memoria pubblica: l’eccidio del 3 maggio 1945, quando a Bolzano, a guerra praticamente finita, vennero uccisi 36 civili, molti dei quali operai.
Fregona ha scelto un taglio narrativo, dando voce a quattro degli operai che sono stati messi al muro, ispirati a figure reali, per raccontare quell’ora e mezza di violenza e caos. Durante l’intervista concessa a QuiBolzano, l’autore ha ricostruito il contesto:
“Si tratta di una giornata tremenda per Bolzano, perché in teoria, a guerra finita, si è scatenata una battaglia in diverse zone della città, tra soldati tedeschi in ritirata e forze partigiane locali. Ma la cosa tragica è stato un rastrellamento di rappresaglia in zona industriale: i tedeschi hanno preso 18 operai a caso, li hanno portati davanti al muro dello stabilimento Lancia e li hanno abbattuti con due raffiche di mitragliatrice. Dieci sono morti lì. Gli altri si sono salvati, benché gravemente feriti, solo perché protetti dai corpi delle vittime e per l’intervento di un ufficiale che ha fermato il colpo di grazia. In tutta Bolzano, quel giorno, sono state uccise 36 persone, quasi tutte operai.”
La città, per molti anni, non è riuscita ad affrontare questa vicenda. “Dobbiamo calarci nella Bolzano di allora – aggiunge Fregona – dove si sommavano i torti subiti dalla popolazione sudtirolese sotto il fascismo e quelli patiti dagli italiani dopo l’8 settembre, con rastrellamenti, collaborazionismo, occupazione tedesca. Ognuno aveva qualcosa da imputare all’altro.”
Alla fine, emerge un messaggio forte per chi oggi vuole guardare al futuro con consapevolezza: “Le nuove generazioni dovrebbero sapere su cosa si fondano l’Europa, la Repubblica e la nostra democrazia. Dovrebbero rileggersi la Costituzione nata dalla Resistenza: è un testo aperto, ma anche molto realista. E parla anche al nostro presente.”

Autore: Till Antonio Mola

IL COMMENTO

Leggendo le prime pagine del libro scritto da Luca Fregona mi sono commosso. Il pregio di raccontare quella giornata partendo dalle memorie vive di coloro che ne furono le vittime sta nella possibilità di trasmettere la dignità e l’umanità con cui quei ricordi sono stati vissuti e tramandati.
Decine sono state le famiglie che hanno avuto il loro futuro segnato, da quella giornata di ordinario orrore di guerra. A trasparire è l’assurdità di quanto è avvenuto, con numerose vite interrotte, spesso nel fiore degli anni, senza alcuna “colpa” apparente, se non quella di essere lì, per caso, in quel drammatico giorno di passaggio tra la guerra e la pace. A tutti coloro che avranno letto questo libro – davvero indispensabile, per ricostruire una pagina di storia dell’Alto Adige per troppo tempo rimasta sotto traccia – ricordo anche che tre anni orsono dall’Archivio storico di Bolzano è stato pubblicato un saggio bilingue che ricostruisce la vicenda. Ora sarebbe davvero auspicabile che anche il libro di Luca Fregona venisse tradotto in lingua tedesca, per consentire anche ai bolzanini che non padroneggiano la lingua italiana, di venire a conoscenza dei racconti tramandati delle famiglie bolzanine protagoniste della tragedia.

Autore: Luca Sticcotti

Calcio in piazza: inclusione e socialità

Un tempo, almeno fino alla metà degli anni ‘80, era una consuetudine ovunque: ci si trovava in piazza, un Supertele dalla traiettoria che sfidava le leggi della fisica, due squadre improvvisate e il più scarso in porta. Non era il punteggio che si cercava, quello che contava era stare fra amici e divertirsi. Ed è esattamente quello che è successo nei giorni scorsi a Bressanone, dove due classi delle scuole professionali si sono “sfidate” in piazza Duomo.

Per una mattinata quello che viene definito “il salotto buono” della città vescovile è tornato indietro nel tempo, quando la piazza Duomo non luccicava di lucine artificiali come una vetrina acchiappaturisti, aveva ancora le sue due aiuole ma soprattutto rispecchiava in pieno il concetto di piazza, vale a dire un luogo che crea socialità, incontro e scambio: ci si lanciava il freesbee, si suonava la chitarra e si giocava a pallone, come in un’altra qualsiasi piazza di paese di un tempo. 

Un tempo che è tornato a respirare grazie ad un’iniziativa organizzata nell’ambito di un progetto denominato “Calcio di strada” coordinato dall’Urban artist Simone Ferrarini, capace di creare inclusione, socialità e rete. E in mezzo, una partita di calcio tra scuole in piazza per rafforzare questi valori. È così che gli alunni di una classe della scuola Professionale “Enrico Mattei” di Bressanone e quelli di un’altra classe della scuola professionale “Guglielmo Marconi” di Merano si sono incontrate per dare vita allo spazio pubblico attraverso una partita di calcio popolare. 

Una mattinata in cui tutti si sono divertiti, al di là delle proprie competenze calcistiche, della propria passione per lo sport o del proprio talento atletico. E non certo solo gli studenti: un folto gruppo di brissinesi si è fermato ad osservare questa situazione: per una mattinata il calcio di strada si è, dunque, infiltrato nel rapporto cittadino–città, permettendo di vivere lo spazio pubblico come situazione di relazione attraverso il gioco collettivo, che ha un potere trasversale attrattivo verso le diverse comunità, classi sociali, età.

Autore: Luca Masiello

“Mary’s dream”: a Palais Mamming il ritratto di una poetessa

Nata dalla collaborazione di Palais Mamming Museum con Brunnenburg e l’Accademia di Merano, l’esposizione racconta la storia di una donna e l’opera di una poetessa, Mary de Rachewiltz, che quest’anno compie 100 anni.

La storia di una vita intessuta della semplice quotidianità e della ricchezza intellettuale dei circoli letterari, delle università, delle case editrici italiane, americane, europee, le relazioni culturali e amicali con scrittori, poeti, artisti e musicisti.

Documenti, libri, lettere autografe, opere d’arte oggetti simbolo di una vita interessante sono gli oggetti che sfileranno sotto gli occhi dei fruitori.

È la storia di una donna che ha saputo essere “contadina” e “principessa”, che ha saputo parlare, sognare, desiderare in dialetto pusterese, in italiano, in inglese e in francese, scegliendo per le proprie poesie di volta in volta la lingua più adatta ad esprimere i propri pensieri e sentimenti. Una vita che Mary de Rachewiltz aveva deciso di disegnare utopicamente tra poesia e impegno agricolo adoperandosi affinché venissero piantati in via sperimentale in Alto Adige e in altre parti d’Italia aceri da zucchero, alberi di grande bellezza e di utilità per l’alimentazione umana.

È Mary de Rachewiltz stessa a tratteggiare la storia della propria infanzia nel suo libro “Discretions” apparso in inglese ed edito dall’Atlantic Monthli Press di Boston nel 1971. Non una autobiografia ma – come Mary stessa scrisse nell’introduzione – “un dialogo con i miei natali e con il mio paese”. Mary crebbe a Gais, diventando una bimba pusterese a tutti gli effetti. 

Pian piano erano però anche iniziati i periodi a Venezia, a Firenze a Rapallo e lo studio della lingua italiana e dell’inglese. Erano iniziati gli incontri con personaggi particolari musicisati, scrittori, intellettuali che i genitori frequentavano quotidianamente e che furono parte della sua educazione. 

Da qui la necessità di saper fare l’inchino, salutare con gentilezza, sorridere e intrattenersi parlando in italiano, in inglese e in francese.

Fin dall’età di 14 anni il padre le affidò, come esercizio, alcune traduzioni di sue poesie e in seguito Mary ha tradotto con molto impegno alcune delle principali opere di Ezra Pound, pubblicando nel 1985 la traduzione integrale dei Cantos in italiano. Ha firmato inoltre importanti traduzioni italiane di poeti americani, come Robinson Jeffers, Edward Estlin Cummings, Ronald Duncan e Denise Levertov.

Poetessa, è autrice di diverse raccolte, edite in Italia, Stati Uniti e altrove, e di un importante memoriale, “Discrezioni. Storia di un’educazione” (1973). Numerose le raccolte poetiche che l’anno resa famosa.

LA BIOGRAFIA

Nel corso della sua vita è entrata in contatto con una grande quantità di scrittori e poeti ma anche di etnografi come Frobenius del quale tradusse in italiano il suo libro sull’Africa.  Numerosi furono anche gli artisti che conobbe e che a Brunneburg trovarono ospitalità e spazi espositivi. A queste esposizioni Mary ha poi spesso dedicato i suoi versi. Anche la musica, i musicisti e i compositori da lei hanno sempre trovato ospitalità. Tutti questi ospiti aiutarono a far diventare Brunnenburg un porto sicuro plurilingue e assai colto.
A tutt’oggi Mary e il castello sono visitati da ricercatori, giornalisti, editori, scrittori, artisti, musicisti e compositori mentre gli studenti di alcuni college americani frequentano i loro corsi di studio abroad proprio a Brunnenburg dove ascoltano Mary leggere i Cantos e le proprie poesie. 

Ci sono poi i pomeriggi di poesia dove gli studenti stessi leggono a Mary i propri componimenti poetici.

Autrice: Rosanna Pruccoli