Gli esperti a difesa del Gallo cedrone

Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare per impedire la scomparsa del Gallo cedrone anche dal Parco Naturale Monte Corno, dove già da diversi anni sono in corso azioni di sostegno per questa specie.

Il Gallo cedrone e il Francolino di monte sono due specie di uccelli di bosco; rifuggono l’uomo, abitano l’arco alpino da millenni e sono soggette a forte regressione. Nel parco naturale del Monte Corno, in Bassa Atesina, è presente una piccola colonia di Galli cedroni: “È una specie sensibile ai cambiamenti climatici, ambientali e alla predazione naturale. Quindi è esposta ad una serie di problemi, in parte causati anche dall’uomo, che ne determinano la regressione”, spiega Walter Eccli, esperto in contatto con l’ispettorato forestale Bolzano1 e che tiene d’occhio la sopravvivenza di questi animali. “In primavera vado a vedere se ci sono maschi e quanti sono – rivela l’esperto -. Nel corso dell’estate e dell’autunno verifico il successo riproduttivo. Ovvero se ci sono femmine con prole”.

Walter Eccli, qual è la situazione attuale?

Da una decina d’anni viviamo una situazione di stabilità; nel parco vive una trentina di esemplari, fra maschi e femmine. Le cose potrebbero andare anche meglio se la predazione naturale fosse un po’ più contenuta.

Può spiegare meglio?

La “gallina” cova a terra per 25 giorni, ma in questo periodo spesso le uova spariscono a causa della volpe, della faina o della martora. Sarebbe importante riuscire a ridurre l’influenza negativa dei predatori naturali, perché dove le popolazioni sono più piccole, come nel nostro caso, la predazione incide in maniera più pesante che altrove. Dei 6.000 ettari di estensione del parco naturale del Monte Corno, solo circa 2.000 sono adatti al Gallo cedrone. E sul territorio c’è una presenza importante di faine, di volpi e corvidi, altri predatori importanti.

Come operate per salvaguardare questa specie?

Serve molta cura, bisogna soprattutto di salvaguardare l’habitat, cercando quindi di non avere boschi troppo fitti. È poi molto importante ridurre al minimo il disturbo antropico: fortunatamente i visitatori stanno sulle strade e sui sentieri, il disturbo è quindi abbastanza contenuto.

In zona ci sono altre realtà che stanno svolgendo un lavoro simile?

In Val di Sole: già una trentina d’anni fa l’ispettore forestale con sede a Malè Fabio Angeli ha iniziato delle opere di miglioramento dell’habitat. Qui in Alto Adige c’è l’ispettore forestale Rainer Ploner: laureato in scienze forestali, da diversi anni si occupa di queste opere di miglioramento ambientale.

C’è qualche nuova leva che, in futuro, potrebbe seguire questo tema?

Una delle mie preoccupazioni è proprio questa: mi piacerebbe che nella nostra regione, come un po’ su tutto l’arco alpino, nascesse la figura dell’addetto custode alla selvaggina, come già esiste in Baviera.

Ma come si possono coinvolgere i giovani?

Conosco qualche giovane interessato alla tematica: mi auguro che, in futuro, qualcuno prosegua il mio lavoro, non solo nel nostro Parco, ma anche negli altri parchi naturali della nostra provincia.

Daniele Bebber

Penelope, e la sua vita da attrice

In questo numero vi presentiamo una intervista con l’attrice bolzanina Penelope Frego, che a 31 anni sta vivendo la consacrazione della sua giovane carriera cinematografica, sia sul grande che sul piccolo schermo. 

Penelope, che da 15 anni vive in Germania, era nel cast di “Hoganbiiki – Il Valore della Sconfitta” uscito quest’anno, dove la possiamo ammirare al fianco di Manuela Arcuri – il film è attualmente disponibile su Prime Video; un’altra recente importante produzione è stata quella per “Girl, You Know, It’s True” che debutterà nelle sale il 21 dicembre. L’abbiamo contatta di ritorno dalla doppia presentazione di questo film a Monaco di Baviera e a Berlino.

Nel nostro dialogo partiamo dalla prima di “Girl, You Know, It’s True”, un film che racconta la vicenda dell’ascesa e della caduta del duo pop franco-tedesco Milli Vanilli. Eravamo a cavallo degli anni Ottanta e Novanta e i due musicisti-ballerini erano in vetta alle classifiche di tutto il mondo, portando con sé un segreto molto particolare: lo spettacolo era tutta una finzione, le voci delle hit non erano le loro, e durante le esibizioni in tv o nei concerti muovevano solo le labbra a tempo. Quando la truffa venne a galla, il duo fu travolto dallo scandalo, nonostante il grande manovratore dell’operazione fosse stato il loro importante manager. Quella del film è stata una presentazione entusiasmante poiché, oltre al cast, erano presenti anche il cantante Fab Morvan e la sorella di Rob Pilatus, l’altro Milli Vanilli, scomparso nel 1998. E c’era un sacco di gente, anche arrivata da lontano, che aveva cantato con loro. 

“Riguardo alle riprese del film, posso dire che dal punto di vista professionale è stata un’esperienza bellissima”, dice Penelope Frego. “Il film è ambientato negli anni Ottanta ed io interpreto una pop star che balla e che canta, con un costume, il trucco e la parrucca, bellissimi! È stata una cosa fantastica ed io mi sono divertita molto anche con le coreografie”.

Facciamo un passo indietro, agli inizi della sua carriera. Può raccontarci come, partendo da Bolzano, sia arrivata a coronare il suo sogno di fare l’attrice?

È una cosa successa per caso e poi evolutasi in questa direzione. Ho cominciato a pensare che avrei potuto fare l’attrice dopo che, penso fosse il 2009, con i compagni del Liceo Scientifico Torricelli abbiamo partecipato, arrivando secondi, al Festival Studentesco con uno spettacolo teatrale – anche se il debutto vero e proprio lo avevo fatto per il teatro nelle scuole proposto da Sandro Forcato. Ricordo che facevo sempre Cenerentola.
Riguardo agli studi, mi era parsa una sfida interessante provare a studiare in lingua tedesca, e quindi sono partita per la Germania, dove nel 2017 ho conseguito il diploma all’Accademia di recitazione di Colonia.

Ha dovuto fare tanta gavetta?

Assolutamente sì. Durante l’accademia ho fatto la comparsa all’Opera di Colonia un sacco di volte. Ho partecipato inoltre a molti film per studenti, non pagati, ma che mi hanno permesso di iniziare a racimolare un po’ di curriculum. Poi sono stata fortunata perché, non appena terminata l’Accademia, sono stata selezionata per la serie tv Wishlist, che poi ha vinto anche il” crime price”, cioè un premio della tv tedesca. Si è trattato di un’esperienza che mi ha permesso di iniziare bene la mia avventura professionale.

Chi vuole vedere un film con Penelope Frego dove deve andare a cercare?

In questo momento su Prime in italiano c’è un film realizzato sul Lago di Garda: “Hoganbiiki – Il Valore della Sconfitta”, di Enzo Dino, in cui interpreto una ragazza ribelle, arrabbiata con la vita. Si è trattato di un film in cui ho interpretato un ruolo completamente diverso da quello che sono io come persona. Ho studiato questo personaggio e devo dire che è stato un viaggio interessantissimo perché ho lavorato molto sulla postura e sulla voce. E stata un’esperienza che mi ha arricchito molto.

C’è una lingua che preferisce nella recitazione?

Sono di madrelingua italiana, ma avendo studiato tantissima dizione tedesca, adesso interpreto anche ruoli in quella lingua in quanto non ho più accento. Recitare in tedesco per me è una cosa un po’ più tecnica, mentre la recitazione in italiano è più di cuore. Penso che il saper recitare nelle due lingue mi abbia dato modo di capire più a fondo la recitazione in generale.

Sta bene in Germania, o preferirebbe tornare a vivere in Italia?

Da un punto di vista professionale posso immaginarmi di stare soltanto in Germania in questo momento. Ormai vivo qui da più di dieci anni e mi sono fatta l’idea che qui posso realizzare i miei progetti. Però mi manca molto l’Italia, e ci sono dei periodi nei quali sento forte la nostalgia.

Ci sono dei film a cui si sente più legata?

Sicuramente Wishlist, la mia prima serie. E poi la serie Einstein, trasmessa dal canale Sat1: un’esperienza fantastica perché ho interpretato un personaggio molto interessante come Giulia Casiraghi. Poi SOKO Köln (Squadra speciale Colonia), una serie poliziesca – e a me i polizieschi piacciono molto – sul secondo canale tedesco ZDF, e poi il film “The Sprite Sisters – Vier zauberhafte Schwestern”, girato per la Disney nel 2019 ed uscito nei cinema nel 2020.

E il presente com’è?

Quest’estate ho partecipato per due mesi e mezzo alle riprese per la serie “Unter uns”, che viene trasmessa quotidianamente, fino a Natale, sulla rete germanica RTL. Sono quelle serie in cui ogni giorno si registra una puntata, un po’ come succede per “Un posto al sole”. Io ero andata senza aspettative. è chiaro che, registrando ogni giorno, la qualità un po’ si abbassa, perché devi imparare tantissimo testo ed essere sempre operativa. Pur essendo stata una esperienza faticosa, è stata comunque senz’altro positiva. Recentemente sono stata selezionata ad un provino per una serie RAI, le cui riprese potrebbero iniziare a gennaio. Quindi incrocio le dita e guardo al futuro con ottimismo.

Autore: Till Antonio Mola

In Alto Adige vince la solidarietà

Sabato 18 novembre ha visto la realizzazione della 27ª edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, un evento organizzato dalla Fondazione Banco Alimentare. Un’occasione straordinaria che ha coinvolto migliaia di volontari e supermercati in tutto il paese, per raccogliere alimenti non deperibili a beneficio di tutti coloro che versano in difficoltà.

Il Banco Alimentare del Trentino Alto Adige – Landestafel Odv ha giocato un ruolo chiave in questa giornata, essendo presente in circa 500 supermercati con oltre 5.000 volontari. Gli alimenti donati sono stati immediatamente raccolti e stoccati nei magazzini di Trento e Bolzano, pronti per essere redistribuiti alle 125 strutture caritative locali nel corso dell’anno, sostenendo così oltre 20.000 persone.
L’iniziativa ha coinvolto più di 11.000 supermercati in tutta Italia, con 140.000 volontari riconoscibili dalle pettorine arancioni che hanno invitato i cittadini e le cittadine ad acquistare prodotti a lunga conservazione come olio, verdure in scatola, passata di pomodoro, tonno in scatola e cibi per l’infanzia. Tutti gli alimenti raccolti vengono distribuiti a quasi 7.600 organizzazioni partner territoriali (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc..) convenzionate con Banco Alimentare, supportando circa 1.700.000 persone in difficoltà.

Un sentito grazie a tutti i volontari

Il presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus, Giovanni Bruno, ha sottolineato l’importanza di gesti solidali come la Colletta Alimentare, i quali dimostrano che la carità è un presupposto per una convivenza basata su pace, solidarietà e crescita comune. Ha anche ringraziato i numerosi volontari, in particolare i giovani, che con il loro sostegno e impegno hanno reso possibile questo grande atto di condivisione.
L’attività del Banco Alimentare infatti, ha lo scopo di contribuire ad attenuare il problema della fame, dell’emarginazione e della povertà, oltre che a promuovere la lotta allo spreco alimentare in collaborazione con le istituzioni nazionali ed europee. 

Per farlo, coordina le donazioni e contribuisce ad organizzare il recupero delle eccedenze dalla filiera agroalimentare, distribuendole alle Organizzazioni Banco Alimentare che, a loro volta, spartiscono gratuitamente gli alimenti alle Organizzazioni Partner Territoriali. Si tratta di un processo che coinvolge migliaia di persone raggiungendo obiettivi importanti ogni anno, dimostrando impegno, volontà e altruismo, tutti elementi imprescindibili per una società solidale.

“La Colletta è un gesto concreto che permette a tutti di aiutare chi è in difficoltà, effettuando o una piccola donazione o dedicando qualche ora di tempo come volontario – sono state queste le parole di Duilio Porro, presidente del Banco Alimentare del Trentino Alto Adige – Oltre a fare un gesto di solidarietà, la partecipazione alla Colletta rappresenta la possibilità per aiutare il Banco, e di conseguenza tutte le associazioni che lavorano quotidianamente sul nostro territorio, raccogliendo più prodotti alimentari affinché si possano sostenere sempre più persone in una contingenza attuale molto complicata”. La Colletta quest’anno ha registrato un successo straordinario in tutto il paese, con 11.800 supermercati aderenti, un aumento del 6% rispetto all’anno precedente, e oltre 140.000 volontari che hanno raccolto 7.350 tonnellate di prodotti a lunga conservazione, con un incremento del 9% rispetto alla scorsa edizione.

Crescono i punti vendita in tutta la provincia

In Alto Adige i punti vendita in cui si è svolta sono stati 104, 15 in più rispetto all’anno scorso, con un coinvolgimento importante di circa 800 volontari. Sono stati raccolte 71 tonnellate di alimenti, 7 in più rispetto al 2022, ottimi numeri con i quali il Banco dell’Alto Adige festeggia i suoi vent’anni.

“Sono molto soddisfatto, perché a parte le quantità, la ricca partecipazione e l’impegno di tante associazioni a vario titolo sia del mondo italiano che di quello tedesco, si sono rivelati esemplari. Questo gesto di carità pubblica è un bel segnale di unità. Vorrei ringraziare tutti i volontari, dai più giovani degli scout e dei centri giovanili, ai nonni vigli e agli Alpini dell’Ana, ma soprattutto vorrei esprimere la mia riconoscenza e gratitudine agli educatori e agli insegnanti che capiscono il valore della Colletta e coinvolgono i ragazzi e le ragazze”, racconta Luca Merlino vicepresidente del Banco dell’Alto Adige.

Aumenta anche la povertà in Italia

Nonostante i successi della Colletta, i dati evidenziano che la povertà assoluta in Italia è in aumento, con oltre 5,6 milioni di individui in difficoltà secondo l’Istat del 2022. Banco Alimentare registra un incremento di richieste di aiuto di oltre 50.000 persone per l’anno in corso, sottolineando l’importanza continua della Colletta Alimentare per affrontare la crescente sfida della povertà nel paese. 

Per questo motivo, chi il 18 novembre non ha avuto la possibilità di fare una donazione, può aderire all’iniziativa con una spesa online, un progetto che sarà attivo fino al 16 dicembre tramite la piattaforma di Amazon. 

Per avere tutte le informazioni più nel dettaglio è possibile consultare il sito www.colletta.bancoalimentare.it

Autrice: Chiara Caobelli

Sono partiti i lavori per il collegamento

Dopo anni di espansione della Zona Toggenburg a Pineta, hanno avuto finalmente inizio i lavori per la creazione del collegamento pedociclabile e autobus con Pineta Bassa; ecco i commenti di alcuni dei residenti locali.

“Finalmente un passaggio più accessibile, pratico e sicuro anche per i bambini diretti a scuola!”: così esordisce Nicola Preti, uno dei tanti residenti della Zona Toggenburg e padre, appunto, di due bambini in età scolare. Ma i vantaggi non si limiteranno certo a questo. 

La così chiamata Zona Toggenburg a Pineta alta ha raggiunto la sua massima espansione, con il sorgere nell’ultima decina di anni o poco più di numerosi edifici di cooperative edilizie e alcuni di edilizia popolare, con il conseguente arrivo di decine di famiglie nuove spostatesi spesso da zone limitrofe come Laives e San Giacomo. Tutto questo grazie all’accessibilità dei prezzi in edilizia agevolata, che hanno permesso a nuclei familiari il più delle volte giovani, ma non solo, di coronare il sogno di una abitazione di proprietà con ottimo rapporto qualità/prezzo. Parallelamente alla crescita degli edifici abitativi e della densità di popolazione, diversi sono stati gli interventi di riqualificazione della zona, per fornire ai residenti qualità di vita. Dalla Zona Polisportiva con campi da calcio, tennis, padel e area ristoro ai parchi gioco, ai primi di dicembre è finalmente partito uno dei lavori più attesi dai residenti: la creazione di un collegamento pedociclabile tra Zona Toggenburg e Pineta bassa, che consentirà anche il transito di una linea di trasporto pubblico. 

Il progetto prevede pertanto come primo passo l’abbattimento del rudere di una vecchia struttura abitativa posta al confine tra zona “vecchia” e zona nuova di Pineta. Al suo posto, sorgerà appunto questo nuovo passaggio in sicurezza per biciclette e pedoni in primis. 

“In questo modo sarà molto più agevole raggiungere la parte bassa del paese e accedere quindi anche agli esercizi come il supermercato, il panificio e la farmacia”, sostiene  Christian Grandi, trasferitosi con la famiglia di quattro persone da San Giacomo di Laives ai nuovi condomini esattamente cinque anni fa. “Il trasferimento da un condominio di San Giacomo di vecchia costruzione e di piccole dimensioni per una famiglia di quattro persone a un appartamento nuovo e decisamente più ampio è stato un vero salto di qualità – continua Christian – a fronte di un allontanamento dal capoluogo di pochi chilometri. La zona Toggenburg è molto vivibile perchè panoramica, tranquilla, molto verde. La distanza dai servizi di prima necessità come appunto supermercato e farmacia è però un po’ scomoda se non si vuole sempre utilizzare la macchina, soprattutto per chi ha bimbi piccoli o difficoltà a camminare, considerato poi che il rientro in salita da Pineta bassa alle abitazioni più in alto è relativamente faticoso. La possibilità di arrivarci comodamente anche con l’autobus sarà sicuramente un servizio aggiunto, così come il potersi spostare a piedi e in bicicletta lontano dalle macchine”.

Si tratta di una riqualificazione attesa quindi, che dovrebbe semplificare e rendere più sicuri gli spostamenti dei residenti e migliorare anche esteticamente la zona, dal momento che anche il parcheggio limitrofo al passaggio che verrà creato, sarà anch’esso risistemato.

Autrice: Raffaella Trimarchi

La magia del Natale a teatro è ‘spettacolare’

Ancora qualche giorno e poi sarà davvero tempo di tornare a respirare la magica atmosfera del Natale. Il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento vi aspetta a teatro per trascorre in allegria e spensieratezza le festività natalizie, in compagnia di una programmazione pensata per le famiglie, tra musica, danza, acrobazie, comicità e grande intrattenimento.

L’avvio è nel segno delle risate in compagnia di Loredana Cont, che martedì 5 dicembre salirà sul palco del Teatro Sociale di Trento con Le Casalingue, uno spettacolo nel quale l’attrice e autrice trentina, ricorrendo a veloci cambi di scena, darà voce e corpo a quattro donne che si raccontano dentro le mura di casa. Uno spettacolo in cui si ride molto, ironizzando sulle donne, sugli uomini, e sulla vita di tutti i giorni. 

E a proposito di comicità, dal 19 al 22 dicembre il Teatro Sociale vedrà protagonista uno tra i volti più amati dal pubblico regionale: l’attore e artista trentino Andrea Castelli. Dopo aver riportato in scena lo scorso anno, a distanza di trentasei anni, il suo primo monologo “Sol” – peraltro con un incredibile successo di pubblico –, Castelli tornerà sul palco del Sociale con Pio. Andata e Ritorno, monologo che ha debuttato nel 1993. Il viaggio dei due amici nel presepio dell’ex professor Severini che sono andati a salutare per Natale fece registrare all’epoca quasi duecento repliche in tutta la regione. Ora, a distanza di trent’anni, Castelli ha deciso di riproporlo, snellendolo e rispolverandolo insieme agli animali parlanti – causa mutazioni genetiche -, che nel cammino lo accompagneranno. Un viaggio iniziatico dove il percorso è più importante della meta finale. 

Per tutti gli appassionati di danza, invece, da non mancare in alcun modo l’appuntamento in calendario sabato 23 dicembre all’Auditorium S. Chiara di Trento con un classico del balletto natalizio come Lo Schiaccianoci di P.I. Tchaikovsky (con le coreografie di Marius Petipa), che nell’occasione verrà rappresentato dall’acclamata e prestigiosa compagnia Balletto di Mosca – Russian Classical Ballet, composta da un cast di stelle del balletto russo, con la direzione artistica di Evgeniya Bespalova e Denis Karakashev. Basato sulla fiaba “Schiaccianoci e il re dei topi” di E.T.A. Hoffmann, il balletto racconta la storia di una ragazza che sogna un principe. Una storia capace, ancora oggi, di attivare l’immaginazione in ognuno di noi, accompagnandoci in musica nel regno della fantasia. Lo spettacolo verrà proposto in doppia replica, alle ore 17 e alle ore 21.

A seguire, dal 24 al 27 dicembre, sempre al Sociale, sarà possibile vivere la magia del circo con il Gran Gala du Cirque, un sorprendente show di teatro-circo con un cast scelto tra i migliori perfomer contemporanei, a metà tra la suspense del circo classico e il fascino della coreografia, tra intensa poesia e grande comicità. Nella nuova edizione, completamente rinnovata, dal titolo Multiversal – che verrà proposta a Trento in prima nazionale assoluta -, il pluripremiato quartetto di mimi ucraini Dekru vi accompagnerà in un multiverso composto da mondi in continua espansione: simulando col solo virtuosismo fisico la presenza di visori tecnologici e l’utilizzo di social network, questi artisti sapranno evocare in scena alcuni tra i più creativi interpreti circensi al mondo che, ad ogni numero, proiettano il pubblico in atmosfere, colori, emozioni differenti. 

La conclusione dell’anno (30-31 dicembre e 1 gennaio, al Teatro Sociale) sarà invece affidata ai The Black Blues Brothers. Tra circo contemporaneo e commedia musicale, questa produzione di teatro acrobatico, nata dalla fantasia di Alexander Sunny (già produttore di spettacoli di successo e curatore di speciali TV sul Cirque du Soleil), tra gag esilaranti, buffi striptease e spassose sfide di ballo, ha conquistato teatri e festival di tutto il mondo. Sulle travolgenti note della colonna sonora del leggendario film di John Landis, i Black Blues Brothers faranno rivivere uno dei più grandi miti pop dei nostri tempi a colpi di piramidi umane, limbo col fuoco, salti acrobatici con la corda e nei cerchi.

Ma la programmazione natalizia del Centro S. Chiara non finisce qui, visto che l’offerta di spettacoli coinvolgerà anche il Teatro Comunale di Bolzano che – oltre ad ospitare Pio. Andata e ritorno di Andrea Castelli (5 gennaio), Lo Schiaccianoci del Balletto di Mosca (4 gennaio), e il circo contemporaneo dei Black Blues Brothers (dal 26 al 28 dicembre) – il 31 dicembre e l’1 gennaio, vedrà esibirsi la pluripremiata coreografa e ballerina spagnola Blanca Li con la propria versione moderna dello Schiaccianoci: una versione hip hop del balletto di Tchaikovsky, all’insegna del métissage e con un corpo di ballo davvero incredibile. Una nuova e fantastica interpretazione che domina il capolavoro musicale di Tchaikovsky e lo reinterpreta in stile urbano, in maniera stupefacente. 

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La nuova piazza è già (quasi) realtà

Desiderata e sognata dai residenti da anni, poi progettata e infine pronta per la consegna alla popolazione della frazione di San Giacomo dopo lavori proceduti in modo spedito, la nuova piazza di San Giacomo è pronta a dar vita al centro del borgo.

Che la frazione di San Giacomo – così come la stessa Laives – patisse la mancanza di una piazza che fungesse da catalizzatore per la popolazione residente, era problema discusso ormai da decenni. 

Finalmente, con la consegna alla fine di novembre, il sogno dei residenti si è trasformato in realtà, non senza difficoltà e polemiche, ma si tratta sicuramente un progresso per questo piccolo centro. Abbiamo raccolto le primissime impressioni della popolazione, prima dell’effettiva inaugurazione della piazza e delle attività che qui apriranno. 

Molti dei residenti del moderno complesso Amonn si sono trasferiti già nei primi mesi d’estate nei palazzi più a ridosso della ferrovia, dove è stato anche realizzato un nuovo parcheggio ed è in via di ultimazione il parco giochi. Per gli ultimi appartamenti, la piazza stessa e le attività commerciali affacciate su di essa, si è appunto dovuta attendere la fine di novembre. Si è trattato di settimane di fibrillazione, divise tra l’aspettativa del nuovo e i disagi che lavori di questo tipo necessariamente comportano, dal traffico all’eliminazione temporanea dei passaggi pedonali.

Ora che è ormai tutto pronto, si attende il test della quotidianità, visto che un numero decisamente più elevato di residenti si sposterà nelle ore di punta verso i luoghi di studio e lavoro e le nuove attività commerciali porteranno più movimento. Per queste è stato realizzato un importante parcheggio sotterraneo, che dovrebbe quindi risolvere  i problemi di posteggio per i residenti. 

A proposito delle attività, abbiamo quindi raccolto le impressioni e le aspettative di Andrea, titolare del piccolo negozio di ortofrutta “L’orto in cassetta”, pronto al trasferimento nel nuovo spazio di circa 100mq dove verranno proposti anche rosticceria, gastronomia e, dopo tanti anni, nuovamente la macelleria. 

Andrea, proveniente dal sud ma ormai da tempo con la famiglia proprio a San Giacomo, riporta con entusiasmo il calore della gente e la gioia di poter nuovamente – come un tempo – poter contare sui negozi di vicinato che propongano prodotti di qualità e quattro chiacchiere piacevoli insieme ad essi. 

Raccogliamo infatti entusiasmo anche tra le signore sedute al bar e i lavoratori in pausa caffè nel centro di San Giacomo. Si prevede di poter contare sulle botteghe come un tempo e sulla confidenza, così come su un’offerta di prodotti più variegata rispetto a ora – aprirà infatti anche un nuovo supermercato su una superficie di 800mq – si tratta di uno dei punti visti con maggior positività dai residenti. 

Riscuote meno apprezzamento invece l’estetica della piazza, con molte persone perplesse di fronte a un complesso così moderno inserito in un contesto tradizionalmente paesano così come è San Giacomo. C’è chi avrebbe desiderato meno cemento e più verde e chi proprio non riesce a digerire l’architettura futuristica della cosiddetta “Amonn tower”. 

Una grande percentuale delle perplessità e delle preoccupazioni deriva poi dal possibile aumento del traffico sull’attualmente già trafficata statale – e della possibilità che le nuove strutture possano attrarre atti di vandalismo ormai troppo frequenti nelle aree pubbliche. In ogni caso, per il verdetto definitivo sulla nuova piazza e l’agglomerato cresciuto intorno a essa, si deve attendere la prova dei fatti. La speranza è quella che la piazza e le nuove attività che sorgeranno anche in futuro portino più movimento e vivacità a un centro fino a oggi sviluppatosi semplicemente lungo la statale. C’è anche chi prospetta attività che attirino i giovani dando loro un luogo di aggregazione che vada oltre i parchetti per bambini, spesso vandalizzati proprio per banale noia. 

Affinché tutto cominci a procedere in modo fluido serviranno probabilmente altre settimane di pazienza, tra il trasloco dei nuovi residenti e l’occhio che si adatti infine a un’architettura decisamente più moderna e razionalistica della maggioranza degli edifici. 

Inevitabilmente i pareri non potevano essere tutti positivi ma la nuova piazza porterà sicuramente una ventata di novità nella ormai non più così piccola frazione di San Giacomo.

Autrice: Raffaella Trimarchi

L’arte all’ombra del campanile

Quando il divertimento si coniuga con l’arte e la cultura, l’evento dispone di una marcia in più, quella in cui confidano l’Associazione culturale “Lasecondaluna”, il Comune di Vadena e alcune associazioni locali,  che hanno organizzato la prima edizione dell’evento culturale “Aspettando il Natale a Vadena”, che si terrà nella frazione Birti.

Piuttosto ricco il programma messo in campo, e i promotori non fanno mistero nell’affermare che “l’idea generale è quella di approfittare del periodo natalizio e dell’attenzione che in questo periodo viene riservata ai mercatini di artigianato per offrire ai cittadini l’occasione di entrare in contatto con opere e installazioni artistiche”. 

Si inizia sabato 2 dicembre dalle 10.30 con l’apertura del mercatino dell’arte e dell’artigiano, uno di libri e diversi stand con specialità gastronomiche e brulé caldo nella zona di fronte al campanile della piccola frazione. “Si tratta di un punto strategico importante: è strettamente legato alla storia del paese”, affermano i promotori. 

Sabato e domenica alle ore 17 il campanile fungerà infatti da schermo per la mostra del ciclopico atlante “Theatrum De Fabrica Mundi” scritto ed illustrato dall’artista Lukas Zanotti. L’evento sarà occasione per una “passeggiata geografica”, reale e spirituale, nei luoghi immaginari e non-luoghi inventati e fabbricati dall’artista. L’evento espositivo funge anche da pretesto per una più amplia riflessione sul significato e l’utilizzo nella storia di una disciplina come quella della Geografia. Per il pubblico che visiterà l’esposizione nella mattina di domenica 3 dicembre dalle ore 10.30 alle ore 11 l’artista realizzerà una performance musicale dal vivo.

Alle 18.30, sempre la facciata della torre campanaria ospiterà la videoarte “Domestic Universe”, realizzata di Mike Fedrizzi. 

A chiudere la giornata, fino alle 21, ci sarà la musica dal vivo dei “Radioswing” con Lorenzo Barzon (violino), Enrico Lombardi e Mike Ometto (chitarra) e Roberto Dellantonio (basso).

Domenica mattina, alle ore 11, si esibirà il duo “Birgit&Friends”, con Birgit Laimer (voce e pianoforte) e Alessandro Fabris (basso).

“Questi due giorni rappresentano un’occasione di incontro e socialità per i cittadini – confidano gli organizzatori -. Soprattutto, offrono loro la possibilità di diventare fruitori di creazioni artistiche, che, forse, in un differente contesto non avrebbero avuto l’occasione di vedere”.

Autore: Daniele Bebber

Il cantore Augustin Grieninger di Magrè

Tra i personaggi di spicco nati in Bassa Atesina un posto di primo piano spetta indubbiamente alla misteriosa figura di Augustin Grieninger. Secondo il suo primo biografo, Georg Westermayer, sarebbe nato a Magrè sulla Strada del Vino il 26 giugno 1638.

Il nome della famiglia viene riportato in un documento del 1640 dove si cita Mathias Grieninger, Schuelmaister (maestro di scuola) di Magrè, probabilmente il padre di Augustin. Nel piccolo borgo della Bassa trascorse anche la sua infanzia e fanciullezza. Poi, non si sa quando ne perché, si allontanò definitivamente da Magrè. Tuttavia, in tutti i suoi scritti si qualificò sempre come Augustin Grieninger “aus dem Etschland von Margreid bey Trient” (della Val d’Adige di Magrè presso Trento).
Nella prefazione di un suo testo sulla predica latina scrive testualmente: “Vedo che vorresti conoscere la mia Heimat. Il mio paese natio è Magrè, un paese nella valle dell’Adige, nella zona di confine tedesca, vicinissima all’Italia. Fa parte della diocesi di Trento e dista quattro ore di cammino da questa città. L’Adige, un fiume navigabile, attraversa questo territorio, che da questo fiume prende il suo nome. È una terra magnifica e benedetta da Dio e ricca di frutta e di un nobile vino”.
In un altro punto annota: “Ma c’è una cosa che mi ha convinto ad abbandonare questa terra, e cioè il clima. In estate il caldo è terrificante e gli abitanti sono afflitti da malefiche febbri (malaria N.d.R.) che li fanno somigliare a dei morti. Perciò ho lasciato la mia patria”. Grieninger si spostò in Europa orientale per studiare teologia e filosofia. A Olmütz (attuale Olomouc in Repubblica Ceca) frequentò la facoltà di Teologia. Nel maggio 1664 entrò nell’abbazia dei Canonici Agostiniani di Rottenbuch presso Oberammergau in Baviera e fu consacrato sacerdote nello stesso monastero il 22 aprile 1665.
Inizialmente si prese cura delle anime nelle località prossime al convento e poi fino alla sua morte si occupò della gestione anche amministrativa, archivistica ed economica delle parrocchie di alcuni paesi bavaresi. Una rotula mortuorum (pergamena arrotolata che allora si usava per comunicare ai vari conventi la morte di un confratello) firmata dal prevosto Gilbert Gast annunciò la morte di Grieninger, avvenuta il 22 agosto 1692. Fu sepolto a Steindorf in Baviera.
A cosa deve la sua fama Augustin Grieninger?
Il documento che comunica il suo decesso lo celebra come talentuoso scrittore, poeta e musicista. In particolare sono stati riscoperti di recente (e proposti anche a Bolzano e Innsbruck), presso la Regia Biblioteca Prussiana di Cracovia, alcuni componimenti di musica sacra che collocano Grieninger tra i più importanti autori dell’epoca barocca. Anche come scrittore Grieninger si era guadagnata una notevole fama. In età avanzata compose la sua prima opera, una “Vita poetica di Gesù”. Seguirono altre opere in prosa e versi: “Il vigneto poetico” e il principale dal titolo “Lo scettro salomonico”, in cui, secondo la sua stessa premessa, si pose lo scopo di contrastare la perniciosa melanconia e tristezza umana attraverso il conforto dell’anima. Inoltre pubblicò una serie di prediche in lingua latina. Singolare il fatto che tutti i numerosi scritti e libri di Grieninger (una ventina circa) furono pubblicati nel corso dell’ultimo decennio del sua vita.
Due grandi filoni sono quelli seguiti da Grieninger: da un lato i sermoni dedicati alla formazione dei sacerdoti, dall’altra le opere in versi e prosa rivolte a un pubblico più vasto. In particolare celebrò la creazione come opera di Dio e sollecitò l’uomo ad essere umile e rispettoso fruitore del creato. Ma come tipico esponente barocco non disdegnò di celebrare i lati piacevoli della vita, tanto che in un suo verso scrive: “un’indole allegra procura / una florida vecchiaia: un triste spirito / secca le ossa…”

Autore: Reinhard Christanell

Foto: David Kruk

Un gruppo Facebook per regalare oggetti e solidarietà

Compie due mesi di vita il 19 novembre il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo – Laives e dintorni”, nato quasi per caso per svuotare un garage e oggi piazza virtuale per ridare vita agli oggetti in disuso, ma anche dare un aiuto a chi non può permettersi il superfluo.

Avere due figli, si sa, presuppone una miriade di cose – dalla carrozzina al seggiolone, dai vestitini alla culla: tutti oggetti che riponiamo quasi sempre in buono stato in attesa di sapere     ma che, poi, rimangono a languire per anni in soffitte e cantine finché non possiamo più rimandare la decisione di liberarcene. 

Stessa cosa avviene, nell’epoca del consumismo portato all’estremo dalle piattaforme online del low-cost, con quasi qualunque altro oggetto di uso quotidiano. 

In soli due mesi già duemila iscritti

Due mesi fa, il 19 settembre, quando al rientro dalle ferie estive il riavvio della routine quotidiana incombe, la necessità strettamente pratica di far posto in un garage oberato di oggetti per bambini ormai cresciuti dà vita a qualcosa che sembra inizialmente niente più che – appunto – un modo facile e veloce per far posto: nasce così il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo. Laives e dintorni”. Ma ad oggi, in appena due mesi di attività, la rete di scambio si è estesa al comune di Bolzano e oltre.

Presupposto principale e necessario è quello di incaricarsi personalmente del ritiro nei luoghi, tempi e modi più consoni a chi regala. 

L’idea è venuta a una mamma

Un piccolo disturbo, in fondo.

A creare il gruppo, una mamma di due bambini, pasticcera di origine albanese da tanti anni in Italia, stabilitasi ormai da cinque anni nel comune di Laives, Brjseida Begaj. 

È lei a raccontare di come l’idea del gruppo, che conta già quasi 2000 iscritti, sia nata molto in piccolo con un passaparola tra parenti, amici e conoscenti.

Neppure lei si immaginava che nel giro di pochissimo questo ruscello si trasformasse in un fiume di iscrizioni, tanto da costringerla a dover regolamentare l’uso del gruppo per permettere a tutti gli iscritti di ricevere prima o poi qualcosa e cercare di evitare le furberie, come infatti racconta, “è capitato di ricevere delle segnalazioni di persone che, una volta ricevuto qualcosa in regalo, lo rimettevano nel circolo della rete cercando di guadagnarci qualcosa. In questo caso, dopo tre segnalazioni, la persona viene bannata dal gruppo”. 

Un aiuto (anonimo) per chi non se la passa bene

Ma non è del lato negativo che vogliamo far parlare, poiché questo gruppo sta nel tempo permettendo non solo a chi regala di disfarsi di qualcosa che non utilizza più, ma comunque in buone condizioni, ma anche l’orgoglio e la soddisfazione di aver spesso aiutato qualcuno in difficoltà. Infatti, non solo chi regala ha diritto di scegliere liberamente a chi donare tra gli interessati, magari spartendo il “bottino” tra più persone, ma è possibile anche richiedere in privato all’amministratrice qualcosa di cui si ha bisogno o lasciare un messaggio in anonimo. 

In questo modo, persone che hanno difficoltà economiche possono essere messe in contatto con chi offre ciò di cui hanno bisogno, garantendo loro la privacy necessaria. Allo stesso modo, anche chi offre in regalo può – se lo desidera – rimanere anonimo. Come si sa, la beneficenza va spesso di pari passo con l’anonimato… Di ogni genere sono gli oggetti protagonisti della donazione: si va dall’abbigliamento alle suppellettili da cucina, dai giocattoli al mobilio. 

Quando i social  educano all’altruismo 

“Quando la mia figlia maggiore ha saputo che regalavo le sue vecchie cose è rimasta entusiasta – racconta Brjseida – anche perché attraverso il gruppo è stato possibile aiutare le sue maestre a trovare materiali utili per le attività scolastiche. 

Una mamma ha raccontato che il figlio non era contento di regalare un indumento che non utilizzava più, ma quando ha saputo la gioia della bambina che lo ha ricevuto, ha subito cambiato idea”: decisamente un bel modo per insegnare l’altruismo anche ai bambini.

Una mano concreta da “sos laives”

Ad aiutare Brisejda nella promozione della sua iniziativa c’è anche il gruppo Facebook “Sos Laives”, amministrato da Giancarlo Schiavon, presidente della Don Bosco e vero deus ex machina dell’attività sociale e di volontariato nel comune e oltre. 

Il suo supporto e quello di altri potrebbe, in futuro spera Brisejde, far da leva a una iniziativa di incontro non più virtuale ma reale tra le persone appartenenti al gruppo. Insomma, non solo un modo molto social di aiutarsi – cosa in cui la comunità laivesotta è maestra – ma anche una maniera per trasportare il virtuale nella realtà, per fare comunità e aiutarsi tra membri della stessa.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Un gruppo Facebook per regalare oggetti e solidarietà

Compie due mesi di vita il 19 novembre il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo – Laives e dintorni”, nato quasi per caso per svuotare un garage e oggi piazza virtuale per ridare vita agli oggetti in disuso, ma anche dare un aiuto a chi non può permettersi il superfluo.

Avere due figli, si sa, presuppone una miriade di cose – dalla carrozzina al seggiolone, dai vestitini alla culla: tutti oggetti che riponiamo quasi sempre in buono stato in attesa di sapere ma che, poi, rimangono a languire per anni in soffitte e cantine finché non possiamo più rimandare la decisione di liberarcene.
Stessa cosa avviene, nell’epoca del consumismo portato all’estremo dalle piattaforme online del low-cost, con quasi qualunque altro oggetto di uso quotidiano.


In soli due mesi già duemila iscritti
Due mesi fa, il 19 settembre, quando al rientro dalle ferie estive il riavvio della routine quotidiana incombe, la necessità strettamente pratica di far posto in un garage oberato di oggetti per bambini ormai cresciuti dà vita a qualcosa che sembra inizialmente niente più che – appunto – un modo facile e veloce per far posto: nasce così il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo. Laives e dintorni”. Ma ad oggi, in appena due mesi di attività, la rete di scambio si è estesa al comune di Bolzano e oltre.
Presupposto principale e necessario è quello di incaricarsi personalmente del ritiro nei luoghi, tempi e modi più consoni a chi regala.

L’idea è venuta a una mamma
Un piccolo disturbo, in fondo.
A creare il gruppo, una mamma di due bambini, pasticcera di origine albanese da tanti anni in Italia, stabilitasi ormai da cinque anni nel comune di Laives, Brjseida Begaj.
È lei a raccontare di come l’idea del gruppo, che conta già quasi 2000 iscritti, sia nata molto in piccolo con un passaparola tra parenti, amici e conoscenti.
Neppure lei si immaginava che nel giro di pochissimo questo ruscello si trasformasse in un fiume di iscrizioni, tanto da costringerla a dover regolamentare l’uso del gruppo per permettere a tutti gli iscritti di ricevere prima o poi qualcosa e cercare di evitare le furberie, come infatti racconta, “è capitato di ricevere delle segnalazioni di persone che, una volta ricevuto qualcosa in regalo, lo rimettevano nel circolo della rete cercando di guadagnarci qualcosa. In questo caso, dopo tre segnalazioni, la persona viene bannata dal gruppo”.


Un aiuto (anonimo) per chi non se la passa bene
Ma non è del lato negativo che vogliamo far parlare, poiché questo gruppo sta nel tempo permettendo non solo a chi regala di disfarsi di qualcosa che non utilizza più, ma comunque in buone condizioni, ma anche l’orgoglio e la soddisfazione di aver spesso aiutato qualcuno in difficoltà. Infatti, non solo chi regala ha diritto di scegliere liberamente a chi donare tra gli interessati, magari spartendo il “bottino” tra più persone, ma è possibile anche richiedere in privato all’amministratrice qualcosa di cui si ha bisogno o lasciare un messaggio in anonimo.
In questo modo, persone che hanno difficoltà economiche possono essere messe in contatto con chi offre ciò di cui hanno bisogno, garantendo loro la privacy necessaria. Allo stesso modo, anche chi offre in regalo può – se lo desidera – rimanere anonimo. Come si sa, la beneficenza va spesso di pari passo con l’anonimato… Di ogni genere sono gli oggetti protagonisti della donazione: si va dall’abbigliamento alle suppellettili da cucina, dai giocattoli al mobilio.

“Il gruppo permette non solo a chi regala di disfarsi di qualcosa che non utilizza più, ma anche di aiutare qualcuno in difficoltà”

Brjseida Begaj

Quando i social educano all’altruismo
“Quando la mia figlia maggiore ha saputo che regalavo le sue vecchie cose è rimasta entusiasta – racconta Brjseida – anche perché attraverso il gruppo è stato possibile aiutare le sue maestre a trovare materiali utili per le attività scolastiche.
Una mamma ha raccontato che il figlio non era contento di regalare un indumento che non utilizzava più, ma quando ha saputo la gioia della bambina che lo ha ricevuto, ha subito cambiato idea”: decisamente un bel modo per insegnare l’altruismo anche ai bambini.

Una mano concreta da “sos laives”
Ad aiutare Brisejda nella promozione della sua iniziativa c’è anche il gruppo Facebook “Sos Laives”, amministrato da Giancarlo Schiavon, presidente della Don Bosco e vero deus ex machina dell’attività sociale e di volontariato nel comune e oltre.
Il suo supporto e quello di altri potrebbe, in futuro spera Brisejde, far da leva a una iniziativa di incontro non più virtuale ma reale tra le persone appartenenti al gruppo. Insomma, non solo un modo molto social di aiutarsi – cosa in cui la comunità laivesotta è maestra – ma anche una maniera per trasportare il virtuale nella realtà, per fare comunità e aiutarsi tra membri della stessa.

Autrice: Raffaella Trimarchi