Un anno di notizie

Anche quest’anno abbiamo interpellato un giornalista di lungo corso, esperto del territorio, per ripercorrere gli avvenimenti più importanti dell’anno che si sta chiudendo. Si tratta di Toni Visentini, a lungo responsabile dell’Ansa di Trento e Bolzano.

Il 2022 era iniziato sulla scia di una grande aspettativa: vivere una ripresa dopo il biennio segnato a livello mondiale dall’emergenza Covid. L’illusione è durata neanche due mesi: in febbraio infatti l’improvviso precipitare della crisi in  Ucraina e la conseguente guerra ha gettato il mondo intero e anche la nostra realtà locale in una nuova cappa di incertezza. A seguire i vari eventi di cronaca e le prime elezioni nazionali celebrate alla fine di un’estate segnata dagli evidenti e preoccupanti cambiamenti climatici, ci hanno traghettato verso un autunno di incertezze incombenti. 

Dei vari eventi dell’anno che si va chiudendo ne abbiamo parlato con Toni Visentini, da anni editorialista su uno dei quotidiani locali e profondo esperto della realtà altoatesina, sulla quale ha scritto anche alcuni libri. Ecco cosa ci ha detto.

L’INTERVISTA

Qual è l’avvenimento più significativo e sorprendente in questo 2022?

Per me è il successo dell’FC Südtirol. Prima del calcio seguivo solo le grandi partite internazionali e gli scontri tra le squadre italiane più importanti. Ora invece guardo sempre e con grande piacere anche le partite del Südtirol. Ricordiamocelo: l’Italia è il paese in cui i grandi documentaristi quando parlano di Hitler lo chiamano fiurer. Quando Letta era presidente del consiglio venne a Bolzano chiamò l’ex Landeshauptmann Dürnwalder e la  stessa sorte è capitata a Lilli Gruber per anni è stata chiamata Lilli Grüber. Insomma: di solito gli italiani non sanno mai pronunciare la dieresi ovvero l’umlaut. Invece hanno tutti imparato a dire Südtirol, è davvero incredibile. Ci voleva davvero proprio il calcio per insegnare finalmente agli italiani le nostre giuste pronunce. 

In realtà poi se si passa ai nomi dei giocatori il problema persiste, basta sentire i telecronisti…

Beh, quella è un’altra cosa. Almeno il nome Südtirol finalmente è passato. In ogni caso la squadra sta facendo grandi cose con questo allenatore e io spero che continui così. 

Stanno andando così bene, che addirittura c’è la prospettiva – anche se remota – di una promozione in serie A, con conseguente problema di uno stadio di nuovo inadeguato…

Una cosa alla volta! Godiamoci il momento e poi si vedrà…

Il 2022 è stato anche l’anno della grande crisi interna alla SVP.

Sì e qui siamo davvero di fronte ad una crisi seria. C’è lotta interna molto forte che non credo si sia placata, quella attuale è solo una leggera tregua. Di sicuro si ricandiderà Kompatscher e questo credo sia un bene per tutti, per la provincia di Bolzano, per la stessa Volkspartei e per tutti gli equilibri, sia a livello nazionale che internazionale. Kompatscher è una persona seria e capace. Ha alcuni difetti di carattere, d’altronde nessuno è perfetto, da nessuna parte, men che meno in politica. Nella SVP c’è una guerra di corporazioni, fortissima, e che si combatte fino all’ultimo sangue. Forse si andrà avanti così fino alle elezioni, io spero di no, ma temo che sarà così. Un’altra questione fondamentale sarà poi chi andrà in giunta dopo le prossime elezioni provinciali. Naturalmente dipenderà da come andranno le elezioni. Spesso ci si dimentica che le elezioni provinciali non sono come quelle nazionali. Qui si vota con il sistema proporzionale puro, non ci sono alleanze di partito. Dopo il voto le giunte si fanno poi mettendo insieme tedeschi, italiani e ladini. I tedeschi ci sono, ma gli italiani chi li porterà e quanti saranno? Sulla base dei numeri la Volkspartei anche questa volta deciderà come fare la prossima giunta. 

Nella Volkspartei le tensioni interne ci sono sempre state, ma per quale motivo ora si è rotto il meccanismo che li portava sempre a ricompattarsi?

Secondo me in alcuni ruoli le persone ora non sono quelle giuste, ad esempio il segretario del partito non si è rivelato all’altezza del compito. Dal canto suo anche Kompatscher non fa parte di nessuna corporazione. Durnwalder invece veniva dal Bauernbund e aveva ottimi legami con il mondo dell’economia, cosa che Kompatscher ha solo in parte. Lui viene dai comuni, ma lì in realtà da sempre si riproducono le stesse dinamiche che ci sono nel partito.

Come giudica i rapporti intercorsi tra provincia di Bolzano prima con il governo Draghi e ora con la presidente Meloni?

La SVP in linea di principio ha sempre avuto una certa diffidenza per i governi tecnici come appunto quello di Draghi. I tecnici fanno le scelte seguendo logiche loro, mentre i politici invece agiscono molto di più sulla base delle opportunità. Con il governo Draghi la SVP non aveva la possibilità di far pesare i suoi voti, ottenendo in cambio competenze. Draghi aveva un gran nome ovunque e questo è stato un bene anche da noi. Ma con lui la SVP non aveva un feeling particolare. 
Con il governo Meloni c’era un pregiudizio in origine, che per il momento non è stato confermato. Finora dal governo Meloni sono state dette, non fatte, cose che alla Volskspartei non hanno dato fastidio. Per il futuro vedrà. Fratelli d’Italia è un partito italiano di destra e la base ha un suo peso. Per quanto la Meloni sembri simpatica, nel suo partito ci sono i nazionalisti, quelli delle bandiere tricolori dappertutto e che dicevano tornatevene in Austria. Vedremo…

Il 2022 è stato anche l’anno della guerra in Ucraina…

In Alto Adige le reazioni non sono state diverse rispetto al resto d’Italia e d’Europa. C’è stata molta preoccupazione e dolore per l’ingiustizia causata la guerra. Poi ci sono state le reazioni di tipo politico, a livello nazionale. A me ha colpito molto la posizione dell’Anpi, critica verso i rifornimenti di armi agli ucraini. Se gli inglesi e gli americani avessero detto ai partigiani “basta, non vi diamo più armi”, loro come avrebbere reagito?

Poi ci sono gli effetti economici della guerra…

Quelli si sentono dappertutto, anche se da noi forse un po’ meno perché abbiamo un sistema economico un po’ più forte, per fortuna. 

Poi c’è la crisi climatica che in estate si è fatta sentire e sta iniziando anche a provocare un ripensamento della crescita senza limiti del turismo. 

Hanno incominciato a lavorarci, ma il problema è come intervenire perché questi sono problemi che non possiamo risolvere da soli. Occorre un accordo a livello globale. Per quanto riguarda il turismo una crescita all’infinito non ci può essere, bisogna spostarsi su una crescita di qualità. Occorre specializzarsi e abbandonare man mano il turismo di massa. è chiaro: ci sono quelli che frenano. Ma la scelta non potrà che essere questa, non ci sono altre opzioni. 

C’è poi il caso del Twenty a Bolzano. Come andrà a finire? Il centro commerciale rischia di chiudere…

Spero che la questione venga risolta con il buon senso. C’è stato un grande pasticcio dal punto di vista legale con una serie di errori che è giusto vengono pagati. Ma a pagare non può essere il personale così come non è giusto che paghi chi è stato danneggiato a suo tempo da scelte sbagliate. Anche in questo caso un equilibrio sarà l’impresa della politica e anche della giustizia. 

Un altro tema dell’anno è stato il peggioramento ulteriore della crisi della mobilità nel capoluogo.

Mah. Secondo me non siamo messi poi molto peggio di altri. Forse è meglio che ci rendiamo anche di questo.

Poi c’è il problema del costo degli alloggi, che sta mettendo sempre più in crisi la società altoatesina. Anche in questo caso soprattutto a Bolzano. 

è uno dei problemi più gravi. Senza case a prezzi civili la società non va avanti. Non solo: così mettiamo un ostacolo in partenza alla nuova forza lavoro di cui abbiamo tanto bisogno, e anche quella che c’è rischia di andarsene. Questo problema va affrontato e dovranno rendersene conto anche i proprietari terrieri. Il suolo è scarso ma occorre per forza trovare spazio da qualche parte. è senz’altro vero che ci sono regole forse troppo severe su dove si può edificare. Io preferisco avere le case anche sopra le aziende e a fianco di essere. Anche perché, va detto, la zona industriale di Bolzano non è più quella di una volta, è davvero un altro mondo con servizi, collegamenti, negozi e tutto. Si può vivere bene anche lì. E poi dobbiamo ristrutturare facendolo bene. Ci vogliono piani, idee e coraggio di agire. Il timone della situazione ce l’ha sempre la Provincia che su Bolzano non ha mai avuto un occhio di riguardo, bensì un’attenzione davvero modesta. Con Kompatscher e Caramaschi va un po’ meglio rispetto al passato ma bisogna senz’altro fare di più.

Autore: Luca Sticcotti

La piazza di Pineta si trasferisce… al Polo

L’appello era stato lanciato nientemeno che da Babbo Natale in persona, che oltre un mese fa aveva pubblicato un video sul sito del Comune di Laives chiedendo ai bambini se una sua visita sarebbe stata gradita. Ed è così che un semplice gioco si è trasformato in un esempio di democrazia diretta: nel giro di pochissimo tempo all’indirizzo del Municipio sono state recapitate oltre cinquanta letterine elettroniche, tanto che giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 dalle ore 10.30 alle 17.30 Babbo Natale in persona siederà sul suo scranno nel villaggio appositamente creato per lui nella piazza di Pineta.

“Caro Babbo Natale, siamo Mattia e Chiara di Pineta. Abbiamo 7 anni e l’anno scorso ci siamo divertiti molto al tuo villaggio  e speriamo di rivederti  anche questo Natale”: la grafia in stampatello maiuscolo, scritta a matita sul foglio di un quaderno a quadretti, quasi stona con l’immagine che viene proiettata sullo schermo asettico di un computer; ma è in questo modo che a Laives è stato possibile contattare Santa Claus. Quella di Mattia e Chiara è una delle tante letterine che sono arrivate nelle scorse settimane all’indirizzo email dell’ufficio Sociale e Cultura del Comune di Laives, che aveva lanciato un videoappello tramite il suo sito per verificare la possibilità di ripetere l’evento dell’anno scorso, quando in piazza a Pineta era astato allestito un villaggio di Babbo Natale. 

La sorpresa degli addetti ai lavori è stata enorme: all’indirizzo sono pervenute in breve tempo oltre cinquanta mail, segno che l’esperimento era riuscito. Così, il prossimo fine settimana la piazza si trasformerà nuovamente in un angolo del Polo in cui elfi, renne e il barbuto portatore di doni inconteranno i più piccoli, per ascoltare le loro richieste ed intrattenerli. 

Oltre alla scenografia natalizia, i più piccoli avranno la possibilità di prendere parte a due laboratori, uno in cui potranno decorare dei biscotti alla cioccolata, l’altro in cui avranno la possibilità di piantare un alberello in un vaso e addobbarlo.

Non mancherà uno stand gastronomico, dove anche i genitori potranno rifocillarsi e stare insieme fra di loro.

Si tratta del quarto evento che è stato organizzato per donare della gioia ai più piccoli; durante l’avvento è andato in scena uno spettacolo di magia, una proiezione scientifica per ragazzi ed un recital in cui venivano narrate delle fiabe.

Autore: Luca Masiello

Don Camillo e Peppone… a Caldaro

Tra il 1900 e il 1917 si pubblicò a Innsbruck un settimanale satirico e anticlericale dal nome “Der Tiroler Wastl”. Ne fu editore lo scrittore e giornalista Rudolf Christoph Jenny (1858–1917), cresciuto a Castelrotto e successivamente espulso dal ginnasio di Bolzano a causa di uno scritto offensivo nei confronti del direttore dell’istituto.

Il “nemico” dichiarato della rivista era la chiesa romana, con i rappresentanti locali della quale Jenny ingaggiò una contesa permanente che spesso terminò nella aule dei tribunali.

Memorabile un caso avvenuto a Caldaro nel 1912. Nella sua edizione del 28 gennaio, Jenny pubblicò un articolo dal titolo inequivocabile: “Il parroco di Caldaro si dichiara superiore a Dio”. E ciò, scrisse il temuto giornale, non già attraverso una predica dal pulpito, dove i religiosi si permetto le cose più incredibili senza suscitare l’indignazione dei fedeli, giacché nella chiesa ci si è ormai abituati a tutto, ma attraverso un comune mezzo di comunicazione che permette al noto parroco di Caldaro Gottlieb Hueber di farsi sentire in tutta la provincia.

La  vicenda finita nel mirino di Jenny era quella del maestro elementare caldarese Johann Sarl, “chiamato improvvisamente, dopo 25 anni di onorato servizio,alla casa del Signore, poiché su questa terra gli era rimasto ben poco di cui rallegrarsi”. Non solo il brav’uomo era completamente assorbito dal suo delicato dicastero”senza dare troppo ascolto alle rampogne del decano Hueber, ma doveva pure nutrire una famiglia di dieci persone e quindi curare l’educazione di molti figli.”Cosa che gli era riuscita a meraviglia, secondo il giornale, dato che i suoi figli erano tutte brave persone stimate in paese. 

A quanto pare, sul letto di morte l’umile maestro, che mai si era lamentato del magro stipendio dei maestri di campagna, avrebbe pronunciato, con riferimento al decano, la frase”Oh, quest’uomo duro”, alludendo all’abitudine del decano di elargirgli lo stipendio con molti giorni di ritardo e di accompagnare la corresponsione del misero salario con severe ed estenuanti paternali – quasi il sacerdote dal braccino corto avesse dovuto pagare i maestri di tasca sua.

La “Lehrerzeitung” (Il giornale dei maestri) pubblicò un articolo in memoria del defunto collega in cui comparve la frase “la terra gli sia più lieve del suo amato mestiere di maestro e Dio gli sia più misericordioso del suo decano Gottlieb Hueber”.

Il decano, poco avvezzo alle critiche seppur velate dei suoi sottomessi, reagì con veemenza e inviò una lettera risentita al maestro di Appiano che riteneva l’estensore dell’articolo. Come può, scrisse indignato, un maestro con un terzo della mia erudizione, lanciare una simile accusa infamante nei mieiconfronti.Il maestro di Appiano, per nulla intimorito, corresse con la matita rossa la lettera del decano e, dopo aver aggiunto in calce alla stessa il voto “del tutto insufficiente” a causa dei 18 errori grammaticali contenuti nel testo, la diffuse nei paesi dell’Oltradige.

A tutta risposta, il vicario di Cristo inserì sul “Tiroler Anzeiger” una formale diffida al giornale dei maestri, intimandogli di smentire quanto pubblicato o di specificare in che modo il curato si fossedimostrato poco clemente nei confronti del maestro defunto. Il giornale replicò che non aveva mai detto che Hueber si era dimostrato inclemente nei confronti del maestro ma soltanto che si augurava che Dio si dimostrasse più clemente del decano. Altrimenti, concluse, avrebbe dovuto scrivere “Dio è meno clemente del decano di Caldaro”.

In conclusione, Jenny attaccò frontalmente la chiesa, prendendo spunto da una lettera pastorale del Papa in cui si vietava ai membri della chiesa cattolica di citare in giudizio, anche solo come testimone, un sacerdote, pena l’espulsione dalla chiesa stessa. “Ciò avviene anche nei casi in cui un padre di famiglia intende denunciare un sacerdote per abusi sessuali nei confronti del proprio figlio”, scrisse indignato Jenny,”e solo il Papa in persona può riammettere la persona espulsa”.

Autore: Reinhard Christanell

A Bressanone brillano le stelle dello Yoseikan 

Quasi duecento atleti per un totale di venti associazioni provenienti da tutta la regione, da Arco ai confini più a nord della Val Pusteria: sono i numeri del torneo di San Nicolò (individuale) e della Südtirol Medaillen Cup (a squadre) di Yoseikan Budo, organizzato a Bressanone dalla squadra di casa, l’Ssv Brixen. Un’occasione per vedere il meglio dei giovani sportivi, e per le squadre del meranese di tornare nel dojo con un buon bottino di medaglie.

È stato l’Asv Lana ad aggiudicarsi il trofeo di San Nicolò 2022 grazie alla massiccia partecipazione dei suoi atleti; ma al di là dei riconoscimenti in coppe e medaglie, quella andata in scena nella palestra ex Coni del capoluogo della Valle Isarco è stata una grande festa dello sport. Gli incontri dei più grandi, gli under 18 ha lasciato gli appassionati con il fiato sospeso, ma quando sul tatami sono saliti gli under 8, impacciati nei budoji ma a loro agio sul tatami, il folto pubblico accorso per l’occasione non è riuscito a trattenere l’emozione. 

Ed è anche fra i più piccoli che il Lana ha portato a casa una medaglia d’oro nella  categoria -26 M con Manuel Paulmichl e nella stessa categoria femminile con Viktoria Kofler; fra gli under 8 ha brillato anche Peter Haller dell’Sc Merano nella categoria -34.

Da segnalare anche l’ottima prestazione di Bastian Tratter del Lana (categoria -63 M), Ilvy Flarer e Elisabeth Erb (oro e argento nella categoria U14 -55 F) del Merano, che hanno brillato anche nella categoria Multidisciplin. Le discipline previste per questo torneo erano Kumiuchi serie B per gli under 8 e 10, e per gli altri Kumiuchi serie A. Gli under 18 e 16 si sono confrontati nella disciplina atemi (Kick boxing a punti), e per ogni categoria una squadra per associazione poteva cimentarsi con la prova di kombo, la prova tecnica ed infine il kata.

I VINCITORI

U18. Open M: Robin Palma (Ssv Bruneck). U16. Open M: Leart Raci (Asv Niederdorf). – 63 kg M: Bastian Tratter (Asv Lana). – 52 kg F: Rrezarta Peci (Ssv Taufers). Team. U16 Multidisciplin (Emono , Randori, Kata): Paul Patzleiner, Leart Raci (Asv Niederdorf). Open M: Tobias Hartl (Asv Nals). – 60 kg M: John Simon Burger (Ritten). – 55 kg M: Laurin Röd (Ssv Taufers). -44 kg M: Benjamin Seiwald (Ssv Pfalzen). -55 kg F: Ilvy Flarer (Sc Meran). U14 Multidisciplin: Elisabeth Erb, Ylvie (Sc Meran). U12 Open F: Emely Dicone (Asd Arco). -50 kg F: Elisabeth Erb (Sc Meran). -42 kg F: Laura Mohana Tscholl (Asc Schlanders). -40 kg F: Anna Rofner (Asv Terenten). -36 kg F: Lea Rofner (Asv Terenten). Open M: Zeno Innerhofer (Asv Lana). -60 kg M: Michael Sitzmann (Asv Lana). -50 kg M: Julian Mairegger (Ssv Taufers). -40 kg M: Armin Kohajda (Ssv Heide Auer). -35 kg M: Tilo Stepperger (Ssv Bruneck). U12 Multidisciplin: Katharina Ranzi, Christopher Ranzi (Ssv Pfalzen). U10 Open M: Timoty Gobbi (Asd Arco). -50 Kg M: Jakob Winkler (Ssv Brixen). -44 kg M: Paul Wallnöfer (Asv Lana). -38 kg M: Nilay Thanai (Asv Lana). -35 kg M: Leonardo Vicari (Asd Arco). -33 kg M: Luis Girardi (Ssv Taufers).-31 kg M: Daniel Lerchner (Ssv Pfalzen).

-27 kg M: Arthur Masiello (Ssv Brixen). Open F: Nathalie Oberhofer (Asv Terenten). -38 kg F: Katharina Winkler (Ssv Pfalzen).

50 kg F: Mathilda Niederbacher (Ssv Pfalzen). -35 Kg F: Heidi Gamper (Ssv Brixen). -32 kg F: Saphira Gietl (Asv Niederdorf).U8 Open M: Raul Mihai Sandor (Asd Arco). -40 Kg M: Benjamin Oberhofer (Ssv Pfalzen). -34 Kg M: Haller Peter (Sc Meran). -32 Kg M: Renè Schmid (Asv Terenten) -30 Kg M: Pietro Faitelli (Asd Arco). -28 Kg M: Albin Porcile (Ssv Pfalzen). -26 Kg M: Manuel Paulmichl (Asv Lana). -24 Kg M: Darian Gietl (Asv Niederdorf). -22 Kg M: Aaron Tscholl (Asc Schlanders). Open F: Neda Constanzo (Asv Niederdorf).-38 Kg F: Emma Mair (Ssv Pfalzen). -30 Kg F: Beatrice Vicari (Asd Arco). -26 Kg F: Viktoria Kofler (Asv Lana). -24 Kg F:Anja Hofer (Ssv Pfalzen). U8 Emono: Ssv Pfalzen. 

Classifica associazioni: 1. Pfalzen; 2.  Lana; 3.Niederdorf. 

Autore: Luca Masiello

Un concerto tra le fontane

Un’atmosfera quasi natalizia, con delle lanterne appoggiate attorno alle fontane di Salorno per illuminarle e per riscaldare, metaforicamente, le voci dei coristi del Coro Bassa Atesina, che si sono esibiti con un programma di brani tematici. 

// Di Daniele Bebber

Una cinquantina in tutto, ad occhio, i cittadini prevalentemente salurneri che hanno voluto ascoltare la magia dei “Canti alle fontane”, iniziativa nata su per giù quattro anni fa, per omaggiare Santa Cecilia. “L’idea era quella di riportare i canti della tradizione con un concerto itinerante in giro per il paese e, al contempo, cambiare un po’ quest’idea del classico palcoscenico statico dentro ad una sala polifunzionale (che a Salorno manca). Soprattutto avevamo la necessità di offrire qualcosa di nuovo riguardo la celebrazione di Santa Cecilia”, afferma Lorenzo Girardi attuale presidente del coro Castel Bassa Atesina. 

Un primo esperimento in merito in realtà è stato fatto quattro anni fa ed è piaciuto a tal punto da riproporlo anche l’anno successivo. “L’idea delle fontane nasce dal fatto che il nostro paese ne ha davvero tante”, rivela Girardi. Ma nella serata in questione ne sono state visitate solamente cinque, le più note e le più prestanti, per poter essere inserite in un circuito pensato per permettere agli avventori di spostarsi in sicurezza, ovvero dotate di spazi per accogliere i presenti. 

Dopo i prim canti alla partenza in piazza Cesare Battisti, il coro ha proposto in piazza Municipio brani sul tema della guerra (un tema ricorrente nei canti di montagna). Davanti alla chiesetta di Loreto è stata invece omaggiata la madonna, per arrivare poi in piazza Sant’Andrea con canti tradizionali appositamente composti per il coro. 

Questa è solo l’ultima delle iniziative ideate da un gruppo musicale che affonda le proprie radici nel 1968. “In origine la formazione si chiamava coro del Castel di Salorno, e la sua nascita risaliva addirittura al 1938, sull’idea di una frangia del coro parrocchiale”.

Presidente Girardi, c’è stata una scissione?

No, semplicemente la storia ci spiega che alcuni elementi sentivano l’esigenza di far parte di un coro di montagna. 

E poi cos’è accaduto?

Il coro ha prevedibilmente iniziato ad espandersi, accogliendo gente da Ora e da altre località fino a Trento. Per questo motivo il nome è cambiato, diventando per appunto Coro Castel Bassa Atesina. 

Attualmente com’è composto l’organico? 

Dopo quest’ultimo periodo, piuttosto complicato per noi come molte associazioni, dal punto di vista dell’organico non abbiamo subito perdite ingenti. Siamo 23 elementi più la maestra Jessica Nardon. L’organico è variato molto negli anni. Nonostante non siamo un gruppo molto esteso rispetto ad altri, una cosa che ci rincuora sta nel fatto dell’essere una delle compagini con la più alta percentuale di giovani. Circa il 50% è sotto i 35 anni d’età e non è un fatto così scontato per un coro di montagna. Dall’altra abbiamo con noi anche la compagine dei coristi storici, il più anziano ha 89 anni, e questa è una cosa che trovo interessante.

Perché?

La convivenza fra generazioni così distanti non è sempre facile. 

Quali sono i vostri impegni di maggior spessore?

Se consideriamo il repertorio pre-covid, si potrebbero dividere gli impegni in ricorrenze annuali, trasferte ed eventi particolari e sporadici. Svolgiamo alcune attività anche sul territorio comunale: generalmente il concerto di San Valentino e uno per Santa Cecilia. Poi c’è il Castello di Salorno nel periodo pre-estivo e l’impegno natalizio con il concerto d’avvento. Nei paesi paesi limitrofi, ci sono poi il concerto d’avvento a Cortina d’Adige e un altro impegno a cui siamo sempre stati invitati è la rassegna corale di Magré, alla quale teniamo particolarmente. Prima che arrivassi io sono stati fatti tanti viaggi per concerti in molti paesi europei. E abbiamo partecipato a diversi gemellaggi. 

Come vedete il futuro?

La forza di un’associazione sta nella proposta della propria attività e nell’alimentare il proprio spirito nel farla. Prevediamo di avvicinarci maggiormente anche alle scuole.

Nel 1911 la città richiede il tram 

La costruzione della line tramviaria tra  Bolzano a Laives fu una delle opere più controverse a cavallo tra XIX e XX secolo. Un po’ come oggi il ponte sullo Stretto. Fortemente voluta da gran parte della popolazione, fin dall’inizio trovò molti oppositori che ne rallentarono la realizzazione, tra cui il comune di Dodiciville, poi confluito in quello di Bolzano, e la potente compagnia ferroviaria imperiale Südbahngesellschaft, che ne temeva la concorrenza.

Il 4 aprile 1912, la “Volkszeitung” pubblicò un articolo che riassunse dettagliatamente l’annosa questione “tram”. “I fautori del tram Oltrisarco-Laives fanno sul serio”, scrisse, “sono ormai troppi anni che assistiamo al balletto delle promesse senza che nulla accada”.  

“A Oltrisarco, negli ultimi anni, si è registrata una rapida espansione edilizia verso S. Giacomo, una casa si aggiunge all’altra e centinaia di lavoratori si trasferiscono in questo nuovo quartiere”, continuò l’articolo. Molti appartamenti rimanevano tuttavia vuoti mentre si continuava a costruire. “Il piccolo impiegato e altre categorie di lavoratori non possono trasferirsi a Oltrisarco in ragione della breve pausa-pranzo di cui dispongono, benché qui gli appartamenti siano più economici e anche più salutari grazie al bosco e ai prati che li circondano. Manca il mezzo di trasporto per raggiungere rapidamente ed economicamente la città senza dover attraversare un mare di fango nella giornate di pioggia.” 

Ma non si trattava solo di “comodità”. Anche l’approvvigionamento della città richiedeva questa infrastruttura. “Da S. Giacomo e Laives arriva l’80% della verdura consumata a Bolzano. Nelle giornate di maltempo, la consegna della verdura viene interrotta oppure i prezzi salgono dal 60 al 100% mettendo in difficoltà i cittadini di Bolzano”. 

La presenza del tram doveva consentire ai produttori di raggiungere comodamente la città e di eliminare gli intermediari che facevano lievitare i costi. “La stessa cosa vale anche per il trasporto della frutta”, argomentò l’articolista.

Siccome tutte le promesse formulate in passato erano cadute nel vuoto, si era formato un comitato di cittadini,  che nel giro di tre giorni aveva raccolto lasomma di 162.000 corone nella sola Oltrisarco, mentre Laives era disposta a contribuire con altre 70.000 corone. In una affollata riunione presso il ristorante “Stella Alpina” di Oltrisarco, il comitato, in persona dell’ing. Pollo, espose le sue ragioni. Il sindaco Perathoner nella sua replica comunicò che la Südbahn (ente ferroviario), grazie allo spostamento della sede stradale che rendeva superflua la presenza di un casellante, era disposta a contribuire con altre 40.000 corone. La strada e i binari dovevano correre sotto il Monte Calvario e poi doveva essere realizzato un sottopasso per raggiungere Oltrisarco. I costi dell’opera, che doveva essere realizzata dall’Azienda Elettrica, secondo il sindacosi aggiravano sulle 800.000 corone. A differenza del tram di Bolzano, che era costantemente in perdita, per quello di Laives si prospettavano bilanci positivi. 

“L’unico ostacolo alla realizzazione rimane il veto del ministero delle ferrovie, che non vuole consentire l’utilizzo del ponte sull’Isarco, ritenuto troppo instabile”, concluse il Sindaco. Ciò nonostante si disse fiducioso e promise l’inizio dei lavori entro il corrente anno, dato che la gara d’appalto era già avvenuta ed erano state presentate cinque offerte. 

Alla fine, come sappiamo, l’opera fu realizzata solo a metà, con capolinea al Vurza. Ci vollero altri vent’anni per completarla fino a Laives.

Autore: Reinhard Christanell

Trento vi aspetta per trascorrere Feste ‘spettacolari’ a teatro

Le festività natalizie sono oramai alle porte e il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento vi aspetta a teatro con una programmazione a tema per le famiglie, tra musica, comicità, acrobazia, balletto classico e grande intrattenimento. Un’occasione da non mancare per trascorre a teatro la magia del Natale.

Si comincia il 6 dicembre dal Teatro Sociale con Loredana Cont e il suo Te’n conto una… anzi doe, spettacolo in dialetto del 2005, riportato ora sul palco dall’attrice e comica trentina e adeguato ai tempi e alla società che in questi anni sono decisamente cambiati, inserendo parti nuove e facendo riflessioni ironiche sul nostro modo di vivere, sulle nostre ansie, sul matrimonio e su tanto altro. Uno spettacolo che diventa il pretesto per ridere di noi sul filo dei ricordi e sull’attualità cercando di trovare motivi per essere ottimisti per il futuro.

Il 20 dicembre, invece, sul palco del Sociale approderà un classico come “A Christimas Carol”, racconto capolavoro di Charles Dickens proposto in musica in forma di radiodramma dal vivo dalla Piccola Orchestra Lumière – ensemble di musicisti di estrazione classica con contaminazioni pop, jazz e etniche – e dall’attore Marco Alotto. Realizzato dall’Associazione Culturale Il Vagabondo con il compositore Nicola Segatta, A Christmas Carol è una fiaba in musica per bambini e adulti. Un concerto con il cappello a cilindro e l’orologio che corre all’indietro, tra i natali passati e i natali futuri, a raccontare tutte le età, a dire qualcosa ad ognuna.

E proseguendo con i comici, il 22 dicembre (sempre al Sociale) toccherà ad un attore particolarmente amato dal pubblico regionale come Andrea Castelli, che dopo trentasei anni riporterà in scena lo storico spettacolo Sol, rivisitato grazie ad un “remix” dei pezzi più iconici di questo suo primo monologo. La distanza temporale farà in modo che i divertenti episodi raccontati allora, tornino quasi intatti a mostrare però un mondo che, forse, non c’è più o che comunque ha perso tanta semplicità.

Considerato l’icona dei balletti classici ottocenteschi, Il Lago dei cigni è una storia d’amore, tradimento e trionfo del bene sul male. Pieno di romanticismo e bellezza, da più di un secolo questo balletto delizia il pubblico di tutto il mondo. La messa in scena del Balletto di Mosca approderà sul palco dell’Auditorium S. Chiara venerdì 23 dicembre con una versione capace di esaltarne la poesia romantica, presentando una produzione con sontuose scenografie, raffinati costumi e un cast guidato da stelle dello scenario internazionale del balletto. Un classico senza tempo in cui il prestigio e la notorietà raggiunti sono esaltati dalla musica ispiratrice di Pyotr Tchaikovsky e dalla grande inventiva ed espressività delle coreografie di Marius Petipa. La genialità del suo potenziale coreografico e artistico culmina nel tradurre la relazione tra il corpo umano e le movenze dei cigni.

Dalla Vigilia di Natale e fino al 26 dicembre il Teatro Sociale ospiterà “il più grande clown classico del nostro tempo”. David Larible è forse l’unico comico vivente in grado di esibirsi sia per il pubblico intimo dei teatri sia davanti a platee come quella del Madison Square Garden, dove è stato visto da oltre 120.000 persone in un solo week-end. Un successo strabiliante che da anni ormai i suoi show continuano ad avere nei teatri di tutto il mondo.  Poetico ed esilarante, malinconico e dirompente, col suo personaggio ispirato al monello di The Kid di Chaplin, Larible sa conquistare il pubblico d’ogni età e nazione grazie alla magia irresistibile della sua comicità. Larible sarà a Trento per tre giorni con Il Clown dei Clown, il suo one man show teatrale, la summa dei suoi migliori numeri comici. Il racconto di un uomo delle pulizie del teatro che sogna di diventare clown… e ci riesce!

Per l’ultima serata dell’anno, l’appuntamento è al Teatro Sociale con la eVolution dance theater (compagnia fondata dal coreografo americano Anthony Heinl) ed il loro Blu Infinito, per salutare il 2022 con uno spettacolo di grande intrattenimento in cui si fondono meravigliosamente danza, arte, acrobazia, magia, illusione, giochi di laser e specchi, dando vita a mondi in cui le ombre dei danzatori si muovono e comunicano. Blu Infinito è un’occasione da non perdere per lasciarsi trasportare in un mondo in cui non esistono limiti all’immaginazione. Lo spettacolo sarà in replica anche domenica 1 gennaio. 

E per il giorno della Befana, tutti al Teatro Sociale con la mitica nonna Nunzia in Una nonna di troppo. L’attore e comico trentino Mario Cagol catapulterà la nonna più amata della regione in una spassosissima storia che la vedrà grande protagonista. Un mix fra thriller e comicità che saprà far divertire grandi e piccini. La storia racconta le vicissitudini della nonna Nunzia e di un’eredità arrivata dall’America, come nelle migliori storie di fortune improvvise raccontate in tanti film e leggende metropolitane. 

Per maggiori informazioni su offerte di acquisto (Gift Card) e orari visitare il sito
www.centrosantachiara.it

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Elisa, la campionessa di gigante

Elisa Platino, meranese classe ’99, è tra le migliori 65 al mondo nello slalom gigante. Medaglia d’oro agli ultimi campionati assoluti italiani veste oggi la maglia del centro sportivo dei Carabinieri. Il 13 ottobre ha prestato giuramento all’Arma e oggi indossa la divisa. “Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono”, afferma la sciatrice.

I primi passi sugli sci a 4 anni, poi la maglia della Nazionale e ora la divisa dei Carabinieri. Elisa, racconta la tua ricca carriera sciistica. 

Il mio primo corso di sci l’ho svolto durante le vacanze di Natale perché i miei genitori volevano che io imparassi a sciare. Subito mi è piaciuto molto: a 6 anni ho iniziato con i primi allenamenti e a 8 le prime gare con la società Scm. In seguito ho frequentato il liceo sportivo di Malles e a 15 anni sono entrata nel comitato regionale Alto Adige con cui mi sono allenata per tre anni. 
Nel 2018 una grande vittoria: mi sono classificata prima al Gran Premio d’Italia, conquistandomi così un posto nella squadra azzurra. Grazie a questo risultato, il Comitato Sportivo dei Carabinieri ha deciso di tesserarmi con la loro squadra e così ho iniziato la mia vera e propria carriera: il primo anno con la giovanile C e poi un anno in B, il team destinato alla partecipazione della Coppa Europa. 

Quale è stata la delusione più grande durante il tuo percorso?

Purtroppo nel 2020 le mie prestazioni non hanno soddisfatto le aspettative. In aggiunta è arrivato il Covid che ha messo molte realtà sportive in difficoltà. Purtroppo, così, sono stata esclusa dalla nazionale: una grande delusione per me e molta amarezza. All’improvviso non sapevo più come proseguire, anche perché i costi da sostenere erano molto elevati. 

Come sei riuscita a tornare in pista più forte di prima?

Per fortuna il gruppo sportivo dei Carabinieri mi ha accolto permettendomi di allenarmi con loro. Non ho mai mollato, anche quando i ritmi degli allenamenti erano veramente duri. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto e così non ho mai perso di vista il mio obiettivo: far diventare la mia passione il mio lavoro. 

Quali sono stati i risultati migliori che hai raggiunto?

Il risultato di cui vado più fiera è l’8° posto della Coppa Europa ottenuto quest’anno a febbraio. Il 26 marzo invece, sono salita sul gradino più alto del podio ai campionati italiani a Sestriere, in Piemonte. Una vittoria del tutto inaspettata perché ad aggiudicarsi le prime posizioni solitamente ci sono le grandi Marta Bassino e Federica Brignone. Quest’anno però, la medaglia d’oro l’ho vinta io e ancora oggi non posso crederci. 

Cosa rappresenta per te questa medaglia?

Questa vittoria è un grande riscatto per tutti i miei sacrifici, le lacrime e il sudore versato. Sono molto orgogliosa di me e del lavoro svolto, grazie anche a tutti coloro che mi hanno seguita e sostenuta sempre.

A cosa pensi prima della discesa?

Non ho qualche gesto scaramantico in particolare, anche perché praticando uno sport con molte variabili (meteo, neve e piste), se qualcosa non dovesse rispecchiare ciò che mi ero immaginata, entrerei in panico. Solitamente prima delle gare sono abbastanza tranquilla e fino all’ultimo mi piace scherzare. Quando poi sono davanti al cancelletto mi concentro e cerco di dare tutta me stessa. 

Ora oltre che la tuta da sci, indossi la divisa dei Carabinieri. Come è stato il periodo di arruolamento e cosa ti ha lasciato?

Ad agosto ho vinto il concorso e il 5 settembre a Torino ho iniziato il periodo di arruolamento per l’Arma dei Carabinieri. È stata un’esperienza unica: un percorso di addestramento di sei settimane, ricco di lezioni di diritto penale e costituzionale, lezioni di marcia ed esami al poligono. 
Il 13 ottobre ho prestato giuramento: un’emozione indescrivibile. Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono. Per me è un vero onore oggi poter portare in alto i colori del centro sportivo dei Carabinieri e indossare la divisa.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti sportivi?

A novembre sono iniziate le prime gare della nuova stagione. Dopo sei mesi tra palestra e atletica, è arrivato il momento di focalizzarmi sulla Coppa Europa. Spero in buoni risultati e sogno la Coppa del Mondo.

Autrice: Chiara Caobelli

Un mercatino per donare amore e solidarietà

L’Alto Adige non è solo la capitale del kitch natalizio; “quella vera atmosfera” che i turisti infagottati ricercano dopo levatacce al mattino per giungere in pullman nelle località turistiche non si trova solo nelle lucine ammiccanti, nei Glockenspiel che sembrano voler reclamare un altro giro di vin brulé e nei Santa Claus che sorridono dalle vetrine dei negozi del centro. Il Natale, quello puro, si trova nell’amore, quello che offrono piccole comunità come quella di San Giacomo, che nei giorni scorsi ha organizzato l’ormai tradizionale mercatino della solidarietà.

A rischio di voler sembrare banali, cosa c’è di meglio che donare, per celebrare la festa del 25 dicembre? Ed ecco che a San Giacomo, nel parco di fronte alla caserma dei vigili del fuoco, da anni i sodalizi locali allestiscono un mercatino in cui si dona solidarietà. Già, perché qui quello che entra nelle casse viene direttamente investito in donazioni per i meno fortunati. E in cambio ai visitatori viene offerto un programma di intrattenimento interessante. Una delle anime e motori della kermesse è Irene Anesi, una persona davvero attiva nel mondo associazionistico locale.

Irene Anesi, il mercatino di Natale torna a San Giacomo?

Finalmente, direi: due anni fa era saltato causa Covid, l’anno scorso eravamo titubanti, a riguardo, così ci siamo limitati ad addobbare l’albero. Questo è l’anno della ripartenza.

Chi organizza l’evento, chi sono gli attori principali?

Il gruppo teatrale, la Heimatbühne di San Giacomo, di cui sono presidente. Chiamiamo a raccolta il mondo associazionistico, artistico e anche qualcuno del settore commerciale: siamo una grande famiglia. Nelle casette vengono proposti lavoretti artigianali, la maggior parte a tema natalizio, naturalmente, e ci sono anche diversi stand gastronomici. Questa è la prima volta che lo organizzaiamo nel parco, di solito lo organizzavamo nella zona Amonn, dove al momento stanno costruendo un centro residenziale e dove verrà creata la nuova piazza. Chissà, magari al termine dei lavori potremo spostarci lì. 

Che associazioni si possono trovare?

Ci sono le donne rurali, il comitato cimiteriale, il bar e il negozio di ortofrutta che si che si occupano della gastronomia. E poi molte altre associazioni che si occupano del prossimo, come la Lega Fibrosi cistica, che presiedo, o l’associazione Archimede, formata da un gruppo di diversamente abili. Noi riserviamo l’incasso al sostegno dei bambini malati, delle loro famiglie e alla ricerca; Archimede quest’anno sta raccogliendo fondi per acquistare un furgoncino per potersi spostare. Con loro e con i bambini delle scuole elementari di lingua italiana e tedesca abbiamo creato gli addobbi per l’albero di Natale.

C’è anche un programma di contorno? 

Ogni fine settimana abbiamo degli artisti diversi: dal “J & G Duo” (che si esibisce il 3 alle ore 16 e il 4 alle 11) al “Coro Voci di Passaggio” (l’8 alle ore 15), dai “Breeze of sound” (l’11 alle ore 11) al “ChorIssimo” di Frangarto (il 17 alle ore 11) al Coro Regina Pacis (il 18 alle ore 15): insomma, l’intrattenimento non manca proprio.

Pare proprio che ci siano tutti gli ingredienti per un mercatino di Natale in piena regola…

Sì, ma il nostro non è un mercatino “normale”, e non sto solo parlando dello scopo umanitario dell’evento: noi abbiamo voluto coinvolgere l’intera cittadinanza, e tutti hanno aderito, ognuno ha dato una mano: dai collaboratori del cantiere comunale ai vigili del fuoco, dai contadini ai singoli cittadini, tutti hanno aiutato ad abbellire il parco addobbandolo a festa. Vogliamo fare qualcosa per il paese, ci piace l’idea di riuscire a portare le persone fuori di casa: due anni di pandemia ci hanno impigrito, bisogna riscoprire il piacere di stare in una comunità.

Autore: Luca Masiello

Due libri e un film per il giubileo di Anterivo

Se ci si fermasse un momento a riflettere su quanto può accadere nell’arco di un’ora, diventerebbe assai difficile immaginare cosa potrebbero essere sette secoli. Con il senno del poi non è stato così per l’abitato di Anterivo, che ha da poco concluso un’importante giubileo per i propri settecento anni di storia.

Ed anche qualcosa in più, dato che era il 1321 quando il conte Gottschalk di Bolzano, giudice di Enn (un castello a Montagna) chiese ed ottenne il permesso da Enrico di Carinzia (all’epoca signore del Tirolo) di poter erigere dieci masi. Strutture rurali che potremmo anche chiamare fattorie e che con l’andare avanti degli anni, dei decenni e dei secoli, andarono a costituire l’attuale centro abitato di Anteriv. O Antereu come si chiamava originalmente il luogo. Certo, quanto appena riportato è solo una sintesi piuttosto sbrigativa di una linea del tempo molto più lunga ed articolata, riassunta nei due volumi prodotti dal Comune, per portare a compimento un anno di festeggiamenti e lasciando anche una traccia scritta. “Con queste due pubblicazioni chiudiamo un anno di giubileo – rimarca Gustav Mattivi, sindaco nel comune di Anterivo -. I libri abbiamo deciso di farli sia in lingua tedesca che in lingua italiana. Nel primo volume dal titolo ‘Altrei/Anterivo e il singolare caso dell’Hornberg/Monte Corno’ raccontiamo una particolare storia, quella del Monte Corno e quindi della nascita dei masi e di questo abitato. Per il secondo volume, intitolato ‘Le particolarità de n’Antariu bon par la vita e l’anima’, abbiamo pensato ad un ricettario”. Non sembra però il solito libro di cucina, ci dice il sindaco. “In modo originale abbiamo raccontato la nostra storia anche attraverso le nostre tradizioni, ad esempio attraverso la famosa preparazione del caffè di Anterivo”. Ma se le parole inchiostrate nelle pagine di due libri sono pregnanti, dense, ma al contempo sintetiche, nella narrazione di una lunga storia, appunto, raccontata anche dalla sapiente voce delle tradizioni, è invece un film il tassello che si potrebbe definire la ciliegina sulla torta. “Anche il film che abbiamo realizzato riporta una storia, ma circoscritta alla vita del paese nell’ultimo anno – rivela il primo cittadino -. Per colpa del Covid19 il periodo si ì allungato, però l’idea in campo era proprio quella di fare una fotografia della vita di un paese nell’arco di un anno. E credo ci siamo riusciti”. La “pellicola”, come entrambe le pubblicazioni, sono state presentate il 25 novembre scorso cogliendo l’occasione della sagra di Santa Caterina, e sono state quindi accompagnate dai balli di un gruppo folkloristico locale e dal corpo bandistico cittadino. Di fatto una grande giornata di festa è già stata celebrata lo scorso 11 settembre. “C’era davvero tantissima gente e, cosa importante, si è svolto tutto perfettamente – chiosa Mattivi -. È venuto a trovarci il presidente della provincia e assieme a lui molti altri funzionari, provinciali e dei comuni vicini (anche della Valle di Fiemme) assieme a parecchie persone”.

Autore: Daniele Bebber