Allenarsi per rinforzare il muscolo migliore

Sport per divertirsi e tornare a vivere dopo un duro colpo. Forse è una frase un po’ azzardata, a tratti esagerata, ma probabilmente non per chi si sta riprendendo da patologie cardiache, talvolta gravi. E proprio su questo concetto di coniugare l’attività sportiva al divertimento e quindi al benessere psicofisico, si rifà il gruppo sportivo cardiologico di Salorno.

L’associazione è la nuova costola della più grande fondazione “Cuore di Bolzano”, che “si occupa soprattutto di sensibilizzare le persone sulla riabilitazione cardiologica” anticipa di primo acchito il fondatore, Pier Luigi Simari, stimato medico di base pensionato di fresco.

Dottor Simari, partiamo dal principio, chiedendole dettagli su questo gruppo sportivo cardiologico…

La particolarità è nel fatto che c’è un allenatore addestrato proprio per fare la riabilitazione per lo sport cardiologico, affiancato da un medico, in grado di controllare che le persone che arrivano possano fare l’attività sportiva. Per essere iscritti al gruppo bisogna presentare una documentazione clinica che non abbia controindicazioni.

In Bassa Atesina siete l’unico gruppo? 

Certo che no, però ci sono persone che credono molto nella nostra attività e quindi si spostano: alcuni vengono dai vicini paesi di Magrè, Laghetti, altri da Selva Gardena, e mi preme sottolineare che alcuni arrivano anche dal vicino Trentino. Siamo un gruppo affiatato.

In cosa consiste la ginnastica cardiologica? 

Ginnastica, sport e divertimento sono cose che possono andare insieme. Queste persone non vengono qui per aumentare la prestanza fisica, ma per mantenere un tono – atrofismo muscolare e una filosofia – psicologia rilassata nei confronti del tema del cuore.

In che senso? 

Molti quando dopo un infarto o comunque un problema cardiaco, cominciano a limitarsi nelle cose che possono fare, rischiando di cadere in depressione. Invece, nel gruppo sportivo cardiologico, si può socializzare. Quindi non si fa solo attività sportiva, si può anche giocare. Bisogna pensare che non si tratta di persone che frequentano palestre.

E cosa proponete?

In genere è strutturata i una prima parte basata sul movimento, la ginnastica e il gioco; nella seconda parte invece si punta su esercizi di controllo muscolare e della postura.

Il vostro gruppo è abbastanza recente…

Lo ho fondato io nel 2019 e allora avevamo una ventina di assistiti. Poi è arrivato il Covid e attualmente sono undici, ma qualche volta qualcuno non viene. Oltre le venti unità in realtà bisogna sdoppiarlo, perché l’allenatore (Thomas Fauster) durante l’ora di attività deve seguire personalmente un po’ tutte le persone. L’allenatore è un istruttore di ginnastica di professione, che però ha dovuto fare un corso specifico in Germania.

Per il futuro cosa vi aspettate?

Che vengano altre persone, perché vorremmo raggiungere l’obiettivo di sdoppiare il corso. Il ritrovo è nella palestra della scuola media locale, una volta alla settimana per un’ora piena e alla fine facciamo uno scambio di esperienze. Ma l’idea è anche quella di organizzare uscite all’aperto

Autore: Daniele Bebber

I conti non tornano

Inserzione pubblicitaria. Con la crescita dell’inflazione e i rincari energetici, molte famiglie a basso reddito non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Con la campagna di raccolta fondi “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas chiede la collaborazione degli altoatesini per sostenere le persone in difficoltà.

Luce, gas, riscaldamento, generi alimentari… Ogni cosa è diventata più costosa, per alcuni troppo. Sono soprattutto le famiglie numerose a risentire della situazione, insieme alle persone anziane o con storie di migrazione alle spalle. La Caritas osserva il fenomeno dal punto di vista dei propri servizi, che quotidianamente ricevono richieste d’aiuto, ora anche da parte di persone che pur avendo un reddito, non riescono più ad arrivare alla fine del mese.

“In molti dei nostri servizi, emergono le grandi preoccupazioni finanziarie delle persone: la crescita dei prezzi, a fronte di salari che restano sostanzialmente invariati, sta mettendo in difficoltà sempre più pensionati e famiglie a basso reddito” spiega la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer.
Ne è un esempio Dora che è già in pensione e vive in un piccolo appartamento di sua proprietà. Nonostante abbia lavorato per tutta la vita, riceve oggi una pensione minima, di 640 euro al mese, che la costringe a valutare bene ogni spesa. E se fino a quest’anno, è sempre riuscita a cavarsela da sola, senza dover dipendere da aiuti esterni, i notevoli aumenti dei prezzi l’hanno portata prima ad esaurire tutti i suoi risparmi, e poi a rivolgersi alla Caritas per cercare una via d’uscita. Qui ha ricevuto ascolto, un accompagnamento per ottenere un’assistenza finanziaria pubblica, e un aiuto per la gestione delle spese, riuscendo così a tirare un sospiro di sollievo in un momento molto delicato e pieno di preoccupazioni.

Un altro esempio è quello rappresentato da Gianni e da sua moglie Elena. Hanno quattro figli, tutti che frequentano ancora la scuola. Gianni non guadagna male come operaio, ma per far fronte alle spese legate all’alloggio e al mantenimento della famiglia, ha acceso diversi prestiti, che è sempre riuscito a restituire regolarmente. Al momento però, le sue entrate non bastano più. Rivolgendosi al servizio di Consulenza debitori della Caritas, ha potuto elaborare un piano per gestire meglio le finanze e le priorità dei pagamenti. La Caritas si è fatta carico anche di alcuni arretrati rimasti in sospeso, evitando che venisse staccata l’elettricità nell’abitazione della famiglia e risparmiando qualche notte insonne a Gianni ed Elena.

C’è poi la vicenda di Stefano, giovane meccanico, che ha da poco terminato un percorso di formazione. Non ha ancora maturato una lunga esperienza lavorativa, e guadagna 1.300 euro mensili, ai quali aggiunge 150 euro di sostegno statale che riceve per la figlia, nata da qualche mese. Come in molte coppie, la sua compagna al momento non lavora, per riuscire ad accudire la figlia. Un servizio di babysitter costerebbe troppo e i due giovani non hanno famiglie che li sostengano alle spalle. Possono quindi contare su un’entrata di circa 1.500 euro mensili, ma una volta sottratti i costi fissi per l’affitto, le spese condominiali e le bollette, resta ben poco per vivere in tre. Ora, con l’aumento del costo della vita, alcune rate da pagare sono rimaste in arretrato e la coppia si è dovuta rivolgere alla Caritas perché non riesce più a far quadrare i conti. In attesa che la compagna di Stefano possa riprendere a lavorare, la Caritas fornisce ora un sostegno alla famiglia.

Storie come queste, al Centro d’ascolto e al servizio di Consulenza debitori della Caritas, sono sempre più frequenti. Qui lo si vede chiaramente: molte persone semplicemente non riescono più a stare al passo con l’aumento dei prezzi. “In molti casi, si tratta di uomini e donne che hanno storie di precarietà finanziaria alle spalle o che hanno già avuto difficoltà da questo punto di vista. Per chi ha debiti o deve rimborsare prestiti, i vertiginosi aumenti dei prezzi in tutti i settori della vita, diventano sfide finanziarie sempre più difficili da gestire. C’è anche la paura di perdere il lavoro, legata ai timori che le aziende interrompano le proprie attività perché non più redditizie, e questo porta spesso le persone a trascurarsi anche dal punto di vista della salute, pur di non fare assenze che li mettano in cattiva luce sul posto di lavoro”, dice Mairhofer, riassumendo le preoccupazioni e i bisogni di quanti si rivolgono alla Caritas.

“Accanto a situazioni di forte indigenza, precarietà e isolamento, vanno raccontate anche quelle realtà più nascoste, di chi si vergogna o aspetta l’ultimo momento per uscire allo scoperto e chiedere aiuto. Non vanno sottovalutate, perché le preoccupazioni finanziarie si ripercuotono anche sulla psiche” racconta ancora Mairhofer.
Al servizio di Consulenza per uomini arrivano inoltre padri disperati che in caso di separazione o divorzio, non sanno più come sostenere la famiglia o se stessi. Ma anche per altri, ad esempio la ricerca di un alloggio è diventata molto più difficile. “I proprietari d’immobili chiedono livelli di sicurezza economica che molte persone non possono garantire”, spiega Mairhofer. “E anche al servizio di Sostegno al telefono della Caritas, molti chiamano preoccupati per il futuro, vorrebbero sapere come andranno le cose, per capire se riusciranno a sostenere le spese future con i loro risparmi. Per fortuna i servizi della Caritas sono tutti gratuiti, perché altrimenti le persone probabilmente non potrebbero permetterseli” dice la direttrice della Caritas Mairhofer.

Mettendo queste realtà al centro della campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sui bisogni delle persone, fa appello alla responsabilità sociale di ogni cittadino. Il 13 novembre si è celebrata la Giornata mondiale dei poveri: “Ringraziamo chi ha già sostenuto il lavoro della Caritas attraverso la raccolta delle offerte in chiesa, durante la domenica della carità, ma saremo grati anche a chi, avendone la possibilità, deciderà di contribuire con una donazione alla nostra campagna di raccolta fondi in favore degli indigenti. Di questi tempi, la solidarietà diventa ancora più importante, e abbiamo bisogno anche del vostro sostegno”, conclude la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer, ringraziando in anticipo la popolazione altoatesina che si è spesso dimostrata generosa nei confronti delle persone bisognose in Alto Adige.

La povertà è più vicina di quanto pensi

Con la causale “Caritas” è possibile sostenere la campagna di raccolta fondi di quest’anno, per non lasciare indietro le persone in difficoltà, e aiutare le famiglie a far quadrare quei conti che non tornano.
Ogni piccola donazione aiuta a contrastare la povertà.
Grazie!

(Inserzione pubblicitaria)


Contatti persone in difficoltà
Centro d’Ascolto: tel. 0471 304 308
Consulenza debitori: tel. 0471 304 380
Consulenza per uomini: tel. 349 324 649
Sostegno al telefono: tel. 0471 052 052

Conti di donazione:
Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

“Uniamo le generazioni”

Come vivono gli anziani a Laives? Difficile dirlo, soprattutto se non si rientra in questa categoria. Così, dal Comune si è deciso di sondare il terreno per capire se sarà possibile costituire un apposito Comitato. Il risultato si è rivelato una sorpresa, tanto che si sta già pensando in grande: trovare, in un futuro, un punto di contatto fra giovani e anziani.

Tecnicamente lo si chiama “avviso d’interesse”, un documento che esce dagli uffici del Palazzo municipale, uno dei tanti, in quel tipico bianco-nero che sa di burocrazia. Si puntava a comprendere se per caso qualcuno fra gli “over” di Laives avesse intenzione di far parte di un Comitato anziani, nel caso si decidesse di costituirlo. La sorpresa è stata enorme per tutti, tanto da colorare con tinte allegre anche quel foglio protocollato. “C’è davvero molto interesse, possiamo farcela”, spiega Paolo Brunini, direttore dell’ufficio Sociale e cultura.

Dottor Brunini, dunque per la prima volta il Comune di Laives potrà contare su un comitato anziani?
Pare proprio di sì, e ci sembra davvero una bella novità. A differenza di quello per i giovani, il Comitato anziani non deve essere necessariamente costituito, è facoltativo. Così, ragionando con l’assessora Furlani, abbiamo deciso di pubblicare un avviso d’interesse. Al giorno della scadenza sono arrivate ben nove candidature, che per un avviso pubblico apparso su un profilo istituzionale è davvero tanto. La normativa prevede che il Comitato possa essere formato con più di nove persone, quindi in teoria potremmo già fondarlo, ma vogliamo ancora aspettare un po’: non è escluso che arrivino altre candidature.

Chi sono questi candidati?
Alcuni li conosciamo, altri sono dei nomi nuovi; molti di loro fanno già parte di qualche associazione, alcuni sono attivi all’interno dei direttivi, altri hanno dichiarato di avere del tempo per dedicarsi a questo progetto. Siamo sinceramente soddisfatti del risultato, anche perché non ci aspettavamo nulla: se l’avviso non avesse dato dei frutti, tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone, e sinceramente pensavamo che questo sarebbe stato il futuro di questo progetto.

Quali sono i prossimi passi? Che cosa vi aspettate?
Intanto, dal punto di vista formale, dobbiamo iniziare a stendere un regolamento che sarà poi portato in Consiglio comunale per l’approvazione. Ma soprattutto ci aspettiamo di imparare dai rappresentanti della Terza età, vogliamo dialogare con loro, capire realmente quali sono le loro necessità, i loro desideri, chiederemo che cosa possa fare la Pubblica amministrazione per loro. Ma il sogno più grande è riuscire a far convivere in qualche modo il Comitato anziani con quello dei giovani, far dialogare le due generazioni, magari creare dei progetti in comune. È una strada lunga, non facilissima, ma siamo sicuri che ci riusciremo, e che questo progetto ci porterà risultati insperati.

Un nuovo Comitato per parlare coi giovani

“I giovani di Laives hanno bisogno di essere ascoltati, non giudicati. E soprattutto non hanno bisogno di ostacoli burocratici che possano ostacolare la loro creatività”: sintetizza così, l’assessora al sociale Claudia Furlani, la decisione di riformare il Comitato giovani e crearne uno ex novo.

Assessora Claudia Furlani, un nuovo comitato per i ragazzi?
Ci stiamo lavorando da tempo, ce ne era bisogno, perché così come è formulato oggi, il Comitato giovani non funziona; in realtà non ha mai funzionato a dovere, troppi intoppi burocratici, troppi cavilli e poco dialogo. I giovani mal si prestano ad operare in un apparato burocratico come quello comunale, per cui è stato deciso di mettere mano al regolamento del comitato giovani per farlo funzionare meglio e dargli finalmente un senso.

Come, in che modo?
Abbiamo costituito un gruppo di lavoro per lavorare al nuovo regolamento in cui abbiamo coinvolto sia la parte amministrativa che la parte politica: la maggioranza e l’opposizione. Il nostro scopo è rendere questo organo più apolitico possibile affinché serva davvero alla cittadinanza, senza pensare agli schieramenti di parte e dunque alle possibili divergenze che ci possono essere fra maggioranza e opposizione. Abbiamo oltretutto la fortuna di avere due rappresentanti della gioventù in consiglio, che abbiamo voluto coinvolgere: Maximilian Ebner dell’Svp e Simone Pellizzari della Lista civica, quindi un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione. Nel gruppo di lavoro figura anche il presidente del consiglio Paolo Castelli e io come assessora.

Di cosa hanno bisogno i giovani oggi a Laives?
Hanno bisogno di essere ascoltati, seguiti e soprattutto non giudicati. Credo che il progetto che abbiamo portato a termine in zona Galizia sia vincente: abbiamo fatto installare una pista da skate, poi abbiamo messo un tavolo da ping pong ed i canestri per il basket; i ragazzi hanno iniziato a ritovarsi proprio lì, giocano, si divertono, hanno la possibilità di praticare dello sport e di scoprirne anche di nuovi.
Insomma, ci sembra un successo, ci pare di aver donato loro finalmente un luogo fisico di ritrovo, quello che prima mancava. Un comitato ad hoc può servire anche per questo: per trovare una risposta alle nostre domande da adulti; e queste risposte ce le danno proprio i giovani.

Ma non ci sono i centri giovanili?
Sì, certo, e funzionano anche benissimo; ma credo ci fosse il bisogno di trovare una “piazza” per chi non ha intenzione di passare del tempo in posti “istituzionali”; lo skatepark è un luogo informale, in cui i ragazzi possono esprimersi in maniera più autonoma. Certo, non sono lasciati allo sbando, anzi, in zona ci sono degli educatori all’opera, che controllano, ma soprattutto danno loro una mano ad esprimersi.

Autore: Luca Masiello

Il tema del bullismo trattato con l’esperto

Se ne parla, lo si legge sulle cronache quotidiane, spesso è più vicino a noi di quanto non possiamo credere. Ma che cos’è davvero il bullismo? Che cosa si può fare se i propri figli sono vittime di bullismo, o addirittura se sono proprio loro i bulli e non ce ne accorgiamo? Sono domande difficili alle quali si cercherà di dare una risposta mercoledì 30 novembre alle ore 17.30 al teatro delle Muse grazie all’intervento di un vero esperto della tematica, Giuseppe Maiolo, psicologo e psicoanalista e fra l’altro anche professore di psicologia delle età della vita e psicologia dello sviluppo all’Università di Trento.

Invitato dalla cooperativa Laives Cultura e Spettacolo in collaborazione con la biblioteca, il professionista presenterà il suo ultimo libro, “Mio figlio fra bullismo e cyberbullismo. Vittima, bullo o complice?” (ed. Giunti Edu).
Il volume rimanda a casi concreti ed esperienze di vita vissuta e – attraverso una serie di narrazioni e box – aiuta le famiglie a orientarsi nella complessità dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, ad affrontare le problematiche connesse e a sostenere il proprio figlio che ne sia vittima e a intervenire in modo adeguato qualora sia bullo o complice.
È suddiviso in tre sezioni. Conoscere: descrive con taglio divulgativo origine le caratteristiche dei due fenomeni; Capire: inquadra le situazioni problematiche vissute dai ragazzi coinvolti in tali dinamiche e aiuta le famiglie a comprenderle alla luce delle conoscenze acquisite; Intervenire: fornisce suggerimenti e indicazioni operative su come e cosa fare per aiutare concretamente il proprio figlio, spiegando ai genitori come sostenerlo e come intervenire, se e quando rivolgersi alle autorità e chiedere il sostegno degli specialisti.
È utile dunque per conoscere le problematiche legate ai fenomeni, sempre più diffusi, di bullismo e cyberbullismo, e sapere come intervenire se ne sono coinvolti i propri figli.
Nel corso della serata, dunque, il pubblico avrà modo di porgere delle domande all’esperto, discutere con lui e cercare di capire questo complicato fenomeno per riuscire, magari, a costruire degli argini.
L’entrata è libera a tutti gli interessati.

Autore: Luca Masiello

Sul palco torna la voglia di rock anni 80

C’è la musica anni 80 fatta con le tastiere elettroniche, con batterie campionate in loop e refrain ripetitivi senza senso. E poi c’è il rock, quello vero, che ha trasformato riff distorti in grandi classici della musica: sarà lui il vero protagonista della serata del Live Muse che andrà in scena sabato 3 dicembre alle ore 21 al teatro delle Muse in via Dolomiti 23.

“80 voglia di rock” è il titolo dell’appuntamento autunnale dell’attiva associazione, che anche per questa occasione sfodera quattro band formate rigorosamente solo per l’occasione. Dopo il concerto estivo dedicato a Jovanotti e dopo il successo dell’anno scorso, con il tributo ai grandi del Rock anni 90, sul palco si alterneranno le ritmiche di artisti del calibro di Billy Idol, Van Halen, Scorpions, Bon Jovi, Ac/Dc, Queen e tanti altri.
Come di consueto l’incasso della serata (il biglietto d’ingresso è stato fissato a 10 euro) verrà devoluto in beneficenza, ai Cacciatori di briciole dell’associazione Volontarius.
Considerato il successo degli scorsi concerti, è meglio prenotare per tempo un posto, telefonando allo 0471 952650 dalle ore 9 alle 12 dal lunedì al venerdì, o via mail all’indirizzo prenota@teatrofilolaives.it

Gli artisti

Sono quattro le band formatesi per l’occasione che saliranno sul palco del Live Muse. Le diverse formazioni saranno seguite da Alex Refatti, Salvatore Spolsino, Luca Tommaseo e Alice Ravagnani. Con loro sul palco si esibirà un totale di musicisti: Marco Biolcati, Robbie Weger, Fabio Tenca, Diego Polli, Alex Refatti, Nadia Tagliapietra, Gianluca Gaioni, Ruben Cordaro, Salvatore Spolsino, Manrico Finotto, Roberta Manzini, Francesco Bianchi, Paolo Callegari, Carlo Bertacchi, Davide Frena, Alice Ravagnani, Francesco Bianchi, Matteo Bozzo e Mattia Mochen. Il banco mixer sarà guidato da Sergio Farina e le luci sono curate da Marco Ceol.

Autore: Luca Masiello

Il paese di Pochi capitale della castagna

Quando si parla di castagne si apre un mondo dalle molte varietà e dalla lunga tradizione. Ricchezze che, anzitutto, dipendono dall’altezza e dai luoghi in cui si coltivano. Comunemente, alle castagne si usano attribuire dei nomi che variano da zona a zona, ma alcuni sono ricorrenti, come il marrone (castagna di buona qualità e grossezza) di cui ne sanno qualcosa gli abitanti dei Pochi.

Un abitato di qualche centinaio di anime, frazione di Salorno, arroccato sulla montagna che sovrasta la sede Municipale e storicamente vocato alla coltivazione, per appunto, del marrone, frutto invernale di cui nei decenni se ne era quasi persa memoria.
Fin quando gli alti vertici comunali, nel fare l’inventario per migliorare il paese, hanno rispolverato e stanno recuperando anche questa storia: “All’inizio erano un po’ tutti titubanti, ma da quattro anni ad oggi facciamo parte di una zona leader”, spiega Roland Lazzeri, sindaco di Salorno, e, assieme all’assessora Samantha Endrizzi, fra i promotori di questa iniziativa. “Per noi sono stati una scoperta, continuando a crescere il bosco circostante li aveva nascosti”.
L’amministrazione comunale ha iniziato a perorare la propria idea, coinvolgendo la forestale in interventi di ripristino delle essenze storiche presenti in zona. Vien da sé presumere che occorreva anche una base economica. E qui è entrato in gioco il progetto leader, quindi l’ottenimento di fondi europei e provinciali e l’alleanza ad altre realtà territoriali che presentano caratteristiche simili.
“Assieme ad un esperto – continua il primo cittadino – abbiamo unito i nostri produttori ai produttori di San Genesio e della Val d’Isarco”. Vale a dire che queste tre zone avevano, ed hanno, delle particolarità simili, che hanno portato alla nascita del progetto congiunto “Castagna d’Oro”.
“Pian piano il progetto sta arrivando alla conclusione,raggiungendo l’obiettivo di avere un luogo definito per la coltivazione dei marroni del Sudtirolo, con anche un proprio marchio. A dicembre verrà pubblicato un libro con diverse info e ci sarà una serata assieme al consorzio degli albergatori e ad alcuni cuochi, che presenteranno i prodotti con le castagne”, rivela Lazzeri, ricordando Josef Maier (coordinatore del progetto leader).

Il dettaglio

L’Alto Adige può contare su quattrocento ettari di castagneti, coltivati da cinquecento castanicoltori. Fra questi ci sono Rolando Telche Lino Schmid, residenti ai Pochi, a cui abbiamo chiesto di parlarcene. “Ci sono circa una ventina di persone che coltivano i castagni. La maggior parte sono piante secolari risalenti a Maria Teresa d’Austria. In tutto sono circa un centinaio i castagni secolari. Alcuni nel tempo sono morti, ma pian piano stanno venendo sostituiti da impianti nuovi. Il castagno è molto delicato, ma estremamente ecologico perché non è trattato e da frutti molto nutrienti e versatili a molte lavorazioni. La concorrenza aveva sfiduciato la coltivazione ed ora è tornato il trend, si facendo un bel lavoro, sono decorativi e ispirano fiducia per un futuro che, come un tempo, li vede una risorsa e non un peso”.

Autore: Daniele Bebber

L’apostolo dello zolfo e il Mal Bianco

A metà ottocento, una tremenda malattia colpì i vigneti della Bassa Atesina e dell’Oltradige. Le conseguenze catastrofiche dello sconosciuto malanno, capace di rovinare completamente i raccolti, misero a repentaglio la stessa esistenza dei viticoltori e molti di loro incominciarono ad abbandonare o eliminare le pregiate viti. Alla malattia venne dato il nome popolare di Mal Bianco, ma in realtà si trattava del temibile Oidio (oidium tuckeri), il cui agente patogeno è un fungo ascomicete che ricopre foglie, fiori e acini di una patina bianca. Il male, si diceva, era stato importato da un coltivatore di piante tropicali dai Mari del sud.

Per diversi anni, il Mal Bianco imperverserò incontrastato tra i vigneti dell’Unterland e non solo. Come nei tempi antichi, i coltivatori pensarono di “scacciare il male” attraverso preghiere, pellegrinaggi e processioni ma, ovviamente, questi non sortirono effetto e ai contadini non rimase che la disperazione.
Un primo tentativo di affrontare in modo scientifico l’oidio fu intrapreso da tale ing. Vulkan di Appiano, che provò, con un discreto successo, a immergere i grappoli in una sostanza vischiosa. Il procedimento era tuttavia laborioso e dispendioso e non trovò concreta applicazione. In Trentino un signor von Fogolari sostituì la “colla di Vulkan” con l’albume dell’uovo e anche in questo caso, nonostante gli indubbi benefici del trattamento, non si giunse alla soluzione definitiva del problema.
Finalmente un agronomo, enologo e farmacista bolzanino di nome Ludwig von Comini-Sonnenburg (nato a Innsbruck nel 1812), sposato alla bolzanina Maria von Tschiderer, riuscì a combattere efficacemente il Mal Bianco nel vigneto del suo maso Kalchgrube cospargendolo di zolfo in polvere. Nonostante l’indubbio successo dell’esperimento, inizialmente lo scetticismo e la superstizione dei viticoltori che von Comini cercò di convincere si rivelarono più ostinati e dannosi del male stesso. Organizzò riunioni e convegni per illustrare ai viticoltori la bontà del trattamento con zolfo ma questi per tutta risposta lo sbeffeggiarono e ricoprirono di insulti. Un viticoltore di Cortaccia di nome Sanoll sostenne che la malattia in realtà era una forma di ruggine ed era causata dai fili del telegrafo che erano stato tesi lungo la line ferroviaria. Propose di interrare i cavi stessi per evitare la contaminazione. Un contadino di Ora di nome Staffler sostenne invece che la malattia era un castigo di Dio e nessuno poteva levare una mano contro la volontà del Signore.
Alla fine, la maggioranza dei contadini della Bassa Atesina si convertì all’uso dello zolfo come suggerito dall’ing. von Comini che, deluso e amareggiato, morì anzitempo nel 1869 a soli 55 anni.
Prima della sua morte, i suoi esperimenti, che avevano incontrato lo scetticismo e gli oltraggi dei contadini, erano comunque stati riconosciuti come ottimo rimedio e onorati dall’arciduca Lodovico e perfino l’imperatore gli aveva conferito la croce d’oro al merito. I viticoltori di Gries, Appiano, Cornaiano, S. Paolo e Termeno gli donarono un boccale d’argento del costo di 3000 Gulden. Oggi una strada di Bolzano è intitolata a questo benemerito “apostolo dello zolfo”, come veniva chiamato dagli scettici contadini, ma pochi ne conoscono i grandi meriti.
Pochi anni dopo, un altro giardiniere importò la peronospora, un fungo letale per la vite. Questa volta i contadini si lasciarono convincere dal centro sperimentale di S. Michele all’Adige, fondato un decennio prima, di trattare le piante con verderame e così riuscirono a contenere i danni di questa malattia. Quando la produzione cominciò finalmente a decollare e l’esistenza dei contadini a migliorare, nell’autunno del 1882 avvenne la grande alluvione che praticamente spazzò via l’intera valle dell’Adige causando danni immensi.

Autore: Reinhard Christanell

Il mercato del lavoro sorride e il portafoglio piange

Il barometro dell’economia realizzato ogni tre mesi dall’Istituto per la Promozione dei Lavoratori ha messo in evidenza le caratteristiche peculiari della crisi economica in Alto Adige. Il lavoro non manca, ma i salari non sono adeguati al costo della vita e all’inflazione che cresce.

La provincia di Bolzano è un territorio con caratteristiche peculiari rispetto al resto d’Italia ed anche rispetto ai vicini paesi di lingua tedesca. Tale tendenza è ben evidenziata anche dalla situazione economica, recentemente “fotografata” da AFI-IPL. Il “barometro” realizzato dall’Istituto per la Promozione dei Lavoratori che unisce le forze di sindacati e provincia di Bolzano, è basato soprattutto sulle considerazioni e le impressioni dei lavoratori dipendenti, attraverso un loro campione rappresentativo che viene intervistato in merito ad una serie di parametri. Tali osservazioni poi vengono confrontate con i dati reali dell’economia locale. 
Quella che vi proponiamo è l’analisi dell’ultima edizione del barometro, realizzata insieme al direttore di AFI-IPL Stefan Perini.

L’INTERVISTA

L’attuale situazione economica come la potremmo descrivere?

Il 2022 è un anno del quale tutto sommato possiamo essere più che soddisfatti, considerando il quadro che ci circonda caratterizzato da guerra in Ucraina, difficoltà di approvvigionamento per quanto riguarda le materie prime e crisi energetica. I fondamentali dell’economia altoatesina vanno quasi ovunque in una direzione positiva. L’occupazione è in aumento e la disoccupazione è bassissima. Il commercio estero va a gonfie vele, il turismo è in forte ripresa e è tornato quasi ai livelli pre crisi. L’economia è in ripresa e noi per l’anno in corso stimiamo un aumento del prodotto interno lordo pari al 3,5%. Siamo dunque in linea con quello che hanno stimato l’agenzia statistica provinciale e l’istituto di ricerca economica della Camera di Commercio. 

Queste sono le luci. E le ombre?

Abbiamo un problema con un indicatore che dà filo da torcere a tante famiglie, si tratta dell’inflazione. Ha iniziato la sua corsa un anno fa e si pensava che fosse una cosa temporanea, legata alla ripresa. E invece oggi siamo di nuovo a due cifre, ovvero al 10,8%. Dobbiamo ricordare che Bolzano già di per sé è un territorio con prezzi elevati. Si stima che a Bolzano il costo della vita sia del 20-22% superiore rispetto al livello nazionale. In sostanza quello che costa 100 in Italia, da noi costa 122. Da noi è più alta anche l’inflazione, parametro che riflette la dinamica dei prezzi nei 12 mesi. In Italia è all’8%, rispetto al nostro 10,8. La perdita di potere d’acquisto dunque risulta notevole. Naturalmente l’inflazione non sarebbe così un problema se ci fosse un pari adeguamento dell’entità delle retribuzioni. Cosa che non accade: gli stipendi sono fermi. O per lo meno sono al palo tutti gli stipendi di coloro che non hanno la possibilità di scaricare in qualche modo questo aumento dei prezzi sui loro prodotti o servizi. Siamo molto preoccupati. In un certo periodo nella storia italiana c’è stato l’adeguamento degli stipendi all’inflazione attraverso il meccanismo della scala mobile. Ora questo avviene molto meno e quindi i più penalizzati da questa situazione sono i lavoratori dipendenti e i pensionati. In realtà però anche per quanto riguarda l’inflazione ci sarebbe uno spiraglio positivo.

Quale?

A livello internazionale ci avviamo ad una recessione; il prossimo anno anche paesi come Cina e Stati Uniti cresceranno di meno. E prossimamente diminuirà anche la domanda di prodotti petroliferi e gas, infatti molti paesi hanno riempito le loro riserve per passare questo inverno. La bolla inflattiva potrebbe quindi sgonfiarsi pian piano e si potrebbe tornare già entro la fine dell’anno ad una percentuale ad una cifra. Per il 2023 poi gli istituti di ricerca prevedono infatti un’inflazione tra il 5 e l’8%. Questo però non significa che i prodotti costeranno di meno, ma solo che i prezzi aumenteranno di meno. 

Quindi in sintesi cosa possiamo dire, guardando al 2023?

Che abbiamo una situazione sdoppiata. Per descriverla abbiamo pensato di utilizzare la formula: il mercato sorride e il portafoglio piange. Il mercato del lavoro ci conforta: non si prevede infatti una disoccupazione in aumento nei prossimi 12 mesi in Alto Adige. I lavoratori altoatesini percepiscono il loro posto di lavoro come sicuro. E pensano che anche se lo perdessero avrebbero ottime possibilità di trovarne un altro. Quindi il mercato del lavoro con ogni probabilità continuerà ad essere un punto di forza e stabilizzazione anche nel prossimo futuro per l’economia altoatesina. I lavoratori dipendenti però pensano che l’economia prossimamente peggiorerà, tra giugno e settembre questo indicatore specifico ha perso il 23% del suo valore. Altri indicatori segnalano una maggiore difficoltà da parte dei lavoratori nell’arrivare a fine mese con le spese previste. Il 46% delle famiglie dicono di fare fatica o molta fatica. 

Quest’ultima è una percentuale altissima, se pensiamo che stiamo parlando dell’Alto Adige.

E’ il massimo storico. Da 10 anni in qua non abbiamo mai avuto queste percentuali nel barometro dell’economia. Le famiglie vedono un peggioramento anche per quanto riguarda il loro sviluppo economico e la capacità di risparmio. Oggi solo una famiglia su tre dice che riuscirà a mettere da parte dei soldi. Questo vuol dire non solo che le persone sono al limite, ma che stanno anche intaccando le loro riserve. 

Quindi in sintesi: i lavoratori non temono per il proprio lavoro ma vedono che sono pagati troppo poco per poter far fronte al crescente costo della vita.

Proprio così. Il crollo del potere d’acquisto in futuro potrebbe portare ad un calo dei consumi, che al momento non si vede. Per il futuro occorrerà vedere su cosa i lavoratori decideranno eventualmente di risparmiare. 

Ci sono preoccupazioni anche per quanto riguarda la stagione turistica invernale.

Sì. Abbiamo meno soldi, ma questo vale anche per i germanici e i cittadini del resto d’Italia, che sono i principali clienti del turismo in Alto Adige. L’inflazione è un fenomeno europeo.Nel prossimo futuro potrebbero esserci anche problemi nel settore dell’edilizia, che in queste situazioni è uno dei primi ad essere penalizzato. 

Per proteggere il potere di acquisto dei lavoratori che cosa può fare la politica?

Non possiamo solo affidarci alla politica, in queste situazioni. Qualsiasi pacchetto di aiuti si metta in campo non sarà mai in grado di controbilanciare queste dinamiche. L’unica possibilità è intervenire sulla dinamica salariale, che in Alto Adige è tradizionalmente bassa. Poi per le fasce più a rischio povertà si possono eventualmente pensare dei programmi specifici, aumentando i contributi per le spese accessorie alla casa. Siamo invece sempre molto scettici, riguardo agli aiuti una tantum.   

Cosa possiamo dire per quanto riguarda i giovani?

Fanno molta fatica a trovare casa ma hanno anche la grande opportunità di trovare un buon lavoro. Hanno una vasta scelta perché c’è moltissima richiesta. Piuttosto il problema per loro è riuscire a stabilizzarsi, perché in Alto Adige abbiamo una quota troppo elevata di lavoro a tempo determinato. Su 100 contratti più di 30 sono a tempo, c’è troppo precariato. Poi i salari non sono così attraenti, per questo molti giovani preferiscono andare a lavorare all’estero. 

IL BAROMETRO

Ogni trimestre IPL si muove per avere il polso della situazione, capendo come stanno le famiglie dei lavoratori dipendenti, quali sono i loro problemi e qual è il loro clima di fiducia relativamente all’economia complessiva. è un po’ l’altra faccia di quello che fa la Camera di Commercio tastando il polso delle imprese. 

L’ indagine di IPL si basa su un campione di 500 lavoratori rappresentativi tra gli ormai quasi 220mila residenti in Alto Adige. L’indagine si svolge quattro volte all’anno nelle prime tre settimane dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre. Gli ultimi giudizi sono dunque stati rilevati nei primi 20 giorni del mese di settembre 2022. 

Il nucleo del barometro sono gli esiti di questo sondaggio, ma si vanno anche ad analizzare una serie di altri dati amministrativi, cercando di contestualizzare il tutto osserrvando come questi giudizi si inseriscano nel quadro nazionale e internazionale. Vengono anche considerati i dati dell’economia locale: il numero di occupati, il tasso di disoccupazione, l’export e l’import, gli andamenti turistici, la dinamica del mercato del credito. 

Insomma: il clima di fiducia dei lavoratori dipendenti viene riportato in un quadro complessivo. 

Autore: Luca Sticcotti

“Convivere a Salorno”: un passo avanti, insieme

C’era una volta e c’è tutt’ora, in continua evoluzione, il “Progetto integrazione” a Salorno. Ideato cinque anni da parte della Provincia parallelamente all’istituzione dell’Ufficio integrazione, il progetto ad oggi è una solida realtà che sta riuscendo nel proprio intento di far interagire persone giovani e meno giovani, per circa il 25% di diverse etnie, in una grande comunità fatta di rispetto reciproco.

Certo, la cosa scritta così pare proprio una fiaba, ma invece è il frutto del lavoro che giorno dopo giorno la coordinatrice Sibille Bazzanella, aiutata e sostenuta dalla psicologa Alice Caldani e dall’educatrice professionale Elisa Dallapiccola, portano avanti attraverso un percorso davvero singolare nel suo genere. Intitolato originariamente “Salorno un passo avanti”, l’esperimento si è recentemente evoluto in “Convivere a Salorno”.

È stato difficile farsi notare nel tessuto sociale di Salorno? 

Non ero ancora coordinatrice, ma sicuramente è stato difficile, come del resto lo è tutt’ora, perché la comunità è in continua evoluzione. Molte famiglie arrivano e rimangono, altre invece si spostano. Ma siamo convinti che la base di tutto sia la relazione.

Ad oggi, quante sono le adesioni al progetto integrazione? 

Nel gruppo abbiamo tre persone che ci aiutano a stilare i progetti. Però essendo suddivisi in diversi gruppi è difficile quantificare il dato. Nel cerchio ristretto ci sono una decina di famiglie, mentre se parliamo delle persone che usufruiscono dell’iniziativa, si parla di una cinquantina/sessantina. Ma a ben pensare si tratta di numeri riduttivi, perché sono coinvolte anche le scuole.

A questo proposito, che tipo di attività e iniziative proponete? 

Con le colleghe stiamo attivando dei dialoghi e degli incontri, proponendo attività di prima necessità, come ad esempio cucinare o cucire assieme, il tutto per entrare in relazione e quindi insegnare la lingua e far coesistere diversi mondi all’interno dell’abitato. Ma abbiamo fatto anche delle giornate a tema, come ad esempio una sulla sostenibilità proponendo un mercatino dell’usato in paese. Mentre nelle prossime settimane organizzeremo un evento culinario, proprio perché la cucina è un’arte che può avvicinare diverse culture. E proporremo anche una sfilata con abiti tradizionali.

Questi momenti cosa lasciano ai fruitori? 

Siamo convinti che riescano a portar via una cosa davvero importante: riuscire a comunicare in una lingua che non è la loro. è fondamentale soprattutto per le donne. I ragazzi invece si dotano di metodologie pedagogiche che consentono loro di conoscere meglio sé stessi. Le stesse opportunità vengono date anche ai genitori, in questo caso per aiutarli ad includere meglio i propri figli nella comunità.

Qualche prospettiva per il domani?

L’intenzione è quella di creare un punto d’incontro per tutte le famiglie con bambini in età pre-asilo, per agganciarli da subito e poter anche dare la possibilità alle madri di costruire un solido punto d’incontro, nel quale ci sarà un accompagnamento per organizzare al meglio la quotidianità di chi ha figli piccoli. Cosa che fra l’altro stiamo attivando proprio in questi giorni.

Autore: Daniele Bebber

Più opportunità  e coesione per i giovani

È stata eletta Presidente della “Jugenddienst Unterland” solo da qualche mese, ma Lea Casal, giovane ventenne di Magrè, di cui è anche consigliera comunale, ha già le idee chiare su dove bisogna lavorare. Verrà data priorità alla coesione tra i diversi comuni della Bassa Atesina, alla collaborazione con i gruppi parrocchiali e alla qualità dell’offerta estiva che va a supporto di oltre 1.100 bambini con le loro famiglie e coinvolge più di 130 membri dello staff.

“Non è stato un passo facile, ma l’ho affrontato con molto entusiasmo”. 

L’elezione a Presidente della sezione Jugenddienst della Bassa Atesina, per Lea Casal – giovane da sempre attiva nel mondo della politica, specie quella giovanile – è stata un po’ come la conclusione di un ciclo, un cerchio che si è chiuso. 

“Mi sono avvicinata all’organizzazione delle attività di Jugenddienst solo due anni fa, ma fin da piccola ho preso parte ai progetti dell’associazione proposti all’interno della mia scuola; forse, al tempo, non avevo ancora piena consapevolezza della potenzialità di realtà come queste che, nel corso degli anni, sono diventate sempre più grandi e sentite dalla cittadinanza”, racconta Casal. 

Il suo lavoro da Presidente si focalizzerà in particolare sulla coesione tra i diversi comuni della zona in quanto, come spiega: “Sono presenti molti giovani, ma non tutti hanno la possibilità o il desiderio di ‘aprirsi’. Le culture sono spesso diverse tra loro e bisogna trovare più punti d’incontro. Ad esempio vogliamo potenziare la collaborazione con i gruppi delle parrocchie; queste sono realtà che vanno oltre la dimensione religiosa e spirituale, e offrono spazi d’incontro, gite e opportunità per parlare apertamente delle proprie idee, anche se in contrasto con il mondo della Chiesa. Dare la voce ai giovani per capire cosa piaccia o meno della dimensione religiosa credo sia una cosa davvero importante”.

Per migliorare la coesione territoriale, infatti, sono stati avviati i progetti di doposcuola nei comuni di Cortaccia e Termeno, e sono collegati alle proposte serali e ricreative.

Un’altra grande proposta che Casal vuole portare avanti riguarda i giovani e il mondo del lavoro, in particolare il progetto “Tudu” che prosegue già da diversi anni. “Durante tutto l’anno, estate compresa, ad alcuni studenti minorenni viene data la possibilità di andare a lavorare in varie strutture pubbliche e sociali, venendo ricompensati con alcuni premi. “Personalmente non ho avuto modo di sfruttare questa occasione, ma credo che affacciarsi al mondo degli adulti e agli ambienti lavorativi possa essere un ottimo modo per indirizzare al meglio le proprie scelte” continua Casal.

L’ultimo grande evento rivolto proprio alla generazione della neo Presidente è stato quello dei coscritti di tutta la Bassa Atesina. “Sono stati invitati tutti i nati nell’anno 2001 ed è stato un bellissimo momento di unione e di festa. Poi, causa Covid e bassi numeri di coscritti, sono saltate due edizioni, ma vogliamo assolutamente riproporre la cosa organizzandola nei minimi dettagli”, conclude Casal.

Autore: Andrea Dalla Serra